{"id":1252,"date":"2011-06-04T17:11:03","date_gmt":"2011-06-04T15:11:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1252"},"modified":"2023-09-29T20:18:54","modified_gmt":"2023-09-29T18:18:54","slug":"per-un-nuovo-umanesimo-ariano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1252","title":{"rendered":"Per un nuovo Umanesimo ariano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\" data-wplink-edit=\"true\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Chiunque sia un poco al corrente della cultura contemporanea avr\u00e0 certamente notato negli ultimi anni i segni di un generale crescente interesse per le antiche civilt\u00e0 orientali e specialmente per quella indiana. Infatti ora le traduzioni di scritti indiani si moltiplicano e sono accolte avidamente, e si pubblicano numerose opere che studiano i vari lati di quella grande civilt\u00e0.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Per un nuovo Umanesimo ariano<\/h3>\n<p align=\"left\">di Roberto Assagioli (vedi <a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?page_id=8262\"><em>scheda autore<\/em><\/a>) &#8211; Estratto dal \u201cLeonardo\u201d Anno V &#8211; Aprile-Giugno 1907 &#8211; Firenze 1907<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"center\"><strong><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20376%20555'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art_1\/nuovo_umanesimo.jpg\" width=\"376\" height=\"555\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art_1\/nuovo_umanesimo.jpg\" width=\"376\" height=\"555\" \/><\/noscript><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Da una conferenza tenuta il 20 Gennaio 1907 <\/em><\/strong><strong><em>alla \u201cBiblioteca Filosofica\u201d di Firenze<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Estratto dal \u201cLeonardo\u201d Anno V &#8211; Aprile-Giugno 1907 &#8211; Firenze 1907<\/em><\/p>\n<p>Chiunque sia un poco al corrente della cultura contemporanea avr\u00e0 certamente notato negli ultimi anni i segni di un generale crescente interesse per le antiche civilt\u00e0 orientali e specialmente per quella indiana. Infatti ora le traduzioni di scritti indiani si moltiplicano e sono accolte avidamente, e si pubblicano numerose opere che studiano i vari lati di quella grande civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Quali sono le ragioni storiche, intellettuali e morali del sorgere di questo nuovo movimento? Quali potranno essere i suoi effetti? Quale la sua importanza per noi? Cercher\u00f2 di rispondere a queste domande anzitutto mostrando, con un rapido sguardo alla storia degli studi indiani, come soltanto negli ultimi anni noi siamo giunti a possedere i materiali filologici e storici necessari ad alimentare una vasta corrente di cultura; poi tentando di rintracciare nello stato presente della cultura europea alcuni nuovi bisogni filosofici, spirituali e morali; infine cercando di provare con un sommario esame d\u2019insieme, tanto delle caratteristiche generali della civilt\u00e0 indiana quanto di alcune sue particolari dottrine filosofiche e religiose, come essa possa aiutarci validamente ad appagare quei nuovi bisogni.<\/p>\n<p align=\"center\">I.<\/p>\n<p>In ogni epoca la civilt\u00e0 occidentale ebbe il <em>senso, <\/em>spesso vago ed oscuro, ma pur sempre presente, che laggi\u00f9, nei favolosi paesi orientali, erano fiorite delle grandi e misteriose civilt\u00e0 e le poche notizie che giungevano parlavano di edifici colossali, di sfarzi inauditi, di poemi maravigliosi, di filosofie profonde e affascinanti, di sublimi slanci mistici, di strane cerimonie occulte. Ed in ogni tempo le menti e le anime, che la sapienza occidentale non riusciva ad appagare, si volsero con desiderio all\u2019Oriente, con la speranza di trovare col\u00e0 la chiave degli enigmi che le torturavano.<\/p>\n<p>Ma troppo poco, fino agli ultimi tempi, si seppe delle civilt\u00e0 orientali per poterne comprendere e assimilare le culture. Fin dopo la met\u00e0 del secolo XVIII, ad esempio, non si ebbe quasi alcuna traduzione di scritti indiani; il sanscrito era noto in Europa solo a pochissimi, e molto imperfettamente. I viaggiatori che si recarono in Oriente spesso non colsero che il lato esteriore, pittoresco, superficiale, dei popoli coi quali vennero in contatto; ed anche quelli che penetrarono pi\u00f9 addentro non seppero o non poterono, data l\u2019impreparazione dei loro contemporanei, diffondere vastamente in Europa i frutti delle loro esplorazioni [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>].<\/p>\n<p>Cos\u00ec per lungo tempo le civilt\u00e0 orientali furono quasi ignote in Europa, ma il desiderio di conoscerle era sempre vivo e presente, ed appena pot\u00e9 essere un poco appagato, esso si manifest\u00f2 con grande forza.<\/p>\n<p>Questo fatto ci \u00e8 dimostrato chiaramente dalla storia degli studi indiani. Infatti si pu\u00f2 dire che i primi scritti indiani furono conosciuti, direttamente o indirettamente, in Europa solo verso l\u2019ultimo quarto del secolo XVIII.<\/p>\n<p>La prima traduzione delle <em>Upanisad <\/em>(da quella persiana fatta per ordine del sultano Mohammed Darascha-koh) fu iniziata dall\u2019Anquetil du Perron, in latino, appunto verso il 1775. L\u2019<em>Asiatic Society <\/em>fu fondata a Calcutta nel 1784 principalmente per opera di William Jones (il quale, mentre in Europa aveva biasimato pubblicamente il nascente interesse per <em>fablesindiennes, <\/em>arrivato in India le trov\u00f2 tanto importanti da dedicare gran parte della sua ulteriore attivit\u00e0 al loro studio). Ebbene, gi\u00e0 verso il 1800 in Germania era sorto un importante movimento al quale partecipavano i migliori poeti e filosofi. Il Goethe fu uno dei primi e dei pi\u00f9 ardenti ammiratori dei nuovi scritti scoperti, tanto da non esitar a scrivere a proposito del dramma <em>Sakun\u00e8ala, <\/em>i famosi versi [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] che nella loro lirica esagerazione ci danno una esatta idea del fervore che infiammava gli animi.