Argomento:Psicologia


Documento senza titolo

Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 4.4

di Guglielmo Gullotta

prodotto per Esonet.it


Capitolo IV / Paradigmi teoretici del fenomeno Ipnosi

 

Sommario: 1. Introduzione. — 2. Teorie fisiologiche. — 3. Ipnosi come sonno lucido. — 4. Risposta condizionata. — 5. Dissociazione. — 6. Teoria dei tre fattori. — 7. Sonno base. — 8. Particolare stato psicofisico. — 9. Labilizzazione del campo percettivo. — 10. Comportamento diretto ad uno scopo in uno stato alterato della persona. — 11. Transfert e riattivazione del complesso di Edipo. — 12. Riduzione delle frontiere dell'Io. — 13. Reazione psicosomatica. — 14. Autoesclusione dell'Io. — 15. Regressione al servizio dell'Io. — 16. Perdita dell'orientamento generalizzato della realtà. — 17. Teoria dello sviluppo interattivo. — 18. Teoria neo dissociativa. — 19. La logica della trance. — 20. Role-enactment. — 21. Teoria cognitivo-comportamentale. — 22. I paradigmi nella scienza. — 23. Il paradigma tradizionale.24. Il paradigma alternativo.25. Punti di contatto tra i due paradigmi.26. Ipnotizzabilità: tratto o capacità? 27. Ipnosi ed altri stati di coscienza.

 

23 — Il paradigma tradizionale

Per quanto riguarda l'ipnosi esiste certamente un paradigma dominante che si può rintracciare nelle teorie che abbiamo enunciato secondo le quali lo stato ipnotico sarebbe uno stato di coscienza particolare.

Le assunzioni di questo paradigma sono le seguenti (52):

1) Esiste uno stato di coscienza dell'organismo che è fondamentalmente e qualitativamente differente sia dallo stato di veglia, che dallo stato di sonno, che dallo stato di incoscienza. Questo stato distinto è chiamato «ipnosi», «stato ipnotico», «trance ipnotica» o più semplicemente «trance».

2) Lo stato ipnotico può occasionalmente prodursi in modo spontaneo, ma normalmente è indotto da un tipo speciale di procedure che sono chiamate induzioni ipnotiche o induzioni della trance. Nonostante le differenze nello stile di induzione le caratteristiche di essa sono rappresentate dal fatto che aiutano il soggetto ad entrare in uno stato speciale.

3) Lo stato ipnotico, la trance, durano per tutto il periodo che è richiesto dall'ipnotista.

4) I soggetti in questo stato rispondono obiettivamente e subiettivamente a suggestioni di anestesia, allucinatorie, cecità, sordità, sogno, ecc.

5) Come si è già detto alcuni investigatori che aderiscono al paradigma della trance ritengono che i fenomeni suggeriti siano genuini e reali, mentre altri sono più scettici. Per esempio molti investigatori che accettano il paradigma della trance vedono la sordità ipnotica come distinguibile dalla reale sordità e il sogno ipnotico come distinguibile da quello notturno, mentre altri ritengono che non siano distinguibili.

6) Esistono livelli della profondità della trance, vale a dire la trance può essere leggera, media, profonda o molto profonda (sonnambulismo).

7) Aumentando la profondità della trance l'abilità del soggetto di esperire i fenomeni suggeriti aumenta direttamente, per esempio quanto più una persona è profondamente ipnotizzata, tanto più ha una esperienza intensa di regressione di età, allucinazione, ecc,

__________

(52) BARBER T. X., Suggested Hypnotic Behavior: The Trance Paradigm Versus an Alternative Paradigm, in FROMM E., SHOR R., Hypnosis: Research Developments and Perspectives, cit. (torna al testo)

__________

 

24 — Il paradigma alternativo

A questo paradigma se ne contrappone un altro che ha, come si è visto parlando di Sarbin e Barber, differenti assunzioni:

1) Non è necessario postulare una differenza fondamentale tra lo stato di una persona che sia rispondente alle suggestioni e quella che non lo sia.

2) Ambedue le persone hanno atteggiamenti, motivazioni e aspettative verso ciò che l'ipnotista gli comunica.

3) La persona che è molto rispondente alle suggestioni ha atteggiamenti, motivazioni e aspettative positive verso le istruzioni, cioè si lascia pensare ed immaginare ciò che gli è suggerito.

4) Una persona che non è rispondente alle suggestioni ha atteggiamenti, motivazioni e aspettative che sono negative nei confronti di ciò che gli è comunicato. Questi tre fattori variano in un continuo dal negativo al positivo e possono interagire in modo complesso.

5) Concetti che derivano dalla psicologia anormale come la trance, il sonnambulismo e la dissociazione, confondono e non spiegano pienamente le risposte oggettive né quelle soggettive. La risposta alle suggestioni è un fenomeno psicologico normale che può essere concettualizzato nei termini e nei costrutti della psicologia normale specialmente della psicologia sociale. Questa concettualizza altri fenomeni di influenza interpersonale come la persuasione e il conformismo, senza addurre che i soggetti siano in uno stato psicologico particolare.

