Argomento:Domande e Risposte


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Del senso pratico della Massoneria

di Adriano Nardi

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Caro Amico,
darò di seguito alcune mie considerazioni al tuo scritto, evidenziando ciò che non mi suona.
Dove scrivi: 

D: «…il Grande Architetto, discendendo spiritualmente e direttamente in un Libero Muratore, lo purifica e lo rende degno di tale riconoscimento.
Ciò tuttavia non implica che la divina Luce, una volta accesa nell’anima di questo eletto Fratello, resterà splendente assicurandogli perennemente coscienza e conoscenza: infatti la Luce deve volta a volta, dopo un periodo di attività, riposare nelle Tenebre, sua Eterna Madre!»

 

R: Trovo fuorviante e non commensurato affermare che un individuo che abbia avuto il contatto diretto con il Grande Architetto dell’Universo (partendo dalla propria anima sino ad arrivare al G.A.D.U. ci sono molti gradi di coscienza spirituale) non possa sostenere la Luce che lo pervaderà (se non è stato folgorato dalla potenza di tanta luce è perché può reggerne la “tensione” - ma stiamo parlando di un Bodhisattva, come insegna l’oriente); d’altro canto non trovo appropriata l’analogia tra il ciclo di manifestazione e riposo con l’intermittenza di coscienza e conoscenza dell’individuo, che è più prossima al mangiare e al digerire ed assimilare ciò che si è mangiato, consentendo una graduale crescita, ovvero delle espansioni di coscienza.

 

D: «…la Squadra volgente il vertice in basso. Tale simbolo evoca infatti la “caduta”; più precisamente allude alla condizione dell’uomo che, fortemente materializzato e deviato, si sente precipitare sulla Terra, culla e fossa non solo dei corpi fisici ma anche della parte più grezza e meno illuminata dell’anima...»

 

R: Abbiamo imparato negli anni che le interpretazioni dei simboli sono tante quanti i gradi di coscienza di chi li “legge”. Che la squadra fosse il simbolo della “caduta” (che messa tra virgolette intendo come “caduta degli angeli nella forma”) non la conoscevo come interpretazione. Certo è che non posso accogliere l’idea che l’anima abbia una parte grezza e meno illuminata, a meno che il termine anima ed animo non vengano usati nel testo come sinonimi.
Poi però continuando a leggere scopro che usi la dualità Anima/Spirito, rispettivamente per squadra e compasso e allora ho la conferma che non diamo ai termini la stessa accezione. Dimenticando peraltro l’aspetto Forma.

L’anima non può essere simbolizzata dalla squadra poiché quell’ente esprime un rapporto, qual è la coscienza, e in particolare quel rapporto trasmesso dall’uso della squadra e del compasso, simboli onnipresenti nell’iconografia massonica. Infatti, finché è la forma (il sé minore, il triplice uomo inferiore) a prevalere come polo d’attrazione (cosa che la squadra simbolizza, evocando la forma del quadrato, del cubo e del quaternario del grembiulino, ovvero la forma nella sua triplice espressione, fisica emotiva e mentale) sulla natura spirituale, il simbolo della squadra è posto simbolicamente sopra al compasso. Solo quando l’anima, ovvero la coscienza che anima quella forma, entra in risonanza con l’attrazione del Magnete spirituale (la Monade, la scintilla divina presente in ogni uomo), allora quelle energie cominciano a permeare l’individuo, il compasso incrocia la squadra, e la bavetta triangolare del grembiule scende sul quaternario.

Nell'insieme viene data una visione, che definirei poco pratica della Massoneria (sebbene il testo, come dice il titolo, ambisce ad esporne la natura misteriosa), riconoscendo un linguaggio, che accade spesso di sentire nei Templi. E credo che molto del decadimento che l'Istituzione ha vissuto e sta vivendo, dipenda anche da una dialettica teorica, che non rende pratico e fruibile ciò che il suo simbolismo insegna.  

 

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