<\/p>\n<p>E col Goethe, l\u2019Herder e i principali fra i \u00ab romantici \u00bb intuirono l\u2019enorme importanza di quella nuova corrente di cultura. Friedrich Schlegel se ne occup\u00f2 pi\u00f9 a lungo e profondamente di tutti, ed il saggio pieno d\u2019entusiasmo che egli scrisse nel 1808 <em>\u00abUeber die Sprache und Weisheit der Inder\u00bb<\/em> \u00e8 un tentativo interessante e ingegnoso, sebbene per necessit\u00e0 in gran parte fantastico, di ricostruzione filosofica della civilt\u00e0 indiana.<\/p>\n<p>Il movimento per\u00f2, per quanto intenso, non pot\u00e9 durare, a lungo fra i poeti, i filosofi ed il pubblico pi\u00f9 colto, perch\u00e9 le traduzioni e gli scritti dei quali disponevano erano ancora troppo scarsi ed imperfetti; ma esso valse a dare un nuovo e vigoroso impulso agli studi filologici sanscriti, che proseguirono con ardore e vivacit\u00e0 ignoti agli altri rami della gelida filologia scientifica.<\/p>\n<p>Henry Thomas Colebrooke, simpatica figura di funzionario, giudice, diplomatico di multiforme attivit\u00e0 e di grande ingegno, raccolse per primo in India una ricca collezione di preziosi manoscritti, studi\u00f2 la grammatica, la filosofia, il diritto, l\u2019astronomia indiane, e diede per primo delle informazioni un poco estese sulla letteratura vedica.<\/p>\n<p>Nel 1819 apparve il dizionario sanscrito del Wilson, e tre anni prima l\u2019importante libro di Franz Bopp \u201c<em>Conjugetionssystem der Sanskritsprache in Vergleichung mit jenem der griechischen, lateinischen, persichen und germanischen Sprache<\/em>\u201d che costitu\u00ec la base di tutta la posteriore glottologia comparata.<\/p>\n<p>Poco dopo il norvegese Christian Lassen raccolse e coordin\u00f2 nella sua voluminosa opera \u201c<em>Indische Altertumskunde<\/em>\u201d tutte le notizie che si erano scoperte fino allora; il Prinseps inizi\u00f2 a Calcutta una grande edizione del <em>Mah\u00e0bh\u00e0rata <\/em>che fu compiuta in 30 anni.<\/p>\n<p>L\u2019Hodgson dal canto suo incominci\u00f2 lo studio scientifico del buddismo, specialmente di quello settentrionale, seguito dal Burnouf il quale si occup\u00f2 a lungo di quello meridionale, e fece molte traduzioni di opere prebuddistiche. Intanto per\u00f2 un uomo non si rassegnava a lasciar ai posteri l\u2019ambito privilegio di assimilare la magnifica fioritura filosofica indiana, ma, spinto da una forte affinit\u00e0 intellettuale, volle tentare, pur coi mezzi molto imperfetti di cui disponeva, la difficile impresa: costui fu Arthur Schopenhauer. \u00c8 davvero mirabile come attraverso il barbaro latino della gi\u00e0 ricordata traduzione di seconda mano dell\u2019Anquetil du Perron, lo Schopenhauer sia riuscito a comprendere a quale inarrivata sublimit\u00e0 fosse giunto nelle <em>Upanisad <\/em>il pensiero indiano, come si vede dal seguente importante passo dei <em>Parerga und Paralipomena: <\/em>\u00abQuesta \u00e8 la lettura pi\u00f9 rimuneratrice ed elevata che si possa fare al mondo: essa \u00e8 stata il conforto della mia vita e sar\u00e0 quello della mia morte \u00bb [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n<p>E in tutto il sistema dello Schopenhauer si nota chiaramente la profonda influenza del pensiero indiano.<\/p>\n<p>Qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 un fatto importante da chiarire: <em>influenza <\/em>\u00e8 ben differente da <em>adattamento <\/em>e tanto pi\u00f9 da <em>esposizione.<\/em><\/p>\n<p>Lo Schopenhauer prese bens\u00ec dalla filosofia indiana alcune idee fondamentali, ma le rielabor\u00f2 in modo personale e le incorpor\u00f2 nel suo sistema insieme ad altre idee prettamente occidentali; \u00e8 quindi molto interessante da studiare l\u2019intrecciarsi nel sistema dello Schopenhauer delle due correnti di pensiero, ma non bisogna certo cercarvi un\u2019esatta esposizione della filosofia indiana. La cosa sembra evidente e l\u2019osservazione superflua, eppure molti, in Germania e altrove credettero e credono ancora di conoscere il pensiero indiano, solo avendo letto lo Schopenhauer.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi dire che la filosofia dello Schopenhauer con gli elementi orientali che contiene, contribu\u00ec molto ad avvicinare la cultura occidentale al modo di pensare orientale, e quindi a preparare la grande opera della fusione delle due culture; ma ebbe per effetto immediato di stornare l\u2019attenzione dagli scritti orientali originali, offrendo un appagante sostituto di essi [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n<p>Intanto i filologi continuavano a lavorare attivamente. Un gruppo di tedeschi, composto principalmente da Max Muller, Albrecht Weber, Adalbert Kuhn, Theodor Benfey, Rudolf Roth, incominci\u00f2 lo studio dei Veda; Max Muller, per incitamento del Burnouf, intraprese nel 1849 la pubblicazione del <em>Rigveda <\/em>col commento di Savana e la fin\u00ec nel1874.<\/p>\n<p>Contemporaneamente (dal 1852 al 1875) il Roth (per i testi vedici), il Bohtlingk (per i testi posteriori) ed il Weber, pubblicarono un grande dizionario sanscrito che segn\u00f2 un progresso enorme su quello del Wilson.<\/p>\n<p>Purtroppo per\u00f2 anche i filologi erano impazienti, e invece di accontentarsi di fare gli utilissimi lavori che ho ricordato e molti altri dello stesso genere, vollero essi pure tentar di penetrare nell\u2019intimo e pi\u00f9 alto significato filosofico e mistico delle grandi opere che stavano studiando, prima che il lavorio linguistico fosse compiuto, e mancando della necessaria profondit\u00e0 filosofica e ancor pi\u00f9 di preparazione e di comprensione spirituali.<\/p>\n<p>Essi vollero applicare allo studio di una civilt\u00e0 cos\u00ec radicalmente differente dall\u2019occidentale i metodi e gli schemi intellettuali che servono allo studio di questa, e naturalmente molto spesso travisarono e falsarono ci\u00f2 che pretendevano di interpretare. Max Muller ad esempio, che per molti anni fu considerato come il capo degli orientalisti europei, credette di aver trovato la chiave dei profondi e complessi miti indiani, in alcuni dei quali si intrecciano insieme due o tre differenti simboli, con la spiegazione <em>solare, <\/em>che spesso \u00e8 palesemente artificiosa e superficiale, ed \u00e8 sempre del tutto insufficiente, non mettendo tutt\u2019al pi\u00f9 in evidenza che un elemento, e non il pi\u00f9 importante, dell\u2019 interpretazione.