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Sull'Aura: Aura. Inferno e paradiso in terra
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoImparare a conoscersi significa riconoscere che la nostra realtà interiore non è unica, ma è formata da un complesso di diversi aspetti posti uno dentro l'altro come scatole cinesi. Scoprirli, comporta viaggiare dentro la propria identità, attraversando i diversi aspetti della sostanza fisica, fino a percepire quelli dell'essenza metafisica.

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Aura. Inferno e paradiso in terra

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


Conoscersi, significa …

Imparare a conoscersi significa riconoscere che la nostra realtà interiore non è unica, ma è formata da un complesso di diversi aspetti posti uno dentro l'altro come scatole cinesi. Scoprirli, comporta viaggiare dentro la propria identità, attraversando i diversi aspetti della sostanza fisica, fino a percepire quelli dell'essenza metafisica*.

L'unificazione di una identità inizia dal momento in cui i pensieri modellati dalla ragione subiscono l'influenza del senso della coscienza, con cui stabilire un equilibrio psichico che molti identificano con il simbolo della Bilancia.

Il senso di coscienza manca finché la ragione punta solo se stessa, poggiandosi esclusivamente sulle proprie convinzioni, riconoscendo nel significato di coscienza solo i criteri morali stillati dalle umane supposizioni. Ma la coscienza non è un precetto morale, piuttosto, è il rapporto che intercorre tra il piccolo io individuale (la personalità) e l'Ego superiore, le cui intelligenza alcuni fanno coincidere con la presenza dell'anima.

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* Nella prima parte di Aura e Servizio all'Umanità è trattato lo sviluppo dei sensi fisici in percezioni sottili.
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… viaggiare in se stessi

Sensazioni, desideri, emozioni e sentimenti sono gli elementi fisici che più influenzano la coscienza che, in un gioco di riflessi, a sua volta li influenza. Queste interazioni producono l'effetto di reciprocità, che coinvolgendo la coscienza nei conflitti e nelle contraddizioni della materialità, ne segna per lungo tempo il carattere dell'uomo. Materializzandosi, la coscienza fisica resta separata della propria controparte sottile, finché, il lavoro interiore non indurrà la ragione fisica a fronteggiare le proprie contraddizioni.

Il confronto è stato spesso rappresentato sottoforma di un dialogo tra l'uomo ed i suoi aspetti conflittuali. Altrimenti, il dialogo avveniva tra l'uomo ed entità favorevoli. Da qui nasce la metafora dei buoni demòni e dei cattivi dèmoni. In realtà, Dei buoni e Dei cattivi sono emanazioni dell'uomo. E la loro apparizione, nel bene o nel male, è sempre il risultato delle sue decisioni.

Il lavoro occulto ha lo scopo di unificare “buoni e cattivi” sotto il controllo della coscienza illuminata. E il distacco della natura fisico-animale è il primo passo per trasformare l'energia del disordine in forza mentale equilibrata e volontà bilanciata. Lasciando libera la coscienza sottile di modellare nella mente fisica forme pensiero prossime ai canoni dell'Armonica*.

L'ermetismo, che usa paragonare il valore delle sensazioni alla qualità dei metalli, chiama questo processo trasmutazione metallica. La metamorfosi psichica che amalgama le forme del pensiero fisico (i dèmoni) a quelle della coscienza sottile (demòni), fino alle forme del pensiero spirituale che, a seconda del linguaggio, vengono chiamate angeli, deva, oppure eloim.

