Argomento:Psicologia


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Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 3

di Guglielmo Gullotta

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«La razionalità della scienza non consiste nell'ambito che le è proprio, di fare appello alle prove empiriche a sostegno dei suoi dogmi, anche gli astrologi si comportano così, ma soltanto nell'approccio critico: in un atteggiamento che, naturalmente, implica l'uso critico, tra le argomentazioni, delle prove empiriche. Per noi, infatti, la scienza non ha nulla da spartire con la ricerca della certezza o della probabilità o della credibilità. Non ci interessa fondare la sicurezza, o la certezza, o la probabilità delle teorie scientifiche. Consapevoli della nostra fallibilità, siamo interessati solo a criticarle, e a metterle alla prova, nella speranza di scoprire dove siamo in errore, di imparare dai nostri errori e, se abbiamo fortuna, di procedere a teorie migliori». - Karl Popper

 

Capitolo III / Metodologie per l'ipnosi sperimentale e scale di ipnotizzabilità

 

Sommario: 1. Il soggetto come controllo di se stesso.2. Il gruppo di controllo dei non ipnotizzabili.3. Il metodo del gruppo di quasi controllo.4. Il metodo del gruppo di controllo con distribuzione casuale dei soggetti.5. Le scale di ipnotizzabilità: a) Davis e Husband; b) Stanford; c) Barber.

 

1 – Il   soggetto come controllo di se stesso

Attualmente coesistono – come meglio è chiarito nel capitolo dedicato alle teorie – differenti paradigmi nello studio dell'ipnosi, questi, che rappresentano le matrici delle varie teorie, consistono in differenti modelli concettuali che presentano assunzioni che sono tra loro differenti.

Come spesso accade quando le comunità di scienziati si basano su differenti paradigmi, essi dissentono sia sul metodo sperimentale per ottenere i risultati, sia sui criteri per misurare i risul tati degli esperimenti, e talvolta addirittura sugli obiettivi che la loro scienza dovrebbe perseguire (1).

 

Per quanto attiene al metodo, anche studiando solo i ricercatori di maggior rilievo si riscontrano immediatamente delle marcate differenze metodologiche.

Per Hilgard (2) il controllo dei risultati della induzione ipnotica deve avvenire usando il soggetto come controllo di se stesso. Lo stesso esperimento cioè viene condotto sullo stesso soggetto prima allo stato di veglia e successivamente previa una induzione ipnotica o viceversa. Hilgard fa seguire ad entrambi gli stadi della sua metodologia una inchiesta aperta in cui il soggetto comunica le proprie esperienze psicologiche. Questo metodo, che presuppone che l'ipnosi sia uno stato psicologico peculiare di cui il soggetto, quando si verifica, prende atto e successivamente lo descrive, è per Hilgard più economico degli altri in quanto non necessita di un campione numericamente consistente, dato che la suscettibilità all'ipnosi varia notevolmente da individuo ad individuo.

Questa metodologia, che è indubbiamente la più semplice, presenta talune manchevolezze. Si è potuto constatare per esempio, quanto vaga, multiforme ed influenzabile sia l'opinione del soggetto che sia stato ipnotizzato circa la situazione psicologica in cui si trova. Diciotto soggetti furono divisi in tre gruppi (3). Al Gruppo A fu chiesto: «Quando le ho presentato dei suggestioni-test sentiva di poter resistere alle suggestioni?». Al Gruppo B fu chiesto: «Quando le ho presentato una serie di suggestioni-test, sentiva di non poter resistere alle suggestioni?».

Al Gruppo A fu poi domandato: «Ha sperimentato lo stato ipnotico come sostanzialmente simile allo stato di veglia?». E al Gruppo B: «Ha sperimentato lo stato ipnotico come sostanzialmente differente dallo stato di veglia?».