<\/p>\n<p>Inoltre Max Muller (come giustamente gli rimprovera Houston Stewart Chamberlain in un libro del quale mi occuper\u00f2 pi\u00f9 oltre) indugia troppo nella ricerca, fatta in modo superficiale, degli elementi che la cultura indiana ha in comune con le altre, mentre questo lavoro presuppone, per essere utile e fecondo, la completa conoscenza delle caratteristiche <em>speciali <\/em>della civilt\u00e0 indiana che erano appunto quelle che s\u2019ignoravano.<\/p>\n<p>Finalmente per\u00f2 i continui ed importanti progressi dell\u2019indologia resero possibile, a chi ne aveva la capacit\u00e0, di incominciare arditamente e con successo la grandiosa impresa di <em>rivivere <\/em>e di <em>far rivivere <\/em>la cultura indiana, immettendo cosi nella nostra civilt\u00e0 degli elementi di vita, dei quali essa (come mostrer\u00f2 pi\u00f9 oltre) <em>ha <\/em>e <em>sente <\/em>un forte bisogno.<\/p>\n<p>Il primo e, finora, il migliore <em>filosofo <\/em>che os\u00f2 far ci\u00f2 \u00e8 senza dubbio Paul Deussen. Egli \u00e8 professore di filosofia e per amore della filosofia indiana egli divent\u00f2 il grande filologo che ammiriamo; la sua opera ci mostra chiaramente quanto questa via da lui seguita sia superiore all\u2019inversa, che sola era stata battuta fino allora. In venticinque anni di assiduo lavoro (dal 1883 al 1907) egli ha esposto con genialit\u00e0 e profondit\u00e0 difficilmente superabili <em>dal lato filosofico, <\/em>la letteratura vedica (comprese anche le <em>Upanisad) <\/em>ed il sistema <em>Vedanta, <\/em>in quattro poderosi volumi [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>] ed ha tradotto, in modo da superare tutti i suoi predecessori, sessanta fra le pi\u00f9 importanti delle importantissime <em>Upanisad <\/em>[<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>] e recentemente quattro testi filosofici compresi nel <em>Mah\u00e2bh\u00e2rata <\/em>[<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>].<\/p>\n<p>Questa grande opera del Deussen per\u00f2 non \u00e8 n\u00e9 completa n\u00e9 perfetta. Ad esempio nel bellissimo studio sulla filosofia delle <em>Upanisad, <\/em>che occupa tutto il secondo volume della sua <em>Allgemeine Geschichte der Philosophie, <\/em>si sente spesso la mancanza di una corrispondente trattazione del lato mistico, il quale avrebbe certo lumeggiato ancor meglio quello filosofico, dato l\u2019intimo rapporto nel quale essi stanno. Inoltre so che qualcuno, il quale ha studiato l\u2019esoterismo indiano, trova che nei libri e nelle traduzioni del Deussen si nota chiaramente la sua mancanza di una profonda conoscenza dell\u2019argomento, soprattutto riguardo alle <em>Upanisad, <\/em>nelle quali la parte occulta ha tanta importanza, come lo mostra lo stesso loro nome, secondo l\u2019etimologia generalmente accettata e sostenuta dal Deussen medesimo.<\/p>\n<p>Oltre al Deussen poi, negli ultimi trent\u2019anni gli studiosi della civilt\u00e0 indiana sono stati numerosissimi ed hanno rivolto la loro attivit\u00e0 specialmente alla vastissima letteratura buddistica. Qui pi\u00f9 che mai dovr\u00f2 limitarmi a nominare appena pochi fra i principali: in Germania l\u2019Oldenberg, autore di un bellissimo libro sul Buddha, di molti saggi e di buone traduzioni [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>], e il Neumann che ha fatto e sta facendo traduzioni di importanti testi buddistici [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>] &#8211; in America il Whitney, noto per i suoi lavori sui <em>Veda <\/em>e specialmente per la sua poderosa traduzione postuma dell\u2019<em>Atharvaveda <\/em>[<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>], e il geniale volgarizzatore Paul Carus [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>] &#8211; in Francia il Bergaigne [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>] e il Regnaud. In Italia ben pochi si occuparono di studi indiani; meritano soprattutto di essere ricordati: il Puini che per primo si occup\u00f2 a fondo di buddismo in Italia, studiando per\u00f2 pi\u00f9 quello tibetano e cinese che quello indiano; il Pavolini, autore di un eccellente manuale sul buddismo, denso di precise notizie e considerazioni [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]; il Kerbaker [<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>], il Mariano ed infine il Costa e il De Lorenzo [<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>], autori ambedue di libri sul buddismo, ricchi di pregi, non scevri da qualche difetto, che sarebbe ora troppo lungo esaminare particolarmente.<\/p>\n<p>Prima di chiudere questa rapida corsa d\u2019orientazione attraverso la storia degli studi indiani, voglio ricordare che anche nei libri dei numerosi viaggiatori moderni si possono trovare notizie interessanti ed osservazioni suggestive. Fra i tanti nominer\u00f2 solo di sfuggita il Fano e il Mantegazza per l\u2019Italia, e per gli altri paesi Edward Carpenter, Rudyard Kipling, Andr\u00e9 Chevrillon.<\/p>\n<p align=\"center\">II.<\/p>\n<p>Ed ora passo a parlare di ci\u00f2 che pi\u00f9 m\u2019interessa, <em>a ricercare <\/em>cio\u00e8 <em>nelle ultime tendenze della cultura occidentale i segni del sorgere di nuovi bisogni intellettuali e spirituali, ed a mostrare come e in quanta parte essi possano essere soddisfatti dall\u2019antica cultura indiana. <\/em><\/p>\n<p>Il mutamento pi\u00f9 importante e manifesto, avvenuto durante gli ultimi anni nella cultura europea e in quella americana, \u00e8 stato un generale e potente risveglio delle tendenze idealistiche. In pochi anni la nuova generazione intellettuale e la parte pi\u00f9 intelligente delle precedenti hanno rapidamente abbandonato l\u2019angusta e superficiale concezione materialistica con tutto il suo seguito di sterili negazioni e di sprezzante noncuranza per lati pi\u00f9 nobili e trascendenti, per le attivit\u00e0 pi\u00f9 feconde della natura umana.<\/p>\n<p>Il recente movimento idealistico per\u00f2, se \u00e8 grandioso per estensione ed intensit\u00e0, ha spesso assunto in Europa forme molto discutibili ed ha dato finora dei prodotti intellettuali e spirituali troppo meschini e frammentari per appagare i grandi sogni e le ardenti aspirazioni che esso ha suscitato in tante anime giovanili. Anche i tentativi migliori sono stati isolati e disorganizzati e sono andati quasi a tentoni, essendo pieni di nobili propositi, ma non trovando una via sicura per attuarli decisamente e vigorosamente [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>].