{"id":1302,"date":"2010-10-28T23:45:05","date_gmt":"2010-10-28T21:45:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1302"},"modified":"2023-10-16T19:05:09","modified_gmt":"2023-10-16T17:05:09","slug":"sulle-iniziazioni-dionisiache","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1302","title":{"rendered":"Sulle iniziazioni dionisiache"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=54\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Ricorderemo qui alcune caratteristiche del dio Dioniso, chiedendoci, allo stesso tempo, se ci sia ancora qualcosa da imparare da lui ai nostri giorni\u2026<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Sulle iniziazioni dionisiache<\/h3>\n<p align=\"left\">di Alessandro Orlandi<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Ricorderemo qui alcune caratteristiche del dio Dioniso, chiedendoci, allo stesso tempo, se ci sia ancora qualcosa da imparare da lui ai nostri giorni\u2026<\/p>\n<h4>1. L\u2019<em>enthousiasmos<\/em>, la sacralizzazione degli istinti e il dio del vino<\/h4>\n<p>Gli iniziati ai misteri del dio lo celebravano in gruppi chiusi, i cosiddetti &#8220;<em>backeia<\/em>&#8220;, in uno stato di possessione detto &#8220;<em>enthousiasmos<\/em>&#8220;, qui l\u2019origine del termine &#8220;entusiasmo&#8221;: uno stato in cui gli iniziati erano pieni del dio. Non si trattava solo di uno scatenamento orgiastico di istinti animali, ma anche di danza, gioco, allucinazione, era uno stato contemplativo ed estatico, ma anche un modo di controllare emozioni travolgenti. Uno dei pi\u00f9 grandi studiosi della cultura greca, Giorgio Colli, diceva: &#8220;Rotta la sua individualit\u00e0, l\u2019inziato ai Misteri di Dioniso vede quello che i non iniziati non possono vedere, giungendo anche alla divinazione e alla profezia&#8221;.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Come si evince anche dagli affreschi della &#8220;Villa dei misteri&#8221; di Pompei [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] (vedi <a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1369\"><em>L\u2019iniziazione ai culti femminili nei Misteri del mondo antico \/2<\/em><\/a>), che raffigurano una iniziazione dionisiaca, Dioniso era un dio che collegava microcosmo e macrocosmo: il ritmo del sole nel suo cammino annuo era un &#8220;segno celeste&#8221; che indicava ad ogni individuo\u00a0 la via da seguire per conoscere se stesso.<\/p>\n<p>Attraverso l\u2019&#8221;<em>enthousiasmos<\/em>&#8221; il dio toglieva ai suoi iniziati ogni contatto con la &#8220;realt\u00e0 ordinaria&#8221; e con la sobriet\u00e0 e la lucidit\u00e0 del vivere comune. Dava invece come dono la consapevolezza che anche gli istinti pi\u00f9 bassi ed animali, apparentemente i meno &#8220;nobili&#8221;, racchiudono una scintilla divina. Sottraeva l\u2019uomo dalla sua presenza nel mondo della quotidianit\u00e0, \u00e8 vero, ma in compenso gli mostrava ci\u00f2 che si cela dietro le maschere che indossiamo ogni giorno.<\/p>\n<p>A generare la sovrapposizione tra Dioniso e il vino sono proprio le modalit\u00e0 di preparazione della bevanda, dalla danza arcaica dei pigiatori d\u2019uva, mascherati da Satiri e Sileni, ai processi di fermentazione e maturazione del vino che ribolle nelle anfore e nei tini, perfezionandosi ad opera del fuoco che lo anima.<\/p>\n<p>Il vino, sangue della Terra, induce alla procreazione, alla possessione, all\u2019affratellamento e alla convivialit\u00e0, alla sensualit\u00e0 e alla perdita delle inibizioni.<\/p>\n<p>Il bere vino insomma metteva in moto, scatenava, nei posseduti da Dioniso, un aspetto dell\u2019istintualit\u00e0 altrimenti bloccato da mille condizionamenti perch\u00e9 vissuto come pericoloso. Questa esperienza conduceva allo stupore, di sentirsi abitati da forze invisibili e di origine ignota.<\/p>\n<p>Col termine &#8220;entusiasmo&#8221; intendiamo anche oggi una forma di possessione, accade che una immagine scaturita dal nostro cuore, o una forma-pensiero, che pu\u00f2 essere il volto della donna amata, un progetto per il futuro, una ideologia politica, l\u2019adesione a modelli di comportamento, l\u2019effetto di una musica sulle nostre emozioni, abbia il potere di costellare il nostro mondo immaginativo e si impadronisca non solo della nostra fantasia, ma anche dei nostri comportamenti. E qui vorrei sottolineare che l\u2019entusiasmo, proprio come accadeva per i seguaci di Dioniso, \u00e8 spesso un fenomeno collettivo, basti pensare ai grandi totalitarismi che hanno caratterizzato il secolo scorso, o anche a una semplice partita di calcio o a un concerto rock e al tipo di adesione che le masse hanno nei confronti di questi fenomeni, amplificato dai moderni mezzi di comunicazione. Il punto \u00e8 per\u00f2 questo: gli iniziati agli antichi misteri dovevano compiere un cammino alla fine del quale incontravano se stessi, integrando il loro lato oscuro con quello luminoso. Alla fine del cammino conquistavano quella che potremmo chiamare &#8220;l\u2019intelligenza del cuore&#8221;.