Argomento:Misteri dei Costruttori


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La Chiave Sonica

di Michele Proclamato

prodotto per Esonet.it


Da Giza a Dendera, a caccia di certezze Soniche

Fu Giza a farmi venire in mente un particolare letto chissà dove, in cui si faceva cenno ad un famoso greco, Agatarchide di Cnido, il quale, tutore dei figli di uno degli ultimi faraoni della storia Tolemaica, diceva, in modo direi sorprendente, che il lato della Grande Piramide era pari ad 1/8vo di Minuto di Grado.

La cosa per la mia “cerca” sonica era molto importante poiché, sviluppando numericamente la sua affermazione, ottenevo un riferimento presente proprio all'interno del Labirinto di Collemaggio (vedi Dalla Codifica dei Rosoni al Labirinto di Collemaggio).

Infatti, moltiplicando 1/8vo per i 60 minuti presenti in un Grado “Celeste” dei 360 appartenenti ad una circonferenza, il valore ottenuto era pari a: 8x60x360= 172800, in pratica, un lato della grande piramide corrispondeva simbolicamente al diametro di Collemaggio, com'era possibile?

Incuriosito, esaminai gli ingombri esterni della Grande Piramide e li rapportai, numericamente, con la Chiave Sonica aquilana e scoprii qualcosa di interessante.

La circonferenza Equatoriale terrestre, di 40077 chilometri, se divisa per il totale dei Diametri Sonici, di 17,28 metri, palesava un risultato di 2319,2708 unità, estremamente simile ai 231 metri del lato della grande piramide. Ugualmente, dividendo il diametro equatoriale terrestre di 12756 Km per tre diametri del Labirinto, pari a 8,64 metri, si otteneva 1476,3889 unità, a sua volta vicinissimo all'altezza della grande piramide, considerando la sua punta mancante.

Insomma, sembrava che in Egitto potessi trovare spunti utili a rendere la mia teoria di una Scienza Sonica condivisa da tutti i popoli e le civiltà della Terra, qualcosa di più di una semplice ipotesi.

 

I Decani

Venni quindi a sapere che, sempre gli Egiziani, disponessero, durante il Nuovo regno, più di Duemila anni prima di Cristo di un sistema molto particolare per osservare le stelle.

Essi difatti suddividevano le ore notturne di osservazione celeste, caratterizzandole attraverso una stella ben precisa, che per ben 10 giorni corrispondeva ad un'ora della notte. Tali stelle venivano definite Decani, per la loro durata appunto, e disponevano di 36 decani stellari durante l'arco dell'anno.

Decretando Sirio, com'era logico, il primo dei decani, gli egiziani “decidevano”, inoltre, che le “ore” di osservazione stellare erano 12, ma invece di durare 60 minuti l'una, esse venivano ridotte a 40 minuti, ottenendo 18 ore (per coprire l'arco di tempo corrispondente alle 12 ore d'osservazione) e, quindi, 18 decani per notte, che ogni sei mesi venivano sostituiti da altri 18.

La cosa mi appariva volutamente macchinosa e, come al solito, sviluppando numericamente quel tipo di “osservazione celeste”, scoprii qualcosa di molto interessante.

Moltiplicando minuti x ore x stelle, si otteneva nuovamente un riferimento numerico pari alla Precessione degli Equinozi.

Difatti 40 x 18 x 36 = 25920, a quel punto, sapendo come il Suono fosse il responsabile dell'effetto Precessionale, decisi di ricorrere nuovamente ai tasti del “mio” pianoforte rendendomi conto che il computo temporale assiale era comparabile, a livello sonoro, quasi perfettamente, con la frequenza espressa da un “MI” della Quarta Ottava fra gli acuti.

 

Dovevo forse pensare che molto probabilmente pochi eletti, nell'antichità, sapevano interpretare il tempo sotto forma di frequenze sonore?

Forse nella loro mente la ciclicità temporale dei movimenti celesti era riassumibile con la ciclicità sonica delle note di un Ottava ?

Tutto poteva essere, d'altronde, proprio la simbologia musicale attribuiva all'Ottava la forma di un “cerchio”, quindi perché non ipotizzare un tale sapere in Egitto: sicuramente stavo correndo troppo.

Continuai comunque a cercare in modo disordinato, ogni tipo di testimonianza “sonica” e, per “caso”, giunsi ad esaminare un soffitto tremendamente importante: quello di Semnut.

 

Semnut

Nel 1470 Semnut, l'architetto dell'unico faraone Donna della storia egizia, Hatshepsut, decorò la sua futura “cappella funeraria”, attraverso degli strani simbolismi celesti, tutt'ora fonte di cruccio e di studio per molti archeologi ufficiali.

Una parte di quel soffitto mi colpì profondamente, in quanto, sotto un ben preciso numero di “ruote”, un altrettanto numero di esseri piuttosto eterogenei, sembravano aspettare qualcosa, un qualcosa deciso da altri esseri piuttosto mitici e leggendari, per la tradizione spirituale egizia, come l'ippopotamo o il coccodrillo.

