Argomento:Massoneria


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La Stella Fiammeggiante

traduzione di Giuseppe Barbone


La Società Massonica Considerata in tutti i suoi aspetti, dall’Occidente all’Oriente (1770).

Lavoro attribuito al Barone di Tshoudy consigliere al parlamento di Metz.

Eliphas Levy dice: «il Catechismo ermetico, contenuto in questo lavoro che indichiamo ai saggi cabalisti, contiene tutti i veri principi della Grande Opera in un modo così chiaro da arrivare alla verità, quindi la non comprensione evidenzierebbe la completa mancanza di conoscenza nell’occultismo».

Contiene fra l’altro, “gli statuti della società dei Filosofi Sconosciuti” e la famosa ode italiana, intitolata: “Ai veri Filosofi” discorso teorico sulla composizione della Pietra Filosofale di Fra. Marco-Antonio Crasellame, che ritroviamo nel rarissimo trattato “La Luce che esce da sola dalle Tenebre”.

Catechismo per il grado di Adepto o apprendista Filosofo sublime e sconosciuto.

D. 1. Qual è il primo studio di un Filosofo?
R. È la ricerca delle operazioni della natura.

D. 2. Qual è il termine della natura?
R. Dio, giacché ne è il principio.

D. 3. Da dove provengono tutte le cose?
R. Dall’unica e sola natura.

D. 4. In quante parti o qualità la natura è divisa?
R. In quattro parti principali.

D. 5. Quali sono?
R. Il secco, l’umido, il caldo, il freddo che sono le quattro qualità elementari, queste qualità elementari sono parte di ogni cosa.

D. 6. In che cosa si tramuta la natura?
R. In maschio e femmina.

D. 7. A che cosa è comparata?
R. Al mercurio.

D. 8. Quale idea avete della natura?
R. Essa non è affatto visibile, poiché agisce visibilmente, ma questo non è che un spirito volatile che fa il suo ufficio nei corpi, che sono animati dallo spirito universale, che noi conosciamo nella muratoria volgare, sotto il rispettabile emblema di Stella fiammeggiante.

D. 9. Che cosa rappresenta positivamente?
R. Il soffio divino, il fuoco centrale e universale che vivifica tutto ciò che esiste.

D. 10. Quali qualità della natura devono avere coloro che la studiano?
R. Devono essere come la natura stessa, vale dire, veri, semplici, pazienti e costanti; sono le caratteristiche essenziali che distinguono i buoni Muratori, quando si ispirano nei candidati questi sentimenti fin dalla prima iniziazione, li si prepara in anticipo a ricevere le qualità necessarie della classe filosofica.

D. 11. Quali attenzioni devono poi avere?
R. I Filosofi devono considerare esattamente se quello che propongono è secondo la natura, se è possibile e fattibile; perché se vogliono fare qualche cosa come la natura, devono seguirla in ogni punto.

D. 12. Quale strada egli dovrà seguire per fare qualche cosa di più di quanto ha fatto la natura?
R. Si deve guardare in che cosa e con che cosa si può migliorare; si troverà che è sempre col suo simile, per esempio: se si vuole estendere la virtù intrinseca di qualche metallo oltre la natura, bisogna allora afferrare la natura metallica stessa, sapere distinguere il maschio e la femmina nei suddetti al naturale.

D. 13. Dove contiene la natura i suoi semi?
R. Nei quattro elementi.

D. 14. Con che cosa il Filosofo può produrre qualche cosa?
R. Col germe della suddetta cosa che ne è l’elisir, o molto meglio la quintessenza, più utile all’artificio della natura stessa; è così che il Filosofo otterrà questo seme o questo germe, la natura per assecondarlo sarà pronta a fare il suo dovere.

D. 15. Che cosa è il germe o il seme di ogni cosa?
R. È la più compiuta, la più perfetta decozione e digestione della cosa stessa, oppure è il balsamo dello zolfo che è la stessa cosa dell’umido radicale nei metalli.

D. 16. Chi genera questo seme o questo germe?
R. I quattro elementi, per volontà dell’essere supremo e l’immaginazione della natura.

D. 17. Come operano i quattro elementi?
R. Con un movimento infaticabile e continuo, ciascuno di essi secondo la sua qualità, gettando il loro seme al centro della terra, poi in lei vengono ricotti e digeriti, poi spuntano all’esterno grazie alle leggi del moto.

D. 18. Che cosa intendono i Filosofi per il centro della terra?
R. Un certo luogo vuoto dove niente, che possa essere concepito, riposa.

D. 19. In che cosa i quattro elementi si depositano e riposano nelle loro qualità o semi?
R. Nell’ex-centro, o margine e circonferenza del centro che, dopo averne preso la dovuta porzione, ributta il surplus all’esterno, formando quindi gli escrementi, le scorie, i fuochi ed anche le pietre della natura, come la pietra grezza, emblema del primo status massonico.

D. 20. Spiegatemi questa dottrina con un esempio?
R. Posate nel centro di un tavolo un vaso qualsiasi pieno di acqua; poniamo intorno a questo vaso diverse cose di vari colori, fate in modo che ci sia soprattutto del sale, stando attenti che ciascuna di queste cose siano ben divise e separatamente collocatele, lasciate poi fuoriuscire dell’acqua dal vaso posto al centro del tavolo e di conseguenza del cerchio che si è venuto a creare con i vari oggetti. Questo piccolo ruscello se incontra un oggetto di colore rosso, prenderà la tinta rossa, altra acqua passando nel sale, contrarrà della salatura, perché è certo che l’acqua non cambia i luoghi, ma la diversità dei luoghi cambiano la natura dell’acqua. Parimenti il seme gettato dai quattro elementi nel centro della terra assume diverse modifiche perché passa da differenti luoghi, rami, canali, o condotti. In questo modo ogni cosa nasce secondo la diversità dei luoghi e il seme della cosa che giunge a tale luogo, se incontrerà la terra o l’acqua pura, ne risulterà una cosa pura, oppure il contrario.