<\/p>\n<p>Omero sosteneva che i sogni, cos\u00ec come le immagini del cuore, scaturiscono da due porte, una di corno, da cui provengono i sogni sapienziali e quelli profetici, le visioni profonde sulla natura del mondo e dell\u2019anima, l\u2019altra di avorio, da cui provengono invece i sogni menzogneri, le illusioni e gli inganni del cuore. Gli iniziati che venivano posseduti da Dioniso dovevano essere in grado di distinguere le immagini veraci, che provenivano dal dio, da quelle illusorie, che non potevano insegnare loro nulla. Portavano in dote il confronto con le loro Ombre, una sorta di vaccino contro gli inganni del cuore. Potremmo quindi dire che l\u2019<em>enthousiasmos <\/em>degli iniziati a Dioniso recava l\u2019impronta del loro percorso nel mondo sotterraneo, della morte simbolica che avevano vissuto, e dava loro accesso alla sapienza del cuore, a quel livello profondo di percezione della realt\u00e0 al quale hanno accesso solo gli artisti e i poeti, dava loro la capacit\u00e0 di pescare nel pozzo profondo dell\u2019inconscio immagini capaci di gettare luce sul passato, sul presente e sul futuro.<\/p>\n<p>Cosa dire dell\u2019entusiasmo cos\u00ec come lo sperimentiamo oggi? \u00c8 ancora una forma di conoscenza? Se non percorriamo un cammino autentico di conoscenza di noi stessi non c\u2019\u00e8 modo di distinguere tra le immagini veritiere del nostro cuore e quelle fallaci, tra quelle che ci conducono verso il nostro destino e quelle che ci portano solo in vicoli ciechi, a disperdere le nostre energie, tra l\u2019amore per le persone che ci corrispondono veramente e le infatuazioni momentanee, tra l\u2019adesione a idee che veramente possono portare l\u2019umanit\u00e0 verso un futuro pi\u00f9 luminoso e le vuote ideologie. \u00c8 anzi preoccupante la facilit\u00e0 con cui radio, televisione, pubblicit\u00e0 ed altri mezzi di comunicazione possono indirizzare &#8220;l\u2019entusiasmo&#8221; della gente verso obiettivi voluti, verso forme-pensiero che ci vampirizzano. In questo senso, credo, abbiamo molto da imparare dal mondo antico.<\/p>\n<h4>2. Il Dio fallico e lo sposo mistico che ha un imperativo: riunire ci\u00f2 che \u00e8 disperso. Mito del Dio, cuore raccolto da Apollo o da Atena<\/h4>\n<p>Dioniso era anche il dio della potenza generativa, della forza dell\u2019istinto e del desiderio, raffigurata dai falli di legno che venivano portati in processione. Questo dono di Dioniso si manifesta anche attraverso la corrente della vita che tutti gli anni si rianima al solstizio d\u2019inverno, allorch\u00e9 le giornate ricominciano ad allungarsi, determinando il risveglio della Natura. Prima in modo occulto e sotterraneo e poi palese, quella stessa corrente primaverile fa salire la linfa lungo i tronchi ed i rami degli alberi, fa scoccare la scintilla dell\u2019eros che conduce all\u2019accoppiamento gli animali, ha il potere di trasmettere e donare la vita, fa sbocciare i fiori e dischiude le crisalidi delle farfalle, fa fermentare e ribollire il vino nelle botti e riscalda il sangue dei mammiferi.<\/p>\n<p>A questa corrente impersonale, universale ed immortale, che i Greci chiamavano <em>Zo\u00ec<\/em>, si oppongono le esistenze individuali, circoscritte e tese all\u2019autoconservazione animate da una forza vitale destinata a estinguersi nella sua unicit\u00e0, che i greci conoscevano come <em>Bios<\/em>.\u00a0 Cos\u00ec la <em>Zo\u00ec <\/em>rappresentava la natura divina e immortale dell\u2019uomo, mentre &#8220;<em>Bios<\/em>&#8221; era ogni individualit\u00e0 particolare, destinata prima o poi alle dimore di Ade.<\/p>\n<p>Nelle iniziazioni e nelle feste dionisiache che celebravano il risveglio del principio vitale, fondamentale era il ruolo delle donne. Era infatti compito del polo femminile dell\u2019esistenza risvegliare la <em>Zo\u00ec<\/em> addormentata nel letargo invernale, ridestare il fuoco sopito, rimettere in moto le potenti forze del desiderio e della crescita vitale, paralizzate dal gelo e dalla morte.\u00a0 Le Menadi (nome con il quale erano indicate le Baccanti) si abbandonavano a danze sfrenate e orgiastiche in preda all\u2019ebbrezza, seminude, si inerpicavano nel segreto dei monti per celebrare il sacrificio ed il pasto di carne cruda, brandendo serpenti vivi.<\/p>\n<p>Dioniso era il dio che dispiegava in s\u00e9 tutte le potenzialit\u00e0 del maschile, tutte le gradazioni della virilit\u00e0, da quelle pi\u00f9 animali e sotterranee a quelle celesti, in una continua compenetrazione tra gli aspetti sensibili e quelli sovrasensibili, tra la bellezza fisica e quella psichica, tra l\u2019arte e le idee.<\/p>\n<p>Suo compito era quello di armonizzare la sensualit\u00e0 e gli impulsi erotico-sessuali col desiderio di unione eterna con l\u2019essere amato.\u00a0\u00a0 Bachofen\u00a0 e Kerenyi sostengono che il &#8220;dio delle donne&#8221; incarnasse i due aspetti dell\u2019Eros che l\u2019evoluzione psichica femminile deve integrare tra loro: quello inferiore del &#8220;tellurismo eterico&#8221;, l\u2019eros impuro delle profondit\u00e0 fangose, il dio legato alla morte delle energie giovani e all\u2019erotismo indiscriminato e l\u2019amante di Psiche, legato alla Venere celeste, al matrimonio sacro e all\u2019unione eterna con l\u2019essere amato.