<\/p>\n<p>La causa di tutto ci\u00f2 mi sembra consista nel fatto che un orientamento cos\u00ec radicalmente diverso di tutta una civilt\u00e0 stenta molto a compiersi con le sue sole forze, ma ha bisogno di una cultura affine precedente che quasi lo diriga e lo incanali, coordinando armonicamente tutte le disordinate energie e tendenze da esso suscitate.<\/p>\n<p>Prove evidenti di ci\u00f2 troviamo, anzitutto nel fatto generale della ricerca affannosa dei predecessori e degli antecedenti che viene fatta in ogni nuovo indirizzo nella scienza, nell\u2019arte e nella filosofia (il bisogno \u00e8 tanto imperioso che quando non si riesce a trovare dei precursori, si \u00e8 costretti ad inventarli !); e soprattutto poi nella storia dell\u2019importantissimo movimento <em>umanistico <\/em>classico, nel quale le civilt\u00e0 latina e greca furono veramente <em>rivissute <\/em>entusiasticamente da tutta una generazione, che aveva trovato in esse l\u2019appagamento completo delle sue nuove aspirazioni.<\/p>\n<p>\u00c8 forse possibile che ci\u00f2 si ripeta ora? Contengono le civilt\u00e0 classiche quegli elementi di vita dei quali ha tanto bisogno la nostra attuale cultura?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda dobbiamo esaminare un poco pi\u00f9 da vicino quali siano i principali nuovi bisogni contemporanei creati dall\u2019accennata rinascenza idealistica.<\/p>\n<p>Troviamo anzitutto vivo <em>il bisogno di una nuova <\/em>\u00ab <em>impostazione <\/em>\u00bb <em>metafisica dei grandi problemi filosofici e specialmente di quello della vita,<\/em><\/p>\n<p>Dopo aver riconosciuto l\u2019assoluta insufficienza e meschinit\u00e0 della spiegazione meccanica dell\u2019universo, noi cerchiamo una nuova concezione pi\u00f9 larga, pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 <em>filosofica <\/em>che non pretenda di dar la spiegazione di tutti i pi\u00f9 alti problemi per mezzo della sola speculazione razionalistica, ma che invece ce ne mostri le inevitabili limitazioni, non solo per non ostinarci pi\u00f9 oltre inutilmente a raggiungere un fine con dei mezzi per la loro stessa natura inadeguati, ma anche per aiutare la stessa nostra speculazione razionalistica a dare tutto quello di cui \u00e8 capace, essendoci finalmente persuasi che il primo passo per svelare un mistero \u00e8 il riconoscere umilmente che esso esiste.<\/p>\n<p>Ma se a questa nuova \u00abimpostazione\u00bb metafisica dei pi\u00f9 alti problemi non chiediamo una serie, certo molto comoda, ma purtroppo altrettanto impossibile, di soluzioni spicciative che mettano a posto l\u2019universo in modo da non pensarci pi\u00f9, un\u2019altra cosa importantissima le chiediamo, molto difficile, ma pur possibile ad ottenersi: che essa ci dia gli elementi e l\u2019occasione per la grande opera dell\u2019unificazione delle nostre individualit\u00e0. Troppo a lungo e con troppo suo danno in ogni uomo occidentale hanno albergato due opposte personalit\u00e0, \u00e8 esistito il tragico contrasto fra il pensiero e il sentimento, fra la ragione e la fede, fra la convinzione e l\u2019adorazione, e troppo spesso le sue azioni incerte e contraddittorie non sono state che il riflesso delle alternanti vicende della sterile lotta fra queste sue due personalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora basta; per attuare i grandi propositi che c\u2019infiammano, ci occorre assolutamente ed anzitutto una personalit\u00e0 armonica nella quale tutte le energie cooperino completandosi scambievolmente, non si disturbino contrastando l\u2019una con l\u2019altra. Ma vogliamo questa personalit\u00e0 anche completa. L\u2019armonia raggiunta con l\u2019abdicazione di una parte importante e vitale di noi stessi sar\u00e0 forse ancora preferibile al contrasto, ma ormai non sappiamo ne vogliamo pi\u00f9 farla. Crediamo invece fermamente che ci sia il modo di coordinare gli elementi discordanti del nostro io in una bella e feconda sintesi superiore, ed \u00e8 questa sintesi che ora tutti consciamente o inconsciamente cerchiamo e che dobbiamo tentar di attuare in noi e negli altri con tutte le nostre forze.<\/p>\n<p>Ma raggiunta, sia pure anche in piccola parte, l\u2019unit\u00e0 interna, a quali scopi tenderemo con le nostre accresciute e armonizzate energie? Qui si delinea nettamente un\u2019altra grande tendenza attuale: <em>un intenso bisogno di vita interiore.<\/em><\/p>\n<p>Svanito l\u2019entusiasmo per i grandi progressi esteriori, materiali, meccanici, dei quali il secolo scorso \u00e8 stato cos\u00ec fiero, e riconosciutili impotenti ad appagare le nostre pi\u00f9 intime ed essenziali aspirazioni, noi ci rivolgiamo, ora pieni di fede e di ardore verso la nostra personalit\u00e0 interiore e, fin dal primo sguardo in noi stessi, ci accorgiamo con grande meraviglia come noi possediamo delle forze, delle capacit\u00e0, delle possibilit\u00e0 latenti ma pronte ad essere sviluppate, delle quali ignoravamo l\u2019esistenza; e quanto pi\u00f9 insistiamo nello studio di noi stessi, tanto pi\u00f9 ci accorgiamo quanto sia vasto e importante e fecondo questo nuovo campo aperto alla nostra attivit\u00e0, anzi quanto questa sia l\u2019unica cosa che ci interessi davvero <em>vitalmente. <\/em>Ma soprattutto qui noi abbiamo bisogno che una guida sicura e sapiente ci indirizzi e ci diriga, perch\u00e9, per il lungo esilio volontario della nostra civilt\u00e0 nel mondo esteriore, abbiamo perduto la conoscenza <em>intima <\/em>e <em>vissuta <\/em>(non quella \u00abdescrittiva\u00bb dataci dalla psicologia scientifica) di noi stessi, ed ora, quali stranieri, brancoliamo miseramente nel misterioso labirinto del nostro io.<\/p>\n<p>Un terzo intenso bisogno odierno, intimamente connesso coi due gi\u00e0 esposti, \u00e8 quello di <em>un radicale rinnovamento morale.