6) I fenomeni che sono associati alle suggestioni sono considerati essere nell'ambito delle potenzialità psichiche.

 

Il paradigma alternativo mette certamente in crisi il paradigma della «scienza normale» ipnotica. Sperimentalmente infatti, come si è detto, si è mostrato che molti individui sono molto rispondenti sia obiettivamente che subiettivamente alle istruzioni e alle suggestioni anche quando sono posti come gruppo di controllo senza speciali istruzioni o meglio quando hanno delle semplici istruzioni motivanti al compito, senza che ci sia stata una induzione ipnotica.

Come Kuhn ha spiegato magistralmente, questi controfatti di solito non vengono intesi come tali dalla scienza normale che cerca di adattare il paradigma a queste «anomalie».

Così si è sostenuta l'esistenza di una «ipnosi vigile», con un ragionamento ad hoc puramente tautologico e cioè che certi risultati si ottengono perché c'è la trance, e reciprocamente che la trance esiste dal momento che si ottengono certi risultati; quindi se certi fenomeni si verificano «è ovvio» che deve esistere uno stato di trance.

 

Dal punto di vista del paradigma alternativo il problema non è più di stabilire quali sono i metodi efficaci per indurre una trance ipnotica profonda, o come lo stato ipnotico differisce dallo stato di veglia, ma piuttosto è quello di stabilire quali sono le istruzioni più efficaci nel sollecitare atteggiamenti, motivazioni e aspettative positive nei confronti della situazione suggestiva. Bisogna stabilire in che misura giocano questi tre fattori, quali sono quelli più importanti, come si possono indurre i soggetti a immaginare sempre più vividamente ciò che viene suggerito. Sostenere che le istruzioni motivanti al compito, o comunque le richieste, siano in realtà delle induzioni ipnotiche, come è stato sostenuto, significa snaturare talmente il concetto di induzione di trance ipnotica da fargli perdere ogni significato. Ciò significa d'altronde presentare un argomento distruttivo per il paradigma della trance: dopo che si è sostenuto che si tratta di uno stato particolare prodotto da talune manovre, si assume poi che può sopraggiungere con una semplice richiesta.

 

25 — Punti di contatto tra i due paradigmi

Quali sono allo stato attuale delle nostre conoscenze i punti di contatto tra i due paradigmi? (53).

Nessun teorico contemporaneo prima di tutto ritiene che esista una equivalenza tra il fenomeno ipnotico e il sonno. In linea generale poi, sia quelli che seguono il paradigma dello stato di coscienza particolare che gli altri, hanno un atteggiamento critico nei confronti dei fenomeni che prima venivano accettati supinamente.

Abbiamo visto d'altronde che molti rappresentanti del paradigma dello stato di coscienza, come per esempio Orne, hanno un atteggiamento che rientra nel punto di vista critico. D'altronde anche molti teorici che sono contrari al paradigma dello stato di coscienza sono d'accordo con gli altri che i fenomeni ipnotici costituiscono dei cambiamenti genuini dell'esperienza del soggetto, che non possono essere spiegati nei termini di un comportamento solamente simulato.

La sensazione che se ne ricava è che stiamo parlando attorno ad un'area di ricerca piuttosto che a una teoria esplicativa; la stessa tecnica ipnotica appare più un orientamento che un metodo. Bisogna cercare di superare l'atteggiamento dei ricercatori, che tende ad enfatizzare le differenze dei paradigmi piuttosto che le loro somiglianze.

 

Secondo Barber, indipendentemente dal paradigma a cui fanno riferimento, i ricercatori potrebbero essere d'accordo almeno su questi punti. Il primo è che il soggetto deve collaborare in qualche modo con lo sperimentatore per raggiungere gli scopi della suggestione, il secondo è che la condizione di chi risponde alle suggestioni può considerarsi una specie di slittamento dell'orientamento cognitivo da una prospettiva obiettiva e pragmatica ad un coinvolgimento immaginifico che è in relazione con le suggestioni. Il soggetto sembra sperimentare due processi cognitivi: da un lato elabora delle immagini che sono congrue con gli scopi delle suggestioni, dall'altro neutralizza le informazioni che sono incompatibili con gli scopi della suggestione. Questi due processi cognitivi rappresentano le due facce della stessa medaglia.

Per quanto riguarda il desiderio di cooperare per raggiungere gli scopi della suggestione, esiste tra i ricercatori di ambedue i paradigmi un accordo di base concernente l'importanza delle motivazioni e degli atteggiamenti del soggetto per determinare la risposta alla suggestione ipnotica.

Whithe, abbiamo visto, parlava di «comportamento diretto ad uno scopo in uno stato alterato della persona», Shor parla di profondità del coinvolgimento arcaico che deriverebbe dal bisogno intenso di alcuni soggetti di cooperare e di piacere all'ipnotista. Orne parla di controllo sociale, Sarbin e Coe di congruenza nel ruolo.