\u00a0 &#8220;<em>Una superiore esistenza spirituale deve necessariamente<\/em>&#8220;, dice ancora Bachofen, &#8220;<em>fondarsi sull\u2019armonia con l\u2019esistenza fisica<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a>Qualche parola sui miti riguardanti Dioniso. Dioniso-Zagreo era nato da Persefone (o Demetra) unitasi a Zeus dopo che entrambi avevano assunto la forma di serpenti. Secondo il mito il dio fanciullo venne fatto a pezzi e divorato dai Titani, alleati con Saturno &#8211; Kronos e avversari di Zeus nel loro conflitto per regnare sull\u2019Olimpo. Dioniso viene sorpreso dai Titani, mentre ha davanti a s\u00e9 vari oggetti con i quali gioca (un dado, una trottola, un rombo, [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] un bambolotto articolato con caratteri itifallici, un filo di lana, un ditale, una mela d\u2019oro ed uno specchio).<\/p>\n<p>Mentre il fanciullo sta contemplando la propria immagine riflessa nello specchio, i Titani, mascherati e coperti da una polvere bianca (argilla o gesso), lo uccidono e si cibano delle sue carni, divise in sette parti, dopo averle prima bollite nell\u2019acqua e poi arrostite nel fuoco. <a name=\"3\"><\/a>Dioniso viene fatto a brani dai Titani anche se ha la capacit\u00e0 di trasformarsi di continuo.\u00a0 Prima che i Titani riescano a ucciderlo assume infatti l\u2019aspetto di un leone, di un serpente, [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>] di un capro e di un toro ed \u00e8 in una di queste due ultime forme che viene smembrato.\u00a0 Solo il cuore del dio viene risparmiato e raccolto, secondo le diverse varianti del racconto, da Apollo o da Atena. Fu fatta bere a Semele (era questo uno dei nomi che i Greci davano alla Luna) una pozione preparata con il cuore del dio, ci\u00f2 che la rese incinta.\u00a0 Hera, moglie di Zeus, covando propositi di vendetta, spinse allora Semele a chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto e quando ci\u00f2 avvenne Semele ne fu annientata.\u00a0 Dioniso fu per\u00f2 salvato da Zeus che lo sottrasse alla morte proprio quando le fiamme stavano avvolgendo la pira funeraria di Semele e complet\u00f2 la sua gestazione cucito con fermagli d\u2019oro nella coscia del padre degli dei.\u00a0 Il Dio era per ci\u00f2 detto &#8220;il tre volte nato&#8221; o &#8220;quello della doppia porta&#8221;.<\/p>\n<p>Dioniso compariva anche nei misteri eleusini, dedicati alle due dee Demetra e Persefone, madre e figlia. Nel mito Ade, re degli Inferi, rapiva Persefone conducendola nel mondo sotterraneo come sua sposa. Dopo una lunga ricerca da parte della madre Demetra, Persefone veniva ritrovata e riscattata dal mondo dei morti, ma il patto era che dovesse farvi ritorno ogni sei mesi. Sembra, dalle frammentarie testimonianze che ci sono pervenute, che nel mondo sotterraneo si consumassero nuove nozze segrete tra Dioniso e Persefone durante le quali nasceva un fanciullo divino. A questo proposito \u00e8 illuminante un frammento di Eraclito, che getta nuova luce sull\u2019identit\u00e0 del dio del vino: <em>&#8220;Se essi non allestissero il corteo in onore di Dioniso [le falloforie] <\/em>\u00a0<em>e non rivolgessero a lui il canto fallico, senza nessuna venerazione maneggerebbero oggetti venerabili.\u00a0 Ma lo stesso dio \u00e8 Ade e Dioniso, per il quale infuriano e si comportano come Baccanti&#8221;. &#8211; <\/em>Eraclito &#8211; cit. da Plutarco: &#8220;Su Iside e Osiride&#8221;, 28.<\/p>\n<p>Due erano sostanzialmente i modi di rievocare la morte del dio. <a name=\"4\"><\/a>Le Menadi in preda alla mania e al delirio dionisiaco erano solite fare a pezzi un cerbiatto o un capro che lo raffigurava e cibarsi della sua carne cruda; [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>] lo stesso rito era praticato a Creta, durante le feste in onore di Dioniso, con un toro. <a name=\"5\"><\/a>Gli Orfici, invece, sacrificato il capro o il toro, ne bollivano le carni per poi arrostirle, proprio come avevano fatto i Titani con Dioniso [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>].<\/p>\n<p>Lo smembramento subito da Dioniso e la successiva ricostituzione del dio a partire dal cuore sono collegate con l\u2019obiettivo principale delle iniziazioni dionisiache, che \u00e8 anche l\u2019obiettivo principale delle iniziazioni a tutte le grandi tradizioni dell\u2019umanit\u00e0: &#8220;riunire ci\u00f2 che \u00e8 disperso&#8221;, realizzare l\u2019unit\u00e0 tra i contrari che si agitano nell\u2019uomo, tra la sua parte Ombra e quella luminosa.<\/p>\n<p>Ascoltiamo ancora due frammenti greci sul tema dello smembramento di Dioniso:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Ma tutte le altre parti create di Dioniso furono frantumate<\/em>&#8220;, dice Orfeo, &#8220;<em>dagli d\u00e8i separatori, mentre il solo cuore rimase indiviso per la previdenza di Atena &#8230; Solo infatti il cuore che vede lasciarono &#8230; e in sette lacerarono tutte le membra del fanciullo&#8221;, dice il Teologo riguardo ai Titani&#8221; &#8211; <\/em>(Proclo, commento al Timeo)<\/p>\n<p><em>&#8220;Dioniso infatti; quando ebbe posto l\u2019immagine nello specchio, a quella tenne dietro, e cos\u00ec fu frantumato del tutto.