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Sull'Iniziazione: Massoneria Bianca e prassi iniziatica
Argomento:Massoneria

MassoneriaAssioma fondamentale - La prassi iniziatica - Luci ed ombre dell'Istituzione massonica - La Massoneria Bianca

La Massoneria Bianca, nella sua accezione iniziatica, non è solo l'espressione associativa circoscritta ed exoterica con cui viene comunemente rappresentata. In verità, raggiungere l'iniziazione bianca significa toccare un vertice di pensiero onnicomprensivo, e quindi universale, il cui contenuto estingue ogni disparità concettuale di forme e d'espressione.
L'iniziazione, dunque, è una sintesi di consapevolezza indifferenziata, che sorge da un modello di coscienza maggiormente evoluto, capace di smorzare la moltitudine d'immagini mentali usate per rappresentare una realtà.

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Massoneria Bianca e prassi iniziatica

testo di Athos A. Altomonte
grafica di Adriano Nardi

© copyright by Esonet.it


Sommario: Assioma fondamentale - La prassi iniziatica - Luci ed ombre dell'Istituzione massonica - La Massoneria Bianca

 

Assioma fondamentale

La Massoneria Bianca, nella sua accezione iniziatica, non è solo l'espressione associativa circoscritta ed exoterica con cui viene comunemente rappresentata. In verità, raggiungere l'iniziazione bianca significa toccare un vertice di pensiero onnicomprensivo, e quindi universale, il cui contenuto estingue ogni disparità concettuale di forme e d'espressione.

L'iniziazione, dunque, è una sintesi di consapevolezza indifferenziata, che sorge da un modello di coscienza maggiormente evoluto, capace di smorzare la moltitudine d'immagini mentali usate per rappresentare una realtà.

Le immagini mentali, attraverso una sequenza di singole visioni, possono recepire una realtà in maniera omogenea. Prese a se stanti, invece, finiscono per frammentare il significato del suo fluire, in un pulviscolo d'interpretazioni e criteri soggettivi, che danno continuità al chaos dei criteri immaginari.

La mescolanza dei significati archetipi dell'umanità, si esprime in canoni dove il senso della vita, e quello ben più vasto dell'esistenza, sottostanno ai limiti di una mente che finisce per velare la realtà nelle fattezze di mille maschere, ricoprendola di sembianze immaginifiche, ipotetiche o fittizie.

L'iniziato è capace di discernere, nei frammenti di realtà minori, la sostanza di una realtà maggiore così vasta da risultare altrimenti impercettibile, e discrimina i contenuti reali dai sogni in cui sono stati avvolti, per paura o inconsapevolezza. L'iniziazione, allora, è il viatico per risolvere il fenomeno di rifrangenza intellettiva, i cui barbagli psichici possono accecare la comune intelligenza.

Esulando dai disordini di un'attività mentale intelligente ma discontinua, la coscienza dell'iniziato raggiunge un punto di sintesi, che suggella la mente fisica alla coscienza metafisica. Un punto sodale in cui gli opposti sono riuniti in un equilibrio concettuale che, solo, può annullare il perenne conflitto della dualità, che vede opposti tesi ad antitesi: unificando l'alto con il basso, la destra con la sinistra, il mascolino col femminino, il bianco col nero e l'oriente con l'occidente. Tutti questi termini sono gli esempi della suddivisione che oppone il dentro al fuori, facendo apparire la realtà separata in due parti, una introflessa ed un'altra estroflessa, che si credono estranee ed inconciliabili tra loro. Ma il dentro e il fuori (che molti confondono con basso ed alto) sono due modi di percepire una stessa realtà. Un'unità indivisibile composta di essenza (il dentro) e di aspetto formale (il fuori), che designano la natura incorporea e materiale di ogni principio di vita. E quando l'unicità del principio vitale non viene riconosciuta, ogni realtà si trova ad essere divisa da una visione di assoluta fisicità.

La disunione tra gli opposti distingue la sostanza dell'adepto orientale da quella dell'occidentale.

La forte connotazione intimista che caratterizza l'adepto orientale, trae origine dall'attitudine ch'egli prova per l'uso dell'emisfero destro del proprio cervello (il cosiddetto femminino). Per questa “specializzazione” mentale, la personalità orientale viene sospinta a cercare rifugio nella propria interiorità, con il risultato che all'esterno appare una sostanziale inazione. Di contro, l'adepto occidentale, per sua natura, focalizza la propria coscienza fisica sull'emisfero sinistro (il cosiddetto mascolino), e così facendo cade in eccessi di mobilità, rifugge la riflessione profonda e opera scelte raramente compiute. Nella sua esuberanza, allora, l'adepto occidentale predilige l'agire alle profondità della ricerca interiore. E questo comporta una perdita d'incisività nell'azione. L'orientale, invece, sprofondato nella trance meditativa, finisce per non agire, eludendo, così, di concretizzare il frutto delle proprie meditazioni.