Se queste sono le impostazioni teoriche, anche su base empirica i ricercatori sono d'accordo. Per esempio è pacifico che i soggetti che si attendono di rispondere bene alla suggestione ipnotica dimostrano un livello molto alto di rispondenza, mentre quelli che non si aspettano di rispondere bene hanno risultati piuttosto bassi. D'altronde questi studi empirici dimostrano anche che il bisogno di cooperare, l'atteggiamento positivo del soggetto, non è direttamente connesso con alti livelli della suscettibilità, così che questo aspetto taglia in due il paradigma in questione, in modo che si può dire che il desiderio di cooperare costituisce un'importante ma non sufficiente condizione per la risposta cosiddetta ipnotica.

 

Parlando dell'altro processo, cioè del coinvolgimento nelle immagini che siano in relazione alle suggestioni, tutti i teorici appaiono d'accordo sul fatto che fattori extra-motivazionali debbono essere postulati in ordine al tentativo di dare conto delle risposte ipnotiche. Questi fattori extra-motivazionali sono stati definiti come «trance», «stato alterato di coscienza», «sub sistema regredito dell'Io», «capacità di entrare nel ruolo», «capacità di pensare e immaginare in relazione alle suggestioni», «coinvolgimento immaginativo»... Comunque tutti questi costrutti tendono a dimostrare che bisogna fare riferimento a qualche cosa d'altro, rispetto alla motivazione positiva e alla cooperazione.

I teorici dei differenti paradigmi sono dunque d'accordo nel dire che le suggestioni coinvolgono uno slittamento di riorientamento da una posizione pragmatica che governa la nostra vita quotidiana ad una che coinvolge l'immaginazione.

 

Per Sarbin (54) il buon soggetto sta attivamente immaginando le cose che gli sono suggerite e questa immaginazione attiva, gli preclude la possibilità di focalizzare la sua attenzione simultaneamente su informazioni che sono incongruenti con le suggestioni.

Spanos (55) parla di fantasia diretta verso un fine che coinvolge la immaginazione di una situazione, che se accadesse realmente produrrebbe il comportamento che è richiesto dalla suggestione. Ad esempio nella levitazione del braccio se egli immagina dei palloncini che lo sollevano. I buoni soggetti trasformano i suggerimenti in queste fantasie dirette ad uno scopo, mentre i cattivi soggetti sono incapaci di crearle e di rimanerne coinvolte ma continuamente valutano i fatti che contraddicono la veridicità della suggestione. D'altronde è provato che le suggestioni che offrono al soggetto la possibilità di una strategia di immaginazione sono più facili da esperire e da porre in essere in quanto comportamento, che le altre.

__________

(53) Per questa parte cfr. HILGARD E., The Main of Hypnosis, in Am. PsychoL, 1972, e SPANOS N., BARBER T., Toward a Convergence in Hypnosis Research, in Am. PsychoL, 1974, 500. (torna al testo)

(54) SARBIN T., Imagining as Muted Role-Taking, in SCHEFHAN P.,   The Function and Nature of lmagery, Academic, New York, 1972, 333. (torna al testo)

(55) SPANOS N. P., Goal-Directed Phatasys and Performance of Hypnotic Test Suggestions, Psychiatry, 1971, 86. (torna al testo)

__________

 

26 — Ipnotizzabilità: tratto o capacità?

Nel dibattito sulla natura dell'ipnosi si inserisce quello sulla ipnotizzabilità. Che cosa significa cioè dire che un soggetto è buono o cattivo? Tra l'altro i risultati sperimentali, salvo rare eccezioni, sono orientati nel senso che l'ipnotizzabilità ha carattere di stabilità, nel senso che la suscettibilità all'ipnosi, di fronte a successive induzioni sulla stessa persona, con diversi ipnotisti e a distanza di tempo, da gli stessi risultati e quindi il cattivo soggetto non può essere trasformato in buon soggetto.

Pochi studi sono stati fatti per valutare la correlazione tra la suscettibilità all'ipnosi e l'età, il sesso o altre caratteristiche personali dei soggetti. Uno dei primi studi sulla suscettibilità ipnotica correlata all'età risale al 1887 (56) e già in questo studio Liebault aveva trovato che i bambini sono più ipnotizzabili degli adulti, soprattutto nell'arco di età tra i sette ed i quattordici anni. Stukat (57) in un esperimento più recente esaminò un campione di 319 bambini a cui sottopose, senza ipnotizzarli, vari test, alcuni classificati come test di “suggestionabilità primaria” (test di barcollamento, l'abbassamento del braccio ed il pendolo di Chevreul), ed altri di “suggestionabilità secondaria” (per es. rispondere a suggestioni contraddittorie).