\u00a0 Ma Apollo lo raccoglie insieme e lo riconduce alla vita, essendo dio purificatore e veramente salvatore di Dioniso, e per questo viene celebrato come Dionisodote&#8221;. &#8211; <\/em>Olimpiodoro<\/p>\n<p>Lo specchio \u00e8 simbolo di illusione, perch\u00e9 ci\u00f2 che vediamo nello specchio \u00e8 solo il riflesso della realt\u00e0, ma simultaneamente\u00a0 il mondo \u00e8 racchiuso dentro quello specchio e chi lo contempla pu\u00f2 conoscerlo. Conoscenza e illusione, inganno e sapienza sono quindi le cifre di questo Dio. Il riflesso del dio nello specchio \u00e8 la nostra corporeit\u00e0, il nostro istinto vitale e noi e il nostro mondo, tra apparenza e divinit\u00e0, necessit\u00e0 e gioco, siamo quello che il Dio vede ponendosi davanti allo specchio.<\/p>\n<p>Un\u2019altra figura che getta luce sulla figura di Dioniso \u00e8 la sua compagna Arianna. Nel mito che la riguarda, come tutti sanno, Arianna aiuta Teseo ad uccidere il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro, salvando i sette fanciulli e le sette fanciulle che ogni anno il re di Creta Minosse doveva sacrificare al mostro. Arianna gli fornisce un filo che aiuta Teseo ad orientarsi nel labirinto al cui centro la attende il Minotauro.<\/p>\n<p>Nei vasi funerari greci \u00e8 spesso raffigurata una danza di uccelli palustri, anatre o gru che allude a una danza che veniva praticata ai solstizi nella Grecia antica, detta appunto &#8220;danza delle gru&#8221;. (si veda a questo proposito il libro &#8220;Nel labirinto&#8221; di Karoli Kerenij). I danzatori descrivevano una spirale che si avvolgeva sorreggendo una corda (il &#8220;filo di Arianna&#8221;), che rappresentava un raggio di sole. Questa parte della danza raffigurava il cammino del sole dal solstizio d\u2019estate a quello invernale, quando le giornate si accorciano. Al centro della spirale li attendeva un uomo con la testa di toro. Aveva luogo una lotta tra colui che conduceva la danza e l\u2019uomo-toro, sconfitto il quale, la danza riprendeva descrivendo una spirale che si allargava (questa fase si riferiva al solstizio di inverno, quando le giornate ricominciano ad allungarsi). Al termine della spirale si credeva che i danzatori si trasformassero in gru alate e volassero verso il giardino delle Esperidi, per cibarsi delle mele dell\u2019immortalit\u00e0. La danza rituale voleva rappresentare il destino che attende i defunti nel mondo dei morti: un viaggio all\u2019interno di se stessi, nel labirinto dell\u2019anima e il confronto con l\u2019Ombra-Minotauro era la condizione perch\u00e9 le anime potessero godere dell\u2019immortalit\u00e0. L\u2019iniziazione dionisiaca (e probabilmente anche quella ai Misteri eleusini) significava poter compiere questo viaggio da vivi\u2026<\/p>\n<p>Riprendendo il mito di Arianna, esso racconta che, dopo che Teseo esce dal labirinto porta con s\u00e9 Arianna, ma la abbandona inspiegabilmente su un\u2019isola deserta. Qui la fanciulla viene raggiunta da Dioniso, che ne fa la sua sposa. Una possibile chiave di lettura di questo mito, dal punto di vista delle iniziazioni, \u00e8 che dopo che Teseo, l\u2019animus, ha percorso il labirinto e affrontato l\u2019Ombra, allo sposo umano subentra lo sposo divino.<\/p>\n<h4>3. La tragedia, la commedia e il mondo dei morti<\/h4>\n<p>Nella festa delle Brocche, celebrata durante le <em>Anthesterie<\/em>, gli uomini si cimentavano in gare di resistenza col vino e venivano scoperti i <em>phitoi<\/em>, Orci nei quali il mosto fermentava, perch\u00e9 i morti, risaliti dall\u2019Oltretomba, potessero abbeverarsi o inebriarsi con l\u2019odore del vino.<\/p>\n<p>Durante le Dionisie si usava sacrificare animali ancora giovani (soprattutto capre nere e capri) agli avi e agli eroi per aprire un varco con il mondo dei morti e di Ade.<\/p>\n<p><a name=\"6\"><\/a>In quel periodo dovevano essere rappresentate nuove commedie e tragedie ed erano indetti concorsi per premiare la commedia e la tragedia giudicate migliori. [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]<\/p>\n<p>Nei tempi pi\u00f9 arcaici (cio\u00e8 prima del VI secolo a. C.) la scena era dominata da un solo attore che incarnava Dioniso le sue vicende e la sua uccisione da parte dei Titani, oppure Penteo, &#8220;colui che soffre&#8221;, che in origine era il dio stesso e pi\u00f9 tardi, nella tragedia classica, si trasformer\u00e0 in un suo avversario, per ci\u00f2 punito dalle Menadi.\u00a0 In realt\u00e0 tutti gli eroi e i progenitori mitici appartenevano a Dioniso e, agli inizi del teatro, le improvvisazioni canore e musicali dei poeti ne celebravano le gesta. Durante le feste Dionisie e Lenee la durata degli spettacoli poteva protrarsi per un giorno intero.<\/p>\n<p><a name=\"7\"><\/a>Secondo la tradizione, fu Tespi [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>] il primo drammaturgo ad introdurre un attore mascherato al posto di colui che impersonava il capro (tragedia, tragodia, significa appunto &#8220;canto in onore del capro, animale sacro a Dioniso), rendendo palese, attraverso la variet\u00e0 delle maschere, il nesso tra religione dionisiaca e venerazione per gli eroi.<\/p>\n<p>Nella tragedia il ruolo del capro \u00e8 ambivalente, perch\u00e9 se da un lato incarna il dio, dall\u2019altro viene sacrificato proprio in quanto suo nemico, perch\u00e9 ama nutrirsi dell\u2019uva sacra a Dioniso, ed il suo sangue ha la funzione di aprire un passaggio con il mondo sottile attraverso il quale antenati ed eroi, mascherati, possono comunicare ai mortali la loro eterna saggezza.