Argomento:Letture d'Esoterismo


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Il dovere di "Aspirare"

di Athos A. Altomonte

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Non mi è chiaro uno scritto ricevuto da un lettore, che verosimilmente tendeva a misurarsi con l'esposizione di fatti contenuti in un insegnamento secolare. A cui ci si può o meno adeguare e che si può o meno comprendere, ma che tuttavia resta al di sopra di polemiche minimaliste dei luoghi comuni.

Seguire il Sentiero del Discepolo non è un opinione ma una concatenazione di fatti. Per questo, non è intenzione del Progetto Esonet abbassare il livello intellettivo di quanto è stato trasmesso dalla tradizione iniziatica, che "affratella" Oriente ad Occidente. Perché, sminuire i contenuti dell'insegnamento iniziatico, ne riduce i significati a semplice "cronaca" di un esoterismo che diventa, così, un altra "pratica di consumo" della commercializzazione di massa.

Dunque, mantenere alti i valori dei suoi postulati, significa contribuire a richiamarci ad un costante sforzo intellettuale, necessario, anzi indispensabile, per approcciare antiche saggezze basate sulla conoscenza del Sé. Che non possono essere tradotte variandone i contenuti, ma che vanno comprese per ciò che sono.

E su questa Via non accadono "miracoli" né, sulla via dell'iniziazione, conoscenza e saggezza cadono dall'alto. Non "cadono" doni divini che non siano conquistati dopo prove tenaci, superate con volontà ed intelligenza, e con il concorso di strumenti interiori che devono essere sviluppati attraverso un adeguata "preparazione". Ed è questa preparazione che rende l'aspirante un discepolo.

Perciò mente sapendo di mentire chi ingenera l'equivoco del tutto facile, basta parlarne.

È piuttosto il metodo dei contro-iniziatori sminuire le difficoltà del collegamento con l'anima, di chi vorrebbe "risalire la china" che abbiamo disceso. Perché, far perdere tempo ed occasioni è lo scopo principale dei controiniziatori che occultano, finché possibile, il dovere principale dell'essere umano: ch'è quello di aspirare sempre al più alto dei modelli possibili.

Per quest'ascesa, però, corre il dovere di applicarsi (come obbligo imprescindibile nei riguardi di Sé come anima) ad ampliare: coscienza, conoscenza ed intelligenza, sottoponendo il piccolo io individuale ad uno sforzo costante di crescita e di espansione.

E se quando ci si pone davanti alle proprie capacità, si riconosce di non sapere o di non capire, allora, si è trovato il metro di misura di quanto si debba ancora fare: per capire e per sapere.

Il fine ultimo dell'aspirante è quello di riempire i propri vuoti travasando il pieno dagli insegnamenti perenni. Così da ampliare i propri orizzonti e raggiungere i margini comuni dell'universalità.

In quell'area incontreremo Sorelle e Fratelli, e non più diversi.

Ma come ogni aspirante sa bene, per raggiungere quella "dimensione": bisogna prima perdere se stessi!

E per questo le parole non servono più.  

 

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