Argomento:Miti e Simboli


Documento senza titolo

Atteone e Penteo o la curiosità

di Francesco Bacone - (tratto dagli Scritti Filosofici – Ed. UTET – a cura di Paolo Rossi)

prodotto per Esonet.it


La curiosità umana nell'indagar segreti e il malsano desiderio di conoscerli e comprenderli, sono riprovati dagli antichi con due esempi; quello di Atteone e quello di Penteo. Atteone, avendo imprudentemente e per caso visto Diana nuda, fu mutato in cervo e straziato dai suoi stessi cani.

 

 

Penteo che, salito su di un albero, aveva voluto essere spettatore dei misteriosi riti sacrificali di Bacco, fu punito con la pazzia. La demenza di Penteo fu di tal fatta che immaginava le cose doppie; e dui soli e due città di Tebe gli si aggiravano dinanzi agli occhi, a tal segno che, avvicinandosi a una Tebe, era trattenuto subito dall'apparizione di un'altra: e in questo modo era portato perpetuamente e senza soste avanti e indietro.

 

 

Folle Penteo che vede le schiere delle Ecumeni
E il sole doppio e apparirgli due Tebe.
Virgilio, Aen., IV, 469

 

La prima favola sembra riferirsi ai segreti dei principi, la seconda ai misteri divini. Coloro infatti che non sono ammessi presso i principi e ne conoscono i segreti contro la loro stessa volontà si procacciano presso di essi un odio certissimo. Pertanto, consci di esser presi di mira e che si cercano le occasioni per nuocere loro, conducono a guisa di cervi una vita timida e piena di sospetti. Anzi accade spesso che siano accusati dai loro stessi domestici in cerca della grazia principesca, e così rovinino. Quando infatti la sfiducia del principe è manifesta, i servi, quanti sono, divengono quasi tutti traditori; sì che a costoro non resta che il destino di Atteone.

Diversa è la tragedia di Penteo. Coloro infatti che temerariamente, poco memori della loro mortalità, aspirano a conoscere i misteri divini tramite le vette eccelse della natura e i fastigi della filosofia (come salendo un albero), pagano come pena una infinita incostanza ed un giudizio vacillante e perplesso. Essendo diverso il lume della natura da quello divino, accade per essi come se vedessero due soli. Dipendono dall'intelletto e le azioni della vita e i decreti della volontà, ne segue che essi sono incerti non meno nella volontà che nell'opinione: pertanto vedono similmente due città di Tebe. Con Tebe infatti sono descritti i fini delle azioni (poiché Tebe era la dimora di Penteo ed il suo asilo). Di qui la deriva che non sanno più dove andare e, incerti e dubbiosi nelle più importanti decisioni, sono trascinati intorno senza costrutto dagli impulsi subitanei della mente.

 

torna su







Questo Articolo proviene da Esonet.it-Pagine scelte di Esoterismo
http://www.esonet.it

L'URL per questa storia è:
http://www.esonet.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1197