<\/p>\n<p><a name=\"8\"><\/a>La commedia [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>] (canto per il <em>komos<\/em> = danze e canti di bande di uomini vaganti, spesso travestiti da donna) ha inizio dalle danze e dai canti fallici. Anche la commedia, aveva il compito di stabilire un contatto con il mondo sottile ed ultraterreno. La commedia attraverso il riso, la tragedia attraverso il pianto.<\/p>\n<p>Del resto, sia nel teatro di Dioniso ad Atene che nel teatro greco di Siracusa, esistevano gallerie sotto il piano dell\u2019orchestra, munite di uscite dalle quali si credeva\u00a0 apparissero le ombre dei morti evocate da sottoterra e sul tetto dell\u2019edificio scenico era ricavata una piattaforma destinata alle epifanie delle divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Dioniso, nato nel fuoco e dalla pira funeraria, era dunque il dio al quale erano sacre le rappresentazioni teatrali durante le quali gli attori, posseduti dal loro<em> daimon <\/em>e da forze sovrumane, gridavano e cantavano dietro le loro maschere verit\u00e0 terribili, che solo gli dei e gli spiriti potevano conoscere.<\/p>\n<p>Il capro rappresentava Dioniso nella sua passione come vittima sacrificale e gli venivano attribuite le sofferenze degli eroi.\u00a0 <a name=\"9\"><\/a>Eroi che appartenevano a Dioniso, dice Kerenyi, perch\u00e9 egli era la luce che li guidava nel loro destino, era l\u2019eroe che i re si sforzavano di imitare. [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>]<\/p>\n<p>La struttura che le rappresentazioni teatrali assunsero in epoca classica ci svela che tipo di esperienza potesse essere, per uno spettatore del V secolo a. C., assistere ad una tragedia.<\/p>\n<p>Anzitutto il ruolo della maschera.\u00a0 La storia degli inizi del teatro greco \u00e8 anche la storia di un progressivo nascondersi dell\u2019attore (o degli attori) dietro la maschera, man mano che aumenta l\u2019importanza del loro ruolo sulla scena: &#8220;<em>Dapprima la biacca, poi la maschera leggera di lino, quindi quella lignea, sempre pi\u00f9 complessa, fino alla policromia introdotta, pare, da Eschilo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Attraverso la maschera \u00e8 un principio non-vivente a esprimersi.\u00a0 Freddo e alieno perch\u00e9 immortale, pu\u00f2 rivelare la sua spaventosa potenza solo nascondendosi dietro una maschera.<\/p>\n<p>Sulla scena l\u2019azione. Mentre l\u2019attore incarna le gesta e le sofferenze degli eroi, &#8220;posseduto dal dio&#8221;, il coro rappresenta una diversa condizione della coscienza.\u00a0 Il suo compito \u00e8 a tratti quello di ammonire e consigliare i protagonisti o commentarne le vicende, a tratti quello di sottolineare il significato di ci\u00f2 che accade agli occhi del pubblico.\u00a0 Il coro funziona cos\u00ec da mediatore tra l\u2019attore e lo spettatore. Scopo dichiarato delle rappresentazioni tragiche era il determinare nello spettatore la &#8220;catarsi&#8221;.<\/p>\n<p>Gli eroi sacri a Dioniso sono condannati a un destino di sofferenza, sacrificio e morte.\u00a0 Essi devono espiare e condurre fino in fondo tale destino per purificare la loro stirpe.<\/p>\n<p>Ci si attende dagli spettatori della tragedia la &#8220;catarsi&#8221;, ossia che le vicende narrate possano in un primo momento produrre una identificazione con i protagonisti e in seguito, attraverso lo scioglimento del dramma, condurre a una accresciuta consapevolezza ed alla purificazione interiore.\u00a0 Il coro, che introduce i protagonisti, dialoga con loro e ne commenta le vicende in modo impersonale ed equilibrato, rappresenta per gli spettatori lo strumento per straniarsi e distaccarsi dall\u2019azione, cogliendone il senso pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p><a name=\"10\"><\/a>Il Teatro antico prefigurava dunque un\u2019esperienza di morte. &#8220;<em>Per tutta l\u2019et\u00e0 arcaica &#8230; il coro si identific\u00f2 col pubblico o in qualche modo lo rappresentava <\/em>[<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]&#8221;.<\/p>\n<p>Nei tempi pi\u00f9 antichi le rappresentazioni teatrali erano dominate dalla presenza del coro, inizialmente formato da personaggi travestiti da satiri, e si svolgevano cos\u00ec: &#8220;<em>Veniva tracciato un cerchio sul terreno, al cui centro si ergeva l\u2019altare di Dioniso, un po\u2019 spostato di fianco era montato un piccolo palco.\u00a0 Davanti al cerchio trovavano posto le gradinate di legno per gli spettatori.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 dalla disposizione appare chiaro che centro dello spettacolo non era il palco (skene) su cui stava l\u2019attore, ma il cerchio in cui danzava e cantava il coro (l\u2019orchestra). \u00c8 l\u2019azione del coro a costituire lo spettacolo vero e proprio.\u00a0 <a name=\"11\"><\/a>Dal suo palco l\u2019attore introduce invece l\u2019azione, racconta quel che non pu\u00f2 essere direttamente offerto alla vista degli spettatori e spiega anche, probabilmente, quel che il coro rappresenta o mima<\/em>&#8221; [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>]. Tuttavia, nell\u2019evoluzione del teatro greco, una linea di tendenza generale appare chiara: il progressivo allargarsi dello spazio occupato nell\u2019azione tragica dall\u2019attore a spese del coro.