 

Il modo in cui la domanda era stata formulata, influì in misura rilevante sul fatto che i soggetti affermassero o meno di essersi sentiti incapaci di resistere alle suggestioni. Solo una piccola minoranza dei soggetti (22%) alla domanda «sentiva di poter resistere?», affermò che non poteva resistere (Gruppo A). Al contrario, la grande maggioranza dei soggetti (83%) quando venne loro chiesto se «sentiva di non poter resistere?» (Gruppo B), rispose affermando che non poteva resistere alle suggestioni.

 

Anche il fatto che i soggetti dopo l'esperimento attestassero o meno di avere sperimentato lo stato ipnotico come sostanzialmente differente dallo stato di veglia, era in misura importante in dipendenza dalla formulazione della domanda. Solo una piccola minoranza (17%) affermò di aver sperimentato i due stati come differenti quando venne chiesto: «Ha sperimentato lo stato ipnotico come sostanzialmente simile allo stato di veglia?» (Gruppo A). Invece la grande maggioranza (72%) affermò di aver sperimentato i due stati come differenti quando venne domandato: «Ha sperimentato lo stato ipnotico come sostanzialmente differente dallo stato di veglia?» (Gruppo A).

 

Sui risultati di questo studio furono compiute diverse ulteriori analisi. Una di esse comprendeva solo i “buoni” soggetti ipnotici, che avevano superato tutte le suggestioni-test della scala Stanford e che avevano valutato da se stessi di essere profondamente ipnotizzati. Tale analisi dimostrò che la testimonianza di “buoni” soggetti ipnotici è influenzata dalla formulazione delle domande che vengono loro poste. Quando la domanda era formulata in un modo, il 100% dei “buoni” soggetti ipnotici affermò di non aver potuto resistere alle suggestioni (Gruppo B); quando la domanda venne formulata nell'altra maniera, solo il 50% dei “buoni” soggetti ipnotici attestò di non poter resistere (Gruppo A).

Analogamente quando la domanda venne formulata in un certo modo, solo una minoranza (33%) dei “buoni” soggetti ipnotici, testimoniò di aver sperimentato lo stato ipnotico come differente allo stato di veglia (Gruppo A); mentre, quando la domanda venne formulata in maniera un po' differente, la maggioranza (75%) dei “buoni” soggetti ipnotici affermò di aver sperimentato i due stati come differenti (Gruppo B).

D'altra parte è provato, come più volte sarà riferito nel corso della trattazione, che l'aspettativa di un risultato incide sul risultato stesso; quando al soggetto nell'esperimento è richiesto di tenere la stessa condotta una volta normalmente e la seconda durante l'ipnosi, il metodo non appare idoneo a provare che l'eventuale differenza dei risultati sia in funzione dell'ipnosi in sé, invece che nell'aspettativa del soggetto di dare risultati differenti quando è in ipnosi, ed indipendentemente quindi da essa.

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(1) Cfr. SHEEHAN P., PERRY C, Methodologies of Hypnosis, a Criticai Appraisal of Contemporary Paradigms of Hypnosis, Wiley, New York, 1976; per un esame dell'ipnosi sperimentale cfr., CESA-BIANCHI M., Ipnosi e psicologia spe rimentale, in GRANONE F. (a cura di), Ipnosi medica, Minerva, Torino, 1975, 29. (torna al testo)

(2) Cfr. HILGARD E. R., Hypnotic Susceptibility, Harcourt, Brace e World, New York, 1965. (torna al testo)

(3) BARBER T. X., Ipnosi, un approccio scientifico, Ubaldini, Roma, 1972, 95. (torna al testo)

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2 - Il gruppo di controllo dei non ipnotizzabili

Solitamente allora si usa confrontare i risultati ottenuti dal gruppo ipnotico con un gruppo indipendente di soggetti che non vengono ipnotizzati. Questo secondo gruppo è di solito formato da persone che appaiono poco suscettibili all'ipnosi o da persone non selezionate che non hanno partecipato a sedute precedenti di allenamento all'ipnosi. Come nota Barber (4), questi procedimenti di selezione non casuale si prestano ad almeno due critiche:

