{"id":1452,"date":"2009-04-10T14:04:17","date_gmt":"2009-04-10T12:04:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1452"},"modified":"2023-11-05T13:52:03","modified_gmt":"2023-11-05T12:52:03","slug":"la-tragedia-del-tempio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1452","title":{"rendered":"La Tragedia del Tempio"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=79\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/QCoronati.jpg\" alt=\"Quattuor Coronati\" title=\"Quattuor Coronati\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/QCoronati.jpg\" alt=\"Quattuor Coronati\" title=\"Quattuor Coronati\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>La redazione di Esonet.it \u00e8 lieta di presentare, in anteprima assoluta per internet, un documento assai raro di Arturo Reghini. Si tratta del saggio&nbsp;<\/em>\u201cla Tragedia del Tempio\u201d<em>, estratto dalla rivista \u201cSalamandra\u201d N. 2. ANNO I. del 20 marzo 1914<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">La Tragedia del Tempio<\/h3>\n\n\n\n<p>di Arturo Reghini * (vedi&nbsp;<a href=\"#_ftn1\"><em>Brevi note su Arturo Reghini<\/em><\/a>)<br>a cura di Fabio Gasparri<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>La redazione di Esonet.it \u00e8 lieta di presentare, in anteprima assoluta per internet, un documento assai raro di Arturo Reghini. Si tratta del saggio&nbsp;<\/em>\u201cla Tragedia del Tempio\u201d<em>, estratto dalla rivista \u201cSalamandra\u201d N. 2. ANNO I. del 20 marzo 1914; viene riprodotto anche il frontespizio con dedica autografa \u201cA Ugo Tommei augurandogli di diventare un Perfetto!\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Reghini_doc_originale.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Reghini_doc_originale.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>O milizia del ciel cu&#8217;io contemplo (Par. XVIII)&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il diciannove marzo 1314, al tramontare del sole, aveva il suo epilogo in Parigi, in una isoletta della Senna, una delle pi\u00f9 grandi tragedie che la storia ricordi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sopra un rogo eretto a gran furia dai soldati di Filippo il Bello nell&#8217;isola degli Ebrei accanto al palazzo reale, due eretici relapsi venivano uccisi a fuoco lento. Sdegnato il perdono offerto loro per una ritrattazione, sopportavano in silenzio con sovrumana forza e serenit\u00e0 quel tormento di poche ore che ne coronava un altro di anni, e tra il fumo e le fiamme perveniva sino a loro la simpatia della moltitudine reverente all&#8217;intorno ed il bacio del sole morente. Jacques de Molay, Gran Maestro dell&#8217;Ordine del Tempio, e Geoffroi de Charney, Maestro per la Normandia , ritraevano la loro coscienza in quell&#8217;interno dominio di pace che la carit\u00e0 cristiana, n\u00e9 per ferro n\u00e9 per fuoco, pu\u00f2 togliere agli uomini di buona volont\u00e0. Vuole la tradizione, e nessun storico pu\u00f2 dimostrarla errata, che Jacques de Molay prima di abbandonare i sensi parlasse al popolo dall&#8217;alto del suo patibolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Venerando nell&#8217;aspetto, grande ancora negli animi per la potenza avuta, reso sacro dal martirio, egli invoc\u00f2 sull&#8217;Ordine la protezione di San Giorgio, il santo dei cavalieri, e cit\u00f2 a comparire dinanzi al tribunale, per rendere conto dei loro delitti, il papa entro un mese ed entro un anno il re.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Moriva Clemente V poco pi\u00f9 di un mese dopo, corroso il corpo dal lupus e l&#8217;animo, forse, dal rimorso per i suoi grandi delitti: l&#8217;avvelenamento di Enrico VI, la rovina dei Beguini e quella dei Templari. E sette mesi dopo rendeva la poco bella anima a Dio Filippo IV, ancora giovine, per un accidente di caccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci \u00e8 possibile esporre sia pure per sommi capi la storia dell&#8217;Ordine, e ci contenteremo per la intelligenza dell&#8217;argomento di tratteggiare a grandi linee il processo e la condanna dei cavalieri Templari. Rimandiamo per il resto il lettore alle opere non numerose n\u00e9 definitive sopra l&#8217;interessante soggetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>H. C. Lea vi ha dedicato un centinaio di pagine della sua&nbsp;<em>Storia dall&#8217;Inquisizione nel medio evo;&nbsp;<\/em>poich\u00e9, secondo il Lea, il processo dei Templari \u00e8 un esempio tipico del procedimento inquisitoriale; \u00e8 chiara in esso la disperata condizione, senza difesa, della disgraziata vittima; una volta caduta sotto la terribile accusa