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Ordini Esoterici: Alle radici del fenomeno Rosicruciano /3
Argomento:L'Opera al Rosso

L'Opera al RossoAllegato n°1: Alcuni dei precursori - Allegato n°2: Sulle origini islamiche della Rosa+Croce

Per conoscere la storia del misterioso ordine della Rosa+Croce, è indispensabile far riferimento agli antichi documenti che testimoniano della sua esistenza in Europa all'inizio del XVII secolo.

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Alle radici del fenomeno Rosicruciano /3

di Vittorio Vanni

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Sommario: Premessa - Il neoplatonismo fiorentino come origine del pensiero ermetico-rosicruciano - La crisi europea del XVII secolo ed i primi attori dello scenario rosicruciano - I Rosacroce ed i loro Manifesti - Le Nozze Alchemiche di Christian Rosenkreutz - La metapolitica Rosicruciana - Elia Ashmole fra Royal Society, Rosicrucianesimo e Massoneria - La Royal Society - E la Massoneria? - Fede e scienza nel nascente illuminismo inglese ed europeo - Allegato n°1: Alcuni dei precursori - Allegato n°2: Sulle origini islamiche della Rosa+Croce

 

Allegato n.° 1

Alcuni dei precursori

La diffusione delle dottrine ermetiche in Europa nell'evo moderno fu opera di Johann Heidenberg [*], (1462-1516) che latinizzo il suo nome all'uso degli umanisti in Agrippa Von Nettesheim [**], di Colonia (-1535), e Theofrastus Bombastus von Hoenheim detto Paracelso [***]. Paracelso, filosofo, umanista, medico ed alchimista, rinnovò i concetti della farmacopea medica, basata allora sui semplici, introducendo la iatrochimica, cioè l'uso delle facoltà curative dei prodotti chimici e minerali su cui è ancor oggi fondata la scienza farmaceutica.

Sua è la teoria dell'archeo, che afferma che nella natura è nascosto un artefice, espressione simbolica delle virtù e delle forze naturali e corrispondente all'incirca al concetto moderno di uno spirito vitale. In Paracelso l'uomo è considerato quintuplice nelle sue manifestazioni fisiche e spirituali ed in contatto armonico e continuo con il cosmo.

Dalle corrispondenze micro-macrocosmiche del corpo fisico – e dalle sue componenti sottili – deriva la medicina ermetica e tutta l'operatività ermetica espressa in termini alchemici.

La stessa attuale medicina psicosomatica non potrebbe trovare migliore definizione che quella espressa da Paracelso (1493-1541) stesso:

“Sappiate che l'influsso della volontà costituisce un capitolo importante della medicina. Può avvenire, infatti, che l'uomo che non si concede nulla di buono e che odia se stesso finisca con l'ammalarsi in seguito all'odio che ha per sé stesso. L'odio per sé stessi proviene da un oscuramento dello spirito. E può darsi che le immagini siano maledette nella malattia, portando seco febbri, epilessia, apoplessia e simili. E voi medici non immaginate nemmeno lontanamente quanta parte abbia nella malattia la forza della volontà, perché la volontà è una genitrice di spiriti di cui l'uomo razionale non sospetta nemmeno”.

Il vagabondaggio medico di Paracelso sembra essere proprio il modello del Rosacroce, Nobile ed instancabile Viaggiatore e guaritore.

H. C. Agrippa, (1486 - 1535) forse il più grande ed il più nobile fra i filosofi ermetici ha avuto un eccezionale biografo e commentatore della sua opera fondamentale (La Filosofia Occulta) in Arturo Reghini, cui è ben giusto rimandare per qualsiasi ragguaglio, ma che avrebbe pur tuttavia una parte fondamentale in questa ricerca essendo le sue ricerche cabalistiche il fondamento delle espressioni mantriche e mandaliche del fenomeno rosicruciano.

John Dee (1527- 1608) è stato il massimo esponente della filosofia e della scienza del suo secolo. Laureato a Cambridge nel 1548 in numerose discipline, si narra che studiava fino a diciotto ore il giorno. A ventitre anni tenne una lezione su Euclide all'Università di Parigi, guadagnandosi una fama europea. Per due regni, fu a servizio della Corte inglese come filosofai, ma nel 1553, sotto il regno di Mary, fu accusato di aver attentato con arti magiche alla vita della Regina. Imprigionato, fu assolto prima dalla Camera Stellata (giudizio civile) e poi da un tribunale ecclesiastico. Il suo oroscopo della Regina Elisabetta, figlia di Enrico VIII, è tutt'oggi studiato.