1) Il criterio esplicito di selezione del gruppo ipnotico – che i soggetti fossero “ipnotizzabili” – è difficile da differenziare da un criterio implicito collegato, che cioè i soggetti avessero la volontà o la motivazione per cercare di eseguire le suggestioni dello sperimentatore indipendentemente dal fatto di essere o no in trance. Dato che i soggetti allo stato di veglia non venivano selezionati in base alla suggestionabilità, o erano scelti come soggetti “scadenti” che rispondevano a criteri di non suggestionabilità, essi erano meno responsivi alle suggestioni di quelli assegnati al gruppo ipnotico, indipendentemente dal fatto che i due gruppi, un solo gruppo, o nessun gruppo fosse in “trance”.

2) Alle volte tra soggetto e sperimentatore si stabiliva un rapporto di amicizia durante le sedute di pratica preliminare o di allenamento, sedute che venivano tenute con il gruppo ipnotico ma non con quello dello stato di veglia. Inoltre, nelle sedute preliminari, il gruppo ipnotico si familiarizzava con la situazione sperimentale e si impratichiva nel rispondere alle suggestioni. Questi fattori interpersonali, insieme ai fattori di pratica, potevano benissimo continuare fino alla seduta sperimentale formale, facendo sentire più a suo agio e meno ansioso il gruppo ipnotico del gruppo non ipnotico ed elevando la sua capacità di migliori prestazioni nei compiti di valutazione, indipendentemente dalla presenza e dall'assenza di trance ipnotica.

Per Barber è un errore attribuire alla presenza o all'assenza di un presunto stato ipnotico le differenze tra le prestazioni dei gruppi ipnotico e non ipnotico quando i soggetti non sono assegnati a caso ai due gruppi e non vi è controllo riguardo alla pratica e all'addestramento precedente.

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(4) BARBER T. X., op. cit. (torna al testo)

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3 - Il metodo del gruppo di quasi controllo

Per risolvere taluni di questi problemi Orne adotta una metodologia differente (5).

L'autore parte dal punto di vista che l'ipnosi sia uno stato di coscienza peculiare dimostrato dalla presenza della «logica della trance», cioè dalla caratteristica del soggetto di accettare, manifestare e tollerare incongruenze logiche (come nel caso del soggetto regredito ipnoticamente in un'epoca in cui non conosceva la lingua inglese ma soltanto la lingua madre tedesca che rispondeva congruamente, ma in tedesco, alle domande postegli dall'ipnotista in inglese che all'epoca in cui era stato regredito non poteva comprendere). Orne sostiene che in ogni esperimento diretto a considerare gli effetti dell'ipnosi (così come in ogni altro esperimento di psicologia umana) esiste esplicita o più spesso implicita una richiesta caratteristica percepita dal soggetto che lo stimola a rispondere secondo ciò che egli ritiene che lo sperimentatore si aspetti da lui. La richiesta caratteristica contamina i risultati non consentendo di distinguere l'artefatto dalla realtà.

 

Allo scopo di limitare l'influenza e la richiesta caratteristica Orne utilizza gruppi indipendenti di soggetti assegnati a due condizioni sperimentali, genuini e simulatori, cui si somministrano le stesse procedure. Il gruppo «genuino» è composto da soggetti molto suscettibili alle suggestioni ipnotiche (pre-selezionati mediante scale di suscettibilità), mentre il gruppo di simulatori (anche loro selezionati) è composto da soggetti refrattari all'ipnosi. Gli sperimentatori-ipnotisti sono due. Uno di questi, poco prima dell'esperimento, cerca di motivare i soggetti refrattari ad ingannare lo sperimentatore facendogli credere di essere ipnotizzati ed obbedendo alle suggestioni senza confessare di essere refrattari fino alla fine dell'esperimento. Dice loro che lo sperimentatore porrà fine all'esperimento se si accorgerà che stanno simulando. Mentre i soggetti genuini non sanno che nell'esperimento sono usati soggetti simulatori, questi invece sanno che sono utilizzati soggetti in ipnosi.

