Argomento:Alchimia


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Della Dissoluzione

di George Ripley
traduzione da testo francese a cura di Giuseppe Barbone

prodotto per Esonet.it


Seconda Porta

La dissoluzione fa apparire ciò che era nascosto prima alla vista, quindi con le virtù del nostro primo Mestruo, chiaro e brillante, il quale ha attenuato e sublimato le cose che erano specificate, prima che i Mestrui e i nostri Corpi siano sublimati dalla loro secchezza e dalla loro durezza compatta per essere naturalmente rimessi nella loro materia prima. Essi sono in genere uno, ma il numero non è più lo stesso. Così dunque il Sole ne è il padre e la Luna la madre ed il Mercurio è il mezzo. Questi tre e non parecchie sono le nostre Magnesie, il nostro Adrop e non altri, qui non c'è che fratello e sorella, come dire agente e paziente. Zolfo e Mercurio, co-essenziali nelle nostre intenzioni. [Entriamo qui nel regno di Hadès, la Magnesia, l'Adrop, sono nomi che utilizzano gli alchimisti per qualificare il loro Mercurio. G. Aurach, alchimista al quale dobbiamo le illustrazioni del Pretiosissimum Donum Dei ]. Così ha detto: la prima “che rappresenta un leone verde”, contiene la vera materia, così lo chiamano Adrop o Azoth, Atropum oh Duenech”.

 

Dom Pernety dice che i Filosofi distinguono parecchi tipi di Leoni verdi. Quello di cui parliamo non corrisponde più alla prima definizione che dà Pernety [il sole o astro che illumina, nato secondo il mercurio comune]. In compenso concorda con la terza definizione che segue:

“Con il terzo, si intende la dissoluzione stessa della loro materia, che chiamano anche Adrop. Con il quarto, questo Adrop o vetriolo di Azoth, chiamato Piombo dei Saggi. Con il quinto, il loro mestruo che puzza che Ripley, Raymond Lulle, Géber e tanti altri chiamano Spirito puzzolente, Spiritus foetens o Sangue del Leone verde...”.

Notate dunque che, Adrop, vetriolo di Azoth e mestruo puzzolente sono termini simili. Il Sole e la Luna vengono usati anche come simboli degli Zolfi, non solo come, Diana ed Apollo. Il nome di Adrop è una delle denominazioni del Mercurio filosofico. Possiamo dunque essere più precisi di Pernety, quando ci dice che:

“Adrop – Nome che i Filosofi Ermetici diedero alla materia che adoperano nella crescita dell'opera. Guido di Salgo, ha fatto un trattato che ha per titolo di Philosophico Adrop, inserito nel V tomo del Teatro Chymique” [Dizionario Mytho-Ermetico].

 

L'epiteto lucido, applicato all'Adrop significa brillante –   – rievoca bene gli astri, sole o luna, quando esplodono in un corpo metallico.

Tra queste due qualità contrarie si è generato un mezzo ammirevole che è il nostro Mercurio e Mestruo untuoso, il nostro Zolfo segreto, che opera invisibilmente e brucia i Corpi con più violenza del fuoco, finché saranno sciolti in Acqua minerale: quella che chiamiamo Notte, a causa delle tenebre del Settentrione. [ La Notte è rievocata da Fulcanelli quando parla dello zolfo corporificato (i Misteri, p.138)]:

“Su questo i saggi si basano, sapendo che il sangue minerale di cui avevano bisogno per animare il corpo fisso ed inerte dell'oro, era solamente una condensazione dello spirito universale, anima di ogni cosa. Questa condensazione in forma umida, capace di penetrare e rendere vegetativi i misti sub-lunari, si formava solo di notte, grazie alle tenebre del cielo limpido e dell'aria calma... Per tutti questi motivi messi insieme, i Saggi gli diedero il nome di rugiada di Maggio”.

 

Abbiamo parlato della Notte nel commento dell'Introïtus (VI di Philalèthe). Per lo spirito universale, consultate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 – su quanto ha detto sulla natura nel suo dizionario Dom Pernety:

“I Filosofi Ermetici non intendono con questi termini una sostanza immateriale, ma una sostanza estremamente tenue, sottile, penetrante, diffusa in tutti i misti, specificando ciascuno di essi secondo la sua natura, la sua qualità, ed il regno della Natura al quale appartiene. Riconoscono anche uno spirito universale fisico, igneo, diffuso in tutto l'universo, che vivifica con la sua azione continua senza mai interrompersi: gli danno il nome di Archée della Natura, e lo vedono come principio indeterminato di tutti gli individui. Talvolta i Chimisti Ermetici chiamano anche Spirito il loro mercurio, a causa della sua volatilità. Danno ancora questo nome alla loro materia giunta al bianco. Essi uniscono comunemente a questo Spirito un appellativo: Spirito fuggitivo – Nome che i Filosofi Ermetici hanno dato al loro mercurio, sebbene sia un corpo metallico. Essi chiamano ancora spirito tutto ciò che non è duro, compatto e solido; corpo: tutto ciò che forma un ammasso coagulato e fisso, di cui le parti sono difficili da dividere. Tutto ciò che è liquido ed alato è spirito, quando partecipa al mercurio comune. Tutto ciò che è compatto e fisso è corpo. Tali sono i metalli perfetti, i fissi degli imperfetti, il sale fisso dei tre regni. L'anima è il mezzo o il legame che lega il fisso ed il volatile”.

