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De sapientia veterum: Acheloo o la battaglia
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliNarrano gli antichi che, quando Ercole ed Acheloo contendevano per sposare Deianira, la questione sfociò in aperto combattimento. Acheloo, dopo aver sperimentato molteplici e varie forme (gli era infatti lecito far ciò), al fine si diresse verso Ercole sotto specie di toro bieco e fremente e si preparò alla battaglia. Ercole, al contrario lo assalì mantenendo l'usuale figura umana.

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Acheloo o la battaglia

di Francesco Bacone - (tratto dagli Scritti Filosofici – Ed. UTET – a cura di Paolo Rossi)

prodotto per Esonet.it

 

Narrano gli antichi che, quando Ercole ed Acheloo contendevano per sposare Deianira, la questione sfociò in aperto combattimento. Acheloo, dopo aver sperimentato molteplici e varie forme (gli era infatti lecito far ciò), al fine si diresse verso Ercole sotto specie di toro bieco e fremente e si preparò alla battaglia. Ercole, al contrario lo assalì mantenendo l'usuale figura umana. La lotta si svolse da vicino. L'esito fu tale che Ercole infranse un corno al toro, questi, oltremodo addolorato e atterrito, per riaverlo, fatto un cambio, dette ad Ercole il corno di Amaltea o dell'abbondanza.

La favola riguarda le spedizioni militari. L'apparato di guerra da parte di chi si difende (indicato da Acheloo) è assai vario e multiforme. Difatti l'aspetto dell'invasore è semplice ed unico essendo formato da solo esercito o forse anche dalla flotta. La regione invece che aspetta il nemico nel proprio territorio ha infiniti mezzi di difesa: costruisce città, ne distrugge, raduna il popolo dai campi e dai villaggi nelle fortezze e nelle città, costruisce e demolisce ponti, appresta milizie e vettovaglie e le distribuisce, è impegnata nei fiumi, nei porti, ai passi, nei boschi, in altri innumerevoli luoghi per dare ed esperimentare ogni giorno un nuovo aspetto alle cose e alla natura; ed infine, quando è oltremodo fortificata e pronta, rappresenta al vivo l'aspetto di un toro dalla pugnace presenza.

Colui  che invade, al contrario, cerca la battaglia e a questo si affanna temendo la povertà in terra nemica. Infine se avviene che, attaccata la battaglia, rimanga vincitore, quasi rompendo il corpo del nemico, allora fuori di dubbio ottiene che il nemico trepido e senza baldanza, si scopra e ripari le sue forze e si raduni in luoghi più muniti, lasciando città e regioni al saccheggio e alla devastazione del vincitore; cosa che può essere giudicata alla stregua della donazione di quel corno di Amaltea.

 

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