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: Formazione e Psicoterapia in Psicosintesi
Argomento:Psicosintesi

PsicosintesiCenni sulle origini, sulla formazione professionale e sulla psicoterapia in psicosintesi

La psicosintesi nasce dalla volontà e dai contributi personali e professionali di Roberto Assagioli (1888-1974), medico psichiatra la cui scelta di studi non limitò gli interessi culturali, che furono e restarono vastissimi: letterari, filosofici, spirituali, tutti ad orientamento transculturale.

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Formazione e Psicoterapia in Psicosintesi

a cura di Alessandro Gambugiati (www.alessandrogambugiati.net)

prodotto per Esonet.it


Cenni sulle origini, sulla formazione professionale e sulla psicoterapia in psicosintesi

 

Sommario: Un po' di storia - La formazione in psicosintesi - La psicoterapia psicosintetica

 

Un po' di storia

La psicosintesi nasce dalla volontà e dai contributi personali e professionali di Roberto Assagioli (1888-1974), medico psichiatra la cui scelta di studi non limitò gli interessi culturali, che furono e restarono vastissimi: letterari, filosofici, spirituali, tutti ad orientamento transculturale.

A soli quindici anni Assagioli cominciò a pubblicare scritti: del 1903 sono due articoli apparsi sul “Giornale di Venezia”; dal 1906 al 1908 fu bibliotecario della Sezione Psicologica, inserita nell'insegnamento di Filosofia Teoretica dell'Università di Firenze. Negli stessi anni collaborò con Papini, con cui strinse amicizia, alla redazione della rivista “Leonardo”. Fu in relazione con T. Flournoy, con E. Claparede – che pubblicò suoi articoli sulla rivista “Archives de Psychologie” – e con Prezzolini.

Nel 1907 Assagioli presentò alcuni di quelli che saranno aspetti fondamentali della psicosintesi e, due anni dopo, in un articolo intitolato “Per una moderna psicagogia” ne delineò tutta la traccia anche se sarebbe passato ancora qualche anno prima che la psicosintesi prendesse tale nome. Sempre in quegli anni frequentò in Svizzera l'Ospedale Psichiatrico Burgholzli, dove conobbe Jung col quale restò in amichevole rapporto per tutta la vita. Si laureò il 1 luglio del 1910.

L'esigenza di creare in Italia un nucleo di interesse e di ricerche in campo psicologico lo portò a fondare la rivista “Psiche” e, nel 1913, a Firenze, il “Circolo di Studi Psicologici”. Nel 1926, a Roma dove si era trasferito, fondò l'“Istituto di cultura psichica”, che nel 1933 prese il nome attuale di Istituto di Psicosintesi, eretto in Ente Morale dello Stato nel 1965 (http://www.psicosintesi.it/istituto/index.htm).

L'anno prima di morire egli favorì la costituzione di una associazione finalizzata alla preparazione di psicoterapeuti: la S.I.P.T., la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica (http://www.scuolapsicosintesi.com) fondata dai suoi più stretti collaboratori. Il 23 agosto 1974 morì a Capolona d'Arezzo.

 

La formazione in psicosintesi

Per volontà dello stesso Assagioli – che evidentemente intendeva condividere le sue scoperte con il maggior numero di persone possibile – la psicosintesi viene praticata ed insegnata sia all'Istituto di Psicosintesi (una scuola aperta a tutti), che alla S.I.P.T., la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, la scuola per psicologi e medici per la formazione quadriennale in psicoterapia ad orientamento psicosintetico.

Alla S.I.P.T. viene data molta importanza all'esperienza personale: impossibile indicare ad un paziente un percorso che non si conosce in prima persona! Un motivo in più per accertarsi se il terapeuta che abbiamo scelto di consultare ha effettuato un percorso personale profondo origina nel fatto che è assai probabile che il terapeuta in questione abbia scelto una professione di aiuto per elaborare il proprio vissuto personale. In tal caso la sua scelta professionale potrebbe essere anche una richiesta di aiuto parziale o mal formulata (Assagioli: “l'inconscio condiziona le relazioni affettive, le relazioni educative, il nostro rapporto col corpo e la scelta professionale”).

La necessità di una formazione che coinvolga così profondamente il terapeuta è urgente soprattutto nelle fasi iniziali della terapia, quando i fumi della dinamica transfert-controtransfert rischiano di condizionare negativamente il lavoro terapeutico. Il terapeuta deve pertanto poter beneficiare degli effetti prodotti da esperienze di trasformazione sufficientemente profonde, possibilmente sostenendo questi importanti mutamenti con una adeguata formazione permanente (la pratica transpersonale completa la triade).