Ma queste bipartizioni possono risolversi con la rifocalizzazione delle abitudini mentali. Perché, la coscienza, nella sua interezza, somma in sé gli opposti senza essere né l'uno né l'altro. Perciò, ponendosi al centro della coscienza, l'individuo si pone al di sopra delle parti. E libero dall'influenza degli opposti può, infine, renderli non più conflittuali ma complementari, appropriandosi di una visione distaccata ed oggettiva, che prima non poteva essere concepita, con cui ricollocare la realtà nella sua vera dimensione. Ecco come realtà oggettiva e comprensione individuale possono corrispondere esattamente.

La realtà (oggettiva) e la comprensione (soggettiva) sono le colonne portanti di una concezione duale e alienata che andrà riunita, in una visione mentale volitiva che compartecipi in maniera equilibrata all'attività di entrambi gli emisferi cerebrali.

La preponderanza di uno dei due emisferi, amplifica il senso di sdoppiamento, o dualità, che andrà sostituita da una visione univoca, posta al centro dei due emisferi. Questa univocità è l'allegoria di un terzo occhio, che offre una visione centrale, elaborata attraverso un pensiero super partes che non sia dominato da nessuno dei due complementi. Una visione che, pur essendo la somma dell'attività dinamica (mascolina) e percettiva (femminina) della psiche, non sia poi né l'uno né l'altra.

Posta tra le due caratterizzazioni cerebrali, la nuova facoltà intellettiva è chiamata la Via di mezzo. La Massoneria ne conserva l'insegnamento nel simbolo del Filo a Piombo.

Il Filo a Piombo è la formulazione simbolica della via verticale, che unisce con un ponte di coscienza, la frazione fisica della natura umana (rappresentata dal piombo) alla propria controparte metafisica. Questo allineamento tra mente fisica e coscienza metafisica (il filo) è conosciuto come la Via di mezzo, ed è la via bianca dell'iniziato. Un percorso interiore il cui esordio è costituito da un vertice di cultura non conflittuale, che sopravanza la tentacolare multiformità delle imperfette rappresentazioni exoteriche; dove, i continui mutamenti delle ideologie nascondono i vortici mentali con cui l'umanità rappresenta e interpreta i fenomeni di cui è partecipe.

Interpretando la vita, il mondo delle idee viene avviluppato in un crogiuolo di criteri di diversa tendenza e, spesso, di opposta sostanza. Per questo, rinunciare alla parte egocentrica delle proprie opinioni, per condividere una sintesi mentale dove le differenze vengono annullate, è l'atto che suggella l'animo degli iniziati di ogni angolo del pianeta, nonostante la suddivisione delle razze, dei linguaggi, dei costumi e delle credenze popolari. La sintesi mentale, allora, è la soglia della Fratellanza bianca.

 

La prassi iniziatica

Aurobindo (filosofo) afferma che i libri vanno letti, poi, bruciati. Questo postulato è condiviso da ogni studioso d'ermeneutica esoterica, poiché, seppur il nozionismo non produce vera conoscenza, può essere considerato un elemento essenziale di sostegno, cioè, un supporto sostanziale per indirizzare la ricerca.

Un adagio popolare ricorda che non basta guardare, ma bisogna anche capire . Appunto, tra il sapere teorico e la conoscenza diretta trovano spazio le opinioni (l'opinabile), le interpretazioni, i criteri differenziati, i codici ideologici e le consuetudini che nell'apparenza, nascondono l'affermazione oggettiva di ogni realtà. Ma ogni realtà, anche se negata, resta comunque intangibilmente vera. E non sarà la dialettica, né la dotta retorica a rendere inalienabili i concetti immaginifici ed i rivestimenti ipotetici che offuscano le verità. Inoltre, dialettici e polemici sono gli interpreti del nozionismo di “riporto”. La cultura di quanti ripetono concetti affermandone i contenuti senza cognizione di causa, né certezza.

L'ipotesi è la caratteristica che appalesa il pensiero exoterico, basato sul nozionismo, anche enciclopedico, a cui manca, però, l'apporto vitale dell'esperienza.

Al contrario, la ricerca esoterica cerca di rendere vivo il sapere raggiungendo la conoscenza diretta dell'idea. La conoscenza iniziatica, allora, contrariamente al nozionismo exoterico, è sapere vivo perché rende le idee capaci di modificare, arricchendolo, l'animo di chi ne viene toccato. L'animo umano, in frangenti particolari può venire emozionato da un'idea, ma non resterà impressionato in modo permanente dal senso formale di una nozione o da una scrittura, perché sono entrambi elementi ormai morti. Mentre la personalità fisica resta impressionata dall'esperienza diretta, soprattutto quando la mente ha una buona capacità di ricordare e, così, elaborare una buona sintesi delle proprie esperienze.

