Argomento:Psicologia


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Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 5.1

di Guglielmo Gullotta

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«Screditare tutto questo in quanto manipolazione è errato come il definire il cibo come manipolato perché è stato cucinato appropriatamente» . – Milton Erickson

 

Capitolo V / Tecniche e strategie dell'induzione e dell'approfondimento dell'ipnosi

Sommario: 1. Introduzione. Limitazione della motilità.2. Limitazione degli stimoli esterni.2a. Chiusura degli occhi.3. Informazioni disinibitorie sulla ipnosi.4. Definizione esplicita della situazione come ipnosi.4a. Definizione implicita della situazione come ipnosi.5. Istruzioni per ottenere la massima collaborazione.6. Istruzioni di rilassamento, torpore, sonno, ipnosi.7. Manipolazione dell'attenzione: concentrazione.7a. Manipolazione dell'attenzione: confusione. — 8. Strutturazione verbale dei messaggi. — 8a. Strutturazione non verbale dei messaggi. — 9. Sollecitazione di fantasie dirette allo scopo di far credere nell'immaginato. — 10. Prescrizione di ciò che avverrà naturalmente. — 11. Qualificazione positiva di qualsiasi risposta del soggetto. — 12. Utilizzazione nella procedura di qualsiasi risposta del soggetto. — 13. La ratificazione della trance. —14. Il contesto clinico. — 14a. Il contesto sperimentale. — 15. L'approfondimento dell'ipnosi. — 16. La deipnotizzazione.

 

1. Introduzione. Limitazione della motilità.

Col termine ambiguo di induzione di ipnosi (1) si allude al complesso di manovre comunicazionali che l'ipnotista compie per ottenere dal soggetto delle risposte che solitamente si ascrivono alla trance.

Anche se ogni ipnotista ha il suo repertorio strategico preferito, una tipica sequenza può essere la seguente (2):

a) l'ipnotista ed il soggetto, di solito sono entrambi seduti, ma a volte il soggetto è sdraiato;

b) l'ipnotista conversa col soggetto in modo da mettere il soggetto a proprio agio e di consentirgli di prepararsi alle manovre seguenti;

c) in una situazione sperimentale si discute solitamente dell'esperimento e della rilevanza dell'ipnosi o dei fraintendimenti tipici su essa tra i non iniziati. Il soggetto viene rassicurato circa la semplicità e facilità dell'esperimento e gli si chiede collaborazione. In una situazione clinica si discutono di solito approfonditamente le motivazioni per la seduta;

d) in quasi tutte le situazioni sperimentali e in molte di quelle cliniche, l'inizio della induzione ipnotica è stata precedentemente concordata ed è in questo senso che si sviluppa quella che viene chiamata l'ipnosi diretta. In alcune sedute cliniche e sperimentali l'ipnotista può evitare di definire la situazione come ipnotica. Questa tecnica clinicamente è usata soprattutto con persone che facilmente potrebbero essere spaventate dall'annuncio che saranno ipnotizzate o con coloro che intendano resistere all'ipnosi. Sperimentalmente si adotta questa strategia per vedere quali effetti si ottengono con una procedura identica a quella ipnotica ma senza che la situazione sia definita né implicitamente né esplicitamente come «ipnosi».

e) L'induzione di solito comincia con le istruzioni di rilassamento. Queste sono date con molta precisione e sono ricche di dettagli, ma con tono di voce basso e monotono. Al soggetto si dice di concentrare il proprio pensiero su un oggetto particolare mentre ascolta l'ipnotista. Quando queste istruzioni ottengono l'effetto desiderato l'ipnotista vi aggiunge delle suggestioni di torpore e di rilassamento e più avanti di sonno. Incoraggia poi il soggetto ad accettare tale sonnolenza specificando che nonostante che egli dorma sentirà ugualmente la voce dell'ipnotista e risponderà ad essa e che non si sveglierà finché non glielo verrà chiesto.

