Argomento:Massoneria


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Il Viaggio attraverso la Grande Opera /3.2

di Athos A. Altomonte

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All’opposto di quanto si crede, è necessario rifiutare e disconoscere l’isolamento essoterico delle Alte Camere rituali e comprendere gli invisibili collegamenti dell’indotto iniziatico con cui, la Filosofia Esoterica, unisce nella Piramide Scozzese, l’impegno di iniziati di diversi livelli e capacità. Come nell’economia di ogni altro “corpo”, anche nella Piramide Scozzese, la Filosofia ermetica degli Alti Gradi emana le sue prerogative dispensandole poi nell’Opera, attraverso gli elementi subalterni a loro collegati.

Prenderemo come esempio i Sorveglianti della Soglia del Tempio(filosofia del 4° grado) e gli Esecutori di Giustizia (filosofia del 9° grado), che simboleggiano il collegamento con gli Iniziati Maggiori che quella Giustizia (filosofia del 31° grado) e quell’Equilibrio (filosofia del 32° grado) debbono emanare.
L’indotto iniziatico che collega ermeticamente, tra diversi livelli, (Ars Pontificia = Arte del Collegamento) la capacità d’operare in una medesima funzione, è contenuto in profondità tra il simbolismo sacro del Maestro Segreto e Sorvegliante della Soglia del Tempio Rituale (il IV grado del Rito Scozzese A.A.) e dell’Esecutore di Giustizia (il IX grado del Rito Scozzese A.A.) ch’esprimono, individualizzandola, quella Giustizia (che giace nella “filosofia occulta” del XXXI grado del Rito Scozzese A.A.) e quell’Equilibrio (che giace nel “Sublime Segreto” del XXXII grado del Rito Scozzese A.A.) che, dal Vertice della Massoneria Bianca, discendono attraverso quella che è chiamata l’Iniziazione discendente* lungo tutta la Piramide Gerarchica dello scozzesismo sino a riflettersi, attraverso ogni singolo massone, nel Mondo di Chaos.

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* L’Iniziazione discendente - sottostà alla Legge d’Equilibrio. Nel mondo fisico potremmo esemplificare questa legge con due semplici definizioni: il volume del contenuto non può superare la capacità del contenitore ovvero, l’energia trasmessa dal generatore (l’Anima), deve essere proporzionale alla capacità di resistenza del conduttore (la Mente).
Anche la Triade, attraverso l’Ego, che funge da polo positivo della manifestazione dell’uomo microcosmico, deve necessariamente limitare il suo “aiuto” al sé inferiore, che a sua volta è il polo negativo di quella stessa manifestazione, in proporzione alle limitazioni che condizionano questo secondo elemento, inferiore e ricettivo (passivo). Pena il serio danneggiamento, sino alla distruzione, dell’elemento inferiore (energeticamente) o parti di esso.
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Va rammentato che l’opera dell’Ars Pontificia, non risiede solo nel creare “Ponti” che collegano quanto è terreno con quanto è celeste e sovramundano, ma sostiene l’Iniziato nel riconoscere le “geometrie invisibili” che collegano lo sviluppo delle Filosofie dell’ordinamento iniziatico. Queste coesistono, sviluppandosi indissolubilmente per l’intero percorso, sino al vertice della Massoneria Bianca, la più alta espressione iniziatica del ramo d’Occidente.

Per chiarire con un altro esempio come possa affrontarsi la “lettura” di Filosofie ermetiche, apparentemente diverse se considerate disgiunte, ricostituiremo un ciclo particolare di cadenze, che come altri, attraversa ad arte il Rito Scozzese, confondendo all’occhio del profano “che guarda ma non vede”, gli intimi valori esoterici che uniscono i diversi itinerari di conoscenza massonica.

Con questo percorso che sviluppandosi in più sezioni, si ricollega in diversi livelli dello scozzesismo si ricordi che questa, come tutte le geometrie dell’ermetismo, risulta molto evidente solo a coloro che si sono ben istruiti nella Libera Arte del Pensiero e di conseguenza, abbiano sviluppata la capacità del pontefice, di colui cioè, come indicano i Commentari esoterici: «...in grado di collegare con ponti aurei (dal colore solare dello spirito, la Monade) l’esteriore con l’esteriore (legare tra loro fatti, concetti, simboli ecc.), questi con l’interiore (i significati occulti ch’essi ri-velano) e con il proprio interiore (la percettività interiore) e questo con lo Spirito (il proprio apparente metafisico, l’Anima) e viceversa».

