Argomento:Letture d'Esoterismo


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La Via del Matto – metafora dell'autoiniziazione

di Athos A. Altomonte

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Come ogni altro elemento vitale anche la sfera ignea dell'iniziazione funziona per regole precise. Non a caso le istituzioni minori si definiscono “Ordini”. Partendo da questo presupposto, l'accostamento tra i termini ordine e matto parrebbe, con un gioco di parole, pura follia.

Eppure sappiamo che per l'esoterista il Matto è una Lama dei Tarot (Lame del Dio Toth, concettualmente lontane dal volgare gioco dei tarocchi), a cui appartengono significati assai diversi da quelli letterali.

È la metafora di un uomo dal comportamento contraddittorio al comune buonsenso. Uno stravagante che invece delle maschere sociali indossa le proprie convinzioni. Diverso e separato dal mondo profano il Matto va controcorrente risalendo con intelligenza il mondo del comune pensare. È l'anticonformista che non segue il così fan tutti, ma cerca di capire la verità oltre l'apparenza. Il Matto parla, ma le sue idee sono incomprensibili ai più.

Perchè un uomo può sembrare enigmatico? Perché, foggia non comuni idee sottili, oppure, è fuori dal comune perché le sue idee provengono da un animo oscuro?
Qui sta il punto.

È facile distinguere tra una mente positiva ma enigmatica, da una mente negativa, enigmatica perché oscura? Evidentemente non è facile. Ce lo dimostra la storia, con le innumerevoli tracce di come la penombra della coscienza umana abbia spesso scambiato per lucidità quella che era solo lucida follia.

In questo caso la metafora iniziatica c'indica che la mente del Matto è stravagante ma positiva di un precursore, la cui diversità non va ricercata tanto nel suo carattere, o nell'aspetto, quanto nella diversità del percorso che ha deciso d'intraprendere.

La Via del Matto è la metafora dell'autoiniziazione.

Il sentiero dell'autoricerca è arduo ma questa Lama Maggiore, assieme alle altre, offre importanti riferimenti con i quali orientarsi. A partire dal suo numero, lo zero. E come sappiamo, il numero è l'anima di ogni simbolo.*

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* L'obiettivo di questo breve saggio è soprattutto pratico, volendo formulare indicazione per chi deve compiere le prime scelte sulla via iniziatica. Prime scelte, perciò, della massima importanza. Per questo motivo tratteremo in modo assai riassuntivo lo Zero metafisico, rimandando il Lettore ai molti lavori sui Numeri già pubblicati.

Il valore dello zero assoluto o zero metafisico è dato dal suo interno. La membrana che separa lo spazio manifesto dal principio immanifesto. Lo zero è simbolo del trascendente, dello spazio spirituale. Confine tangibile dell'Universo, tra l'imperscrutabilità del macrocosmo che riflette le sue regole nel microcosmo in generale e nella dimensione Uomo in particolare. Le Scienze Sacre riconoscono 12 dimensioni di spazio-temporali più un contenitore ultimo, ed applicano questa misura (12+1 = 13 = 4) tanto sul piano del macrocosmo quanto nella sua riduzione microcosmica (regressione): i cosiddetti Universi inferiori ( sottostanti ).

Lo spazio interno è concepito spirituale, perché in esso si affaccia il Non-Principio; “una porzione della Veste di Colui di cui nulla si può dire”. La sua circonferenza è composta di sola energia attrattiva (magnetica) per cui è considerata di genere femminile. Lo zero, nel suo duplice aspetto positivo-negativo, ovvero, mascolino-femminino, manifesta il Suono, e lo spazio prende forma per la vibrazione prodotta dal moto dell'energia che contiene (vedi l'immagine). Lo zero metafisico, dunque, è ancora di più il simbolo dell'aspetto trinitario.

Circonchiude e manifesta nel suo campo di energia aggregante (l'aspetto femminino dello spazio che secondo i mistici è il Corpo di Dio) l'onda d'energia dinamica (l'aspetto femminino dello spazio che secondo i mistici è il Corpo di Dio) che con la sua corrente energetica genera e modella le forme della manifestazione cosmica e planetaria (l'aspetto formale, di ogni forma, sempre secondo i mistici è il Figlio di Dio).
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Come anticipato nella nota, lo scopo di questo breve saggio è più pratico che intellettuale. Indicare al postulante alcuni aspetti per orizzontarsi rapidamente nell'ingresso del sentiero iniziatico. Cominciando col dire che esistono due vie iniziatiche, una virtuale ed un'altra virtuosa. I due concetti rispecchiano due diversi modi d'intendere l'iniziazione e si riflettono nella metafora dell'ascesa sulla via stretta e ripida, che si confà all'iniziato (che ha per motto osa e taci) e della via larga e senza impegno, scelta dal profano.

