Argomento:Agni Yoga


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La capacità di osservare

a cura di Adriano Nardi

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Come giudicare un novizio? Certo non dalle parole.

Meglio affidarsi al vecchio metodo orientale: dagli occhi, dal portamento e dalla voce.

Gli occhi non possono ingannare, e se il portamento e la voce, con abilità speciale, possono nascondere la verità, la combinazione dei tre è infallibile.

Possono davvero gli uomini credere ingenuamente di poter nascondere il falso semplicemente con parole impudenti?

Le parole non valgono un cenno del capo. È il volo che denota l'uccello. I rapaci si distinguono da lontano. Il grido dell'aquila non è certo simile al canto dell'usignolo.

Che fare dunque, dal momento che alcuni sostengono che tutti gli Indù si somigliano, e che è impossibile distinguere un cinese, un mongolo, un arabo dall'altro? Come fidarsi che sappiano cogliere la differenza di sguardo e di portamento? Per loro tutti gli uomini camminano su due gambe e hanno due occhi per vedere.

L'incapacità di analisi può adontare la guida più paziente. Molti non saprebbero arguire il mestiere di un uomo neppure dalle peculiarità della sua casa.

L'incapacità di osservare è enorme. Alcuni non sanno vedere neanche gli oggetti che minacciano le loro teste. Non saprebbero elencare dieci cose a loro vicine, né i dettagli più semplici dell'ambiente. Per loro tutto è zero, vuoto e nulla.

Non è neppure indifferenza, è la stupidità dell'ignoranza. Alla larga da simili bipedi!

La capacità di osservare dovrebbe essere coltivata fino dalla più tenera infanzia. La coscienza è viva fin dalla prima ora, ma non in coloro per cui tutti gli Indù sono gemelli.

L'osservazione, o meglio l'acutezza della visione, è il principio della vista aquilina, di cui già sapete. Sentirne parlare significa già per alcuni prevedere, cioè scorgere il sentiero del mondo verso la comunità.

da Comunità

 

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