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* Il terzo occhio. Il concetto generale di “Armonica” è che esiste la possibilità di ottenere e costruire immagini e forme sonore, che siano nello stesso tempo oggetto di percezione sia visiva che auditiva. Non si tratta, beninteso, di connotazioni simili a quelle della scrittura musicale o di qualsiasi forma scritta della parola. E anziché denotare i suoni nel modo usato oggi, si potrebbero impiegare segni diversi, ma la natura geometrica dell'Armonica ne rimarrebbe inalterata. Questo, appunto, è il nocciolo delle figure sonore, nelle quali trova espressione diretta il proporzionamento sonoro e numerico. Ne consegue che qualsiasi diagramma armonico é, di per sé, una figura sonora. Questa ricerca risale ad epoche remote. Hans Kaiser, ricorda le figure umane disegnate dagli egizi, il famoso “canone di policleto”, e lo studio di Wineken sulle proporzioni del corpo umano maschile e femminile, dove l'altezza dell'uomo é suddivisa in dodicesimi - cioè in quinte di ottava; quella della donna in terze di ottava.

Come applicazione esteriore possiamo considerare lo studio dell'immagine sonora della figura umana, dapprima mostrandone le proporzioni armoniche esterne, poi il contenuto sonoro.

Come applicazione interiore ricordiamo che le immagini e forme sonore interessano contemporaneamente tre sensi: il tatto (numeri, misure) la vista e l'udito (suoni) e il tutto si congiunge in un atto mentale. E l'atto mentale, aggiungiamo, rende superflua ogni percezione fisica.

Ciò significa che partendo da un atto mentale, come può esserlo una forte capacità di visualizzazione, per costruire una forma pensiero, un'immagine o un suono non sarà più necessario ricorrere a contatti sensoriali (sentire, toccare, vedere, gustare), perchè ogni percezione potrà essere generata dalla forza del pensiero. Questo processo accelera l'evoluzione di quella visione mentale, chiamata metaforicamente apertura del terzo occhio.
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La coscienza contiene ogni caratteristica di una identità, per cui, è solo la coscienza ad essere il ponte di se stessa. Comunicando con i diversi aspetti caratteriali, e collegando l'io individuale (la ragione) all'intelligenza dell'Ego. Usando un paradosso, per viaggiare in se stessi, bisogna pensare alla coscienza come ad una “scala mobile” su cui porsi per essere trasportati sino al punto voluto. In questo, l'autocontrollo ed un sistema di visione cosciente (tecniche di visualizzazione), aiutano la mente a creare i collegamenti che uniscono i diversi aspetti sensibili della propria coscienza. Così, da realizzare l'unificazione interiore che fa dell'uomo una identità completa.

Riconoscersi significa sopratutto ritrovare se stessi, liberandosi dalle sovrastrutture dettate dalle abitudini e dai preconcetti ideologici e culturali. Al contempo, è necessario rigenerare la zavorra psichica dimenticata in quella profonda stanza interiore chiamata subconscio. Sarà la rigenerazione dell'essenza profonda a rendere più agevole la risalita verso la parte di coscienza sottile chiamata cielo interiore.

 

Le tappe del viaggio

Cielo interiore, discesa e risalita sono termini simbolici di un sistema di insegnamenti occulti che facevano parte dell'antica Dottrina segreta*. Ma senza cimentarsi in ardue ricerche, sappiamo che ogni principio dell'antica scienza è stato trasposto in chiave moderna. È nella scienza di oggi, dunque, che vanno trovati. Evitando, così, che l'esoterismo resti un vano esercizio di fantasia.

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* Molti elementi sono contenuti nei risvolti esoterici del Raja Yoga. Dal sanscrito: Unione Reale, il Raja Yoga agisce per dare “potere alla mente”.
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La discesa e la risalita sono il punto di partenza e d'arrivo d'ogni viaggio. Tutti i catechismi esoterici, senza distinzione, insistono sul tema della discesa interiore. La cui rappresentazione emblematica è nel motto “VITRIOL”: acronimo di «Visita Interiora Terrae, Rectificando, Invenies Occultum Lapidem»; che traduciamo: “visita (scendi) l'interno della tua terra (l'essenza fisica, l'inconscio) e correggendola troverai (capirai) la pietra nascosta (la vera natura)”.