D. 21. Come e in quale modo gli elementi generano questo seme?
R. Per comprendere bene questa dottrina, bisogna notare che due elementi sono grevi e pesanti, altri due leggeri ed altri due secchi ed altri due umidi. Tuttavia uno è estremamente secco e l’altro estremamente umido, inoltre sono maschili e femminili. Ora, ciascuno di essi è pronto nella sua sfera a produrre cose simili a sé stesso. Questi quattro elementi non riposano mai, ma agiscono continuamente l’uno e l’altro, spingendo ciascuno, da sé e per sé, quanto hanno di più sottile. Quindi dall’Archée questo centro servitore della natura, mischia i loro semi, li agita e poi li getta all’esterno. Possiamo vedere meglio questo procedimento della natura nei gradi sublimi che seguono.

D. 22. Qual è la vera prima materia dei metalli?
R. La prima materia, propriamente detta, è di doppia essenza, doppia da sé stessa; tuttavia l’una senza il concorso dell’altra non crea un metallo; la prima e principale, è un’umidità dell’aria, mischiata con un’aria calda, sotto forma di un’acqua grassa che aderisce ad ogni cosa, pura o impura che sia.

D. 23. Come hanno denominato i filosofi questa umidità?
R. Mercurio.

D. 24. da chi è governato?
R. dai raggi del Sole e della Luna.

D. 25. Quale è la seconda materia?
R. È il caldo della terra, è come un caldo secco che i Filosofi chiamano zolfo.

D. 26. Tutto il corpo della materia si converte in seme?
R. No, ma solamente l’ottocentesima parte che riposa al centro dello stesso corpo, così come lo si può vedere nell’esempio di un grano di frumento.

D. 27. In che cosa il corpo della materia serve relativamente al seme?
R. Per preservarla da ogni eccessivo caldo, freddo, umido e secco; generalmente ogni intemperia nociva per la materia gli serve da contenitore.

D. 28. L’artista che pretende di ridurre ogni corpo della materia in seme, che suppone possa poi germogliare, troverà qualche vantaggio?


R. Nessuno, al contrario, il suo lavoro diverrà allora assolutamente inutile, perché non appena si allontana dal procedimento della natura stessa fallirà.

D. 29. Che cosa occorre dunque che faccia?
R. Occorre che liberi la materia di tutte le sue impurità: perché egli non ha ancora del metallo puro che sia stato ripulito delle sue impurità.

D. 30. Come raffiguriamo in massoneria la necessità assoluta e preparatoria di questa depurazione o purificazione?
R. Nell’epoca della prima iniziazione del candidato al grado di apprendista, quando lo si spoglia da ogni metallo e da tutti minerali, che gli si toglie una parte dei suoi vestiti, in modo decente, questo è simile alle superfluità, superfici o scorie di cui bisogna spogliare la materia per trovare il seme.

D. 31. A cosa deve fare più attenzione il Filosofo?
R. Al ponte di natura, questo punto non deve cercarlo nei metalli volgari, perché essendo già usciti dalle mani di chi li ha formati, non sono più gli stessi.

D. 32. Quale è la ragione precisa?
R. Ecco perché i metalli volgari, principalmente l’oro, sono assolutamente morti, mentre i nostri sono al contrario assolutamente vivi, ed hanno lo spirito.

D. 33. Qual è la vita dei metalli?
R. Non è altro che il fuoco, in quanto riposano ancora nella loro aria.

D. 34. Quale è la loro morte?
R. La loro morte e la loro vita è uno stesso principio, perchè muoiono anche con il fuoco, ma un fuoco di fusione.

D. 35. In che modo sono stati generati i metalli nelle viscere della terra?
R. Dai quattro elementi dopo aver prodotto la loro forza o la loro virtù nel centro della terra ed hanno depositato il loro seme. Quindi, l’archée della natura, distillandoli, li sublima alla superficie con il caldo e con l’azione di un movimento continuo.

D. 36. Il vento, distillandoli attraverso i pori della terra, quali influenze ha su di loro?
R. Si fissa in acqua, dalla quale nasce ogni cosa. Questo non è altro che un vapore umido dal quale si forma poi il principio principiato di ogni cosa, che serve ai Filosofi come prima materia.

D. 37. Qual è dunque questo principio principiato che serve nell’opera filosofica come prima materia ai bambini della scienza?
R. Sarà quella stessa materia che subito dopo essere stata concepita, non può più cambiare assolutamente forma.

D. 38. Saturno, Giove, Venere, il Sole, la Luna, ... hanno ciascuno dei semi differenti?
R. Hanno tutti uno stesso seme; ma il luogo della loro nascita è stata la causa di questa differenza, molto meglio di come la natura abbia finito la sua opera nella procreazione dell’argento ed in quella dell’oro, così come degli altri metalli.

D. 39. Come si forma l’oro nelle viscere della terra?
R. Quando questo vapore di cui abbiamo detto, viene sublimato al centro della terra, passando dai luoghi caldi e puri, dove un certo grasso di zolfo aderisce alle pareti, allora questo vapore che i Filosofi hanno chiamato il loro mercurio, si adatta e si unisce a questo grasso, che sublima dopo con sé; da questa mescolanza risulta una certa untuosità che abbandona il nome di vapore, prendendo quello di grasso, che sublima poi gli altri luoghi che sono stati puliti dal vapore precedente, e nei quali la terra è più sottile, più pura e più umida, questo vapore riempiendo i pori della terra, si unisce a lei, è allora che produce l’oro.

D. 40. Come nasce Saturno?
R. Quando questa umidità, o grasso, giunge al centro della terra.

D. 41. Come si trova questa definizione nel noviziato?
R. Con la spiegazione della parola Profano, che supplisce al nome di Saturno, che applichiamo infatti a tutto ciò che risiede in un luogo impuro e freddo, questo è indicato dall’allegoria del mondo e dalle sue imperfezioni.

D. 42. Come indichiamo l’opera e l’oro?
R. Con l’immagine di un capolavoro di architettura, nel quale dipingiamo dettagliatamente la magnificenza splendente dell’oro e dei metalli preziosi.

D. 43. Come si genera Venere?
R. Si genera quando la terra è pura, ma mista con Zolfo impuro.

D. 44. Quale potere ha questo vapore al centro della terra?
R. Di sottilizzare sempre con il suo continuo progresso, tutto ciò che è crudo ed impuro, lasciandosi poi attrarre da ciò che è puro.

D. 45. Qual è il seme della prima materia di ogni cosa?
R. La prima materia delle cose, la materia dei principi principianti; nasce con la natura senza il soccorso di nessun seme, è come dire che la natura riceve la materia dagli elementi dei quali genera poi il seme.

