Argomento:Domande e Risposte


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Imparare a decidere

di Adriano Nardi

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Athos A. Altomonte scrive: «…vedo difficile come si possa immaginare il "come fare" qualcosa, dopo aver letto solo teoricamente, "cosa fare" e perché. La teoria non potrà mai sostituire la pratica, ed in mancanza di questa, posso solo risponderti quello che avrai letto chissà quante volte: il mio consiglio è: "trovati un Fr. Esperto e Terribile", badando bene che sia un vero esperto. Cioè una guida che abbia già conquistato le mete che ti indica: così ho fatto io ed ho trovato ciò che cercavo.»

 

Caro Athos, in riferimento a ciò che scrivi, cioè su quanto sia difficile immaginare il come fare anche sapendo cosa fare, penso che trovare il "filo di Arianna" – il come trovarlo – non lo si possa immaginare se qualcuno non te lo indica. E neanche lo sviluppo di una mente ragionevole, prima, e logica poi, credo sia ancora sufficiente ad emancipare l'individuo, se non coltiva quel senso di attenzione vigile, che appare a chi non sa mantenerla con costanza: e per quanto mi riguarda non è impresa da poco.

Questa intermittenza coscienziale (esserci e non esserci), infatti, rompe ogni ritmo di lavoro, rendendo difficili anche le più semplici prove.

L'umanità, d'altronde, sta lì a dimostrarlo, quanto sia ottusa nei suoi comportamenti, reiterando sempre gli stessi errori, con una memoria storica inesistente, nonostante "esempi di giustezza"non siano mancati in tutte le epoche.

Metabolizzando la tua indicazione, caro Athos, emerge l'importanza che riveste il significato di «decidere». Questa è una parola chiave, una porta da aprire. Contiene ogni possibilità, ma non lascia "immaginare come fare".

È sicuramente un presupposto per sovvertire situazioni di chi stagna nelle proprie illusorie sicurezze, perché non sembra, ma anche le illusioni costano tanta energia per mantenerle in vita.

Il tempo di una vita individuale è poco, e la responsabilità dei propri comportamenti, più o meno rispondenti alle proprie scelte, aumenta con il crescere della conoscenza.

Credo che quello che i Maestri di Saggezza definiscono: il dolore della conoscenza, dipenda soprattutto da questo. L'aumentata sensibilità coscienziale ridesta la coscienza, alla realtà della mente fisica in cui è immersa, ma che smette di subire, e comincia a reagire alle sue sensazioni, secondo i canoni della propria consapevolezza e responsabilità verso la propria anima.

Cercare il sostegno, allora, di un "Fr. Esperto e Terribile", oltre ad essere giusto, è utile, se non si vuole girare bendati sugli ostacoli. Se però non s'incomincia ad imparare ch'è l'oggi a decidere del proprio karma futuro (destino), si rimane al di là della Soglia d'ingresso del Sentiero, nella «Sala dei Passi Perduti» dove anche il tempo si perde.

E se si giunge ad essere consapevoli che c'è una "Porta iniziatica" alla quale bussare, e non lo si fa, ciò significa voltare le spalle all'evoluzione: la propria.

Non saprei quantificare la portata di un rifiuto in tal senso, ma credo che anche "temporeggiare nell'incertezza", per l'anima sia alla stregua di una diserzione.

Fraternamente

 

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