Nel 1558 lascia l'Inghilterra e si reca in Belgio, Germania, Austria ed Ungheria. Ad Aversa scrisse la sua opera fondamentale, la Monade Geroglifica (Monas Hyeroglifica, Antwerp,1564), di cui sono state ristampate, fino ad oggi, innumeri edizioni. In quest'opera vi è già la tesi fondamentale dei rosicruciani, l'unità fra Creatore e creato, universo e natura, descrivendone simbolicamente l'analogia nella Monade, emblema mercuriale combinato con il punto ed il Crescente binario.

Tornato in Inghilterra, si stabilì a Grennwich, residenza estiva della Regina, intrattenendosi con lei sulla natura della Pietra Filosofale. Nella sua residenza vi era un museo di storia naturale ed una grande biblioteca, frequentati dai maggiori scienziati e filosofi del suo tempo. Recatosi (1584) alla corte di Rodolfo II a Praga, dimostrò alcune operazioni alchemiche. Nel 1585 è a Cracovia, alla corte di Stefano, di fronte al quale compie alcune operazioni di magia cerimoniale, ma il re si spaventò tanto che non volle più partecipare. Torna allora a Praga, ma una spia del S. Uffizio, Francesco Pucci, fiorentino, su incarico del Vescovo di Piacenza, Nunzio del Papa, cercò di portarlo a Roma, dove lo attendeva il rogo, come mago e negromante. Rodolfo lo salvò, facendolo fuggire. Dal 1586 al 1589 fu ospite di un suo allievo, il nobile Guglielmo Usino, Signore di Rosemberg, burgravio di Boemia. Richiamato da Elisabetta, Dee torna in patria (1589), ma la sua fama gli nocque presso gli ignoranti e fu perseguitato dal clero. Perduta la protezione di Elisabetta (1603) la sua situazione precipitò e Giacomo I (autore di Demonologia ), divenuto la bibbia dei cacciatori di streghe, lo emarginò, pur permettendogli di vivere in pace. Dee muore nel 1608.

Di lui rimangono numerose opere di ermetismo, storia naturale, filosofia, geografia, cartografia, arte del navigare. Curiosamente, la sua scienza cartografica e marinaresca si trasmise anche a Firenze, dove Robert Dudley Duca di “Nortumbria”, come lo chiamarono i fiorentini, si rifugiò in volontario esilio. Figlio di Robert Dudley, favorito di Elisabetta e amico di John Dee, fu uno dei costruttori del Porto di Livorno e trasmise le sue conoscenze nel poderoso testo Arcana Maris, conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Per quanto coevo al fenomeno rosicruciano, non è possibile non ricordare Robert Fludd (1574-1637), perché le sue teorie derivano dalle radici ermetiche del rosicrucianesimo.

Assieme a Michael Maier, difese con veemenza la Fraternità dei Rosacroce, affermando nel contempo di non esserne membro. Spirito eclettico, epigono dei rinascimentali, fu medico paracelsiano ed ermetista, profondo conoscitore del Corpus Hermeticus, di Marsilio Ficino, vicino alle concezioni dei cabalisti cristiani come Reuchlin e Francesco Giorgi veneziano.

Il suo contatto con ambienti rosicruciani tedeschi ebbe forse luogo in occasione del soggiorno inglese di Maier (1611-1613). I suoi libri furono comunque pubblicati proprio nel regno rosicruciano del Palatinato, (1617) dall'editore di Oppenheim Johann Theodor de Bry. Le loro illustrazioni del pensiero di Fludd, opera di Mattaeus Merian, sono eccezionali. Nel Trattato teologico-filosofico, dedicato ai Fratelli della Rosacroce, vuole rivelare l'antica e perduta conoscenza post-adamitica, descrivendo l'unità micro-macrocosmica fra Dio, l'uomo e l'universo.

Nella Storia, metafisica e tecnica dell'uno e dell'altro mondo, cioè del grande e del piccolo tenta, prima degli enciclopedisti, una summa del pensiero umano, sia scientifico che metafisico, come propedeutica al rinnovamento generale ed universale del mondo auspicato dai rosicruciani. In accordo con le tesi di Microbio (Somnium Scipioni) Franco Giorgio, Marsilio Ficino, e sulle teorie paracelsiane propugna l'esistenza di un' Anima Mundi che tutto comprende nell'Uno. Famose furono le sue polemiche con l'astronomo Giovanni Keplero e il filosofo matematico e fisico Pierre Gassendi (1592-1655), e soprattutto con Mars enne (1588-1648), filosofo che negò i principi della filosofia ermetica del Rinascimento.

Marsenne, inoltre, cercò di compromettere Fludd con l'Inquisizione affermando che questi metteva sullo stesso piano le entità angeliche, l'Anima Mundi ed il Cristo Gesù-Cristo.