 

Egli trovò una sensibile diminuzione della suscettibilità nei test di suggestionabilità secondaria nell'età dagli otto ai quattordici anni, ma nessun cambiamento significativo nei test di suggestionabilità primaria. In uno studio più recente su di un campione di 240 bambini London (58) ha rilevato dei mutamenti collegati all'età, dove il massimo dell'ipnotizzabilità era raggiunto tra i nove ed i quattordici anni con una diminuzione verso i quindici-sedici anni.

Un altro esperimento è stato compiuto da Barber e Calverley (59) su un campione di 724 bambini senza usare l'induzione ipnotica ma dicendo al soggetto che sarebbe stato sottoposto ad una prova di capacità di immaginazione. I soggetti dai nove ai dieci anni ottennero il punteggio oggettivo più elevato, dai dieci ai quattordici si verificava una graduale diminuzione con la tendenza alla stabilità dopo i quattordici anni. Il punteggio soggettivo era molto simile a quello oggettivo; i punteggi soggettivi tendevano ad aumentare tra i sei ed i nove anni con un punteggio massimo tra i nove ed i dieci anni, diminuendo gradatamente tra gli undici ed i tredici anni per stabilizzarsi ai livelli di età tra i quattordici ed i ventidue anni. [Fig. 1].

Gli Autori riscontrarono anche differenze tra i bambini e gli adulti nel rispondere ad items specifici. [Fig. 2]. Infatti tra gli otto ed i dieci anni si rivelarono più facili gli items di amnesia selettiva, levitazione del braccio e risposta post-ipnotica; circa l'80% dei soggetti superò l'item di amnesia selettiva contro il 21% dei soggetti dai diciotto anni in poi.

La seconda variabile di solito considerata è il sesso. Per lungo tempo si è pensato che le donne fossero maggiormente ipnotizzabili degli uomini. Gli studi più recenti hanno però negato l'esistenza di differenze tra i due sessi. In un esperimento di Weitzenhoffer (60) paragonando i risultati ottenuti da un gruppo di 100 uomini ed uno di 100 donne, per metà ipnotizzati da un ipnotista uomo e per l'altra metà da una donna, non si rilevò alcuna differenza tra i due gruppi.

 

Altra variabile sono i disturbi mentali. I soggetti mentalmente deficienti sono sempre stati considerati non ipnotizzabili per la loro scarsa abilità verbale e l'incapacità a concentrarsi. Alcuni Autori (61) hanno esaminato un gruppo di venti bambini mentalmente handicappati di cui dodici risultarono ipnotizzabili. Cinque di quelli che ottennero un alto punteggio ipnotico avevano un'età mentale di sei o più anni, uno aveva un'età mentale di cinque anni. Il livello intellettivo minimo necessario per un'ipnosi soddisfacente sembra corrispondere alla capacità verbale di un bambino di scuola materna o elementare.

 

Malgrado l'ipnosi sia usata da anni in psicoterapia, non si sa molto sui rapporti tra ipnotizzabilità e nevrosi. Per Gill e Brenman (che utilizzarono i risultati ottenuti da Ehrenreich su un campione di 717 pazienti psichiatrici e 180 normali adulti) i soggetti nevrotici sono meno ipnotizzabili degli individui normali, mentre gli isterici sono forse più ipnotizzabili che gli altri nevrotici e gli schizofrenici non sono affatto ipnotizzabili.

Molti studi negano anche che i soggetti psicotici siano meno ipnotizzabili dei soggetti normali. Questi studi, riesaminati da Abrams (62), dimostrano che circa il 50% dei soggetti psicotici studiati era ipnotizzabile, indipendentemente dal fatto che fossero classificati come appartenenti al gruppo funzionale o a quello organico, oppure che fossero classificati o no come schizofrenici o paranoidi. L'unica prova contraria all'ipnotizzabilità degli schizofrenici deriva da uno studio di Barber, Karacan e Calverley (63) in cui trovarono che i soggetti schizofrenici erano poco suscettibili all'ipnosi. Bisogna ricordare però che il campione esaminato era cronico (ospedalizzato da anni) e che gli Autori non forniscono alcuna indicazione sul tipo di rapporto stabilito con i soggetti.

 

Un gruppo di studiosi ritiene che la suscettibilità all'ipnosi sia un tratto caratteristico dell'individuo come il senso dell'umorismo. Secondo invece un altro gruppo la ipnotizzabilità consisterebbe in una abilità o capacità come per esempio quella atletica.

 

Uno dei tratti esaminati è stato quello della suggestionabilità, cioè la capacità del soggetto di reagire a suggestioni auto-etero imposte. Eysenck e Fourneaux (64) distinguono due tipi di suggestionabilità: quella «primaria», caratterizzata dalla tendenza del soggetto a compiere movimenti involontari in conseguenza di suggestioni e misurabile con dei test, e la suggestionabilità «secondaria», che spinge il soggetto a cedere all'influsso di un'altra persona, o della maggioranza del gruppo, conformandosi al loro giudizio. I due Autori considerano l'ipnosi come funzione della suggestionabilità primaria. Altri tratti esaminati sono quelli estroversione-introversione, ma anche in questo caso i risultati non sono sicuri.