f) Quando il torpore e il rilassamento sono raggiunti l'ipnotista suggerisce al soggetto di esperire delle risposte a specifiche istruzioni che egli gli sottopone. Se ha cominciato con la suggestione di fissare qualcosa passa a quella di stanchezza agli occhi, eventualmente specificando che la stanchezza diventerà tale che gli occhi gli si chiuderanno senza bisogno di alcun suo atto volontario,

g) Il resto dell'induzione consiste nel somministrare altre istruzioni più difficili, generalmente accompagnate da un discorso continuo sulla profondità del rilassamento e del sonno; talvolta la risposta a taluni test di comportamento viene legata al rilassamento, per esempio «Ora sentirai la tua mano molto leggera come se vi fossero dei palloncini legati al polso che la sollevano e più si solleva più ti senti rilassato».

h) Il rapporto ipnotico si conclude con una fase di deipnotizzazione con la quale l'ipnotista «risveglia» il soggetto, favorendo il suo riorientamento nella realtà.

La tecnica ipnotica, sia in un contesto clinico, che in quello sperimentale, consiste in variabili antecedenti procedurali e quindi indipendenti, che sono mediate dalle variabili proprie del soggetto e variabili interpersonali con l'ipnotista, rispetto ai risultati che si vogliono ottenere, e che sono rappresentati dalle variabili conseguenti e quindi dipendenti.

Ho cercato qui di seguito di riassumere in uno schema, che commenterò, le variabili che da un punto di vista sperimentale e/o clinico sono apparse rilevanti nella fenomenologia ipnotica. Ciò sia chiaro non significa che tutte sono necessarie, anzi conviene sottolineare come nessuna di esse è in senso assoluto essenziale in quanto, soprattutto nell'ipnosi cosiddetta indiretta, molte di esse sono mascherate o addirittura assenti (3).

 

 

La limitazione della motilità è una delle prime operazioni della procedura di induzione. Anche se la cosa non mi risulta essere stata sperimentalmente controllata, è di nozione comune la difficoltà di ipnotizzare chi passeggi o comunque sia in movimento. Ciò essenzialmente in connessione con le esigenze di manipolare l'attenzione del soggetto (cfr. punto 7): per questo l'ipnotista chiede solitamente al soggetto di sedersi o di sdraiarsi o qualora, si muovesse subito, prima che la procedura abbia inizio gli chiede di non compiere movimenti inutili. Nulla impedisce però che l'attenzione del soggetto possa essere manipolata mentre è in movimento, nei limiti naturalmente in cui ciò sia possibile (cfr. per esempio il punto 12).

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(1) Melica ha giustamente criticato questo termine che si presta a molti fraintendimenti anche derivanti dalla sua origine storica. Si è cominciato ad utilizzarlo infatti quando si riteneva che l'ipnosi fosse una specie di fluido che si trasmetteva da un soggetto ad un altro. Cfr. MELICA V., Una ipotesi sui dinamismi ipnotici, Cadmos, Milano, 1974, 75 ss. La metafora però è ormai invalsa nella letteratura: l'importante, al solito, è non reificarla. (torna al testo)

(2) LONDON P., The Induction of Hypnosis, in GORDON J., Clinical and Experimental Hypnosis, MacMillan, New York, 1967, 59 ss. (torna al testo)

(3) Per questo schema, sia pure più limitatamente, cfr. BARBER T. X., DE MOORE V. D., A Theory of Hypnotic Induction Procedures, in Am. J. Clin. Hypn., 1972, 112. (torna al testo)

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2. Limitazione degli stimoli esterni.

Per le stesse ragioni l'ipnotista produce una limitazione degli stimoli esterni cercando di evitare che il soggetto sia distratto, chiusa così la finestra, la luce è di solito tenue e diffusa. C'è come una limitata «sensory deprivation» che l'ipnotista induce onde poter meglio utilizzare contenuti intrapsichici del soggetto come la fantasia e l'immaginazione. Secondo Wickramasekera (4) dal punto di vista psicoanalitico l'aumento di suscettibilità all'ipnosi con l'uso di tecniche di deprivazione sensoriale è da attribuire ad una maggior probabilità di «regressione» in tali condizioni. Sono state suggerite tre interpretazioni di questo fenomeno di evoluzione comportamentale:

1) una la fa derivare dalla limitazione di stimoli sociali;

2) per un'altra la limitazione sensoriale attiva il meccanismo dell'ansia e l'insorgere dell'ansia è responsabile degli effetti di regressione;

3) secondo un terzo punto di vista la maggiore suscettibilità è dovuta all'aumento dell'attenzione.

