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De sapientia veterum: Atalanta o il guadagno
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliAtalanta, essendo velocissima, fece una gara di corsa con Ippomene. I patti erano questi: in caso di vittoria Ippomene avrebbe sposato Atalanta, in caso di sconfitta avrebbe pagato con la morte. La vittoria non sembrava incerta, dato che l'insuperabile abilità di Atalanta nella corsa era stata sottolineata dalla morte di molti.

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Atalanta o il guadagno

di Francesco Bacone - (tratto dagli Scritti Filosofici – Ed. UTET – a cura di Paolo Rossi)

prodotto per Esonet.it

 

Atalanta, essendo velocissima, fece una gara di corsa con Ippomene. I patti erano questi: in caso di vittoria Ippomene avrebbe sposato Atalanta, in caso di sconfitta avrebbe pagato con la morte. La vittoria non sembrava incerta, dato che l'insuperabile abilità di Atalanta nella corsa era stata sottolineata dalla morte di molti.

Pertanto Ippomene si apprestò al dolo. Preparò infatti tre mele d'oro e le portò seco. La gara ebbe inizio: Atalanta corse avanti; Ippomene, vedendosi lasciato indietro, non dimentico del sotterfugio, scagliò davanti agli occhi di Atalanta una delle mele d'oro; non in linea retta però, ma di traverso, perché quella indugiasse e inoltre si allontanasse dalla via. La donna per muliebre avidità, allettata dalla bellezza del pomo, abbandonata la pista, corse dietro alla mela e si chinò a raccoglierla. Ippomene frattanto compì un non piccolo tratto di percorso, lasciandosela indietro. Ella tuttavia, nuovamente per naturale dono, recuperò il tempo perduto e ancora passò a condurre: ma, avendo ripetuto Ippomene una seconda ed una terza volta questo artificio ritardatore, al fine rimase vincitore per astuzia e non per valore.

 

 

La favola sembra proporre un'insigne allegoria del conflitto tra arte e natura.

L'arte infatti, simboleggiata da Atalanta, per propria natura, se nulla l'ostacola ed impedisce, è di gran lunga più veloce della natura e perviene più celermente alla meta. Questo infatti è evidente in quasi tutti gli effetti. Vedi sbocciare il frutto più rapidamente usando l'innesto che non dalla gemma; la creta prima si rassoda quando vien cotta per far mattoni che non quando deve dare naturalmente pietre. Persino nelle cose morali il passar del tempo quasi per beneficio della natura, dona sollievo all'anima e l'oblio dei dolori; la filosofia invece (che è come l'arte del vivere) non aspetta tempo, ma porge e realizza prima un conforto.

Purtroppo i pomi d'oro ritardano, con infinito danno delle cose umane, questa prerogativa e virtù dell'arte. Non si ritrova, tra le scienze e le arti, una sola che abbia costantemente seguito il suo vero e legittimo cammino al suo obiettivo come ad una meta; ma di continuo le arti tagliano la via intrapresa e abbandonano il percorso, e declinano al guadagno e all'agiatezza, come Atalanta:

Muta cammino e raccogli il volubile oro. - Ovidio, Metam. X, 667

Pertanto non c'è da stupirsi se all'arte non è dato vincere la natura, e vinta annientarla o distruggerla secondo quel patto e legge di gara; ma avviene il contrario: che l'arte sia in balia della natura come una donna sposata è soggetta al coniuge.

 

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