Altri particolari di questa metodologia sono:

a) l'ipnotista sperimentatore non deve conoscere l'identità e la suggestionabilità dei soggetti mentre i soggetti sanno che lo sperimentatore non conosce la loro responsività;

b) i simulatori sanno che loro scopo preciso è ingannare lo sperimentatore e conoscono l'importanza del loro apporto;

c) i simulatori non devono allenarsi a simulare, ma devono cominciare la simulazione solo appena inizia l'esperimento;

d) le istruzioni a simulare devono essere impartite appena prima dell'esperimento;

e) l'inchiesta postsperimentale (con il 1° sperimentatore) deve constatare se i soggetti refrattari sono eventualmente caduti in ipnosi.

 

Questi gruppi agiscono in situazioni diverse sia per la natura del loro compito, sia per l'atteggiamento psicologico con cui lo compiono. Orne si basa sull'assunto che nel contesto sperimentale ogni soggetto, suscettibile o refrattario, è una persona il cui comportamento può anche non dipendere dal trattamento applicato. Inoltre, poiché la percezione delle intenzioni dello sperimentatore può diventare una fonte di errore, Orne propone quali mezzi per controllare il ruolo delle richieste della situazione, la pre-inchiesta e l'inchiesta postsperimentale.

Nella prima ad un gruppo di soggetti della stessa popolazione utilizzata nello studio si chiede di fingere di essere effettivi soggetti dell'esperimento. Si danno loro le stesse istruzioni che si daranno ai soggetti e si chiede quali risultati, secondo loro, si otterranno con un tale trattamento. I soggetti dovrebbero cioè indovinare ciò che altri potrebbero fare nella stessa situazione e con le stesse istruzioni. Nell'inchiesta post-sperimentale si chiede ai soggetti, dopo aver effettuato l'esperimento, di rivelare informazioni su eventuali effetti artificiosi provocati dal contesto.

È evidente che quando un risultato è ottenuto sia dal gruppo in ipnosi che dai simulatori non può escludersi che si tratti di un artefatto. Ma quando un fenomeno si verifica solo nel gruppo ipnotico e non in quello del quasi controllo l'artefatto deve necessariamente escludersi.

Orne cerca con questo sistema di isolare l'implicito suggerimento che l'ipnotista invia al soggetto di confermare l'ipotesi che con l'esperimento sottopone a controllo e quindi di neutralizzare la richiesta caratteristica. D'altronde l'ipnotista non sa quale dei due gruppi simula (e difficilmente come si è potuto verificare lo scopre) e così non può meta-comunicare scopi differenti ai due gruppi. Orne non esclude che lo stato ipnotico in sé, della cui esistenza non dubita, possa influenzare positivamente la motivazione a compiacere lo sperimentatore, ma ritiene che la richiesta caratteristica possa essere, anzi sia stata spesso confusa, con lo stato di coscienza su cui si indagava.

Orne ammette che la presenza di un gruppo di comparazione simulante, non sempre serve per riuscire a risolvere ogni problema sperimentale, tuttavia vi sono tre circostanze in cui tale gruppo appare essenziale:

1) Ogni volta che si ritiene che un dato fenomeno si verifichi perché il soggetto è ipnotizzato, ed il comportamento del soggetto è considerato prova di ciò; così che si ritiene che i soggetti non ipnotizzati non siano capaci di tenerlo. Ciò interessa tutti gli studi in cui si chiede di trascendere la capacità volitiva del soggetto in stato di veglia. Ai soggetti che simulano si chiede di fornire un test sulle capacità dei soggetti motivati in stato di veglia, che sono stati trattati nello stesso modo dell'ipnotista.

2) Quando il soggetto ipnotizzato tiene un comportamento che si desidera dimostrare che non avrebbe tenuto se il soggetto non fosse stato ipnotizzato.