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(4) WICKRAMASEKERA I. E., On Attemps to Modify Hypnotic Susceptibility: Some Psychophysiological Procedures and Promising Directions, in EDMONSTON. (torna al testo)

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2a. La chiusura degli occhi.

È ottenuta a seguito di una pura e semplice richiesta o attraverso una suggestione diretta ad ottenere questa risposta involontariamente. Essa soddisfa l'esigenza di limitare gli stimoli visivi. Secondo Reyher questa variabile può influenzare notevolmente le risposte dei soggetti (5).

Quando gli individui con gli occhi chiusi stanno sperimentando un'azione richiesta di tipo dinamico, non possono sapere se hanno «passato» o meno l'esperimento perché hanno solo sensazioni propriocettive, insufficienti per poter valutare delle distanze. Invece un comando di tipo statico fornisce importanti stimoli di controllo propriocettivi. Anche un piccolo movimento infatti indica il fallimento, anche con gli occhi chiusi, della suggestione ipnotica di immobilità. Nella situazione ad occhi aperti, invece, il grado di ambiguità di risposta agli items di movimento è molto ridotto dall'utilizzazione da parte del soggetto di stimoli visivi. Per quanto riguarda i comandi statici invece, la vista non influenza l'esecuzione del comando, per cui non si notano differenze tra le due situazioni a occhi aperti e/o chiusi: infatti un piccolo movimento può essere propriocettivamente importante ma visivamente trascurabile.

La chiusura degli occhi ha però, comunque, la funzione di facilitare l'accesso al vissuto interno del soggetto.

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(5) REYHER J., Clinical and Experimental Hypnosis: Implications for Theory and Methodology, in EDMONSTON W., op. cit., 76. (torna al testo)

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3. Informazioni disinibitorie sulla ipnosi.

L'ipnotista prima di iniziare la vera e propria strategia ipnotica, e dunque prima ancora della chiusura degli occhi, se il soggetto non è assuefatto all'ipnosi e non ha delle conoscenze esatte su ciò che sta per esperire, cerca di superare le disinformazioni e le paure circa l'ipnosi, con delle informazioni disinibitorie. Ciò soprattutto allo scopo di incidere positivamente sulle variabili personali del soggetto, quali gli atteggiamenti, le motivazioni e le aspettative, e su quelle interpersonali che si fondano sulla fiducia. Le disinformazioni da affrontare di solito derivano dalle errate convinzioni che l'ipnotizzabile abbia una volontà poco forte o comunque inferiore a quella dell'ipnotista, che l'ipnosi sia un fenomeno paranormale, per cui l'ipnotizzato deve essere un medium, che l'ipnotizzato è completamente in balia dell'ipnotista, ecc.

Le paure possono essere quelle di un'aggressione sessuale, di fare cose sconvenienti, di non essere più in grado di svegliarsi, di morire, ecc.

Si è potuto sperimentalmente constatare che attraverso questa educazione preinduttiva diretta a rimuovere paure e disinformazioni, la risposta dei soggetti migliorava (6) ciò essenzialmente perché gli atteggiamenti, le motivazioni e le aspettative del soggetto diventavano sempre più positive verso la procedura ipnotica.

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(6) CRONIN D. M., SPANOS M. P., BARBER T. X., Augmentic Hypnotic Suggestibility by Providing Favorable Information About Hypnosis, in Am. J. Clìn. Hypn. , 1971, 259. (torna al testo)

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4. Definizione esplicita della situazione come ipnosi.

Il punto 3 sottintende che la definizione della situazione come ipnosi sia esplicita. Il ruolo positivo di questa variabile è stato controllato con due esperimenti (7) in cui i soggetti venivano distribuiti a caso in due gruppi. Al primo gruppo si diceva che avrebbero partecipato ad un esperimento di ipnosi, all'altro che facevano parte di un gruppo di controllo. Nonostante che in entrambi i gruppi fossero state date le stesse istruzioni, il gruppo in cui la situazione veniva definita come ipnosi in entrambi gli esperimenti mostrò un livello di suggestionabilità superiore.

