{"id":1382,"date":"2009-12-04T20:14:08","date_gmt":"2009-12-04T19:14:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1382"},"modified":"2023-09-25T14:28:40","modified_gmt":"2023-09-25T12:28:40","slug":"il-grande-inquisitore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1382","title":{"rendered":"Il Grande Inquisitore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=52\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Arte ed Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Arte ed Esoterismo\" src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>La leggenda del Grande Inquisitore \u00e8 il vero fulcro del romanzo <em>I Fratelli Karamazov<\/em>, nel quale a comporre e raccontare questo poema filosofico \u00e8 Ivan al quale l&#8217;autore affida la silenziosa contesa tra Cristo ed il suo intelligente interlocutore. Si tratta di un modo artistico-filosofico di conoscere il mondo visto nelle sue contraddizioni, secondo una prospettiva grande e generalizzata, che va oltre la critica del cattolicesimo.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Il Grande Inquisitore<\/h3>\n<p align=\"left\">di F\u00ebdor Michajlovi\u010d Dostoevskij, (tratto dal romanzo <em>I fratelli Karamazov<\/em>)<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>L&#8217;azione del mio poema si svolge in Spagna, a Siviglia, all&#8217;epoca pi\u00f9 tremenda dell&#8217;Inquisizione, allorch\u00e9 in gloria di Dio s&#8217;accendevano quotidianamente, in quel paese, i roghi, e<\/p>\n<p align=\"center\"><em>in autodaf\u00e9 grandiosissimi<br \/>\n<\/em><em>gli eretici ardevan vilissimi. <\/em><\/p>\n<p>Oh, non fu questa, s&#8217;intende, quella discesa in cui Egli si manifester\u00e0, secondo la sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, e avverr\u00e0 d&#8217;improvviso &#8220;come il lampo, che risplende da oriente ad occidente&#8221;.<\/p>\n<p>No, Lo aveva preso il desiderio di visitare almeno per un istante i figli Suoi, proprio l\u00e0 dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell&#8217;immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quella stessa forma umana con la quale era passato per trentatre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende alle &#8220;piazze infocate&#8221; della citt\u00e0 del Sud, nella quale al pi\u00f9 tardi il giorno prima, in un &#8220;grandioso autodaf\u00e9&#8221; a cui assistevano il re, la corte, cavalieri, cardinali e seducentissime dame del seguito, ed era presente, in una folla innumerevole, l&#8217;intera Siviglia, era stato arso in blocco dal cardinale &#8220;grande inquisitore&#8221; un buon centinaio d&#8217;eretici ad <em>maiorem gloriam Dei<\/em>.<\/p>\n<p>Egli appare in sordina, inavvertitamente, ma ecco \u2013 cosa strana \u2013 tutti Lo riconoscono. Spiegare perch\u00e9 Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei pi\u00f9 bei passi del poema. Il popolo \u00e8 attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d&#8217;infinita compassione. Un sole d&#8217;amore arde nel Suo cuore, e raggi di Luce, di Sapienza e di Potenza fluiscono dai Suoi occhi e, inondando gli uomini, fanno fremere d&#8217;amore, di rimando, i loro cuori. Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto di Lui, e perfino dalle Sue vesti, emana una forza salutare. Ecco che un vecchio, cieco dall&#8217;infanzia, grida dalla folla: &#8220;Signore, risanami, e io Ti vedr\u00f2&#8221;, ed ecco che cade dai suoi occhi come una scaglia, e il cieco Lo vede. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli cammina. I bambini gettano fiori dinanzi a Lui, cantano e Lo acclamano: &#8220;Osanna!&#8221;. &#8220;\u00c8 Lui, \u00e8 proprio Lui&#8221;, ripetono tutti, &#8220;dev&#8217;essere Lui, non pu\u00f2 esser che Lui&#8221;.<\/p>\n<p>Egli si ferma sul sagrato della cattedrale di Siviglia nel preciso momento in cui portano nel tempio, fra i pianti, una candida bara infantile aperta: c&#8217;\u00e8 dentro una bambina di sette anni, unica figlia di un insigne cittadino. La bimba morta \u00e8 tutta coperta di fiori. &#8220;Egli risusciter\u00e0 la tua bambina&#8221;, gridano dalla folla alla madre piangente. Il prete della cattedrale uscito incontro alla bara guarda perplesso e aggrotta le sopracciglia. Ma ecco risuonare a un tratto il grido della madre della bambina morta. Essa si getta ai Suoi piedi: &#8220;Se sei Tu, risuscita la mia creatura!&#8221;, esclama, tendendo le braccia verso di Lui. Il corteo si ferma, la bara \u00e8 deposta sul sagrato ai Suoi piedi. Egli la guarda con piet\u00e0 e le Sue labbra pronunziano piano ancora una volta: <em>Talitha kumi <\/em>, fanciullina svegliati. La bambinetta si solleva nella bara, si siede e guarda intorno sorridendo con gli occhietti sgranati, pieni di stupore. Ha nelle mani il mazzo di rose bianche col quale era distesa nella bara.<\/p>\n<p>Il popolo si agita, grida, singhiozza; ed ecco in questo stesso momento passare accanto alla cattedrale, sulla piazza, il cardinale <em>grande inquisitore <\/em> in persona. \u00c8 un vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno, dagli occhi infossati, ma nei quali, come una scintilla di fuoco, splende ancora una luce. Oh, egli non ha pi\u00f9 la sontuosa veste cardinalizia di cui faceva pompa ieri davanti al popolo, mentre si bruciavano i nemici della fede di Roma: no, egli non indossa in questo momento che il suo vecchio e rozzo saio monastico. Lo seguono a una certa distanza i suoi tetri aiutanti, i servi e la &#8220;sacra&#8221; guardia. Si ferma dinanzi alla folla e osserva da lontano. Ha visto tutto, ha visto deporre la bara ai piedi di Lui, ha visto la bambina risuscitare, e il suo viso si \u00e8 abbuiato. Aggrotta le sue folte sopracciglia bianche e il suo sguardo brilla di una luce sinistra. Egli allunga un dito e ordina alle sue guardie che Lo prendano. E tanta \u00e8 la sua forza e a tal punto il popolo \u00e8 docile, sottomesso e pavidamente ubbidiente, che la folla subito si apre davanti alle guardie e queste, in mezzo al silenzio di tomba che si \u00e8 fatto di colpo, mettono le mani su Lui e Lo conducono via. Per un istante tutta la folla, come un solo uomo, si curva fino a terra davanti al vecchio inquisitore; questi benedice il popolo in silenzio e passa oltre.