Argomento:Domande e Risposte


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Riconoscendo sarai riconosciuto

di Athos A. Altomonte

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D: È stato affermato che la regola "Riconoscendo sarai riconosciuto"... "và compresa per quello che è, e non per quello che vorremmo vederci noi" … e ancora prima che "in ambito iniziatico non si sceglie mai, ma si è sempre scelti". Le due affermazioni, apparentemente, sembrano in contrasto… sarebbe possibile squarciare ancora un po' il velo e lasciar intravedere una maggiore comprensione?

 

R: Le due affermazioni non sono in contrasto, ma coincidono nel principio di attrazione che il simile maggiore esercita sul simile minore (« Similes cum similibus »).

Ad una maggiore comprensione del rapporto Iniziato-Candidato, può esserci d'aiuto, un altro ben noto aforisma, che dice: "Quando il Discepolo è pronto il Maestro appare". Questo precetto contiene ambedue i pensieri evidenziati nella domanda.

Solo nel momento in cui l'ente minore si rende cosciente della similitudine col simile maggiore, l'ente maggiore riconoscendo a sua volta questa presa di coscienza, entra in empatia nel rapporto attrattivo che unisce due centri di una stessa unità, ad essi maggiore.

È la direzione del percorso che unisce due viandanti, e magari sarà il più esperto a guidare il più giovane viaggiatore nel cammino che segue.

Riflettendosi in un modello, che a sua volta riflette un modello ancora maggiore, ha inizio un processo di trasmutazione interiore, che determina una metamorfosi della parte di natura impulsiva, più coinvolta con la forma fisico-animale.

Quindi, al riconoscimento del simile minore, segue la reazione del simile maggiore che provoca un avvicinamento reciproco tra due entità, che si riconoscono negli stessi principi.

Infine, nonostante un primo riconoscimento, non è, allora, il Candidato all'iniziazione reale a scegliere il proprio Maestro, bensì sarà il Maestro che lo potrà accettare, dopo aver valutato con attenzione, abnegazione, capacità e determinazione.

In un rapporto di questo tipo, la spinta emotiva non serve a produrre effetti. Questo dovrebbe servire anche a rivedere alcuni eccessi, di aspiranti che cadono nel culto della personalità, totemizzando i Maestri, che non sono idoli, ma strumenti al servizio del progresso.

Un esempio di rapporto, anche se negativo, è ben rappresentato nello psicodramma massonico della leggenda di Hiram. Leggenda centrata nell'uccisione del Maestro Hiram. Si narra di tre Compagni, che non soddisfatti della paga (la conoscenza) giusta per il loro grado, pensarono di ottenere con la forza la "parola sacra" di Maestro. Tendendo un agguato al Maestro Hiram che visitava con puntualità il Tempio per accertare la regolarità dei lavori, i tre Compagni, ponendosi in corrispondenza delle tre porte del Tempio, né impedirono l'uscita. Al rifiuto delle loro richieste uno di essi, colpì alla gola il Maestro Hiram, con un colpo di regolo; cercando un'altra uscita il secondo Compagno, lo colpì al cuore con un colpo di squadra, per essere ucciso, infine, dal terzo Compagno con un colpo di maglietto alla testa.

Un racconto allegorico significativo ed utile nell'ambito delle nostre riflessioni.

 

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