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Roberto Assagioli





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Roberto Assagioli

“una coscienza tra oriente ed occidente”

a cura di Athos A. Altomonte


La Psicosintesi è il miglior “prodotto scientifico” occidentale per entrare in contatto con la scienza del Sé. La Psicosintesi rivela in termini scientifici i principi attivi del Raja Yoga (l'Unione col Serpente, simbolo della conoscenza superiore). La Psicosintesi è sì terapeutica, ma è utile per colmare le anomalie e sviluppare le doti latenti dell'identità inferiore (la personalità). Nel testo “l'Atto di Volontà”, l'autore affronta la comunicazione tra l'io inferiore e l' Ego superiore,cioè tra conscio e superconscio.

Senza dubbio, quelli che seguono l'indirizzo di un esoterismo, scientifico e intellettuale; di ricerca e di applicazione realistica dei principi iniziatici, si sono tutti “costruiti” sui principi della psicosintesi. Ed il motivo è semplice. Nei suoi innumerevoli viaggi, Assagioli si dedicò ad approfondire studi “alternativi”, con particolare attenzione al pensiero orientale ed alla grande tradizione spirituale indiana (la Bhagavad-Gita), nonché varie forme di spiritualità e misticismo.

Nelle radici della tradizione orientale scoprì il collegamento coi principi più fecondi della cultura occidentale e che, attraverso la coscienza dell'Uomo, un ponte ideale univa la tradizione orientale a quella occidentale. Si interessò anche di fenomeni medianici, ma prese subito le distanze da essi, poiché considerava la medianità qualcosa di passivo, di incontrollato, mentre il suo interesse era quello di sviluppare poteri spirituali che l'uomo fosse in grado di controllare e di utilizzare spontaneamente.

Per trovare importanti indicazioni sui primi metodi e sulle prime tecniche psichiche non vi è alcun motivo di andare in oriente. Basta rivolgersi alle opere di Assagioli (più di venti Fondazioni dedicategli in tutto il mondo). Ma prima di calarsi nell'esperienza della Psicosintesi, uno studio che cerca la realizzazione pratica di obiettivi che molti si pongono solo “simbolicamente”, sarebbe bene leggere il glossario “Comprendere la Psicosintesi”. Una guida alla lettura dei termini psicosintetici che lo studioso troverà nelle maggiori opere di Assagioli, 1) Psicosintesi, Armonia della vita 2) Principi e Metodi della Psicosintesi Terapeutica 3) Lo Sviluppo Traspersonale 4) l'Atto di Volontà.

 

L'Uovo e la Stella

La capacità di Assagioli di creare delle immagini particolarmente vivide ed efficaci si riflette anche nel modo che egli usò per descrivere la psiche umana: un perfetto uovo cosmico, il cui nucleo è costituito dall'io o sé cosciente.

Quest'uovo è diviso in tre settori: rispettivamente, dal basso verso l'alto, l'inconscio inferiore (la “cantina”, sede delle attività psichiche che governano la vita organica, le funzioni fisiologiche, gli istinti primitivi, ecc.), l'inconscio medio (in cui si verifica l'elaborazione delle esperienze compiute, la progettazione delle attività future e l'archiviazione dei ricordi) e l'inconscio transpersonale (l'“attico”, da dove provengono le intuizioni, le ispirazioni artistiche e creative in genere, gli slanci altruistici, gli stati di illuminazione o estasi, i poteri paranormali). Su tutto questo risplende una “stella”: il Sé della psicologia moderna, ovvero l'anima, la nostra identità più profonda e autentica.

Nella psicosintesi, dunque, il terapeuta cerca di guidare il “paziente” proprio verso questi piani superiori dell'essere, stimolando una trasformazione interiore, un'impostazione della propria vita più sull'essere che sull'avere. L'obiettivo da raggiungere è naturalmente, come in tutte le autentiche discipline iniziatiche, quello universale della “conoscenza di sé”, che permette di superare i conflitti tra individui e popoli e di evolversi armonicamente nella Nuova Era che attende l'umanità.