Partendo dal postulato che ... nessuno può uscire fuori da se stesso senza restarne accecato … (se incoscienti si è privi della coscienza di essere coscienti), tutti i “viaggiatori” hanno scoperto che quanto cercavano era nascosto dentro se stessi. Sia che fosse la luce intellettuale, la verità spirituale, oppure Dio. Nell'aspetto immediato, la discesa serve a riportare alla luce brani di vita rimossi o dimenticati (idee e ruoli in disuso, vecchie abitudini, ecc) che, senza guida, restano ancorati a noi nascosti dall'ombra interiore.

Dunque, il confronto con quelle energie imprigionate è di tipo liberatorio. Riportare in superficie le forme simboliche trattenute nei “nostri sotterranei”, significa poterne riutilizzare l'energia che andrebbe altrimenti perduta. Questo recupero energetico ha l'effetto di ringiovanire la mente ma, come si vedrà, il confronto non è cosa da poco. Non basta la persuasione per convincere le forme sotterranee ad abbandonare i propri territori che in fondo sono il loro mondo e la loro vita. Bisogna fare di più per riportare in superficie le “piccole vite” rimosse. Sia per il “visitatore” che per “loro” i disagi suscitati dal confronto sono molti. E l'unica risorsa utilizzabile è una forma di dialogo che non può essere improvvisata. Dialogare, interrogare e dirigere le “piccole vite” sono i momenti in cui occorre perizia tecnica. Ed è questo il momento in cui si rende più necessario il sostegno di una guida esperta, soprattutto nell'interpretare simboli e segni. Altrimenti è come se il confronto avvenisse tra attori di linguaggi diversi.

Se non verrà interrotta, la traversata «dell'inferno» renderà agevole ascendere ai piani alti della coscienza, da dove si può accedere alla sommità del nostro «cielo». Apice che con la sua luce e suono di gloria non è solo il «paradiso in terra» ma pure l'unica uscita dal nostro piccolo universo chiamato aura.

Pensando al viaggio interiore la mente corre al viaggio di Dante, che reinterpretò la salita nella montagna iniziatica, il cui ingresso è rappresentato dalla caverna platonica.

Il poeta era alla ricerca di “Beatrice”, la sua anima e quindi la parte più alta di se stesso. “Beatrice” per Dante, come “Arianna” per Teseo, sono la metafora dell'anima che funge da “filo conduttore” del viaggio, che dal mondo esteriore (il caos) porta al centro interiore (l'ordine). Questo c'insegna quanto sia determinante per raggiungere la meta, la solidarietà del femminino sensibile, ovvero, la guida del senso della coscienza. Il femminino sensibile si manifesta attraverso la percettività sottile (v. lo sviluppo dei sensi) che si sviluppa attraverso la sensibilità mentale, l'empatia e l'intuito. Aspetti che portano al risveglio intellettuale. Che non va confuso con il nozionismo culturale, perchè, la luce dell'intelletto corrisponde a quella dell'anima.

Riassumiamo le prime informazioni di rilievo:

1) il viaggio iniziatico è un processo interiore;

2) la via è la coscienza, mentre la mente è il manubrio con cui indirizzare la volontà che muove in ogni punto del processo;

3) si scende dentro se stessi per poi risalire ai livelli intermedi ed iniziare ad ascendere;

4) il filo conduttore è il femminino sensibile, cioè, la percettività, prima inquinata dalla sensitività fisico-animale, che va rigenerata e resa percettività pura.

Tratteremo di seguito alcuni strumenti sussidiari alla mente(vedi Psiche, primo strumento occulto dell'Iniziato):

• tecniche ed esercizi di visualizzazione;

• tecniche ed esercizi di discesa (VITRIOL);

• tecniche ed esercizi d'esperienze di vetta;

• tecniche ed esercizi di purificazione e rigenerazione dei veicoli mentali;

• tecniche ed esercizi di energizzazione attraverso il respiro;

• tecniche ed esercizi per lo sviluppo e l'allineamento dei chakra.