Poiché è opinione comune presso i profani che l'ipnosi aumenti la suggestionabilità si può concludere che il definire la situazione come ipnosi comporta una specie di profezia che sì autodetermina nel senso che la suggestionabilità aumenta perché ci si aspetta che aumenti. In questo senso può dimostrarsi utile anche se decisamente non necessaria una certa liturgia magica, il lasciar credere che l'ipnotista abbia dei «poteri» particolari, ecc. (8).

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(7) BARBER T. X., CALVERLEY D. S., Empirical Evidence for a Theory of «Hypnotic» Behavior, in Psychological Record, 1964, 547 e in Journal Counsulting Psychology, 1965, 98. (torna al testo)

(8) Per il meccanismo della profezia che si autodetermina cfr. ROSENTHAL R., JACOBSON L., Pigmalione in classe, Angeli, Milano, 1975, in cui si nota come aspettative favorevoli degli insegnanti favoriscano un rendimento migliore degli al lievi. Per gli effetti di questo meccanismo nella psicologia sperimentale si veda ROSENTHAL R., Experimenter Effects in Behavioral Research, Irvington, New York, 1976. (torna al testo)

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4a. Definizione implicita della situazione come ipnosi.

La definizione della situazione come ipnotica può anche essere implicita o per il contesto (per esempio Istituto di Ipnosi, Scuola di Ipnosi) o per la fama dell'operatore o per la conoscenza che il soggetto ha della procedura; (per esempio quale studente di psicologia o perché già sottoposto alla procedura). Anche in questo caso valgono le considerazioni svolte nel punto 4.

 

5. Istruzioni per ottenere la massima collaborazione.

Mentre al punto 4 è descritto come la procedura stessa stimoli aspettative positive, con le istruzioni per ottenere il massimo della collaborazione si tende a intervenire sugli atteggiamenti e sulle motivazioni del soggetto. L'ipnotista chiede al soggetto di collaborare attivamente, gli dice per esempio che in fondo ogni eteroipnosi è un'autoipnosi, che senza il suo aiuto non potrebbe ottenere alcun risultato, che è facile ottenere le risposte alle istruzioni, ecc. Barber in una serie considerevole di esperimenti (9) ha dimostrato come con istruzioni altamente motivanti al compito si possono ottenere gli stessi risultati che si ottengono con una vera e propria induzione ipnotica. Pertanto questa variabile è da considerarsi particolarmente rilevante.

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(9) BARBER T. X., Ipnosi, un approccio scientifico, eh. (torna al testo)

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6. Istruzioni di rilassamento, torpore, sonno, ipnosi.

Nella induzione di ipnosi classica sono sempre presenti delle istruzioni di rilassamento, torpore, sonno, trance, ipnosi. L'importanza di questo fattore è stata controllata con tre esperimenti in cui i soggetti venivano a caso distribuiti in due gruppi. Ad entrambi i gruppi si diceva che l'esperimento concerneva l'ipnosi, ma solo ad un gruppo si davano suggestioni di rilassamento, torpore, sonno, mantenendo costanti le altre variabili indipendenti. I soggetti del gruppo a cui era suggerito torpore e sonno risposero in modo statisticamente significativo più positivamente degli altri alle suggestioni, nonostante che per il resto la procedura adottata fosse identica per i due gruppi (10). Anche in questo caso poiché l'immagine convenzionale dell'ipnosi la considera una forma di sonno, questa variabile soddisfacendo delle aspettative, innesca il meccanismo della profezia che si autodetermina. Ma non credo che tutto possa ridursi a questo.

Taluni ritengono che questa variabile provochi delle inibizioni corticali che favoriscono la suggestionabilità. È possibile che la tediosità e monotonia di certe suggestioni provochi la sonnolenza che depauperando contenuti critici dell'attenzione del soggetto favorisce la manipolazione interpersonale.

