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Miti&Simboli > De sapientia veterum Dedalo o la meccanica | Gli antichi adombrarono sotto la figura di Dedalo, uomo ingegnosissimo ma esecrabile, la scienza e l'industria meccanica, anche in quegli artifizi illeciti volti a cattivi usi. Costui, per l'uccisione di un condiscepolo rivale, era andato in esilio, ma quivi era gradito ai re e alle città. Realizzò anche molte ed egregie opere, tanto in onore degli dèi, quanto ad ornamento e a magnificenza delle città e dei luoghi pubblici; ma il suo nome è celebrato soprattutto per le illecite invenzioni.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Diomede o lo zelo | Quando Diomede rifulgeva di grande ed esimia gloria ed era oltremodo caro a Pallade, da questa fu provocato (quasi che egli non fosse più audace di quanto occorresse) a non risparmiare Venere se per caso l'avesse incontrata in battaglia. Diomede spregiudicatamente obbedì e ferì la mano destra a Venere.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Cupido o l'atomo | Tutte quelle cose che sono state dette dai poeti su Cupido o Amore non possono propriamente convenire ad una medesima persona; sono infatti, così discrepanti che dev'essere rifiutata la confusione tra le persone e invece accolta la somiglianza. Narrano dunque che Amore fosse il più antico di tutti gli dèi e perciò di tutte le cose; ad eccezione del Caos, che vien fatto a lui coevo.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Il pretendente di Giunone o la disonestà | Narrano i poeti che Giove, per possedere i suoi amori, assumesse molte svariate forme: di toro, di aquila, di cigno, di aurea pioggia. Quando invece voleva tentare Giunone, si cambiava nel più ignobile degli esseri, sottoposto al disprezzo e al ludibrio di tutti.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Titone o la sazietà | Di Titone si narra una bella favola: che fosse stato amato dall’Aurora, la quale, bramando goderne perpetuo legame, chiese per lui a Giove l’immortalità; ma purtroppo per femminile dimenticanza si scordò di aggiungere alla sua richiesta di liberarlo dalla vecchiaia.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Memnone o il prematuro | I poeti ricordano come Memnone fosse figlio dell'Aurora. Questi, famoso per la bellezza delle sue armi e celebre per detto popolare, partecipò alla guerra di Troia ove, accorrendo bramoso a grandi imprese con sconsiderato ardire, si scontrò a singolar tenzone con Achille, il più forte dei Greci, rimanendone ucciso.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Proteo o la materia | I poeti narrano che Proteo fosse pastore di Nettuno, ed anche vecchio e vate; vate però eccezionale e tre volte eccellente; infatti conosceva non soltanto le cose future ma anche le passate e le presenti; cosicché, oltre che capace di divinazione, era anche interprete e nunzio di tutti i segreti e di tutta l'antichità.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Il Cielo o le origini | I poeti tramandano che il Cielo fosse il più antico di tutti gli dei, e che a lui fossero state asportate con una falce dal figlio Saturno le parti genitali. Saturno invece generò prole numerosa, ma divorò continuamente i figli: alfine Giove sfuggì alla strage e, adulto, precipitò il padre nel Tartaro e prese il regno.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Orfeo o la filosofia | La favola di Orfeo che, sebbene divulgata, non ha ancora avuto una completa e sicura interpretazione, sembra riportare l’immagine della filosofia universale. Infatti, la figura di Orfeo uomo ammirevole e chiaramente divino, ed esperto di ogni armonia sì da vincere tutte le cose con i suoi soavi accordi e trascinarle seco, facilmente può riferirsi alla descrizione della filosofia.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Atteone e Penteo o la curiosità | La curiosità umana nell'indagar segreti e il malsano desiderio di conoscerli e comprenderli, sono riprovati dagli antichi con due esempi; quello di Atteone e quello di Penteo.