 

Dom Pernety, crea ancora altre leghe, che in verità ci lasciano perplessi. Lo spirito universale può essere senza problema assimilato a un vetriolo, vale a dire essenzialmente a un acido. Lo identifica con l'acido carbonico dell'aria? Con l'acido nitroso che è fabbricato in un lampo ed entra nella composizione del nitro? È qui che siamo in disaccordo con Pernety, nella sua definizione dell'anima come mezzo, mentre si tratta dello Zolfo rosso. Il settentrione è la regione del grande Nord, quella dove si trova il cielo chimico, la costellazione dei sette buoi di labour che è la stella rivolta verso il polo Nord; così abitualmente definita in quanto fa parte dell'Orsa Maggiore. L'Aquilone, vento settentrionale, è la parte pendente di Zéphyre che appare nel testo di Philalèthe (Introïtus, VI). È Borée di cui parla tanto M. Maier che intitola così il suo I emblema a questo epigramma latino:

“L'embrione che è chiuso nel ventre di Borée gonfio d'aria – dopo che sarà nato vivo in questa luce – Da solo può superare tutti i lavori degli eroi - Con l'arte, l'industria, la forza corporale e lo spirito. - Che non è Céson nato morto – Nacque Agrippa, venuto al mondo sotto una buona stella.”

 

Il settentrione, o piuttosto l'Aquilone, è dunque il vento della distruzione, della dissoluzione. Ma il settentrione, questo Aquilone è buono quanto Borée. I mitografi qui dicono che Borée, vento freddo e rigoroso, è un vecchio barbuto, alato che dimora in una caverna. Borée possiede dei tratti che l'avvicinano al Mercurio personificato da Cronos. L'allegoria del fiore che nasce sulla cima di una montagna alata è stata suggerita ha Nerval, con una delle raffigurazioni emblematiche di Nicolas Flamel come ce lo descrive Pernety nelle sue Favole, egli ha anche dei rapporti col vento del settentrione:

“Verso l'Orsa Maggiore si innalzava dallo stagno una montagna chiamata Carambin, al di sotto della quale Aquilon eccitava i temporali. Abramo Juif ha adoperato questo simbolo per significare la stessa cosa; lo così trova nelle figure geroglifiche, riportate da Flamel. Sull'altro lato del quarto foglietto, c'era un bel fiore sulla cima di una montagna molto alta, che l'Aquilon scuoteva rudemente forte” (Favole egiziane e greche, tomo I, 471).

 

Oltre le qualità del vento del nord, viene rievocata anche la stella polare, per il suo valore di asse. Abbiamo visto – Introïtus VI, blasoni alchemici – che potevamo associargli una struttura radiante che ci ricorda la rete ed anche l'omphalos o il rais di escarboucle ; questa struttura ha il valore di una calamita, di rete che impaccia, di morso che rallenta. Così possiamo trovare queste strutture radianti in un scudo, emblema importante in alchimia. La regione del grande Nord appare come il sistema di Cronos e quindi delle tenebre.

Ma, possibilmente tu non intendi ancora perfettamente, come io intendo il vero Segreto della Dissoluzione dei Filosofi. Ecco perché ti prego di concepire saggiamente le mie parole, perché ti dirò quello che essa è. La nostra Soluzione è causa del nostro Congelamento: perché la Dissoluzione di una parte corporale è causa del congelamento dell'altra parte, che è spirituale [Ripley vuole dire qui che la soluzione, simbolo del Mercurio animato, grazie alla quale si sono sciolte le calci metalliche, è l'operazione necessaria alla loro prossima réincrudation, in forma di congiunzione radicale e cristallina].

 

Sciogliamo nell'Acqua che non bagna le mani, perché quando la terra è ridotta interamente in cenere, allora l'acqua è congelata; perché qui gli Elementi sono talmente incatenati come quando il Corpo è alterato dalla sua prima forma, immediatamente se ne introduce una nuova, perché in Natura non c'è nessuna forma vuota [questa acqua che non bagna le mani è uno sporco molto fusibile che non deve volatilizzarsi precocemente, perché permette di riportare degli elementi terrosi – allumina, silice, ecc. – allo stato solubile].

