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Luigi Valli - "Colloquio con frate Francesco"





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Colloquio con frate Francesco

di Luigi Valli - dal volume Ritmi (Roma, Casa Ed. Optima , pag. 185)

prodotto per Esonet.it


Frate Francesco, nella «Valle Santa»

presso a quel lago dove un giorno i pesci,

con a fior d'acqua i grandi occhi stupiti,

udirono le tue dolci parole,

dove tu, perduto in Dio, vagavi,

con la tua scalza povertà serena,

io, che molto non chiesi al mondo vano,

ereditai dal mio Padre operoso

un'ampia terra dove ondeggia il grano.

 

E qualche volta io t'ho veduto ancora

scendere dalla costa aspra di Greccio

dalle querce di Fonte Colombo.

Andavi al Poggio, all'altro romitorio

passando in mezzo ai miei campi dorati

e sotto l'ombra dei miei lunghi pioppi.

E nel passare con un gesto lieve

benedicevi i grandi bovi bianchi,

la gente curva lungo i solchi neri,

la rondinella che sfiorava il prato.

Ma forse me, non mi vedevi, assiso

al ponticello di Santa Susanna;

non vedevi il padrone della terra

che vegliava sui suoi campi operosi,

proseguivi la tua lunga strada

benedicendo ad un bifolco stanco

che arava all'altra parte della via.

 

Ed una sera io me gli feci incontro

lungo i miei pioppi a mezzo della strada.

Gli stetti innanzi e lo guardai, sereno,

con gli occhi calmi dentro agli occhi santi.

 

Benedici anche me, Frate Francesco. –

Egli mi riguardò dolce e stupito

con la mano sospesa a mezzo il gesto.

Benedici anche me, Frate Francesco :

se benedici agli alberi ed al grano

se benedici ai frutti della terra

se benedici anche me che la fecondo

col mio pensiero e con il mio lavoro. –

Egli si volse al povero bifolco

che si piegava sul pesante aratro.

Frate Francesco, non con il lavoro

uguale e stanco della mano breve,

ma con quello che pensa e che dispone,

ma con quello che medita e che crea

moltiplicando sulla terra il pane

come Gesù sul lago di Giudea.

 

Benedici alla mia terra. Io la tolgo

giorno per giorno alla palude guasta,

benedici il mio grano che coltivo

per molto più del poco che mi basta.

Vedi il mio grano? È di semenza eletta,

ogni chicco vagliato in mezzo a mille.

La spiga è pesa che granisce a pieno,

ma lo stelo è robusto e non si piega.

Ed è nutrito di materie strane

tolte ai monti lontani, all'aria lieve.

Gonfi la spiga sulla paglia breve,

e a molte genti doni il molto pane:

pane a chi pensa e non sa fare il pane,

pane a chi lotta e non sa fare il pane,

pane a chi canta e non sa fare il pane!

E le tortori tue, Frate Francesco,

figlie di quelle cui facesti il nido

discendono da Greccio in sull'aurora

e dentro i lunghi solchi delle stoppie

trovano ancora tanti chicchi d'oro! –

 

Veniva verso noi la mietitrice

roteando le sue braccia volanti

con un leggero ticchettio di ferri.

Falciava con la sua falce segreta,

con le mani invisibili stringeva

in un fruscio leggero le mannelle,

con le sue dita magiche di ferro

via via legava i bei covoni gialli

e li gettava in fila dentro i solchi.

 

Egli guardava in tacito stupore

con la mano sospesa a mezzo il gesto.

Frate Francesco, lungo il fiume azzurro

sulla terra torbosa e malfeconda

ho piantato una gran selva di pioppi

gli aironi v'hanno fatto il nido.

Adesso danno l'ombra a chi riposa,

ma poi, mietuti come messe immensa,

daranno travi a mille casolari.

 

Frate Francesco, senti quel ronzio

ininterrotto al margine del prato?

È l'idrovora ansante e infaticata

che attinge l'acqua per la terra arsita .

Ha tanta sete la sorella terra.

Le dono la sorella acqua preziosa

ed essa dona un'altra primavera,

pel mio pensiero e per il mio lavoro.

 

Frate Francesco, tu come Maria,

ti riserbasti la più dolce parte

lo gettasti il duro oro pesante,

sfiorando appena questa terra oscura.

Ma benedici a chi dell'oro grave

fa la potenza che congegna e crea,

fa la potenza che trasforma il mondo,

per il pane dei figli ancor non nati. –

 

Di nuovo mi guardò, guardò la messe

con la mano sospesa a mezzo il gesto.

E all'improvviso mi mostrò con gli occhi

Madonna Povertà che spigolava

e raccoglieva grandi mazzi d'oro

dietro al frusciare della mietitrice.

La benedisse muto di lontano

e poi si volse, alzò la mano bianca

con il rosso sigillo entra la palma,

mi fece in alto il segno della Croce.

 

Ed io levai la destra a salutarlo

col saluto di Roma antico e nuovo.

 

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Pubblicato su: 2009-08-05 (1825 letture)

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