La via virtuale è la raffigurazione exoterica degli aspetti virtuosi della via iniziatica. La trasformazione iniziatica è solo simbolica, per cui non vengono richiesti sforzi, crisi e rinunce. Le sue iniziazioni sono virtuali, e le metamorfosi che si susseguono nel corso delle loro evoluzioni sono illustrate da vesti e paramenti opportunamente decorati. I colori delle decorazioni, poi, vorrebbero riprodurre il cambiamento di luce nell'aura psichica e spirituale dell'iniziato. L'illuminazione, infine, si riduce al semplice nozionismo di catechismi esoterici ed alla competenza di una gestualità rituale priva di sacralità vivente.

La via virtuosa è quella in cui sforzo e sofferenza amplificano la volontà, il coraggio e l'intelligenza dell'adepto. L'iniziazione è dato da un procedimento chiamato progresso interiore. È la via della trasformazione e della rinuncia. Rinunciare, in questo caso significa distinguersi dalla materia pesante della natura inferiore. Che avviene attraverso la consapevole dis-integrazione della mente dal suo animo animale. Disintegrarsi dallo stato animale significa non riconoscersi più nei suoi impulsi, ma riflettere i pensieri della coscienza astratta. Si parla, allora, di essersi reintegrato con la parte più sottile della propria natura, che non è la sostanza animale.

Questa premessa è servita a portarci fino alla regola riconoscendo sarai riconosciuto.

Il sentiero iniziatico è una via interiore che non conosce Maestri esteriori e a dimostrazione del grado di avanzamento ci sono le capacità, le idee, le parole ed i fatti, non le vesti, le decorazioni o i paramenti. Ma le virtù anche se non sono sfoggiate vanno intese, e per farlo bisogna conoscerle. Bisogna essere stati educati (iniziati) a riconoscerne qualità e valore. Da qui riconoscendo sarai riconosciuto. Le virtù iniziatiche restano ammantate nella semplicità, e visto che i veri iniziati non usano né vesti né strani segni per riconoscersi, il riconoscimento può avvenire solo per affinità psichica o animica. E chi non percepisce la presenza di questa energia sottile non è affine. Perché non può, o perché non sa, non è in grado di riconoscere un Fratello maggiore nemmeno se gli sta davanti. Lui, con amabile discrezione, e per non destare inutile curiosità, si guarderà bene dal farsi intendere.

Come ogni regola, anche “riconoscendo sarai riconosciuto” può essere aggirata fino a rompere il silenzio dell'iniziato. Come, è presto detto. La curiosità intelligente, l'intuito e la limpidezza d'intenti producono interazioni a cui, per amore della verità l'iniziato deve sempre rispondere. Perciò, fare giuste domande è la chiave per avere giuste risposte e questo è uno dei concetti fondamentali dell'Iniziazione.

Incontrare un Fratello avanzato è cosa rara, e per quanto si sappia non è mai accidentale. Attestiamoci, dunque, alle certezze come quella che non esistono Maestri esteriori, ma solo guide. Tante, quanti sono i livelli o i piani di coscienza, simbolizzati nell'ascesa della “montagna iniziatica”. Una ri-salita tutta svolta all'interno dell'adepto.

Direi che per il ricercatore riconoscere una guida è un punto molto importante. Perché, non è facile arrivare direttamente alla vetta della “montagna” e rari i casi di chi l'ha conseguita da solo. Quella della montagna è la metafora dell'ascesa degli elementi chiamata sublimazione.

Ad un certo punto dell'ascesa molti si fermano e restano al “livello” acquisito rinunciando a proseguire. Per cui, salendo, s'incontrano molti “compagni di viaggio” che bivaccano attorno al falò che li scalda ma non li illumina.

Per credulità o per ignoranza è facile lasciarsi ingannare da chi si vende come maestro, come iniziato. Ma quando i successi non arrivano, allora, è altrettanto facile ricredersi. Comunque sia, durante la salita (metafora della trasformazione interiore) l'importante è non cedere. Non fermarsi per più di pochi momenti, declinando gli inviti di chi ci vorrebbe fermi.

Da chi si ferma si può imparare, imparare dalle loro lacune, così da renderle utili. Purché, la loro rinuncia non sia mai d'esempio. Non è il loro fuoco quello che serve all'adepto. E salendo ancora s'incontrano ancora guide. Sempre meno, ma più pronte ad incoraggiare, a suggerire, a sostenere in ogni modo il nuovo arrivato e farlo avanzare. Chi sale si fa sempre più forte, più ardito e più sicuro di sé, certo della vetta ormai visibile.

Questo è il punto in cui alcuni sacrificano la meta ormai prossima e decidono di tornare indietro, per sostituire una guida che, così, potrà continuare la propria ascesa. Questo è uno degli aspetti meno conosciuti della “Catena della Solidarietà iniziatica” ai cui compiti vengono dati nomi simbolici, ma veri nella sostanza. Tutti, al pari di quanti li hanno preceduti, dedicano parte della propria esistenza al servizio dell'umanità.  

 

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