<\/p>\n<p>Le guardie conducono il Prigioniero sotto le volte di un angusto e cupo carcere nel vecchio edificio del Santo Uffizio e ve Lo rinchiudono. Passa il giorno, sopravviene la scura, calda, &#8220;afosa&#8221; notte di Siviglia. L&#8217;aria &#8220;odora di lauri e di limoni&#8221;. In mezzo alla tenebra profonda si apre a un tratto la ferrea porta del carcere, e il grande inquisitore in persona con una fiaccola in mano lentamente si avvicina alla prigione. \u00c8 solo, la porta si richiude subito alle sue spalle.<\/p>\n<p>Egli si ferma sulla soglia e considera a lungo, per uno o due minuti, il volto di Lui. Infine si accosta in silenzio, posa la fiaccola sulla tavola e Gli dice: \u2013 &#8220;Sei Tu, sei Tu?&#8221; \u2013 Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: \u2013 &#8220;Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu gi\u00e0 dicesti una volta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succeder\u00e0 domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condanner\u00f2 e Ti far\u00f2 ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancer\u00e0 domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? S\u00ec, forse Tu lo sai&#8221;, \u2013 aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero.<\/p>\n<p>\u2013 Io non comprendo bene Iv\u00e0n, che voglia dir questo \u2013 sorrise Alj\u00f2sa, che aveva sempre ascoltato in silenzio; \u2013 \u00e8 semplicemente una fantasia delirante, o un errore del vecchio, un assurdo qui pro quo ?<\/p>\n<p>\u2013 Ammetti pure quest&#8217;ultima ipotesi, \u2013 scoppi\u00f2 a ridere Iv\u00e0n, \u2013 se il realismo contemporaneo ti ha gi\u00e0 tanto guastato che tu non possa tollerare nulla di fantastico; vuoi che sia un qui pro quo ? E sia pure! \u00c8 vero, \u2013 e torn\u00f2 a ridere, \u2013 il vecchio ha novant&#8217;anni e da un pezzo la sua idea poteva averlo fatto impazzire. Egli poteva essere stato colpito dall&#8217;aspetto esteriore del Prigioniero. Poteva infine essere un semplice delirio, la visione di un vecchio novantenne sulla soglia della morte, sovreccitato per giunta dall&#8217;autodaf\u00e9 dei cento eretici bruciati la vigilia. Ma qui pro quo o fantasia troppo sfrenata, non \u00e8 lo stesso per noi? L&#8217;importante qui \u00e8 solo che il vecchio deve infine manifestare il proprio pensiero e lo manifesta e dice ad alta voce ci\u00f2 che per novant&#8217;anni ha taciuto.<\/p>\n<p>\u2013 E il Prigioniero rimane zitto? Lo guarda e non dice nemmeno una parola?<\/p>\n<p>\u2013 Ma \u00e8 cos\u00ec che deve essere, in ogni caso, \u2013 rise nuovamente Iv\u00e0n. \u2013 Il vecchio stesso Gli osserva che Egli non ha il diritto di aggiunger nulla a quanto gi\u00e0 fu detto. C&#8217;\u00e8 appunto qui, se vuoi, il tratto pi\u00f9 fondamentale del cattolicesimo romano, come a dire. &#8220;Tutto \u00e8 stato da Te trasmesso al papa, tutto quindi \u00e8 ora nelle mani del papa, e Tu non venirci a disturbare, quanto meno prima del tempo&#8221;. In questo senso non solo parlano, ma anche scrivono i cattolici, i gesuiti almeno. L&#8217;ho letto io stesso nelle opere dei loro teologi. &#8220;Hai Tu il diritto di rivelarci anche un solo segreto del mondo da cui sei venuto?&#8221;. \u2013 Gli domanda il mio vecchio e risponde egli stesso per Lui: \u2013 &#8220;No, Tu non l&#8217;hai, se non vuoi aggiungere qualcosa a quello che gi\u00e0 fu detto e togliere agli uomini quella libert\u00e0 che tanto difendesti quando eri sulla terra. Tutto ci\u00f2 che di nuovo Tu ci rivelassi attenterebbe alla libert\u00e0 della fede umana, giacch\u00e9 apparirebbe come un miracolo, mentre la libert\u00e0 della fede gi\u00e0 allora, millecinquecent&#8217;anni or sono, Ti era pi\u00f9 cara di tutto. Non dicevi Tu allora spesso: &#8220;Voglio rendervi liberi?&#8221;. Ebbene, adesso Tu li ha veduti, questi uomini &#8220;liberi&#8221;, \u2013 aggiunge il vecchio con un pensoso sorriso.<\/p>\n<p>\u2013 S\u00ec, questa faccenda ci \u00e8 costata cara, \u2013 continua, guardandolo severo, \u2013 ma noi l&#8217;abbiamo finalmente condotta a termine, in nome Tuo. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa libert\u00e0, ma adesso l&#8217;opera \u00e8 compiuta e saldamente compiuta. Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono pi\u00f9 che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libert\u00e0, e l&#8217;hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma \u00e8 questo che Tu desideravi, \u00e8 una simile libert\u00e0?&#8221;.<\/p>\n<p>\u2013 Io torno a non comprendere, \u2013 interruppe Alj\u00f2sa, \u2013 egli fa dell&#8217;ironia, scherza?<\/p>\n<p>\u2013 Niente affatto. Egli fa un merito a s\u00e9 ed ai suoi precisamente di avere infine soppresso la libert\u00e0 e di averlo fatto per rendere felici gli uomini. &#8220;Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell&#8217;inquisizione) \u00e8 diventato possibile pensare alla felicit\u00e0 umana. L&#8217;uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici? Tu eri stato avvertito, \u2013 Gli dice, \u2013 avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti. Tu ricusasti l&#8217;unica via per la quale si potevano render felici gli uomini, ma per fortuna, andandotene, rimettesti la cosa nelle nostre mani. Tu ci hai promesso, Tu ci hai con la Tua parola confermato, Tu ci hai dato il diritto di legare e di slegare, e certo non puoi ora nemmeno pensare a ritoglierci questo diritto. Perch\u00e9 dunque sei venuto a disturbarci?&#8221;.<\/p>\n<p>\u2013 Ma che cosa significa: &#8220;Non Ti sono mancati avvertimenti e consigli?&#8221; \u2013 domand\u00f2 Alj\u00f2sa.