{"id":1436,"date":"2009-05-28T20:44:17","date_gmt":"2009-05-28T18:44:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1436"},"modified":"2023-10-01T00:51:24","modified_gmt":"2023-09-30T22:51:24","slug":"della-sapienza-degli-antichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1436","title":{"rendered":"Della Sapienza degli Antichi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=64\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Miti e Simboli\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Mitologia.jpg\" alt=\"Miti e Simboli\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Miti e Simboli\" src=\"images\/topics\/Mitologia.jpg\" alt=\"Miti e Simboli\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><em>De sapientia veterum<\/em> (1609)<\/p>\n<p>Bacone ritiene che la favola preceda l&#8217;escogitazione dei significati allegorici e condanna la pretesa di Crisippo di attribuire ai poeti antichi le opinioni dei filosofi stoici. Egli afferma che le favole antiche siano &#8220;reliquie di tempi migliori&#8221;. Interpretandole Bacone ritrova in esse gli stessi temi filosofici gi\u00e0 esposti nei suoi scritti antecedenti al 1609.<br \/>\nL&#8217;importanza del <em>De sapientia veterum<\/em>, nel quale vengono interpretate trentuno favole antiche, \u00e8 stata adeguatamente posta in rilievo solo in tempi molto recenti.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Della Sapienza degli Antichi<\/h3>\n<p align=\"left\">di Francesco Bacone &#8211; (tratto dagli <em>Scritti Filosofici <\/em> \u2013 Ed. UTET \u2013 a cura di Paolo Rossi)<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Prefazione<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"66%\">\n<p align=\"justify\"><a name=\"1\"><\/a>Oblio e silenzio (se si eccettua ci\u00f2 che abbiamo nelle Sacre Scritture) avvolgono la primitiva antichit\u00e0, dal cui silenzio sono sfuggite le favole dei poeti, alle favole seguirono gli scritti che abbiamo, s\u00ec che le latebre e i recessi dell&#8217;antichit\u00e0 sono separati come da un velo favoloso dalla evidenza e dalla memoria cosciente dei secoli seguenti, velo che si interpose, si introdusse tra ci\u00f2 che \u00e8 andato smarrito e ci\u00f2 che resta. [<a href=\"#_ftn1\">1]<\/a> Io ritengo che parecchi saranno di questa opinione, che io scherzi e giuochi e usurpi, nell&#8217;interpretare le favole, una licenza quasi simile a quella che gli stessi poeti si erano assunti nel crearle, dato che invero, con mio diritto, potrei fare in modo di cospargerle delle speculazioni pi\u00f9 ardue per il piacere della mia meditazione o dell&#8217;altrui lettura.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non mi sfugge quanto versatile materia sia la favola, che pu\u00f2 essere compresa e giudicata o in un modo o in un altro e quanto possano necessit\u00e0 e compiacenza a far s\u00ec che ad essa siano tranquillamente attribuite cose mai pensate.<\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"34%\">\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20220%20280'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art_1\/F_Bacone.jpg\" width=\"220\" height=\"280\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art_1\/F_Bacone.jpg\" width=\"220\" height=\"280\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Anche questo pensiero mi si pone, che gi\u00e0 una siffatta interpretazione \u00e8 stata tentata negativamente: infatti molti, per procacciare la venerazione dell&#8217;antichit\u00e0 alle opinioni ed invenzioni loro, si sforzarono di piegare ad esse le favole dei poeti. <a name=\"2\"><\/a>N\u00e9 poi \u00e8 nata ora o di rado usurpata quella vecchia e frequente vanit\u00e0. Cos\u00ec pure anticamente Crisippo soleva ascrivere le opinioni degli Stoici agli antichi poeti [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] come un interprete dei sogni; in modo pi\u00f9 insulso gli Alchimisti trasferirono agli esperimenti della fornace i sogni e le profezie dei poeti sulle trasmutazioni dei corpi. Tutto questo, dico, l&#8217;ho abbastanza soppesato ed esplorato e ho valutato e constatato ogni superficialit\u00e0 e leggerezza di questi ingegni circa le allegorie, ma non ho tuttavia del tutto cambiato parere. Innanzitutto non mette conto che l&#8217;arbitrio e l&#8217;insipienza di pochi tolga credito al prestigio delle parabole. Questo invece suona ancora, per cos\u00ec dire, profano ed audace perch\u00e9 la religione si avvale di ombre e veli di tal fatta cos\u00ec che colui che li sopprime interdice ogni rapporto di cose divine ed umane.