Jacob Bohme (1575-1624), coevo al fenomeno rosicruciano, fu l'epigono della grande scuola mistica renana. Illuminazioni e rivelazioni mistiche lo portarono a diffondere le sue visioni attraverso una serie di pubblicazioni che ebbero una grande risonanza in tutta Europa.

Nel 1612 esce la sua prima opera l'Aurora nascente che suscitò grande interesse, ma anche molte polemiche, in particolare con il curato di Corlitz, Gregorius Richter, che riuscì a convincere lo scabino locale a citarlo in giudizio, il giorno 26 luglio 1613. Le imprecazioni del curato riuscirono ad impressionare lo scabino che intimò a Jacob di lasciare immediatamente la città. Bohme accettò di buon grado, ma il giorno seguente lo cercarono e lo ricondussero a casa.

La sua fama, ormai sparsa in tutta la Sassonia, gli procurò l'amicizia del Dott. Balthazar Walter di Gros-Glocau, che si stabili per tre mesi in casa di Jacob, e gli imparti insegnamenti riservati, facendogli conoscere le opere di Retchlin, di Riccius, di Pico della Mirandola, e spiegandogli il senso reale dello Zohar. Il 9 maggio 1624 si recò a Dresda, per sostenere un processo di fronte ad illustri scienziati, teologi, matematici ed astrologi. La conoscenza di Jacob, umile ciabattino, lasciò tutti allibiti e fu sciolto da ogni accusa. Lo stesso Borgomastro di Dresda, gli accordò la sua protezione. Il Bohme ha lasciato oltre trenta testi, che hanno influenzato profondamente la filosofia massonica del XVIII secolo.

__________

* Tritemio (vero nome Johann Heidenberg) nacque a Tritenheim ( Treviri ) il 1 febbraio 1462 e morì a Würzburg il 15 dicembre 1516. Fu l'abate benedettino di Spanheim, famoso per l'invenzione di un sistema di codifica della scrittura. Uomo dotto, conosceva lingue orientali come l'ebraico, il caldaico e il tartaro ed era in contatto con cabalisti, teologi e alchimisti . Fu il maestro del famoso occultista Enrico Cornelio Agrippa. L'opera che gli diede la fama fu il trattato esoterico Steganographia, che circolò sotto forma di appunti anche dopo che l'autore cercò di distruggerne gran parte e di impedirne la pubblicazione per timore delle rivelazioni in esso contenuto. L'opera fu comunque pubblicata nel 1606, molti anni dopo la sua morte. (torna al testo)

** Cornelio fu noto medico, cabalista e filosofo ; divenne medico personale di Luisa di Savoia nonché storiografo di Carlo V Ritenuto da molti come principe dei maghi neri e degli stregoni, riuscì tuttavia a sfuggire alla Santa Inquisizione. Il suo pensiero risiede nella sua opera De occulta philosophia, scritta attorno al 1510, ma pubblicata postuma. (torna al testo)

*** Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (detto Paracelsus o Paracelso) nacque il 14 novembre 1493 a Einsiedeln in Svizzera e morì il 24 settembre 1541 a Salisburgo, in Austria . Paracelso è noto come alchimista, astrologo, medico e come una tra le figure più rappresentative del Rinascimento. (torna al testo)

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Allegato n.°2

Sulle origini islamiche della Rosa+Croce

di Emile Dantinne (SAR Hieronymus)

pubblicato la prima volta sulla rivista “Inconnues” nel 1951.

traduzione di Adriana Toti

 

Cap. I

Per conoscere la storia del misterioso ordine della Rosa+Croce, è indispensabile far riferimento agli antichi documenti che testimoniano della sua esistenza in Europa all'inizio del XVII secolo.

Il più importante – nonché il più antico – di questi documenti si intitola “Allgemeine und generale Reformation des gantzen weiten Welte, heneben der Fama Fraternitatis des loeblichen Ordens des Rosenkreutzes an alle Gelehrte und Haupter Europae geschrieben...”. Questo testo anonimo di 147 pagine in ottave uscì a Cassel nel 1614, dalla tipografia di Wilhelm Wessel.

La parte più essenziale ed originale della “reformation” è la Fama Fraternitatis, che va da pagina 91 a pagina 118 dell'edizione del 1614. [1]

La Fama Fraternitatis tratta di una confraternita segreta fondata due secoli prima da Christian Rosenkreutz [2], della cui vita espone i tratti salienti.

Figlio di una nobile famiglia, Christian Rosenkreutz rimase orfano in tenera età. Crebbe in un convento, che lasciò all'età di 16 anni, allo scopo di intraprendere un viaggio alla volta dell'Arabia, dell'Egitto e del Marocco (Sedir, Histoire des Rose-Croix, p. 42).

