Argomento:Letture d'Esoterismo


Il Dolore nell’Insegnamento iniziatico

di Athos A. Altomonte

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Un Maestro orientale insegnava: «con l’abbandono del desiderio nasce la felicità».

Essendo l’infelicità frutto dell’ignoranza, dalla quale genera l’errore, si può affermare che il dolore è frutto dell’ignoranza e di contro, che la felicità è frutto della Saggezza. Tutto questo può venire ulteriormente ridotto nei due opposti elementi di “squilibrio ed equilibrio”, da rendere complementari attraverso la realizzazione, in noi, della Via di mezzo, anche detta il Sentiero di mezzo.

Questa Via, può essere presentata ad una mente occidentale facendo ricorso al Criterio del Ritmo. Questo Criterio è l’elemento attraverso cui prende corpo e si manifesta ogni Legge; senza questo Criterio, legato alla Legge dell’Equilibrio, ad esempio, non potrebbero manifestarsi coerentemente Leggi come quella d’Economia, di Distribuzione, di Emanazione e Riassorbimento dei Cicli sistemici e cosmici dell’universo. Per l’Iniziato, il Criterio del Ritmo vela la Legge di Sincronicità che opera, tra l’altro, in presenza dei piani multidimensionali e pluritemporali.

Il Criterio del Ritmo nella Filosofia ermetica afferma che, ogni cosa fluisce e rifluisce, ogni cosa ha fasi diverse; tutto s’alza e cade, in ogni cosa è manifesto il criterio del pendolo: l’oscillazione di destra è pari a quella di sinistra e tutto si compensa nel ritmo (Cicli, Cadenze, Ritmi, VII Aspetto cosmico, detto anche l’Aspetto Cerimoniale dell’Universo).

Ciò vale per ogni cosa: per i pianeti, le stelle, l’energia e la materia, così come per gli uomini e gli animali, quindi anche per la mente... Questa è l’arte degli ermetisti: compreso il criterio, imparare ad usarlo invece che subirlo. Quindi se l’ermetista si polarizza su un certo punto, neutralizza la forza ritmica del pendolo che, oscillando tenderebbe a condurlo all’altro polo.

I metodi d’uso, contrazione e neutralizzazione del criterio del Ritmo, formano una delle parti più importanti dell’Alchimia mentale. È evidente l’analogia che unisce il moto ritmico (l’Ordine) o aritmico (il Chaos) di questo Criterio, con il Filo a Piombo massonico già analizzato in altri articoli. Altra analogia evidente la ritroviamo con la Croce Mobile dello Zodiaco, detta dell’Apprendista, come con la Croce Fissa e la Croce Cardinale che si riferiscono, esotericamente, alle iniziazioni seguenti. Il moto della svastika che raffigura quello del sole, ascendente (destrorso) e discendente (sinistrorso).

Pur evitando la citazione di tutti i simboli collegati al moto sincrono ricordiamo che, sottostanno tutti al medesimo criterio: Oscillazione-Perpendicolo-Oscillazione e che il fermarsi perpendicolarmente, facendo all’unisono tacere ogni dissonanza interiore è, per l’iniziato occidentale, la Via di mezzo.

Torniamo ora al soggetto di questa nota, il criterio Dolore ed alla sua antitesi, il criterio Felicità.

Il Dolore è frutto dell’Ignoranza e la sua risoluzione risiede nella Liberazione, ma di quest’ultima parleremo più avanti.

All’origine della Filosofia orientale del Dharma, troviamo enunciate Quattro Nobili Verità:

1) la Verità del dolore;

2) la Verità dell’origine del dolore;

3) la Verità della soppressione del dolore;

4) la Verità del cammino che porta alla soppressione del dolore.

Prima Verità: la nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che non piace è dolore, la separazione da ciò che piace è dolore, il non ottenere ciò che si desidera è dolore.

Seconda Verità: l’origine del dolore è quella sete, di sapere-provare-possedere, che è causa di rinascita, di desiderio, di piacere, di esistenza.

Terza Verità: la graduale soppressione di quella sete “colmando e così esaurendo” attraverso il Sapere, la fonte di quel desiderio.

Quarta Verità: è l’applicarsi sull’ottuplice Sentiero dell’Iniziazione di: 1) retta fede, 2) retta decisione, 3) retta parola, 4) retta azione, 5) retta vita, 6) retto sforzo, 7) retto ricordo, 8) retta concentrazione.

Applicarsi in questo Sentiero porta, l’Adepto d’Oriente, all’Illuminazione e alla Beatitudine, avendo estinto la bramosia della vita formale e dei suoi aggregati: la forma, la sensazione astrale, concetti e ideali personali o separativi, predisposizioni di natura limitativa, coscienza individualizzata. Questi aggregati, insegna questa Filosofia, sono frutto “dell’ignoranza sulla propria natura”, quindi sono impermanenti.

«Effimeri sono i fenomeni sottoposti alla legge del nascere e del perire; essendo nati periscono. Per essi il compimento, consiste nell’estinguersi.» Mahaparinibbana Sutta VI, 10

R. Assagioli, attraverso la psicosintesi indica questo elemento vitale dell’uomo, come l’elemento della fondamentale polarità piacere-dolore. Con l’uso della mente illuminata si giunge a comprenderne le cause, la natura, le funzioni e a distillarne l’essenza. La sofferenza purifica, bruciando col suo benefico fuoco tante scorie interne; tempra, rafforza, sviluppa e matura ogni aspetto della nostra coscienza. In certi casi, si può arrivare ad una comprensione così piena della sua funzione che, mentre il livello emotivo soffre, un livello più alto può gioire.

Quanto affermato può essere meglio compreso sintetizzando quanto elaborato dallo stesso R. Assagioli laddove descrive il processo e la tecnica di Equilibramento e Sintesi degli opposti:

Processo. Questo grande criterio, che è la chiave per comprendere e risolvere tanti problemi teorici e pratici, fu intuito da Platone. Poiché l’unità esiste prima della dualità, coincidenza degli opposti prima della loro scissione, gli opposti sono opposti tra loro ma non opposti verso l’unità. I due termini antitetici si risolvono e si superano nella sintesi. Il modo più efficace per attuarla è staccare risolutamente il centro di coscienza dai due poli e mantenerlo saldo e costante nel punto superiore di equilibrio e di dominio.

2) Tecnica. La differenza tra la soluzione di compromesso e la sintesi risulta evidente da una rappresentazione grafica triangolare. All’estremità della base del triangolo, ci sono due poli opposti; il punto (intermedio) della base può rappresentare una posizione di compromesso. Ma i due elementi vengono assorbiti in unità superiore, dotata di qualità che trascendono quelle d’entrambi.

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