 

La vita delle idee

Demòni e Dèmoni interiori

L'uomo è il Dio creatore dei propri pensieri. Generandoli, ne fa entità viventi dotate di capacità di volere, tanto da sopravvivere all'oblio del proprio creatore. Seppure dimenticate, le “piccole vite” sopravvivono nel profondo della coscienza, associandosi a simili, accomunate dal desiderio di riemergere riconquistandosi l'attenzione del proprio generatore. Ma la ricerca di monopolizzare l'attenzione, dirigendola verso ciò che desiderano, le rende oltremodo pericolose. Perchè, la loro coalizzazione costiuisce quella forza di persuasione occulta chiamata tentazione.

Bisogna distinguere tra la potenzialità delle ispirazioni che arricchiscono la mente ed il disordine degli impulsi che s'indirizzano al soddisfacimento della natura inferiore. Dopodichè, buone e cattive ispirazioni vanno ritenuti aspetti morali di chi divide la coscienza in buona e cattiva. In realtà, la coscienza è una sola e le buone o cattive intenzioni stanno solo nel pensiero di chi l'usa o ne abusa.

Senza facili vittimismi, diciamo che siamo noi, coi nostri pensieri, a dare forma ai dèmoni triviali e tentatori che c'inseguono, come siamo sempre noi l'angelo ispiratore. Si tratta, dunque, di due aspetti della stessa coscienza che, legata alla purezza del pensiero, si presenta sottoforma di nume tutelare o maligno tentatore. Non serve altro per rendere chiara l'importanza della rigenerazione mentale, sulla quale Maestri ed Iniziati hanno sempre tanto insistito. Ma per non cadere negli inganni del devozionalismo, quindi, bisogna sapere bene cosa cercare e dove trovarlo.

Il nume tentatore è il frammento di coscienza fisica tanto coinvolta nella vita del corpo animale da essere ebbra delle sue sensazioni. La presenza tutelare, invece, è la coscienza sottile, impersonale, libera dai sensi fisici e dotata di una estrema sensibilità immateriale.

Le tentazioni sono il prodotto della spinta che gli impulsi esercitano sulla ragione, affinché ripeta le esperienze che hanno soddisfatto i sensi fisici*. Mentre l'avversione agli impulsi della natura inferiore proviene dalla consapevolezza di una mente sempre più influenzata dalla presenza dell'Ego (la coscienza superiore). Questo ci fornisce la chiave di lettura al postulato kantiano per cui la comprensione spirituale non può prescindere dalla coscienza morale (il syneìdesis socratico), che sorge dall'essere consapevoli dell'esistenza di un “tribunale interno” all'uomo, che Kant definiva «la voce di Dio».

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* La natura fisico-animale non è condannabile. Condannabile è chi ne abusa per seguire i suoi miraggi. L'uomo è ciò che pensa, non l'animale che lo trasporta. Il corpo, perciò, è solo lo strumento che gli permette di manifestarsi. Usato con giudizio il corpo si rivela strumento prezioso, ma non bisogna lasciarsi usare dalle sue forze.
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Tossicità del pensiero e vampirismo energetico

Tanto la visione egoistica che quella altruistica dipendono dal grado di sensibilità sviluppato dalla coscienza fisica. I pensieri, però, si modificano subendo influenze esterne, che vengono assimilate più o meno consciamente. Per cui, è corretto sostenere che assimilare casualmente modi ed abitudini ha lo stesso valore di cibarsi a casaccio, senza badare alla qualità e senza badare all'eventuale tossicità del cibo ingerito.

E se questa disattenzione è grave nell'adulto lo è ancora di più nei bambini, le cui coscienze vengono intossicate dalle cattive abitudini dei genitori e dalle aggressività che provengono persino dalle ideologie sportive. Le tossicità psicologiche sono di diversa natura, forma e tenacia e non si trasmettono solo a menti adulte, deboli e suggestionabili ma anche attraverso pratiche associative, tra cui le peggiori sono le sedute spiritiche, veri e propri focolai di vampirismo energetico*.

