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Ipnosi: Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 6.1
Argomento:Psicologia

PsicologiaAspetti comunicazionali e relazionali dell'Ipnosi

1. Varie prospettive della comunicazione umana. — 2. Il linguaggio dell'ipnotista: ridondanza, concretezza, denotazione, connotazione, ambiguità, analogie e metafore. — 3. La morfologia del discorso ipnotico: le congiunzioni. — 4. La sintassi dell'ipnotista: le argomentazioni causali. — 5. Le proposizioni interrogative. — 6. Truismi e tautologie per la ratificazione della trance. — 7. La relazione ipnotista-ipnotizzato. — 8. I messaggi come manovre interpersonali. — 9. L'induzione come manovra relazionale. — 10. Il rapporto ipnotista-ipnotizzato come doppio legame.

Il rapporto ipnotico si manifesta attraverso le reciproche comunicazioni che l'ipnotista e il soggetto si inviano. Questa dimensione è ricca di spunti teoretici ed operativi che meritano una trattazione approfondita.

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Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 6.1

di Guglielmo Gullotta

prodotto per Esonet.it


«La parola è un gran dominatore che, con un corpo piccolissimo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti a calmare la paura, ad eliminare il dolore, ad invitare la gioia e a ispirare la pietà. C'è tra la potenza della parola e la funzione dell'anima lo stesso rapporto che tra l'azione dei farmaci e le funzioni del corpo.» Gorgia Di Leontim

 

Capitolo VI / Aspetti comunicazionali e relazionali dell'Ipnosi

Sommario: 1. Varie prospettive della comunicazione umana.2. Il linguaggio dell'ipnotista: ridondanza, concretezza, denotazione, connotazione, ambiguità, analogie e metafore.3. La morfologia del discorso ipnotico: le congiunzioni.4. La sintassi dell'ipnotista: le argomentazioni causali.5. Le proposizioni interrogative.6. Truismi e tautologie per la ratificazione della trance.7. La relazione ipnotista-ipnotizzato.8. I messaggi come manovre interpersonali.9. L'induzione come manovra relazionale.10. Il rapporto ipnotista-ipnotizzato come doppio legame. — 11. Esempi di messaggi paradossali nel discorso ipnotico. — 12. Come l'ipnotista mantiene il controllo dell'ipnotizzato. — 13. Le comunicazioni non verbali dell'ipnotizzato. — 14. Messaggi non verbali dell'ipnotista.

 

1. Varie prospettive della comunicazione umana

Il rapporto ipnotico si manifesta attraverso le reciproche comunicazioni che l'ipnotista e il soggetto si inviano. Questa dimensione è ricca di spunti teoretici ed operativi che meritano una trattazione approfondita.

Secondo la Scuola di Palo Alto (1) la comunicazione umana può essere studiata come:

1) sintassi, cioè in relazione alla teoria dell'informazione (codici, canali, rumore, ridondanza...);

2) semantica, cioè in relazione al significato della comunicazione come convenzione tra individui;

3) pragmatica, cioè in relazione alla idoneità della comunicazione di influenzare il comportamento altrui. Anche se è evidente che la distinzione appena operata è teorica, esistendo una forte interdipendenza tra le diverse prospettive, per quanto riguarda lo studio dell'ipnosi è evidentemente quella pragmatica che ha maggior rilevanza.

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(1) WATZLAWICK P., BEAWIN J., JACKSON D., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971. Pinelli ha collegato recentemente la teoria della comunicazione alla neurologia comportamentale osservando che quest'ultima si occupa appunto delle basi neurali delle aspettative, del riconoscimento della novità del messaggio e dei rapporti con gli interventi intenzionali del soggetto secondo il principio di riafferenza di Mitteldstaedter cfr. PINELLI P., La natura dell'ipnosi alla luce delle teorie della comunicazione, in Rass. di ipnosi e Med. Psicosomatica, 1977, 13, 989 ss. (torna al testo)
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2. Il linguaggio dell'ipnotista: ridondanza, concretezza, denotazione, connotazione, ambiguità, analogie e metafore.

Allo scopo è opportuno esaminare il linguaggio e la grammatica dell'ipnotista, in quanto morfologia, cioè come adopera le parole secondo l'uso che deve farne nel discorso, ed in quanto sintassi, cioè come costruisce e collega le frasi del suo periodare, considerandole quali tecniche argomentative. Rispetto ad altri tipi di comunicazione quella ipnotica infatti appare peculiare da molteplici punti di vista che derivano dagli scopi cui è diretta. (2)

Confrontando il linguaggio adottato da differenti ipnotisti durante l'induzione, si riscontra un tono tedioso, monocorde e ripetitivo, un vocabolario povero, limitato e ridondante.