Un assioma iniziatico afferma che oltrepassati i limiti fisici, la mente prosegue la propria crescita interiore per il contatto instauratosi, per effetto di un'intuitività sempre più stabile e meno intermittente, con il suo alter Ego immateriale.

In effetti ogni ripartizione iniziatica, tanto mistica che misteriosofica, conserva l'idea di una rivelazione interiore che introduce l'adepto alla fase occulta della sua istruzione. Un contatto che si svolge nella coscienza dell'aspirante avanzato, nel “colloquio” che viene avviato tra il pensiero individuale della mente e l'universo archetipo delle idee (l'iperuranio platonico).

Ma ad una coscienza ancora intorpidita, resta a lungo indistinta la differenza tra vera conoscenza e didattica. Tanto che, per l'aspirante, l'etica del divulgatore, la moralità delle sue intenzioni e la sua reale capacità e competenza, saranno l'unica garanzia su cui contare nei momenti più delicati della propria educazione. Per questo, un divulgatore deve essere credibile a sé stesso più che ad altri, perché, prima d'ogni esternazione, dovrà aver riconosciuto in sé stesso tutti i segni di una straordinaria perizia sui temi trattati.

La maturità dell'intelletto riflette all'esterno la profondità interiore dell'iniziato e sono entrambi il frutto, anche se imperfetto, di un'analisi personale e diretta. Da questo si evince che ogni candidato, si troverà a dover maturare una scelta non casuale su chi lo guiderà nella ricerca di sé stesso e della propria iniziazione. Perché, per ogni candidato, è di fondamentale importanza sapersi riconoscere come essenza mentale fisica e metafisica: è questa la chiave di volta dell'iniziazione.

Per l'iniziato, la prassi da trasmettere al neofita deve avere la certezza di un compimento ragionato. Una sintesi tratta da un complesso di esperienze esatte, che hanno considerato più metodi iniziatici o presunti tali. Perché ogni interpretazione esoterica, exoterica o commerciale di quella maturazione interiore, che comunemente viene definita la via iniziatica, può attrarre, anche impropriamente, l'interesse e la curiosità del neofito, influenzandone nel bene e nel male lo sviluppo dei primi processi speculativi.

La scelta della propria guida riveste una straordinaria importanza per il candidato, perché sottintende l'orientamento che verrà dato alla sua educazione. E dall'orientamento dato alla propria educazione dipende l'efficacia o la vacuità del lavoro di una vita.

La curiosità e l'interesse, sono due elementi fondamentali per stimolare e sviluppare l'attività speculativa del neofito. Ma una giovane mente è anche incapace di discriminare il vero dall'artifizio, e questo la può rendere una facile preda dei tanti parassiti che germinano nel sottobosco iniziatico. Un'area concettuale che non è possibile evitare: perché proprio in quel sottobosco oscuro e tentacolare, si trova la soglia più bassa che introduce il comune aspirante sul cammino iniziatico.

La soglia della fisicità mentale, viene mirabilmente descritta nella Divina Commedia. La “selva oscura” di Dante è la rappresentazione della vita fisica di ogni persona, densa di passioni, che può essere vissuta come una “commedia” dove si cerca d'interpretare un ruolo più o meno gradito. Oppure la si può accettare per quello che realmente è: il campo di prova del progresso individuale. E in quel campo, ci si aspetta che il candidato dimostri le qualità e l'istinto di ri-orientarsi iniziaticamente, nella direzione più giusta e senza cedere ai miraggi che vengono profferti ai viandanti.

Il quadro che meglio rappresenta questa condizione è quello di Ulisse che, legato al filo della propria coerenza, non cade nelle acque delle passioni dove lo vorrebbe attrarre il richiamo delle sirene. Una forma allegorica delle più efficaci, per sottintendere le tentazioni prodotte dalle passioni a cui è sottoposto ogni navigatore , che vuole superare la strettoia della propria natura fisica (al contempo mascolina e femminina), attraversando indenne gli scogli di Scilla e Cariddi.

Anche il parassitismo intellettuale, però, è una forma di vita intelligente. I grandi illusionisti del trascendente sono anche i grandi manipolatori delle forme con cui si rivestono e delle espressioni con cui imitano la sacralità iniziatica. E l'apparenza colpisce con immediatezza l'immaginazione degli sprovveduti, suscitandone esaltazione e meraviglia. Per questo, prima di assimilare una qualsiasi nozione, è necessario analizzarne bene l'aspetto esteriore, ogni significato ed ogni espressione gestuale o verbale, che vengono usati per diffonderla. Particolare attenzione va riservata a quanto viene trasmesso attraverso scritture non comprovate o non comprovabili. Diffidando di ogni forma mitica e leggendaria, e sospettando di ogni causa o mezzo che possa produrre stupore e meraviglia nel popolo.