Per formazione in psicosintesi si intende infatti “una trasformazione profonda che consente di diventare maggiormente se stessi”. Il valore della psicosintesi che stiamo effettuando è il fondamento sul quale viene costruito il valore condivisibile durante le sessioni terapeutiche.

È infatti necessario che il terapeuta sia consapevole dell'ascendente che può esercitare sul paziente durante lo svolgimento della sua professione; vi è, infatti, un coinvolgimento del terapeuta sui piani conscio e inconscio e se questi contenuti non sono stati sufficientemente elaborati, la terapia potrebbe oscillare pericolosamente tra gli estremi psiche che cura e psiche che infetta (vedi concetto assagioliano di “ecologia della mente”).

Questa dinamica ha origine dalla esposizione dell'inconscio del terapeuta all'inconscio del paziente, che probabilmente contiene anche “oggetti di sofferenza” (es. memorie non totalmente elaborate). Lo strumento di lavoro del terapeuta è la sua psiche, uno strumento che, oltre ad essere sufficientemente libero da blocchi e rimozioni, deve essere ben equipaggiato e contenere un gran numero di componenti altamente funzionali.

La professione dello psicoterapeuta è un'arte, una conquista personale che non è possibile trasmettere più di tanto. Per affinare questa particolare disciplina occorre frequentare la bottega dell'artigiano con grande umiltà, beneficiare dell'insegnamento di un maestro sufficientemente buono, possedere buone capacità di apprendimento ed esercitare la professione allo scopo di affinare gli strumenti.

In un suo scritto Assagioli riporta le parole di Jung: “(…) lo sviluppo attuale della psicologia analitica (…) pone in primo piano la personalità del medico stesso come fattore di guarigione o di aggravamento ed esige il perfezionamento interiore del medico, l'auto-educazione dell'educatore (…) si può dire che ogni cura alquanto approfondita consiste quasi per metà in auto-esame del medico”. E ancora: “il medico non vedrà nel malato quello che non vede in se stesso, oppure ne sarà influenzato in modo esagerato”.

 

La psicoterapia psicosintetica

Nel lavoro terapeutico Assagioli promuoveva l'autonomia nel più breve tempo possibile e la costruzione di un rapporto alla pari col paziente. La maturazione del nostro paziente si misura col passare dalla dipendenza (rapporto) al libero incontro (relazione): più diminuisce il rapporto di dipendenza, più si creano i presupposti per una relazione tra pari (interdipendenza).

Dalla relazione genitoriale (transferale) alla relazione tra pari (interdipendenza), fino alla soluzione del rapporto terapeutico: se la terapia non termina probabilmente qualcosa non ha funzionato (nei casi più gravi il terapeuta funge da io ausiliario per tutta la vita).

Una delle conquiste promosse nella terapia psicosintetica consiste nell'entrare maggiormente nel corpo, nel diventarne maggiormente padroni (concetto di incarnazione ): si comprende così che la conoscenza razionale non è la stessa cosa che percepire il messaggio con tutto il nostro corpo.

Una psicoterapia ben condotta può essere definita come l'arte dell'essere presenti e quindi del promuovere la presenza nell'altro. Presenza e ascolto autentici sono competenze fondamentali dello psicoterapeuta. La presenza è uno stato di coscienza molto particolare: serve a cogliere l'attimo trascendendo il tempo ed è il dono più grande che possiamo fare a noi stessi e agli altri!

Durante la seduta si entra in una dimensione spazio-temporale molto speciale: talvolta è proprio in questa circostanza che il nostro paziente sperimenta per la prima volta alcune parti del corpo meno vitali o la differenza tra tempo goduto e non goduto (il tempo non goduto non passa mai...) e, talvolta, la differenza tra amore pensato a livello razionale e amore sentito a livello emotivo e oltre (vedi dimensione transpersonale).

Il nostro corpo è uno strumento estremamente sofisticato. Per utilizzare al meglio la sua sensibilità occorre lavorare sul nostro rapporto con esso. Quanto siamo in contatto con il nostro corpo? Quanto siamo riusciti ad incarnare noi stessi nel corpo? Quanto stiamo utilizzando di questo meraviglioso strumento?

Il lavoro sul corpo è molto importante in psicosintesi: il corpo del nostro paziente potrebbe addirittura essere divenuto insensibile per essere stato costretto ad anestetizzare se stesso per sopravvivere al dolore provato in tenera età. È probabile che il nostro paziente abbia dovuto imparare velocemente a tenere ben lontani i sentimenti dal suo corpo e questo potrebbe avergli impedito la normale incarnazione nel corpo e il conseguente sviluppo degli strumenti sensibili di cui il corpo è normalmente dotato.

