Argomento:Domande e Risposte


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Discepolato e Servizio

di Athos A. Altomonte

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D: Una delle domande da porsi è: quali sono i miei raggi di appartenenza?

R: Tra i tanti sistemi adottati per riconoscere un raggio, quello più sicuro è osservare le azioni. Come guardando un bimbo giocare si può giungere a riconoscerne le caratteristiche principali, così osservando l’azione di un Postulante ci indicherà quali siano le sue predisposizioni spirituali (che sono la dote nascoste dell’Aspirante). Ma come per riconoscere il temperamento di un bambino occorre l’aiuto di uno psicoterapeuta, nel caso di un Aspirante occorre l’aiuto di un Iniziato. Ancora meglio se questi operasse sul raggio dell’Istruzione (il II Raggio, detto Amore-Saggezza).

 

D: Sono più esplicita: se posso realmente avere avuto un contatto con quella parte di me che intuisco "superiore" ….

R: Senza entrare in merito a quelle che tu stessa definisci "ipotesi", quello che caratterizza il contatto con l’Ego sup. (ma ce ne sono diversi altrettanto dominanti) è, per così dire, un senso d’illuminazione, ovvero d’intelligenza impersonale. Si avverte dalla capacità di cominciare a capire il senso nascosto delle cose che, prima, non ci esprimevano che il loro significato esteriore. Attenzione, però, questa sensazione può essere falsata dall’entusiasmo e dall’aspettativa. Allora è fondamentale la guida di un Fratello o Sorella maggiori, che ci facciano distinguere gli entusiasmi emotivi dalla reale conquista intellettiva.
Una conquista proporzionale alla propria espansione di coscienza. A ciò consegue la crescita di particolari facoltà intellettive. Altrimenti, resta tutto nell’ambito dell’aspettativa, della speranza e della fede. Ma con nessuno di questi elementi si progredisce spiritualmente. Ricorda che spirito e intelligenza sono due facce della stessa medaglia.

 

D: La domanda mi pare di importanza cruciale non solo nel processo, come tu mi suggerivi, di auto-riconoscimento…

R: Se quanto dici si riferisce alla regola «riconoscendo sarai riconosciuto», con questo intendevo dire: quando riconoscerai il tuo maestro terreno, lui potrà mostrarsi per quello che è, cioè, la tua guida. Altrimenti, senza aver raggiunto un alto livello coscienziale l’auto-diagnosi (o auto-riconoscimento) è praticamente impossibile. Per questo serve un maestro terreno che faccia da Speculum, ovvero, sia lo specchio che ci mostri quello che da soli non siamo ancora in grado di vedere o, più verosimilmente, preferiamo non vedere perché non ci piace!

 

D: E il Servizio è per me il discorso più difficile da affrontare. Visto che non si tratta di scegliere, ma di accettare; con gioia, probabilmente, quando il contatto con l’Anima sarà davvero reale e non come ora, soltanto presentito o immaginato o desiderato.

R: Questa frase mi fa pensare ad una visone distante dalla realtà oggettiva. Per capire ti do un punto di riferimento.
Il contatto con l’anima segna il compimento della 3za Iniziazione, detta Maggiore, in cui l’adepto si fa uno con l’anima. E in questa fusione (comunione spirituale o sposalizio celeste), nel contatto tra anima e personalità, appare il vero Discepolo che è l’anima, non la personalità. A molti sfugge che non è la personalità (discepolo terreno) ad essere il vero Discepolo ma l’anima, perché solo l’anima è la parte (quasi) permanente dell’essere.