In una analisi della trascrizione di una tipica induzione della ipnosi (3) si è calcolato il grado di ridondanza di talune parole che, diminuendo il numero delle informazioni, tende a diminuire la possibilità di fraintendimento. «Le massime ridondanze vengono registrate (escludiamo naturalmente dalla nostra analisi quelle parole, tipo congiunzioni e verbi ausiliari e servili, per loro natura frequentissime nella lingua italiana) là dove si definisce lo stato in cui il soggetto deve porsi. Abbiamo infatti circa 90 parole che si riferiscono a tali condizioni (abbiamo raggruppato in questa categoria parole che a nostro avviso suggeriscono stati similari e precisamente: profondo, pesante, sonnolenza, rilassamento, abbandono, stanchezza, torpore). Ugualmente significativa è la ripetitività che contraddistingue la specificazione della sensazione da provare in tali stati. Abbiamo infatti circa 30 parole che riguardano sensazioni di: star bene (10), tranquillo (9), piacevole (13). Un elevato grado di ripetitività contraddistingue anche i verbi che specificano l'apporto diretto che il soggetto deve dare durante l'induzione.

Da una analisi delle frequenze risulta che il soggetto deve principalmente sentire, nel senso di “avere sensazione di” (25 volte), deve inoltre “accorgersi”, “fare attenzione” e “concentrarsi” (20 volte). Altra azione che deve essere eseguita dal soggetto è quella di chiudere (17) gli occhi (10) e le palpebre (12). Riguardo alla frequenza di queste parole possiamo dire che anche se dal punto di vista numerico essa non sembra estremamente significativa, in realtà il momento in cui ricorrono più frequentemente tali concetti è forse quello in cui la ridondanza presente nell'induzione è massima. Infatti è nel momento in cui si dirige l'azione (sia essa la chiusura delle palpebre o il rilassamento dei muscoli (13) che tali istruzioni vengono date più frequentemente (tali parole sono presenti quasi in un unico capoverso mentre le altre riguardano la totalità dell'induzione). Dunque quando si vuole venga eseguito un determinato compito la qualità delle informazioni subisce un improvviso crollo».

Mentre il linguaggio comune è destinato essenzialmente a trasferire contenuti dall'emittente al ricevente, quello ipnotico è diretto soprattutto a sollecitare emozioni e fantasie, e a controllare il ricevente. Allo scopo l'ipnotista evita nomi astratti, ma adotta espressioni semplici con riferimenti a nomi concreti, che, lo si è potuto dimostrare sperimentalmente, hanno una maggiore efficacia evocativa.

Paivio (4) occupandosi, a proposito dell'apprendimento della efficacia di taluni stimoli verbali, ha riscontrato che le parole concrete hanno un «alto valore» di immagine. Mentre quelle astratte, infatti, possono essere codificate soprattutto mediante strategie verbali, quelle concrete hanno la peculiarità di agganciarsi con immediatezza agli oggetti cui si riferiscono e per questo acquisiscono la capacità di evocare sia l'immaginazione di tipo non verbale, sia processi verbali (5). Per esempio, durante l'ipnosi, più del «fluire del tempo» parlo delle «lancette dell'orologio che segnano il passaggio del tempo».

L'impressione generale è che il linguaggio dell'ipnotista poggi più sulla connotazione che sulla denotazione, non facendo riferimento cioè soltanto al rapporto che le parole hanno con gli oggetti, ma anche ad un altro significato spesso emotivo, metaforico, analogico, che colora quelle parole di un significato diverso, oppure che inserisce altro oggetto o soggetto. Così quando nella tecnica usata con Joe e riferita a proposito del metodo della interposizione, Erickson dice: «la pianta di pomodoro mentre cresce si sente tranquilla e serena» poiché l'ascoltatore si rende conto che le piante non hanno sensazioni, comprende anche che il riferimento è diretto a lui che soffre. Spesso poi l'argomentazione dell'ipnotista fonda la propria ambiguità, tesa di solito ad evitare la confutabilità logica o esperienziale, sull'uso di parole di cui è incerto l'indice referenziale. Per esempio:«lei si rende conto di una qualche sensazione» (quale sensazione, quando?) «La gente sa quando la collaborazione è necessaria» (quale gente, quale collaborazione?).

Del tutto peculiare nel discorso di Erickson è l'uso di analogie e di metafore. Esso deriva dalla concezione dualistica della personalità di Erickson, che sottende al suo metodo: il conscio e l'inconscio.