<\/p>\n<p><a name=\"12\"><\/a>Torniamo ora al fine escatologico e salvifico che si proponevano le rappresentazioni teatrali. [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>] Dioniso era invocato col nome di Soter o Salvatore. Fine ultimo della tragedia era, appunto, la catarsi, dopo lo stupore, lo spavento o il pianto, lo spettatore veniva trasformato dagli eventi a cui aveva assistito. (Dioniso, come Giove suo padre, era un dio delle metamorfosi).<\/p>\n<p>La catarsi doveva condurre in ultima analisi lo spettatore, attraverso lo spettacolo delle sofferenze, del dolore e della morte degli Eroi, a una condizione di equilibrio, armonia, conoscenza di s\u00e9 e percezione dei limiti posti all\u2019uomo dalla Natura, dal Fato e dagli Dei.<\/p>\n<p>A realizzare, insomma, i due detti che erano incisi sulla facciata del Tempio di Apollo a Delfi: &#8220;<em>Conosci te stesso<\/em>&#8221; e &#8220;<em>Nulla di troppo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Chiediamoci ora se non ci sia un legame sottile tra i diversi aspetti di Dioniso che abbiamo esaminato fin qui: l\u2019enthousiasmos e la scaturigine divina delle nostre pulsioni, il dio fallico e sposo mistico, il dio delle maschere e della tragedia, il dio che attende i mortali nelle dimore di Ade.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 anche un gioco di parole che riguarda il fallo in legno di fico,\u00a0 l\u2019oggetto mistico che veniva portato in processione durante le feste dionisiache, racchiuso in un setaccio per il grano, si tratta dell\u2019assonanza tra le parole <em>krad\u00eca<\/em>, &#8220;cuore&#8221; e k<em>rade<\/em>, &#8220;albero di fico&#8221;. Per questo motivo l\u2019albero del fico ed i suoi frutti erano sacri al dio e durante le stesse processioni venivano esibiti falli in legno di fico inghirlandati con fiori.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto l\u2019attore della commedia, spesso travestito da satiro, conserva per tutto il V sec. a. C. il segno della sua origine rituale, il fallo, che insieme con la maschera e le imbottiture, dovevano presentarlo deforme, indipendentemente dal ruolo del personaggio&#8221;.<\/p>\n<p>Lo stesso aspetto itifallico avevano i bambolotti articolati che facevano parte dei giocattoli di Dioniso Zagreo, spesso rinvenuti nei corridoi funerari.<\/p>\n<p>Nei misteri dionisiaci gli iniziati prendevano parte ad una cerimonia notturna durante la quale dovevano indossare pelli di cerbiatto e predisporre un cratere di vino dal quale attingevano.<\/p>\n<p>Venivano quindi imbrattati con una mistura di argilla e paglia mentre dal buio emergeva la sacerdotessa, che portava una maschera da Gorgone, e, tra le urla dei presenti, venivano pronunciate le parole: &#8220;Sono sfuggito al male, ho trovato il meglio&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 anche noto che le iniziazioni femminili culminavano con la contemplazione del contenuto di un <em>liknon<\/em> coperto che racchiudeva un fallo. Il giorno successivo alla cerimonia notturna di cui abbiamo parlato, il gruppo degli iniziati passava per le strade recando il <em>liknon<\/em>, che conteneva il fallo coperto da dolci e frutta.\u00a0 Alcuni brandivano serpenti vivi e la gente era incoronata da finocchio e pioppo bianco.<\/p>\n<p>In un\u2019altra festa sacra a Dioniso, la festa delle falloforie, grandi falli venivano trasportati ed esibiti in pubblico.\u00a0 Secondo Erodoto il paese originario delle falloforie era l\u2019Egitto, dove falli erano portati in processione durante le feste in onore di Osiride.\u00a0 Nei cortei egizi di cui parla Erodoto, le donne portavano in giro delle statue dotate di enormi falli i quali, grazie ad opportuni congegni, potevano muoversi. Riferimenti al fallo pervadono comunque tutta la sfera dionisiaca.<\/p>\n<p>Durante le feste sacre a Dioniso si danzava la danza del labirinto, rappresentata sui vasi funerari come una danza di uccelli palustri, di anatre, cicogne o gru. Il termine greco per cicogna, Pelargos, \u00e8 composto da due radici, <em>peos <\/em>e <em>lar<\/em>, termini che significano entrambi &#8220;fallo&#8221;, &#8220;elemento fecondatore&#8221; o &#8220;fuoco domestico&#8221;.<\/p>\n<p>Non \u00e8 inutile osservare che i nomi\u00a0 con i quali venivano designati gli spiriti degli antenati e le potenze ancestrali del <em>ghenos<\/em> e del focolare nell\u2019antica Roma, Lari e Penati, avevano anch\u2019essi un carattere marcatamente fallico.<\/p>\n<p>Falli eretti\u00a0 di pietra comparivano spesso sui sepolcri come simboli delle forze generative primarie e sotterranee del <em>ghenos<\/em> e della stirpe.<\/p>\n<p>La follia orgiastica e l\u2019irruenza copulatoria delle Menadi non erano, secondo la mentalit\u00e0 greca, immorali, ma degne di venerazione e sante, perch\u00e9 si manifestavano sotto l\u2019egida del dio che rappresentava simultaneamente anche l\u2019amore sacro della coniuge per il marito, l\u2019amore per il maschile ideale e alato e per il puro princ\u00ecpio spirituale.<\/p>\n<p>La sessualit\u00e0 veniva cio\u00e8 vissuta secondo lo scopo per il quale essa era stata donata alle donne in quanto esseri viventi.