Diventa quindi importante per stabilire ciò, vedere come un soggetto non ipnotizzato si comporti nella medesima situazione, se tale modo di comportarsi risulta legittimato in altro modo diverso dall'ipnosi. In questo contesto è utile la particolare qualità del modello realtà-simulazione per evitare differenze nel trattamento del gruppo di comparazione tenendo l'ipnotista all'oscuro di tale fatto.

3) Ogni volta che un esperimento contiene un inganno, e l'efficacia di tale inganno è importante per interpretare le conclusioni. L'includere un gruppo di comparazione simulante diventa necessario per valutare l'adeguatezza della procedura d'inganno.

 

Naturalmente il tipo di ipotesi che si vuole vagliare, determina se il confronto fra i due gruppi sia appropriato. Riassumendo si può dire che questa metodologia appare utile ogni qualvolta si riscontrano fenomeni che non possono essere previsti dal soggetto allo stato di veglia: se si verificano nel gruppo ipnotico e non in quello dei simulatori si può legittimamente supporre che siano stati provocati dall'induzione.

Barber (6) ha fatto notare le manchevolezze di questa metodologia osservando che:

1) negli studi di Orne il gruppo di simulatori e quello ipnotico sono stati tratti da popolazioni differenti, i simulatori selezionati fra soggetti ipnotici “scadenti”, mentre il gruppo ipnotico comprendeva “buoni” soggetti ipnotici selezionati. Quando i due gruppi differivano nelle prestazioni, non poteva venire esclusa la possibilità che le differenze fossero dovute all'assegnazione non casuale dei soggetti ai due gruppi (i soggetti suggestionabili erano stati assegnati ad un gruppo ed i soggetti non suggestionabili all'altro) piuttosto che alla presenza o all'assenza di “trance”.

2) Le istruzioni impartite al gruppo dei simulatori comportavano evidentemente che il soggetto esibisse tutte le risposte alle suggestioni-test di rigidità muscolari, di analgesia, di allucinazioni, di amnesia, eccetera, ma non provasse l'esperienza degli effetti delle suggestioni. Le istruzioni e le suggestioni impartite al gruppo ipnotico dichiaravano esplicitamente che il soggetto doveva provare l'esperienza degli effetti delle suggestioni. Per conseguenza, ogni differenza nelle risposte soggettive (esperienziali) alle suggestioni-test riferita dal gruppo dei simulatori e da quello ipnotico potevano essere dovute alle differenze nelle istruzioni ricevute dai gruppi (infatti un gruppo aveva ricevuto istruzioni di non provare gli effetti mentre l'altro aveva ricevuto istruzioni di provarli) piuttosto che alla presenza o all'assenza del presunto “stato di trance ipnotica”.

Barber non esclude che il sistema del quasi controllo possa essere utile nei casi specificati da Orne, ma ritiene necessario che i soggetti di entrambi i gruppi siano presi dalla stessa popolazione ed assegnati a caso al gruppo dei simulatori o al gruppo ipnotico.

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(5) Cfr. ORNE M. T., On the Social Psychology of the Psychological Experiment: With Particular Reference to Demand Characteristics and their Implication, in Arti. Psychol., 1972, 776; On The Simulating Subject as a Quasi-Control Group in Hypnosis Research: What, Why and How, in FROMM E., SHOR E. R., Hypnosis Research, Developments and Perspectives, Aldine, Chicago, 1972, 389. (torna al testo)

(6) BARBER T. X., op. cit. 32. (torna al testo)

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4 - Il metodo del gruppo di controllo con distribuzione casuale dei soggetti

Per Barber, il metodo di ricerca più appropriato che possiamo definire operazionale, è quello di adottare un gruppo di confronto a cui non siano state impartite le istruzioni tipiche dell'induzione ipnotica e al quale la situazione non venga definita né implicitamente né esplicitamente come ipnosi, inoltre (7) per controllare le variabili del soggetto, il gruppo di confronto non ipnotico viene preso a caso dalla stessa popolazione del gruppo ipnotico.

