Argomento:Letture d'Esoterismo


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Impiego esoterico della parola

di Athos A. Altomonte

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Molto di quanto "appare" su Esonet non è casuale. Anche esporre pazientemente diversi tipi di parole ha una sua ragione. Quella di distinguere dal proprio, altri linguaggi. Da quelli più ermetici a quelli più raffinati, fino a quelli imprecisi, irreali e perfino devianti. Questa carrellata, posta in un unico punto (Esonet), serve a far riconoscere ai più perspicaci come, nei significati "trasportati dalle parole", non esistono poi tutte le differenze che si vorrebbero credere.

Le differenze sono dovute ai tanti distinguo, insorti dalla moltitudine dei temperamenti umani.

Ad ogni temperamento è corrisposta una tradizione. Ma comunemente, i temperamenti umani non sono mai netti e precisi. Perciò, da una moltitudine di temperamenti "meticci" è nata una moltitudine di tradizioni minori. Che ora bisogna ri-unire.

È tempo di dare inizio all'opera di "abbattimento" dei muri che "separano" Aspirante da Aspirante. Facendone prevalere le posizioni conflittuali (io sono questo… e tu sei quello…), oppure, nel migliore dei casi, le diversità che li rende indifferenti l'un l'altro.

 

"Separare" una tradizione specifica da un'altra tradizione specifica, e rendere le tradizioni minori "indifferenti" alla Tradizione Una (vedi La Sacralizzazione Perduta) è Opera dei Contro-iniziatori.

La Tradizione Una, è così detta, perché ri-unisce in Sé le peculiarità Mistiche e Sacerdotali a quelle Sapienziali e Misteriosofiche. Rendendo questa somma il "veicolo" dell'Iniziazione maggiore.

 

Sovente, s'ingaggiano dispute per difendere un "modo proprio" di esprimersi. E ciò (io dico questo… tu dici quello…) è il segno di come, il personale "uso della parola", sia l'aspetto che separa gli Aspiranti tra loro, e tutti dalla Cult-ura (Culto di Ur) iniziatica.

Un'unica Cultura ed un unico Linguaggio, perciò, detto "universale".

 

Ogni livello evolutivo si esprime attraverso un linguaggio. Come anche ogni Scuola di pensiero utilizza il proprio.

Allora bisogna scegliere se "appartenere" al proprio linguaggio, o assumere quello che caratterizza una Scuola che si rivolge a molti, costituendo, così, una Comunità iniziatica o Gerarchia.

In altre parole, bisogna scegliere se restare attaccati a se stessi, ai propri modi di dire, di sentire e di vedere (v. egocentrismo), o se "accettare" di farsi modellare da un linguaggio transpersonale e non separativo.

E un giorno vedremo che significa.

Per adesso la discussione sui linguaggi è "ancora" pura accademia. Per fare chiarezza, dunque, diventa necessario entrare nei particolari. Come, ad esempio, l'uso istintivo e passionale della parola, confrontato con quello della Parola come Strumento d'Iniziazione e di Servizio. E questo non è certo un esempio d'esoterismo spicciolo.

 

Cosa distingue chi "avanza camminando" da chi "cammina restando fermo sul posto", è che i primi realizzano fatti, i secondi mettono insieme solo parole. Per questo non dimenticherò mai la frase di un Maestro, che diventò uno dei pilastri del mio progresso: «parlare non fa cuocere il riso».

Anche se le tante chiacchiere che, per ragioni di servizio, ci costringiamo ad ascoltare, non sono né utili, né necessarie, né producono fatti ("cambiamento di sé"), non bisogna pensare che le parole non abbiano anche un loro giusto utilizzo. Anzi, direi che possono avere un nobile impiego. Che non è certo quello di "ridurre per semplificare", ma l'esatto contrario, cioè, quello di "approfondire per ampliare", sino a renderle uno strumento d'iniziazione e, soprattutto, di servizio.

 

Per dare seguito a quanto premesso, Esonet ha pubblicato un lavoro che presenta il Linguaggio dei Raggi (v. Scienza dei Raggi), in cui si affronta un lato esoterico dell'uso della parola (il linguaggio).

Con lo stesso proposito di "ri-unire", seguirà il tema sul «Linguaggio sacro degli Iniziati», che non è fatto di Lettere (che ne sono solo l'espressione exoterica), ma è composto essenzialmente di Numeri, che "velano" significati occulti, accessibili solo a chi è stato "iniziato a ri-conoscerli".

I Numeri, come i Simboli, che ne sono "l'espressione geometrica", sono gli antichi veicoli dell'Insegnamento vivente.

 

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