 

Lo studio più esauriente a proposito dei fattori della ipnotizzabilità è quello di Josephine R. Hilgard, in cui la distinzione fra «tratto e «capacità» appare sfumata (65).

L'Autrice ha studiato per anni impiegando metodi clinico-sperimentali e statistici le correlazioni esistenti tra la suscettibilità ipnotica ed alcuni tipi di esperienze abituali rinvenibili nella biografia dei soggetti studiati. Questi fattori acquisiti possono essere distinti in due gruppi. Ad un primo gruppo appartengono le capacità di particolari coinvolgimenti.

 

Ad un secondo gruppo le particolari caratteristiche psicodinamiche della personalità, sviluppatesi durante la maturazione. Il concetto di coinvolgimento (involvement) è quello di «essere preso da una particolare attività o esperienza, partecipandovi con tutto il proprio essere, immergendovisi o lasciandosene trasportare».

È stato dimostrato che la capacità e le precedenti esperienze di determinati «involvements» sono positivamente correlate con la suscettibilità ipnotica. L'ipotesi interpretativa è che tali «involvements» forniscano un background all'esperienza ipnotica; vale a dire, essi presentano aspetti o caratteristiche qualitative in comune all'esperienza ipnotica e possono quindi, in un certo senso, fungere da via (pathway) all'ipnosi per un «trasferimento positivo dell'apprendimento».

L'Autrice così differenzia:

a) «involvement» nella lettura;

b) «involvement» nell'arte drammatica;

c) «involvement» nella religione;

d) «involvement» nel godimento della natura;

e) «involvement» nella musica;

f) «involvement» nei processi immaginativi;

g) «involvement» nell'avventura.

 

Lo studio degli «involvements» quali «background» della esperienza ipnotica ha condotto la Hilgard a formulare una teoria evolutiva della ipnotizzabilità, detta «della via alternativa» («alternate path theory»).

Gli «involvements» quali fattori predittivi di suscettibilità non vanno considerati congiuntamente, ma disgiuntamente; se per un soggetto la passione per la letteratura fantastica può fungere da via all'ipnosi, per un altro può trattarsi dell'esperienza musicale. Questo spiega l'insuccesso nel trovare correlazioni tra tratti della personalità, secondo i classici test proiettivi, e ipnotizzabilità.

 

a) «Involvement» nella lettura. Per alcuni soggetti l'esperienza della lettura fornisce il «background» per le loro esperienze ipnotiche. Alcuni soggetti della Hilgard lo hanno rilevato spontaneamente: «l'ipnosi è come leggere un libro», «leggere un libro può ipnotizzarti».

Statisticamente è stata riscontrata una correlazione positiva tra il grado di «involvement» e la suscettibilità ipnotica. Ai fini della previsione della suscettibilità all'ipnosi, le caratteristiche del lettore «involved» (del lettore che si lascia assorbire nella lettura) secondo la Hilgard sono: egli è fortemente influenzato dal potere delle parole (è importante notare poi che la stimolazione dell'immaginazione del lettore è guidata dall'Autore, l'esercizio della fantasia è, cioè «stimulus bound» non «impulse bound» come nella fantasia spontanea della persona autistica e chiusa); è recettivo ed aperto; gode intensamente dell'esperienza del momento; è impegnato in vivide immaginazioni a volte con qualità quasi allucinatorie; sospende i poteri critici. L'Autore letto è temporaneamente la sua guida all'esperienza; egli può riflettere sulle parole dell'Autore ma la riflessione è una temporanea parentesi nel suo «involvement» e troppe parentesi compromettono l'«involvement» stesso; egli può distinguere tra l'esperienza della lettura e la sua normale vita quotidiana. Questa temporanea partenza dal mondo corrisponde abbastanza al concetto di Kris di «regressione a favore dell'Io».

 

b) «Involvement» nell'arte drammatica. È stato stabilito che la relativa capacità di «involvement» nella parte recitata è statisticamente correlata alla suscettibilità ipnotica. Anche qui troviamo corrispondenze tra «involvement» nell'arte drammatica e ipnosi: vi è nella recitazione una temporanea sospensione dell'orientamento nella realtà quotidiana, con la creazione di un altro sistema di riferimento esperienziale vissuto come un'altra realtà; l'attore non è passivo ma attivamente recettivo alle richieste del ruolo; il ruolo è creato da parole che hanno un potere simile a quello notato nell'«involvement» nella lettura; l'assorbimento è intenso, l'interesse è concentrato; il tutto è limitato nel tempo.

