Argomento:Domande e Risposte


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Via della spada

di Athos A. Altomonte

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D: …«Si può sopravvivere sul sentiero della conoscenza solo vivendo come un guerriero: “Perché l’arte del guerriero consiste nell’equilibrare il terrore dell’esser uomo con la meraviglia dell’esser uomo”».

 

R: Ho esitato a lungo prima di risponderti, ero in dubbio se alludessi al male fisico o al male “interiore”. A ben guardare, non poteva che essere il secondo.

Caro amico, “dolore e solitudine” sono la condizione usuale del guerriero.

Chi è accettato nella Scuola dei Discepoli dalle “Vesti Rosse”, deve osservare il dovere “silenzioso”, imparando ad “attendere” il momento dell’azione.

Addestrarsi alla Via della Spada (1mo raggio) è duro. Le selezioni del Maestro sono severissime. Mai dure però, come quelle che in seguito, una volta solo, il guerriero pretende da sé stesso.

La Via della Spada non è un eufemismo, ma il suo è un significato letterale. S’incomincia col controllare il corpo e la mente “attraverso il respiro”. Poi, s’impara a tenersi fermi davanti alle emozioni, alle paure, ai dolori. Che bisogna apprendere come annullare, non sfuggendole, ma frequentando dolore e paura il più spesso possibile.

Come diceva Assagioli, questa è la via dove il Novizio si mette volontariamente in crisi continue. Con azioni volontarie che “rafforzano” ed allontanano sempre più la loro soglia. Se pur rafforzando la “resistenza” la soglia di crisi viene spostata sempre più avanti, bisogna continuare ad inseguirla, per poter mettere in atto una nuova crisi... e così via.

Questa è la via della resistenza al dolore. Bisogna conoscere il dolore, affinché diventi la “Pietra” su cui affilare la spada, per renderla finissima e tagliente. Come la carota viene messa davanti al muso del somaro per farlo avanzare, spostare sempre più avanti la propria soglia di crisi, costringe chi calca la via della spada a salire, nell’intento di raggiungerla per poi superarla di nuovo.

Questo metodo non è intrapreso per evitare i disagi, tanto meno viene praticato per nascondere le proprie debolezze che, anzi, si vuole “trovare ed affrontare”. Perciò, l’autocritica è il primo strumento del Novizio.

Ma cosa deve affrontare il guerriero? Gli altri? Se stesso?

Pure, ma il vero combattimento è quello ch’egli ingaggia con il proprio Guardiano della Soglia. Solo dopo aver “duellato” con il Guardiano della Soglia, essendo certi di saperlo fronteggiare per aver sostenuto più volte i suoi assalti, solo allora si è pronti al vero combattimento.

La battaglia per cui s’addestrano i Discepoli dalle Vesti Rosse è quella contro le forze della Gran Loggia Nera. Sentendosi pronti ad ingaggiare battaglia anche da soli, con il solo ausilio della “spada fiammeggiante”.

Fraternamente  

 

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