Argomento:Letture d'Esoterismo


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Comunicare è l'arte del costruire

di Athos A. Altomonte

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Comunicare è l'arte del costruire immagini che riflettano idee. Evitando d'incorrere nell'errore di voler "portare il cielo in terra", invece di salire noi ad esso; altrimenti s'incorre nel "male antico" di profanizzare delle idee.

Per questo motivo, temo che esasperare la riduzione dei concetti iniziatici, li faccia "cadere" nel culto delle idee, piuttosto che farne uno strumento: «…per edificare Templi alle virtù e scavare profonde prigioni ai vizi…», come recitano i catechismi rituali.

La devozione per le idee, spesso finisce per banalizzare la loro sostanza, uccidendone l'"anima". Riducendone i significati ad una forma di "chiacchiericcio", privo di risultati evidenti. Ma anche quella dei risultati evidenti è una questione di punti di vista, ed ognuno tiene dietro solo a quello che gli riesce visibile. Dalla differenza tra chi segue l'evidenza e chi cerca la sostanza occulta dei significati, sorge il distinguo tra l'esoterista e chi, invece, ama intrattenersi con l'esoterismo.

 

Quindi, nell'affrontare i concetti di comunicazione e divulgazione, si può giungere a conclusioni diverse. Legittime, perché comprensibili solo i limiti dei nostri presupposti in capacità e qualità. Ma di tanto in tanto ci si potrebbe sforzare a guardare anche oltre la siepe del proprio giardino. Approfondendo come si può, ciò che si sa o che si vuole sapere.

Sempre che la vera motivazione sia la conoscenza e non solo "presenziare" qui e là, con senso ondivago.

Richiedere spiegazioni è, dunque, legittimo. Pretendere, però, di uniformare verso il basso ogni concetto, potrebbe far incorrere nel paradosso di quella tipologia di dispotismo dialettico caro agli integralisti, che tendono ad appiattire nel qualunquismo ogni specificità intellettuale e spirituale.

La libertà d'espressione è diritto-dovere imprenscindibile. Ed è auspicabile che ognuno s'arricchisca della buona volontà propria ed altrui. Guardando con interesse al diverso, dal proprio diverso, perché solo un animo cosmopolita può affrancarsi dai legami della cultura profana. Un genere di cultura, questa, che bisogna imparare ad usare. Certo. Ma dalla quale, crescendo, per la legge del contrappasso, bisogna anche imparare a liberarsi.

 

Crescere, non significa affatto uniformarsi ai propri modelli precedenti. Che, anzi, bisogna imparare a travalicare "trasmutando" i propri metalli (le abitudini). Dunque, crescere, significa travalicare se stessi ogni giorno.

Non è questo, in fondo, il senso di: imparare a morire ogni giorno?

Il "maestro" che bisogna uccidere, il maestro fisico, secondo i canoni dell'Iniziazione, non è una persona reale, come credono gli ingenui, ma sono le pulsioni che ci rendono schiavi delle nostre abitudini.

Le abitudini sono i nostri cattivi maestri. I lacci e lacciuoli che ci legano a terra, di cui parlava s. Agostino.

Come si fa a morire rimanendo uguali a se stessi? Atro quesito ovvio, quest'ultimo, al quale può apparire superfluo rispondere, perché la sua risposta è naturale. Ci si deve sempre "fermare" a soccorrere chi vive nell'ombra, ma senza compiacerne i vezzi e le abitudini. E se chi è nell'ombra vuole "trattenerci", allora bisogna liberarsene, lasciandolo alla sua "scelta", che non è certo il Libero Arbitrio dell'anima.

Concludo nella convinzione di non aver "comunicato" nulla di nuovo, nulla che non fosse già noto, palesato ed epresso con chiarezza in ogni tradizione iniziatica. In ogni lavoro non ho mai tralasciato di evidenziare, che il vero Maestro occulto è l'intelligenza del proprio Sé.  

 

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