 

Ti voglio mostrare un Segreto che è il fondamento di tutti i Segreti, se lo ignori perderai solo il tuo tempo, con poca spesa avrai una grande quantità di terra e poca acqua, meglio mischierai e prima vedrai la Soluzione. Stai attento a come il ghiaccio si scioglie in quell'acqua, che prima era acqua; anche per mezzo suo che la nostra terra si riduce in Acqua, e l'acqua per mezzo della terra si è congelata, per sempre, perché secondo i Filosofi ogni Corpo metallico è stato una volta Acqua minerale.

[L'acqua minerale degli alchimisti è di una natura come quella che contiene il mezzo tra l'aria che simboleggia, e le nature metalliche sublimate e volatilizzate nel Mercurio e nella Terra, prossima materia di queste nature metalliche quando saranno réincrudées. La nostra Acqua è metallica o minérale, perché è di forma minerale, di virtù metallica e di essenza ignea. Questo è il mestruo delle nature metalliche disposte nella regione del firmamento assiale, nella costellazione dei sette buoi di labour, conosciute volgarmente sotto i nomi di Orsa Maggiore e Minore. È una materia che può essere alata e l'artificio dell'opera consiste nel trovare come trattenerla al fine di dare alle nature metalliche il tempo di unirsi. Questa Acqua è suscettibile di apparire in modi differenti, per questo ha meritato, da parte di certi Filosofi, l'appellativo di Protée. Secondo il momento dell'epoca che consideriamo, questa Acqua può prendere i tratti di un corpo acqua-terroso o quello di un corpo acqua-aereo. La funzione di questa Acqua, in ogni caso, è di attirare le virtù delle cose ariose, volatilizzate dalle calci metalliche ed unite alle cose inferiori, che vengono abitualmente indicate con l'espressione di Toyson d'oro o di seme metallico. Questa Acqua minerale appare come il messaggero degli dei dell'Olimpo ermetico, raffigurati dai geroglifici celesti che circolano nel firmamento del nostro cielo chimico. È il nostro Mercurio che è questo mediatore tra il cielo e la Terra. Questa Acqua è costituita da un phlegme molto particolare di cui la sostanza è questo sale che non bagna le mani.

Questo sale è di una natura che ricorda, per certi lati, quella di cui i contadini si servono per emendare la loro terra ed è, parimenti, utilizzata dagli alchimisti nella loro agricoltura celeste. L'artista deve disporre di una terra arabile di cui la natura oscilla fra quella predisposta per il grano e quella predisposta per la segale. Ma questa terra dovrà essere prima ben lavata dal fuoco ed imbiancata secondo le regole dell'arte, prima di poter essere utilizzata. Dovrebbe poi essere esposta nel vaso di natura che non è altro che questa Acqua minerale di cui parlano Ripley e Philalèthe. All'inizio del lavoro, questa Acqua mischiata con questa terra somiglia ad un caos. Nel principio della Pratica, come lo raccomanda l'anonimo di “Huginus a Barma”, bisognerà aver cura che questa vera terra sia stata ben impregnata dai raggi del sole, della luna e degli astri. Questo caos è inizialmente simile al vapore o ad un fumo sottile che ha le proprietà dell'Egide. Perché l'Egide, lo scudo di Zeus progettato da Héphaistos, è una tempesta, un nugolo tempestoso. È fatto con la pelle di capra di Amanthée, il cui latte nutrì il piccolo Re – il delfino, la fava del dolce dei Re, il chabot, il Basileus dell'opera. Egli è ornato da una frangia, fascia con raffigurate delle teste di serpente ed al centro una testa di Gorgone, la stessa che ha Perseo, altra versione del nostro Artista, che ha rubato il cavallo Pégaso. La frangia dell'Egida contiene un segreto che finora non è stato rivelato. Questo segreto, è quello del ruolo che gioca la coperta che ricopre il Basileus nel momento del concepimento. Scommetteremmo che la soluzione si trova nel nome di un dio, Hypérion, considerato secondo le regole della cabala fonetica. Comunque sia, questo vapore, questo nugolo, a poco a poco si dirada grazie alla tenue luce degli astri che impregnano la Terra, luce generata dal fuoco elementare di Prometeo. Gli astri, con la loro parte più sublimata, formeranno poco ha poco i cieli. L'aria si formerà dalla dissoluzione del bronzo, questo laton sporco che deve essere imbiancato subito con l'aiuto del fuoco e dell'Azoth. La Terra più densa, formerà la base del nostro firmamento. Il bronzo è simile ad un limo di cui il nostro Mercurio avrà l'incombenza di sciogliere, sublimare ed infine, formerà degli Zolfi réincrudés. Questo limo rappresenta la materia prossima della generazione futura, della nostra . Nella genesi della Pietra, le nature metalliche, vale a dire gli Zolfi, vanno a putrefarsi e si tramutano in limo, prima che sopraggiunga la germinazione. Questi Zolfi sono quindi l'immagine dei serpenti che cingono il caduceo di Ermes e ci permettono di identificare la vera natura del segno zodiacale dei Gemelli che, cabalisticamente, ci rivelano di essere oltre che il simbolo del doppio Zolfo, anche quello del doppio Mercurio. Questi semi, quando germoglieranno, prenderanno allora progressivamente la forma del caduceo e formeranno un tipo di corpo che contiene al tempo stesso del metallo nella parte superiore, e del vegetale nella parte inferiore. Da questo processo risulterà un tutto che si chiama la Pietra Filosofale. L'ideogramma della Pietra è un cerchio nel quale si iscrivono due triangoli intrecciati, che formano essi stessi un quadrato. Abbiamo così l'immagine dell'unità nella quale è iscritto il doppio ternario ed il quaternario. Il quadrato rappresenta la Terra. Il triangolo con la base in basso è il fuoco, quello con la base in alto è l'acqua, questi due triangoli hanno, certamente, in comune la loro base.