Per non perdersi nel labirinto del parassitismo ideologico, il ricercatore deve rovistare nel folto groviglio delle formule interpretative in cui i fondamenti dell'iniziazione sono stati eclissati. L'immaterialità del fine, ad esempio, può essere considerata la fedele caratteristica di ogni insegnamento esoterico. E su questo presupposto, primati di organizzazioni religiose e gnostiche, ordinamenti ermetici e misteriosofici, devoti e contemplativi d'oriente e d'occidente, diventano soggetti di una ricerca mirata a ritrovare quel frammento di spiritualità, che ognuno di loro interpreta ed amministra a suo modo.

In un primo momento la prassi teorica determina le priorità della ricerca, che deve raggiungere l'apogeo di ogni teorema o dottrina, senza mai soffermarsi su dettagli marginali. L'analisi del ricercatore, allora, deve spingersi nel cuore di ogni magistero, sino a violarlo. Questo non sarà un sacrilegio, come alcuni temono, ma è l'atto liberatorio che farà riaffiorare, dalla sacralità della forma exoterica, la reminiscenza del pensiero che vi è stato sepolto. E la resurrezione di un frammento di scienza iniziatica, consente di trattare i suoi temi basandosi su cognizioni certe, evitando l'uso di supposizioni, proposizioni didascaliche o d'improbabili astrusità, fin troppo spesso fuorvianti.

La gamma d'argomenti da ricomporre è notevole, perché l'essenza del processo iniziatico è stata frammentata in una sequela d'interpretazioni che, se accolte singolarmente, sono inadeguate a realizzare il fine idealizzatovi. Così che nessuna dottrina o teorema possa essere considerato prevalente sugli altri. Non resta da dire che ogni interpretazione è solo un piccolo strumento della verità, e chi partecipa ad un singolo teorema o dottrina non dovrà, poi, cadere nell'errore del musicista, che ritiene il suono del proprio strumento superiore, dimenticando che il senso musicale dell'intera orchestra prevale sempre sul singolo virtuosismo .

Nonostante i rivestimenti mitici e leggendari, ogni genere di tradizione exoterica può essere in qualche modo ricollegata alla scienza iniziatica, la cui funzione principale è sempre stata quella di assecondare il progresso umano. La scienza iniziatica è il nesso in cui si annullano le opposte interpretazioni di un unico principio, quello del Bene comune, anche se questo, si è più spesso trasformato in una ricerca di benessere individuale. Un modello di eccessivo individualismo caratterizza questo tratto di civilizzazione, che invece di servire lo sviluppo dell'essere umano, si sottomette agli interessi di una civiltà che finisce per stravolgere ogni senso naturale, anche quello della morte.

Ma non tutti restano irretiti dagli stereotipi del vivere comune, che molti abbandonano, per ricercare una meta che col tempo scopriranno essere sé stessi. Lo fanno ripercorrendo sentieri già battuti, e tra tutti i tracciati possibili, quelli exoterici sono certamente i più visibili, più prossimi ed accessibili di quelli esoterici e davvero iniziatici. Ma solo quest'ultimi velano, nei propri risvolti, i processi che danno impulso al progresso individuale, tanto quanto a quello di un popolo. E quando ciclicamente certi processi interiori s'interrompono, l'impulso a progredire ristagna e quella parte d'umanità che ne resta coinvolta, cade in declino e con lei si perde anche la sua civiltà, che viene sostituita da una nuova, più forte e ricca d'energia.

Le tradizioni exoteriche sono tutti percorsi legati ad interpretazioni minori, i cui teoremi sono spesso ripetitivi e indefiniti, a cui solo un'attenta esegesi può restituire il senso sprofondato nella promiscuità degli aspetti formali. Allora, è importante acquisire la capacità di reinterpretare gli aspetti formali di quelle tradizioni, perché sono loro la causa del proliferare delle diversità interpretative. Resta solo da decidere come affrontare tante diversità. Una soluzione che si offre al ricercatore è anche quella più radicale.

Riconducendosi alla sintesi psicologica che è all'origine dei linguaggi, e scremando dall'aspetto formale (l'interpretazione) il senso che vi si vorrebbe trasmettere, lo studioso vedrà riaffiorare quel denominatore comune che collega alla stessa radice l'origine di ogni pensiero. E riconoscendo la radice del pensiero umano si rivela anche il suo destino, che da un punto di coscienza comune, include nella sua inalienabile traiettoria, il senso del suo sviluppo e di ogni possibile traguardo.