 

Padre della Psicosintesi

La Saggezza è eterno sorriso - Roberto Assagioli

 

Il ricercatore spirituale che si avvicina alla psicosintesi trova in questa corrente psicologica il soddisfacimento di vedere espresse, in un linguaggio scientifico, le Leggi, le “Verità” ed i metodi che erano sempre appartenuti soltanto all'ambito esoterico e mistico. Il grande merito di Assagioli è, infatti, quello di aver cercato, e spesso trovato, una sintesi viva e creativa dei vari contenuti di correnti diverse, in taluni casi decodificando e traducendo nel linguaggio della psicologia concetti e teorie che si è soliti riservare al campo della religione e della filosofia. Ha arricchito e completato, in questo modo, l'immagine dell'uomo, che viene delineandosi da un approccio olistico e pluridimensionale.

Tutto ciò ha rappresentato una vera e propria missione, che Assagioli portava avanti, un servizio all'umanità, un compito assegnatogli dai Maestri. “Una grande anima tornata ad insegnare”. (*)

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(*) Paola Giovetti - “Roberto Assagioli: la vita e l'opera del fondatore della psicosintesi” – Ed. Mediterranee

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La Vita

Roberto Assagioli, (Roberto Marco Grego) divenne orfano all'età di due anni (1890) e assunse il cognome del genitore adottivo, il medico Emanuele Assagioli, dal quale fu molto amato e aiutato. Fu infatti grazie alle buone risorse economiche paterne che Assagioli studiò nelle più importanti sedi culturali e scientifiche. Prese la maturità al Liceo Foscarini di Venezia, sua città natale; a Firenze si laureò giovanissimo in medicina e si specializzò in psichiatria. Viaggiò molto, incontrando vari personaggi rappresentativi. Oltre ad essere medico, era anche e soprattutto un umanista, un uomo di ampie vedute e di cultura vastissima, un ricercatore, uno studioso che aveva contatti con personalità eminenti dei vari campi della cultura, dell'arte, della filosofia, della religione. Basti pensare ai suoi incontri con Einstein, col poeta Tagore, lo scrittore James Joyce, il maestro zen Suzuki, il Lama Govinda, e alla lunga collaborazione con Papini e Prezzolini.

Giovanissimo parlava correntemente l'inglese e il francese, poi apprese anche il tedesco. Si interessò alla filosofia orientale, alla mistica cristiana, alla teosofia, nella quale militò a lungo; percorse un iter iniziatico (firmava i suoi scritti esoterici col nome “Considerator”).

Scambiò teorie e punti di vista con i maggiori esponenti della psicologia del suo tempo: Freud, Jung, Buber, Keyserling, Maslow, Claparde, Flournoy. Collaborò con Jung e fu considerato dallo stesso Freud un promettente divulgatore della psicoanalisi in Italia. Tuttavia, dopo un primo interesse, il giovane Assagioli ben presto prese le distanze dal movimento psicoanalitico e, con il tempo, elaborò un suo metodo psicoterapico, incentrato sull'esigenza di creare un'unificazione, un ordine interno, una sintesi che elevi al di sopra dei conflitti che hanno origine dalle differenti tendenze in noi.

 

Il distacco da Freud

Dal 1907, cominciò a frequentare la Burghölzli, una celebre clinica psichiatrica di Zurigo, dove conobbe Jung, del quale rimase amico per tutta la vita (i due studiosi, tra l'altro, erano uniti da un comune interesse per le culture orientali, i fenomeni paranormali, l'alchimia e l'astrologia) e cominciò a occuparsi della psicanalisi freudiana, che suscitava grande interesse ma anche tante polemiche. Tuttavia, pur essendo stato uno dei primi a diffondere in Italia la sua dottrina, Assagioli si discostò ben presto da Freud, perché riteneva che desse troppa importanza al lato più basso ed istintivo della sessualità umana, e soprattutto alle sue aberrazioni. A queste ultime egli contrapponeva le “manifestazioni superiori dell'amore”, e invece della celebre “rimozione” freudiana (la tendenza a mantenere fuori dalla coscienza pensieri, immagini o ricordi condannati dal Super-Io, ossia la parte della nostra psiche in cui si attua la censura esercitata dalla coscienza morale), preferiva sottolineare il processo di “sublimazione”, che permette di trasformare le “cieche forze istintive in elevate energie emozionali e spirituali”. Proprio attraverso la sublimazione, Assagioli propugnava il risveglio interiore dell'uomo. E infatti nel 1910 a Firenze, durante il primo Convegno Italiano sulla Questione Sessuale, suscitò lo stupore dei presenti parlando di superamento dei vincoli materiali “per esplorare le vette più luminose della propria anima e studiare i più alti misteri della vita umana”.