<\/em><\/p>\n<p>Nel campo morale pi\u00f9 che in ogni altro si vede chiaramente la grande disorganizzazione attuale, l\u2019intrecciarsi e il contrastarsi disordinato di elementi disparati, la mancanza generale d\u2019una posizione netta, di convinzioni salde e sicure che informino i nostri giudizi morali e le nostre azioni. Ma \u00e8 ben naturale che sia cos\u00ec, perch\u00e9 non si possono avere salde convinzioni morali finch\u00e9 non si sia trovata un\u2019appagante soluzione metafisica o religiosa, sia pure negativa, dei pi\u00f9 alti problemi, e si sia composto il dissidio interiore fra la ragione e il sentimento. Esaminati cos\u00ec con un rapido sguardo d\u2019insieme i principali nuovi bisogni contemporanei, vediamo se le civilt\u00e0 latina e greca contengano quegli elementi di cultura, che, immessi nella nostra vita attuale, varrebbero ad appagare questi bisogni, cio\u00e8 se sia possibile un nuovo <em>umanesimo <\/em>classico.<\/p>\n<p>Dal lato filosofico certo abbiamo moltissimo da imparare dai Greci, ed una profonda conoscenza della filosofia di Platone e di Parmenide potrebbe aiutarci validamente a trovare una solida ed elevata posizione metafisica, ma invece dagli altri lati le civilt\u00e0 classiche mi sembra non possano rispondere al nostro appello. Infatti le civilt\u00e0 classiche sono state, come la nostra, essenzialmente esteriori; la latina pi\u00f9 simile alla nostra ha mirato alla massima attivit\u00e0 pratica e al pi\u00f9 grande dominio e possesso materiale; la greca (curando pi\u00f9 il lato estetico che il meccanico) ha mirato alla pi\u00f9 perfetta espressione artistica della bellezza formale. In Grecia vi \u00e8 stata bens\u00ec un\u2019importante corrente di vita interiore, come ci mostra chiaramente quel poco che sappiamo dei misteri Orfici ed Eleusini. Ma appunto troppo pochi documenti sono arrivati fino a noi di quell\u2019attivit\u00e0 interiore dei Greci, esercitata nel segreto, perch\u00e9 essa possa costituire la base di un simile indirizzo moderno. Noi accogliamo con ardore il severo ammonimento scolpito sulla porta del tempio di Delfo: <em>Conosci te stesso<\/em>.<\/p>\n<p>Ma il solo ammonimento non basta; non sappiamo seguirlo con le sole nostre forze; ci occorre una guida sapiente.<\/p>\n<p>Neppure dal lato morale mi sembra che le civilt\u00e0 classiche possano darci gli elementi di un profondo rinnovamento. N\u00e9 la morale ferreamente sociale che ignorava l\u2019individuo di Sparta e della Roma repubblicana, n\u00e9 il blando epicureismo posteriore, n\u00e9 il passivo, puramente negativo stoicismo, mi sembra che possano essere proposti come ideale alla nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, prima di passare a parlare della cultura indiana, dovrei accennare alla funzione del Cristianesimo nella vita moderna. Ma questo \u00e8 un problema troppo vasto e complesso per essere trattato in qualche pagina, soprattutto da chi, come me, crede che il Cristianesimo possa dare, specialmente colle opere dei suoi grandi mistici, preziosi insegnamenti religiosi, psicologici e morali a tutti noi. Lascio quindi da parte la grave questione fino a che punto il Cristianesimo possa e potr\u00e0 appagare le anime moderne, limitandomi a far notare due punti che mi sembrano importanti :<\/p>\n<p>1 &#8211; Per coloro che hanno trovato nel Cristianesimo la loro completa soddisfazione interiore, lo studio delle antiche civilt\u00e0 orientali, pur non essendo di vitale importanza, potr\u00e0 essere sempre molto utile tanto come arricchimento di cultura storica e filosofica quanto come eccellente rimedio contro l\u2019intolleranza e la ristrettezza di idee, alle quali sono tratti cos\u00ec spesso coloro che hanno una fede intensa.<\/p>\n<p>2 &#8211; Per i moltissimi contemporanei invece, i quali per varie e complesse ragioni intellettuali, storiche e psicologiche, che ora non \u00e8 il momento di esaminare, non hanno potuto o saputo trovare nel Cristianesimo l\u2019appagamento di tutte le loro pi\u00f9 alte aspirazioni, ma che, come ho accennato, cercano affannosamente un altro punto d\u2019appoggio spirituale, lo studio della cultura indiana potr\u00e0 certamente essere di grandissimo aiuto.<\/p>\n<p align=\"center\">III.<\/p>\n<p>Vediamo adunque finalmente, almeno nelle grandi linee, come ed in quanta parte l\u2019India antica possa validamente rispondere al nostro insistente e concitato appello.<\/p>\n<p>Non potrei incominciare meglio questo esame che col citare le parole profonde e finamente ironiche per la nostra civilt\u00e0, che il Deussen scrisse nella sua introduzione allo studio della filosofia indiana :<\/p>\n<p>\u00abSaremmo forse considerati degli ingenui se volessimo pretendere che la nostra epoca \u201cdi cos\u00ec grande progresso\u201d in ogni campo abbia ancora qualcosa da imparare dagli indiani; eppure <em>un <\/em>vantaggio <em>almeno <\/em>avr\u00e0 una pi\u00f9 diffusa conoscenza della concezione indiana del mondo: quella di renderci coscienti che noi con tutto il nostro patrimonio religioso e filosofico siamo colossalmente unilaterali e che ci pu\u00f2 essere una maniera affatto differente di concepire le cose da quella che Hegel ha costruito come l\u2019unica possibile e razionale \u00bb [<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>].<\/p>\n<p>Oltre a questo utilissimo ammonimento e grandioso \u00aballargamento di prospettiva filosofica\u00bb d\u2019indole generale, esaminiamo pi\u00f9 da vicino che cosa ci offre la cultura indiana per appagare i tre principali bisogni contemporanei dei quali ho parlato.<\/p>\n<p>Per il primo, cio\u00e8 per una nuova \u00abimpostazione\u00bb metafisica dei pi\u00f9 alti problemi, la quale valga a comporre l\u2019intimo dissidio che ci dilania, si pu\u00f2 affermare con sicurezza <em>che serve mirabilmente una gran parte dei migliori scritti antichi indiani <\/em>per la semplice ma categorica ragione <em>che essi sono il prodotto di una civilt\u00e0 nella quale questo dissidio interiore non esisteva.<\/em><\/p>\n<p>Infatti la caratteristica pi\u00f9 saliente della civilt\u00e0 indiana \u00e8 appunto l\u2019armonica fusione, spesso perfino l\u2019identit\u00e0 fra religione e filosofia. Quando queste non costituivano un\u2019unica cosa, esse non erano tutt\u2019al pi\u00f9 che due facce, due aspetti di una stessa verit\u00e0.