Nel corso di questi viaggi nei paesi islamici entrò in contatto con i saggi dell'Oriente, che gli rivelarono la scienza armonica universale tratta dal “Libro M”, che Rosenkreutz tradusse.

È sulla base di questo insegnamento che egli concepì il progetto di una riforma simultanea universale, sia in campo religioso che filosofico, scientifico, politico ed artistico. Per la realizzazione di questo progetto egli riunì attorno a sé un considerevole numero di discepoli, in una cerchia cui dette il nome di Rosa-Croce.

Il fondatore dell'Ordine dei Rosa-Croce apparteneva, anche secondo gli storici, ad una famiglia nobile, ma non esiste alcun documento che lo confermi con certezza assoluta. Ciò che invece è assolutamente certo è che egli fosse un orientalista ed un grande viaggiatore.

La Fama ci dice “che in gioventù egli intraprese un viaggio alla volta del Santo Sepolcro con un fratello P.A.L. Benché questo fratello morisse a Cipro senza quindi poter vedere Gerusalemme, il nostro fratello C.R. non tornò indietro, ma s'imbarcò verso l'altra costa dirigendosi in direzione di Damasco, desiderando continuare e visitare Gerusalemme; a causa della sua salute cagionevole fu però costretto a fermarsi e, grazie all'impiego di alcune droghe (il cui uso non gli era sconosciuto) si ingraziò il favore dei Turchi entrando in contatto con i Saggi di Damasco (Damcar) in Arabia...”. [3]

Fu messo al corrente dei miracoli compiuti dai Saggi e di come tutte le leggi naturali furono per loro senza veli. Incapace di contenere la propria impazienza, prese accordi con gli Arabi per farsi portare a Damcar, dietro un congruo compenso in denaro.

Se si prende il 1378 come anno di nascita di Christian Rosenkreutz, è incontestabile che l'inizio del suo viaggio verso il Medio Oriente si collochi nei primi anni del XV secolo, nell'interregno che va dal 1389 al 1402, all'epoca del Sultano Suleiman I (1402-1410) [4]... certo è che avvenne prima del 29 Maggio 1453, data della presa di Costantinopoli da parte dei Turchi. Prima di allora è certo che le relazioni fra l'Europa e il mondo islamico fossero del tutto normali: per cui un giovane interessato alla cultura araba come C. Rosenkreutz non avrebbe mai rinunciato all'opportunità di essere introdotto nei circoli culturali dei paesi islamici.

Nonostante la decadenza intellettuale che segnò la fine del Califfato, “le Università del Cairo, di Bagdad e di Damasco godevano di un'alta reputazione”. [5]

Non sorprende affatto che questo giovane studioso tedesco possa esser partito alla volta di Gerusalemme, col desiderio di istruirsi nella filosofia araba, la cui influenza sullo scolasticismo medievale era stata così profonda da indurre Gregorio IX a vietare lo studio di Aristotele e dei filosofi arabi. [6]

Il testo della Fama relativo ai contatti fra C. Rosenkreutz e i Saggi di Damasco non è peraltro così chiaro come si potrebbe credere. Si riferisce a Damascus? Il nome di questo villaggio in Arabia è Damashqûn. Per di più, l'antica capitale del regno damasceno, la capitale della Siria, non si trova affatto in Arabia.

 

Cap. II

Forse non suggerisce in realtà un contesto scolastico del tutto diverso? È necessario far notare che la parola ‘università' o ‘college' corrispondono in arabo al termine “mandrasat”. L'autore di una Storia del Libano parla del “mandrasat-ul-hûqûqi fi Bayrût”, che significa l'Università di Legge di Beirut. [7]

La parola Damcar pertanto rimane del tutto misteriosa. Ho inutilmente consultato i dizionari Lane, Kazimirski, Richardson, Wahrmund, Zenker, Belot, Houwa, il Supplemento ai dizionari arabi di Dozy, le Addizioni ai dizionari arabi di Fagnan, l' Enzyklopaedie des Islam e il Geschichte der Arabischen Literatur di Brocklemann. ‘DMCR' non è una radice araba.

Ciò nonostante, Damcar non sembra un luogo tanto lontano da Gerusalemme. È là che egli consolidò i suoi fondamenti nella lingua araba, tanto da poter tradurre l'anno successivo il “Libro M” in buon latino. [8]

È piuttosto difficile arrivare a capire cosa l'autore intenda per “Libro M”. Forse si riferisce alla traduzione di un libro perduto di Aristotele che così era intitolato, ma la cosa appare assai poco probabile. Dato che la Fama cita altri libri per mezzo di lettere dell'alfabeto, si può supporre che le iniziali in questione corrispondano ad una classificazione fatta dallo stesso C. Rosenkreutz dei libri da lui tradotti dall'arabo.