D. 46. Qual è dunque il seme delle cose?
R. Il seme in un corpo non è altro che un’aria refrigerata, o un vapore umido che, se non rinasce con l’influenza di un vapore caldo, diventa completamente inutile.

D. 47. Come si rinchiude la generazione del seme nel regno metallico?
R. Con l’artificio dell’Archée, i quattro elementi nella prima generazione della natura, distillando al centro della terra un vapore acqueo ponderoso che è il seme dei metalli chiamati Mercurio, non a causa della sua energia, ma a causa della sua fluidità e facile aderenza ad ogni cosa.

D. 48. Perché questo vapore è comparato allo Zolfo?
R. A causa del suo caldo interno.

D. 49. Che cosa diventa il seme dopo il congelamento?
R. Diventa l’umido radicale della materia.

D. 50. Di quale mercurio si intendono composti i metalli?
R. Assolutamente del mercurio dei Filosofi ed in nessun caso del mercurio comune o volgare, che non può essere un seme che ha in sé lo stesso seme degli altri metalli.

D. 51. Che cosa bisogna dunque prendere come soggetto della nostra materia?
R. Si deve prendere il solo seme o grano fisso, e non il corpo intero che è il maschio vivo, che vale a dire, zolfo e femmina viva, in pratica in mercurio.

D. 52. Poi quale operazione occorre fare?
R. Si deve congiungerli insieme, affinché possano formare un germe, da dove poi arrivano a procreare un frutto della loro natura.

D. 53. Che cosa intende dunque fare l’artista con questa operazione?
R. L’artista intende solo dividere ciò che è sottile da ciò che è spesso.

D. 54. Di conseguenza a cosa si riduce tutta la combinazione filosofica?
R. Si riduce a fare da uno due e da due uno, e niente di più.

D. 55. C’è nella Muratoria qualche analogia che indica questa operazione?
R. È sufficiente ad ogni spirito sensibile che Vorrà riflettere soffermarsi sul misterioso numero tre, sul quale poggia essenzialmente tutta la scienza massonica.

D. 56. Dove si trova il seme e la vita dei metalli e dei minerali.
R. Il seme dei minerali è la stessa acqua che si trova al centro e nel cuore del minerale.

D. 57. Come opera la natura con il soccorso dell’arte?
R. Ogni seme, qualunque esso sia, non è di nessun valore, se non viene messo nella matrice adatta con l’arte o con la natura. La matrice può ricevere la vita corrompendo il germe, grazie al congelamento del punto puro o grano fisso.

D. 58. Come viene poi nutrito e conservato il seme?
R. Con il caldo del suo corpo.

D. 59. Che cosa fa dunque l’artista nel regno minerale?
R. Porta a compimento ciò che la natura non può finire a causa della crudezza dell’aria, così essa riempie i pori di ogni corpo con la sua violenza, non nelle viscere della terra, ma sulla sua superficie.

D. 60. Quale corrispondenza hanno i metalli con l’interiore?
R. Per comprendere bene questa corrispondenza, bisogna considerare la posizione dei pianeti e fare attenzione che Saturno al quale succedono Giove, poi Marte, il Sole, Venere, Mercurio ed infine la Luna, sia il più alto di tutti. Bisogna osservare che le virtù dei pianeti non salgono ma scendono, l’esperienza ci dice che Marte si converte facilmente in Venere e non Venere in Marte, perché è più in basso di una sfera. Così Giove si trasmuta comodamente in Mercurio, perché Giove è più in alto di Mercurio, quest’ultimo è il secondo dopo il firmamento, è al di sotto della Terra in seconda posizione dopo Venere mentre Saturno sul lato opposto è il più in alto dei sette pianeti chiamati sacri, mentre la Luna è il più basso il più vicino alla terra. Il Sole è partecipe della vita di tutti i pianeti, ma non è meglio degli altri. Vediamo chiaramente che c’è una grande corrispondenza fra Saturno e la Luna, nel mezzo dei quali c’è il Sole; ma in tutti questi cambiamenti il Filosofo deve cercare di amministrare il Sole.

D. 61. Quando i Filosofi parlano dell’oro o dell’argento, dai quali estraggono la loro materia, intendono parlare dell’oro o dell’argento volgare?
R. No, perché l’oro e l’argento volgare sono metalli morti, mentre quelli dei Filosofi sono pieni di vita.

D. 62. Qual è l’oggetto della ricerca dei Muratori?
R. È la conoscenza dell’arte di perfezionare ciò che la natura ha lasciato imperfetto nel genere umano e di arrivare al tesoro della vera morale.

D. 63. Qual è l’oggetto della ricerca dei Filosofi?
R. È la conoscenza dell’arte di perfezionare ciò che la natura ha lasciato imperfetto nel genere minerale e di arrivare al tesoro della pietra filosofale.

D. 64. Che cos’è questa pietra?
R. La pietra filosofale non è altro che l’umido radicale degli elementi, perfettamente purificati e portati ad una sovrana fissità, questo fa sì che operi grandi cose per la salute e per la vita che risiede unicamente nell’umido radicale.

D. 65. In che cosa consiste il segreto di tacere su questa ammirevole opera?
R. Questo segreto consiste nel sapere estrarre il potere in atto del caldo innato, o il gioco di natura chiuso nel centro dell’umido radicale.

D. 66. Quali sono le precauzioni che occorre prendere per non sbagliare l’opera?
R. Bisogna avere molta cura di togliere gli escrementi alla materia, per ottenere solamente il nocciolo, o il centro che rinchiude tutta la virtù del misto.

D. 67. Perché questa medicina guarisce ogni tipo di male?
R. Questa medicina ha la virtù di guarire ogni tipo di male, non a ragione delle sue differenti qualità, ma perché fortifica fortemente il caldo naturale che eccita dolcemente, invece gli altri rimedi, con un movimento troppo violento lo eccitano.