Mentre l'esempio, la citazione, la battuta di spirito coinvolgono l'aspetto conscio della personalità, l'inconscio recupera il significato recondito e sottinteso, il «doppio senso» che queste hanno, per come sono congegnate, in modo efficacemente suggestivo. Per ottenere la chiusura degli occhi si può parlare della osservazione di un tramonto, del nuotare sott'acqua, del guidatore stanco su un'autostrada.

Spesso, per esempio, Erickson inizia col soggetto una storiella del tipo «una volta avevo un paziente che...»; questa strategia gli è utile per trasmettere indirettamente al soggetto delle istruzioni.

Come dice Haley (6): «Un modo di affrontare il problema di un soggetto che resiste alle direttive del terapeuta, è quello di comunicare in forma analogica o metaforica. Se il soggetto oppone resistenza ad A il terapeuta può parlare di B, e quando A e B sono in rapporto metaforico, il soggetto farà questo collegamento “spontaneamente” e risponderà in maniera adeguata.

Nella complessa situazione della induzione ipnotica, la metafora può essere comunicata tanto a livello verbale che a livello non verbale; è tipico ad esempio che l'ipnotista quando vuole suggerire che la mano del soggetto diventi più leggera e si sollevi, alzi il capo e la voce indicando metaforicamente che la mano deve muoversi: il soggetto risponderà adeguatamente a questo cambiamento spaziale e vocale. Se un soggetto è stato ipnotizzato altre volte e l'ipnotista desidera che egli entri in trance “spontaneamente” potrebbe iniziare a parlare di come la stanza o la situazione siano simili a quelle in cui il paziente è già stato ipnotizzato; il soggetto risponderà all'analogia riproducendo lo stesso comportamento che aveva prodotto nell'altra stanza o nell'altra situazione.

Allo stesso modo è possibile, se una persona è stata ipnotizzata in presenza di un'altra, parlare metaforicamente all'altra persona in modo tale che venga indotto lo stato di trance nel soggetto, senza neppure rivolgere l'attenzione su di lui. La tecnica analogica o metaforica usata nella terapia ipnotica è particolarmente efficace con soggetti resistenti, dato che è difficile che una persona si opponga a una suggestione che non è consapevole di ricevere».

Il linguaggio così adoperato viene vissuto in questi casi essenzialmente nel suo aspetto recondito.

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(2) Cfr. FIELD P., Humanistic Aspects of Hypnotic Communication, in FROMM E., SHOR R., Hypnosi: Research Developments and Perspectives, Aldine, Chicago, 1972, 481; che ha comparato il linguaggio ipnotico con quello psicologico durante esperimenti di psicologia con il linguaggio di tutti i giorni. (torna al testo)

(3) VANARELLI M., MARTINELLI R., La ridondanza come caratteristica comunicazionale nella induzione ipnotica, Tesi presentata al Corso AMISI di Ipnosi Cllnica e Sperimentale, Milano, 1978. (torna al testo)

(4) PAIVIO A., Imagery and Verbai Process, Heath, New York, 1971. (torna al testo)

(5) D'altronde l'efficacia di termini concreti nell'evocare emozioni è ben conosciuta dai retori. Cfr. PERELMAN C, OLDRECHTS-TYTECA L., Trattato della argomentazione, Einaudi, Torino, 1966, 124-155: «Per creare l'emozione è indispensabile la specificazione, poiché le nozioni generali, gli schemi astratti non agiscono sull'immaginazione. Il Whately osserva in una nota che un uditorio, rimasto insensibile di fronte a informazioni generiche sulla carneficina che caratterizzò la battaglia di Fontenoy, fu commosso fino alle lacrime da un particolare relativo alla morte di due giovani.
Per dare l'impressione della presenza è utile precisare il luogo e il momento di una azione; il Whately consiglia anche di utilizzare, non appena ve ne sia la possibilità, il termine concreto al posto di quello astratto. Più i termini sono specifici, più l'immagine che essi evocano è viva, più sono generici e più essa è debole. Così nel discorso di Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare, i congiurati non sono designati come quelli che hanno “ucciso” Cesare; ma coloro “i cui pugnali hanno trafitto” Cesare... Così una delle preoccupazioni dell'oratore sarà quella di rendere presente, solo grazie alla magia della sua parola, ciò che in realtà è assente e che egli considera importante per la sua argomentazione, oppure di valorizzare rendendoli più presenti, alcuni degli elementi che sono effettivamente offerti alla coscienza.
In Bacone il compito della retorica, intesa come tecnica che permette di “applicare la ragione dell'immaginazione per meglio incitare la volontà” è essenzialmente legata agli effetti della presenza: ...il sentimento considera soltanto il presente, la ragione invece considera il futuro e il tempo nella sua totalità. E poiché il presente riempie di più l'immaginazione, la ragione di solito viene vinta». (torna al testo)

(6) HALEY J., Terapie non comuni, cit. (torna al testo)
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3. La morfologia del discorso ipnotico: le congiunzioni

Si riscontra poi nella morfologia dell'ipnotista una presenza notevole di avverbi come «qui» ed «ora» che servono a dare il senso della presenza di ciò che si deve produrre, ad enfatizzare cioè il corso presente di ciò che il soggetto deve esperire.