<\/p>\n<p>Il culto del dio era quindi perfettamente compatibile con lo stato di donna coniugata e rappresentava il tentativo di assoggettare le potenze scatenate e incontrollabili dell\u2019eros e della vita, dopo averle evocate, per mezzo dei princ\u00ecpi ordinatori del ritmo e della danza.<\/p>\n<p>Le donne sacre a Dioniso erano sottoposte al precetto di castit\u00e0 e casta doveva essere la sacerdotessa o &#8220;Gherair\u00e0&#8221;, sposa del dio.<\/p>\n<p>Pseudo-Demostene attribuisce a una sacerdotessa di Dioniso le parole: &#8220;<em>Vivo santamente e sono pura e incontaminata da relazioni carnali con uomini e da ogni altra forma di impurit\u00e0<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Le due iniziazioni dionisiache (i piccoli ed i grandi Misteri) attendevano anche i morti nell\u2019al di l\u00e0 e, in particolare, si riteneva che le persone morte in giovane et\u00e0 fossero chiamate a nozze dionisiache e che Eros-Dioniso-Ade rapisse le donne alla vita per unirsi a loro in nozze sotterranee.\u00a0 Mentre il suono dei flauti dionisiaci accompagnava le cerimonie funebri, le giovani defunte promesse al dio dovevano trasformarsi in Arianna; e i giovani nello stesso Dioniso.<\/p>\n<p>Terminiamo dicendo che, dal punto di vista dei greci Dioniso non era un dio legato al passato, ma un dio legato al futuro. Nella tragedia di Eschilo <em>Il Prometeo incatenato<\/em>, Prometeo predice infatti ad Hermes che il regno di Zeus verr\u00e0 soppiantato da quello di Dioniso:<\/p>\n<p><em>&#8220;Eppure Zeus, anche se \u00e8 superbo, sar\u00e0 meschino.\u00a0 Si prepara nozze che lo rovesceranno dal suo trono, l\u2019annienteranno.\u00a0 <a name=\"13\"><\/a>E la maledizione che Crono gli lanciava rovinando dal seggio antico si far\u00e0 in tutto vera.\u00a0 Nessuno degli dei pu\u00f2 rivelargli come sfuggire a questa sorte:<\/em> <em>io solo <\/em>[<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]<em>. Io lo so, io so come. Riposi allora, forte del tuono di cui trema il cielo lanciando la sua folgore di fuoco.\u00a0 Perch\u00e9 non basteranno tuono e folgore quando cadr\u00e0 per sempre e senza gloria. <\/em><\/p>\n<p><em>Da s\u00e9 ora si prepara un avversario molto duro da vincere, un prodigio, e la sua fiamma sar\u00e0 pi\u00f9 che folgore, e la sua percossa sar\u00e0 pi\u00f9 che tuono &#8230; e allora (Zeus) imparer\u00e0 se servire \u00e8 altra cosa che regnare&#8221; &#8230; &#8220;Non esiste tormento n\u00e9 lusinga che mi induca a svelare il vero a Zeus se prima non mi libera dai ceppi infami. E lanci la sua fiamma nera, la sua candida neve ed i suoi tuoni, turbi, sconvolga tutto sulla terra:\u00a0 Io non mi piegher\u00f2 non dir\u00f2 chi deve rovesciarlo dal potere&#8221;. <\/em>Eschilo &#8211; <em>Prometeo Incatenato<\/em><\/p>\n<p>Viene spontaneo chiederci se il regno di cui parla Prometeo \u00e8 quello segnato dall\u2019avvento del cristianesimo oppure \u00e8 ancora di l\u00e0 da venire\u2026 <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Per una interpretazione degli affreschi della Villa dei Misteri nel senso indicato (ad es. Nemesi che frusta una delle quattro stagioni interpretata come solstizio invernale) cfr. il mio libro \u201cDioniso nei frammenti dello specchio\u201d, ed. Irradiazioni, Roma 2007, capitolo 9. <a href=\"#1\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Si tratta di un\u2019asticella di legno legata ad una corda che veniva fatta roteare e produceva un cupo ronzio. Si riteneva che le anime dei morti che si fossero trovate nel cerchio descritto dall\u2019asticella, vi sarebbero restate imprigionate. Si diceva anche che il suono del rombo, nel silenzio, annunciasse l\u2019epifania di un dio.\u00a0 (Cfr gli Oracoli Caldaici). <a href=\"#2\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Il symbolon o formula rituale che ripetevano gli iniziati ai misteri di Dioniso e Sabazio consisteva in queste parole: \u201c<em>Il Toro \u00e8 padre per il serpente, ed il serpente per il Toro<\/em>\u201d. Una delle epifanie di Dioniso era quella di un serpente crioforo, cio\u00e8 delle corna di ariete, e durante le feste dionisiache si usava catturare serpenti (anche velenosi) che poi venivano portati in processione e fatti a pezzi da coloro che officiavano i riti. Le quattro forme assunte dal dio si riferivano probabilmente anche alle 4 stagioni dell\u2019anno solare. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Questo, come abbiamo visto, fu il destino di Orfeo. Nelle \u201cBaccanti\u201d di Euripide la stessa sorte tocca a Penteo. Colpevole di aver gettato discredito sul culto dionisiaco, egli viene ucciso e divorato dalle Menadi in preda all\u2019ebbrezza, tra le quali la sua stessa madre che non lo aveva riconosciuto. Viene infatti scambiato per un capretto. <a href=\"#4\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Detienne sostiene (cfr. Dioniso e la pantera profumata, Laterza Roma-Bari 1983) che sia il fatto che le Menadi mangiassero carne cruda, sia il fatto che le carni del dio fossero prima bollite e poi arrostite dai Titani rappresentassero una evasione dal mondo degli uomini. Nel primo caso si sfugge dalla civilt\u00e0 con il dilaniamento, l\u2019omofagia e il desiderio di carne cruda, evadendo verso il basso, dalla parte degli animali. Nel secondo caso occorre tener presente che c\u2019era presso i Greci la proibizione di cibarsi di carne che fosse stata prima bollita a poi arrostita e che era prescritto che queste due operazioni dovessero essere compiute in senso inverso. Il motivo di tale divieto era di tipo religioso ed era determinato dal fatto che, secondo la tradizione, quando Prometeo istitu\u00ec il sacrificio violento degli animali in onore degli dei, stabil\u00ec che le bestie sacrificate dovessero essere prima arrostite e poi bollite (la questione viene affrontata da Aristotele in uno dei Problemi). Invertire l\u2019ordine delle operazioni significava, sostiene Detienne, rifiutare la civilt\u00e0 instaurata dal Sacrificio Prometeico.