Argomento:Domande e Risposte


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Il Do e la Via del Guerriero

di Athos A. Altomonte

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D: Caro Athos, ho delle domande da porti...

R: Caro G., una delle cose straordinarie del pensiero umano è che ogni domanda contiene in sé i termini della propria risposta. Questo perché ambedue, domanda e risposta, procedono dalla stessa causa: la coscienza. Domanda e risposta, allora, non sono altro che la discesa e la risalita di un concetto informale ed intuitivo ma ancora irrisolto sul piano formale della coscienza fisica.

 

D: ...penso spesso che la Via (il Do) coincide con quello che tu definisci “il Sentiero che conduce l’uomo dal Caos emotivo delle passioni, alla quieta e distaccata saggezza dell’ordine interiore”? ...

R: Il Do di Judo ad es. non è solo una disciplina marziale ma, più precisamente, è la “manifestazione” esteriore di una qualità interiore detta Kì o Chi (spirito). Il Do è la via che, se compresa, torna e “rientra” verso la propria fonte interiore che è il Kì. Se ciò non avviene, e se il Do resta solo compreso come via di azione esteriore, il Do induce a proseguire s’un “segmento d’attività” che, protraendosi verso l’esterno, allontana la mente dell’uomo dal proprio baricentro interiore. Questo è il punto di sottilissima congiunzione tra ciò che è immobile (lo spirito) e ciò che si muove (la forma fisica) ed è l’essenza del vero Sé. Inoltre, la sottilissima linea che congiunge i due differenti poli è la Via della Spada. Spada come simbolo dell’unione tra volontà e spirito. La ricerca di questa unione è la Via del Guerriero dove, in ambito iniziatico, il polo più prezioso è lo Yin (!).

 

D: ...spesso mi capita di riuscire a fare con facilità delle valutazioni sulla realtà oggettiva, se qualcuno mi fa domande circa eventi e/o situazioni, rimanendo all’esterno come punto d’osservazione; in altre circostanze devo creare tali presupposti e spesso ho opinioni personali...

R: Se sviluppi quanto sei capace di descrivere così bene t’introduci al metodo del distacco. Questa è la virtù dell’osservatore. Non è affinando la capacità d’osservazione, che è una capacità comune, che si raggiunge un traguardo di livello superiore ma sviluppando in sé l’osservatore cosciente. Mi spiego meglio. Chi osserva è il senso dell’uomo, ma l’uomo fisico è solo lo “strumento” dell’osservatore che è l’Ego, Sé superiore o anima. Perciò, sviluppare nella propria personalità, la coscienza dell’osservatore significa raggiungere con questa lo stato di coscienza egoica. In altre parole, la personalità individuale viene “riempita” della coscienza di Sé e questi, attraverso la mente fisica ormai propria, si rivela all’esterno.

 

D: ... per quanto riguarda la tua risposta sono cosciente che solo attraverso il dolore si riesce a cadere fino al punto zero per poi fare della propria sconfitta un’esperienza che fortifica, quella del judo è stata particolare anche se non la più dolorosa. Inoltre lo spirito col quale a te mi rivolgo non è di tipo devozionale ma verso colui che una strada ha percorso per volontà ...

R: L’impostazione del tuo pensiero, però, mostra una forte influenza devozionale che d’altronde, spesso viene ad imprimersi nella fase adolescenziale dell’educazione (imprinting). Agli aspiranti s’insegna a trasformare il pensiero della ineluttabilità del dolore che accompagna la vita dell’uomo nel principio dell’errore, perché il principio del dolore spesso consegue a quello di peccato e questa è un’ulteriore aggravamento dell’impostazione devozionale.

L’iniziato non teme il dolore ma lo evita con intelligenza e perizia. Allora, l’aspirante (guerriero o mistico) deve apprendere a guardarsi, con previdenza, dall’errore per non ingenerare dolore. Il devozionale cerca nel dolore il movente dell’espiazione della propria natura (?) ma non è il dolore la via dell’apprendimento ma la saggezza nell’evitarlo. Il dolore può essere in gran parte evitato con la prudenza sì, ma soprattutto con la conoscenza. Quindi, gran parte dei significati di saggezza iniziatica potrebbero ridursi nel termine di: Conoscenza. E se la conoscenza viene poi rimessa a chi chiede, questa diviene generosità ed amore. E quanto riversi al tuo esterno su quanti stentano a vivere è proprio questo: Amore.

 

D: Certamente non bisogna perdere il proprio “baricentro interiore”…

R: Il baricentro interiore, ovvero, il punto di congiunzione dell’ipotetico asse tra l’io inferiore e l’Ego sup., cioè, tra personalità ed anima, non può essere perso “se prima non viene costruito”... ! Infatti, non si può perdere cosa non si possiede, come non si può distruggere cosa non è stato ancora costruito.

Il baricentro egoico è il punto coscienziale dove si focalizza la miopia percettiva della ragione individuale, sino a “confondersi” con la consapevolezza dell’Ego sup. Allora, tra individualità (anima) e personalità individuale (i termini sono sempre convenzioni parziali) sorge un punto di congiunzione che ne unisce le dissomiglianze che, da conflittuali, si rendono complementari.  Come ebbi a dire molto tempo fa ad A., il baricentro egoico è uno stato mentale dove si toccano (v. “sapere per contatto”) il massimo del minimo (la ragione fisica) con il minimo del massimo (la coscienza animica, se così vogliamo chiamarla usando termini consueti).

Frammenti di una Realtà iniziatica è, in realtà, un Cavallo di Troia, dove sotto l’apparenza formale si cercano di porre in risalto certe “strategie” inconsuete che indichino la Via (DO) della Spada: dove il Guerriero è l’allegoria della volontà razionale che, nel Sacrificio di Sé, diventa volontà spirituale. E non preoccuparti se come pietra di paragone uso la Massoneria o la Chiesa. Queste sono due “lavagne” iniziaticamente “piatte” che consentono, però (datemi un punto d’appoggio e solleverò...), di porre in rilievo certi concetti, che hanno trovato spazio solo in astrusi percorsi intellettuali. Dove, d’altronde, la “pratica” è sempre posta in posizione troppo distante dalla “teoria”. Io sono un fautore della pratica. Sempre se viene corretta continuamente da un buon orientamento intellettuale e da un giusto movente.

Mentre non credo nell’eterna teorizzazione di certi circoli o associazioni che di iniziatico hanno solo la dialettica. E tra queste ci metto anche Chiesa e Massoneria dove s’enunciano teorie che, ammantate di patetici alibi (l’uomo è debole, la mente è debole, la carne è debole, ecc.) non ho visto mai realizzare compiutamente. Ma vedremo in seguito: per ora ti saluto ringraziandoti della stima. Fraternamente  

 

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