Argomento:Letture d'Esoterismo


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Sul corpo

di Antonio D'Alonzo

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Nell'immediato dopoguerra la ricezione del pensiero freudiano da parte di psicoanalisti come Reich, Fromm e filosofi come Marcuse ha prevalentemente messo in correlazione la liberazione dei costumi etico-sessuali e l'istanza rivoluzionaria. La società «giusta», «ugualitaria», doveva passare dalla liberazione del corpo; l'idea di fondo su cui si basavano le teorie della liberazione sessuale era che la società capitalistica utilizzasse la repressione del desiderio – attraverso una rigida pedagogia del divieto, del pudore e dell'inibizione – per utilizzare le energie represse dai lavoratori a vantaggio della logica del profitto. Il piacere sessuale condonato a premio finale del lavoratore che avesse sbrigato con coscienziosa perizia i compiti produttivi: soltanto dopo il duro lavoro quotidiano ed in prossimità della festività domenicale era possibile godere dei piaceri coniugali non necessariamente finalizzati a necessità procreative; la rigida morale vittoriana si doveva occupare di imbrigliare il desiderio femminile visto come pericoloso detonatore sociale: imbrigliare i corpi e le menti delle donne inculcando il senso del pudore ed il complesso di colpa verso il peccato sessuale.

Con Michel Foucault le teorie della repressione sessuale passano definitivamente di moda; secondo il filosofo francese non è mai avvenuta una vera e propria repressione sessuale perché ogni periodo, anche quello vittoriano, ha permesso il diffondersi di pratiche e discorsività inerenti a pulsioni libidiche; il vero biopotere, al contrario, si preoccupa di circoscrivere e sorvegliare più che di reprimere; in questa prospettiva nietzscheana la morale e la trasgressione sono funzionali all'omologazione socio-biologica dei costumi: il senso di colpa non serve ad impedire le pulsioni libidiche, ma al contrario, a renderle più potenti ed emotivamente coinvolgenti, purché poi dopo una notte di passioni – ufficialmente proibite – si ritorni ad ossequiare il re ed il vescovo e a pagare i tributi. Del resto il peccato ha bisogno della trasgressione e del relativo senso di colpa per esercitare il tributo al pentimento e la pubblica ammenda. Al biopotere non interessa il virtuoso, ma il peccatore da redimere.

L'epoca libertina – con il suo interesse morboso per la sodomia – è più un tentativo di liberare del tutto l'eccesso e l'oltraggio dalla dialettica moralistica della colpa/pena, che una vera e propria riscoperta dei piaceri dei sensi: piaceri e passioni che non sono mai venute meno nella storia della sessualità occidentale. Anche per la liberazione sessuale della Beat Generation deve essere fatto un discorso simile: Summer of Love e Woodstock sono stati più uno schiaffo alla morale piccolo-borghese, che ha sempre praticato orge e scambi di coppie nell'intimità segreta delle abitazioni private, fuori da occhi indiscreti. Summer of Love è servita a portare alla luce, ciò che il bourgeois ha sempre fatto in privato, oltre che naturalmente a diffondere la sottocultura del trip chimico.

La teoria della repressione sessuale è dunque priva di fondamento. La sessualità contemporanea non è dunque più libera della sessualità dell'epoca vittoriana: piuttosto la liberazione ha interessato più il galateo del corteggiamento che l'eros vero e proprio. Possiamo rovesciare l'assunto di base: oggi si parla tanto di sesso sui media e nella pubblica conversazione perché se ne fa poco, tra agende piene di frenetici impegni e ipertrofiche idealizzazioni. Soprattutto al centro dell'interesse dei media sembra essere non tanto l'eros, quanto il corpo. Una perfezione fisica di corpi da spogliare, esibire, immortalare, filmare, fotografare: un diluvio mediatico di capelli, sorrisi, occhi, pettorali, bicipiti, seni, gambe, glutei, assolutamente scultorei. Un corpo che la pubblicità vuole androgino, da desessualizzare e sottrarre all'identità di genere; la bellezza di glutei perfettamente tonici è un valore in se stesso: non importa se appartengono ad una velina da calendario o ad uno striper dei Centocelle Nightmare.