Nel 3° grado massonico è racchiuso lo psicodramma della resurrezione interiore dell’entità spirituale dell’uomo che avviene al compimento della 3° Iniziazione.* In questa iniziazione è ricordato il dramma dello spirito dell’Umanità che, chiamato Hiram, giace sepolto nella terra della propria Forma fisica e sulla cui tomba rigoglia “memento homo”, il sempreverde ricordo della sua immortalità simboleggiato dall’indistruttibile Acacia.

Con quell’Iniziazione, per l’uomo ri-generato, ha termine l’Opera personale.

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* 3° Iniziazione - Se fosse reale, con questa Iniziazione si raggiungerebbe, nella Psiche dell’Adepto, l’unione tra il III Aspetto ed il II della Triade (Intelligenza e Amore), che fondendosi tra loro divengono un Aspetto solo (vedi nota sulla Triade nel capitolo 2.5). Potremo vedere in seguito, giunti al glifo dell’Albero Sephirotico, la portata di questa indicazione.
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La rinascita psicologica che segue al risveglio spirituale, porta il Costruttore ormai Iniziato, a possedere il “Segreto di Hiram”.
Questo segreto noto ai soli Maestri, seppure incomunicabile attraverso i linguaggi ed i metodi profani, è trasmissibile per l’afflato bocca-orecchio tra Maestro e Discepolo, il cui “senso” più occulto, visiteremo nel capitolo dedicato all’Insegnamento iniziatico.

Alcune Scuole d’Oriente indicano, per “fondere” la coscienza del Maestro con quella del Discepolo, la tecnica chiamata contatto “da cuore a cuore”; intendendo con cuore, il Centro Cardiaco e sede del Ponte Intellettuale con la Triade (la Gnosi), da non confondere certamente con una delle pratiche passive della chiesa devozionale.

La maturazione di quella condizione che così profondamente segna la simbologia del 3° grado, proietta l’iniziato nell’Opera personale di “costruzione” di quell’Arco Reale (il XIV grado del Rito Scozzese A.A.) che nel Tempio di Salomone,* costituisce il sostegno e la Chiave di Volta del Santa Sanctorum. Il Tabernacolo del Terzo Tempio di Melchisedec** luogo ove era conservato il Segno della Santa Alleanza tra Dio e uomo.
L’Arco Reale della Santa Alleanza con Dio e l’Ars Pontificia dell’Iniziato, con il ponte che lo unisce al proprio Spirito, sono concetti analoghi.
Quest’analogia è accuratamente espressa nella Filosofia esoterica del grado: «...di coloro che costruendo Ponti tra Terra e Cielo, conquistano l’Iniziazione sacerdotale».

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* Il Tempio di Salomone - L’immortale destino di ciascuno e di tutti è di acquistare la coscienza del Sé superiore e successivamente quello dello Spirito Divino. Quando la forma è pronta, quando il Tempio di Salomone è stato costruito con le pietre della vita personale, la vita del Cristo (Cosmico) vi penetra e la gloria del Signore adombra il proprio Tempio. – (Considerator)
** Il Tempio di Melchisedec - Da un Antico Commentario esoterico: «dopo la terza iniziazione, detta della Trasfigurazione, quando la personalità sarà assoggettata all’anima, o Cristo interiore, e la gloria del Signore risplenderà attraverso la carne, ci troveremo a dover affrontare il coronamento supremo, la Crocifissione (consapevole dello Spirito ormai risvegliato, nella Forma materiale) e la Resurrezione (nella Forma della coscienza dello Spirito). Allora, ci è stato detto, quell’Essere misterioso, che l’Antico Testamento chiama Melchidesec e l’Antico dei Giorni, compirà la Sua parte e ci inizierà ai misteri ancora più elevati.»