 

Figura I

L'anello o il sigillo di Salomone

 

La figura I, che abbiamo presentato già altre volte, è un'immagine radicalmente diversa da quella che abbiamo appena descritto, ma tuttavia simile. Il sigillo di Salomone rappresenta l'inizio della Terza opera, in ogni virtualità e prima dell'animazione del Mercurio. I triangoli rappresentano l'immagine di una stella, che ha nel mezzo una linea che ci permette di vedere i due elementi che nell'immagine compiuta della Pietra non esistono più: l'aria – il triangolo con la base in basso è tagliato a metà da una linea e la Terra con la base in alto è similmente tagliata a metà dalla stessa linea. La Pietra non è dunque che l'unione del Fuoco e dell'acqua, uniti dalle loro basi. Bisogna quindi immaginare che, durante la Grande cozione, i triangoli che appaiono nella figura I andranno pian piano a dividersi: uno, l'aria, va ha guadagnare la regione inferiore fino ad entrare in contatto col Mercurio, figurato da un serpente in movimento, è l'Ouroboros. Questa immagine rappresenta, fra le altre cose, anche il simbolo dell'incarnazione progressiva dell'anima nella carne, vale a dire: dello Zolfo rosso che si unisce al Toyson d'oro. L'altro triangolo, la Terra, va a guadagnare la regione superiore fino ad entrare in contatto, ancora, con il Mercurio.

Questo movimento significa la scomparsa progressiva del principio umido che, per tradizione, è uno dei suoi simboli. La Terra, infatti, non potrebbe produrre niente se non fosse aiutata dal caldo celeste che conduce alla generazione. L'alchimia insegna che la Terra può essere divisa in una parte pura e in una parte impura. La prima è la base dei Misti filosofici o, se si preferisce, del nostro Bronzo. La seconda, quella impura, è l'immagine di un vestito, di uno straccio. È con l'eliminazione progressiva di questa seconda parte dunque, che la nostra Terra va acquisire le proprietà di un Fuoco aereo puro, quella parte dove brilla l'Escarboucle dei saggi, per cui essa può trattenere – chiunque l'ha già fatto senza misurarne la portata esoterica – un raggio di sole. In quanto all'aria, finisce col trasformarsi in Acqua pietrificata, in oceano pietrificato (petrè), dopo che l'elemento aereo conosciuto con il nome di quintessenza – il quinto elemento – sarà stato consumato interamente nel parto ermetico tra i nostri due principi. Questo oceano petré è l'immagine del deserto e da questa immagine che diventa il Mercurio, lo stagno ermetico, dopo la sua volatilizzazione con la quale si conclude la Grande Cozione e la Grande Opera].

 

Questo è perché con l'acqua questi corpi si sono tutti modificati in acqua, nella quale qui sono naturalmente delle diverse qualità ripugnanti. Bisogna sapere dunque che questa sostanza si converte in sostanza, mischiando le sue qualità nell'altro, finché i contrari si riducano in una sola e perfetta unità. Perché qui la scrittura dice che la Terra sarà turbata, le montagne saranno gettate nello stagno più profondo. Così anche i nostri due Corpi saranno infine convertiti in acqua [Ripley considera questo il periodo della dissoluzione, della putrefazione. Questa conversione dei corpi in acqua non vale dunque che per la “fase umida” della Terza opera].

 

Perché i nostri Corpi, qui hanno assunto i loro nomi dai Pianeti e non possono essere paragonati alle montagne, ed affinché non ci siano danni, getta i nostri Corpi nelle parti più profonde del Mercurio, allora vedrai uno spettacolo bellissimo, perché tutto si convertirà in una polvere impalpabile.