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum La sorella dei Giganti o la Fama | I poeti rammentano che i Giganti, generati dalla Terra, mossero guerra agli dèi superi e a Giove e furono vinti e dispersi dal fulmine. Ma la Terra, irritata per l'ira degli dèi, per vendicare i suoi figli generò la Fama, ultima sorella dei Giganti.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Endimione o il favorito | Si tramanda che il pastore Endimione fosse amato dalla Luna (Selene), ma il genere del loro rapporto era singolare e strano; se egli dormiva in un antro naturale scavato sotto la roccia di Latmo, la Luna spesso scendeva dal cielo a baciarlo nel sonno per poi ritornare di nuovo in cielo.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Perseo o la guerra | Si tramanda che Perseo fosse mandato da Pallade per troncare la testa alla Medusa che nelle estreme regioni dell'Iberia recava danni a molti popoli dell'Occidente. Questo mostro era tanto spaventoso e orrendo che, solo a vederlo, mutava gli uomini in sasso. Medusa era una delle Gorgoni e l'unica mortale, non essendo le altre passibili di morte. Pertanto Perseo, apprestandosi a una così nobile impresa, ricevette armi e doni da tre dèi: i talari alati da Mercurio, l'elmo da Plutone, lo scudo e uno specchio da Pallade.
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Miti&Simboli > Eleusi dimenticata | Cronaca di una tappa di un viaggio in Grecia, ad Eleusi che ben 3500 anni fa aveva visto venire alla luce la prima religione misterica, le prime iniziazioni che si conoscano in epoca storica ad un culto segreto, indicibile, il culto della Madre e della Figlia, di Demetra e Kore-Persefone.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Pan o la natura | Gli antichi descrissero assai diligentemente sotto la presenza di Pan la natura, lasciandone incerta l'origine. Taluni asseriscono sia nato da Mercurio, altri gli attribuiscono una natura di gran lunga diversa: dicono infatti che tutti i Proci ebbero rapporti con Penelope e che da questa unione promiscua sia nato come figlio comune Pan.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Stige o i trattati | È assai diffusa e introdotta in molte favole la narrazione di quel famoso giuramento con il quale gli déi superi solevano legarsi quando non volevano in alcun modo lasciare aperta la via della repisiscenza. Questo giuramento non invocava e chiamava a testimonio alcuna potenza celeste, alcun attributo divino, ma bensì lo Stige, un fiume infernale che cingeva gli atri di Dite (il mondo degli inferi) aggrovigliandosi in molti meandri.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Narciso o l'amore di sé | Si tramanda che Narciso fosse di straordinaria bellezza e grazia, ma celasse grande superbia e noia intollerabile. Pertanto, amando solo se stesso e disprezzando gli altri, menò vita solitaria nelle selve tra le cacce con pochi compagni, per i quali rappresentava tutto. Lo seguiva ovunque la ninfa Eco.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum I Ciclopi o i ministri del terrore | Si narra che i Ciclopi, per la loro bestiale ferocia, fossero dapprima sprofondati da Giove nel Tartaro e condannati al carcere perpetuo; ma poi la Terra riuscì a persuadere Giove che non gli sarebbe stato disutile se li avesse liberati dai ceppi e si fosse servito della loro opera per fabbricare fulmini.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Tifone o il ribelle | I poeti narrano che Giunone, indignata per il fatto che Giove aveva generato da se stesso e senza di lei Pallade, scongiurasse con preghiere tutti gli dèi e le dee per partorire anch'essa senza Giove. Dopo che annuirono alle sue richieste violente ed importune, Giunone squassò la terra e con questo sommovimento fece nascere Tifone, grande ed orrendo mostro.
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Miti&Simboli > De sapientia veterum Cassandra o la franchezza del parlare | Narrano che Cassandra sia stata vivamente amata da Apollo e sempre deludesse con vari raggiri i suoi desideri, e continuasse nondimeno a dargli speranza finché riuscì ad estorcere dal dio il dono della divinazione.
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