<br \/>\nC\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019altra interpretazione possibile, non necessariamente antitetica alle precedenti: nel simbolismo mistico dei Misteri, l\u2019acqua era il segno tangibile di un principio sottile e invisibile legato alla morte, alla dissoluzione, alla purificazione ed alla rigenerazione, mentre il fuoco, per il fatto che trasmuta ci\u00f2 che viene sottoposto alla sua azione con il calore e rende percepibili le forme con la luminosit\u00e0, era assimilato al principio spirituale ed aureo (fu Dioniso a conferire a Mida il potere di trasformare tutto in oro), che trasforma l\u2019essere e lo individua. La bollitura nell\u2019acqua e la cottura sul fuoco potevano dunque rappresentare l\u2019insieme dei riti di passaggio che dovevano essere superati dall\u2019iniziato, identificato con il capro e con Dioniso, chiamato prima a regredire allo stato prenatale e a subire una morte e uno smembramento simbolico, per poi rinascere allo spirito. <a href=\"#5\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. G. Colli (op. cit. introd. Vol. I) ritiene che rappresentazioni simili a quelle che si tenevano durante le Dionisie fossero recitate nel segreto dei Templi durante i misteri di Demetra, Persefone e Dioniso. <a href=\"#6\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. Protina fu invece l\u2019autore del distacco tra tragedia e dramma satiresco. Quest\u2019ultimo venne rappresentato in seguito dopo le tragedie per risollevare gli spettatori dopo la catarsi. Solone rimproverava a Tespi, la rappresentazione teatrale, la <em>hypokrisis<\/em>, in quanto reale evocazione che richiamava fisicamente i morti fuori dal mondo sotterraneo. <a href=\"#7\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Scherzando i commediografi greci definivano il loro genere<em> Trygodia<\/em>, ossia \u201ccanto in onore delle fecce\u201d. <em>Tryx<\/em> era la feccia del vino con cui ci si tingeva il viso. <a href=\"#8\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. Quando gli ateniesi non gradivano un dramma dicevano: <em>\u201cQuesto non ha nulla a che fare con Dioniso\u201d<\/em> (cfr. K. Kerenyi, Dioniso pag. 302). <a href=\"#9\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Cfr. M. Vegetti, op. cit. pagg. 134-136 (L\u2019Attore di D. Lanza). <a href=\"#10\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Ibid., pag. 134-136. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. Dioniso era invocato con il nome di <em>Soter<\/em>, \u201cSalvatore\u201d. Sembra che rappresentazioni molto simili a quelle tragiche fossero mostrate agli iniziati durante i Misteri Eleusini e che Eschilo fosse stato condannato per aver svelato questo segreto in una delle sue tragedie. (Cfr. G. Colli, La Sapienza Greca, Milano 1978, Introduzione). <a href=\"#12\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. Prometeo profetizza la caduta di Zeus (che, a sua volta, ha gi\u00e0 detronizzato Crono dopo la guerra contro i Titani) e il futuro regno di suo figlio Dioniso, ma non vuole rivelarne il nome. Se Zeus \u00e8 il dio dell\u2019Ordine esterno e del Macrocosmo, Dioniso regna sull\u2019ordine interno all\u2019uomo, un microcosmo nel quale l\u2019intero universo si rispecchia. <a href=\"#13\">^<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricorderemo qui alcune caratteristiche del dio Dioniso, chiedendoci, allo stesso tempo, se ci sia ancora qualcosa da imparare da lui ai nostri giorni\u2026 Sulle iniziazioni dionisiache di Alessandro Orlandi Ricorderemo qui alcune caratteristiche del dio Dioniso, chiedendoci, allo stesso tempo, se ci sia ancora qualcosa da imparare da lui ai nostri giorni\u2026 1. L\u2019enthousiasmos, la sacralizzazione degli istinti e il dio del vino Gli iniziati ai misteri del dio lo celebravano in gruppi chiusi, i cosiddetti &#8220;backeia&#8220;, in uno stato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8754,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[111],"class_list":["post-1302","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letture-desoterismo","tag-studi-sul-mito"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1302","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1302"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1302\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10270,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1302\/revisions\/10270"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1302"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1302"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1302"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}