[Questi Corpi sono certamente le nature metalliche, espresse secondo un ideogramma che rileva la trascendenza: la quintessenza, quinto stato della materia per gli Antichi. Abbiamo avuto già avuto l'opportunità di dire che la quintessenza rappresentava probabilmente le calci metalliche, questo, in accordo con gli scritti di M. Berthelot nella sua Introduzione alla chimica degli Antichi. La parola , a questo riguardo, significa la ruggine od ossido dei metalli, così come il veleno del serpente, talvolta assimilato alla ruggine nel linguaggio simbolico degli alchimisti. Ma sappiamo che questo veleno, è semplicemente questa Acqua mercuriale che scioglie le calci metalliche. Berthelot qui dice che:

“La punta della freccia, simbolo della quintessenza, (è) l'estratto dotato di proprietà specifiche, le stesse proprietà specifiche; infine il principio delle colorazioni metalliche, la colorazione gialla in particolare”.

Così possiamo vedere che la quintessenza poteva essere associata alla nozione di calce metallica, di un metallo bruciato, e non solo bruciato ma ancora dissolto. Un brano dalle Origini dell'alchimia, è molto rivelatore al riguardo:

“Origine e portata dell'idea alchemica. Prendi un minerale di ferro, oppure uno dei suoi ossidi molto diffusi in natura, scaldalo col carbone e del calcare ed ottieni il ferro metallico. Ma questo, a sua volta, con l'azione brusca del fuoco al contatto dell'aria, o per l'azione lenta degli agenti atmosferici, ritorna allo stato di ossido, identico o analogo al generatore primitivo. Ora, a giudicare dalle apparenze: è questo l'elemento primordiale? È questo il ferro, che sparisce così comodamente? È questo l'ossido, che esisteva in principio e si ritrova alla fine? L'idea del corpo elementare, a priori sembrerebbe convenire, piuttosto che all'ultimo prodotto, in quanto correlativo della stabilità, della resistenza agli agenti di ogni natura. Ecco come l'oro che pare essere inizialmente finito, compie delle metamorfosi, il corpo rifinito per eccellenza: non solo a causa del suo bagliore, ma soprattutto perché resiste molto meglio di un altro metallo agli agenti chimici. I corpi semplici, riconosciuti oggi, l'origine certa e la base delle operazioni chimiche, non si distinguono tuttavia a prima vista dai corpi composti. Tra un metallo ed una lega, se si introduce un elemento combustibile, come lo zolfo o l'arsenico, oppure la resina o altri corpi infiammabili combustibili composti, apparentemente non sapremmo stabilire una distinzione fondamentale. I corpi semplici nella natura non portano un'etichetta, se ci è permesso di esprimerci così, e le mutazioni chimiche si susseguono, a partire dal momento in cui hanno messo questi corpi in evidenza. Sottomessi all'azione del fuoco o dei reagenti che li ha fatti apparire, spariscono a loro volta; dando la nascita a nuove sostanze, uguali a quelle che le ha precedute. Ritroviamo così nei fenomeni chimici questa rotazione infinita di trasformazioni, legge fondamentale della maggiore parte delle evoluzioni naturali”.

Egli è chiaramente stato fatto da questo oro, praticamente inalterabile, agli occhi degli Antichi era considerato come un corpo elementare, mentre gli altri metalli potevano ossidarsi, per questo motivo si trattava di corpi composti. Ma gli Antichi non avevano conoscenza dell'ossigeno e del suo potere ossidante. Così abbiamo già avuto l'opportunità di dire che il racconto delle trasmutazioni poteva mascherare un'abilità manuale nella Grande opera, che ad ogni modo, l'aumento in massa constatata non all'epoca dei racconti delle trasmutazioni, poteva essere compatibile con questo fenomeno di ossido-riduzione, nell'occorrenza di un'ossidazione che corrisponde a questo incremento di massa].

 

Allora i Corpi hanno perso la loro prima forma, ma un'altra si è immediatamente introdotta: a questo punto penserai di aver perso il tuo tempo, come parecchi altri Dotti, hanno fatto, tanto che essi non sanno il Segreto della nostra Filosofia.

Dirò ancora solo una parola, ed è questa: ogni Corpo ha tre dimensioni, altezza, larghezza e profondità con le quale gira continuamente la nostra ruota. Sappiate che l'entrata è ad Occidente, prosegue poi oltre Settentrione. Se sei Saggio, i nostri chiarimenti perderanno interamente la loro chiarezza, perché essi devono rimanere 90 notti nelle tenebre del purgatorio.

[Abbiamo visto più in alto del settentrione era il simbolo geografico della putrefazione. L'occidente, è, secondo Pernety:

“...il nome che alcuni chymisti hanno dato alla materia dell'opera in putrefazione. È la dissoluzione del Sole Ermetico; così lo si chiama in Occidente, perché questo Sole perda allora il suo bagliore, come il Sole celeste privo qui della sua luce quando tramonta. Quando il colore bianco si manifesta dopo la nefandezza della materia putrefatta la chiamiamo Oriente, perché sembra che il Sole Ermetico esca allora dalle tenebre della notte”.