Quest'ultimo aspetto è valorizzato anche dalle congiunzioni largamente usate. L'ipnotista cioè raramente interrompe la sua argomentazione proprio per dare al soggetto il senso della continuità. Anziché un'analisi differenziata l'ipnotista cerca di presentare un flusso continuo di idee. Per questo usa pochi termini che implicano relazioni logiche complesse di dipendenza fra gli elementi di una proposizione, come le preposizioni, ma abbonda nelle congiunzioni che implicano relazioni più semplici. L'ipnotista non sta in realtà ragionando con il soggetto, ma gli sta presentando una serie successiva di immagini, quindi non costruisce un discorso logico, ma affianca un'idea stimolo dietro l'altra.

Tra le congiunzioni quelle più usate sono le copulative, come «e» o «anche»; ad esempio: «Lei è rilassato e la sua mano incomincia a muoversi»; le esplicative «cioè», «infatti»: «I suoi occhi sono stanchi, infatti le sue palpebre si chiudono»; le correlative «tanto», «quanto», «così... come»: «Tanto più cerca di aprire gli occhi quanto più li sentirà chiusi»; le temporali «finché», «mentre»: « Mentre respira sente il suo braccio sollevarsi»; le causali «perché», «poiché»: «II ritmo del suo cuore rallenta perché si sente rilassato»; le consecutive, «tanto... che», «così... che»: «Lei è così stanco che ha voglia di rilassarsi» .

 

4. La sintassi dell'ipnotista: le argomentazioni causali

Se esaminiamo ora un linguaggio altamente specialistico come quello di Erickson, soprattutto nel suo aspetto sintattico, si possono individuare tentativamente talune tecniche argomentative precipue (7), embrionalmente presenti nel linguaggio di ogni ipnotista efficace.

Durante il colloquio ipnotico l'ipnotista tende a creare dei nessi tra le sue parole e il comportamento che egli vuole ottenere. Queste parole possono rappresentare delle ingiunzioni pure e semplici, oppure essere riferite ad oggetti e situazioni che vengono collegate con determinati eventi nel e del soggetto. L'ipnotista insomma crea dei legami argomentativi di successione fra ciò che egli dice e fra ciò che il soggetto fa o esperisce.

Come osserva Perelman (8) le argomentazioni causali possono essere di tre tipi: a) quelle che tendono a collegare l'uno all'altro, mediante il nesso causale, due eventi successivi dati; b) quelle che, dato un evento, tendono a individuare l'esistenza di una causa che ha potuto determinarlo; c) quelle che dato un evento, tendono a mettere in evidenza l'effetto che deve risultarne.

L'enfatizzazione dei nessi può avvenire direttamente. Per esempio: «Ora, man mano che respirerà profondamente si sentirà più rilassato», o in modo più mascherato e sottile talvolta attraverso delle semplici congiunzioni cui si è già accennato: «Lei sta ascoltando la mia voce e si rilassa sempre di più». L'uso della congiunzione, come si è detto, è estremamente comune tra gli ipnotisti, ed è la tecnica più usata da Erickson.

Altre volte vengono formulate delle proposizioni causali nella forma implicita, che danno per scontati dei nessi: «Rilassato profondamente sentirà la sua mano sollevarsi»; «Sentendo il suo respiro si accorgerà che i suoi occhi sono stanchi». L'uso di questa tecnica argomentativa è adottato non tanto per il rapporto logico esistente tra le due frasi, quanto per la sua capacità di legare l'attuale comportamento del soggetto a quello che si vuole provocare. L'ipnotista, confermando ciò che è certo che il soggetto sta provando, costituisce un feed-back negativo (9), che prepara la costituzione di un circuito di feed-back positivo, diretto a produrre un cambiamento nel senso voluto dall'ipnotista. La proposizione principale che regge la subordinata causale può attenere sia ad un comportamento osservabile: «mentre lei è seduto» oppure «quando lei respira», o ad uno non osservabile. In questo secondo caso, a parte la capacità dell'ipnotista di decodificare soprattutto dai messaggi non verbali la situazione psicologica interna del soggetto, la frase reggente è di solito costruita in modo convenientemente ambiguo: «Mentre lei prova una certa sensazione... (ed è chiaro che ciascuno confermerà di provare una certa sensazione se la sua attenzione è richiama a ciò), sentirà il suo corpo rilassarsi».