Dopo tre anni di studio, dedicati principalmente alla medicina e alla matematica, partì dal Sinu Arabico alla volta dell'Egitto, dove rivolse la sua attenzione allo studio di piante e animali.

Non sembra che fosse da lungo tempo in Egitto quando, come egli stesso sostiene, s'imbarcò diretto a Fez. È interessante quanto dice a questo punto: “Ogni anno gli Arabi e gli Africani mandano delegazioni scelte ad incontrarsi, per interrogarsi gli uni con gli altri sullo stato delle Arti e sapere se eventualmente sia stato scoperto qualcosa in più o in meglio, o se l'esperienza non abbia messo in dubbio i loro principi di base. Per questo ogni anno c'è qualcosa di nuovo che fa progredire la matematica, la medicina e la magia” [9] ma riconosce che “la loro magia non è del tutto pura e la loro Cabala è inquinata dalla loro religione”. [10]

I Saggi che incontra a Fez sono in contatto periodico e regolare con quelli degli altri paesi islamici. Gli “Elementari”, cioè quelli che studiano gli elementi, gli rivelano gran parte dei loro segreti. [11]

Fez era all'epoca un centro di studi filosofici ed occultistici: alcuni vi hanno collocato l'alchimia di Abu-Abdallah, Gabir ben Hayan, e l'Imam Jafar al Sadiq, l'astrologia e la magia di Ali-ash-Shabramallishi, la scienza esoterica di Abdarrahman ben Abdallah al Iskari. Questi studi fiorivano dai tempi degli Omayyadi. [12]

Il fatto che si parli di segreti, indica senza dubbio che questi costituissero la materia di insegnamento di società segrete. Non si parla affatto dei Sabei, una comunità essenzialmente eterodossa che rappresentava una forma di sopravvivenza del paganesimo. Si è portati a credere che C. Rosenkreutz abbia trovato i suoi segreti presso i Fratelli di Purezza, una congregazione di filosofi che si era formata a Bassora nella prima metà del quarto secolo dopo l'Egira (622) che, senza essere ortodossa, interpretava i dogmi e si dedicava seriamente alla ricerca scientifica. La loro dottrina, fondata sullo studio degli antichi filosofi greci, assunse nel tempo un marcato carattere neo-pitagorico. [13]

Dalla tradizione pitagorica mutuarono l'uso di vedere e considerare le cose sotto il loro aspetto numerico.

La loro interpretazione del dogma rimase un segreto a causa della natura eterodossa di tale comunità. Per esempio, riguardo alla resurrezione, essi spiegavano che la parola resurrezione (qiyamah) deriva da sussistenza (qiyam): quando l'anima lascia il corpo essa sussiste attraverso la sua essenza, ed è in questo che veramente consiste la resurrezione.

I Fratelli di Purezza avevano in ogni località un ambiente a disposizione interdetto ai non membri, dove potevano discutere collegialmente i loro segreti. Erano disposti ad aiutarsi reciprocamente “come la mano e il piede operano insieme per il corpo”.

Il loro Ordine si componeva di molti gradi: maestri artigiani, governatori o pastori dei fratelli, il grado di sultano che rappresentava il potere legislativo ed infine il grado supremo, detto il grado reale, che conferiva uno stato di visione o rivelazione come quello che si raggiunge alla morte.

La parte segreta dell'insegnamento era quella concernente la teurgia: i nomi divini e angelici, gli scongiuri, la Kabbalah, gli esorcismi, ecc. [14]

I Fratelli di Purezza si distinguevano dai Sufi, ma i due ordini convergevano in molti aspetti dottrinali. Erano entrambi ordini mistici derivanti dalla teologia coranica. Il dogma è soppiantato dalla fede nella Realtà Divina. [15]

 

Cap. III

I Sufi si distinguevano chiaramente dai Fratelli di Purezza, e se le dottrine di questi ultimi avevano alcuni punti in comune con quasi tutti i principi sufici, è fondamentale segnalare l'eccezione di quello circa l'ammissione della metempsicosi. Seguendo gli insegnamenti dei filosofi neoplatonici arabi e dei cabalisti ebrei, che spesso hanno influenzato i mistici, essi invocavano il concetto di metempsicosi allo scopo di rappresentare il castigo dell'anima impura che abbandonava il corpo. [16]

Il loro insegnamento presentava così tanti fecondi intrecci con il cristianesimo da attrarre l'attenzione dell'iniziato cristiano C. Rosenkreutz. La dottrina del Logo derivante dai Vangeli differiva con evidenza dall'idea cristiana, ma in quella confraternita era rilevabile un tipo di sincretismo uguale a quello che si può riscontrare nei rituali rosicruciani. Nell'ascesa dell'anima a Dio, l'Illuminazione dei Nomi è data dalla Bibbia, l'Illuminazione degli attributi dai Vangeli, e l'Illuminazione dell'Essenza dal Corano. Gesù e Maometto hanno assieme rivelato i misteri dell'Invisibile [17]. Ecco sostanzialmente in cosa consiste questo sincretismo.