<\/p>\n<p>Tuttavia veniamo alle cose umane. Confesso volentieri e in tutta semplicit\u00e0 di essere di questa opinione: che in non poche favole degli antichi poeti si celi fin dall&#8217;origine un mistero e un&#8217;allegoria; sia perch\u00e9 preso dalla venerazione del tempo passato, sia perch\u00e9 in alcune favole scorgo tale e tanta evidente similitudine e parentela con la cosa specificata (ora nella stessa struttura della favola, ora nella propriet\u00e0 dei nomi con i quali personaggi e attori della favola si mostrano insigniti e quasi marcati), che nessuno fermamente potrebbe negare che quel senso non sia stato precostituito e pensato dall&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 infatti cos\u00ec duro e chiuso all&#8217;evidenza che all&#8217;udire della Fama, dopo la morte dei Giganti generata come loro sorella postuma, non riporti quel significato al mormorio delle parti e alle voci sediziose che sogliono lungamente vagare dopo che le rivolte sono state sopite? O udendo come il Gigante Tifone tagli\u00f2 ed asport\u00f2 i nervi a Giove (che poi Mercurio a lui restitu\u00ec dopo averli rubati) non comprenda subito che ci\u00f2 riguarda le rivolte irruente che recidono ai re i nervi del denaro e dell&#8217;autorit\u00e0 in tal modo per\u00f2 che, non molto tempo dopo, con editti prudenti e compiacenti profferte, gli animi dei sudditi sono riconciliati quasi furtivamente e le forze regali rinvigorite? O ancora, udendo di quella famosa spedizione degli d\u00e8i contro i Giganti, quando il raglio dell&#8217;asino di Sileno fu di grandissima importanza per sconfiggere i Giganti, che non potrebbe pensare che tutto questo sia stato fatto per raffigurare i vasti conati di ribellione che per lo pi\u00f9 si dissolvono per vani terrori e sciocche dicerie? Anche la conformit\u00e0 dei nomi a ci\u00f2 che rappresentano, a quale degli uomini pu\u00f2 infine rimanere oscura? Metide, moglie di Giove, significa chiaramente consiglio; Tifone il turbine; Pan l&#8217;universo; Nemesi la vendetta e cos\u00ec via. E non vi sia nessuno sconcertato da questo: se un qualche tratto di storia vera si introduce nelle favole, o alcuni lenocini stilistici sono stati aggiunti, e se le cronologie si confondono, o se da una favola alcunch\u00e9 sia trasferito in un&#8217;altra s\u00ec da introdurre una nuova allegoria, ci\u00f2 di necessit\u00e0 accade perch\u00e9 tutte queste poetiche fantasie appartennero ad uomini che erano separati dal tempo e diversi per indirizzo, alcuni pi\u00f9 antichi, altri pi\u00f9 recenti. Alcuni si proposero la speculazione sulla natura delle cose, altri lo studio della vita civile.<\/p>\n<p>Abbiamo anche un altro segno non trascurabile di un senso occulto di queste favole, cio\u00e8 che alcune di esse si rivelano, per la stessa narrazione, tanto assurde che anche di lontano ostentano e quasi proclamano la parabola. Infatti quella favola che \u00e8 verosimile si pu\u00f2 immaginare sia stata pensata per diletto ed a somiglianza della storia vera; quello che invece non sarebbe mai venuto in mente a nessuno di pensare o raccontare, sembra esser stato ricercato per altri usi. Che fantasia \u00e8 mai questa? Giove prese per moglie Metide e non appena la seppe gravida subito se la mangi\u00f2 per cui egli stesso cominci\u00f2 a diventar gravido e partor\u00ec dal capo Pallade armata. Io ritengo che a nessun mortale capiti di conoscere un sogno cos\u00ec mostruoso e tanto lungi dalle vie del pensiero. Ma la considerazione pi\u00f9 importante per me, e che ha avuto maggior peso \u00e8 questa: che parecchie favole in nessun modo mi sembrano state create da quelli che le raccontavano e le hanno rese celbri, Omero, Esiodo e gli altri; se infatti fosse chiaro che erano sgorgate da quell&#8217;et\u00e0 e da quegli autori dai quali sono state attestate e che a noi pervennero, nulla di grande e di eccelso mi aspetterei da una siffatta origine (come comporta la mia ipotesi) n\u00e9 mi sarebbe venuto in mente di sospettarlo. Di fatto se uno soppesasse la cosa, apparir\u00e0 chiaro che quelle favole ci sono state tramandate e riferite come gi\u00e0 prima credute e accolte, non come da allora per la prima volta escogitate e narrate. Che anzi, allorch\u00e9 sono riferite in diversi modi da scrittori coevi, facilmente puoi capire che ci\u00f2 che hanno in comune \u00e8 desunto da una antica reminiscenza; ci\u00f2 in cui si diversificano \u00e8 stato aggiunto per ornamento. Questo fatto poi aument\u00f2 la mia ammirazione verso di esse, attestando come non fossero invenzioni del tempo e degli stessi poeti, ma quasi auree reliquie e tenui sospiri di tempi migliori che dalle tradizioni delle antiche stirpi erano passate alle zampogne e ai flauti dei Greci.