Aggiungeremo al commento di Dom Pernety che lo studio de “l'Olimpo ermetico”, nel capitolo di Venere e della Luna, ci permette di comprendere che: la sera, Venere prende le sembianze di Afrodite. La Luna ascendente, quando Venere è all'occidente, la coppia Venere-Luna, prende il nome ermetico di Diana dalle corna lunari, simboleggiando il solvente. Notate che all'occidente, Venere viene chiamata sia Vesper o Hesperos, che ha stretti rapporti con il Giardino delle Esperidi. L'allegoria è facile da decriptare: l'occidente è l'immagine di questo giardino incantato. In quanto ai pomi d'oro che crescono nel giardino sono custoditi da un crudele drago, che da solo il nostro Artista (Ercole, Cadmus, Perso) deve sperare di vincere. In quanto al numero 90, non vediamo a cosa può ricollegarsi cabalisticamente. Possiamo citare due piste, ma tuttavia niente di sicuro. Il numero 90 si dice in latino XC e comprende due lettere della parola CALX – la calce. Vedere anche ciò che si può dire sulle lettere C e X. Ma si tratta di una cabala poco attendibile... Più allettante sarebbe l'accostamento a nonagenarius – 90 – con nonae, designa i nones (quinto giorno del mese salvo i mesi di marzo, maggio, luglio, ottobre dove cadevano il 7). Ecco qui un'ipotesi migliore sul piano cabalistico. Il mese di marzo – Ariete – è quello dove deve – simbolicamente – iniziare l'opera secondo la tavola 14 del Mutus Liber. Il mese di maggio è quello dei Gemelli, vale a dire quello della dissoluzione dei due Zolfi. Il terzo mese, quello di luglio, corrisponde al Leone e non ritorneremo su quello che abbiamo già detto del Leone verde. Infine, il mese di ottobre corrisponde allo Scorpione, del quale abbiamo visto che simboleggiava la rinascita degli Zolfi. È interessante osservare che abbiamo due segni di Fuoco, l'Ariete ed il Leone, un segno d'acqua, i Gemelli ed un segno d'aria, lo Scorpione. La fase della dissoluzione o putrefazione corrisponde evidentemente con l'impiego del Mercurio, al tempo stesso qualificato da acqua ignea e da fuoco acquoso. L'inizio della fase corrisponderebbe al segno dell'Ariete, prosegue con il segno dei Gemelli per trovare il suo pieno potere nel segno del Leone. L'uscita dalla putrefazione potrebbe, allora, essere annunciata dal segno dello Scorpione il cui segno sappiamo che per gli astrologi è posto sotto la supposta padronanza di Plutone e di Marte. Comunque sia, ecco quali sono i pianeti che reggono per tradizione i mesi alchemici che abbiamo appena enumerato: Marzo – Mercurio – Sole – Plutone (Marte)].

 

Avviati subito verso l'oriente passando prima da diversi colori; e in questo modo l'inverno e la Primavera passeranno. Devi dunque risalire verso l'Oriente dove il Sole si alza con una chiara Luce. Questo sarà fatto con grande gioia, perché qui la tua opera si imbianca di uno splendore molto brillante. [È il biancore che viene rievocato. Dom Pernety l'assimila al regime della Luna].

Ecco ciò che non dice nell'articolo corrispondente del suo Dizionario:

“I Filosofi dicono che quando alla materia della Grande Opera sopraggiunge il biancore, la vita ha vinto la morte, ed il loro Re è risuscitato, che la terra e l'acqua sono diventate aria: è egli regime della Luna. Dicono anche che è nato il loro bambino, e che il Cielo e la Terra si sono sposati. I Filosofi dicono che il biancore indica il matrimonio o l'unione del fisso e del volatile, del maschio e della femmina. Il biancore dopo la putrefazione è il segno che l'Artista ha operato bene. La materia ha allora acquisito un grado di fissità che il fuoco non potrebbe più distruggere; questo perché bisogna solo continuare con il fuoco per perfezionare il magistero al rosso. Quindi quando l'Artista vede il bianco perfetto, i Filosofi dicono che bisogna buttare i libri, perché sono ormai inutili.

Biancore Capillare . Precede un perfetto biancore nell'opera della pietra filosofale. È una specie di piccoli filamenti bianchi, i quali indicano che la nefandezza o il Regno di Saturno è passato e gli succede il Regno di Giove”.

