Argomento:Massoneria


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Il Graal dell'Alchimista e dell'Operaio speculativo

di Athos A. Altomonte

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L'Alchimista spirituale e l'Operaio speculativo sono accomunati dal postulato che, il primo chiama la “trasmutazione dei metalli” (purificare il proprio carattere) ed il secondo la “levigatura dalla pietra” (sublimare il proprio carattere). Il che significa usare “strumenti” diversi per raggiungere lo stesso scopo.

La Massoneria è un contenitore, silente e particolarmente complesso, dove è possibile rientrare in possesso d'idee altrove disperse e dimenticate. Affinando le capacità intellettuali, l'Operaio speculativo forgia lo strumento più efficace alla ricerca, che è la sua mente (v. La Psiche, primo strumento occulto dell'Iniziato). Lavorando di “punta e taglio”, la mente scava nel passato alla ricerca del proprio “Graal” che ognuno custodisce nella parte più “intima” di sé stesso. La “Coppa del cuore” dove si compie l'emulsione della “Pietra filosofale”, che rivela il mistero della nostra essenza.

Diciamo questo perché, non si debba supporre che basti ragionare su parole, forme e numeri per accedere nei vestiboli più riservati della vera iniziazione massonica. Oltre un certo punto l'essere pragmatici può diventare un limite, che l'Operaio speculativo deve oltrepassare astraendo l'ingegno.

Per raggiungere certe immagini mentali è necessario trascendere la mente ordinaria con un abbinamento malvisto dal comune massone, che non ama sentire parlare di spirito, e dal religioso ordinario, che non ama sentire parlare di logica. Eppure la storia insegna che la grandezza dell'uomo sta nel combinare in modo equilibrato, scienza e passione; amore e ragione; logica e anima.

In ogni caso l'iniziato, Alchimista od Operaio speculativo, non potrà mai essere orbo di mente e neppure di spirito. Per togliersi la benda dagli occhi bisogna che testa (la logica) e cuore (l'intuizione) diventino tutt'uno. E questa sincronicità rende più grande l'essere umano. Per cui non ci si meravigli se discuteremo ancora di alto e di basso, del dentro e del fuori, perché, se così non fosse, non lavoreremmo nella dimensione iniziatica, ma in qualsiasi altro posto.

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