È da rilevare che i Fratelli di Purezza non indossavano alcuna veste particolare [18]; è altresì noto che gli iniziatori si garantivano qualcuno che potesse succedere loro, che praticavano l'astinenza – cosa che l'autore della Fama traduce da un'espressione araba: “essi erano promessi sposi della verginità” [19] – e che guarivano gli infermi. Mi asterrò dal fare i nomi di tutti i grandi medici arabi, che sono già tanto ben noti.

La dottrina rosicruciana della Creazione, di cui abbiamo trattato in una recente pubblicazione [20], si riscontra per intero nella filosofia di Ibn Sina. Dio non crea direttamente il mondo, ma l'Essenza necessaria emana una pura intelligenza, che è la Causa Prima. La Causa Prima riconosce il Creatore come necessario e “in-sé” al massimo. Da questo momento la molteplicità si introduce nell'Ordine della creazione. Questa intelligenza è l'intelletto attivo, l'illuminatore delle anime. Di sfera in sfera (attraverso le dieci sfere) l'irraggiamento si spinge attraverso le intelligenze pure, fino al livello della materia.

Dio è quindi concepito come la Causa Prima onnipotente e creativa. E non essendo possibile che ci sia stato un tempo in cui Egli si sia astenuto da questa attività e poi ad un certo punto l'abbia iniziata – perché ciò implicherebbe in lui un cambiamento – ne risulta che la creazione è eterna.

Il Creatore non crea direttamente materia, ma ciò avviene attraverso il ruolo degli intermediari, gli angeli, che si identificano coi principi primi. [21]

È possibile che C. Rosenkreutz non conoscesse gli insegnamenti di Ibn Sina o di Abdu'l-Karim al-Jili, [22] che aveva sviluppato una teoria analoga: “Il mondo è co-eterno con Dio, ma nell'ordine logico, il concetto che Dio esiste in Sé è anteriore a quello che le cose esistono nella Sua Conoscenza. Egli le conosce perché conosce Se stesso, ma esse non sono eterne, mentre Egli è eterno”. [23]

Mohyi-ed-Din insegnava che le anime sono preesistenti ai corpi, che esse sono di diversi gradi di perfezione e che in maniera disuguale penetrano entro le ombre del corpo. Per esse quindi l'atto di imparare non è nient'altro che un ricordare, un ritorno ascensionale verso il luogo da cui in origine erano partite.

Ibn-Arabi, autore di un libro su I cento nomi di Dio ricorreva ai cerchi per esporre il suo sistema, singolarmente simile a quello delle Dignitates Divinae di Raimondo Lullo, considerato iniziato e precursore dei Rosacroce.

La teurgia rosicruciana non differisce che appena da quella sufica, benché i Sufi facciano riferimento all'assai feconda angelologia presente nel Corano. A fianco dei Cherubini c'è un angelo di rango superiore chiamato al-Nun, che simboleggia la Conoscenza Divina. È posto davanti alla Tavola celeste; sotto al Trono sono situati gli angeli chiamati al-Qalam (le penne); l'angelo al-Mudabbir; gli angeli chiamati al-Mufassil si situano davanti all'Imamu'l Mubin (l'Intelligenza Prima); i Ruh sono gli oggetti della Conoscenza Divina... Il mistico Sufi, quando raggiunge il grado di perfezione è in contatto con gli angeli. Se per mezzo di essi attinge alla conoscenza di ciò che al mondo è visibile ed invisibile, è sempre per mezzo di essi che egli esercita un potere sovraumano sulle cose, sull'umanità e sugli eventi, dal momento che gli angeli qui evocati non sono più semplici messaggeri di Dio, ma sono il pensiero stesso di Dio, che si spinge per quanto emana dall'Essenza Divina attraverso il Primo Creato, verso la realtà metafisica delle cose.