<\/p>\n<p>Se poi uno sostenesse con animo pervicace che nel mito l&#8217;allegoria fu sempre estranea ed imposta, e non mai del tutto nativa e genuina, a questi non recher\u00f2 danno, ma gli lasceremo tutta la gravit\u00e0 del giudizio ostentata (per quanto sia piuttosto stolta e ottusa); lo aggredir\u00f2 in altro modo, e per cos\u00ec dire per intero, se pure ne valga la pena. Presso gli uomini, sorse e si svilupp\u00f2 un doppio senso delle parabole, ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 incredibile, utilizzato a fini antitetici. Infatti le parabole servono a fine di involucro e velame; come luce chiarificatrice ed illustrazione. Quindi, lasciato da parte il primo uso (piuttosto che attaccare lite), e messe da parte le favole antiche come cose vane e composte a fine di diletto, resta tuttavia pur sempre questo secondo uso, che nessuna violenza intellettuale ci potr\u00e0 stappare, n\u00e9 alcuno (che sia mediocremente dotto) potr\u00e0 impedirci di accogliere questo modo di insegnare come cosa grave e sobria al di fuori di ogni leggerezza, quindi utile alle scienze ed anche necessaria: specialmente nelle nuove scoperte lontane dalle opinioni e del tutto estranee per cercare un accenno pi\u00f9 facile e benigno all&#8217;umano intelletto tramite le parabole.<\/p>\n<p>Pertanto negli antichi secoli, quando le scoperte e le conclusioni dell&#8217;umana ragione, anche quelle che ora sono trite e divulgate, allora erano nuove e disuete, tutto era pieno di favole, di enigmi di ogni genere, di parabole, di similitudini. Per mezzo di queste cose si cercava la maniera d&#8217;insegnare, non l&#8217;artifizio di occultare, poich\u00e9 a quei tempi le umane menti erano rozze e insofferenti, per cosi dire incapaci di sottigliezze se non di quelle che cadevano sotto i sensi. Infatti come i geroglifici sono pi\u00f9 antichi delle lettere, cos\u00ec le parabole son pi\u00f9 antiche delle argomentazioni. Ancor oggi se uno vuol diffondere nuova luce in determinate menti umane senza ostacoli e difficolt\u00e0, bisogna battere proprio la medesima via e ricorrere come aiuto alle similitudini.<\/p>\n<p>Chiudiamo dunque in tal modo quanto detto: la sapienza del tempo primitivo fu o grande o felice; grande se la metafora o la allegoria fu ideata scientemente; felice se gli uomini, altro facendo, hanno offerto materia e occasione a meditazioni di tale importanza.<\/p>\n<p>Giudico poi che in nessuno dei due casi l&#8217;opera mia sar\u00e0 mal collocata, se pur vi sia in essa alcunch\u00e9 di utile. Di fatto illustrer\u00f2 o la realt\u00e0 o l&#8217;antichit\u00e0. Non posso ignorare che questa impresa \u00e8 stata tentata da altri, ma per dire il mio pensiero liberamente senza tediare, l&#8217;importanza e il pregio dell&#8217;impresa in siffatti lavori, per quanto ponderosi e laboriosi, \u00e8 andata quasi del tutto perduta. Difatti gli uomini ignari della realt\u00e0 e dotti nel limite dei sicuri luoghi comuni, applicarono il senso allegorico delle parabole a certe nozioni generiche non raccogliendo la loro vera forma, la loro genuina propriet\u00e0, la loro profonda dimensione. Io, al contrario, se non mi inganno, sar\u00f2 originale nelle cose note a tutti e mi lascer\u00f2 alle spalle le cose chiare e semplici mirando a pi\u00f9 alti e nobili concetti. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Sulla diffusione dei grandi manuali mitologici (Boccaccia, Conti, Cartari) ai quali Bacone attinge largamente e sul problema dei miti e dell&#8217;allegorismo dall&#8217;antichit\u00e0 al tardo Rinascimento cfr. J. Seznec, <em>La survivance des diux antiques<\/em>, Londra, 1940; M. Praz, <em>The seventeenth century Imagery<\/em>, Londra, 1939; F. A. Yates, <em>The French Academies of the XVIth century<\/em>, Londra, 1947 (il cap. VIII); D. Bush, <em>Mythology and the Renaissance Tradition in English Poetry<\/em>, Londra, 1932; D. T. Starnes and E. W. Talbert, <em>Classical myth and legend in Renaissance dictionaries<\/em>, Chapel Hill, 1955. In particolare su Bacone: Ch. Lemmi, <em>The classical Deities in Bacon<\/em>, Baltimora, 1933; Rossi, 130-212. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. <em>Cfr <\/em>. Cicerone, <em>De nat. deor <\/em>., I, 15. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>De sapientia veterum (1609) Bacone ritiene che la favola preceda l&#8217;escogitazione dei significati allegorici e condanna la pretesa di Crisippo di attribuire ai poeti antichi le opinioni dei filosofi stoici. Egli afferma che le favole antiche siano &#8220;reliquie di tempi migliori&#8221;. Interpretandole Bacone ritrova in esse gli stessi temi filosofici gi\u00e0 esposti nei suoi scritti antecedenti al 1609. L&#8217;importanza del De sapientia veterum, nel quale vengono interpretate trentuno favole antiche, \u00e8 stata adeguatamente posta in rilievo solo in tempi molto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7013,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[78],"class_list":["post-1436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-miti-e-simboli","tag-de-sapientia-veterum"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1436"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1436\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9933,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1436\/revisions\/9933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7013"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}