Il progresso del pensiero umano è legato all'evoluzione della sensibilità psichica. E questo sviluppo, in sintesi, diventa uno strumento prezioso contro ogni genere di suddivisione che ostacola la riunificazione dei sistemi iniziatici, sedotti dall'ansia di primeggiare. Ma chi ha interesse a separare, si guarderà bene dall'indicare la via della riunificazione che, anzi, avverserà con forza. Perché il potere che basa la propria forza sul dare e prendere pos-sesso, si avvale dell'ostilità e della paura dei più indifesi, per inculcare loro la sensazione che ogni idea che appaia nuova e diversa, possa destabilizzare il loro destino. Il nuovo ed il diverso diventano, così, il nemico da combattere.

In verità l'ostilità e la paura che si può provare per lo sconosciuto è solo la conseguenza dell'insicurezza. Soprattutto colpisce l'incertezza che si può provare per la parte nascosta di sé stessi e per quella parte di universo che è celato nell'inconscio individuale e di gruppo. L'universo dentro di noi, è certamente l'habitat vitale tra i meno conosciuti e anche quello che incute più timore. Forse, perché nasconde il mistero della vita e della morte che alcuni amano e molti paventano. Per quest'ultimi la morte non è solo un momento di trasformazione, ma è l'elemento di vita più temuto, rimosso e il meglio camuffato dal loro immaginario. Ma, nella sua maturità la mente scopre la logicità che accompagna la genesi di ogni espressione vivente, e questo farà trasformare la paura della morte nel senso d'intelligente accettazione che risolverà, così, molti tabù. Perché una stessa discendenza accomuna la molteplicità degli universi e affratella ogni vita contenutavi.

Un'antica rappresentazione della mistica ebraica raffigura l'origine di ogni universo nell'immagine di un Albero capovolto. Questo è l'Albero Sephirotico o Albero della vita . Un albero con le chiome ed i frutti volti verso terra, mentre le sue radici sprofondano nel cielo. Una rappresentazione molto sensata, per indicare come le radici della vita siano in cielo e non in terra. In terra possono esserci i suoi frutti, che solo se ben coltivati potranno generare nell'essere saggezza ed illuminazione. Perciò, per portare in “vita” un qualsiasi sistema iniziatico, bisogna prima rigenerare la metafisica delle sue radici, facendola defluire dal trascendente dove nessuna diversità può sussistere.

«Ubi maior minor cessat» , ricordando tra saggezza e modestia che in presenza di un elemento maggiore cessa ogni prerogativa dell'elemento minore, è comprensibile che non sia l'iniziazione ad essere fatta a misura d'uomo, ma è invece l'uomo a doversi rendere a misura dell'iniziazione. Ma introdursi al senso dell'iniziazione, evitando ogni sua riduzione di comodo, è un lavoro lungo e complesso.

Per questo potrebbe essere utile introdursi ad una prima visione generale degli ideali ch'essa contiene. Ad esempio, un postulato condensa i primi dettami del pensiero iniziatico: «esiste un solo tipo umano e questi, come tutti i suoi simili, si conduce verso una sola iniziazione, una sola religione, una sola morale e una sola filosofia: tutte di carattere immateriale. Questo genera un'etica uniforme, dove ognuno è considerato per il suo spirito e per la mente che ne è l'espressione formale. Il corpo ed i suoi aspetti sessuali, invece, sono solo l'espressione tangibile dei suoi processi vitali.» A questo consegue che per l'iniziato non hanno nessun fondamento le ragioni che dividono la prassi iniziatica in un nugolo di linguaggi dottrinali. Perché non può esservi divergenza in chi considera surreali le mille interpretazioni che rendono impenetrabile il significato di una prassi dai contenuti universali. Né può esservi conflittualità in chi tende all'unica fonte d'ogni religione. Né può esservi sentimento di separatività in chi sa che non esistono iniziazioni d'oriente o d'occidente, ma una sola iniziazione che comprende l'intero essere umano. Il suo superiore ed il suo inferiore, il suo destro ed il suo sinistro, il suo mascolino ed il suo femminino, il suo spirito ed il suo corpo, la sua mente ed il suo sentimento. Questo postulato rappresenta per ogni sistema la soglia dell'universalità. Universalità a cui è deputato il colore bianco. Perché questo è il colore della luce ed il simbolo della verità. Il bianco è la sintesi di ogni energia, l'apice d'ogni sentimento ed il completamento di ogni realtà.

 

Luci ed ombre dell'Istituzione massonica

La Libera Muratoria primitiva fu l'asilo di molti spiriti illuminati, le cui menti ne arricchirono l'essenza aggiungendo una visione di nobile spiritualità, all'originario presupposto di solidarietà e di mutuo soccorso che collegava in solido gli appartenenti alle gilde artigiane. Ma dove appare la luce compare anche l'ombra.

Nel suo lungo processo d'assimilazione e di maturazione, la Corporazione dei liberi muratori soggiacque a penetrazioni d'idee anche di matrice opposta alla sua natura operosa e borghese. Idee apportatrici di disparità di classe, importate da opportunisti e da residui di aristocrazia in disarmo.

