Argomento:Letture d'Esoterismo


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Il peso dell'agire

di Athos A. Altomonte

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Credo che si debba distinguere tra facilità d’astrazione e difficoltà d’agire. L’inerzia non equivale mai lo sforzo dell’azione, né scrivere equivale alla laboriosità dell’edificare. Infine, quasi mai dire e fare si coniugano tra loro. Poi c’è chi chiacchiera senza rischiare, ma questa è un’altra cosa.

La passione dell’ideale non ha lo stesso percorso del pensiero teorico. Ed anche il pensiero astratto senza passione per l’azione (e del decidere), resta un fenomeno effimero ed improduttivo.

Agire però, significa anche accollarsi la responsabilità dell’errore (sempre presente) e l’azzardo d’esporsi al giudizio di chi, stando seduto nella propria sedia, può decidere se battere o no le mani.

Parafrasando una citazione di E. Flaiano: l’uomo è sempre pronto a correre in soccorso del carro del vincitore.

Chi teorizza senza fare, invece, ha il vantaggio di poter assumere qualsiasi forma, e senza spese. Apparire senza tema nei modi più confacenti per essere approvati: eroe, saggio, illuminato, un istrione, insomma.

Poi, ci sono quelli che riportano, anche qui senza spese, il meglio del lavoro altrui, che cannibalizzano la conoscenza a proprio uso e consumo. Ed anche sulla cultura di riporto ci sarebbe molto da dire. Ma, come dice un detto popolare: non sbaglia chi nulla fa.

A proposito di citazioni, credo che si possa riferire la bontà di un concetto, senza dover essere necessariamente un estimatore di chi quel concetto lo ha ideato. Dico questo perché, anche da un mondo imperfetto si deve sempre distinguere tra forma e sostanza.  

 

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