Avevo come la sensazione che quegli esseri posti sotto le ruote, che ad un attento esame si dimostravano essere la rappresentazione umana divina e animale di altrettanti corpi celesti, stessero aspettando di essere, in qualche modo, disposti in un ipotetico Cielo fatto, incredibilmente, di Ruote.

Ma il mio stupore non era tanto dovuto alla rappresentazione simbolica degli astri, quanto alla suddivisione numerica delle Ruote che li sovrastavano.

Esse, infatti, chiaramente suddivise in 1/3 e 2/3 di 12, erano costituite ognuna di 24 raggi, ma la cosa ancora più inquietante era dovuta al fatto che la somma di tutti quei raggi era di 288 unità.

Nuovamente, a distanza di 3500 anni dalle mie misure aquilane, riappariva il riferimento dei diametri di Collemaggio (vedi La Codifica dei Rosoni), in Egitto e per volere di un famoso architetto. La cosa si dimostrava abbastanza inquietante soprattutto alla luce di ciò che, da li a poco, avrei scoperto negli studi sui Cerchi nel Grano e non solo.

Insomma, tornando al soffitto, sembrava quasi che gli astri fossero destinati a porzioni di Cielo ben precise, a loro volta suddivisi secondo 1/3 e 2/3 di 288 unità.

Ritornando ai miei “tasti”, le 288 vibrazioni al secondo di un “RE” della prima Ottava fra gli Acuti, era stata suddivisa in due “Sol”, pari a 96 e 192 vibrazioni al secondo, nuovamente, i Cieli e gli astri che ad essi appartenevano, venivano, in qualche modo, rappresentati e frazionati attraverso il Suono.

Che tipo di visione della realtà sottintendeva un tale sapere?

A parte i miei soliti dubbi, l'Egitto sembrava essere una terra sonicamente “dotata” e di questo ne ebbi la certezza nel momento in cui esaminai l'immagine dello Zodiaco di Dendera.

 

Lo Zodiaco crea la Legge

Un meraviglioso disco, risalente al periodo Tolemaico, conteneva quella che era la visione celeste degli Egiziani.

La cosa curiosa era che quell'immagine risaliva all'antico tempo dei faraoni semidivini, definito Zep tepi e, intatto nella sua descrizione, era arrivato al 50 dopo Cristo, momento in cui venne immortalato in un enorme cerchio posto sui soffitti di una delle sale più importanti del tempio di Dendera.

Ebbene, quella rappresentazione astronomica, costituita da 72 corpi celesti, Pianeti, Stelle e Costellazioni incluse, che tanto mi facevano pensare al 72 di “cosmica memoria”, si avvolgevano come un Serpente verso un centro molto particolare: dopo un primo cerchio periferico, costituito da 36 astri, i famosi Decani esaminati in precedenza.

La struttura, ormai da decenni, godeva e gode, dell'attenzione di moltissimi esperti, ma, stranamente, nessuno sembrava dedicare la giusta attenzione a “Chi” sosteneva quella meravigliosa visione Universale. Infatti, nuovamente, “12” esseri, questa volta maschili e femminili, disposti in Otto posizioni ben precise, sostenevano il “tutto”, attraverso, chiaramente, “24” braccia.

Ad una più attenta osservazione, gli esseri risultavano suddivisi in 4 Donne e 8 esseri sicuramente maschili e sicuramente semidivini.

In pratica, la struttura del Rosone centrale, come della descrizione della Lista Sumera dei re, o di Semnut, veniva rispettata, ma, con una grande sorpresa: la precisa suddivisione fra maschile e femminile.

Per la prima volta ed in modo chiarissimo, qualcuno, attraverso un costrutto ormai millenario dall'indubbia bellezza artistica, frazionava le 12 Note di un'Ottava, attraverso un perfetto rapporto pari a 1/3 e 2/3, contemplando, in quella frammentazione, la quota maschile e femminile di suoni che, attraverso 24 ulteriori suddivisioni, Tre Ottave, non reggevano solamente la visione Universale egiziana, ma ne erano responsabili della stessa Creazione.

Le Tre Ottave erano diventate una Legge Sonica e la Chiave Sonica aquilana poteva assurgere allo Status di Legge della Creazione. Era come se, per la prima volta, si ponesse al centro della Creazione non un Dio, ma una prima serie di Suoni Direzionali, Un'Ottava, che, in modo androgino e attraverso una sequenza dodecafonica, erano i veri responsabili del creato.

Probabilmente, Pitagora aveva ragione nel vedere Dio come una serie di intervalli sonori ed ancora più probabilmente, oltre ad una Scienza dalle camaleontiche e sempre differenti applicazioni, avevo scoperto una nuova Fede.

Peccato che la suddivisione Dodecafonica dell'Ottava, sia avvenuta, per la prima volta, solo intorno agli anni venti del secolo scorso, grazie al compositore A. Schonberg, ma ormai, nei miei studi, che stavano diventando ragione di Vita, il tempo non aveva nessuna importanza, esattamente come per i Padroni del Tempo dell'Antichità: i Maya.

 

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