D. 68. Come mi proverete la verità dell’arte al riguardo della tintura?
R. Questa verità è fondata principalmente sulla polvere fisica che è latte della stessa materia che forma i metalli (da intendere argento vivo) il quale ha la facoltà di miscelarsi con loro nella fusione, una natura che bacia comodamente un’altra natura a lei simile. Secondariamente i metalli imperfetti non sono come si crede sia l’argento vivo, la polvere fisica, che è un argento vivo maturo e cotto. Esso è propriamente un puro gioco e può comodamente comunicar loro la maturità e la trasmutazione nella sua natura, dopo avere attratto il loro umido crudo, in pratica, del loro argento vivo che è la sola sostanza che si trasmuta, il resto sono solamente delle scorie e degli escrementi che vengono rigettati nella proiezione.

D. 69. Quale strada deve seguire il Filosofo per giungere alla conoscenza ed all’esecuzione dell’opera fisica?
R. La stessa strada che seguì il grande Architetto dell’universo per la creazione del mondo, osservando come fu ordinato il caos.

D. 70. Qual’era la materia del caos?
R. Non poteva essere altro che un vapore umido, perché non c’è che l’acqua tra le sostanze create che possa divenire un elemento estraneo e che sia un vero soggetto atto a ricevere le forme.

D. 71. Fatemi un esempio di ciò che avete appena detto?
R. Possiamo fare un esempio dalle produzioni particolari dei misti e di cui i semi cominciano sempre col disporsi in un certo umore, che è il caos particolare dal quale poi si estrae come per irradiazione tutta la forma della pianta. Del resto bisogna osservare che la scrittura non fa nessuna menzione che dell’acqua come soggetto materiale sul quale aleggiava lo spirito di Dio e della luce come forma universale.

D. 72. Quale vantaggio ne può trarre il Filosofo da questa riflessione e cosa egli deve notare particolarmente del modo in cui l’essere supremo creò il mondo?
R. Inizialmente, osserverà la materia da cui il mondo è stato creato. Vedrà che, di questa massa confusa, il sovrano Artista cominciò con l’estrarre la luce che, nello stesso istante, dissipò le tenebre che coprivano la superficie della terra, per servire come forma universale alla materia. Quindi concepirà facilmente che, dalla generazione di tutti i misti, fece una specie di irradiazione ed una separazione della luce dalle tenebre, dove la natura è continuamente imitatrice del suo creatore. Il Filosofo comprenderà ugualmente come con l’azione di questa luce si fece la superficie, o diversamente il firmamento separatore delle acque dalle acque; il cielo fu ornato poi di corpi luminosi, ma per le cose superiori che sono troppo lontane delle inferiori, ci fu bisogno di creare la Luna, come fiaccola intermedia tra l’alto ed il basso che, dopo avere ricevuto le influenze celesti, le trasmette alla terra. Il Creatore fece poi apparire il secco dividendolo dalle acque.

D. 73. Quanti Cieli ci sono?
R. Non c’è n’è che uno: il Firmamento separatore delle acque dalle acque, tuttavia se ne ammettono tre: il primo che è dal disopra delle nuvole, dove le acque rarefatte si fermano per ricadere fino alle stelle fisse, ed in questo spazio ci sono i pianeti e le stelle erranti. Il secondo, che è lo stesso luogo delle stelle fisse, il terzo che è il luogo delle acque celesti.

D. 74. Perché la rarefazione delle acque termina al primo cielo e non sale oltre?
R. Perché la natura delle cose rarefatte è quella di andare sempre in alto, e perché Dio, nelle sue leggi eterne, ha assegnato ad ogni cosa la sua sfera.

D. 75. Perché ogni corpo celeste gira invariabilmente come intorno ad un’asse senza declinare?
R. A causa del primo movimento che gli è stato impresso.

D. 76. Perché le acque superiori non bagnano mai i cieli inferiori?
R. A causa della loro estrema rarefazione; è così che un sapiente chimico può trarre più vantaggio dalla scienza della rarefazione che da altro.

D. 77. Di quale materia è composto il firmamento o la superficie …
R. Il firmamento è l’aria di cui la natura è molto più adatta alla luce dell’acqua.

D. 78. Dopo aver separato le acque dal secco della terra, che cosa fece il Creatore per dare inizio alle generazioni?
R. Creò una luce particolare destinata a questo ufficio che pose nel giogo centrale, e temperò questo giogo con l’umidità dell’acqua e la freddezza della terra. Egli, per controllare la sua azione in modo che il suo caldo fosse più adatto al disegno del suo Autore.

D. 79. Qual è l’azione di questo fuoco centrale?
R. Agisce continuamente sulla materia umida che gli è più vicina e di cui il latte alza un vapore che è il mercurio della natura e della prima materia dei tre regni.

D. 80. Come si forma poi lo Zolfo della natura?
R. Per la doppia azione o piuttosto reazione di questo fuoco centrale sul vapore mercuriale.

D. 81. Come si ottiene il sale marino?
R. Si forma con l’azione di questo stesso fuoco sull’umidità acquosa; quando l’umidità aerea che si trova rinchiusa esala.

D. 82. Cosa deve fare un Filosofo saggio quando avrà compreso bene il fondamento e l’ordine che osservò il grande Architetto dell’universo per la costruzione di tutto ciò che esiste nella natura.
R. Deve essere, un copista fedele al suo creatore; nella sua opera fisica, deve fare il suo caos come infatti fu; separare la luce dalle tenebre; formare il suo firmamento che ha separato le acque dalle acque, per compiere infine perfettamente, seguendo il cammino indicato, tutto il lavoro della creazione.

D. 83. Con che cosa fa questa grande e sublime operazione?
R. Con un solo corpuscolo o piccolo corpo, che non contiene, per così dire, che le feci, le sporcizie e le scorie, si estrae una certa umidità tenebrosa e mercuriale che comprende in sé tutto ciò che è necessario al Filosofo, ecco perché non cerca che il Vero mercurio.

D. 84. Di quale mercurio ci si deve dunque servire per l’opera?
R. Di un mercurio che non si trova uguale sulla terra, ma che è estratto dai corpi, e non dal mercurio Volgare, come è stato detto.

D. 85. Perché quest’ultimo non è adatto alla nostra opera?
R. Il saggio Artista deve fare attenzione, perchè il mercurio volgare non contiene in sé la quantità sufficiente di zolfo e che, di conseguenza, deve lavorare su un corpo creato unito dalla natura nel quale essa stessa ha unito lo zolfo ed il mercurio che l’artista deve dividere.