Per controllare gli effetti di pratica e addestramento precedenti entrambi i gruppi, ipnotico e non ipnotico, non dovranno partecipare a sedute preliminari di pratica, oppure entrambi i gruppi dovranno partecipare ad un eguale numero di sedute preliminari e dello stesso tipo. Per controllare le variabili interpersonali, entrambi i gruppi dovranno avere lo stesso grado e lo stesso tipo di conoscenza dello sperimentatore. Poiché la situazione sarà definita come “ipnosi” ai soggetti sperimentali, questo fatto desterà il loro interesse e la loro curiosità; anche al gruppo di confronti la situazione dovrà venire definita in maniera da destare interesse. Ad entrambi i gruppi dovranno venire impartite le stesse istruzioni motivanti intese a suscitare una prestazione massimale nei compiti di valutazione. A entrambi i gruppi dovranno venir presentate le stesse suggestioni-test, con le stesse parole e lo stesso tono di voce, ad esempio, per mezzo di un registratore. Mediante l'uso di registratori per impartire istruzioni e suggestioni e di questionari scritti per condurre l'interrogatorio, gli effetti sui risultati delle aspettative e delle inclinazioni dello sperimentatore possono venire minimizzati.

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(7) BARBER T. X., op. cit. 34. (torna al testo)

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5 - Le scale di ipnotizzabilità: a) Davis e Husband; b) Stanford; c) Barber

Non solo però come si è preannunciato vi sono differenti impostazioni quanto alla scelta dei soggetti per l'esperimento, ma anche per quanto riguarda la misura dei risultati, di solito valutati secondo scale di ipnotizzabilità o di suggestionabilità;

a) La scala di Davis-Husband (8) spesso utilizzata per le varie sperimentazioni, secondo Barber non soddisfa i minimi di accettabilità scientifica, non fornendo i criteri in base ai quali si possa accertare se i fenomeni si siano o non si siano verificati. La scala stabilisce, ad esempio, che il rilassamento indica una profondità ipnotica, l'anestesia a guanto indica una lieve profondità di trance e che l'anestesia post-ipnotica indica una media profondità di trance.

Davis e Husband non hanno stabilito quali suggestioni si debbono dare per indurre il rilassamento, l'anestesia a guanto e l'anestesia postipnotica. Non hanno neppure chiarito come determinare la presenza o l'assenza dei fenomeni. Ad esempio, non hanno reso noto quali suggestioni si devono dare per indurre anestesia, quale stimolo applicare per constatare se vi è anestesia, o quale risposta sia necessaria da parte del soggetto per giudicare se si è prodotta l'anestesia.

b) La scala più comunemente usata è però quella di suscettibilità ipnotica di Stanford (SHSS, FORM A, B, C) nelle sue tre forme alternative (9). Ciascuna delle tre forme alternative comprende dodici suggestioni-test standardizzate, che vengono somministrate insieme ad un procedimento di induzione ipnotica pure standardizzato. Ad esempio, la Forma A, che è stata usata più frequentemente, comprende una suggestione-test somministrata prima del procedimento di induzione ipnotica (Oscillazione postulare), una suggestione presentata durante l'induzione ipnotica (chiusura degli occhi), e dieci suggestioni impartite dopo il completamento dell'induzione:

Abbassamento della mano, Immobilizzazione del braccio;

Blocco delle dita;

Rigidità del braccio;

Movimento di avvicinamento delle mani;

Inibizione verbale per il proprio nome;

Allucinazione di una mosca;

Catalessia delle palpebre;

Risposta post-ipnotica del cambiamento di sedie;

Amnesia.