 

Il Sè Transpersonale

Se la struttura e la dinamica della personalità, in psicosintesi; si presentano con caratteri innovativi, ciò che è veramente rivoluzionario è il modello di sviluppo dell'uomo, che prevede un percorso dall'autoconoscenza alla trasformazione di sé, attraverso gli stadi dell'accettazione e dell'autodominio. Si tratta di un percorso dalla molteplicità all'unità, durante il quale si avvicendano, alla guida della personalità, dapprima strutture parziali denominate subpersonalità, poi l'io personale (che mette in azione la volontà personale: forte, saggia e buona), infine il Sé (e la volontà transpersonale). Siamo cosi giunti a parlare del Sé transpersonale (termine più “scientifico” per designare lo Spirito). La psicosintesi è stata la prima psicologia occidentale ad affermare ed includere nel proprio corpo dottrinario la realtà dello Spirito. Il Sé, la sua affermazione, il riferimento ad esso, è veramente il cardine di tutto il sistema psicosintetico e ne designa il processo evolutivo. La psicosintesi distingue in maniera chiara tra realizzazione di sé ( meta comune a tutte le psicologie umanistiche), e realizzazione del Sé superiore.

Importante è il contributo di Assagioli, in campo psicopatologico e psichiatrico, sui disturbi psichici causati dalla “realizzazione del Sé”.

 

Assagioli ha messo a punto più di quaranta tecniche ed esercizi volti a favorire la psicosintesi personale e la psicosintesi transpersonale. Per il primo traguardo voglio qui ricordare (a parte le iniziali tecniche di tipo psicoanalitico): l'autobiografia e il diario, il rispondere a determinati questionari, l'inventario della propria personalità, l'accettazione, la biblioterapia (intesa come sana alimentazione psicologica), la catarsi, l'analisi critica, la disidentificazione, la musicoterapia, la cromoterapia ; l'attivazione e l'uso della volontà, la tecnica della semantica (il potere nascosto e antico delle parole), il modello ideale, la trasformazione delle energie (soprattutto di quelle aggressive e sessuali).

Per la seconda mèta, la psicosintesi transpersonale, Assagioli ha proposto: le tecniche meditative (in particolare la meditazione riflessiva, quella recettiva e quella creativa), lo sviluppo dell'intuizione, l'esercizio basato sulla Divina Commedia di Dante, l'esercizio sulla leggenda del Graal, l'esercizio della montagna, quello dello sbocciare di una rosa ed altri ancora.

Di quest'ultimo, a conclusione di queste mie note, mi piace approfondire il significato. Il fiore è stato usato come simbolo dell'anima e del risveglio spirituale, sia nelle tradizioni orientali che in quelle dell'occidente. In India si utilizza soprattutto il simbolo del Loto, che corrisponde in qualche modo alla nostra Ninfea: ha radici nel limo, il suo stelo è nell'acqua, mentre il fiore si apre nell'aria sotto i raggi del sole. In Persia e in Europa è stata usata per lo più la Rosa (rosa+croce).

Di solito viene proposta l'immagine del fiore già aperto, come simbolo dello Spirito, e la sua visualizzazione ha un forte potere evocatore. Ma ancora più efficace si è dimostrato l'uso dinamico del simbolo, cioè la visualizzazione dello sviluppo dal bocciolo chiuso fino al fiore completamente aperto. Il simbolo dello “sviluppo” corrisponde a una realtà profonda, ad una legge fondamentale della vita che si manifesta tanto nei processi della natura, quanto in quelli dell'animo umano. Il nostro essere spirituale, il Sé, che è la parte esenziale e più reale di noi, è, di solito, celato, chiuso, “avviluppato”: anzitutto dal corpo con le sue sensazioni; poi dalle molteplici emozioni e impulsi (paure, dubbi, desideri, attrazioni e repulsioni, etc.) e dalla attività mentale inquieta e tumultuosa. È necessario togliere o “allargare” questi viluppi, affinché si riveli il centro spirituale.