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(7) ERICKSON M. H., ROSSI E. L., Rossi I. L., Hypnotic Realities, Irvington, New York, 1976; BANDLER R., GRINDER J., Patterns of Hypnotic Techniques of Milton H. Erickson, vol. I, Meta, Cupertino, Cai., 1975. (torna al testo)

(8) PERELMAN C, e al., op. cit., 277. (torna al testo)

(9) II termine negativo a proposito del feed-back non ha alcun significato di valore; negativo è quel circuito di retroazione che tende a rimanere stabile, positivo quello che tende al cambiamento. (torna al testo)
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5. Le proposizioni interrogative

Un'altra grande classe di proposizioni molto utilizzate nell'argomentazione del discorso ipnotico è quella delle interrogative, sia nella forma diretta che nella forma indiretta. Questo tipo di tecnica ha particolare rilevanza. Basti pensare che Erickson può indurre trance solo rivolgendo delle domande.

Le domande dirette ben congegnate, oltre a focalizzare l'attenzione su un certo argomento possono avere una forte azione suggestiva in via indiretta, e quindi difficilmente resistibile, ed inoltre possono rinforzare l'evento che si sta producendo. Raramente allo scopo si propongono domande determinative, per esempio: «Perché si è seduto?» dato che esse sono le più neutrali; vengono usate soprattutto domande implicative per presupposizione, tra queste le più adottate sono le più disgiuntive parziali, in cui il raggio delle possibilità di risposta viene ridotto a due, con la costituzione di una impressione di possibilità di scelta che è spuria in quanto sono state eliminate tutte le altre possibilità.

Per esempio si dice al soggetto impaurito: «Vuole entrare in una trance leggera o profonda?» «Subito o tra poco?». La presupposizione è che il soggetto voglia entrare in trance, ed il soggetto che presenta delle resistenze all'ipnosi viene così indotto a scegliere il «minore dei mali» e cioè una «trance leggera» e «tra poco». Si veda anche la seguente: «Preferisce avere una amnesia totale o ricordare qualche cosa?». Talvolta però la domanda è formulata in modo che il soggetto sia indotto a rispondere «sì» o «no», talché qualunque sua risposta confermi la presupposizione dell'interrogante. Per esempio: «Si rende conto di essere in trance, adesso?», in cui ciò che è posto in questione non è l'essere in trance ma l'esserne consapevole.

Altre domande suggestive sono quelle affermative per congettura, per esempio: «Quali delle due mani sente più leggera?». La domanda contiene una direttiva implicita in quanto focalizza l'at-tenzione sulla mano, da per scontato che almeno una delle due mani venga avvertita come più leggera, rinforza la leggerezza della mano e l'eventuale levitazione come una risposta adeguata. Un'altra categoria di domande con notevole forza suggestiva è quella delle condizionali sia nella forma affermativa in cui è implicito che l'interrogante si attende una risposta affermativa) che negativa (in cui è implicito che l'interrogante si attende una risposta negativa). Vediamo qualche caso: «Crede davvero di essere ancora sveglio?» (con una aspettativa implicita di negazione), «Non è forse rilassante sentire il braccio che si solleva?» (con una implicita aspettativa positiva).

L'uso della negazione delle domande convenientemente adottato può servire a confondere o a rendere l'assetto mentale del soggetto in uno stato di fluidità incline quindi alla suggestione: «Non vuole rilassarsi?», «Non le piace di non sapere dove si trova in questo momento?».

Le domande consecutive sono quelle che legano un avvenimento ad un altro e possono essere utilizzate per graduare l'approfondimento dell'ipnosi o nelle tecniche frazionate di induzione. Per esempio dopo la levitazione della mano: «E cosa sente ora nelle dita?» oppure «Cosa prova ora che si è rilassato?».

Le domande dubitative servono spesso a coprire tutta la gamma delle possibilità di risposta. Per esempio per quanto riguarda quelle ideomotorie: «Si muoverà prima la mano destra o la sinistra?», oppure le dita della mano destra o della mano sinistra?, «Il pollice o l'indice? Il medio o l'anulare, o sarà invece il mignolo...?».