D. 86. Che cosa deve fare poi?
R. Purificarli e unirli.

D. 87. Come chiamate questo corpo?
R. Pietra grezza, o caos, o illiaster, o hylé.

D. 88. Questa è la stessa pietra grezza il cui simbolo caratterizza i nostri primi gradi?
R. Sì, è la stessa che i Muratori sgrossano cercando di togliere le superficialità; questa pietra grezza è, per così dire, una porzione di questo primo caos, o massa confusa conosciuta, ma disprezzata da tutti.

D. 89. Poiché mi dite che il mercurio è la sola cosa che il Filosofo deve conoscere, per non sbagliare mi dareste una descrizione precisa.
R. Il nostro mercurio, riguardo alla sua natura, è doppio, fisso e volatile. Riguardo al suo movimento, è anche doppio, poiché ha un movimento di ascesa ed uno di discesa. Quello di discesa, è l’influenza delle piante che sveglia il fuoco della natura assopita, è il suo primo ufficio prima del suo congelamento. Con il movimento di ascensione, si alza per purificarsi, come avviene dopo il suo congelamento, è considerato allora come l’umido radicale delle cose che non permette la conservazione e la nobiltà della sua prima origine sotto le meschine scorie.

D. 90. Quanto umido contiene ogni insieme?
R. Ce ne sono tre: 1° l’elementare che non è che il vaso degli altri elementi; 2° il radicale che è esattamente l’olio, o il balsamo nel quale risiedono tutte le virtù del soggetto; 3° l’alimentare, è il vero solvente della natura, esso eccita il fuoco interno, assopito, opera con la sua umidità la sua corruzione e la sua nefandezza, trattiene ed alimenta il soggetto (la materia).

D. 91. I Filosofi quanti tipi di mercurio hanno?
R. Il mercurio dei Filosofi lo si può considerare di quattro tipi. Lo si chiama prima il mercurio dei corpi, è precisamente il seme nascosto. Poi con secondo nome, il mercurio della natura; si tratta del bagno o del vaso dei Filosofi, detto diversamente l’umido radicale. In terzo luogo, il mercurio dei Filosofi, perché si trova nella loro bottega ed è la loro mineraria; è la sfera di Saturno; è la loro Diana; è il vero sale dei metalli che solo dopo averlo acquistato, comincia la vera opera filosofica. In quarto luogo, lo si chiama il mercurio comune, non quello del volgare, ma quello che è la vera aria dei Filosofi, la vera sostanza media dell’acqua, il vero gioco segreto e nascosto, chiamato il Fuoco comune, poiché è comune a tutte le minerarie, nelle quali troviamo la sostanza dei metalli, ed è da esso che estraggono le loro quantità e qualità.

D. 92. Perché i Muratori venerano i numeri dispari ed in particolare il settenario?
R. Perché la natura che ama i suoi propri numeri, è soddisfatta del numero misterioso di sette, soprattutto nelle cose terrene che dipendono dal globo lunare; la luna nel settenario ci fa vedere un numero sensibile ed infinito di alterazioni e di vicissitudini.

D. 93. Quante operazioni ci sono nella vostra opera?
R. Una sola che si riduce alla sublimazione che non è altro, secondo Geber, che l’elevazione della cosa secca per mezzo del fuoco che aderisce al suo vaso.

D. 94. Leggendo i Filosofi ermetici quale precauzioni si devono prendere?
R. Bisogna avere soprattutto grande cura di non prendere alla lettera quello che dicono su questo argomento seguendo soprattutto il suono delle parole. Perché la lettera uccide e lo spirito vivifica.

D. 95. Quali libri si devono leggere per giungere alla conoscenza della nostra scienza?
R. Tra gli antichi, bisogna leggere in particolare tutti i lavori di Ermes, poi un certo libro intitolato: Il Passaggio del Mar Rosso ed un altro chiamato l’accesso alla Terra promessa. Tra gli antichi, bisogna leggere soprattutto Paracelso, in particolare il suo Sentiero Chimico o Manuale di Paracelso che contiene tutti i misteri della fisica dimostrativa della Cabala più segreta. Questo libro manoscritto, prezioso ed originale, si trova solamente nella biblioteca del Vaticano. Dobbiamo ringraziare Sendivogius che ha avuto la felice idea di estrapolarne una copia servita poi ad illuminare qualche Saggio del nostro Ordine.

2°. Bisogna leggere R. Lullo, e soprattutto il suo Vade mecum, il suo dialogo chiamato Lignum Vitae, il suo testamento ed il suo codicillo, ma dovrete stare attenti a questi due ultimi lavori, perché, come quelli di Geber, sono pieni di false indicazioni, così come i lavori di Arnaldo di Villanova, il loro scopo, fu quello di camuffare la verità agli ignoranti.

3° Il Turba Philosophorum, che è solamente un riassunto degli antichi Autori, ne contiene una parte abbastanza buona, ma anche molte cose senza valore.

4° Tra gli autori del medio evo, molto si deve a Zaccaria, Trevisan, Ruggero Bacone ed un certo anonimo di cui il libro ha per titolo: Dei Filosofi. Tra gli autori moderni, vanno letti: J. Fabre, francese di nazionalità e D’espagnet, autore della Fisica restituita, sebbene a dire il vero, ha mischiato nel suo libro alcuni falsi precetti e sentimenti sbagliati.

D. 96 Quando un Filosofo può rischiare di intraprendere l’opera?
R. Quando saprà teoricamente estrarre un corpo, scioglierlo per mezzo di uno spirito crudo e digeribile che si dovrà aggiungere all’olio vitale.

D. 97. Spiegatemi più chiaramente questa teoria?
R. Ecco il procedimento per rendere la cosa più sensibile: per mezzo di un mestruo vegetale unito al minerale, sciogliere un terzo mestruo essenziale con il quale una volta unito bisogna lavare la terra ed esaltarla poi nella quintessenza celeste, dalla quale esce il loro fulmine solforoso che penetra i corpi e distrugge i loro escrementi.

D. 98. Come indichiamo, nei nostri elementi massonici, i rudimenti di questa quintessenza celeste?
R. Con il simbolo della stella Fiammeggiante, che chiamiamo fuoco centrale e vivificatore.