Le emozioni e i sentimenti potrebbero essere affievoliti o distorti; in questo caso il lavoro del terapeuta consiste nell'agevolare nel paziente la ristrutturazione di atteggiamenti e comportamenti, incarnando il ruolo della guida, del facilitatore, ma senza proporre ricette, manipolare o limitare la libertà del paziente!

Quando siamo sulla buona strada il nostro corpo ci da delle indicazioni (es. gioia interna); la sofferenza precoce ci consente di sviluppare una sensibilità particolare nei confronti dei segnali inconsci dell'altro. Occorre fare molta attenzione alle manipolazioni inconsce che il terapeuta potrebbe esercitare sul suo paziente: potrebbero essere riedizioni del trattamento da lui ricevuto nel passato.

La psicoterapia psicosintetica è relazione che cura: lo psicoterapeuta che pratica la psicosintesi non realizza un vestito ideologico nel quale cercare di far entrare il paziente, ma si limita a condividere con lui gli strumenti del sarto, in modo che egli possa realizzare l'abito che preferisce.

Con una buona psicoterapia è possibile lavorare anche sulla coazione a ripetere, che è quel fenomeno che si esprime attraverso la riedizione di vecchi copioni strutturati durante le relazioni primarie (es. vivere in un contesto familiare violento può esporre una giovane donna all'esperienza di stupro (vedi dinamica vittima-carnefice); un altro esempio di coazione a ripetere consiste nel ripetere coi nostri figli gli errori commessi dai nostri genitori.

Se osserviamo bene scopriamo che vi sono persone che ne trovano altre con caratteristiche costanti. Perché la cosa si ripete? Perché siamo condannati alla ripetizione di copioni originali? Ripetere è forse un modo per imparare davvero? E se l'inconscio fosse effettivamente un progetto evolutivo?

Assagioli propone la ripetizione come una tecnica per esercitare la volontà: la differenza tra ripetizione attiva e l'obbligo della ripetizione (coazione a ripetere) sta nel fatto che la prima è una scelta, mentre la seconda si esprime indipendentemente dalla volontà della persona.

Per Jung la coazione a ripetere ha il ruolo inconscio di riproporre all'individuo delle circostanze simili, in modo che possano essere completamente superati eventuali blocchi emotivi. Sarebbe questo il motivo per il quale ogni persona cerca esattamente quel tipo di rapporto e quel tipo di partner (inconscio come progetto evolutivo dotato di senso e di fine). In questa prospettiva non è detto che l'identificazione del trauma debba coincidere con l'eliminazione del disturbo; è assai probabile, però, che una maggiore consapevolezza circa gli eventi che possono aver originato il disagio può offrire al paziente nuove chiavi di lettura della sua storia!

Nella prospettiva psicosintetica l'uomo si ammala sia quando rimuove nell'inconscio i conflitti passati, sia quando reprime un futuro conflittuale, ovvero quando rimuove le tendenze future che si stanno risvegliando in lui (es. slanci transpersonali).

Qual è il fine di questa sofferenza? Quale nuovo equilibrio psichico mi consentirà di conquistare?

Le rimozioni vengono infatti passate di generazione in generazione, come eredità emotiva, e tendono a migliorare o peggiorare in modo consistente la qualità della nostra vita. Da dove viene questa sofferenza?

In quanto a manipolazioni – siano esse consce o inconsce – l'unica garanzia per il paziente è il lavoro che il terapeuta ha svolto su di sé. Qualora la gravità del disagio sofferto dal paziente ce lo consenta, l'obiettivo deve essere condurlo nel più breve tempo possibile ad una autonomia sufficientemente buona e alla possibilità di accedere a sentimenti e desideri in modo non riflesso e spontaneo.

Col procedere della terapia la personalità incagliata, fissata ad una certa epoca – magari in seguito ad un trauma – inizierà a disincagliarsi sempre più e a maturare di nuovo. Se la terapia è ben guidata, il paziente avrà la possibilità di liberarsi gradualmente dai fantasmi del passato, rendendo disponibile a se stesso una gran quantità di energia che fino a poco tempo prima era intrappolata proprio nel suo corpo!

La stessa aria del mattino che qualche tempo prima ci toglieva il respiro, inizierà ad essere sempre più piacevole, finché sboccerà nel nostro cuore una nuova e sempre più rigogliosa vita.

 

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