<\/p>\n<p>\u2013 Ma qui appunto sta l&#8217;essenza di ci\u00f2 che il vecchio deve esprimere. &#8220;Lo spirito intelligente e terribile, lo spirito dell&#8217;autodistruzione e del non essere, \u2013 continua il vecchio, \u2013 il grande spirito. Ti parl\u00f2 nel deserto, e nei libri ci \u00e8 riferito come egli Ti avesse &#8220;tentato&#8221;. Non \u00e8 cos\u00ec? Ma si poteva mai dire qualcosa di pi\u00f9 vero di quanto egli Ti rivel\u00f2 nelle tre domande che Tu respingesti e che nei libri sono dette &#8220;tentazioni&#8221;? Tuttavia, se mai ci fu sulla terra un vero e clamoroso miracolo, fu in quel giorno, nel giorno di quelle tre tentazioni. Precisamente nella formulazione di quelle tre domande era racchiuso il miracolo. Se si potesse, soltanto a mo&#8217; di esempio e di ipotesi, immaginare che quelle tre domande dello spirito terribile fossero scomparse dai libri senza lasciare traccia e che occorresse ricostruirle, pensarle e formularle di nuovo, per rimetterle nei libri, e se per questo si riunissero tutti i sapienti della terra \u2013 governanti, prelati, dotti, filosofi, poeti, \u2013 e si assegnasse loro questo compito: immaginate, formulate tre domande tali da corrispondere all&#8217;importanza dell&#8217;evento non solo, ma da esprimere per giunta in tre parole, in tre proposizioni umane, tutta la futura storia del mondo e dell&#8217;umanit\u00e0, \u2013 ebbene, credi Tu che tutta la sapienza della terra, insieme raccolta, potrebbe concepire qualcosa di simile per forza e profondit\u00e0 a quelle tre domande che Ti furono allora rivolte nel deserto dallo spirito intelligente e possente? Gi\u00e0 solo da quelle domande e dal prodigio della loro formulazione si pu\u00f2 capire che si ha da fare non con lo spirito umano transitorio, ma con quello eterno ed assoluto. In quelle tre domande infatti \u00e8 come compendiata e predetta tutta la storia ulteriore dell&#8217;umanit\u00e0, sono dati i tre archetipi in cui si concreteranno tutte le insolubili, contraddizioni storiche dell&#8217;umana natura su tutta la terra. Questo non poteva ancora, a quel tempo, essere cos\u00ec chiaro, poich\u00e9 l&#8217;avvenire era ignoto, ma adesso, passati quindici secoli, noi vediamo che in quelle tre domande tutto era stato a tal segno divinato e predetto e che tutto si \u00e8 a tal segno avverato, che non \u00e8 pi\u00f9 possibile aggiungervi o toglierne alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>\u2013 Decidi Tu stesso chi avesse ragione, se Tu o colui che allora T&#8217;interrogava. Ricordati la prima domanda: se non la lettera il senso era questo: &#8220;Tu vuoi andare e vai al mondo con le mani vuote, con non so quale promessa di una libert\u00e0 che gli uomini, nella semplicit\u00e0 e nella innata intemperanza loro, non possono neppur concepire, che essi temono e fuggono, giacch\u00e9 nulla mai \u00e8 stato per l&#8217;uomo e per la societ\u00e0 umana pi\u00f9 intollerabile della libert\u00e0! Vedi Tu invece queste pietre in questo nudo e infocato deserto? Mutale in pani e l&#8217;umanit\u00e0 sorger\u00e0 dietro a Te come un riconoscente e docile gregge, con l&#8217;eterna paura di vederti ritirare la Tua mano, e di rimanere senza i Tuoi pani&#8221;. Ma Tu non volesti privar l&#8217;uomo della libert\u00e0 e respingesti l&#8217;invito, perch\u00e9, cos\u00ec ragionasti, che libert\u00e0 pu\u00f2 mai esserci, se l&#8217;ubbidienza \u00e8 comprata coi pani? Tu obiettasti che l&#8217;uomo non vive di solo pane, ma sai Tu che nel nome di questo stesso pane terreno, insorger\u00e0 contro di Te lo spirito della terra e lotter\u00e0 con Te e Ti vincer\u00e0, e tutti lo seguiranno, esclamando: &#8220;Chi \u00e8 comparabile, a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco del cielo!&#8221;. Sai Tu che passeranno i secoli e l&#8217;umanit\u00e0 proclamer\u00e0 per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? &#8220;Nutrili e poi chiedi loro la virt\u00fa!&#8221;, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si lever\u00e0 contro di Te e che abbatter\u00e0 il Tuo tempio. Al posto del Tuo tempio sorger\u00e0 un nuovo edificio, sorger\u00e0 una nuova spaventosa torre di Babele, e, quand&#8217;anche essa restasse, come la prima, incompiuta, Tu avresti per\u00f2 potuto evitare questa nuova torre e abbreviare di mille anni le sofferenze degli uomini, giacch\u00e9 essi verranno a noi, dopo essersi arrovellati per mille anni intorno alla loro torre!<\/p>\n<p>Essi torneranno allora a cercarci sotto terra, nelle catacombe, dove ci nasconderemo (perch\u00e9 saremo di nuovi perseguitati e torturati), ci troveranno e ci grideranno: &#8220;Nutriteci, perch\u00e9 quelli che ci avevano promesso il fuoco del cielo non ce l&#8217;han dato&#8221;. E allora saremo noi a ultimare la loro torre, giacch\u00e9 la ultimer\u00e0 chi li sfamer\u00e0 e noi soli li sfameremo, in nome Tuo, facendo credere di farlo in nome Tuo. Oh, mai, mai essi potrebbero sfamarsi senza di noi! Nessuna scienza dar\u00e0 loro il pane, finch\u00e9 rimarranno liberi, ma essi finiranno per deporre la loro libert\u00e0 ai nostri piedi e per dirci: &#8220;Riduceteci piuttosto in schiavit\u00f9 ma sfamateci!&#8221;. Comprenderanno infine essi stessi che libert\u00e0 e pane terreno a discrezione per tutti sono fra loro inconciliabili, giacch\u00e9 mai, mai essi sapranno ripartirlo fra loro! Si convinceranno pure che non potranno mai nemmeno esser liberi, perch\u00e9 sono deboli, viziosi, inetti e ribelli.<\/p>\n<p>Tu promettevi loro il pane celeste, ma, lo ripeto ancora, pu\u00f2 esso, agli occhi della debole razza umana, eternamente viziosa ed eternamente abietta, paragonarsi a quello terreno? E se migliaia e diecine di migliaia di esseri Ti seguiranno in nome del pane celeste, che sar\u00e0 dei milioni e dei miliardi di esseri che non avranno la forza di posporre il pane terreno a quello celeste? O forse Ti sono care soltanto le diecine di migliaia di uomini grandi e forti, mentre i restanti milioni, numerosi come la sabbia del mare, di esseri deboli, che per\u00f2 Ti amano, non devono servire che da materiale per i grandi e per i forti? No, a noi sono cari anche i deboli. Essi sono viziosi e ribelli, ma finiranno per diventar docili. Essi ci ammireranno e ci terranno in conto di d\u00e8i per avere acconsentito, mettendoci alla loro testa, ad assumerci il carico di quella libert\u00e0 che li aveva sbigottiti e a dominare su loro, tanta paura avranno infine di esser liberi! Ma noi diremo che obbediamo a Te e che dominiamo in nome Tuo. Li inganneremo di nuovo, giacch\u00e9 a Te non permetteremo pi\u00f9 di accostarti a noi. E in quest&#8217;inganno star\u00e0 la nostra sofferenza, poich\u00e9 saremo costretti a mentire.