<\/p>\n<p>Come dice molto bene Rudolf Kassner:<\/p>\n<p>\u00abSembra&#8230; che in India la stessa anima abbia pensato&#8230; L\u2019indiano pensa perch\u00e9 egli ama. Il pensiero non \u00e8 la deviazione, ma la diritta via della sua natura. L\u2019indiano non pensa su questo o su quello, l\u2019indiano pensa la virt\u00f9 ed il sapore di tutte le cose, egli pensa nel bel mezzo della natura, ed in modo attuale, e non sta sempre col pensiero davanti o dietro alle cose <em>\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn18\">18<\/a>].<\/p>\n<p>\u00c8 uno spettacolo veramente magnifico quello dello svolgersi attraverso parecchi secoli del pensiero indiano, senza che l\u2019armonia metafisica e religiosa della razza e quella psicologica ed interiore degli individui fosse turbata.<\/p>\n<p>Non occorre dimostrare pi\u00f9 oltre quanto l\u2019assimilazione delle opere d\u2019un tal popolo possa aiutarci a ritrovare nell\u2019armonia della quale sentiamo cos\u00ec vivamente la mancanza.<\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2, specialmente in principio, saper scegliere le opere opportune, perch\u00e9 tutti gli scritti lasciatici dagli indiani non sono certo adatti al nostro scopo. Nel periodo di decadenza che precedette la venuta del Buddha ad esempio, non mancarono le deviazioni pi\u00f9 illogiche della filosofia ed i materialisti indiani <em>C\u00e0rv\u00e0ka, <\/em>dice il Deussen \u00absuperarono, se pur \u00e8 possibile, i loro confratelli occidentali in frivolezza e cinismo \u00bb [<a href=\"#_ftn19\">19<\/a>].<\/p>\n<p>E neanche tutti gli scritti delle et\u00e0 pi\u00f9 belle del pensiero indiano possono servire allo scopo <em>umanistico <\/em>per il quale li cerchiamo. Ad esempio due dei sei grandi sistemi filosofici ortodossi che formano la magnifica fioritura di pensiero sbocciata dalla letteratura vedica, cio\u00e8 il <em>Ny\u00e2ya <\/em>e il <em>Vaicesika, <\/em>pur non essendo affatto in contraddizione col nostro scopo, non possono esserci utili, perch\u00e9 si occupano soltanto di logica e di classificazione scientifica delle cose, e se il loro confronto con le coscienze europee pu\u00f2 formare il tema di un interessante lavoro speciale, noi preferiamo ora volgerci alla ricerca di <em>\u00abvital nutrimento<\/em><em>\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>E quanto ne troviamo in altri innumerevoli scritti indiani! Soprattutto importanti per la sublime \u00abimpostazione\u00bb idealistica dei pi\u00f9 alti problemi metafisici e religiosi sono le <em>Upanisad, <\/em>il sistema <em>Vedanta <\/em>e la parte speculativa di quello <em>Yoga. <\/em><\/p>\n<p>Questa parte che ora ho brevemente accennata \u00e8 molto ben trattata da Houston Stewart Chamberlain nel suo libro <em>Arische Weltanschauung <\/em>[<a href=\"#_ftn20\">20<\/a>]. Peccato, che questo piccolo libro, il primo nel quale si riconosca l\u2019importanza <em>umanistica <\/em>del pensiero indiano per la civilt\u00e0 contemporanea, sia guastato da gravi difetti. Non solo il Chamberlain non si occupa dei due lati vitali della cultura indiana dei quali mostrer\u00f2 fra breve l\u2019importanza, ma condanna in blocco come una decadenza, tutto il grandioso movimento buddistico, che fu vitale reazione al brahmanismo della decadenza, degenerato in un complicato ed arido cerimoniale, del quale era trascurato o dimenticato il profondo senso simbolico.<\/p>\n<p>Il Chamberlain appoggia il suo strano giudizio sul buddismo solo con delle superficiali e molto discutibili ragioni di razza, alle quali egli annette un\u2019importanza evidentemente esagerata e che hanno guastato anche gli altri suoi libri filosofici, pieni del resto, come questo del quale parlo, di nuove e geniali idee.<\/p>\n<p>Al secondo bisogno che ho osservato sentirsi nella civilt\u00e0 contemporanea, a quello cio\u00e8 di una guida attraverso all\u2019ignoto labirinto del nostro io per rintracciarvi i tesori in esso nascosti e sviluppare le forze e le facolt\u00e0 in esso latenti, rispondono pienamente molte fra le inesauribili <em>Upanisad <\/em>ed il sistema <em>Yoga,<\/em> uno dei sei grandi sistemi filosofici gi\u00e0 accennati.<\/p>\n<p>Noto subito che il sistema <em>Yoga <\/em>non ha proprio nulla da che fare con gli attuali fachiri che martoriano il loro corpo in varie guise, alcuni dei quali si fanno chiamare abusivamente <em>yogi; <\/em>se connessione si vuol trovare, si tratta tutt\u2019al pi\u00f9 della pi\u00f9 bassa e materiale degenerazione di altissimi principi spirituali.<\/p>\n<p>La lettura della maravigliosa <em>Bhagavad-Git\u00e2, <\/em>dei profondi aforismi di <em>Patanjali<\/em> e di tante altre opere ci mostra quanto la psicologia introspettiva degli indiani, specialmente riguardo agli stati pi\u00f9 elevati di coscienza, fosse arrivata ad un tal punto di complessit\u00e0 e profondit\u00e0, da superare di gran lunga la psicologia contemporanea.<\/p>\n<p>Non esito anzi a fare la facile profezia che fra non troppi anni i progressi della psicologia interiore in Europa renderanno necessaria l\u2019adozione di molti termini tecnici indiani per designare stati di coscienza per i quali tutte le lingue europee mancano di equivalenti, e si parler\u00e0 di <em>praty\u00e2h\u00e2ra, <\/em>di <em>dh\u00e2ran\u00e2, <\/em>di <em>dhy\u00e0nam, <\/em>di <em>sam\u00e2dhi, <\/em>ecc., come nel campo morale e in quello filosofico sono gi\u00e0 di uso corrente i termini altrettanto intraducibili di <em>karma <\/em>e di <em>nirvana <\/em>e nel campo grammaticale quelli di <em>guna <\/em>e di <em>vrddhi.<\/em><\/p>\n<p>Ma quello che \u00e8 ancora pi\u00f9 importante e prezioso per noi \u00e8 che il sistema <em>Yoga<\/em>, non solo ci porge conoscenze nuove utilissime sulla complessa e varia struttura del nostro io interiore, <em>ma che ci guida con precise norme pratiche allo sviluppo e alla direzione di quelle forze che ci insegna esistere in noi. <\/em>Esso non \u00e8 un sistema puramente speculativo o descrittivo, ma contiene anche un insieme armonico d\u2019insegnamenti particolari, applicabili da chiunque ne abbia la forza di volont\u00e0 e la costanza necessarie.