 

D: Cerco di dire che capisco che il Servizio non si sceglie secondo i propri gusti, né si decide di affrontarlo con un atto di volontà personale; al contrario dovrebbe essere un naturale comportamento …

R: Bisogna dire, che al vero Servizio si è chiamati.
Si è chiamati, o demandati, da chi ci ha guidato ed educato iniziaticamente, altrimenti, anche se in buona fede, potrebbe essere solo un’attività fondata sull’immaginazione.
Allora vediamola in questo modo.
La guida ci educa, ma dobbiamo poi vedere se quello che abbiamo appreso "funziona" veramente. Come fare? Con il Servizio.
Il Servizio, allora, è il banco di prova del Discepolo, che in questa fase è detto: in prova.
Se tutto "torna", questo comporta l’Accettazione. Perciò, superate le prove, il Discepolo diventa "Accettato".
Il Discepolo Accettato ha la facoltà (per la prima volta) di accostarsi al proprio Maestro in ogni momento sia ritenuto utile e necessario per ragioni inerenti al Servizio e all’Istruzione.
Bada bene che l’Istruzione che offre il Maestro è finalizzata al Servizio, perché, il Servizio è l’aspetto pratico dell’Insegnamento.
Servizio è l’Istruzione che il Maestro dona al proprio Allievo e servizio è ciò che all’esterno fa l’Allievo in nome dell’insegnamento ed entrambi gli aspetti sottostanno alla Legge d’Economia (cosmica).

 

D: Stessa cosa mi pare debba avvenire nei riguardi del riconoscimento del Maestro. Sono aspetti certo interdipendenti tra di loro. Anche lì, però, non registro "indizi" nella mia percezione.

R: Il Maestro è una "forma pensiero" reale, non un’immagine. Un Maestro è una "forma intelligente" e solo una forma d’intelligenza (forma mentis)  adeguata, può entrare in contatto per reciproca sintonia (ti prego di rileggere il breve commento su Dharma e intelligenza). E cercarlo attraverso la percezione, la sensibilità o il sentimento non risolve la questione.
Percezione, sensibilità e sentimento possono essere utili per formare le giuste motivazioni, ma sono semplici tensioni emotive, e come tali non sono in grado di "formare" un reale "collegamento" (Ponte) con un ente di maggiore intensità.
È detto che un Discepolo Accettato (un maestro terreno) può essere la Porta del Maestro. È  vero. Riuscire a farsi guidare da un Discepolo Accettato significa, anche se per interposta persona, mettersi in sintonia con il Maestro. E se si è in sintonia col Discepolo Accettato, questa sintonia ci dice che il suo Maestro è anche il nostro Maestro.
La Gerarchia iniziatica è una Catena Fraterna. Ma quella della Catena è un’immagine exoterica. Allora te ne offro un’altra, che mi è stata fatta tempo fa e che certamente è più confacente all’idea che dovrebbe ispirare.
L’Iniziato era in piedi con le braccia alzate al cielo e leggermente allargate. Mi disse: questo è il simbolo del Discepolo, una Coppa pronta a ricevere e a riempirsi dell’Insegnamento che gli viene dato. Poi fece discendere il braccio destro verso terra e disse: guarda, una volta pieno, il Discepolo non deve trattenere nulla di ciò che ha ricevuto ma, come gli è stato offerto, così deve essere pronto ad offrire ciò che sa a chi lo segue e nella stessa forma di come gli è stato dato.
Mi sembra una bella lezione per indicare il senso della Fratellanza Bianca e del rapporto tra Aspirante e Istruttore.

 

D: Per ora mi pare che la condotta più saggia non possa essere che quella di lavorare sul quotidiano, accettare le sfide, trasportare la consapevolezza che si sperimenta nei momenti di raccoglimento nel vivere di ogni giorno senza porsi mete specifiche.

R: Hai individuato una chiave molto importante per chi "bussa alla Porta", quella di sperimentare.
Sperimentare ci fa sbagliare ma rende saggi ed è l’unica via per riconoscere le giuste proporzioni delle realtà che ci circondano e che noi stessi racchiudiamo. Per questo al Postulante è chiesto di "abbandonare il mondo delle parole", ed io rifletterei a lungo sul senso di questa richiesta che, d’altra parte non si presta a dubbi.