<\/p>\n<p>Ecco ci\u00f2 che significa quella domanda che Ti fu fatta nel deserto, ed ecco ci\u00f2 che Tu ricusasti in nome della libert\u00e0, da Te collocata pi\u00f9 in alto di tutto. In quella domanda tuttavia si racchiudeva un grande segreto di questo mondo. Acconsentendo al miracolo dei pani, Tu avresti dato una risposta all&#8217;universale ed eterna ansia umana, dell&#8217;uomo singolo come dell&#8217;intera umanit\u00e0: &#8220;Davanti a chi inchinarsi?&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 per l&#8217;uomo rimasto libero pi\u00f9 assidua e pi\u00f9 tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l&#8217;uomo cerca di inchinarsi a ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perch\u00e9 la preoccupazione di queste misere creature non \u00e8 soltanto di trovare un essere a cui questo o quell&#8217;uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme . E questo bisogno di comunione nell&#8217;adorazione \u00e8 anche il pi\u00f9 grande tormento di ogni singolo, come dell&#8217;intera umanit\u00e0, fin dal principio dei secoli. \u00c8 per ottenere quest&#8217;adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli d\u00e8i e si sono sfidati l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;Abbandonate i vostri d\u00e8i e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri d\u00e8i!&#8221;. E cos\u00ec sar\u00e0 fino alla fine del mondo, anche quando gli d\u00e8i saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadranno allora in ginocchio davanti agli idoli.<\/p>\n<p>Tu conoscevi, Tu non potevi non conoscere questo fondamentale segreto della natura umana, ma Tu rifiutasti l&#8217;unica, assoluta bandiera, che Ti veniva proposta per indurre tutti a inchinarsi senza discussione dinanzi a Te; la bandiera del pane terreno, e la rifiutasti in nome della libert\u00e0 e del pane celeste. Guarda poi quel che hai fatto in seguito. E sempre in nome della libert\u00e0! Io Ti dico che non c&#8217;\u00e8 per l&#8217;uomo pensiero pi\u00f9 angoscioso che quello di trovare al pi\u00f9 presto a chi rimettere il dono della libert\u00e0 con cui nasce questa infelice creatura. Ma dispone della libert\u00e0 degli uomini solo chi ne acquista la coscienza. Col pane Ti si dava una bandiera indiscutibile: l&#8217;uomo si inchina a chi gli d\u00e0 il pane, giacch\u00e9 nulla \u00e8 pi\u00f9 indiscutibile del pane; ma, se qualcun altro accanto a Te si impadronir\u00e0 nello stesso tempo della sua coscienza, oh, allora egli butter\u00e0 via anche il Tuo pane e seguir\u00e0 colui che avr\u00e0 lusingato la sua coscienza. In questo Tu avevi ragione. Il segreto dell&#8217;esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere, ma in ci\u00f2 per cui si vive. Senza un concetto sicuro del fine per cui deve vivere, l&#8217;uomo non acconsentir\u00e0 a vivere e si sopprimer\u00e0 piuttosto che restare sulla terra, anche se intorno a lui non ci fossero che pani.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 giusto, ma che cosa \u00e8 avvenuto? Invece di impadronirti della libert\u00e0 degli uomini, Tu l&#8217;hai ancora accresciuta! Avevi forse dimenticato che la tranquillit\u00e0 e perfino la morte \u00e8 all&#8217;uomo pi\u00f9 cara della libera scelta fra il bene ed il male? Nulla \u00e8 per l&#8217;uomo pi\u00f9 seducente che la libert\u00e0 della sua coscienza, ma nulla anche \u00e8 pi\u00f9 tormentoso. Ed ecco che, in luogo di saldi principi, per acquietare la coscienza umana una volta per sempre, Tu hai scelto tutto quello che c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 inconsueto, enigmatico e impreciso, hai scelto tutto quello che superava le forze degli uomini, e hai perci\u00f2 agito come se Tu non li amassi per nulla, e chi mai ha fatto questo? Colui che era venuto a dare per essi la Sua vita! Invece d&#8217;impadronirti della libert\u00e0 umana, Tu l&#8217;hai moltiplicata e hai per sempre gravato col peso dei suoi tormenti la vita morale dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Tu volesti il libero amore dell&#8217;uomo, perch\u00e9 Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te. In luogo di seguire la salda legge antica, l&#8217;uomo doveva per l&#8217;avvenire decidere da s\u00e9 liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un cos\u00ec terribile fardello come la libert\u00e0 di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verit\u00e0? Essi esclameranno, alla fine, che la verit\u00e0 non \u00e8 in Te, perch\u00e9 era impossibile abbandonarli fra ansie ed angosce maggiori di come Tu facesti, lasciando loro tante inquietudini e tanti insolubili problemi. In tal modo preparasti Tu stesso la rovina del Tuo regno, e non darne pi\u00f9 la colpa a nessuno. Ma \u00e8 questo intanto che Ti offriva? Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicit\u00e0 loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l&#8217;autorit\u00e0. Tu respingesti la prima, la seconda e la terza e desti cos\u00ec l&#8217;esempio.