Di efficacia ancora più sottile sono le proposizioni interrogative indirette in cui la domanda viene mascherata dal verbo e dall'espressione verbale che la regge: «Desidero sapere se preferisce entrare in trance subito o più tardi», «Non so se lei preferisce entrare in una trance leggera o in una più profonda».

Ma quelle che secondo la mia esperienza hanno la maggiore efficacia manipolativa sono le proposizioni interrogative indirette di tipo dubitativo, che condizionano altamente le risposte anche limitandole nel numero: «Mi domando se lei avverte già un calore nella mano destra», «Sono curioso di sapere se sia la mano destra o la sinistra che sentirà più leggera»,«Lei sarà meravigliato da quello che prova». Questa strategia tende a produrre una falsa rappresentazione di libertà nel soggetto a cui invece argomentava con queste tattiche l'arco delle possibilità è stato fortemente ridotto.

Si vedano le dubitative implicite in questo discorso: «Sono curioso di sapere se intende entrare in trance immediatamente, e ancor più mi domando se lei sa o non sa che lei può andarci, non so neanche se lei è consapevole di quanto presto chiuderà gli occhi e si rilasserà...».

 

6. Truismi e tautologie per la ratificazione della trance

L'argomentazione dell'ipnotista efficace è poi piena di truismi, tautologie e verità lapalissiane. Queste quando non tendono decisamente ad annoiare per depotenziare le facoltà critiche, o addirittura ad assonnare, hanno lo scopo di creare una base di accordo che costituisca l'avvio per il comportamento che si vuole ottenere e rappresentano un rinforzo che Erickson definisce ratificazione. Per esempio per le risposte ideomotorie: «Certamente le sarà capitato di fare cenni con la testa senza accorgersene o di tamburellare con le dita o disegnare senza esserne consapevole o di parlare da solo».

Sulla base di un'esperienza certa su cui l'ipnotista e il soggetto certamente consentono, l'ipnotista tende a creare il presupposto di un'esperienza nuova che vuole produrre. Si vedano altre frasi come questa: «Il suo sintomo la abbandonerà non appena il suo organismo sarà pronto ad espellerlo», «Lei si sentirà tranquillo mentre è rilassato». L'ovvietà viene poi con una congiunzione o una proposizione causale legata ad un comportamento voluto.

Erickson con verità lapalissiane, tautologie e truismi struttura quello che Rossi chiama uno yes set per creare una connessione con ciò che intende provocare: «Lei sta per provare una qualche sensazione e non ha controllo su di essa», «La coscienza dimentica ciò che l'inconscio produce come quando svegliandoci non ricordiamo i sogni, così lei non ricorderà ciò che ha vissuto durante la trance». L'accettazione della prima parte della frase crea una aspettativa favorevole che prepara la risposta alla suggestione. Talvolta però l'ovvietà viene posta dopo la frase che descrive il comportamento che si vuole ottenere, come in questo caso: «Lei sentirà la sua mano leggera mentre sta avvertendo una qualche sensazione». In questo caso lo yes set funziona da rinforzo del comportamento richiesto.

 

7. La relazione ipnotista-ipnotizzato

Ritorniamo ora all'esame degli aspetti pragmatici della comunicazione dell'ipnotista sotto il profilo del rapporto interpersonale che intrattiene con il soggetto.

A questo proposito è opportuno ricordare che ogni messaggio oltre ad un aspetto di notizia, che attiene al contenuto di esso, ha un aspetto comando, cioè ingiuntivo, in quanto tende a definire il rapporto reciproco con richieste e definizioni più o meno esplicite. La tecnica ipnotica utilizza in vari modi questo aspetto della comunicazione, per influenzare il comportamento del soggetto nello specifico rapporto interpersonale che si instaura. Qual è la natura di questo rapporto?

I primi psicoanalisti hanno definito questo rapporto come transfert; il termine è evidentemente molto generico perché rimane poco chiaro quali rapporti esistono tra il transfert che costituirebbe il rapporto in ipnosi, e il transfert che costituisce il rapporto tra il paziente e il suo analista, anche perché la ipnotizzabilità, lo si è potuto dimostrare, non cresce all'aumentare della positività del transfert durante la psicoanalisi. Haley (10) ha proposto una teoria comunicazionale dell'ipnosi che merita di essere considerata attentamente.