Questi regimi planetari sono uno degli enigmi più curiosi della Grande Opera. Possiamo vedere, o il regime della temperatura, o le indicazioni sul colore che la materia possiede in un certo periodo della terza opera. Nel suo Tesoro degli alchimisti [che ho Letto nel, 1970], J. Sadoul, ci propone la seguente versione dei regimi dei pianeti: considero che i Filosofi si sono mostrati gelosi sull'inizio del regime di Saturno [Cyliani, Ermes Dévoilé] poiché il loro I regime sarebbe quello di Mercurio [Philalèthe, Introïtus]. Questa ipotesi è sostenuta dall'autorità di un autore temibile. Perché per Philalèthe, il regime di Mercurio sarebbe il periodo di tempo compreso fra il momento dove il Rebis ha iniziato a sentire il fuoco fino al momento dove la nefandezza appare. Prendiamo il parere degli alchimisti e dei Filosofi ermetici iniziando da quello che dice Jean d'Espagnet:

“Con la liquefazione, i corpi tornano alla loro prima materia, che è fluida. Tutte le cose ridivengono piene, ed allora, avviene, l'accoppiamento del maschio e della femmina, da dove si genera il corvo, ed infine la Pietra, con questa stessa liquefazione, ritorna nei suoi quattro elementi: questo è quanto segue con il movimento retrogrado dei lumi. L'abluzione insegna ad imbiancare il corvo, e mutare Saturno in Giove, che è quanto accade con la conversione del corpo in spirito” [Opera segreta, chap. 63].

In un primo tempo, le nature metalliche sono introdotte sotto forma di polvere molto fine. La liquefazione dell'insieme delle sostanze corrisponde al Compost, vale a dire una miscela delle due nature metalliche, dei due Zolfi, con gli elementi del Mercurio filosofico. Questa fase precede necessariamente quella della nefandezza. Per Espagnet, si vede che il Rebis si forma molto rapidamente, poiché la fase di nefandezza corrisponde per lui al matrimonio delle due nature. Ma il biancore consiste nel cambiare Saturno in Giove. In un altro passaggio, d'Espagnet rievoca tuttavia per lo stesso periodo un altro regime:

“Perché la prima operazione, ed il regime per ottenere il bianco, deve cominciare nella casa ella Luna, ed il secondo si deve concludere nella casa di Mercurio”.

Si tratta del regime della Luna. In un certo senso appare logico, poiché abbiamo visto che il Mercurio filosofico, con i suoi attributi e geroglifici celesti, corrispondeva alla congiunzione di Venus [Vesper] e della Luna ascendente: Diana dalle corna lunari. In quanto alla seconda casa di Mercurio, si tratta della Vergine. Per Philalèthe, la Luna si trova così nel IV regime e segue quello di Giove; Philalèthe rievoca il passaggio dalla nefandezza (Nigredo) al bianco (Albedo). Purtroppo non sappiamo perché allora egli qui intercala la Luna. Riassumendo, ecco quello che dice Pernety dei regimi:

“Questi stati sono nel numero di sette, come sette sono i Pianeti e sette sono i metalli comuni. Questo perché egli identifica il regime della loro opera con i sette Pianeti, che dicono dominare su ogni stato, ed ogni dominio si manifesta con dei colori diversi. Il primo regime è quello di mercurio che precede il colore nero. Il secondo è quello di Saturno, il quale dura per tutto il tempo della putrefazione, finché la materia comincia a diventare grigia; questa è quella che i Saggi chiamano la loro materia, piombo dei filosofi. Il terzo periodo è quello di Giove, figlio di Saturno che fu salvato, secondo la mitologia, da suo padre vorace, che Giove mutilò per togliergli la possibilità di generare: le parti mutilate furono gettate nel mare, nacque così Venere. Quello che qui ci lascia intendere sul colore nero, non rientra più nel magistero. Da quel momento Giove divenne il padre degli Dei, con Giunone che rappresentata l'aria rinchiusa nel vaso e l'umidità ad essa miscelata. Tutto il regime di Giove serve per lavare il laton , questo si fa con l'ascensione e la discesa successiva del mercurio sulla Terra. Questa acqua rappresenta il mare il cui flusso ed il riflusso sono segnati da queste continue ascese e discese. Ma i Filosofi hanno un altro mare, del quale parleremo nell'articolo: “I Poeti”. I Poeti hanno dato a questo laton il nome di Latone, mare delle Luna e del Sole; perché il regime della luna è il seguito dell'abluzione del laton che a questo punto diventa bianco, di un bianco splendente come quello della Luna. Venere domina poi, questo avviene nel periodo in cui la materia prende un colore citrino che è simile ad un colore rosso plumbeo, o di ruggine di ferro, viene quindi il regime di Marte amico di Venere che dura fino al colore arancione, questo colore rappresenta l'aurora, che annuncia il sole. Febo fratello di Diana, si ornava infine con il colore della porpora. I Poeti hanno finto che Diana sua sorella fece da allevatrice a sua madre Latone, quando mise al mondo il sole, perché il rosso, vero oro e vero sole dei Filosofi, non potrebbe mai apparire, senza che prima si manifesti il bianco o Diana. [...]”.

