Argomento:Massoneria


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Esoterismo del Mosaico di Pompei

di Riccardo Chissotti

prodotto per Esonet.it


Un campo di studio simbolico

Gli studiosi di Esoterismo che militavano nella Libera Muratoria, ancor prima che la Costituzione di Anderson definisse e formalizzasse la moderna Massoneria speculativa, si cimentavano per dimostrare come l'istituzione fosse l'erede naturale delle maggiori dottrine fiorite durante e dopo il medioevo, elaborando argute ma sempre complesse, talvolta forzate ai limiti dell'esasperazione, tesi di aggancio all'Ermetismo, all'Alchimia ed alla Qabbalah.

Innumerevoli sono stati, e continuano ad essere, i Fratelli Massoni che hanno ritenuto (e ritengono) opportuno spandere fiumi di inchiostro per tentare di dimostrare che l'Istituzione Muratoria affondi le proprie radici nel lontano passato, tra le più antiche tradizioni di civiltà risalenti ai primordi della storia dell'uomo.

Per raggiungere tale scopo, sono stati soprattutto riesumati i molti simboli adottati dalle varie dottrine, nel tentativo di dimostrare la loro validità nel tempo, fino ai giorni nostri.

Che non si tratti di ispirazione o intuizione solo nostra è fin troppo evidente. Anche dall'antica Mesopotamia, dalla civiltà assirobabilonese e dall'antico Egitto, senza contare i contributi alla ricerca estrapolabili da filosofie e religioni orientali, ci vengono chiare dimostrazioni che l'uomo medievale o quello attuale non abbiano inventato alcunché di nuovo.

Una chiara ed inequivocabile dimostrazione ci viene dal famoso Mosaico di Pompei. In un grande edificio facente parte del gruppo di fabbricati contrassegnati dal n° 5, nella prima regione archeologica della Pompei antica, durante il corso degli scavi venne scoperto nel mezzo di un Triclinio (sala da pranzo così chiamata dai tre divani disposti intorno ad un tavolo centrale, sui quali si sdraiavano i commensali per mangiare) un Mosaico, in cui sono raffigurati emblemi massonici e pitagorici. Il prezioso Mosaico è attualmente conservato nel Museo Archeologico di Napoli.

Tale figura rappresenta un ruota a sei raggi, sulla quale è posata una farfalla. Al di sopra un teschio umano corona l'insieme, e sopra di questo vi è un archipendolo triangolare munito di filo a piombo.

Ricordando che la parola greca psukhe è sinonimo sia di anima che di farfalla, e visto che il termine psichico si applicava, nel mondo antico ma soprattutto nell'ambito gnostico, ai profani legati alla materia dalle loro imperfezioni e dai loro desideri, si può comprendere perché la farfalla sia stata posta sopra la ruota, simbolo del Mutamento e della Trasmigrazione (non della Metempsicosi).

Il profano (farfalla) legato alla ruota del mutamento e delle trasmigrazioni, non potrà liberarsene se non con la morte totale (teschio), morte che lo integrerà nel Pleroma iniziale (archipendolo) , immagine dell'Eguaglianza originale riconquistata, cioè del ritorno all'unità primordiale. A destra è visibile una veste smessa (profano), e a sinistra una veste nuova (iniziato).

Occorre infine ricordare che la farfalla è simbolo palingenetico (di rinnovamento e rigenerazione), e diventa tale per trasmutazione del bruco all'interno della crisalide, uovo filosofale e simbolo della morte mistica .

Della stessa epoca è nota dal Filebo un'insolita frase di Platone:

“Ciò che qui intendo per bellezza di forme non è già quello che il profano generalmente intende sotto questo nome, ma bensì ciò che risiede nel saggio e giudizioso impiego del compasso, del filo e della squadra”.

“Nihil sub sole novi”, quindi.

 

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