È alle istruzioni che stiamo esaminando, che bisogna far risalire la rigidità mimica, la fissità dello sguardo, la lentezza della parola e dei movimenti. Nonostante che questi comportamenti siano considerati tipici del quadro sintomatologico della trance, si é potuto dimostrare che le risposte involontarie alle istruzioni che solitamente ascriviamo all'ipnosi, si ottengono anche se non si danno suggestioni di rilassamento e di torpore, o se una volta raggiunte vengano tolte.

Erickson ottiene il rilassamento del soggetto anche con metodi indiretti, per esempio annoiandolo con sproloqui, tautologie, luoghi comuni e verità lapalissiane.

Due autori (11) hanno notato, con un loro esperimento, come fenomeni che si avvicinano alla trance possano essere evocati anche con tecniche che tendono a produrre uno stato di ipervigilanza (active-alert), con una tecnica di induzione che si potrebbe definire eccitatoria.

Nella procedura di induzione active-alert il soggetto era a cavallo di una bicicletta zavorrata con dei pesi. All'inizio il peso era tale che il soggetto non riusciva neanche a pedalare, poi veniva gradualmente ridotto (il peso variava da 1 a 3 kg., la pedalata variava da 1 a 2 rotazioni al secondo). Ai soggetti si chiedeva di incominciare a pedalare e di guardare diritto davanti a sé. La stanza era illuminata normalmente per tutta la durata della seduta.

Mentre il soggetto pedalava lo sperimentatore ripeteva una serie di suggestioni simili a quelle della Scala di Stanford forma B, tranne che le suggestioni di rilassamento e sonnolenza, a cui erano sostituite altre di attenzione, di vigilanza, di curiosità.

L'induzione iniziava così: «Sto cercando di aiutarti a diventare il più possibile attento e vigile, ciò ti aiuterà ad entrare gradualmente in uno stato di ipnosi vigile. Siediti sulla bicicletta e pedala. Io voglio che tu pedali deciso e mentre pedali ascolti ciò che ti dico. La tua capacità di entrare in uno stato di ipnosi vigile dipende parzialmente dalla tua volontà di collaborare e parzialmente dalla tua abilità di pedalare con decisione, mentre ti concentri sulle mie parole».

L'induzione finiva con la suggestione: «Tu desidererai essere vigile e attento e sperimenterai ciò che ho ora descritto». A questo punto al soggetto che continuava a pedalare (con gli occhi aperti) si sottoponevano agli items di una scala di ipnotizzabilità.

Gli items riguardavano la rigidità del braccio, risposte ideomotorie della mano, allucinazioni, suggestioni post-ipnotiche, amnesia post-ipnotica ecc. Nell'esperimento successivo di controllo, il soggetto fu esaminato dopo che aveva pedalato, senza utilizzare però le suggestioni tipiche dell'induzione active-alert. Prima tuttavia era stato informato che l'attività di pedalare quando accompagnata da suggestioni era un metodo di induzione di ipnosi vigile. Ad ogni sessione seguiva una intervista dettagliata sulle esperienze del soggetto e dopo la seconda sessione veniva sottoposto ad un'intervista per confrontare gli stati sperimentati nelle due forme di induzione e la preferenza o meno per una induzione piuttosto che per l'altra.

Gli esperimenti svolti hanno dimostrato che con l'induzione di active-alert ipnosi si crea uno stato in cui sono presenti tutte le caratteristiche dell'ipnosi, ma non quelle simili al sonno.

Il soggetto sperimenta uno stato particolare di alterazione, ma le capacità di risposta ai test sono uguali a quelle che si verificano in una ipnosi tradizionale.

La domanda che si pone è fino a che punto possiamo attribuire le caratteristiche di tale stato alla procedura di induzione. Per i due autori, sebbene alcune alterazioni furono riscontrate anche senza induzione, il comportamento risultò essere rafforzato dalla procedura di induzione vigile, in modo simile al rafforzamento prodotto dalla procedura di induzione tradizionale. Ma nonostante che la capacità di produrre suggestioni sia tipica di entrambe le procedure, esistono differenze per quanto riguarda i loro effetti. Un generale rallentamento segue l'induzione tradizionale, mentre un aumento di attività motoria segue l'induzione eccitatoria.