La due principali correnti di pensiero accorparono ogni variante di minore entità, che finirono per scomparire. La parte che tendeva a conservare l'originalità iniziatica fu affiancata da una seconda, di natura più semplice, pratica ed essenzialmente exoterica.

La corrente iniziatica riflesse il proprio principio unificante nell'ideale di una fratellanza universale, fatta da una Catena di cuori affratellati dall'amore per la verità, l'altruismo e la tolleranza. Un anello composto da eguali, la cui gerarchia si riconosceva solo in valori inalienabili e immateriali, costruendo un modello di relazioni che aderiva al principio di primus inter pares (primo tra eguali). Dove non esisteva né inferiore né superiore, ma solo una diversa proporzione di diritti e doveri. Ma alla spinta unificante si opposero i fautori del principio della differenziazione composta da chi, mentre dall'esterno avversava la Massoneria, al suo interno operava per indebolirne la credibilità iniziatica, riducendone i valori etici e la libertà nella ricerca spirituale.

Del principio unificante restò un ricordo nella parola «Fratello», con cui i massoni continuano a designarsi. Ma alla bella parola , non seguì l'affratellamento spirituale necessario, anzi, la voglia di differenziarsi si tradusse in una pletora di titoli e di onori, che somigliavano straordinariamente a patenti di nobiltà. Se l'ideazione di titoli di foggia nobiliare solleticò la voglia d'ostentazione di molti liberi muratori, il fatto di maggior rilievo fu ch'essi riportarono in auge anche in Massoneria, una condizione che prima era dote esclusiva del classismo clericale ed aristocratico.

La ricerca della nobiltà spirituale fu lasciata in sospeso, per essere sostituita da una più semplice nobiltà di titolo. Cosicché il classismo di casta, appannaggio dell'aristocrazia, ch'era stato fatto uscire dalla porta della rivoluzione, rientrò dalla finestra della vanità borghese. Ancora oggi, chi si schiera sotto il vessillo dell'unitarietà veramente egalitaria, fraterna e universale, si fa protagonista di una scelta non comune e spesso condivisa solo in apparenza.

 

La Massoneria Bianca

«La morale iniziatica può raggiungere il fulgore della spiritualità.»

La Massoneria è un museo nelle cui vetrine vengono mostrate antiche vestigia del pensiero umano. Queste possono essere guardate in molti modi, con lo sguardo superficiale e frettoloso dell'incompetente, quello più approfondito dello studioso o quello analitico dell'ermeneuta. Soprattutto in quest'ultimo caso, le vetrine possono rivelarsi la mappa di un percorso iniziatico.

La Corporazione dei liberi muratori è stata sviluppata nel modello speculativo che oggi conosciamo come Massoneria, distinta in M. azzurra, rossa, nera e bianca. Colori che palesano una piramide rituale che, come quella scozzese, è fatta di una graduazione di contenitori simbolici usati per illustrare diversi modi di sperimentare la via iniziatica. Tentativi fatti con formule diverse che via via, hanno dato diversi risultati. Tentativi che hanno prodotto frutti buoni e meno buoni. Ma che tutti meritano di essere considerati, e fatti oggetto di studio accurato. Perché se è vero che s'impara dal bene, è altrettanto vero che s'impara di più dagli errori. E se studiando gli errori altrui ci porta a non cadere nello stesso errore, quello sbaglio non sarà occorso invano. Così che chi ha sbagliato, nonostante questo diverrà maestro: di quanti, però, faranno del proprio meglio per non imitarlo .

Interpretare un Rito non è così facile come potrebbe apparire al primo sguardo. La difficoltà del Rito scozzese, ad esempio, non è solo quella di raggiungere una corretta esegesi dei suoi significati, ma ricostruire la configurazione che annulli la visione disarticolata che ha sostituito quella della corretta successione dei suoi quadri rappresentativi. Quadri che, posti in forma asimmetrica, non consentono più di visualizzare la reale correlazione dei loro significati. Una sequenza, allora, che per quanti non sono adusi a riconoscerne il continuum, apparirà come un dialogo slegato. Come quello di un Libro fatto di illustrazioni a sé stanti che, con la loro disposizione, non consentono di catturare il significato d'insieme, ma permettono solo la visione del singolo frammento. Oltretutto, ogni singola illustrazione si presenta sotto forma di una criptica allegoria che, di volta in volta, apparirà sotto forma di favola biblica, di leggenda misterica o di mito cavalleresco. Un complesso impenetrabile nel disegno e nelle forme che, soltanto con un'approfondita analisi simbolica (e araldica), condurrà il ricercatore alla soglia del «real segreto».