È in questo che consiste l'Alta Magia di al sihru'l ali. Nel Sentiero della Divina Unità il mistico Jili spiega come, attraverso l'uso di una formula, il mistico ottiene da Dio ciò che desidera. [24]

__________

 

Note

1. La traduzione francese di E. Coro (ed; Rhea, Pars 1921) comprende 63 pagine. È sottotitolata I Viaggi di Christian Rosenkreutz. La Fama è attribuita a John Valentin Andrea. (torna al testo)

2. C. Rosenkreutz è considerato da molti storici come un personaggio mitico. Tuttavia Larousse fornisce le date 1378-1484. (torna al testo)

3. Fama, 1921, p. 21-27 (torna al testo)

4. T. Mann, Der Islam, p. 116 (torna al testo)

5. P. Keller, La question Arabe, p. 17 (torna al testo)

6. A. M. Goichon, La philosophie d'Avicenne et son influence en Europe médiévale, 1944 p. 105 (torna al testo)

7. Musawir fi Tark Lûbnâni, p. 28 (torna al testo)

8. Fama, p. 33-47. Forse Damcar si riferisce ad un madrasat (università), il cui nome si è corrotto, forse Medina, dove le scienze occulte erano tenute in debito onore. (torna al testo)

9. Fama, p. 24 (torna al testo)

10. Fama, p. 24 (torna al testo)

11. Fama, p. 26 (torna al testo)

12. C. Brockelmann, Geseb. der arabischeen Literatur, t. II (torna al testo)

13. Cara de Vaux, Les penseurs de l'Islam, t. IV, p. 107 (torna al testo)

14. Cara de Vaux, op. cit. p. 113 (torna al testo)

15. R. A. Nicholson, Studies in Islamic Mysticism, 1921, p. 79 (torna al testo)

16. G. Vadjer, Introduction à la pensée juive au moyen-age, 1947, p; 97 (torna al testo)

17. R. A. Nicholson, op. cit. p. 138 (torna al testo)

18. Bouchet, L'ésotérisme mussulman, (Museen 1910) (torna al testo)

19. Fama, p. 38 (torna al testo)

20. La pensée et l'oeuvre de Peladan, La philosophie Rosicrucienne, 1947 (torna al testo)

21. A. M. Goichon, Introduction à Avicenne, p. 32 (torna al testo)

22. È l'autore di “al Insanu Kamil...” (L'Uomo Perfetto nella conoscenza delle Origini) un'opera sufi. (torna al testo)

23. R. A. Nicholson, op. cit. p. 103 (torna al testo)

24. R. A. Nicholson, op. cit. p. 139 (torna al testo)
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Émile Dantinne

Cenni biografici

Émile Dantinne nacque in Belgio, nella città di Huy, il 19 Aprile 1884. In gioventù si dimostrò un eccellente studente, con una particolare propensione per le lingue. Dantinne imparò da autodidatta l'Italiano, il Portoghese, il Greco, il Latino e il Russo. Dal 1909 intraprese lo studio dell'Ebraico e dell'Arabo all'Università di Liegi, in Belgio. Nel 1913 conobbe C. Virollaud, direttore operativo di “Babylionaca” a Parigi. Inizìò a studiare le “Tavolette Numeriche”, tanto che divenne anche esperto di antico Assiro.

Nel 1909 Dantinne incontra Josephin Peladan, in occasione di una pubblica lettura che quest'ultimo tiene all'hotel Ravenstein a Bruxelles. L'hotel Ravenstein era uno dei luoghi d'incontro dell'Ordine di Peladan denominato “Ordine della Rosa+Croce Cattolica ed Estetica del Tempio e del Graal”, fondato nel 1891 da Josephin Peladan in seguito alla sua uscita dall'“Ordine Cabalistico della Rosa+Croce”. In seguito alla fondazione del suo nuovo Ordine, Peladan organizzò quello che poi divenne il famoso “Salone dei Rosa+Croce” a Parigi. Convocò 170 artisti, che parteciparono alle sue famose esposizioni d'arte. Durante la terza, che si tenne a Bruxelles nel 1894, si costituì il ramo belga dell'Ordine di Peladan, con a capo il noto pittore simbolista Jean Delville.

Dal primo incontro con Peladan del 1904, Dantinne divenne un assiduo frequentatore del ramo belga dell'Ordine di Peladan all'hotel Ravenstein di Bruxelles. E la filosofia rosicruciana fiorì in Belgio.

Bruxelles divenne il ‘quartier generale' delle Società e degli Ordini esoterici europei. Nel 1918, Josephin Peladan morì, a causa di avvelenamento da cibo. L'“Ordine della Rosa+Croce Cattolica...” fu riorganizzato dai suoi discepoli, che lo divisero in numerose branche. Gary de Lacroze portò avanti in Francia l'originario “Ordine della Rosa+Croce Cattolica”, assieme al pittore Jacques Brasilier. Brasilier fondò il periodico Les Feuillets de la Rosace, più tardi rinominato Feuillets de Dunes, organe de la Rosace.