Di Lui è detto: «Melchisedec, re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo […] fu, in primo luogo, come indica il Suo nome, Re di Giustizia, ed anche Re di Salem (Re di Pace). Egli, nato senza padre e senza madre, senza antenati, senza criterio di giorni né fine di vita […] rimane sacerdote in eterno.» - (S. Paolo agli Ebrei VII, 1-3)

[…] è Colui che accoglie l’Iniziato e che sovrintende alle transizioni di coscienza più elevate, che sono la ricompensa delle prove vittoriosamente superate. È Colui la cui stella risplende quando l’Iniziato entra nella luce. Esistono dunque tre iniziatori; dapprima l’anima dell’uomo, poi il Cristo storico ed infine l’Antico dei Giorni, «Colui in cui viviamo, ci muoviamo e siamo» - (Atti, XVII, 28)
Il Logos Planetario, potrebbe essere considerato come il Dio del nostro pianeta che, nella sua essenza divina, come Anima, è al di sopra del piano monadico. Esotericamente i sette grandi mondi planetari non sono che sette sottopiani del Mondo fisico Cosmico; ma ci sono altri grandi Piani o Mondi Cosmici e il Logos planetario, il grande Essere che informa il nostro pianeta, con la Sua Anima risiede nel Mondo Mentale Cosmico (il Mondo della Volontà di Dio). Nella sua manifestazione personale, se così si può chiamarla, è il Grande Iniziatore che dimora nel piano divino. Quello che in termini cristiani si chiama “il Padre”, è chiamato nella Bibbia l’Antico dei Giorni o Melchisedec, che significa Signore di Giustizia, poiché la Giustizia, cioè la Legge in senso cosmico, regge tutto il piano evolutivo, tutta la manifestazione. Esotericamente è anche chiamato il Giovane dalle 16 estati e questa potrebbe apparire come una contraddizione ma non lo è. Mentre nella sua essenza è antico (preesiste alla manifestazione), nel ciclo evolutivo è ancora giovane, poiché l’evoluzione è ancora ad uno stadio non molto avanzato (16 estati è da intendere come il numero dei cicli maggiori, di manifestazione e di riassorbimento dell’universo, di cui Egli segue i Ritmi). – (Considerator)
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La costruzione dell’Arco Reale (individuale) conduce l’Iniziato al contatto sempre più ravvicinato con il Sapere e la Conoscenza. Conoscenza che forma il “nucleo attivo” dell’Insegnamento intimista della Rosa+Croce (il XVIII grado del Rito Scozzese A.A.) per il quale, attraverso la propriaRosa mistica (la Coppa Mistica del proprio cuore, il Centro Cardiaco) si tende a raggiungere quello stadio d’illuminazione interiore chiamata Gnosi. Illuminazione che, afferma la Dottrina esoterica, avviene per contatto con la Triade. Questo traguardo venne offerto sia ai Profani che agli Iniziati d’Occidente (rappresentati dai 3 re Magi, Ars Regia) dal Maestro Gesù di Nazareth e divulgato in seguito dai Perfetti di Linguadoca e dalla Confraternita della Rosa+Croce.
Attraverso una catarsi personale (simboleggiata dall’attraversare la corolla della rosa), la coscienza dell’uomo giunge sull’altro lato di sé stessa, riunendo così le due sponde, orizzontali e verticalidel suo pensiero (i due poli mentali di Nord e Sud; Est ed Ovest), riconciliandoli così in una rinascita interiore*. I percorsi interiori (psicologici) della coscienza sono facilitati dall’applicazione pratica di quella scienza chiamata Alchimia Spirituale.**

La Conoscenza iniziatica o Gnosi portano l’Uomo legato al suo Spirito, a saper discriminare il vero dall’irreale; la realtà immutabile dell’universo e della vita, da quanto creato per rappresentarle virtualmente. Si supera così la necessità d’una rappresentazione macrocosmica, fittizia e circoscritta dall’immaginazione dell’uomo, per giungere alla visione diretta di quella realtà, rappresentata dal Pianeta che diviene il nuovo Tempio dell’Iniziato, con una Volta Stellata che li sovrasta e li avvolge ambedue. Questa nuova realtà diviene, per il Perfetto, il Kadosch, la vera immagine del Tempio: eretto dallo stesso Grande Architetto, e lui stesso, evocandone la presenza col proprio spirito, ne diviene il migliore difensore.

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* Simbolismo della Rosa - Esercizio usato nella psicosintesi per promuovere e favorire l’aprirsi della coscienza spirituale. Si basa sullo sviluppo del simbolo della rosa e aiuta a togliere od allargare i viluppi affinché si riveli il centro spirituale. Consiste nella visualizzazione del passaggio dal boccio chiuso, al fiore pienamente aperto. La sua efficacia dipende soprattutto dalla capacità d’introiettare la rosa, di identificarsi con essa, in modo che il simbolo operi (interiormente) in modo creativo.
(R. Assaggioli: Lo sviluppo transpersonale; Principi e metodi della psicosintesi terapeutica.)