D. 99. Coloro che pensano di servirsi dell’oro volgare, del seme e del mercurio volgare, del solvente, o della terra nella quale deve essere seminato, hanno una perfetta conoscenza della natura?
R. Veramente no, perché non hanno in essi a causa dell’agente esterno, né l’uno né l’altro; l’oro, per essere stato sciolto con decozione, ed il mercurio che non hanno mai avuto.

D. 100. Cercando altrove questo seme aureo che non nell’oro stesso, non rischia di produrre una specie di mostro, poiché sembra allontanarsi dalla natura?
R. È sicuramente nell’oro che è contenuto il seme aureo, più che in nessuno altro corpo, ma ciò non ci obbliga a servirci dell’oro volgare, perché questo seme si trova ugualmente in ciascuno degli altri metalli. Questo seme non è altro che questo grano fisso, che la natura ha introdotto nel primo congelamento del mercurio, tutti i metalli che hanno la stessa origine, ed una materia comune, così come lo conoscono perfettamente nel grado seguente coloro che saranno degni di riceverlo a motivo della loro applicazione e dei loro assidui studi.

D. 101. Che cosa ne consegue da questa dottrina?
R. C’insegna che, sebbene il seme sia più perfetto nell’oro, lo si può comodamente estrarre da un altro corpo che non dall’oro stesso. La ragione è che gli altri corpi sono più aperti, questo vuol dire che è stato meno digerito e la loro umidità meno finita.

D. 102. Fatemi un esempio preso dalla natura?
R. L’oro Volgare somiglia ad un frutto che, giunto ad una perfetta maturità, è stato separato dall’albero, quindi qualunque cosa ci fosse in lui, anche un seme perfetto e molto digeribile, tuttavia se qualcuno, per moltiplicarlo, lo mettesse in terra, occorrerebbe molto tempo, molti sacrifici e molte cure, per condurlo fino alla Vegetazione. Ma se invece si fosse preso un innesto o una radice dello stesso albero e piantata nella terra, la si Vedrebbe in poco tempo e senza sacrifici Vegetare e riportare molti frutti.

D. 103. È necessario, per un dilettante di questa scienza conoscere la formazione dei metalli nelle viscere della terra, per riuscire a formare la sua opera?
R. Questa conoscenza è talmente necessaria che, se prima di ogni altro studio, non ci si applica e non si cerca di imitare la natura in ogni sua parte, non si può raggiungere mai niente di buono.

D. 104. Come forma i metalli nelle viscere della terra la natura e di che cosa li compone?
R. La natura li compone tutti di zolfo e di mercurio e li forma con doppio vapore.

D. 105. Che cosa intendete con questo doppio vapore e come possono essere formati i metalli con questo doppio vapore?
R. Per comprendere bene questa risposta, bisogna prima sapere che il vapore mercuriale, unito al vapore solforoso in un luogo cavernoso dove si trova un’acqua salata che serve loro da matrice, si forma prima il vetriolo di natura, poi da questo vetriolo di natura, con la scossa degli elementi, si alza un nuovo vapore che non è né mercuriale, né solforoso, ma ha le qualità delle due nature che, arrivando nei luoghi o aderendo al grasso dello zolfo, si uniscono con lui e dalla loro unione si forma una sostanza glutinosa, o massa informe sulla quale il vapore, sparso in questi luoghi cavernosi che agiscono per mezzo dello zolfo che essa contiene, ne risultano dei metalli perfetti se il luogo ed il vapore sono puri; ed imperfetti se, al contrario, il luogo ed il vapore sono impuri: sono detti imperfetti, o non perfetti, per non avere ricevuto la loro intera perfezione con la cozione.

D. 106. Che cosa contiene in sé questo vapore?
R. Contiene uno spirito di luce e di fuoco della natura dei corpi celesti che deve essere considerata come la forma dell’universo.

D. 107. Che cosa rappresenta questo vapore?
R. Questo vapore così impregnato dallo spirito universale che è la vera Stella fiammeggiante, rappresenta abbastanza bene il primo caos nel quale si trovava chiuso tutto ciò che era necessario alla creazione, vale a dire la materia e la forma universale.

D. 118. Non si può in questo procedimento adoperare l’argento vivo volgare?
R. No, perché come è stato già detto, l’argento vivo volgare non ha in sé l’agente esterno.

D. 109. Questo come viene chiamato in Massoneria?
R. Col termine profano; chiamano chiunque non è parte dell’opera massonica. È in questo senso che bisogna intendere la strofa: Voi che del volgare stupido, ecc. È chiamato stupido, perché non ha Vita in sé.

D. 110. Da dove si evince che l’argento vivo volgare non ha con sé il suo agente esterno?
R. Nel periodo dell’elevazione del doppio vapore, la scossa è così grande e così sottile, che fa evaporare lo spirito o l’agente, pressappoco come arriva nella fusione dei metalli, così l’unica parte mercuriale resta privata del suo maschio o agente solforoso, questo fa sì che non può essere mai trasmutato in oro dalla natura.

D. 111. Quanti tipi di oro distinguono i Filosofi?
R. Tre tipi: l’oro astrale, l’oro elementare e l’oro volgare.

D. 112. Che cosa è l’oro astrale?
R. L’oro astrale ha il suo centro nel Sole, il quale lo comunica simultaneamente a tutti gli esseri sotto di lui. Questa è una sostanza ignea che riceve una continua emanazione dai corpuscoli solari che penetrano tutto ciò che è sensitivo, vegetativo e minerale.

D. 113. È in questo senso che bisogna considerare il Sole dipingendo il quadro dei primi gradi dell’ordine?
R. Senza difficoltà: tutte le altre interpretazioni sono dei veli per velare al candidato le verità filosofiche che non deve percepire a prima vista e sulle quali occorre che il suo spirito e le sue meditazioni si esercitino.

D. 114. Che cosa intendete per oro elementare?
R. È la più pura e più fissa porzione degli elementi e di tutte le sostanze delle quali sono composti; tutti gli esseri sublunari dei tre generi contengono nel loro centro un prezioso grano di questo oro elementare.

D. 115. Com’è figurato dai nostri Fratelli Muratori?
R. Così come il Sole nel quadro indica l’oro astrale, la Luna sta a significare il suo regno su tutti i corpi sublunari che gli soggiacciono, essi contengono nel centro il loro grano fisso dell’oro elementare.

D. 116. Spiegatemi l’oro volgare?
R. È il più bel metallo che vediamo e che la natura può produrre, in sé tanto perfetto da essere inalterabile.

