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Castità forzosa e assenza d'attributo

di Athos A. Altomonte

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D: Perché la castità è raccomandata nel percorso spirituale, tanto da farne una regola come per il celibato nella Chiesa?

 

R: Occorre distinguere tra “castità forzosa” e “assenza di attributo”.

La castità imposta non è un concetto spirituale, ma solo un mezzo per conservare il patrimonio ecclesiale che, altrimenti, si estinguerebbe nei rivoli ereditari di uno stuolo di mogli ed una moltitudine di figli e figlie.

La castità imposta per regola non è una vocazione ma un atto di censura solo parzialmente alleggerito dalla pratica dell'onanismo e dalle abitudini omosessuali, così comuni nelle comunità religiose. La censura sessuale reprime le naturali pulsioni dei giovani d'entrambe i sessi, conturbando la mente fisica, esaltandone gli aspetti visionari, ansiogeni e fomentandovi l'isteria.

Se non è impotenza, l'assenza di desiderio ha altre spiegazioni.

Una, che il pensiero abbia raggiunto un piano di coscienza imperturbabile agli stimoli passionali e sensuali. Ma non è questo il caso di un Maestro. Un Maestro non si reprime, perché non percepisce quel tipo di stimolo. Quindi non si tratta di continenza, ma d'assenza dell'attributo generativo. La mente di un Maestro può anche volersi veicolare in un apparato fisico, ma questo non vuole dire ch'egli si lasci accomunare con la natura animale della “rappresentazione” fisica!

E poi qual è l'utilità di paragonare il passato remoto di un Maestro col nostro modesto presente? Una ricerca per giustificare come siamo oggi? Non sarebbe meglio trovare punti di contatto più qualificanti per il nostro presente-futuro dell'antico passato di un Iniziato?

In fondo un Maestro è un modello da imitare piuttosto che argomento su cui conversare. Un modello verso cui ogni aspirante dovrebbe incamminarsi, abbandonando se stesso, ovvero, lasciando il modello appreso nella propria “infanzia fisica” per assimilare quello che il Maestro rappresenta.

 

Citerò di seguito una significativa pagina dell'Insegnamento al riguardo:

« Religioni e leggi condannano l'intemperanza, ma anche in questo caso ne tacciono la ragione. L'utilità pratica della temperanza di cibo e di parola può essere dimostrata nel volgere di pochi mesi. Naturalmente Noi siamo, come sempre, avversi al fanatismo e ai tormenti: il corpo sa ciò che gli occorre.

È invece necessario trattare più a lungo della temperanza sessuale; troppo insiste su questo argomento il pensiero contemporaneo.

Misteri antichissimi dicevano: «Il lingam è il vaso della saggezza», ma col passare del tempo questa conoscenza degenerò in odiosi culti fallici, e la religione insorse a proibire qualcosa senza saperne esattamente il motivo. Mentre si sarebbe dovuto dire semplicemente che la concezione è un atto così mirabile che non può essere considerato alla stregua delle misure comuni.

Si possono pesare, si possono analizzare le particelle più minute, ma resta sempre una sostanza impercettibile, insostituibile come la forza vitale di un seme. A tempo debito Noi richiameremo l'attenzione su talune proprietà notevoli di questa sostanza, che può essere vista; ma per ora si deve concordare sul fatto che deve essere preziosissima e dotata di facoltà massimamente importanti - persino uno stolto lo può capire.

L'esperimento offre certo la prova migliore. Se paragonassimo due individui, uno dei quali dissipa la sostanza vitale, mentre l'altro la serba coscientemente, saremmo sorpresi di vedere quanto più sensibile si sia fatto l'apparato spirituale del secondo. La qualità del suo lavoro è del tutto diversa, e i progetti e le idee in lui si moltiplicano. I centri del plesso solare e del cervello sono per così dire riscaldati da un fuoco invisibile. Ecco perché la temperanza non è una rinuncia patologica, ma un'azione ragionevole. Dare la vita non significa sprecare l'intera riserva di sostanza vitale. Se per cominciare gli uomini ricordassero almeno il valore di quella sostanza, per questo solo fatto la necessità di divieti scemerebbe notevolmente.

I divieti sono da eliminare: questa è una legge della lotta spirituale.

Ma un tesoro insostituibile deve essere conservato, e anche questa è una legge della lotta spirituale. Guardiamo le cose con sincerità maggiore: tutto ciò che non si può sostituire deve essere conservato con cura. Dovremmo davvero gettar via il tesoro? Quella energia tornerà in effetti agli elementi dai quali è stata estratta con tanta difficoltà; e invece di cooperare all'evoluzione produrrà rifiuti da rielaborare. Pensiamo dunque alla temperanza come a un'ala!»

 

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