Secondo l'impostazione tipica della Scuola di Palo Alto in California (11) i rapporti tra persone, e in particolare tra due persone, vengono distinti in simmetrici e complementari: il rapporto simmetrico è caratterizzato dal fatto che i partners si rispecchiano l'un l'altro minimizzando le loro differenze: ognuno critica l'altro, lo incoraggia, ecc, con comportamenti che tendono ad essere competitivi (escalation simmetrica); nel rapporto complementare i partners si comportano in modo differente massimalizzando le loro reciproche differenze, in questa situazione uno dei partners prevale sull'altro: one-up (quello che sta al di sopra) è quello che prevale, e one-down (quello che sta al di sotto) è quello che soccombe; c'è dunque uno che chiede e l'altro che offre, uno che critica e l'altro che accetta la critica, ma ognuno conferma positivamente l'altro. Nel rapporto umano di solito, ma non sempre, la situazione non è prettamente complementare o prettamente simmetrica, ma può slittare dall'uno all'altro dei due tipi. Si parla di meta-complementarietà quando uno dei due partners forza l'altro ad un comportamento complementare. Ogni persona in una relazione definisce la relazione con ciò che dice all'altro e nel modo in cui qualifica ciò che dice.

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(10) HALEY J., An Interactional Explanation of Hypnosis, in SHOR R., ORNE M., The Nature of Hypnosis, Holt Rinehart and Winston, New York, 267, 1965; HALEY J., Strategie della Psicoterapia, Sansoni, Firenze, 1974. (torna al testo)

(11) WATZLAWICK P., BEAWIN J., JACKSON D., op. cit. (torna al testo)
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8. I messaggi come manovre interpersonali

Il genere di messaggi che mettono in questione il rapporto interpersonale vengono definiti come manovre: essi consistono in richieste, comandi, suggestioni, istruzioni, in modo che l'altra persona senta, compia o dica qualche cosa e possono consistere anche in commenti sul comportamento comunicativo dell'altro. Questi tipi di manovre sono costantemente intercambiate in ogni tipo di relazione e tendono ad essere maggiormente usate in una relazione instabile, dove due persone sono dirette ad una definizione comune dei loro rapporti.

Le manovre o i messaggi di relazione che tendono a mettere in questione il tipo di relazione, a causa della loro natura richiedono una manovra in risposta. Se due persone A e B parlano del tempo si può definire la loro relazione come neutra. Ma quando l'uno o l'altro compie una manovra, la natura della relazione si pone subito in questione: se A chiede a B di fare qualcosa, B immediatamente si pone il problema di sapere se questo è il tipo di relazione che A è in diritto di chiedere ed in particolare se si tratta di una richiesta, una esortazione o un comando categorico.

Fino a quando la relazione è in questione, B può fare sia quanto dice A ed accettare la definizione della relazione fatta da A, sia rifiutare di farlo ed usare una manovra per definire differentemente la relazione. Come terza possibilità può fare quanto A vuole, qualificando la sua azione come se permettesse ad A la sua richiesta, ma senza accettare la definizione del rapporto operata da A.

Per fare un esempio, un tizio dice al fratello di portare a spasso il cagnolino e quindi definisce come complementare il loro rapporto. Il secondo può alzare gli occhi al cielo compiendo così una contromanovra comunicazionale che tende a definire il rapporto come simmetrico. Quello che aveva fatto la richiesta può dire a questo punto che gli chiedeva di portare a spasso il cagnolino perché lui aveva male ad una gamba, aveva le mani occupate, ecc, chiarendo che il rapporto era simmetrico dall'inizio, oppure definendo la situazione come complementare.

Talvolta una persona fa in modo che l'altra usi un particolare tipo di manovra, per esempio se A appare bisognoso di cure spinge B a prendersi cura di lui; A nonostante sia curato è in una posizione up in quanto ha arrangiato la situazione in modo da essere lui in condizioni di superiorità, essendo lui che condiziona il comportamento dell'altro. Questo tipo di relazione è quella meta-complementare in cui la persona stabilisce un rapporto in cui controlla le manovre dell'altro, egli permette o forza l'altra persona a fare delle manovre che definiscono la relazione in un certo modo.

 

9. L'induzione come manovra relazionale

Secondo Haley l'ipnosi può essere descritta come un processo che pone in essere un rapporto complementare: l'ipnotista suggerisce, e il soggetto segue le istruzioni in modo che l'ipnotista è up e il soggetto è down. Le tecniche di induzione sono delle manovre per definire la relazione come complementare e il seguire le suggestioni è un comportamento di accettazione della definizione del rapporto come tale. La suggestione è dunque una manovra, consistente in una classe di messaggi che stabilisce che tipo di relazione c'è tra due persone. La persona è dunque suggestionabile o ipnotizzabile quando accetta un rapporto complementare, in cui dunque è down facendo quello che gli si dice di fare.