È un'estetica del dettaglio e della vivisezione; labbra sensuali carnose trasformate sapientemente dalla chirurgia estetica assumono il target di oscuro oggetto del desiderio: che si tratti di proiezione erotica dell'Altro o d'ideale perfezionamento del proprio fisico su canoni estetici imposti dallo showbiz. Giovani uomini e giovani donne si ritrovano a nutrire le stesse ossessioni estetiche per i capelli, le rughe, la tonicità del ventre e delle gambe. Non è raro vedere giovani coppie che si somigliano esteticamente nel taglio e nel colore dei capelli, nella cura delle sopracciglia, nel tipo di piercing e orecchini: manifestazione di amour fusionelle e propulsione inconscia per la riattualizzazione archetipica dell'Androgino celeste.

L'ideale del corpo perfetto naturalmente risponde a strategie di marketing commerciale; l'industria culturale estende la ragnatela del controllo su qualsiasi novità nel comportamento sociale, cercando di omologare la novità, riconducendo la trasgressione nel perimetro del vintage. Nei limiti del possibile, il potere mediatico-culturale tende a trasformare la devianza in moda: operazione possibile soltanto per alcune tipologie sociali. Per il punk, il goth, l'ultras sono previsti capi d'abbigliamento e gadget per rafforzare il sentimento identitario d'appartenenza al gruppo: per lo stupratore ed il pedofilo non ancora. È l'etica dei costumi e la scala dei valori ad interferire con le logiche commerciali. Nella Grecia antica o nella Roma imperiale la pedofilia non avrebbe suscitato scandalo. Ma l'etica dei valori sociali ha un potere d'interdizione sempre più limitato; il divieto vale per il pedofilo e l'infanticida, ma non per l'holligans razzista che può disporre di negozi specializzati nella vendita di articoli da curva ultrà: t-shrts, sciarpe, cd, ecc.

È chiaro che, mai come oggi, viviamo in una società dell'immagine, del target commerciale. In una civiltà iconocratica, una nuova «Bisanzio» della copertina patinata e della rappresentazione digitale. La perfezione estetica del corpo dell'Altro – maschile/femminile/androgino – diventa il target da possedere, senza che per questo avvenga un reale contatto con l'Altro, con il possessore del corpo. L'Altro esiste soltanto come icona, status symbol da esibire come raffigurazione del potere personale, la «preda» priva d'individualità che riflette esclusivamente il potere dell'Io.

Nella seduzione non esiste alcuna dinamica interrelativa tra l'Io ed il Tu: il secondo termine evapora nella proiezione ideale del primo. Il «cogito» del seduttore – «Seduco, dunque sono» – è la spinta propulsiva inconscia che indirizza le azioni dell'Io narcisistico, convinto di valere soltanto a condizione di piacere, di affascinare, di reificare l'Altro. La «preda» del seduttore, tuttavia, ha il potere di confermare o invalidare l'identità dell'Io narcisistico respingendone le strategie seduttive; in questo caso, l'Io riesce a fronteggiare la frustrazione e la crisi d'identità soltanto attribuendo valore non all'Altro in quanto tale, ma alla progressione puramente contabile delle conquiste. Il «catalogo» di Don Giovanni è una lista alquanto impersonale ed anonima di corpi posseduti dove la frustrazione del rifiuto è rimossa dalle cifre: come un centravanti che ha segnato più di 20 goal non si cruccia se ha sbagliato qualche rete durante il campionato, il seduttore si affida alla mera contabilità delle conquiste per dimenticare qualche rifiuto che brucia particolarmente. La velocità e l'intensità dell'azione, il carattere puramente «quantitativo» delle conquiste rende superfluo a volte la consumazione del frutto della seduzione: come l'esteta di Kierkegaard, il seduttore non ha tempo da perdere con la qualità delle prestazioni sessuali. L'importante per lui è sedurre per arricchire il catalogo e ripartire e non dimostrarsi prestante: questa la differenza che intercorre tra un vero seduttore come Don Giovanni ed un libertino come Casanova. Don Giovanni se ne infischia del sesso: per lui è importante il numero totale delle «prede»: « Ma in Ispagna son già mille e tre... » dal Don Giovanni di Mozart.