 

D: Quando il famoso contatto sarà più stabile, probabilmente molti dei dubbi di cui sopra, si chiariranno e apparirà anche più definita la via pratica da percorrere …

R: Anche per il contatto stabile che tu cerchi, ti rimando al breve articolo su Dharma e intelligenza, perché, quel contatto è la mente intuitiva. Una intelligenza che, sul piano fisico, può già essere considerata un primo fenomeno spirituale.

 

D: … pure, non di rado, devo ammettere di sentirmi sconfortata …

R: Questo sentimento è comprensibile e naturale durante la fase in cui "si guarda il cielo attraverso le nubi". Certo sappiamo che le stelle ci sono, ma quanto a vederle, ancora …

 

D: … trasformare queste tendenze depressive è compito che mi impegna già da molti anni, anche da quando non avevo ancora interessi spirituali …

R: Un Maestro della Gerarchia ha descritto con cura ogni sintomo in cui s’incorre sulla Via del Discepolato.
Se vorrai ricordarmelo, potrei riportare a questa Lista alcuni tra i malesseri più diffusi, che, oltre che fisici sono anche emotivi: come la solitudine, il dubbio e lo scoraggiamento. In verità non mi ricordo bene tutti gli argomenti che il M. ha trasmesso. Ma dammi tempo e posso ritrovare tutto.

 

D: … l’iniziazione di cui parliamo spesso, e a cui, se intendo bene, questi lavori vorrebbero aiutare ad avvicinarsi, posso pensarla come una iniziazione specifica (per chiarirci, la prima "vera" iniziazione, la terza)?

R: Non ho la presunzione di credere che i lavori futuri (molti, precisi, densi e complessi) possano considerarsi un viatico iniziatico.
Più realisticamente, però, posso confidare che siano come le lampadine degli aeroporti, che indicano con una certa sicurezza la Via (interiore) che conduce al proprio Maestro, che non è necessariamente lo stesso per tutti.

E veniamo all’Iniziazione, è sintomatico che molti Aspiranti facciano una certa confusione tra "distanze e rapporti" (potremo approfondire l’affermazione) e confondere il più prossimo con il più distante, pure se il più distante è anch’esso presente. L’Iniziazione a cui può realisticamente aspirare la maggioranza dei Postulanti è la prima. Eccezionalmente la Seconda, ma queste persone si presentano con una dote d’intelligenza intuitiva sorprendente e inequivocabile.
Ma come si può giudicare in prima battuta il livello di una persona? Primo, dalle domande che fa, e solo in seconda battuta dai pensieri che esprime.
Da dove nasce questa priorità? Dal fatto che le idee potrebbero trovare difficoltà d’espressione per una carenza dialettica o per un gap culturale dell’individuo, ma le domande no, perché anche se mal poste saranno sempre profonde ed intense, e questo non è dovuto ad una capacità culturale ma è una questione di profondità d’animo.

 

D: A volte certi accadimenti e svolte, appaiono come una sorta di riepilogo, altre "lezioni", come esercizi preparatori e in passato la capacità di inquadrare gli uni e le altre in un contesto evolutivo compiuto non è stato sempre chiaro, anzi quasi mai …

R: Per affrontare con vantaggio queste domande, credo che ti sarà d’aiuto il capitolo sul Karma di merito e di demerito. Tratta, infatti, di molti aspetti connessi ai temi che hai indicato (prove e lezioni).
E soltanto dopo la (lunga) trattazione sul Karma potremo passare a considerare un metodo pratico per la costruzione del Ponte (Antahkarana). E a proposito di raggi, il metodo in questione è chiamato: Ponte Arcobaleno (7 raggi, 7 energie, 7 suoni, 7 colori e 7 chakra). S’intende l’analogia?

 

D: Una delle mie difficoltà, per concludere, nasce dal fatto che sto imparando a conoscere il sistema di riferimento mentre cerco contemporaneamente di determinare le mie coordinate.

R: Vedrai che quando arriveremo a quel punto (al Ponte Arcobaleno, intendo), molti dubbi "del come" si dissolveranno nella certezza "del fare".  

 

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