Il segreto iniziatico, anche se giace avvolto nelle rappresentazioni exoteriche della Massoneria, è rimasto tale perché non è mai stato demandato all'arbitrio di vertici amministrativi. Questo spiega la dicotomia massonica, dove gli eredi della tradizione operativa preservano e demandano l'ideale pratico ed exoterico dei liberi muratori, mentre, i proseliti di un principio che raggiunge la metafisica di ogni concezione reale, continuano a tramandarsi la capacità di leggere nell'apparenza delle forme, così, da trarre dai comuni simboli l'insegnamento che altrimenti resterebbe muto.

Ma il segreto iniziatico non è quello riposto nei capisaldi di antiche memorie. Vi si può essere guidatati, ma il segreto resta tale perché intrasmissibile esteriormente. Questo, invece, si mostra alla mente dell'iniziato solo per opera della sua stessa coscienza. È la coscienza, infatti, che svela a sé stessa la realtà e l'origine della propria natura metafisica e universale. Ma per giungere alla comunione tra mente e spirito è necessario ottemperare ad un'opera di costruzione interiore. Una riforma che ricostituisca l'individualità del candidato dandole nuovi riferimenti, più evoluti di quelli permessi dal semplice nozionismo.

Il senso iniziatico connaturato nel termine di Massoneria Bianca è la metamorfosi dell'adepto, che non determina un grado, ma indica il raggiungimento di uno stato d'animo, anzi, di spirito.

Nonostante il senso di tutto questo sia noto, per i burocrati, cultori del senso exoterico della prassi operativa, i gradi della Massoneria bianca sono solo l'ambita graduatoria di un'anzianità militante. Il raggiungimento di un vertice che amministra cose e beni comuni, che dirige la forma e che preserva non sempre ai massimi livelli, l'integrità dell'etichetta rituale.

Prendere coscienza dell'anima iniziatica della Massoneria spinge l'adepto a defluire dalla prassi pratica ed exoterica, per confluire in una voluta maggiore dove non vi sarà più nessuna riduzione interpretativa dei simboli, che saranno esposti ai suoi occhi nei loro significati reali. Significati che da quel momento non saranno più velati sotto forma simbolica, ed allora avranno come ultima difesa solo la “discrezione” dell'iniziato.

 

Il Libro sacro dell'iniziato non è di carta ma è di pietra.

Il Libro sacro dell'iniziato è quello scolpito nelle geometrie del Tempio, nelle sue forme e nei suoi simboli. La sua comprensione è devoluta alle correlazioni geometriche che s'intersecano sul pavimento, e tra questo e la volta che lo sovrasta. Nei segni delle deambulazioni che vi si percorrono (vedi I 4 Viaggi dell'iniziazione ) e nei significati della terza colonna, spirituale, che attraversa l'asse del Tempio, invisibile ad occhi fisici.

Il real segreto è la conoscenza dell'universo metafisico contenuto nello spazio del Tempio, la cui sintesi è l'espressione di quel suono silenzioso chiamato Eggregore. Tutta la ciclicità di quell'universo è rappresentata nel cielo della sua volta che, come nelle cattedrali, è lo spazio interno della cupola che contiene la teoria sonora celata nella correlazione degli astri, nelle cadenze dei cicli celesti e nei ritmi delle sue rivoluzioni. La volta stellata del Tempio, come l'apice d'ogni altro cielo interiore, anche quello dell'uomo, vela il significato della coscienza divina ch'è stata frammentata nel seno d'ogni singolo membro dell'umanità. La Monade divina è il senso esoterico dell'astronomia (v. Platone) che si rivolge all'interazione (come in alto è anche in basso, di Ermete Trismegisto) tra il macrocosmo esteriore e il suo riflesso, che si specchia nel microcosmo interiore d'ogni individuo. Così che ognuno apprenda, che individuo e cosmo sono parti della stessa Unità.

La Massoneria è un complesso iniziatico formato da tre tratti che vengono considerati i 3 stadi dell'iniziazione. Alla base trova posto l'Ars Muratoria, un composto exoterico tra etica e morale. All'apice si trova l'Ars Pontificia che introduce alla terza ed ultima vera iniziazione della Massoneria. Tra le due troviamo l'Ars Regia che si rivolge esplicitamente allo sviluppo delle facoltà della psiche dell'adepto.

Lo sviluppo dell'intelletto, che non sia solo quello legato alla memoria, presuppone un radicale cambiamento dell'animo individuale. Perché la personalità, comunemente, coinvolge l'attenzione della propria coscienza nello psichismo orizzontale, ossia, in sensazioni che convergono tutte sui temi della materialità. Quando la personalità è condotta attraverso una serie di crisi, che supera, quelle prove di vita determinano la graduale espansione di coscienza del candidato. Questo è lo psichismo verticale, ovvero, l'espansione corrispondente all'allargamento della visione mentale. La cui ampiezza e l'accresciuta capacità intellettuale, in Massoneria è simboleggiata dalla divaricazione graduale del compasso.