 

c) «Involvement» nella religione. La religione può fornire esperienze di profondo «involvement» e di autotrascendenza. La fede, soprattutto nel senso cristiano, è attiva ricettività e responsabilità verso un'autorità più alta. Questo può rendere la persona religiosa ben disposta verso l'ipnotista autoritario, che chiede di abbandonare l'esame di realtà e di sottomettersi fiduciosamente al suo potere. L'ipnosi può essere sentita come tentativo di intrusione in una sfera inviolabile perché sacra. Pare tuttavia che un'area libera da conflitti, rappresentata da una religiosità sviluppatasi conformemente all'educazione ricevuta da genitori profondamente credenti possa rappresentare un «background» favorevole all'esperienza ipnotica.

 

d) «Involvement» nel godimento della natura. L'induzione ipnotica spesso include suggerimenti dell'ipnotista su sensazioni corporee, quali impressioni di torpore o pesantezza o leggerezza. Inoltre esperienze sensoriali e loro distorsioni sono parte integrante della fenomenologia ipnotica (allucinazioni tattili, uditive, visive). È stato osservato che le persone che sono ipnotizzabili hanno spesso un ricco «background» di esperienze sensoriali intensamente vissute con una partecipazione interiore a carattere primitivo ed enfatico.

 

e) «Involvement» nella musica. Gli appassionati di musica classica e di jazz hanno in comune un intenso assorbimento ed oblio per l'ambiente; ma dall'esame di alcuni casi sembra che l'ipnotizzabilità sia correlata maggiormente con l'«involvement» nella musica classica. Per la Hilgard ciò è attribuibile alla tendenza a rispondere in modo motorio e ritmico dell'ascoltatore di jazz in contrasto con la risposta a scarsa risonanza motoria dell'ascoltatore di musica classica. La stessa autrice ha avuto come collaboratore John Lenox, esperto musicale, musicista e direttore d'orchestra. Egli è anche un soggetto altamente ipnotizzabile ed è pronto a mettere in rapporto l'esperienza ipnotica con l'ascoltare della musica.

 

f) «Involvement» nei processi immaginativi. Già Binet e Fèrè proposero che la vividità della fantasia potrebbe essere alla base dell'allucinazione ipnotica. Studi statistici volti a stabilire correlazioni tra test della fantasia e ipnotizzabilità hanno stabilito che soggetti con punteggio alto in questi test possono essere oppure non essere ipnotizzabili; ma soggetti con punteggio molto basso non sono ipnotizzabili.

Una singolare produzione fantastica è quella del «compagno immaginario» nell'infanzia. Su 391 casi di una popolazione universitaria interrogati dalla Hilgard 66 riferiscono di compagni immaginari nell'infanzia (40 maschi 26 femmine) corrispondenti al 17% (un caso su sei).

In sé il reperto di un compagno immaginario non è indicativo di abilità ipnotica, mentre lo studio di dettagli ha fornito relazioni significative. Anzitutto è stata notata un'ipnotizzabilità maggiore tra i soggetti capaci di dare informazioni descrittive circa i loro compagni immaginari. Se si distinguono i compagni immaginari in base al loro ruolo, allora è interessante notare che i soggetti riferenti un compagno immaginario con funzione di coscienza morale, interpretabile quale fase transizionale dello sviluppo del Super-Io, hanno un punteggio altissimo nella suscettibilità ipnotica. I compagni immaginari con funzioni di compagni di gioco, boy-friends, o spettatori non sembrano avere rapporto con l'ipnotizzabilità.

 

g) «Involvement» nell'avventura. L'ipnosi comporta la capacità di aprire una parentesi nella realtà della vita consueta, liberandosi momentaneamente delle ordinarie esigenze e della noia. Analogamente alcuni avvertono spinte notevoli verso episodiche liberazioni, attraverso attività avventurose.

Se ci si chiede cosa l'ipnosi abbia in comune con l'avventurosità, si può considerare che: l'ipnosi può assicurare sensazioni simili a quelle provate sciando o volando, come d'altra parte può essere vista come un'alternativa alla fantascienza o all'LSD; sia nell'ipnosi che nell'avventura i processi di esame critico della realtà sono sospesi, ed il fascino dell'ignoto esercita una attrattiva irresistibile; sia nell'ipnosi che nell'avventura vi è un'infantile, gioiosa partecipazione all'esperienza del momento con sentimenti di onnipotenza, di libertà da costrizioni, il che sembra corrispondere all'ipotesi dell'emergenza regressiva del «processo primario».

Il problema che si pone a questo proposito è se la ipnotizzabilità sia, e in che misura, modificabile, se cioè, come si accennava, un soggetto poco suscettibile possa divenire molto suscettibile, o comunque migliorare nella sua ipnotizzabilità. Mentre la risposta affermativa sul piano clinico è data per pacifica, i risultati sperimentali non sembrano confermarla (66). I più restii a considerare la ipnotizzabilità come migliorabile, sono coloro che ritengono che consista in un tratto personale, proprio come non si ritiene si possa insegnare a qualcuno il senso dell'umorismo.

