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SviluppoCoscienziale: Il Dharma: 3 fasi dell'Iniziazione
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoDharma e intelligenza fisica: dall'introduzione all'accettazione, dall'aspirantato all'Apprendistato - Dharma e intelligenza intuitiva: la piccola Iniziazione - Dharma e intelligenza metafisica: l'Iniziazione maggiore

Il Dharma, è una funzione naturale ed intelligente dell'essere. Si manifesta nel riconoscimento di doveri che possono essere di tipo superiore come quelli spirituali, o impersonali come quelli devoluti alla socialità, o personali e familiari. La più alta forma di dovere è quella a «benefizio dell'umanità». Un servizio in cui il primo impulso, caratterizzato da confuso spontaneismo, deve essere sostituito da una forma di coordinamento sinergico tra ogni partecipante e l'uso creativo dell'analisi intelligente.

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Il Dharma: 3 fasi dell'Iniziazione

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


Sommario: Dharma e intelligenza fisica: dall'aspirantato all'Apprendistato - Dharma e intelligenza intuitiva: la piccola Iniziazione - Dharma e intelligenza metafisica: l'Iniziazione maggiore

 

Dharma e intelligenza fisica: dall'introduzione all'accettazione, dall'aspirantato all'Apprendistato

Il Dharma, è una funzione naturale ed intelligente dell'essere. Si manifesta nel riconoscimento di doveri che possono essere di tipo superiore come quelli spirituali, o impersonali come quelli devoluti alla socialità, o personali e familiari. La più alta forma di dovere è quella a «benefizio dell'umanità». Un servizio in cui il primo impulso, caratterizzato da confuso spontaneismo, deve essere sostituito da una forma di coordinamento sinergico tra ogni partecipante e l'uso creativo dell'analisi intelligente.

Tale servizio non può che essere altruistico, rifiutando ogni collocazione di parte, faziosa o ideologicamente compromessa. In altre parole il servizio a beneficio dell'umanità deve religere (unire) e non separare. Rendendo ogni diversità conflittuale, prima tollerabile e poi comprensibile ed accettabile.

Il fattore più unificante è quello di rendere comprensibili a tutti il senso dei significati che le dissociazioni culturali, coi loro linguaggi, hanno reso distanti e apparentemente diversi.

Così il Dharma, al suo più alto livello, sottintende il senso di giustizia interiore che sa esprimere il retto giudizio attraverso la capacità di discriminare separando, ad esempio, il reale dall'irreale, lo stabile dall'instabile o l'utile dall'effimero. Ma prima di giungere a tanto vi sono diverse scelte a cui ottemperare. Come vedremo, il Dharma può esprimersi con due livelli di coscienza che agiscono con due posizioni mentali assai distanti tra loro.

Il livello coscienziale più ristretto è quello della libera scelta poggiata esclusivamente sulle cognizioni della mente fisica che, come entità a sé stante, è ancora relativamente incapace d'intendere e di volere. Questo è il punto dove l'aspirante deve decidere se restare sé stesso, dopo aver raggiunto il massimo delle capacità della mente fisica. Altrimenti occorre che venga abbandonata ogni integrazione (dis-integrazione) coi vecchi modelli culturali, di qualsiasi natura essi siano, per conciliare il proprio modello mentale con i modelli astratti proposti dall'applicazione realistica del modello iniziatico (da non confondere con i modelli simbolici o meramente rappresentativi).

 

Dharma e intelligenza intuitiva: la piccola Iniziazione

Con la pratica si possono sviluppare molte capacità intuitive, con le quali si riuscirà ad aumentare i limiti sensoriali della mente fisica. L'intuito è un fenomeno generato dalla precarietà del contatto che dovrebbe collegare la mente fisica (il contenuto) alla coscienza superiore (il contenitore).

Indirizzare l'equilibrio psichico (il centro d'attenzione) verso il campo di percettività della coscienza (la risposta interiore), piuttosto che lasciarlo sottostare alle manipolazioni dei sensi esteriori, rende possibile un affacciarsi più frequente dell'intuito. Un fenomeno psichico che si presenta raramente. Solitamente in occasione di eventi psichici, particolarmente carichi di tensioni o di aspettative.

La caratteristica dell'intuito è l'intermittenza. Una discontinuità che andrà ricomposta raggiungendo una continuità stabile ed equilibrata tra emotività, pensiero e sentimento.

Contrastare l'intermittenza significa poter contare sul supporto pressoché costante dell'intuito. Una volta raggiunta una forma sostanzialmente stabile, si forma un nucleo di coscienza detto: mente intuitiva.

Ampliando le capacità della mente intuitiva si convoglia il proprio centro d'attenzione da una prima forma di coscienza vigile ad una più evoluta, che si avvicina a quel contesto assai più vasto chiamato supercosciente.

 

Dharma e intelligenza metafisica: l'Iniziazione maggiore

La “stabilità” tra pensiero e sentimento è il ponte tra la mente fisica (detta terra) e la coscienza superiore (detta cielo), creando una “combinazione senziente” tra sensitività esteriore e percettività interiore.

L'integrazione tra i due lembi della stessa coscienza, la fisica e la metafisica, ampliano il nucleo di autorealizzazione sino ad esprimersi nella mente superiore.

Dunque, non è lo sviluppo dell'intelligenza fisica a determinare l'espansione mentale, ma l'interazione tra l'io personale, il supercosciente e l'Ego superiore. La sintonia di queste intelligenze si fonde in un unico elemento, dando vita al fenomeno psichico chiamato “illuminazione”. E questa volta il termine rende bene l'idea.

Ma rischiarare le Ombre delle Idee (Giordano Bruno) con le potenzialità dell'Ego superiore non è tutto. L'“alleanza” tra cielo e terra, cioè, tra cosciente e supercosciente, esaudisce anche altre esigenze. Per esempio, quella di fornire una maggiore profondità di analisi e capacità di giudizio. Ecco il Libero Arbitrio.

A differenza della libertà di scelta, posta nei limiti dell'io personale, il Libero Arbitrio si avvale dell'intelligenza dell'Ego e segue la volontà dell'anima.  

 

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