<\/p>\n<p>Lo spirito sapiente e terribile, Ti aveva posto sul culmine del tempio e Ti aveva detto: &#8220;Se vuoi sapere se Tu sei Figlio di Dio, gettati in basso, poich\u00e9 di Lui \u00e8 detto che gli angeli Lo sosterranno e Lo porteranno, ed Egli non cadr\u00e0 e non si far\u00e0 alcun male, e saprai allora se Tu sei il Figlio di Dio e proverai allora quale sia la Tua fede nel Padre Tuo&#8221;; ma Tu, udito ci\u00f2, respingesti l&#8217;offerta, non Ti lasciasti convincere e non Ti gettasti gi\u00f9. Oh, certo, Tu agisti allora con una magnifica fierezza, come Iddio, ma gli uomini, questa debole razza di ribelli, sono essi forse d\u00e8i? Oh, Tu comprendesti allora che, facendo un solo passo, un solo movimento per gettarti gi\u00f9, avresti senz&#8217;altro tentato il Signore e perduto ogni fede in Lui, e Ti saresti sfracellato sulla terra che eri venuto a salvare, e si sarebbe rallegrato lo spirito sagace che Ti aveva tentato. Ma, ripeto, ce ne sono forse molti come Te? E in verit\u00e0 potevi Tu ammettere, non fosse che per un momento, che anche gli uomini avessero la forza di resistere a una simile tentazione? \u00c8 forse fatta la natura umana per respingere il miracolo e, in cos\u00ec terribili momenti della vita, di fronte ai pi\u00f9 terribili, fondamentali e angosciosi problemi dell&#8217;anima, rimettersi unicamente alla libera decisione del cuore? Oh, Tu sapevi che la Tua azione si sarebbe tramandata nei libri, avrebbe raggiunto la profondit\u00e0 dei tempi e gli ultimi confini della terra, e sperasti che, seguendo Te, anche l&#8217;uomo si sarebbe accontentato di Dio, senza bisogno di miracoli. Ma Tu non sapevi che, non appena l&#8217;uomo avesse ripudiato il miracolo, avrebbe subito ripudiato anche Dio, perch\u00e9 l&#8217;uomo cerca non tanto Dio quanto i miracoli. E siccome l&#8217;uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, cos\u00ec si creer\u00e0 dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchiner\u00e0 al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss&#8217;egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo.<\/p>\n<p>Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: &#8220;Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu&#8221;. Tu non scendesti, perch\u00e9 una volta di pi\u00f9 non volesti asservire l&#8217;uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l&#8217;ha per sempre riempito di terrore. Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacch\u00e9, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi.<\/p>\n<p>Vedi e giudica, sono passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l&#8217;uomo \u00e8 stato creato pi\u00f9 debole e pi\u00f9 vile che Tu non credessi! Pu\u00f2 egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne piet\u00e0, perch\u00e9 troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava pi\u00f9 di se stesso! Stimandolo meno, avresti anche meno preteso da lui, e questo sarebbe stato pi\u00f9 vicino all&#8217;amore, perch\u00e9 pi\u00f9 leggera sarebbe stata la sua soma. Egli \u00e8 debole e vile. Che importa che egli adesso si sollevi dappertutto contro la nostra autorit\u00e0 e si inorgoglisca della sua rivolta? \u00c8 l&#8217;orgoglio del bambino e dello scolaretto. Sono i piccoli bimbi che si sono ribellati in classe e hanno cacciato il maestro. Ma anche l&#8217;esaltazione dei ragazzetti avr\u00e0 fine e coster\u00e0 loro cara. Essi abbatteranno i templi e inonderanno di sangue la terra. Ma si avvedranno infine, gli sciocchi fanciulli, di essere bens\u00ec dei ribelli, ma dei ribelli deboli e incapaci di sopportare la propria rivolta. Versando le loro stupide lacrime, riconosceranno infine che chi li cre\u00f2 ribelli se ne voleva senza dubbio burlare. Essi lo diranno nella disperazione, e le loro parole saranno una bestemmia che li render\u00e0 anche pi\u00f9 infelici, perch\u00e9 la natura umana non sopporta la bestemmia e alla fin fine se ne vendica sempre da s\u00e9.<\/p>\n<p>Inquietudine dunque, tumulto e infelicit\u00e0: ecco l&#8217;odierna sorte degli uomini, dopo che Tu tanto patisti per la loro libert\u00e0! Il Tuo grande profeta dice nella sua visione e nella sua parabola di aver visto tutti i partecipi della prima resurrezione e che ce n&#8217;erano dodicimila per ciascuna trib\u00f9. Ma se erano tanti, vuol dire che quelli erano pi\u00f9 d\u00e8i che uomini. Essi sopportarono la Tua croce, essi sopportarono diecine d&#8217;anni di vita famelica nel nudo deserto, cibandosi di cavallette e di radici; e certo Tu puoi appellarti con orgoglio a questi eroi della libert\u00e0, dell&#8217;amore libero, del libero e magnifico sacrificio da essi compiuto in nome Tuo. Ma ricordati che erano in tutto appena alcune migliaia, ed erano per giunta degli d\u00e8i, ma i rimanenti? E che colpa hanno gli altri, gli uomini deboli, di non aver potuto sopportare ci\u00f2 che i forti poterono? Che colpa ha l&#8217;anima debole, se non ha la forza di accogliere cos\u00ec terribili doni? Possibile che Tu sia venuto davvero solo agli eletti e per gli eletti? Ma se \u00e8 cos\u00ec, c&#8217;\u00e8 qui un mistero e noi non possiamo comprenderlo.<\/p>\n<p>E se c&#8217;\u00e8 un mistero, anche noi avevamo il diritto di predicarlo e di insegnare agli uomini che non \u00e8 la libera decisione dei loro cuori quello che importa, n\u00e9 l&#8217;amore, ma un mistero, a cui essi debbono ciecamente inchinarsi, anche contro la loro coscienza. E cos\u00ec abbiamo fatto. Abbiamo corretto l&#8217;opera Tua e l&#8217;abbiamo fondata sul miracolo , sul mistero e sull&#8217; autorit\u00e0 . E gli uomini si sono rallegrati di essere nuovamente condotti come un gregge e di vedersi infine tolto dal cuore un dono cos\u00ec terribile, che aveva loro procurato tanti tormenti. Avevamo noi ragione d&#8217;insegnare e di agire cos\u00ec? Parla! Forse che non amavamo l&#8217;umanit\u00e0, riconoscendone cos\u00ec umilmente l&#8217;impotenza, alleggerendo con amore il suo fardello e concedendo alla sua debole natura magari anche di peccare, ma per\u00f2 col nostro consenso? Perch\u00e9 mi guardi in silenzio coi tuoi miti occhi penetranti? Va&#8217; in collera, io non voglio il Tuo amore, perch\u00e9 io stesso non Ti amo. E che cosa dovrei nasconderti? Non so forse con chi parlo?