** Alchimia Spirituale -
«L’Alchimia è lo studio dell’Energia della materia.
L’Alchimia Spirituale è: lo studio dell’Energia nella Forma.
L’alchimista è colui che libera l’energia dalla materia.
L’alchimista Spirituale è colui che libera l’Energia dalla Forma.»
Questa summa di tecniche mentali e spirituali chiamata Alchimia Spirituale, ha come “fine segreto” il raggiungimento dell’auto-iniziazione. Questa disciplina praticata in maniera del tutto naturale in Oriente, scomparve tra gli ariani con la morte di Mosè.
Da un Antico Commentario: «L’Ebreo incarna il figlio prodigo del mondo. È il simbolo del discepolo che non ha ancora imparato il giusto senso dei valori. È stato vittima della Legge della Luce e della propria incapacità ad osservarla. Ha peccato di piena volontà, con gli occhi aperti alle conseguenze. Egli dunque conosce la legge come nessun’altra razza, poiché ne è la vittima eterna. Ha enunciato la legge dal suo lato negativo; la Legge di Mosè regola oggi la maggior parte del mondo, eppure non riesce a immettere nella vita la giustizia né la vera legalità.»
Il mistero dell’auto-iniziazione fu nuovamente restaurato dall’Opera del Maestro Gesù «…non sono io che ti guarisco ma è la tua fede!» e nella sua vita densa di solitarie prove iniziatiche, da Betlemme al Calvario.
Custodito gelosamente, il mistero dell’auto-iniziazione fu in seguito identificato pubblicamente nel “segreto” dei Perfetti Albigesi e concorse alla comparsa della “cosiddetta eresia catara”. Quello degli Albigesi, assieme al genocidio di S. Bartolomeo, di cui parleremo tra poco, rimangono un simbolo, ma non il solo, degli olocausti perpetrati nella storia, dagli uomini per i quali fu detto, nei Commentari esoterici, che «si perpetuò in loro l’indelebile marchio di Caino». Giungiamo con questo, all’eccesso immorale del fanatismo, e questo, come vedremo presto, si esplica attraverso due canali ideologici; quello religioso e quello nazionalistico. Ambedue settari e separativi.
L’uso di queste “alchimie spirituali” portano l’uomo all’intimo contatto col proprio spirito e con esso appare naturale raggiungere i traguardi di trasformazione interiore e di alleanze spirituali, indicate nei vari gradi dell’Iniziazione. La Via dell’auto-iniziazione, indicata senza equivoci in tutti i Libri sacri è l’incontro, o l’Alleanza tra il divino e l’umano all’interno di sé stessi. Ma il Nobile Viaggiatore che ha tentato, spesso riuscendovi, di intraprendere il proprio “viaggio interiore” in quella direzione, ha sempre incontrato l’opposizione da parte di chi, non-Iniziato e Fariseo (la casta politica dei religiosi), con il loro sincretismo ideologico pretendeva di possedere il “monopolio” e l’autorità su quella sacra Alleanza, tra Dio e gli uomini.
I Perfetti resistevano al montare di quelle dottrine sincretiste che, lentamente, venivano sovrapposte a quella fondamentale della Chiesa di Cristo. Queste davano sempre più importanza alla presenza del singolo uomo nei riti, mentre, originariamente, questi erano basati sulla forza evocativa-invocativa scaturita da tutto il Corpo di fedeli-officianti, senza supremazie d’un uomo s’un altro. Il nucleo di quella eresia (non del segreto) era composto dall’affermazione della propria spiritualità, interiore ed individuale. Propugnavano il ritorno alla semplicità degli Apostoli e disconoscevano qualsiasi intervento d’una autorità esteriore e mondana.
Poi vi era il segreto dell’Iniziazione di Gesù (la Coppa del Santo Graal), che si voleva fosse trasmesso nel Suo stesso sangue. Quest’altra eresia altro non era che la visione cosmogonica dell’Iniziazione che può essere raggiunta con la sola forza individuale e con l’aiuto del proprio spirito infatti, solo il proprio spirito è collegato allo Spirito cosmico di cui egli è parte. Gli elementi di questa auto-Iniziazione tra l’uomo e il proprio spirito, vengono mostrati ad ogni uomo, velati nell’allegoria del Rito Eucaristico. Ma, lascio al lettore il giudicarne in piena autonomia il contenuto, attraverso l’esposizione che ne fa un Fratello (che non cito per mia scelta), vescovo di quella stessa Chiesa la cui gerarchia non voleva che quell’insegnamento fosse rivelato al popolo dei propri fedeli.
«Il Rituale dell’Eucarestia rappresenta, nel suo cerimoniale, la Grande Opera stessa, con gli elementi che la compongono: la Coppa, il Pane-Materia, il vino Acqua-Spirito, l’evocazione, l’elevazione liturgica, la precipitazione e la Trasmutazione e santificazione. Sono questi, alcuni elementi da considerare.
Nella celebrazione della S. Eucarestia, vi sono molti simboli che riguardano la monade, l’ego e la personalità. Innanzitutto per i tre elementi della Trinità, l’Ostia rappresenta Dio Padre la Divinità una ed indivisibile; il Vino rappresenta il Dio figlio, il cui Sangue è stato versato nel Calice di forma materiale; l’Acqua rappresenta lo Spirito Santo, lo Spirito che era presente al di sopra dello specchio delle acque, ed anch’esso è simboleggiato dall’acqua.
Considerando poi la divinità dell’uomo, l’Ostia significa la monade, la totalità, la causa invisibile di tutte le cose. La Patena significa il triplice Spirito, attraverso cui la monade agisce sulla materia. Il Vino, indica l’individualità versata nel calice del corpo causale, l’Acqua rappresenta la personalità, ch’è così intimamente mescolata ad essa. Passando alla rappresentazione della Comunione, la forza dell’Ostia è essenzialmente monadica ed agisce potentemente su tutto ciò che nell’uomo, dipende dall’azione diretta della monade. La forza del Calice supera quella dell’ego, il Vino ha un’azione molto potente sui livelli astrali superiori e l’Acqua emette vibrazioni eteriche. Quando l’officiante fa sul Calice le tre croci con l’Ostia, vuole che l’influenza del livello monadico discenda sull’ego nella sua triplice manifestazione. In seguito, quando egli fa le due croci tra il Calice ed il suo petto, attrae quell’influenza nei suoi corpi, mentale ed emotivo, per poterla poi irradiare ai fedeli.
Questo simboleggia i primi stadi dell’evoluzione, quando la monade è sospesa sulle sue manifestazioni inferiori, agendo su di esse, ma senza mai toccarle. Allo stesso modo, il sacerdote tiene sospesa l’Ostia sul Calice, senza che una tocchi l’altro prima del momento stabilito e quand’esso lascia cadere un frammento di Ostia nel Calice, simboleggia la discesa d’un raggio della monade nell’ego.» Seguono altre indicazioni.