 

D'altra parte gli studi di teorici che abbracciano l'altra prospettiva sostengono, per usare ancora una metafora, che mentre per insegnare a qualcuno a diventare un centometrista, questi certamente deve avere una attitudine particolare, è anche vero che chiunque può imparare a correre.

Risultati talvolta sbalorditivi per cui un soggetto prima insuscettibile diviene addirittura «sonnambulo», non vengono intesi come una modificazione dell'ipnotizzabilità, ma come la rimozione di ostacoli all'esprimersi della stessa.

Si è riscontrato (67) che raggiunta una fase di «lateau» difficilmente si ottengono miglioramenti significativi nel rendimento dei soggetti. Secondo alcuni autori i differenti giudizi circa la possibilità di migliorare l'ipnotizzabilità derivano semplicemente dal non avere prima considerato il fatto del raggiungimento o meno della fase di « lateau».

__________

(56) BEAUNIS H., Le Somnambulisme Provoqué, Bailière, Paris, 1887. (torna al testo)

(57) STUKAT K. G., Suggestibility: A Factorial and Experimental Analysis, Almqvist and Wiksell, Stockholm, 1958. (torna al testo)

(58) LONDON P., Developmental Experiments in Hypnosis, in /. Proj. Tech. Pers. Assess., 1965. (torna al testo)

(59) BARBER T. X., CALVERLEY D. S., «Hypnotic-like» Suggestibility in Children and Adults, in /. Abn. Soc. Psychol., 1963, 66. (torna al testo)

(60) WEITZENHOFFER A. M. WEITZENHOFFER G. B., Sex, Transference and Susceptibility to Hypnosis, in Am. J. din. Hypnosis, 1958, 15. (torna al testo)

(61) STERNLICHT M., WANDERER Z. W., Hypnotic Susceptibility and Mental Deflciency, in Int. J. Clin. Exp. Hypnosis, 1963, 104. (torna al testo)

(62) ABRAMS S., The Use of Hypnotic Techniques with Psychotics, in Am. J. Psychoter., 1964, 237. (torna al testo)

(63) BARBER T. X., KARACAN I., CALVERLEY D. S., Hypnotizzability and Suggestibility in Chronic Schizophrenics, in Ardi. Gen. Psychiat., 1964, 439. (torna al testo)

(64) EYSENCK H. L, FOURNEAUX W. D., Primary and Secondary Suggestibility: An Experimental and Statistical Study, in J. Exp. Psychol., 1945, 485. (torna al testo)

(65) HILGARD J. R., Hypnotic Susceptibility, Harcourt, New York, 1965, riassunto tratto da Muzi P. G., Suscettibilità e refrattarietà all'ipnosi, in Minerva Medica, 1974, 335 ss. (torna al testo)

(66) Tutto il terzo fascicolo delì'Int. J. CI. Exp. Hypn., 1977 è dedicato a questo argomento. Si veda in particolare lo schema a pagina 135 della rivista sopracitata che riassume gli studi sull'argomento. (torna al testo)

(67) SHOR R. E., ORNE M. T., O'CONNEL D. N., Validation and Cross Validation of a Scale of Self-Reported Personal Experiences wich Predicts Hypnotizzability, in /. Psychol, 1962, 55. (torna al testo)

__________

 

27 — Ipnosi ed altri stati di coscienza

Dopo questo esame dei punti di contrasto dei diversi paradigmi non resta che prendere atto delle divergenze teoretiche che si riscontrano nella letteratura circa la natura dell'ipnosi, per cui la «trance» è sonno ma l'ipnotizzato non dorme; è un riflesso condizionato ma si produce anche senza condizionamento; è uno stato di transfert e di regressione ma il transfert e la regressione della psicoterapia analitica non rappresentano una trance, e d'altra parte con il crescere del transfert non cresce l'ipnotizzabilità; è uno stato di ipersuggestibilità alle richieste dell'operatore ma le suggestioni non si producono se il soggetto non è consenziente; è uno stato di concentrazione ma è in rapporto con la dissociazione; è un processo di «role-enactment» ma il ruolo giocato rappresenta una realtà; esiste la trance quando si producono taluni fenomeni, ma questi fenomeni si possono produrre anche senza trance; è un processo psicologico che attiva variazioni neurologiche, ma di queste variazioni neurologiche non si è riusciti ad individuare la natura e la qualità... (68).

Come è stato notato (69) fino a che l'ipnosi era vista come una esperienza religiosa, consisteva in un rituale mistico; quando la teoria psicoanalitica si impose, l'ipnosi fu considerata soprattutto una specie di transfert, oggi, nell'era «scientifica» l'ipnosi è oggetto di accurate indagini e di sospetto circa la sua vera natura, ritenendo taluni che si tratti solo di un fenomeno interpersonale, altri di uno «stato psicologico peculiare», ma queste indagini sono per gran parte irrilevanti per il clinico, dato che l'ipnosi nella ricerca, e l'ipnosi in terapia, rappresentano due differenti ordini di fenomeni. Come modo di impostare un rapporto fruttuoso con persone con problemi, l'ipnosi continuerà ad essere usata anche se le investigazioni di laboratorio trovano che non esiste quella cosa chiamata «ipnosi». Se l'ipnosi è sopravvissuta ad un periodo religioso, può sopravvivere a un periodo «scientifico».