<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che ho da dirti, gi\u00e0 Ti \u00e8 noto, lo leggo nei Tuoi occhi. E dovrei io nasconderti il nostro segreto? Forse Tu vuoi proprio udirlo dalle mie labbra, ascolta dunque: noi non siamo con Te, ma con lui , ecco il nostro segreto! Da lungo tempo non siamo pi\u00f9 con Te, ma con lui , sono ormai otto secoli. Sono esattamente otto secoli che accettammo da lui ci\u00f2 che Tu avevi rifiutato con sdegno, quell&#8217;ultimo dono ch&#8217;egli Ti offriva, mostrandoti tutti i regni della terra: noi accettammo da lui Roma e la spada di Cesare e ci proclamammo re della terra, gli unici re, sebbene non abbiamo ancora avuto il tempo di compiere interamente l&#8217;opera nostra. Ma di chi la colpa? Oh, quest&#8217;opera \u00e8 finora soltanto agli inizi, ma \u00e8 cominciata! Ancora a lungo si dovr\u00e0 attenderne il compimento e molto ancora soffrir\u00e0 la terra, ma noi raggiungeremo la m\u00e8ta, saremo Cesari, e allora penseremo all&#8217;universale felicit\u00e0 degli uomini.<\/p>\n<p>Tu per\u00f2 gi\u00e0 allora avresti potuto accettare la spada di Cesare. Perch\u00e9 ricusasti quest&#8217;ultimo dono? Accogliendo questo terzo consiglio dello spirito possente, Tu avresti compiuto tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo cerca sulla terra, e cio\u00e8: a chi inchinarsi, a chi affidare la propria coscienza e in qual modo, infine, unirsi tutti in un formicaio indiscutibilmente comune e concorde, giacch\u00e9 il bisogno di unione universale \u00e8 il terzo e l&#8217;ultimo tormento degli uomini. Sempre l&#8217;umanit\u00e0 mir\u00f2 nel suo insieme ad organizzarsi universalmente. Molti furono i grandi popoli con una grande storia, ma quanto pi\u00f9 elevati erano quei popoli, tanto pi\u00f9 erano infelici, perch\u00e9 pi\u00f9 fortemente degli altri sentivano il bisogno dell&#8217;unione universale degli uomini. I grandi conquistatori, i Timur e i Gengis-Khan, passarono come un turbine sulla terra, cercando di conquistare l&#8217;universo, ma anche essi, per quanto inconsapevolmente, espressero quello stesso potente bisogno umano di unione mondiale ed universale.<\/p>\n<p>Accettando il mondo e la porpora di Cesare, Tu avresti fondato il regno universale e dato la pace universale. Chi mai infatti deve dominare gli uomini, se non quelli che dominano la loro coscienza e nelle cui mani \u00e8 il loro pane? E noi abbiamo preso la spada di Cesare, ma naturalmente, prendendola, ripudiammo Te e andammo dietro a lui . Oh, passeranno ancora secoli di orgia del libero pensiero, di umana scienza e di antropofagia, perch\u00e9, avendo cominciato a costruire la loro torre di Babele senza di noi, \u00e8 con l&#8217;antropofagia che termineranno. Ma proprio allora la bestia striscer\u00e0 verso di noi e leccher\u00e0 i nostri piedi e li spruzzer\u00e0 con le lacrime di sangue dei suoi occhi. E noi monteremo sulla bestia e leveremo in alto una coppa su cui sar\u00e0 scritto &#8220;Mistero!&#8221;. Ma allora soltanto, e allora spunter\u00e0 per gli uomini il regno della pace e della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Tu sei fiero dei Tuoi eletti, ma Tu non hai che eletti, mentre noi daremo la pace a tutti. D&#8217;altra parte, c&#8217;\u00e8 anche questo: quanti di quegli eletti, e di quei forti che avrebbero potuto diventarlo, si sono infine stancati di attenderTi, e hanno portato e ancora porteranno su altri campi le forze del loro spirito e la fiamma del loro cuore, e finiranno anche per sollevare contro di Te la loro libera bandiera! Ma questa bandiera l&#8217;innalzasti Tu stesso. Con noi invece tutti saranno felici e pi\u00f9 non si rivolteranno, n\u00e9 si stermineranno fra loro, come facevano dappertutto nella Tua libert\u00e0. Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libert\u00e0 loro, in favore nostro e si sottometteranno a noi. Ebbene, avremo ragione, perch\u00e9 ricorderanno a quali orrori di servit\u00f9 e di turbolenza li conducesse la Tua libert\u00e0.<\/p>\n<p>La libert\u00e0, il libero pensiero e la scienza li condurranno in tali labirinti e li porranno davanti a tali portenti e misteri insolubili, che di essi gli uni, ribelli e furiosi, si distruggeranno da s\u00e9, gli altri, ribelli ma deboli si distruggeranno fra loro, mentre i rimanenti, imbelli e infelici, si trascineranno ai nostri piedi e ci grideranno: \u201cS\u00ec, voi avevate ragione, voi soli possedevate il Suo segreto e noi torniamo a voi, salvateci da noi medesimi\u201d. Ricevendo i pani da noi, certo vedranno chiaramente che prendiamo i loro stessi pani, guadagnati dalle loro stesse braccia, per distribuirli fra essi, senza miracolo alcuno, vedranno che noi non abbiamo mutato in pani le pietre, ma in verit\u00e0, pi\u00f9 che del pane stesso, saranno lieti di riceverlo dalle nostre mani! Giacch\u00e9 troppo bene ricorderanno che prima, senza di noi, gli stessi pani da essi guadagnati si mutavano nelle loro mani in pietre, mentre, dopo il ritorno a noi, le pietre medesime si sono mutate nelle mani loro in pani. Troppo, troppo apprezzeranno quel che significa sottomettersi una volta per sempre! E finch\u00e9 gli uomini non capiranno questo, saranno infelici. Ma chi pi\u00f9 di tutti, dimmi, ha favorito questa incomprensione? Chi ha diviso il gregge e l\u2019ha disperso per vie sconosciute? Ma il gregge torner\u00e0 a raccogliersi, torner\u00e0 a sottomettersi, e questa volta per sempre.