D. 117. Dove lo troviamo nei simboli dell’arte Reale?
R. Nelle tre medaglie, nel triangolo, nel compasso ed in ogni altro gioiello o strumento rappresentativo come l’oro puro.

D. 118. Di quale specie di oro è la pietra dei Filosofi?
R. È della seconda specie, essendo essa la parte più pura di tutti gli elementi metallici, dopo la sua purificazione viene chiamato oro vivo filosofico.

D. 119. Che cosa significa il numero quattro adottato nella simbologia di Sant’Andrea di Scozia; il supplemento delle progressioni massoniche?
R. Oltre il tiepido equilibrio e la perfetta uguaglianza dei quattro elementi nella Pietra fisica, significa quattro cose che bisogna fare necessariamente per il compimento dell’opera che sono: composizione, alterazione, mistura ed unione che, una volta fatta nelle regole dell’arte, daranno il figlio legittimo del Sole e produrranno sempre la Fenice che rinasce dalle sue ceneri.

D. 120. Che cos’è esattamente l’oro vivo dei Filosofi?
R. Non è altro che il fuoco del mercurio, o questa virtù ignea chiusa nell’umido radicale a cui ha comunicato già la fissità e la natura dello zolfo da dove è emanato: lo zolfo dei Filosofi che essi chiamano anche mercurio, a motivo del fatto che tutta la sua sostanza è mercuriale.

D. 121. Quale altro nome danno i Filosofi al loro oro vivo?
R. Lo chiamano anche il loro zolfo vivo, o il loro vero fuoco, ed egli si trova chiuso in ogni corpo e nessun corpo può rimanere senza di lui.

D. 122. Dove bisogna cercare il nostro oro vivo, o il nostro zolfo vivo ed il nostro vero fuoco?
R. Nella casa del mercurio.

D. 123. Di che cosa vive questo fuoco?
R. Di aria.

D. 124. Fatemi un paragone del potere di questo fuoco?
R. Per esprimere questa attrazione del fuoco interno, non si può fare un paragone migliore che quella del fulmine che prima non è che un’esalazione secca e terrestre, unita ad un vapore umido, ma che, a forza di esaltarsi, venendo a prendere la natura ignea, agisce sull’umido che gli è inerente, che attira a sé e si trasmuta nella sua natura dopodichè si precipita con rapidità verso la terra, dove è attirata da una natura fissa simile alla sua.

D. 125. Che cosa deve fare il Filosofo dopo che avrà estratto il suo mercurio?
R. deve portarlo o deve ridurne il potere in atto.

D. 126. La natura non può farlo da sola?
R. No, perché dopo una prima sublimazione, si ferma; e dalla materia così disposta si generano i metalli.

D. 127. Che cosa intendono i Filosofi per il loro oro e per il loro argento?
R. I Filosofi danno il nome di oro al loro zolfo e quello di argento al loro mercurio.

D. 128. Da dove li estraggono?
R. Vi ho già detto che li estraggono da un corpo omogeneo dove si trovano in abbondanza e da dove li estraggono entrambi per mezzo di un metodo ammirevole e completamente filosofico.

D. 129. Appena sarà compiuta questa operazione, poi che cosa si deve fare?
R. Si deve fare il suo amalgama filosofico con molta industria che pertanto si può eseguire solamente dopo la sublimazione del mercurio e la sua giusta preparazione.

D. 130. In quanto tempo si unisce la vostra materia con l’oro vivo?
R. Solamente per il tempo che serve per l’amalgama, vale a dire: per mezzo di questo amalgama, penetra in lui lo zolfo, per fare insieme una sola sostanza, e, con l’addizione di questo zolfo, il lavoro è abbreviato e la tintura aumentata.

D. 131. Che cosa contiene il centro dell’umido radicale?
R. Contiene e nasconde lo zolfo che è coperto da una scorza dura.

D. 132. Che cosa bisogna fare per applicarlo alla grande opera?
R. Bisogna estrarlo dalle sue prigioni con molta arte attraverso la via della putrefazione.

D. 133. La natura ha nelle arie un mestruo adatto, proprio a sciogliere ed a liberare questo Zolfo?
R. No perché non ha un movimento locale, perché se potesse sciogliere, putrefare e purificare il corpo metallico, ci darebbe lei stessa la Pietra fisica, vale a dire uno Zolfo esaltato e moltiplicato in virtù.

D. 134. Come mi spieghereste con un esempio questa dottrina?
R. Ancora con il paragone di un otto, o di un grano messo nella terra adatta per marcire e poi moltiplicarsi. Ora il Filosofo che conosce il buon grano, lo trae dal suo centro, lo getta nella terra che gli è adatta e dopo averla ben preparata, là si fa così sottile che la sua virtù prolifica e si distende moltiplicandosi all’infinito.

D. 135. In che cosa consiste dunque tutto il segreto del seme?
R. A conoscere bene la sua terra.

D. 136. Che cosa intendete per seme nell’opera dei Filosofi?
R. Intendo il caldo innato, o lo spirito specifico chiuso nell’umido radicale, o la media sostanza dell’argento vivo che è lo sperma dei metalli che rinchiude in sé il suo seme.

D. 137. Come liberate lo zolfo dalle sue prigioni?
R. Con la putrefazione.

D. 138. Qual è la terra dei minerali?
R. È il loro stesso mestruo.

D. 139. Quale cura deve avere il Filosofo per estrarre la parte che desidera?
R. Occorre che il Filosofo abbia cura di purgarla dei suoi vapori fetidi e dagli zolfi impuri, quindi si getta il seme.

D. 140. Quale indizio può avere l’artista all’inizio dell’opera che si trova sulla buona strada?
R. Quando nel periodo dello scioglimento vedrà che, il solvente e le cose sciolte rimangono insieme in una stessa forma e materia.

D. 141. Quante soluzioni ci sono nell’opera filosofica?
R. Ci sono tre soluzioni, numero questo misterioso e rispettabile ai Muratori. La prima è quella del corpo crudo e metallico per il quale è ridotto nei suoi principi di zolfo e di argento vivo; il secondo, quella del corpo fisico; e la terza, quella della terra minerale.