<\/p>\n<p>Importantissimo per noi \u00e8 specialmente il <em>R\u00e2ja-Yoga, <\/em>che insegna il dominio e lo sviluppo di tutte le nostre facolt\u00e0 interne con mezzi puramente psicologici, e nel quale troviamo chiaramente espresse e mirabilmente fuse e coordinate alcune dottrine psicologiche conosciute in Europa solo negli ultimi anni, come il <em>\u00abwill to believe\u00bb<\/em> e il <em>\u00abmind stream\u00bb <\/em>del James, la suggestione, l\u2019attivit\u00e0 subcosciente, ecc.<\/p>\n<p>Il fine ultimo al quale cercano di condurre i metodi che compongono il sistema <em>Yoga <\/em>\u00e8 l\u2019annientamento della nostra piccola, meschina, ristretta coscienza individuale separata e la gloriosa identificazione con la coscienza universale; ma se siamo ancora troppo legati alla terra e alla nostra personalit\u00e0 per apprezzare e far nostro questo sublime ideale, se il solo pensiero di quell\u2019eccelsa altezza ci d\u00e0 la vertigine, possiamo, arrestandoci molto prima, occuparci soltanto dei metodi che conducono al dominio di noi stessi, allo sviluppo della volont\u00e0, al controllo delle passioni, delle emozioni, dei pensieri, dell\u2019attivit\u00e0 subcosciente, tutte cose che sono della massima importanza per chiunque e che costituiscono da sole un vasto campo di studio e di attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Veniamo infine a cercare che cosa pu\u00f2 darci l\u2019India per appagare l\u2019ultimo bisogno contemporaneo che abbiamo considerato: quello di un rinnovamento morale.<\/p>\n<p>Quest\u2019 ultimo bisogno \u00e8 sentito in un modo molto diverso da quello dei due precedenti. Mentre questi sono provati solo dalla parte pi\u00f9 intelligente e pi\u00f9 colta dei contemporanei, da quella che si occupa di proposito di questioni filosofiche e spirituali, un rinnovamento morale invece \u00e8 per lo meno altrettanto necessario anche alla grande massa della nostra generazione, a tutti coloro che assorti nell\u2019attivit\u00e0 materiale non si sono mai occupati di problemi metafisici, a tutti coloro che credono di poter raggiungere la felicit\u00e0 nella ricchezza o nel dominio e all\u2019accanita caccia di questi consumano le loro energie.<\/p>\n<p>Occorre quindi un insieme di dottrine morali, che possano imporsi per virt\u00f9 loro propria, alle quali non abbisogni una precedente trattazione metafisica dei pi\u00f9 alti problemi filosofici; ma che d\u2019altra parte non siano in contrasto n\u00e9 colla ragione ne col sentimento, anzi siano in armonia con l\u2019\u00abimpostazione\u00bb idealistica dei problemi metafisici della quale ho parlato.<\/p>\n<p>Ebbene, in India c\u2019\u00e8 una dottrina che pu\u00f2 riunire ambedue queste difficili condizioni; essa \u00e8 il buddismo.<\/p>\n<p>Infatti il buddismo pone in seconda linea ed arriva fino a disprezzare palesemente le questioni metafisiche; ma chi voglia riunire e coordinare i vari elementi speculativi che pur vi si trovano, si accorge che essi coincidono completamente con la filosofia delle <em>Upanisad<\/em>, fuorch\u00e9 nella designazione del termine ultimo dell\u2019evoluzione individuale, il quale deve costituire la nostra suprema aspirazione, che per l\u2019una \u00e8 il <em>Nirv\u00e2na <\/em>e per le altre \u00e8 l\u2019<em>Atman; <\/em>ma vi \u00e8 poi una vera differenza fra essi? Ne dubito molto. Ad ogni modo non \u00e8 questo il momento di discutere tale questione. L\u2019utilissima funzione che pu\u00f2 avere attualmente una rinascita del buddismo consiste soprattutto nella sua parte negativa. Alla nostra civilt\u00e0 lanciata ancora a tutta corsa alla caccia dei vantaggi materiali, abbagliata ancora dal miraggio dell\u2019oro onnipossente, occorre in modo imperioso la calma, incisiva, possente parola del Buddha la quale mostri la tragica inanit\u00e0 della sua febbre di possessi, che non arrecano se non dolore e che svaniscono dopo breve tempo, secondo la loro natura di vane e ingannevoli apparenze. Cos\u00ec il buddismo potr\u00e0 colmare l\u2019abisso che s\u2019allarga rapidamente fra la parte pi\u00f9 progredita dei contemporanei la quale si volge ogni giorno pi\u00f9 decisamente verso la vita interiore, e la grandissima maggioranza degli altri la quale continua a darsi al pi\u00f9 sfrenato e spietato arrivismo.<\/p>\n<p>Come al suo sorgere in India adunque, il buddismo ha ora una funzione prevalentemente sociale. Non tende a formare una piccola schiera di eletti, ma a rinnovare fondamentalmente la coscienza della civilt\u00e0, sostituendo la serenit\u00e0 interiore e l\u2019infinita piet\u00e0 per il riconosciuto universale dolore, alla \u00abradice del dolore\u00bb, cio\u00e8 alla sfrenata cupidigia egoistica di possesso.<\/p>\n<p>Segni dell\u2019inizio di questa rinascita buddistica ci sono offerti anzitutto dalla ricchissima letteratura della quale ho gi\u00e0 brevemente parlato, poi anche da alcuni esempi personali, ancora isolati ma pur significantissimi, come quello del tedesco Roberto L\u2019Orange, e quello dell\u2019inglese Allan Bennet Mac Gregor che da scienziato divenne buddista fervente, prese gli ordini religiosi in Birmania col nome di <em>Ananda Maitrija <\/em>(che vuol dire il Lieto Pietoso), ed ora dedica tutto il suo ingegno e la sua attivit\u00e0 alla propaganda buddistica per mezzo della societ\u00e0 internazionale <em>Buddhas\u00e2sana Sam\u00e2gama, <\/em>la quale pubblica opere filosofiche e la rivista <em>Buddhism.<\/em><\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2 notare che nulla \u00e8 pi\u00f9 contrario allo spirito del buddismo che l\u2019occuparsene, come \u00e8 stato fatto da alcuni, con l\u2019elegante e superficiale dilettantismo, col quale alcuni <em>snobs <\/em>della cultura sciupano tutto ci\u00f2 che toccano (a cominciare dallo stesso dilettantismo, che potrebbe essere un atteggiamento filosofico molto pi\u00f9 alto e simpatico del meschino edonismo egoistico al quale lo hanno ridotto).<\/p>\n<p>Con questo breve esame delle rispettive posizioni attuali delle due grandi civilt\u00e0, europea contemporanea ed indiana antica, spero di aver mostrato in modo persuasivo come sia possibile, e quanto sarebbe fecondo, importante, magnifico un <em>umanesimo ariano, <\/em>non sterile imitazione di vecchi modelli, ma intima fusione dei pi\u00f9 alti prodotti, dei succhi di vita pi\u00f9 puri ed essenziali di due gloriose civilt\u00e0 millenarie.