In questi ultimi anni, il livello della seduzione ha raggiunto un livello ancora più basso. Non si esercita più l'arte della conquista soltanto con il fascino personale, le capacità oratorie, l'arte d'incarnare la proiezione d'Anima/Animus dell'Altro, ma si ricorre a scorciatoie che farebbero inorridire vecchi maestri come Casanova o Don Giovanni. Oggi la seduzione non è più tale, se intendiamo questo termine come un portare in disparte, portare altrove («Sedurre» dal latino sed-ducere; M. Carotenuto, Riti e miti della seduzione, RCS, Milano, 1994); oggi ci si contenta di esibire la conquista ottenuta mediante un patteggiamento economico o commerciale.

La seduzione non è più un «portare altrove», non è più legata a dinamiche dove un individuo viene distolto dal suo presente psichico per essere condotto in un'altra dimensione dell'immaginario, ma è legata piuttosto alla mercificazione ed al baratto del corpo con la carriera o il denaro. Se manca il senso di mancanza dell'Altro che il sedotto prova nei confronti del seduttore, non vi è più seduzione come forza che-conduce-altrove, che apre nuove dimensioni. Non vi è più neanche eros ma mero scambio di favori tra un oggetto sessuale spersonalizzato ed un soggetto che usufruisce del potere politico-finanziario.

L'avvenenza del corpo esibito sui calendari, sui settimanali, in trasmissioni d'intrattenimento, finisce per veicolare la stessa mercificazione: la ragazza che si spoglia per il calendario o per Lucignolo accetta di offrire i suoi favori al potere. Deve soltanto decidere se finire nelle mani di un calciatore o di un politico, se esercitare il do ut des con un coetaneo bello, ignorante e famoso o con un maturo padre di famiglia poco attraente ma spregiudicato. Nel primo caso a regalare la popolarità alla velina di turno sono le copertine, nel secondo caso le telefonate di raccomandazione ai direttori delle reti televisive.

Un preoccupante effetto collaterale della mercificazione contemporanea del corpo, si riscontra nell'aggressività sessuale in voga tra i giovanissimi. I sex offender sono sempre esistiti, ma in questi ultimi anni si assiste ad un incremento di episodi incresciosi che vedono protagonisti molto spesso insospettabili adolescenti di buona famiglia pronti a scatenare l'aggressività di gruppo su una vittima isolata. Ragazzini dall'irreprensibile condotta che nel branco si trasformano in belve scatenate pronte a stuprare le compagne nei bagni della scuola e a riprendere la violenza con i telefonini per rivivere e condividere a più riprese l'attimo della violenza. Una possibile causa di questa vera e propria mutazione antropologica, che fa compiere stupri di gruppo a giovanissimi studenti di buona famiglia, può essere ricercata nel desiderio mimetico che esercita la pornografia contemporanea dove l'umiliazione del corpo femminile attraverso l'orgia risponde al tentativo di non rendere l'oggetto del desiderio irraggiungibile e fuori della portata. Scene dove una giovane donna ha addosso tre o quattro corpi maschili non hanno altro senso che solleticare il desiderio sadico dello spettatore che prova piacere ad assistere all'umiliante reificazione del corpo femminile ridotto ad oggetto su cui scaricare la propria rabbia ed il proprio rancore maschilista e reazionario.

Il fil rouge tra pornografia e stupro di gruppo emerge anche nell'ultimo caso della ragazza violentata alla Fortezza di Firenze. Nell'attesa che le indagini facciano piena luce sulla vicenda, non si può ignorare come uno degli stupratori – studente modello e giovane di «buona famiglia» – si dilettasse con la regia di splatter amatoriali incentrati su Satana, la tortura, il sadismo. Il brodo di coltura di queste pellicole è sempre indirizzato allo stupro del corpo femminile, con il contorno di tutte le possibili perversioni immaginabili; la violenza rivolta verso vittime non femminili è soltanto una macabra digressione, una sorta di variazione jazzistica del tema principale che rimane comunque l'atto d'infierire sul debole, sull'indifeso. Il lupo cattivo alleva il proprio sentimento di potenza scatenandosi contro l'agnellino – le donne ed i bambini – non contro altri lupi. Per tutto il resto, basta e avanzano le curve degli stadi italiani.