Figura II

La forma della Pietra

 

Un altro autore si è espresso così sui regimi: è Bernardo Travisano.

Leggiamo il suo Verbum dimissum:

“Questo Mercurio è il principio ed il fondamento di tutto questo glorioso Magistèro; perché contiene in sé un Fuoco che deve essere nutrito e nutrito con un più grande e più forte Fuoco, nel secondo Regime della Pietra 35. [...] Questa Massa così nera o annerita è la Chiave, il principio, ed il segno di un perfetto modo di operare nel secondo Regime della nostra Pietra preziosa. Ermes, dice, vedendo questa nefandezza: Credete di aver operato nella buona via. [...] Cuocetela piano dunque, affinché sia diventata prima Nera, dopo Bianca, poi Gialla ed infine Rossa e finalmente Veleno che tinge”.

 

Il I° regime, in questo caso, è quello di Mercurio. È il solo pianeta che nomina il Travisano, ma l'ordine dei colori che seguono è conforme in ogni sua parte a ciò che scrivono Philalèthe e Dom Pernety – ma quest'ultimo ce ne fa solo una recensione in quanto non è stato alchimista. Questi regimi planetari traducono diverse operazioni. A questo riguardo, gli storici alchimisti sono divisi. Mentre Dom Pernety descrive 12 operazioni – calcinazione, congelamento, fissaggio, dissoluzione, digestione, distillazione, sublimazione, separazione, cerazione, fermentazione, moltiplicazione, proiezione – Bernardo Travisano non ne ammette che uno solo:

“Comunque si divida il magistero in parecchie operazioni secondo il grado della forma e in base alla loro diversità, ogni volta non è che una delle formazioni dell'uovo” [ Della natura dell'uovo ].

 

A. Poisson considera che questo è un paradosso e dà altri pareri: Hélias, per esempio, conta 7 operazioni: sublimazione, calcinazione, soluzione, abluzione, cerazione, coagulazione, fissaggio. Alberto il Grande ne descrive 4: purificazione, lavaggio, riduzione, fissaggio. Molti autori considerano che c'è una sola operazione, ma allora la considerano partendo dal momento in cui le nature metalliche sono state chiuse nell'uovo filosofico. A. Poisson considera che così può contare 4 operazioni:

“1 - preparazione della Materia; 2 - Cottura nell'uovo filosofico ed apparizione dei colori nell'ordine voluto; 3 - Operazioni che hanno lo scopo di dare alla Pietra Filosofale una più grande forza, sono il fissaggio e la fermentazione; 4 - Infine la trasmutazione, con l'aiuto della Pietra, dei metalli vili in oro ed in argento, è la proiezione” [ Teorie e simboli degli alchimisti, Chacornac, 1891].

La maggior parte degli autori, rievocando i regimi, sembrano parlare della Terza opera e descrivono solamente due operazioni che riassumono il lavoro: Solve et Coagula. Quantità di nomi è stata data, in effetti, ad una stessa operazione di cui Pernety, nelle sue Favole egiziane e greche [tomo I] ha fatto un elenco quasi esauriente. [Pensiamo dunque che è Bernardo Travisano che così si avvicina di più alla soluzione].

 

Poi da Oriente va a Mezzogiorno, là dove riposa nella sua sedia ignea, perché là avviene la mietitura; questo è come dire che è la fine dell'opera, compiuta secondo il tuo desiderio; subito dopo l'eclissi il Sole brilla con tutto il suo rossore nel suo emisfero, trionfante nella sua gloria come Re ed Imperatore, da intendere come Mercurio e sui Metalli.

Tutto ciò si deve fare in un solo vascello di vetro, di forma simile ad un uovo, sigillato con il sigillo di Ermes. [Per comprendere cabalisticamente; il vascello è fatto in parte di Terra verificabile; abbiamo dato nella sezione dell'“Olimpo ermetico” dei dettagli in merito alla sua forma, che deve essere prima rotonda poi deve assumere quella di un uovo. In quanto al sigillo di Ermes, alcuni, fra cui Batsdorff, nella sua Rete di Arianna, hanno creduto di vedere una vera chiusura ermetica; altri vedono un tratto di cabala: il sigillo di Ermes sarebbe l'insieme del vascello, vaso di natura, in seno del quale sviene, prima che rinascano le nature metalliche].

Dopo devi conoscere l'intensità del fuoco che se ignorata, ogni parte dell'opera si perderà; questo è perché devi fare in modo che il tuo Bicchiere non sia mai più caldo, di quanto ti consenta di appoggiarci la mano senza scottarti, questo per il tempo desiderato, e comunque per tutto il tempo della Dissoluzione. Fai comunque attenzione di non aprirlo mai, non muoverlo dal principio fino alla fine. Se farai diversamente, la tua opera non si compirà mai.

 

Andiamo adesso alla terza Porta, poiché questa è terminata.

 

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