In un altro lavoro è già stato trattato il significato esoterico dei 3 gradi massonici. Per semplicità se ne ripropone una sintesi.

Per chi tende ad una realizzazione più profonda di quella contrassegnata da sciarpe, decorazioni e titoli, i “Passi dell'Opera” sono velati nei significati alchemici dei suoi colori.

Si dovranno riconoscere le 7 fasi dell'Opera alchemica sottintese nel significato esoterico di Massoneria azzurra, rossa, nera e bianca.

Le sette fasi della trasmutazione riassunte nella formula del solvi et coagula, sono:

la calcinazione,

la putrefazione,

la soluzione,

la distillazione.

Queste sono il preludio all'ultimo stadio della metamorfosi coscienziale, che comporta la sublimazione, l'unione e la fissazione ed indica la crescita esponenziale della coscienza fisica, sino a raggiungere, con la sublimazione della sub-stantia naturale, l'unione con la sua controparte metafisica ottenendo, così, la fissazione spirituale.

 

La classificazione delle Tre Arti massoniche può essere illustrata così: dal disegno dei misteri minori al piano dei misteri maggiori attraverso 3 “Passi” iniziatici.

 

L'Ars Muratoria. Elemento Acqua (piano della ragione emotiva): opera edificante e vivificante della personalità fisica, i cui fondamenti morali sono sommariamente condivisi con quelli del percorso simbolico.

L'Ars Regia. Elemento Aria (piano della ragione super-razionale e dell'intelletto): opera in cui verrà annichilito e “putrefatto” ogni principio di egocentrismo materialista, ristabilendo il potere della mente nell'atto di volontà iniziatica.

L'Ars Pontificia. Elemento Fuoco (piano ascetico della comprensione intuitiva e della rivelazione interiore): opera di sublimazione della sostanza mentale della personalità fisica (la sub-stanzia materiale) nell'unione con l'essenza metafisica, che accomuna gli intenti materiali e spirituali dell'iniziato. Questa è l'opera del pontifex, il costruttore di ponti coscienziali che ponendosi tra il proprio “cielo e terra” interiori, li unisce in un solo dominio.

L'iniziato fonde in sé i 5 regni di natura (minerale-vegetale-animale-umano e spirituale) diventando lui stesso un primo unico Regno nel quale l'uomo-animale si confonde con l'uomo-spirituale attraverso l'uomo-psichico tornando, così, a costituire un'unica anima.

 

La Massoneria, dunque, si è resa depositaria di numerose memorie iniziatiche. Tutti esperimenti che, anche se non del tutto conclusivi, vanno comunque messi in discussione, ricordando che il denominatore che accomuna ogni esperienza, sia d'oriente che d'occidente, è sempre correlato al principio della metamorfosi.

L'antica conoscenza della metamorfosi iniziatica è stata trasfusa nell'alchimia spirituale, che non è la comune chimia dei minerali o la scienza dei metalli, ma è la ricerca del profondo interiore. La trasmutazione alchemica o metallica*, sono termini simbolici, usati per indicare la conoscenza e, poi, la trasformazione dell'inconscio. L'adepto scende negli inferi del suo animo , per rettificarne ogni aberrazione. Una ricerca di mutazione, di ottimizzazione e di evoluzione psichica e di espansione coscienziale, che trovava i propri strumenti nel raja yoga (d'oriente), nell'alchimia spirituale (d'occidente) ed oggi nella psicologia del profondo.

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* Metalli - nel simbolismo ermetico il “metallo” è una passione, un'emozione, un pensiero o un'idea. Queste, a seconda della loro sostanza, possono essere volgari, ordinarie o di fattura preziosa. Trasmutare un metallo comune o volgare, significa raffinarlo sino a renderlo “fine” come l'oro. Questa è l'allegoria del lavoro interiore che l'adepto opera su di sé. Raffinando e trasformando, le proprie caratteristiche sino a renderle, da comuni, un prodotto prezioso. Questa è la metamorfosi spirituale che, dopo tanto lavoro, farà apparire l'iniziato.
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Il metodo iniziatico include la mutazione, l'ottimizzazione, l'evoluzione e l'espansione dell'essere, ma intende anche portarlo oltre. La vera iniziazione bianca intende generare un pontifex. Un iniziato, cioè, che ha saputo costruire un ponte interiore , per unire il cielo alla terra del proprio essere. In altre parole, l'iniziato è colui che somma nella propria coscienza la realtà spirituale a quella della personalità fisica. Perciò, legando la mente allo spirito, l'iniziazione bianca intende fare d'ogni essere umano una coscienza completa in ogni suo attributo fisico, mentale e spirituale.

Ecco che, come recita la scienza segreta, il 3 torna ad essere Uno.

 

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