<\/p>\n<p>Allora noi daremo loro la tranquilla, umile felicit\u00e0 degli esseri deboli, quali essi furono creati. Oh, noi li persuaderemo infine a non inorgoglirsi, ch\u00e9 Tu li innalzasti e in tal modo insegnasti loro a inorgoglirsi: proveremo loro che sono deboli, che sono soltanto dei poveri bimbi, ma che la felicit\u00e0 infantile \u00e8 la pi\u00f9 dolce di tutte. Essi diverranno mansueti, guarderanno a noi e a noi si stringeranno, nella paura, come i pulcini alla chioccia. Ci ammireranno e avranno paura di noi, e saranno fieri che noi siamo cos\u00ec potenti e cos\u00ec intelligenti da aver potuto pacificare un cos\u00ec tumultuoso e innumerevole gregge. Temeranno la nostra collera, i loro spiriti si faranno timidi, i loro occhi lacrimosi, come quelli dei bambini e delle donne, ma altrettanto facilmente passeranno, a un nostro cenno, all\u2019allegrezza, ed al riso, alla gioia luminosa ed alle felici canzoni infantili. Certo li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzeremo la loro vita come un giuoco infantile con canti e cori e danze innocenti. Oh, noi consentiremo loro anche il peccato, perch\u00e9 sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perch\u00e9 permetteremo loro di peccare. Diremo che ogni peccato, se commesso col nostro consenso, sar\u00e0 riscattato, che permettiamo loro di peccare perch\u00e9 li amiamo e che, in quanto al castigo per tali peccati, lo prenderemo su di noi. Cos\u00ec faremo, ed essi ci adoreranno come benefattori che si saranno gravati coi loro peccati dinanzi a Dio. E per noi non avranno segreti. Permetteremo o vieteremo loro di vivere con le proprie mogli ed amanti, di avere o di non avere figli, \u2013 sempre giudicando in base alla loro ubbidienza, \u2013 ed essi s\u2019inchineranno con allegrezza e con gioia. Tutti, tutti i pi\u00f9 tormentosi segreti della loro coscienza, li porteranno a noi, e noi risolveremo ogni caso, ed essi avranno nella nostra decisione una fede gioiosa, perch\u00e9 li liberer\u00e0 dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere.<\/p>\n<p>E tutti saranno felici, milioni di esseri, salvo un centinaio di migliaia di condottieri. Giacch\u00e9 noi soli, noi che custodiremo il segreto, noi soli saremo infelici. Ci saranno miliardi di pargoli felici e centomila martiri che avranno preso su di s\u00e9 la maledizione di discernere il bene dal male. Essi morranno in pace, in pace si spegneranno nel nome Tuo e oltre la tomba non troveranno che la morte. Ma noi conserveremo il segreto e li lusingheremo, per la loro felicit\u00e0, con una ricompensa celeste ed eterna. Infatti, quand\u2019anche in quell\u2019altro mondo ci fosse qualcosa, non sarebbe certo per esseri simili. Si dice e si profetizza che Tu verrai e vincerai di nuovo, che verrai coi Tuoi eletti, superbi e possenti, ma noi diremo che essi hanno salvato solamente se stessi, mentre noi abbiamo salvato tutti. Si dice che la meretrice seduta sulla bestia, con la coppa del mistero nelle mani, sar\u00e0 svergognata, che i deboli torneranno a rivoltarsi, strapperanno la sua porpora e denuderanno il suo corpo \u201cimpuro\u201d. Ma io allora mi alzer\u00f2 e Ti additer\u00f2 i mille milioni di bimbi felici, che non conobbero il peccato. E noi, che ci siamo caricati dei loro peccati, per la felicit\u00e0 loro, noi sorgeremo dinanzi a Te e diremo: \u201cGiudicaci, se puoi e se osi\u201d. Sappi che io non Ti temo. Sappi che anch\u2019io fui nel deserto, che anch\u2019io mi nutrivo di cavallette e di radici, che anch\u2019io benedicevo la libert\u00e0 di cui Tu beneficiasti gli uomini, che anch\u2019io mi ero preparato ad entrare nel numero dei Tuoi eletti, nel numero dei potenti e dei forti, con la brama di \u201ccompletare il numero\u201d. Ma mi ricredetti e non volli servire la causa della follia. Tornai indietro e mi unii alla schiera di quelli che hanno corretto l\u2019opera Tua. Lasciai gli orgogliosi e tornai agli umili per la felicit\u00e0 di questi umili. Ci\u00f2 che Ti dico si compir\u00e0 e sorger\u00e0 il regno nostro.<\/p>\n<p>Ti ripeto che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucer\u00f2 per essere venuto a disturbarci. Perch\u00e9 se qualcuno pi\u00f9 di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu. Domani Ti far\u00f2 bruciare. Dixi\u201d.<\/p>\n<p>Iv\u00e0n, si ferm\u00f2. Egli si era accalorato e aveva parlato con fervore; quando poi ebbe finito, fece improvvisamente un sorriso.<\/p>\n<p>Alj\u00f2sa, che l\u2019aveva sempre ascoltato in silenzio e verso la fine, in preda a straordinaria agitazione, molte volte aveva voluto interrompere il discorso del fratello, ma si era visibilmente trattenuto, si mise d\u2019un tratto a parlare, come scattando.<\/p>\n<p>\u2013 Ma&#8230; \u00e8 un assurdo! \u2013 esclam\u00f2, arrossendo. \u2013 Il tuo poema \u00e8 l\u2019elogio di Ges\u00fa e non la condanna&#8230; come tu volevi. E chi ti creder\u00e0 l\u00e0 dove parli della libert\u00e0? \u00c8 cos\u00ec, \u00e8 forse cos\u00ec che va intesa? \u00c8 quello il concetto che ne ha l\u2019ortodossia?&#8230; Quella \u00e8 Roma, e neppure tutta Roma, \u00e8 la parte falsa: sono i peggiori fra i cattolici, sono gli inquisitori, i gesuiti!&#8230; E un personaggio fantastico come il tuo inquisitore non pu\u00f2 esistere affatto. Che cosa sono quei peccati degli uomini che egli ha presi su di s\u00e9? Chi sono quei detentori del mistero, che si sono addossata non so quale maledizione per la felicit\u00e0 degli uomini? Quando mai si son visti? Noi conosciamo i gesuiti, se ne parla male, ma sono forse come i tuoi? Non sono affatto cos\u00ec, sono tutt\u2019altra cosa&#8230; Sono semplicemente l\u2019armata romana per il futuro regno universale terreno, con l\u2019imperatore, il pontefice romano, alla testa&#8230; ecco il loro ideale, ma senza nessun mistero e nessuna sublime tristezza&#8230; La pi\u00f9 semplice brama di potere, di sordidi beni terreni, di asservimento&#8230; una specie di futura servit\u00f9 della gleba, nella quale essi sarebbero i proprietari fondiari&#8230; ecco tutto quello che essi vogliono. Forse non credono nemmeno in Dio. Il tuo inquisitore con le sue sofferenze non \u00e8 che una fantasia&#8230;<\/p>\n<p>\u2013 Fermati, fermati! \u2013 rise Iv\u00e0n, \u2013 come ti sei scaldato! Fantasia, tu dici, sia pure! Fantasia, certo. Permetti per\u00f2: credi tu davvero che tutto questo movimento cattolico degli ultimi secoli non sia in realt\u00e0 che una brama di potere in vista soltanto di beni volgari? \u00c8 forse padre Paisij che t\u2019insegna cos\u00ec? \u2013 No, no, al contrario, padre Paisij diceva una volta perfino qualcosa del tuo genere&#8230; ma era una cosa diversa, certo, tutta diversa, \u2013 si riprese Alj\u00f2sa.