 

È possibile che attualmente, soprattutto nella letteratura americana, le differenti posizioni in materia di stati di coscienza in rapporto all'ipnosi si siano via via radicalizzate. È anche pensabile che la coscienza debba essere intesa come un processo di attivazione che conosce differenti livelli e che queste differenze siano di tipo qualitativo e/o quantitativo (70).

Romero (71) per esempio ha ipotizzato una condizione psicologica consistente in una esclusione dell'Io abituale con risalto assoluto di un'immagine dominante traducentesi in azione per diversi fenomeni esperienziali, come ipnosi, yoga, zen, stati mistici, estasi del pensiero, estasi affettive, estetiche, ecc. Egli individua alla base di tutte queste esperienze un dinamismo comune, costituito da una condizione psichica particolare, molto simile, se non identica a quella che rende possibili le manifestazioni parapsicologiche.

 

Si tratta del «sintonizzarsi», dell'«intonarsi» con immagini mentali (simboli, essenze, progetti) che superano il tempo, lo spazio, la causalità, che cioè per il loro inquadramento richiedono coordinate diverse da quelle consuete per l'universo materiale. L'autore propone di chiamare «Eidosi» quella sintonizzazione e «Eidi» quelle immagini.

 

Per Romero l'«Eidosi» non è qualcosa di eccezionale ma è una arcaica funzione psicologica normale dell'uomo, affievolitasi durante l'evoluzione e repressa dalla società attuale, ma riattivabile e rieducabile. È a mio giudizio poi interessante, come ho già accennato, l'ipotesi che la condizione psichica comune in queste differenti esperienze possa essere legata a fenomeni neurofisiologici quali quelli legati alla funzionalità dei due emisferi, che sarebbero alterati da processi in cui l'accento è posto essenzialmente all'interno dell'individuo (training autogeno, autoipnosi...) oppure all'esterno attraverso l'intervento di un altro (ipnotista, guru...).

Si tratta, è chiaro, di una speculazione difficilmente allo stato verificabile e confutabile e pertanto soggetta alle ben note critiche epistemologiche, che manifesta, però, il bisogno attualmente sentito di offrire un supporto sistematico comune a differenti esperienze e fenomeni.

Tart ha proposto un'interessante analogia con il funzionamento del computer (72). «Un computer ha un programma complesso di molti sottoprogrammi. Se lo riprogrammiamo in modo diverso, gli stessi tipi di dati input possono essere elaborati in modi diversi; sulla base della nostra conoscenza del vecchio programma non possiamo fare molte previsioni sugli aspetti delle variazioni dell'input, anche se vecchi e nuovi programmi hanno alcuni sottoprogrammi in comune. Il nuovo programma, con le sue interazioni input-output deve essere studiato di e per se stesso».

D'altronde le diatribe accademiche non possono negare che le forme più accreditate di psicoterapia hanno in comune un debito con l'ipnosi: la terapia del condizionamento di Thorndike poi riadattata da Skinner, che si ispira chiaramente a Pavlov i cui interessi per l'ipnosi sono ben noti; la terapia comportamentistica nella sua forma di inibizione reciproca proposta da Wolpe che partì proprio dalla sua esperienza come ipnotista, la psicoanalisi con tutte le scuole che ne sono derivate e che è nata, come è noto, dall'esperienza di Freud come ipnotista clinico.

Comunque sia, lo studio dell'ipnosi è il ramo della psicologia che più di ogni altro mostra le potenzialità della mente umana certamente non ancora sfruttate pienamente.

__________

(68) HALEY J., Strategie della psicoterapia, Sansoni, Firenze, 1971. (torna al testo)

(69) HALEY J., Terapie non comuni, Astrolabio, Roma, 1976. (torna al testo)

(70) Tutto il fascicolo n. 4 dell7nf. J. of. Clin. Exp. Hypn., 1977 è dedicato allo studio degli stati alterati di coscienza come ipnosi, yoga, mediazione. Si veda anche PELLETIER K., GARFIELD C, Consciousness East and West, Harper, New York, 1976. (torna al testo)

(71) ROMERO A., Eidosi. Una funzione psichica misconosciuta, in Rass. Ipn. Med. Psicos., voi. 12, n. 32, luglio-dicembre 1976, 875. (torna al testo)

(72) TART C. T., op. cit., 217. (torna al testo)

__________

 

torna su







Questo Articolo proviene da Esonet.it-Pagine scelte di Esoterismo
http://www.esonet.it

L'URL per questa storia è:
http://www.esonet.it/modules.php?name=News&file=article&sid=739