Il pericolo d'influenze nefaste incombe finché non s'impara a schermarsi mentalmente esercitandosi nell'attenzione: nella vigilanza del pensiero, delle parole e nel controllo delle emozioni.

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* Gli insegnamenti di ogni tradizione iniziatica condannano esplicitamente le pratiche spiritiche, adducendone validissimi motivi, tra cui spicca il pericolo del “vampirismo energetico” (che la scienza chiama, orgonomica), causato da gusci elementari di energia astrale, che cercano di rinnovarsi risucchiando energia dagli astanti. Che, perciò, debbono essere trattenuti allacciati in una catena dove l'energia fluisca e rifluisca, così, il cerchio diventa una specie di “mucca da mungere”, a cui gli elementari, per trattenere gli astanti, rivolgono “parole suadenti” tanto ovvie quanto prive di luce spirituale.

Per il principio che il simile richiama il suo simile, sono ammesse alle pratiche evocative solo menti “stabili e pure”, come non sono mai i curiosi partecipanti alle sedute spiritiche, che così richiamano solo spazzatura astrale.

L'unica pratica ammessa è la costituzione di un eggregore rituale, attraverso il cerimoniale teurgico. In questo caso, come in quello di un eggregore individuale, è indispensabile applicare il metodo definito “invocazione-evocazione”.
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Perciò, finché non si siano riportati sotto il controllo della coscienza mentale gli impulsi e gli stimoli che interagiscono con la natura animale, solo uno sciocco può parlare di “libero arbitrio”, mentre sarebbe corretto paralare di “libera scelta”, spesso occasionale e fortuita. Il “libero arbitrio” è il frutto di una mente progredita, libera dalla sfera emotiva della natura inferiore, capace di prevedere con equilibrio e senso di giustizia il risultato delle proprie decisioni.

 

L'inferno ed il paradiso in terra

Si era detto che l'area dove “vivono” le rappresentazioni simboliche chiamate “piccole vite” è il subconscio. Che non è solo individuale, perchè ne esiste uno di maggiore portata, comune a molti, fino ad uno condiviso dall'intera umanità, chiamato inconscio collettivo. Il subconscio individuale e l'inconscio collettivo sono l'inferno in terra. E per liberarsene bisogna “sgombrarlo”. Più facile a dirsi che a farsi!

La metafora della discesa negli inferi è descritta nelle epopee eroiche di ogni tradizione. Anche di Gesù si disse che dopo morto discese tre giorni all'inferno. La discesa all'inferno non è un mito, ma la descrizione di un cammino probatorio che ha la funzione di ripulire il passato svuotandolo dei coaguli indesiderabili, che impediscono all'anima di procedere nel suo cammino.

Anche al singolo interessa discendere nel proprio sotterraneo, per sgombrarlo, facendone “emergere” i contenuti fino ai piani della consapevolezza.

Sulla discesa sono state costruite vaste letterature, soprattutto in chiave pessimistica, che raccontano le innumerevoli pene conseguenti i peccati. In realtà, va detto, nessuna pena si aggiunge alla colpa o all'errore, che non siano le conseguenze di ciò ch'è stato fatto. S'intende, allora, che alla colpa non segue altro castigo se non quello derivante dalle conseguenze per l'errore commesso. In altra parole, il danno è l'unica colpa dell'errore. Una danno che non ha solo un risvolto materiale, però. Perchè, il danno maggiore è la macchia che resta sulla coscienza, e sarà quella più difficile da dissolvere.

Inferno e paradiso non sono luoghi fisici ma due stati di coscienza.