Il bambino è preda del sadico perché racchiude in sé l'idea di ingenuità, di purezza; la donna, al contrario, ormai è smaliziata ed emancipata: ecco che la violenza del branco serve a farle ritrovare il suo ruolo di vittima indifesa e implorante, alla mercé del patriarcato fallocentrico. La donna metropolitana che ha il suo idealtipo nelle protagoniste di Sex and the city è fatta regredire – attraverso le vessazioni del branco – a pastorella bucolica, al mondo della violenza primordiale: lo stupro come ierofania di un sacer arcaico che si riattualizza negli snuff-movie, quel genere di film dove ciò che accade è reale e si conclude con la morte della vittima sacrificale.

Non tutta la pornografia è di questo tipo: ma è raro assistere in queste squallide pellicole ad un eros festoso, emancipatore e libertario, come nel caso di Shortbus. Per il resto, nella stragrande maggioranza quello che passa è un messaggio volutamente anti-femminista e reazionario: le donne possono anche emanciparsi ed essere indipendenti con loro eterea ed irraggiungibile bellezza, ma qualunque femmina – anche la più sofisticata – è pronta a trasformarsi in una cagna quando la muta dei maschi incalza. Il messaggio anti-femminista che suggerisce la pornografia contemporanea è che non vi sono donne irraggiungibili, qualunque maschio può disporne se decide di abbandonare la «Kultur» per la «Natur». Gli accoppiamenti multipli suggeriscono proprio questo: l'impersonalità del desiderio femminile.

Nella visione distorta e fascistoide della pornografia contemporanea si trasmette l'idea che un uomo valga un altro, a tal punto che la protagonista è pronta ad accoppiarsi con più maschi contemporaneamente. L'aberrazione pornocratica cerca di mettere tra parentesi la scelta femminile: la brutalità di queste pellicole riattualizza il vecchio clichè dei «cinque minuti» in cui la donna è sessualmente disponibile al primo venuto, alla mercè di chiunque. Il branco di giovanissimi stupratori, a mio avviso, mette mimeticamente in atto la rimozione dell'aura femminile che si esplica nella libera scelta. In una società sempre più competitiva, l'adolescente usa la forza del gruppo per auto-convincersi che per lui non vi saranno donne irraggiungibili, che non dovrà diventare un calciatore per avere donne bellissime: basterà soltanto essere «al posto giusto» nei famosi 5 minuti.

Le stesse dinamiche distorte si verificano nella prostituzione, dove sempre più spesso troviamo coinvolti uomini che pure incarnano i desiderata femminili come calciatori e tronisti. Il cliente della prostituta da strada o dell'escort di lusso fugge non soltanto dall'impegno della vita di coppia, ma anche dalla sfida della conquista dove il rischio del rifiuto costituisce la «forca caudina» del seduttore. Il corpo da comprare della escort diventa un oggetto su cui esercitare il potere barattato con il denaro. La prestazione sessuale si riduce al lasso di tempo in cui il cliente usufruisce del potere di godere asimmetricamente del corpo affittato, senza alcuna ansia da prestazione.

Il potere che il denaro permette di esercitare garantisce la reificazione del corpo libidico, l'oggettivazione impersonale e anonima che sostituisce l'identità personale dell'amante. Il denaro del cliente spersonalizza la peculiarità individuale, riducendo – foucaultianamente – il corpo dell'amante a spazio su cui esercitare il potere. Il cliente è esentato da qualunque tipo di coinvolgimento emotivo o ansia da prestazione; la psicologia del cliente – le ragioni che sottendono i suoi comportamenti (prestazioni particolari che non si ha il coraggio di chiedere al partner, mancanza di coinvolgimento personale, gratificazione sessuale istantanea, ecc.) – si può ricondurre al desiderio narcisistico di potere su un corpo inerte: la stessa dinamica che muove il sex offender.

Se si può concludere parafrasando il famoso motto di Clausewitz, dove la prostituzione diventa la continuazione dello stupro con altri mezzi, dobbiamo tuttavia separare la libido dall'aggressività sessuale. Lo stupro è figlio di thanatos e non di eros: del piacere di esercitare il potere su un corpo inerte.

 

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