Argomento:Letture d'Esoterismo


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La semplicità

di Athos A. Altomonte

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Rispondendo ad una amica sulla semplicità le dicevo:

non credo che la "Semplicità" sia parente della pochezza: di linguaggio, di cognizioni, di sapere o di quant’altro possa essere trasformato in conoscenza.

La semplicità è analoga di: Sintesi (vedi). E la Sintesi non è mai riduttiva, ma conserva distintamente ogni significato che attrae in un comune centro concettuale. Un concetto complesso, quindi, che per essere rivisitato, deve essere "riaperto" in tutti i significati (ed idee) che ne compongono "struttura e sostanza".

Questo è quello che mi hanno insegnato ed è a questo a cui mi sono applicato indefessamente prima di poter concepire domande sensate da porre al mio Istruttore. Ed è proprio su queste domande che si è sviluppata gran parte della mia educazione personale. Questo è un buon sistema: domanda-risposta, ancora domanda-risposta e così via fino ad esaurimento.

Un detto buddhista afferma: "Se la spiritualità potesse essere conseguita mangiando solo vegetali, l’elefante e la vacca l’avrebbero raggiunta da molto tempo!".

Se la semplicità (che non è una forma d’ingenuità devozionale) poggia sull’ignorare le cognizioni basilari del comprendere, allora, essa è puro "nulla".

Ma il vuoto-nulla non è il niente.

Il vuoto-nulla è una dimensione di coscienza (risultato della rinuncia alle idee profane) di chi è andato "oltre sé stesso". Il niente, invece, appartiene a quanti sono ancora concentrati nel buio della mente.

La mente illuminata è semplice, ma quanti sanno concepirla? Quanti sono nelle condizioni di capire il punto di vista di un buddha? Io no.

Qualcuno ritiene che per essere accettato da un Maestro basta nominarlo, adorarlo, bruciando bastoncini d’incenso o cantando litanie. Nulla di più errato. Per essere accettato da una Scuola iniziatica, non bastano le "mani vuote".

Per capirlo, bisognerebbe comprendere il senso delle "prove" a cui è sottoposto un Postulante. Per nulla semplici, perché sulla "Via del Ritorno" nulla è regalato ed ogni riconoscimento deve essere "guadagnato", con fatti che costano fatica e determinazione. Ed i risultati non sono le chiacchiere o le buone intenzioni di un buonismo solo "parlato".

Conta il superamento degli "ostacoli" che ognuno di noi ha posto sul proprio cammino.

Se bastasse "parlarne", magari quando se ne ha voglia o tempo, perché sono così pochi quelli "Toccati" da un Maestro? Dunque, la posizione della semplicità "attendista" non mi trova d’accordo. Credo, piuttosto, in un impegno personale, costante, cosciente, determinato e consapevole.

Nulla avviene per caso. Tutto è prodotto da una causa. E la causa maggiore del karma individuale sono i debiti e i crediti dei "tanti noi stessi". Quindi, sui "tanti noi stessi" dobbiamo agire. Con coscienza e intelligenza: sapendo cosa fare, dove farlo e come farlo. Evitando d’avanzare a casaccio o come se si disponesse di un credito infinito: perché così non è.

Ecco perché serve molta consapevolezza.

Le condizioni migliori per attraversare "il Labirinto" costruito dai "tanti noi stessi" è sapere dove bisogna andare e cosa fare per raggiungerne il "centro", ch’è dentro noi stessi, non fuori o altrove.

Perciò, credo che, come per valicare un passo montano, chi è "meglio attrezzato", anche nella ragione, abbia maggiori possibilità di accelerare le "fasi" del trapasso verso la libertà.

Ma se non si sa, ed è ragionevole pensare che ogni "ultimo sé" non sa un bel niente né del (proprio) prima, né del (proprio) dopo, ogni sforzo è vano.

Ecco, allora, l’utilità di una Scuola, di un Istruttore o di un Maestro, che aiutino a "crescere" nell’applicazione costante dell’intelligenza, per aprire mente e coscienza.

Semplice! Vero?  

 

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