<\/p>\n<p>\u2013 Informazione preziosa, per\u00f2, nonostante il tuo \u201ctutta diversa\u201d. Io ti domando: perch\u00e9 i tuoi gesuiti e inquisitori si sarebbero collegati solo in vista di beni materiali e volgari? Perch\u00e9 non pu\u00f2 incontrarsi fra di loro neanche un solo martire, tormentato da una nobile sofferenza e amante dell\u2019umanit\u00e0? Vedi: supponi che fra tutti questi uomini non desiderosi che di sordidi beni materiali se ne sia trovato anche uno solo come il mio vecchio inquisitore, che abbia mangiato anche lui radici nel deserto e si sia accanito a domare la propria carne per rendersi libero e perfetto, ma che per\u00f2 abbia in tutta la sua vita amato l\u2019umanit\u00e0: a un tratto ha aperto gli occhi e ha veduto che non \u00e8 una gran felicit\u00e0 morale raggiungere la perfezione del volere, per doversi in pari tempo convincere che milioni di altre creature di Dio sono rimaste imperfette, che esse non saranno mai in grado di servirsi della loro libert\u00e0, che dai miseri ribelli non usciranno mai dei giganti per condurre a compimento la torre, che non per questa razza d\u2019oche il grande idealista aveva sognato la sua armonia&#8230; Dopo aver compreso tutto ci\u00f2, egli \u00e8 tornato indietro e si \u00e8 unito&#8230; alle persone intelligenti. Non poteva questo accadere?<\/p>\n<p>\u2013 A chi si \u00e8 unito, a quali persone intelligenti? \u2013 esclam\u00f2 Alj\u00f2sa quasi adirato. \u2013 Essi non hanno n\u00e9 tanta intelligenza, n\u00e9 misteri o segreti di sorta&#8230; Forse soltanto l\u2019ateismo, ecco tutto il loro segreto. Il tuo inquisitore non crede in Dio, ecco tutto il suo segreto!<\/p>\n<p>\u2013 E anche se fosse cos\u00ec? Infine tu hai indovinato. \u00c8 proprio cos\u00ec, \u00e8 ben qui soltanto che sta tutto il segreto, ma non \u00e8 forse una sofferenza, almeno per un uomo come lui, che ha sacrificato tutta la sua vita nel deserto per una grande impresa e non ha perduto l\u2019amore per l\u2019umanit\u00e0? Al tramonto dei suoi giorni egli acquista la chiara convinzione che unicamente i consigli del grande e terribile spirito potrebbero instaurare un qualche ordine fra i deboli ribelli, \u201cesseri imperfetti e incompiuti, creati per derisione\u201d. Ed ecco che, di ci\u00f2 convinto, vede come occorra seguire le indicazioni dello spirito intelligente, del terribile spirito della morte e della distruzione, e, all\u2019uopo, accettare la menzogna e l\u2019inganno, guidare ormai consapevolmente gli uomini alla morte e alla distruzione, e intanto ingannarli per tutto il cammino, affinch\u00e9 non possano vedere dove sono condotti affinch\u00e9 questi miseri ciechi almeno lungo il cammino si stimino felici. E nota: l\u2019inganno \u00e8 compiuto in nome di Quello nel cui ideale il vecchio ha per tutta la sua vita cos\u00ec appassionatamente creduto! Non \u00e8 questa un\u2019infelicit\u00e0? E anche se un solo uomo simile si fosse trovato alla testa di tutta quell\u2019armata \u201cavida di potere in vista di soli beni volgari\u201d, non sarebbe sufficiente quest\u2019unico perch\u00e9 si avesse la tragedia? Pi\u00f9 ancora: basterebbe che ci fosse alla testa un solo uomo cos\u00ec perch\u00e9 si scoprisse, finalmente, la vera idea direttiva di tutta l\u2019opera di Roma, con tutte le sue armate e i suoi gesuiti, l\u2019idea suprema dell\u2019opera stessa.<\/p>\n<p>Te lo dico schietto, io credo fermamente che questo tipo d\u2019uomo solitario non sia mai mancato fra quelli che erano alla testa del movimento. Chiss\u00e0, ce ne sono stati anche fra i pontefici romani! Chiss\u00e0, questo vecchio maledetto, che cos\u00ec ostinatamente e cos\u00ec a modo suo ama l\u2019umanit\u00e0, esiste forse anche oggid\u00ec sotto l\u2019aspetto di tutta una schiera di vecchi consimili, e non gi\u00e0 casualmente, ma perch\u00e9 esiste come un accordo, come una segreta alleanza, gi\u00e0 da gran tempo stabilita per custodire il mistero, per salvaguardarlo dagli uomini sventurati ed imbelli, allo scopo di rendere costoro felici. Cos\u00ec \u00e8 senza dubbio, e cos\u00ec dev\u2019essere. Mi fa capolino l\u2019idea che perfino la massoneria abbia appunto a suo fondamento qualcosa di simile a questo segreto, e che sia questo il motivo per cui i cattolici hanno tanto in odio i massoni: perch\u00e9 vedono in essi dei concorrenti, che spezzano l\u2019unit\u00e0 dell\u2019idea, mentre unico deve essere il gregge e unico il pastore&#8230; Del resto, difendendo il mio pensiero, io ho l\u2019aria di un autore che non sopporta la tua critica. Ma basta di ci\u00f2!<\/p>\n<p>\u2013 Sei forse massone anche tu! \u2013 sfugg\u00ec ad Alj\u00f2sa. \u2013 Tu non credi in Dio, \u2013 soggiunse, ma ormai con profonda amarezza. Gli parve inoltre che il fratello lo guardasse con fare canzonatorio. \u2013 E come termina il tuo poema? \u2013 domand\u00f2 a un tratto, con lo sguardo a terra, \u2013 o forse \u00e8 gi\u00e0 finito cos\u00ec?<\/p>\n<p>\u2013 Io volevo finirlo in questo modo: l\u2019inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l\u2019ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt\u2019a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: \u201cVattene e non venir pi\u00f9&#8230; non venire mai pi\u00f9&#8230; mai pi\u00f9!\u201d. E Lo lascia andare per \u201cle vie oscure della citt\u00e0\u201d. Il Prigioniero si allontana.<\/p>\n<p>\u2013 E il vecchio? \u2013 Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La leggenda del Grande Inquisitore \u00e8 il vero fulcro del romanzo I Fratelli Karamazov, nel quale a comporre e raccontare questo poema filosofico \u00e8 Ivan al quale l&#8217;autore affida la silenziosa contesa tra Cristo ed il suo intelligente interlocutore. Si tratta di un modo artistico-filosofico di conoscere il mondo visto nelle sue contraddizioni, secondo una prospettiva grande e generalizzata, che va oltre la critica del cattolicesimo. 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