 

Questo strumento presenta tra l'altro il difetto di non essere, se non impropriamente, utilizzabile con soggetti che non siano stati precedentemente ipnotizzati e quindi queste scale sono poco applicabili al gruppo di controllo non ipnotizzato. Alcune delle suggestioni-test sono formulate per essere rivolte a soggetti che hanno ricevuto suggestioni di rilassamento e sonnolenza, e appaiono quindi incongrue per un gruppo di confronto che non abbia ricevuto tali suggestioni. (Ad esempio, la suggestione di inibizione verbale afferma: «Ora è molto rilassato. Pensi come potrebbe essere difficile parlare mentre è così profondamente rilassato. Forse altrettanto difficile quanto parlare mentre è addormentato. Adesso perché non cerca di dire il suo nome?»).

Le risposte alle suggestioni-test comportano almeno due aspetti o dimensioni:

a) risposte motorie osservabili;

b) risposte di esperienze soggettive.

 

Le scale Stanford misurano soltanto le risposte motorie. Le procedure di valutazione (scoring) non tengono conto delle risposte soggettive (esperienziali): ad esempio, ognuna delle tre forme alternative della scala Stanford comprende suggestioni che un braccio è appesantito e non può essere piegato.

Di due soggetti che superano questa prova, ossia che non piegano il braccio quando si chiede loro di provarci, uno può dichiarare che si sentiva il braccio pesante e inamovibile e che aveva cercato di piegarlo senza riuscirci, mentre l'altro può dichiarare che si sentiva il braccio perfettamente normale ma non aveva cercato di muoverlo. Malgrado la notevole differenza della testimonianza soggettiva, entrambi i soggetti superano con lo stesso punteggio il test di immobilizzazione del braccio.

Barber invece ha standardizzato una scala di suggestionabilità (BSS) che comprende otto suggestioni-test (10), che possono essere somministrate con manipolazione sperimentale di variabili antecedenti, ad es., con o senza istruzioni motivanti e con o senza istruzioni preliminari di rilassamento, sonnolenza e sonno.

Le otto voci (items) della scala sono state prescelte in quanto rappresentative dei tipi di suggestioni-test che sono stati tradizionalmente usati in esperimenti di ipnosi. La scala comprende una scala di allucinazione, una di risposta post-sperimentale o di tipo post-ipnotico, e una di amnesia. Include anche tre elementi di sfida (es.: «Non può alzarsi, tenti... non lo può») e due voci in cui prima si chiede al soggetto di immaginare certi effetti, e poi si suggeriscono certe conseguenze oggettive (es.: «immagini di sentirsi il braccio destro più pesante, sempre più pesante; si sta abbassando sempre di più»).

La BSS comprende criteri per valutare due tipi di risposte alle suggestioni-test; risposte aperte, osservabili (punteggio oggettivo) e risposte soggettive, di esperienze personali (punteggio soggettivo). Questa panoramica delle difficoltà epistemologiche può scoraggiare, ma come si è detto all'inizio è solo guardando in luce critica i risultati ottenuti che possiamo imparare dall'esperienza. Fino ad un certo punto gli studiosi dell'ipnosi hanno presentato le teorie che non erano né controllabili né soprattutto falsificabili e non avevano quindi i requisiti minimi per rendersi accettabili scientificamente.

Solo negli ultimi anni invece i problemi metodologici si sono posti in primo piano nell'ipnosi (11) e occorre concentrarci soprattutto su quelle ricerche e concettualizzazioni che, solo negli ultimi anni, si sono poste problemi epistemologici.

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(8) DAVIS L. W., HUSBAND R. W., A Study of Hypnotic Susceptibility in Relation to Personality Traits, in /. Abnorm. Soc. Psychol., 1931, 175. (torna al testo)

(9) WEITZENHOFFER A. M.,   HILGARD E. R.,    Scala Stanford di suscettibi lità ipnotica, forme A, B e C, O.S., Firenze, 1975. (torna al testo)

(10) BARBER T. X., op. cit. 41. (torna al testo)

(11) Cfr. specificatamente SHOR E. R., The Fundamental Problem in Hypnosis Research as Viewd from Historic Perspectives, in FROMM E., SHOR R., Hypnosis: Research Developments and Perspectives, cit., 15. (torna al testo)

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