D. 142. Come, si può ridurre con la prima soluzione un corpo metallico in mercurio e poi in zolfo?
R. Per mezzo del fuoco occulto artificiale o della stella Fiammeggiante.

D. 143. Come si fa questa operazione?
R. Estraendo prima dall’argomento il mercurio, o il vapore degli elementi, e, dopo averlo purificato, servirsene per estrarre lo zolfo dalle sue miniere per mezzo della corruzione il cui segno è la nefandezza.

D. 144. Come si fa la seconda soluzione?
R. Quando il corpo fisico si fissa nelle due sostanze suddette ed acquista la natura celeste.

D. 145. In questo tempo i Filosofi quale nome danno alla materia?
R. Lo chiamano il loro Caos fisico, o più esattamente filosofico, e per quanto questa è la vera prima materia che non è propriamente detta come dopo la congiunzione - del maschio, che è lo zolfo, e della femmina, che è il mercurio, e non prima.

D. 146. A che cosa si riferisce la terza soluzione?
R. È l’umidificazione della terra minerale ed ha un grande rapporto con la moltiplicazione. Per fare i miracoli della cosa Una.

D. 147. È in questo senso che bisogna intendere il moltiplicatore comune nei numeri massonici?
R. Sì, in nome del numero tre, per condurlo al suo cubo, con le progressioni conosciute di 3, 9, 27, 81.

D. 148. Di quale fuoco ci si deve servire nella nostra opera?
R. Del fuoco di cui si serve la natura.

D. 149. Quale potere ha questo fuoco?
R. Scioglie ogni cosa nel mondo, perché è il principio di ogni scioglimento e di ogni corruzione.

D. 150. Perché lo chiamano anche mercurio?
R. Perché è di natura aerea e come una natura molto sottile partecipa allo zolfo, dal quale ha estratto qualche sozzura.

D. 151. Dov’è nascosto questo fuoco?
R. È nascosto nel soggetto dell’arte.

D. 152. Chi può conoscere e può formare questo fuoco?
R. Il Saggio sa costruire e purificare questo fuoco.

D. 153. Quale potere e qualità ha in sé questo fuoco?
R. È molto secco ed in un continuo movimento e cerca solo di corrompere ed estrarre le cose dal potere in atto; è infine lui che, incontrando nelle arie dei luoghi solidi, circola in forma di vapore sulla materia e la scioglie.

D. 154. È possibile riconoscere facilmente questo?
R. Sì, dagli escrementi solforosi nel quale è rinchiuso e per l’abbigliamento salino - di cui è rivestito.

D. 155. Che cosa occorre a questo fuoco affinché possa insinuarsi meglio nel genere femminino?
R. A causa della sua estrema siccità, ha bisogno di essere umettato.

D. 156. Quanti fuochi filosofici ci sono?
R. Ce ne sono di tre tipi e sono il naturale, l’innaturale ed il contro naturale.

D. 157. Spiegatemi questi tre tipi di fuochi?
R. Il fuoco naturale è il fuoco maschile, o il principale agente; l’innaturale ed il femminile, o il solvente di natura, è nutriente e prende la forma di fumo bianco che viene meno comodamente quando è sotto questa forma, … sebbene, con la sublimazione filosofica, diventa corporale e splendente; il fuoco contro naturale è quello che corrompe l’insieme ed ha il potere di sciogliere ciò che la natura aveva legato.

D. 158. Dove si trova la nostra materia?
R. Si trova dovunque, ma occorre cercarla specialmente nella natura metallica, dove si trova più facilmente che altrove.

D. 159. Quale deve preferirsi a tutti gli altri?
R. Si deve preferire più maturo, il più proprio e più facile, ma bisogna stare attenti tanto più che l’energia metallica sia non solo in potere, ma anche in atto, e che ci sia uno splendore metallico.

D. 160. È tutto rinchiuso in questo argomento?
R. Sì, ma bisogna tuttavia soccorrere la natura, affinché il lavoro sia migliore, questo a motivo dei mezzi che si conoscono negli altri Gradi.

D. 161. Questo composto è di grande valore?
R. È meschino e non ha in sé nessuna bellezza, e se alcuni dicono che è vendibile, lo fanno per riguardo alla specie, ma in fondo non si vende, perché è utile solamente alla nostra opera.

D. 162. Che cosa contiene la nostra materia?
R. Contiene il sale, lo zolfo ed il mercurio.

D. 163. Qual è l’operazione che si deve apprendere?
R. Bisogna saper estrarre il sale, lo zolfo ed il mercurio uno dopo l’altro.

D. 164. Come si fa?
R. Con l’unica e completa sublimazione.

D. 165. Che cosa si estrae per primo?
R. Si estrae prima il mercurio, sotto forma di fumo bianco.

D. 166. Che cosa viene dopo?
R. L’acqua ignea o lo zolfo.

D. 167. Che cosa bisogna fare poi?
R. Bisogna scioglierlo col sale purificato, volatilizzando prima il fisso, e poi fissando il volatile nella terra preziosa che è il vero vaso dei Filosofi e di ogni perfezione.

D. 168. Non potreste mettere improvvisamente sotto gli occhi per riunire come in un solo punto, i principi, le forme, le verità ed i caratteri essenziali della scienza dei Filosofi, così come del procedimento metodico dell’opera?
R. Un pezzo lirico, composto da un vecchio Filosofo che univa alla solidità della scienza, il talento piacevole dello scherzo con le Muse, può adempiere a ciò che mi chiedete.

D. 169. A che ora il Filosofo comincia il suo lavoro?
R. L’alba, perché non deve mai allontanarsi dalla sua attività.

D. 170. Quando si riposa?
R. Quando l’opera è alla perfezione.

D. 171. Che ore sono alla fine del lavoro?
R. Sud pieno; vale a dire nell’istante in cui il Sole si emana la sua massima forza ed il figlio di questo astro nel suo più brillante splendore.

D. 172. Qual è la parola della magnesia?
R. Sapete se posso e devo rispondere alla domanda, custodisco la parola.

D. 173. Datemi la parola di passo dei Filosofi?
R. Cominciate, vi risponderò.

D. 174. Fate l’apprendista Filosofo?
R. I miei amici ed i Saggi così mi riconoscono.

D. 175. Qual è l’età di un Filosofo?
R. Dall’inizio delle sue ricerche, fino al momento delle sue scoperte: non invecchia.

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