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(10) BARBER T. X,, CALVERLEY T. S., da ultimo cit. e in J. of Personalità, 1965, 256. (torna al testo)

(11) BANYAI E. I., HILGARD E. R., A comparison of Active-Alert Hypnotic Induction with Traditional Relaxation Induction, in J. of Abnormal Psychology, 1976, 218 ss. (torna al testo)

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7. Manipolazione dell'attenzione: concentrazione.

La strategia di induzione è essenzialmente rivolta alla manipolazione dell'attenzione. Come si è già detto, lo scopo di ottenere la concentrazione dell'attenzione, viene ottenuto di solito attraverso la limitazione della motilità e degli stimoli esterni. Normalmente poi il soggetto viene fatto concentrare richiedendo gli che guardi fissamente un punto, che può essere rappresentato dagli occhi o da un dito dell'ipnotista, dalla fiamma di una candela, da una moneta, fino a che gli occhi non gli si affatichino.

È possibile che meccanismi psicofisiologici che presiedono all'attenzione, e la stanchezza che deriva dalla concentrazione abbiano un effetto positivo allo scopo che l'ipnotista si prefigge. Anzi, moderne teorie attribuiscono i fenomeni psichici particolari della ipnosi al fatto che la tecnica induttiva, soprattutto attraverso la manipolazione dell'attenzione, impegna l'emisfero dominante del cervello, nei destrimani quello sinistro, che presiede alle attività razionali e logiche per lasciare spazio a quello non dominante, che presiede alle attività immaginative e fantastiche.

Per Erickson la focalizzazione dell'attenzione su pochi oggetti limitati, che egli può ottenere anche solo con un gesto o con una pantomima, serve a depotenziare l'assetto mentale quotidiano (12).

Talvolta l'attenzione viene manipolata con un comportamento atto a sorprendere (o a confondere come vedremo tra poco). Per esempio si può, stringendo la mano al soggetto, con gesto di saluto, interrompere questo gesto automatico e fissare interessato un punto del suo corpo. Erickson chiede a proposito: «Tra poco avrà una sorpresa» oppure «Quando vuole avere una sorpresa, adesso o più tardi?».

Per usare la terminologia di Hartmann (13), l'ipnotista, durante l'induzione, canalizzando l'attenzione cosciente dell'ipnotizzato, tende a deautomatizzare apparati precedentemente automatici. L'atto della deautomatizzazione fa sprecare delle energie che prima venivano adoperate per altri usi e principalmente per mantenere la funzione sintetica dell'Io per gran parte automatizzata.

La concentrazione può essere ottenuta, ai fini dell'ipnosi, anche riferendosi a condizioni già conosciute dal soggetto, e che facilitano il processo: ad uno scrittore, un disegnatore, un credente può essere richiesto «prima di cominciare» di cercare di rivivere la condizione psichica di quando scrive, disegna o prega, oppure di quando guida l'automobile su una autostrada deserta (la cosiddetta « ipnosi dell'autostrada»).

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(12) ERICKSON M. H., ROSSI E. L., Rossi S. I., Hypnotic Realities, Irvington, New York, 1976, (trad. it. Tecniche di suggestione ipnotica, Astrolabio, Roma, 1979). (torna al testo)

(13) HARTMANN H., Psicologia dell'Io e problemi dell'adattamento, Boringhieri, Torino, 1966. (torna al testo)

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7a. Manipolazione dell'attenzione: confusione.

Ma la manipolazione dell'attenzione non avviene solo attraverso la concentrazione ma anche con la confusione, anzi per Erickson ogni buona tecnica contiene un aspetto atto a confondere.