 

Psicologia della Salute

Insomma, il giovane e brillante scienziato sentiva ormai la necessità di crearsi un cammino di ricerca personale. Nel 1912 fondò a Firenze la rivista “Psiche”, attraverso le cui pagine si attuò il passaggio dalla psicanalisi alla psicosintesi. A differenza di Freud e dei suoi seguaci più ortodossi, Assagioli riteneva che nella psiche umana non albergassero soltanto conflitti e complessi, ma anche potenzialità sane e creative.

Su questo si basava la sua “psicologia della salute”, che anticipò molti temi caratteristici della psicologia transpersonale. Infatti, essa si occupava anche di stati di coscienza che vanno al di là di una percezione limitata dell'io, come, per esempio, le esperienze di tipo spirituale, religioso, intuitivo, estatico, così importanti per l'evoluzione umana. Di qui, dunque, l'importanza dello studio approfondito delle religioni e delle filosofie orientali, nonché l'apertura alla dimensione spirituale. Tutti questi elementi confluiscono nella psicosintesi; il termine “sintesi”, naturalmente, viene inteso, in senso alchemico, come trasformazione, armonizzazione, sublimazione a livello individuale e collettivo, ma anche, a livello culturale, come fusione di Oriente e Occidente.

 

Curare i “normali”

Come abbiamo visto, la psicosintesi s'interessa non soltanto delle persone “malate”, ma anche e soprattutto di quelle considerate “normali”, poiché Assagioli sosteneva che in ognuno di noi coesistono una parte sana ed una malata. Pertanto, la terapia psicosintetica deve aiutare l'individuo a sviluppare la prima, guarendo così la seconda, in base al presupposto che molte persone soffrono e si ammalano, soprattutto perché non riescono a realizzare le proprie aspirazioni. Assagioli stesso definiva la sua disciplina “un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore... Un metodo di cura per le malattie e i disturbi psicologici e psicosomatici, particolarmente efficace quando la causa profonda di quei mali sta in una lotta particolarmente aspra tra le forze psichiche coscienti e inconsce, oppure in una di quelle crisi complesse e tormentose che spesso precedono il risveglio o un altro passo importante nello sviluppo spirituale”.

Insomma, la psicoterapia messa a punto da Assagioli mira a sollecitare la parte attiva, creativa della personalità, per rimuovere quei blocchi che si creano quando un individuo non riesce ad esprimersi, a realizzare le proprie potenzialità creative. Tra le tecniche utilizzate a questo scopo figurano l'ascolto della musica, il disegno, il diario psicologico personale (consistente nel riportare su carta, ogni giorno, i propri pensieri e le proprie emozioni), nonché degli ottimi esercizi di rilassamento (o meditazione) e di visualizzazione. Questi ultimi, in particolare, hanno precorso analoghi esercizi molto usati dai “terapisti New Age” e sono considerati ancora oggi molto efficaci.

 

La Psicosintesi

“Una delle maggiori cecità, delle illusioni più nocive e pericolose che ci impediscono di essere quali potremmo essere, di raggiungere l'alta meta a cui siamo destinati, è di pretendere di essere, per così dire ‘ tutti d'un pezzo ', di possedere cioè una personalità ben definita”.

Con queste parole Assagioli introduce il suo discorso - nel suo libro più divulgativo, “Psicosintesi armonia della Vita” aggiungendo poco più in là che “L'unità (della personalità) è possibile. Ma rendiamoci ben conto che essa non è un punto di partenza, non è un dono gratuito: è una conquista, è l'alto premio di una lunga opera: opera faticosa ma magnifica, varia, affascinante, feconda per noi e per gli altri, ancor prima di essere ultimata.” (*)

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(*) Roberto Assagioli - “Psicosintesi e armonia della vita” Ed. Astrolabio e Mediterranee.