In Belgio l'Ordine fu riorganizzato da Émile Dantinne sotto il nome di “Rose+Croix Universelle” (Rosa+Croce Universale) con l'appoggio di Du Chastain.

“Dopo la morte di Peladan fu Sar Hieronymus a riaccendere la torcia dell'Ordine restaurandolo nell'antica tradizione della reale Rosa+Croce” (nota a L'opera e il pensiero di Peladan scritto da Émile Dantinne nel 1952). Sar Hieronymus è il ‘Nomen Mysticum' di Émile Dantinne.

Il titolo ‘SAR' era in uso all'interno dell'originario “Ordine della Rosa+Croce Cattolica...”. Questo titolo era concesso soltanto ai più alti gradi dell'Ordine. Il significato di ‘SAR' è ‘Figlio di Ra' (Sa=son=figlio; R=Ra ovvero Re). Il titolo ‘SAR' era in uso anche fra gli antichi re Aspiri. Una spiegazione più verosimile può essere trovata nelle lettere che Josephin Peladan (Sar Merodack) scrisse ai suoi amici. Possiamo trovarne esempio in “ La Vie Suprème ” – il primo romanzo di Peladan – in cui si trova una lettera indirizzata ad un certo Principe de Courtenay. La lettera esordisce con le seguenti parole:

“S.A.R. Monseigneur le Prince de Courtenay”. L'abbreviazione sta per ‘Son Altesse Royale'. Accadde poi che il ‘Nomen Mysticum' - SAR - fosse copiato da SAR HYERONIMUS e da allora divenne appannaggio di tutti i dignitari del F.U.D.O.S.I.

Nel 1923 Dantinne riorganizzò l'intero ordine R+C (Ordo Aureae & Rosae Crucis - OARC) in tre Ordini distinti. L'“Ordre de la Rose+Croix Universitaire”, composto da 9 gradi; l'“Ordre de la Rose+Croix Universelle” diretto dall'Imperator François Soetewey (Sar Succus), ugualmente suddiviso in 9 gradi. Entrambi questi Ordini servivano la stessa causa, eccetto che l'“Ordre de la Rose+Croix Universitaire” ammetteva fra i suoi membri solo chi avesse compiuto studi universitari. Infine c'era l'“Ordre de la Rose+Croix Intérieure” con capo l'Imperator Jules Rochat de Abbaye (Sar Apollonius), composto di 4 gradi. Di conseguenza l'Ordine della R+C risultò diviso in un totale di 13 gradi, dei quali il tredicesimo era il grado di Imperator.

Il 31 Dicembre 1925 Dantinne fondò un ‘Centro R+C' a Bruxelles (Belgio) affidandone la direzione a François Soetewey, con Jean Mallinger nella carica di segretario. Nel 1927 Dantinne fondò l'“Ordre Hermetiste Tetramegiste et Mystique”, una ricostruzione dell'Ordine Pitagorico. L'Ordine aveva a capo Dantinne stesso (Sar Hyeronimus), François Soetewey (Sar Succus) e Jean Mallinger (Sar Elgrim), capo della branca belga del “Rito di Memphis-Misraim”.

Dantinne lavorò come bibliotecario nella città belga di Huy. Sappiamo che frequentò numerosi collegi universitari durante tutto l'arco della sua vita. Pubblicò una grande quantità di articoli sul famoso periodico svizzero “ Inconnu ”, edito dal rosicruciano Pierre Gillard, cugino di Edouard Bertholet (Sar Alkmaion), capo della “Rose+Croix d'Orient” e dell'“Ordre Martiniste et Synarchique” come successore di Blanchard. Gillard era membro della Gran Loggia Svizzera dell'AMORC.

Dantinne fu anche fondatore del C.R.S.O. (Commissione delle ricerche scientifiche sull'occultismo) con sede a Huy, in Belgio. Fondò anche l'“Institut scientifique sur l'occultisme” e la “Societé Métaphysique” a Bruxelles. Ottenne svariati riconoscimenti dal Governo e dal Re del Belgio per i suoi contributi all'istruzione e alla cultura. Nel 1962 fu ammesso a far parte del “De Leopoldsorde”, uno dei più alti titoli onorifici dello stato belga. Naturalmente fu anche scrittore fecondo: in tutta la sua vita pubblicò più di 30 testi su svariati argomenti, quali le lingue straniere, la storia locale, la metafisica, l'occultismo ecc. Émile Dantinne morì a Huy il 21 Maggio 1969, all'età di 85 anni.

 

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