Diversi ma conseguenti, hanno entrambi una funzione. Ed anche se quella dell'inferno non è la più piacevole, non significa che sia meno importante, perchè, finché il dolore dell'errore resterà la migliore spinta educativa dell'umanità, l'inferno resterà la principale molla del crescere. E così sarà in futuro, poiché la scarsa memoria dell'uomo rende molto lento l'apprendimento dagli errori commessi in precedenza, prolungando di conseguenza la propria sofferenza.

Sofferenza che, evidentemente, può essere abbreviata con una educazione appropriata che agisca a modificare le caratteristiche interiori di mente e coscienza. Quindi, l'inferno è uno stato di coscienza che almeno individualmente può essere corretto abbastanza in fretta, sino ad annullarne gli effetti peggiori.

Il “segreto” sta nel non farlo da soli, il che comporterebbe tempi lunghissimi. La prassi più veloce è quello di “allearsi” ad entità maggiori offrendosi lealmente alla trasformazione. Queste forme pensiero di gran lunga superiori agli eggregore normalmente conosciuti, per mantenere la propria integrità fluiscono parte della propria energia nel “nuovo arrivato” che chiameremo simile minore, aiutandolo nella rigenerazione, così, da rendere equilibrato il contatto. Ma per essere riconosciuti “simili” anche se minori, qualcosa di se stessi bisogna pur aver cambiato.

Tanto per cominciare essere tornati liberi.

La “liberazione”, rappresentata dalle “ali” è il passo decisivo verso l'evoluzione interiore, che permette alla coscienza di espandere la propria consapevolezza, allargando i limiti della mente, e sviluppando il collegamento con la coscienza dell'Ego (il supercoscio). Già dai primi collegamenti si produce un punto di contatto chiamato baricentro egoico*, che costituisce il nucleo della cosiddetta mente superiore. Questo è il confine tra “terra e cielo”, qui l'ombra è rischiarata dalla luce dell'intelletto, qui finisce l'inferno ed il figlio della terra comincia a trasformasi in figlio del cielo.

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* La mente egoica, o mente superiore, è il punto di contatto tra la sfera psichica prettamente individuale e quella del mondo causale (chiamata superconscio) in contatto con le cosiddette idee archetipe. La coscienza sottile e impersonale, attraverso il superconscio materializza il nucleo di pensiero chiamato Ego o Sé superiore, la cui mobilità produce la mente egoica.

L'ego superiore, che gli orientali chiamano vero Sé, è l'anello di congiunzione tra la sfera di percezione intellettuale e la natura-immanifesta chiamata «anima». L'importanza della mente egoica è che in lei s'incontrano le due nature del pensiero umano, la fisica e la metafisica, che da opposte diverranno complementari. E poiché la mente egoica è il punto d'equilibrio tra le due opposte nature, diviene il baricentro tra le due polarità mentali.
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Appendice

L'incontro tra terra e cielo, cioè, tra mente e superconscio avviene penetrando in sé stessi.

Appreso a dominare l'energia della propria sessualità, l'uomo la trasforma prima in impulso intelligente e poi in spinta creativa. E quando diventa sufficientemente forte e sicuro, comincia ad esteriorizzare parte delle proprie potenzialità vitali.

L'esoterismo orientale insegna che la via del ritorno è quella scandita dall' evoluzione. Partendo dalla sfera più materiale, l'uomo apprende a generare, usare e dominare diverse qualità di coscienza fino a ricongiungersi alla coscienza dell'anima. Per poi, sommandosi ad essa, ricomporsi alla coscienza della monade (la coscienza del nucleo spirituale).

Ermete Trismegisto, nella numerologia sacra, menzionava la trinità, o ternario, umano. Scrivendo che il Tre (l'uomo e le sue emozioni ) sarebbe tornato ad unirsi al Due (l'anima ed i pensieri sottili) ricomponendosi nell'Uno (lo spirito divino).

Riuscirci sta agli sforzi dei singoli iniziati.  

 

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