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Sappiamo che le fonti storico-culturali e i rimandi teoretici della psicosintesi sono molteplici: la medicina psicosomatica (interazione mente-corpo), la psicologia del profondo (quella junghiana in particolare), la psicologia esistenziale e l'antropoanalisi, la psicologia umanistica (della quale Assagioli è stato un precursore), la psicologia della religione (soprattutto lo studio degli stati mistici e delle esperienze dirette), la psicologia e la filosofia orientali (in particolare l'Abhidamma), la psicologia transpersonale (anche qui la psicosintesi si pone come avanguardia), l'indagine del supercosciente, la parapsicologia, la filosofia esoterica e la teosofia, il “Nuovo Pensiero” americano, la scienza e le arti superiori. La lista potrebbe continuare, tuttavia tali fonti alla base del pensiero assagioliano si possono a mio avviso compendiare nel riferimento alla filosofia e psicologia perenni, all'indagine clinica, personale e di altri ricercatori, all'autosperimentazione.

 

L'Uomo

L'Istituto di Psicosintesi fu fondato a Roma nel 1926, ma dovette chiudere i battenti solo sei anni dopo, nel 1933, poiché Assagioli, essendo ebreo ed avendo molti contatti con la comunità scientifica internazionale, non era ben visto dal regime fascista. Riaprì dopo la fine della seconda guerra mondiale a Firenze (dove ha sede ancora oggi, esattamente in quella che era l'abitazione del grande scienziato) e fu diretto dallo stesso Assagioli fino al 1974, anno della sua morte.

Chi ha conosciuto Roberto Assagioli lo descrive come una figura eccezionale, una persona spiritualmente molto evoluta, un Maestro, dotato di semplicità e di volontà, di saggezza e di infinito rispetto dell'essere, a tutti i livelli, di senso dell'umorismo e di disponibilità a parlare di tutto senza far pesare la sua cultura, di eccezionale equilibrio e di quella profonda bontà che lo portava a non giudicare mai. Gioia e serenità sono le qualità che più di ogni altra vengono attribuite ad Assagioli dalle persone che lo hanno frequentato a lungo.

La sua lunga vita (morì a 86 anni, nel 1974) non fu facile e priva di dolore, anche se il suo modo di affrontare la sofferenza è testimonianza concreta del suo insegnamento: il raggiungimento di quella disidentificazione che porta ad elevarsi al di sopra delle emozioni. Due furono i momenti particolarmente duri nella sua vita: la persecuzione e l'imprigionamento come ebreo e pacifista e la morte del figlio Ilario all'età di 28 anni.

Dal primo evento, un mese di carcere, scaturì il breve scritto “Libertà in prigione”, eccone un brano:

Mi resi conto che ero libero di assumere un atteggiamento o un altro nei confronti della situazione, di darle un valore o un altro, di utilizzarla o meno in un senso o nell'altro. Potevo ribellarmi, oppure sottomettermi passivamente, vegetando; oppure potevo indulgere nel piacere dell'autocommiserazione e assumere il ruolo di martire oppure, potevo prendere la situazione in maniera sportiva e con senso dell'humor, considerandola come una nuova e interessante esperienza. Potevo farne un periodo di cura, di riposo, o di pensiero intenso su questioni personali, riflettendo sulla mia vita passata o su problemi scientifici e filosofici; oppure potevo approfittare della situazione per sottopormi a un training delle facoltà psicologiche e fare esperimenti psicologici su me stesso; o, infine, come un ritiro spirituale. Compresi che dipendeva solo da me capire che ero libero di scegliere una o più di queste attività o atteggiamenti; che questa scelta avrebbe avuto effetti precisi e inevitabili, che potevo prevedere e dei quali ero pienamente responsabile. Nella mia mente non c'era dubbio alcuno circa questa libertà essenziale....” (*)

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(*) Piero Ferrucci - “Crescere” - Ed. Astrolabio

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In queste parole sono racchiusi alcuni dei più importanti punti focali della prassi psicosintetica: la disidentificazione ed auto-identificazione, la volontà e l'accettazione.

Esiste un grande principio della vita psichica, secondo il quale noi siamo dominati da qualunque cosa con cui il nostro io si identifica, mentre possiamo dominare, dirigere e utilizzare tutto ciò da cui ci disidentifichiamo. In questo principio sta il segreto della nostra schiavitù e della nostra libertà.

 

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Pubblicato su: 2006-04-02 (6665 letture)

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