<\/p>\n<p>Roberto Grego Assagioli <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>(1)<em> Ora per\u00f2 che abbiamo la cultura sufficiente per comprenderle, credo che si possano trovare nelle relazioni degli antichi viaggiatori, fra i quali sono numerosi gli italiani, delle notizie, dei racconti, dei giudizi interessantissimi per la comprensione psicologica dei popoli orientali Ne abbiamo un bell\u2019esempio, che meriterebbe di essere ampiamente imitato, nell\u2019importante relazione del viaggio del P. Ippolito Desideri nel Tibet, pubblicata con una dotta introduzione e note del Prof. Puini (Roma, 1904, presso la Societ\u00e0 Geografica) <\/em><a href=\"#1\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>(2)<em> \u201cWillst du die Bl\u00fcten des fr\u00fchen \/ die Fr\u00fcchte des sp\u00e4ten Jahres \/ willst du was reizt und entz\u00fcckt \/ willst du was s\u00e4ttigt und n\u00e4hrt \/ willst du den Himmel \/ die Erde mit einem Namen begreifen \/ nenn ich Shakuntala dich, und so ist alles gesagt.\u201d<\/em> <a href=\"#2\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>(3)<em> \u201cEs ist die belohnendeste und erhabendeste Lekturef die (den Urtext ausgenommen) auf der Welt moglich ist : sie ist der Trost meines Lebens gewesen und wird der meines Sterbens sein.\u201d Parerga und Paralipomena \u201c B. II, S. 418 (ed. Reclam). <\/em><a href=\"#3\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>(4)<em> Sulle relazioni fra lo Schopenhauer e l\u2019India c\u2019\u00e8 il libro del Dr. Max F. Hecker\u201dSchopenhauer und die Indische Philosophie\u201d &#8211; Koln, 1897, Hubscher und Teufel <\/em><a href=\"#4\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>(5)<em> \u00abDas System des Vedanta\u00bb 1883 &#8211; \u00abDie Sutras des Vedanta\u00bb 1867 &#8211; \u00abAllgemeine Geschichte der Philosophie\u00bb &#8211; I. Die Philosophie des Veda bis auf die Upanishad\u2019s 1894 \u2013 II. Die Philosophie der Upanishad\u2019s 1899 <\/em><a href=\"#5\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>(6)<em> \u00abSechzig Upanishad\u2019s der Veda, aus dem Sanskrit \u00fcbersetzt u. s. w.\u00bb,1897. <\/em><a href=\"#6\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>(7)<em> \u00abVier philosophische Texte aus dem <\/em><em>Mah\u00e2bh\u00e2rata<\/em><em> \u00fcbersetzt u. s. w.\u00bb -Deussen und Strauss, 1907 <\/em><a href=\"#7\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>(8) Hermann Oldenberg, \u00ab<em>Buddha<\/em><em>\u00bb &#8211; <\/em>Cotta\u2019sche Buchhandlung, Berlin, 1903, Inoltre: <em>\u00ab<\/em><em>Die Religion des Veda\u00bb &#8211; <\/em>\u00ab<em>Aus In<\/em><em>dien und Iran\u00bb <\/em>ecc. La traduzione di parte del <em>Vinaya-pitaka <\/em>fu pubblicata nella collezione <em>Sacred books of the East Voll. <\/em>XIII, XVII e XX. <a href=\"#8\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>(9) \u00c8 gi\u00e0 finita quella del <em>Majjhimanikayo <\/em>(in 3 volumi) Leipzig, Fredrich, 1896-1902 ed \u00e8 in corso di pubblicazione quella del <em>Di<\/em><em>ghanikayo. <\/em>Di parte della prima il De Lorenzo ci ha dato recentemente la traduzione italiana, (Bari, Laterza, 1907). <a href=\"#9\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>(10) Nella collezione <em>Harvard Orientai Series, <\/em>1905. <a href=\"#10\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>(11)<em> \u00ab<\/em><em>The Gospel of Buddha\u00bb <\/em>\u2014 \u00ab<em>Karma\u00bb <\/em>ecc. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>(12) <em>\u00abLa religion v\u00e9dique\u00bb <\/em>3 vol. Paris, 1878-1883, ecc. <a href=\"#12\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>(13) \u00ab<em>Buddismo<\/em>\u00bb Milano, 1898, Manuale Hoepli. <a href=\"#13\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>(14) Autore di eleganti versioni dagli inni vedici e dal <em>Mah\u00e2<\/em><em>bh\u00e2rata. <\/em><a href=\"#14\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>(15) Alessandro Costa, \u00ab<em>Il Buddha e la sua dottrina<\/em>\u00bb Torino, Bocca. &#8211; Giuseppe De Lorenzo, <em>\u00abIndia e Buddismo antico\u00bb, <\/em>Bari, Laterza, 1904. <a href=\"#15\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>(16) Questa critica degli attuali movimenti idealistici former\u00e0 appunto il soggetto di un prossimo articolo di Giovanni Papini. Non insisto perci\u00f2 pi\u00f9 oltre. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a>(17)<em> Allgemeine Geschichte der Philosophie, <\/em>I-i, Seite 36<em>. <\/em><a href=\"#17\">^<\/a><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn18\"><\/a>(18)<em> Der indische Idealismus, F. Bruckmann\/Munchen, <\/em>1903, S. 21. <a href=\"#18\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn19\"><\/a>(19) <em>Allgemeine Geschichte der <\/em><em>Philosophie<\/em> I-i, Seite 13. <a href=\"#19\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn20\"><\/a>(20) Berlin, 1905. 1er Band der Sammlung \u00ab Die Kultur \u00bb &#8211; Bard, Marquard u. Co. <a href=\"#20\">^<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque sia un poco al corrente della cultura contemporanea avr\u00e0 certamente notato negli ultimi anni i segni di un generale crescente interesse per le antiche civilt\u00e0 orientali e specialmente per quella indiana. Infatti ora le traduzioni di scritti indiani si moltiplicano e sono accolte avidamente, e si pubblicano numerose opere che studiano i vari lati di quella grande civilt\u00e0. Per un nuovo Umanesimo ariano di Roberto Assagioli (vedi scheda autore) &#8211; Estratto dal \u201cLeonardo\u201d Anno V &#8211; Aprile-Giugno 1907 &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8829,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[38],"class_list":["post-1252","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici","tag-educazione-esoterica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1252","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1252"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1252\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11192,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1252\/revisions\/11192"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}