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SviluppoCoscienziale: L’Io e l’Atomo vivente
Argomento:Domande e Risposte

Domande e RisposteCiao Athos, potresti darmi per favore qualche delucidazione su "cosa è l'Io"?


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L’Io e l’Atomo vivente

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it

 

D: Ciao Athos, potresti darmi per favore qualche delucidazione su "cosa è l'Io"?

 

R: Rifacendomi agli studi della Psicosintesi posso riferirti che: «l’Io personale è l’io cosciente dell’essere normale. Il centro dei suoi interessi personali, delle sue emozioni, passioni, desideri e aspirazioni. In senso superiore è la sua coscienza, la sua ragione, la sua natura morale.

In una persona sana questo io, di solito, ha un certo controllo sulla personalità cosciente, mentre sugli elementi inconsci, un controllo indiretto è sufficiente ad evitare scontri troppo aspri, agitazioni e ribellioni tra le diverse parti in causa.

L’Io superiore, invece, è un principio attivo, permanente ed è la vera sostanza del nostro essere. Dell’Io sup. o vero Sé, l’io personale e la sua coscienza ordinaria (la personalità), sono solo un riflesso proiettato nello spazio e nel tempo. Unico eppure al contempo universale, l’Io superiore è spirito in quanto infinita effusione del Tutto ed unico nella sua essenziale centralità.»

Se avrai la pazienza di leggere ancora poche righe, ti anticipo un frammento di un mio lavoro non ancora pubblicato. Potrai trovarvi, spero, qualche altro spunto sull’argomento:

«…. con ciò si professa la tesi di una via per così dire di "andata" in cui ci si immerge sempre più nel solido concettuale seguita, poi, da una via di "ritorno" alla sintesi. Nel caso di una fase concettuale riassuntiva l’uomo rimarrà nell’ambito della ragione emotiva (irragionevole) e poi della logica (la ragione ragionevole), ma se si volesse oltrepassare questo punto si entrerebbe allora nell’ambito dell’intuito che sfocia nell’intelletto e nella sintesi del pensiero (arg. cit. il baricentro egoico).

Molti pensatori sono concordi nel considerare la presenza nell’uomo di due sfere mentali una fisica nata per rispondere agli impulsi del corpo fisico ed un’altra astratta che tende a rispondere agli impulsi subliminali della coscienza metafisica. Di un intelletto che trova il proprio habitat nella sfera d’attività vigile della ragione fisica (memoria ed erudizione) e d’un intelletto che trova il proprio habitat nella sfera superconscia e metafisica dell’uomo (l’Ego sup.). Per chiarezza, nella nostra esposizione useremo il termine di ragione per indicare la sfera fisica della coscienza, quella che contiene l’io personale, mentre il termine intelletto verrà usato solo per indicare la sfera superconscia, sede del Sé transpersonale o Ego sup.

Ma non sono stati pochi gli equivoci sorti dall’uso di questi termini. In ambito esoterico, nella comunicazione, a differenza della parola in cui si condensano elementi d’elevata natura psichica, ogni termine viene considerato non come una realtà ma come pura convenzione. Ogni giudizio, perciò, dovrà essere espresso mantenendo la propria osservazione sul piano dei significati, senza considerare la forma letterale o verbalismo dialettico in cui il concetto è riposto per essere trasmesso. In altre parole, un concetto sarà giudicato per la sua essenza e non per la forma con cui viene affermato, né per l’apparenza più o meno attraente dei termini usati per manifestarlo; e questo valga anche per giudicare gli uomini, di cui si devono disconoscere nel giudizio le forme fittizie o affabulanti che ne rivestono l’essenza o le maschere intriganti ch’egli vorrà usare per attrarre ed apparire per ciò che non è.

La discesa nella materia dell’uomo essenziale (il modello o l’idea archetipa che risponde alla necessità di manifestarsi come unità sul piano fisico) è cessata quand’egli, pur nell’ottundimento della propria esistenza, ha iniziato ad identificarsi con i modelli speculativi che, anche se spesso irrazionali, pur esprimono i primi frutti d’un ragionamento.

Risalire progressivamente dai modelli più ordinari ad altri sempre più raffinati, anche se ancora imperfetti, determina un cammino a ritroso che potremmo considerare quella "via di ritorno" che abbiamo da poco menzionato (vedi Appendice in Aura. Inferno e paradiso in terra). Questo cammino a ritroso porta sempre più, verso il focalizzare l’io personale in un piano mentale che, seppur materiale, è già talmente sottile e complesso da renderlo assonante con l’essenza metafisica del proprio Sé superiore ch’è di natura sonora.

Questo punto di contatto è detto il baricentro egoico ed è, come vedremo, il punto in cui si congiungono in una particolare concezione mentale il massimo del minimo ed il minimo del massimo cioè, il punto ove si congiungono l’apice della coscienza dell’io personale ed il pedice della coscienza animica, il Sé trascendente ed impersonale.

Dire d’un uomo che percorre il «sentiero iniziatico» significa ch’egli persegue il congiungimento tra l’esistenza del sé fenomenico e l’essenza del proprio Sé trascendente…».

 

D: Poi avrei un'altra domanda grossa come un macigno, forse dovrei aspettare a farla dopo la risposta a questa, ma la sete di sapere è troppo grande, quindi ecco: secondo te, l'Universo com’è ? o forse "cosa è"?

 

R: Spero che non te ne avrai a male se in cambio di una domanda così grande riceverai una risposta così piccola:

Vuoi vedere l’universo? Cerca allora d’immaginare un atomo, com’è fatto, quello che contiene, come si muove, dove si muove e la sfera (aura) d’energia che lo circonda. Ecco una bella immagine per capire "gli universi".

 

D: …. E su Steiner, cosa ne pensi ? Ho letto alcuni dei suoi libri, ….  Un cordiale saluto M.

 

R: Stainer fu seguace del filosofo Johann W. Goethe. A lui si deve, in Svizzera, la prima e seconda edificazione del Goetheanum, una biblioteca a lui dedicata.

Teosofo coerente, Stainer fu un iniziato modesto ma buon divulgatore. Da leggere le conferenze che tenne a Parigi sui Rosa+Croce: tutte riportate dallo Schurè. Sempre animato da grande ammirazione, Stainer fu anche assiduo frequentatore della casa di Nietzsche. Il grande pensatore e filosofo, seccato dalla sua petulante seppur deferente presenza, disse: "spero che quando morirò non toccherà a lui a scrivere l’epitaffio sulla mia tomba".

Fraternamente

 

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