Se il soggetto non segue le suggestioni è perché cerca di definire la relazione come simmetrica; le resistenze sarebbero dunque contromanovre. In questi casi l'ipnotista può spingere le cose a un livello meta-complementare. Quando cioè il soggetto definisce la relazione come simmetrica, per esempio resistendo alla induzione, gli si può dire che lo si sta solamente guidando nella trance e che lui può rimanere e continuare a fare ciò che vuole. Granone dice: «Ora io le insegno a fare...» definendo così comunque la situazione come complementare, anche se il soggetto resiste all'induzione, perché in questo caso significa che è un pessimo allievo e che pertanto deve concentrarsi, impegnandosi maggiormente.

Secondo la mia esperienza se il soggetto ride durante l'induzione nel tentativo dunque di definire la situazione come simmetrica, l'unica cosa da fare per rimanere up è quella di dire «molto bene, continui a ridere, bene così...»; il soggetto cessa di ridere in pochi momenti, perché con questa manovra abbiamo reso inautentica la sua manovra simmetrica, essendo ancora noi che decidiamo che cosa lui debba fare. È come se gli avessimo detto «Sii spontaneo», che è una condizione che per verificarsi esige l'assenza di direttive in questo senso.

 

10. Il rapporto ipnotista-ipnotizzato come doppio legame

Il comportamento di una persona in trance è rappresentato da un tipo di messaggio che è incongruente o nega qualche altro messaggio, ed è poi qualificato da altri messaggi in modo incongruente: per esempio, nella anestesia indotta ipnoticamente il soggetto dice che egli non sta soffrendo. Questa affermazione che è incongruente col fatto che gli viene inflitto uno stimolo doloroso e che il suo polso e la sua pressione rispondono come in un organismo che sta soffrendo, può essere o non essere confermata però dal modo in cui è proferita, per esempio in modo convinto, scherzosamente, mistificando volontariamente.

La caratteristica del messaggio comunicazionale dell'ipnotizzato è questa singola incongruenza, anche se gli sono stati affidati compiti differenti tra loro. Mentre la persona in un contesto comune può manifestare attraverso messaggi multipli una vasta gamma di incongruenze, questa singola incongruenza è ciò che differenzia la trance da altre situazioni caratteristiche nella comunicazione normale. La incongruenza consiste anche nel negare che si sta rispondendo volontariamente all'istruzione dell'ipnotista: il soggetto fa quello che l'ipnotista gli dice e al tempo stesso nega di farlo a seguito di una istruzione ma semplicemente perché sta accadendo.

Ogni messaggio è riconducibile a questa formula: «Io (sorgente) comunico (contenuto del messaggio) a te (ricevente) in questa situazione (contesto)». Il comportamento della trance può negare ciascuno di questi elementi, il soggetto può, per esempio, dire che non è lui che volontariamente sta alzando il braccio; oppure può non rendersi conto del contenuto del suo messaggio, cioè che sta alzando il braccio (l'amnesia si spiega per esempio anche come negazione del contenuto del messaggio), oppure anche possono essere negati l'esistenza del ricevente, cioè dell'ipnotista che può essere ritenuto comunque una persona diversa, o il contesto, come nella regressione d'età quando il soggetto sembra essere in classe e parlare col maestro... e non nella situazione psicoterapica o sperimentale.

Ora vediamo di spiegare come le tecniche di induzione influenzano il soggetto, in modo che faccia qualche cosa che gli è suggerito e al tempo stesso neghi che egli stia facendo quel qualche cosa. Nella levitazione della mano, che possiamo prendere come esempio, l'ipnotista dice al soggetto di alzare la mano, ma non volontariamente, e quindi di non essere lui che la alza, anche se solo lui e nessun altro può alzare la mano. Ci sono due tipi di risposta: il soggetto può non fare niente e quindi definire la situazione come simmetrica, oppure egli può alzare la mano e simultaneamente negare che egli la stia alzando e d'altronde alzarla; una terza possibilità può essere quella di alzarla «volontariamente» e allora l'ipnotista supererà questa situazione antagonistica dicendo: «Ma io le avevo detto di non alzarla apposta». La paradossalità del messaggio sta nel fatto che l'ipnotista chiede al soggetto di fare qualche cosa e simultaneamente gli chiede di non farlo. Si tratta, di una situazione definita di doppio legame, cioè di una situazione in cui una persona commenta un messaggio con un altro messaggio ad un differente livello logico contestuale e incongruente, in un contesto dove l'altra persona deve rispondere a questi messaggi senza poter abbandonare il campo essendo fortemente impegnato nel rapporto, né commentare i messaggi (è noto che l'ipnotista non accetta il colloquio durante l'induzione).

 

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