Voglio riferire un particolare che dovrebbe risultare di particolare interesse per i massoni.
La prima “leggenda” del Graal in chiave cristiana fu quella chiamata “Le roman de Perceval” o “Le conte del Graal” attribuita a Chrètien de Troys della corte della contessa Maria di Champagne figlia di Eleonora d’Aquitania, che lo dedicò (1180) a Filippo d’Alsazia conte delle Fiandre. In quella versione, Parsifal - il ricercatore - è chiamato col termine di Figlio della Vedova. Questo termine è stato poi ripreso dagli autori che si cimentarono in seguito sullo stesso tema; come nel “Roman de l’istoire du Saint Graal” di Robert de Baron, dell’anno 1190 nel quale il S.G. prende per la prima volta la configurazione che rimarrà classica della Coppa del sangue di Gesù tratta in salvo da Giuseppe di Arimatea e Simbolo cristiano della Redenzione.
Nel 1470 lo stesso tema fu ripreso dallo scrittore Sir Thomas Malory con il titolo “ermetico” di “La morte di Re Artù” una saga simbolica medievale dove si muovevano i Cavalieri della Tavola rotonda che, come i miti greci, nascondevano nell’allegoria dei loro personaggi dei profondi significati esoterici. La differenza maggiore tra questa ultima versione del Santo Graal e quella originaria fu che, questa volta era sparito ogni riferimento alla figura di Gesù.

Il termine di Figlio della Vedova antecedente all’anno 1180 fu, 537 anni dopo, assorbito nella “leggenda” della Massoneria inglese detta “moderna”.
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