Argomento:Letture d'Esoterismo


Felicità, la negazione del dolore

di Athos A. Altomonte

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Volendo parlare della felicità, ovvero la negazione del dolore, credo che in chiave occidentale, il pensatore che l’abbia meglio rappresentata sia stato Epicuro. Ho scelto di ricordare questo grande filosofo sia per quello che ci ha saputo trasmettere, ma soprattutto per l’esempio, illuminante, su cui riflettere, di come un grande maestro, al pari di altri grandi come Socrate, possa essere combattuto con ogni mezzo, dai “dotti” ufficiali delle gerarchie minori, ricorrendo al vile uso della calunnia e alle piccole menzogne filosofiche, pur di contrastare pensieri alti e limpidi che per la loro forza spazzano via ogni falsità.

Essi non hanno mai capito che a fronte di un’apparente sconfitta, il filosofo non può essere combattuto e vinto, poiché egli non usa le loro piccole armi e soprattutto non mira ai medesimi piccoli traguardi. Invece è proprio quella Filosofia eterna, ch’essi non comprendono e che quei pensatori ed iniziati esprimono, a soverchiarli e, nel tempo, a seppellirli con tutte le loro Gerarchie, nell’oblio assoluto delle tenebre della storia.

La nota fondamentale del pensiero di Epicuro è l’essenzialità. Ridursi all’essenziale, porta alla vera semplicità, non come la povertà aberrante o la rinuncia sofferente di colui che vuole martirizzarsi  ma, come sintesi  ed essenzialità d’un vertice mentale, soddisfatto di poter determinare con la propria intellettualità le proprie scelte, con un profondo senso di discriminazione. Egli insegnò come, per riconoscere la felicità, l’uomo debba prima riconoscere con la propria ragione l’illusione e poi dissolverla.

Per dimostrare ciò, presentò una Regola detta Tetrafarmaco che rispecchiava il Canone della Verità. Il Tetrafarmaco è composto dalle seguenti quattro Verità:

  1. la Divinità non deve fare paura,

  2.  la morte non è temibile,

  3. è facile procurarsi il bene,

  4. è facile sopportare il dolore.

“Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa.  Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire.
La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi.
Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi.
Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più ... il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere.”

 

Abbiamo già trattato in altri articoli di questa importante emozione che è la felicità (vedi Gioia e Felicità ne Le Qualità dell’Anima).

L’Insegnamento ricorda:

«Amici! La felicità sta nel servire la salvezza del genere umano.

Getta ogni pregiudizio, raccogli le tue forze spirituali, e soccorri l’umanità.

Volgi al bello ciò che è brutto a vedersi.

Come l’albero rinnova le sue foglie, così gli uomini fioriranno sulla via della rettitudine.

Cerca la felicità ed esalta lo spirito. La fede in se stesso e la ricerca del vero creano armonia.»

 

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