Descriverò meglio nel capitolo dedicato alla comunicazione come avvenga che il soggetto venga mistificato e confuso, già qui però è opportuno offrire qualche cenno. Una delle mie tecniche preferite, relativamente semplice da utilizzare, mostra chiaramente il legame tra attenzione e confusione nell'induzione ipnotica. Chiedo al soggetto seduto o sdraiato di contare a mezza voce da cento a uno tenendo gli occhi aperti quando pronuncia i numeri pari e chiusi quando pronuncia i numeri dispari, avvertendolo che se sbaglia o nel conteggio o nella chiusura degli occhi dovrà ricominciare da capo. Contemporaneamente gli do delle suggestioni di levitazione della mano, di pesantezza delle palpebre ecc... Ottengo così l'attenzione del soggetto che per non sbagliare si concentra sui numeri, sull'apertura e sulla chiusura degli occhi, e la confusione per la difficoltà di correlare la pronuncia dei numeri con l'apertura e la chiusura degli occhi mentre gli do delle istruzioni diversive. Così il soggetto si predispone ad una istruzione chiara e semplice cui possa abbarbicarsi. Nel caso di specie, favorito dalla stanchezza che l'operazione gli procura, precostituisco come unica istruzione chiara la stanchezza degli occhi, l'assonnamento, la voglia di dormire.

Genericamente la tecnica della confusione consiste in una serie di manovre dell'ipnotista dirette a disorientare il soggetto anche per mezzo di una serie di giochi di parole e di lapsus in cui il soggetto non sa più se è la mano destra che è leggera oppure la sinistra, ecc. fino a che nella confusione si «piazza» «la suggestione» che si era precostituita come più importante (per esempio «dormi!») in modo così chiaro che consente al soggetto di accettarla come fuga dal disordine, dal disorientamento, dalla confusione.

Vediamo un altro esempio di come la tecnica della confusione possa essere utilizzata per disorientare nel tempo, per esempio ai fini di iniziare quel fenomeno ottenibile per mezzo dell'ipnosi, definito regressione di età e che consente di rivivere esperienze passate: «Per il giorno prima di ieri, ieri era il domani, cioè era il futuro, poi ieri è divenuto oggi e dopo è diventato il passato... Il domani molto presto diventerà l'oggi e così anche ieri può diventare oggi e anche prima di ieri...

Spesso confondiamo i giorni della settimana, credevamo fosse mercoledì e invece è già giovedì, oppure delle volte scrivendo una data ci sbagliamo di anno e quando l'anno è appena passato siamo portati a pensare che sia ancora l'anno precedente. Oggi pur essendo martedì possiamo pensare che sia mercoledì sbagliandoci, ma siccome oggi è mercoledì e poiché non è importante per la situazione presente che sia mercoledì o lunedì uno può cercare di ricordare vivamente un'esperienza del lunedì della settimana scorsa come se fosse presente...».

Erickson ottiene l'effetto di depotenziare l'assetto mentale quotidiano creando una specie di stato confusionale sia come si è visto verbalmente (per esempio dicendo durante l'induzione: «Lei crede di essere sveglio?!» con l'implicazione conseguente che probabilmente non lo è, o anche con mezzi non verbali, per esempio mentre stringe la mano per salutare guardando molto fisso dietro la testa del soggetto. Per Erickson tutto ciò crea dubbio e perplessità cosicché la trance rappresenta un utile mezzo di fuga, egli dice: «uno vuole uscire dalla situazione ma non c'è altro luogo che la trance» (14); con questa strategia la realtà esterna viene resa al soggetto sconcertante, il che lo spinge a rifugiarsi in una realtà interna, che consente all'ipnotista di stimolare l'attività immaginifica necessaria per l'ipnosi.

Così alla destrutturazione dovuta alla manovra diretta a confondere segue una ristrutturazione di tipo ipnotico. Anzi per Erickson la suggestionabilità non è attivata dall'ipnosi, piuttosto rappresenta «l'accettazione automatica di ciò che ristrutturando il modo accettabile, ponga fine alla intollerabile confusione creata dalla induzione ipnotica». Per esempio durante una dimostrazione ad un soggetto riluttante gli chiese di avvicinarsi e di sedersi su una certa sedia verbalmente ma indicandogliene un'altra con la mano. Poi disse: «ed ora appena seduta entrerai in trance» e contemporaneamente gli indicava chiaramente la sedia dove avrebbe dovuto sedersi, associando così la chiarezza comunicazionale alla trance. Quanto più la tecnica utilizzata è sofisticata tanto più mantiene l'assetto mentale del soggetto in una condizione fluida il che consente di rimodellarlo secondo le proprie esigenze.

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(14) ERICKSON M. H. e al., op. cit., 106. (torna al testo)

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