Argomento:Letture d'Esoterismo


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Felicità, Gioia e Beatitudine

di Asija

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Vorrei fare una distinzione tra la felicità, la gioia e la beatitudine.

La felicità e tutto ciò che si prova, quando la personalità viene soddisfatta. Si prova quando i nostri sensi ed i nostri desideri vengono soddisfatti e appagati, quando proviamo un benessere fisico, quando le nostre aspettative dal mondo fisico ed emotivo si compiono. La felicità è l'obiettivo egoistico per eccellenza, è la meta del sé separato. Normalmente viene augurata a se stessi nonché ad amici e parenti. E va bene così, finché focalizziamo la nostra coscienza nel corpo fisico.

Invece quando iniziamo a vivere come Anime proviamo quel sentimento costante, armonioso e in continua crescita che è la gioia. La gioia è una qualità dell'Anima e quando la nostra mente si allinea con la nostra Anima, ci riempiamo di gioia immensa. La gioia è un effetto della coscienza di gruppo, della solidarietà, dell'amore, dell'unione con tutti gli esseri e non può essere interpretata in termini di felicità.

La gioia non è mai egoistica o personale e provarla costantemente significa aver rotto il guscio della illusione. Riconoscere la gioia dell'Anima non necessariamente significa stare bene in termini di felicità, anzi, molto spesso ciò significa soffrire, sentire l'angoscia del mondo (e mai per se stessi).

Apportare la felicità agli altri avrà come effetto su di noi necessariamente la gioia.

La gioia è anche uno scudo contro le influenze negative che possiamo incontrare lungo la nostra vita, è la forza che ci fa vivere ogni giorno e ogni ora intensamente, è la sicurezza che ci aiuta in tutto e ci libera la strada.

Lo stadio successivo è la beatitudine, propria della natura dello Spirito, ma provarla in un corpo fisico è quasi impossibile.

Parlando della beatitudine e della natura dello Spirito si rischia di fare delle speculazioni s'un argomento che non conosciamo, ma che possiamo soltanto intuire (non capire), chi più chi meno, dipende dallo stato evolutivo dell'Anima di cui siamo il riflesso.

 

Il conseguimento della Grande Unione dello Spirito, chiamiamolo "personale" con il "Padre", che come effetto produce questo stato di beatitudine, ci attende tutti quanti alla fine della nostra evoluzione come Anime; invece la durata di questo percorso può variare in base alle scelte personali. In ogni caso ci vogliono tante vite per percorrerlo.

La strada è lunga e molto faticosa, costituita dalla determinazione e dall'impegno costante di anni e anni, di vite e vite. Sempre, ogni giorno, passo dopo passo, mattone dopo mattone. Se ci ritroviamo a fare questo percorso abbastanza velocemente, vuol dire che abbiamo faticato nelle vite precedenti. Non esistono scorciatoie del tipo "la tecnica del risveglio" o cose simili e non è una gara, dove si prende un premio "Beatitudine". I ricercatori, che sono sul Sentiero per ottenere qualcosa (come i poteri o la Beatitudine) farebbero meglio a rivedere le proprie posizioni.

Chi invece fa questa strada perché non sa più vivere diversamente non ha bisogno di incentivi.

Invece parlando del conseguimento della beatitudine durante la vita fisica, pian piano l'uomo lo acquisirà, ma difficilmente ciò potrà accadere con la "quinta razza".

Come dal bruco esce una farfalla, cosi l'uomo uscirà dal suo involucro grossolano e allora niente potrà impedire questa Unione con il Padre.

 

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