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: Declino del colonialismo massonico
Argomento:Domande e Risposte

Domande e RisposteDa tempo è cominciata la “divaricazione politica” tra i Riti degli Stati Uniti e la Gran Loggia d'Inghilterra. Sempre più numerosi sono i FFr americani che non accettano di essere considerati “secondi” dalla “superiore” Obbedienza inglese. Che pretende di possedere il copyright storico della Massoneria e crede, perciò, di poter dispensare, a suo insindacabile giudizio, diritti di precedenza, di prelazione e patenti di regolarità.

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Declino del colonialismo massonico

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


Oggetto: Gran Loggia del Minnesota riconosce Gran Loggia di Francia [anno 2002 n.d.r.]

 

Francamente, da una visione di vertice, questo primo sintomo non sorprende.

Da tempo è cominciata la “divaricazione politica” tra i Riti degli Stati Uniti e la Gran Loggia d'Inghilterra. Sempre più numerosi sono i FFr americani che non accettano di essere considerati “secondi” dalla “superiore” Obbedienza inglese. Che pretende di possedere il copyright storico della Massoneria e crede, perciò, di poter dispensare, a suo insindacabile giudizio, diritti di precedenza, di prelazione e patenti di regolarità.

A cominciare dal Suo patrimonio iniziatico, però, è utile rilevare come nessuno dei Simboli “usati” dalla Massoneria sia inglese, ma tutti d'origine ebraica.

Perciò, in considerazione di questa prevalenza, se si dovesse attribuire un “primato massonico”, questo andrebbe al popolo ebraico, non allo scippo del neo-colonialismo inglese.

Una tendenza, quella del colonialismo, per gli inglesi, dura a recedere.

Dunque, la notizia era nell'aria da almeno tre anni. In termini di priorità qualcosa sta davvero cambiando. E questo non sorprende e non dispiace. Anzi, potrebbe essere un bene anche per la magniloquenza dei FFr inglesi, se il loro “spirito nazionalistico” venisse, finalmente, ridimensionato.

 

D: “Caro Athos, condivido tutto, tranne una cosa: il simbolismo massonico, in parte, discende dalla sapienza egizia, non solo da quella ebraica…”

 

R: Sono assolutamente d'accordo. Davo per scontato che la cosa fosse implicita. Almeno tra i massoni questa è una “storia nota”. Ma tanto vale ripeterla.

Non c'è nessuna prova a supporto della leggenda che vuole che Mosè fosse un Beni-Israel.

Mosè significa “salvato dalle Acque”. Ma questa dicitura, nel Linguaggio iniziatico significa semplicemente: Iniziato.

Com'è trasmesso dalla Dottrina Segreta, l'iniziazione avveniva gradualmente, introducendo l'Adepto (probantato ed accettazione) ad una “antica saggezza” che veniva “al di là dalle acque” (vedi Mosè, profeta “salvato dalle acque” e la storia di re Sargon suo precursore).

Per cui, l'Iniziato si salvava dalla materializzazione spirituale, per la “comunicazione” di segreti che venivano “dalle acque”. E questa, fin qui, è la prassi che conosciamo.

Le “acque” da cui “giungeva la salvezza” (conoscenza del sole spirituale, vedi plesso solare), sono quelle del diluvio. Un evento ricordato in ogni tradizione, anche tra le più lontane, come quelle Tolteca ed Azteca.

Alla luce dei fatti, è verosimile un altro racconto. Che riferisce come Mosè (di cui conosciamo il nome iniziatico, ma non quello ordinario), sia stato il frutto di una relazione illegittima, intercorsa tra la sorella del Faraone e il comandante delle Guardie preposto alla sua sicurezza.

Questo spiega l'accettazione di “Mosè” da parte del Faraone che, avendo anch'egli un figlio maschio, e temendo per la sua successione, designò il suo primogenito (cugino di Mosè) a capo dell'esercito (quindi futuro Faraone) e avviò Mosè alla “carriera” sacerdotale. Un percorso, quello sacerdotale, che non aveva sbocchi nella gerarchia del potere regale.

Molti hanno scritto che Jethro – sacerdote del “Dio della Montagna” e suo iniziatore, che abitava nel deserto di Madia – fosse suo “suocero”, perché sposò Sfora, una delle sue sette figlie, da cui nacque loro figlio Gherson. Ma la “figlia” di Jethro è l'allegoria della Zipporah (la “Splendente”), una delle sette Scienze trasmessegli da Reuel-Jethro, iniziatore midiano.

Con il suo aiuto, Mosè avanzò nei gradi della “Casta Sacerdotale”, sino a diventare prima Intendente e poi Grande Architetto degli edifici, tra cui la costruzione della Piramide che sarebbe diventata la tomba del Faraone. Tra le righe del “racconto laico”, traspare la rivalità tra Mosè, figlio della sorella del Faraone, ed il primogenito di quest'ultimo. Una rivalità che si concluse con un fatale impatto tra i due rivali.

Mosè, non potendo superare il proprio rivale, preferì costruirsi un “proprio popolo”. Trascinando per 40 anni un gruppo di schiavi, che inizialmente non superava i 6/800 elementi di ogni età, tra le dune del deserto, seguendo sempre uno stesso percorso “circolare” di c/a 400 km.

Molti se ne accorsero, e Mosè li fece uccidere.

Molti non volevano accettare i suoi dogmi, e Mosè li fece uccidere.

Molti cercarono di tornare indietro, e Mosè li fece uccidere.

Che fosse un inviato di Dio è assai improbabile. Non tanto per il suo comportamento assai poco spirituale (cominciò la sua storia fuggendo dopo un omicidio), ma perché ogni suo segno, simbolo e conoscenza iniziatica provenivano da culture correnti. Come, ad esempio, il “rovo (di acacia!) fiammeggiante” che bruciava senza consumarsi mai. È difficile ignorare come questo “rovo ardente” sia analogo al sole perenne, simbolo dei Misteri di Osiride, fino alla più recente Stella Fiammeggiante, ricordo massonico della più alta, quanto sconosciuta iniziazione.

Mosè salì sulla cima di un monte, dove impiegò 40 giorni per incidere tre tavole di Leggi (una la spezzò nella discesa e nessuno saprà mai cosa vi era inciso!), che sono un chiaro rifacimento dei canoni ideati sia dai Caldei (sono un estratto del più antico codice Hammurabi) e raccolti anche dagli Egizi.

Anche scendendo dalla montagna, Mosè, ideatore di un Dio ch'è una verosimile proiezione del suo carattere, terribile quanto vendicativo e sanguinario, tanto da divenire Dio degli Eserciti, condannò a morte tutti i primogeniti di ogni tribù. Un genocidio per il Bene Comune? Difficile crederlo. Quello ch'è certo, invece, che tutto il percorso di Mosè è costellato di stragi.

Molto è stato detto su questa figura mitica. Non tutto vero, non tutto certo come, d'altronde, è sempre stato per ogni figura simbolica. Ma quello che traspare nettamente dalle “dilatazioni” del mito, è una tale carica di determinazione da sfociare nel peccato d'orgoglio. Questo è verosimilmente il peccato di Mosè.

Un uomo che non seppe farsi re.

 

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