di eresia e presa nell&#8217;inesorabile ingranaggio della macchina inquisitoria. Tutti i documenti e le storie di questo processo narrano infatti una storia di crudelt\u00e0 e di perfidie, di abusi e di orrori indicibili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;accusa generica di eresia formulata contro l&#8217;Ordine da Filippo il Bello, coll&#8217;aiuto compiacente dell&#8217;inquisitore di Francia, si precisava in accuse particolari grossolane, risibili, assurde per loro stesse. Si pretendeva che al ricevimento di un neofita il precettore lo conduceva dietro l&#8217;altare, od in sacrestia od in altro posto segreto, gli mostrava un crocifisso, gli faceva rinnegare Ges\u00f9 e lo faceva sputare tre volte sulla croce. Che il neofita veniva spogliato e che il precettore lo baciava tre volte, sulle natiche, l&#8217;ombelico e la bocca. Che gli si dichiarava allora legittimo l&#8217;amore innaturale (<em>unnatural lust,&nbsp;<\/em>dice il Lea), assicurandolo che era molto praticato nell&#8217;Ordine. Che la corda portata dai Templari giorno e notte sopra la camicia come simbolo di castit\u00e0, si consacrava avvolgendola intorno ad un idolo avente forma di testa umana con una grande barba, e che questa testa (il famoso Baphomet), bench\u00e9 nota al solo Gran Maestro ed agli anziani, veniva adorata nei Capitoli. Si accusavano, infine, i preti dell&#8217;Ordine di non consacrare l&#8217;ostia nella celebrazione della messa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Queste le pazze accuse, incoerenti, inverosimili per qualsiasi cervello non fosse stato irrimediabilmente deformato dal fanatismo cattolico, e queste le accuse che i poveri Templari dovettero confessare per non morire sotto la tortura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Inquisitore di Francia, dunque, presa conoscenza in virt\u00f9 del suo ufficio dell&#8217;accusa di eresia, invitava Filippo ad arrestare quei cavalieri che si trovassero nei suoi stati e a portarli in esame dinanzi all&#8217;inquisizione. La mattina del 13 ottobre 1307 all&#8217;improvviso quasi tutti i Templari del Regno venivano presi; nel Tempio di Parigi venivano arrestati centoquaranta Templari con De Molay ed i capi dell&#8217;Ordine alla testa; ed il ricchissimo tesoro dell&#8217;Ordine cadeva nelle avidissime mani del re, gi\u00e0 fortissimamente indebitato coi cavalieri del Tempio. Cos\u00ec ripagava Filippo coloro che lo avevano pochi anni prima protetto e salvato dalla sollevazione popolare provocata falseggiando la moneta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;inquisizione si pose subito al lavoro. E lavor\u00f2 cos\u00ec bene che dei 138 Templari catturati nel Tempio di Parigi, soltanto tre riuscirono a non fare confessione di sorta. La confessione la si faceva fare, a dir vero, all&#8217;uscita dalla camera di tortura, ed alla vittima si faceva giurare che essa era libera e non obbligata per forza o paura; ma per comprendere che razza di libert\u00e0 fosse questa basta considerare che la disgraziata creatura sapeva bene come, ritrattando quel che avea detto o promesso di dire sotto la corda, si esponeva a nuova tortura od al patibolo come eretico relapso. Soltanto in Parigi 36 Templari morirono sotto la tortura; e nel resto di Francia la mortalit\u00e0 mantenne questa spaventosa proporzione del venticinque per cento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente De Molay non fu risparmiato. Pare facesse una breve confessione, quantunque i documenti papali concernenti il processo siano cos\u00ec pieni di falsit\u00e0 evidenti da non potere riporre in essi che scarsissima fiducia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Esaminato di nuovo, ad esempio, sempre per cura di Filippo, che agiva oramai d&#8217;amore e d&#8217;accordo con Clemente V, De Molay avrebbe confermate le precedenti confessioni e richiesto umilmente l&#8217;assoluzione e la riconciliazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Or bene, nella bolla papale del 12 agosto 1309, emessa cinque giorni&nbsp;<em>prima&nbsp;<\/em>che questo esame avesse principio, se ne trovano riferiti i risultati, senza omettere, si capisce, che le confessioni furono libere e spontanee. Nessuna maraviglia, dunque, se nel novembre, quando una commissione papale lesse questa bolla papale a De Molay, egli rest\u00f2 sbalordito; e poi, indignato, augur\u00f2 che piacesse a Dio si tenesse verso persone cos\u00ec perverse l&#8217;abitudine dei Saraceni o dei Tartari che decapitavano o tagliavano in due quelli che falsavano il vero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I principi cristiani, cui Filippo aveva annunciata la scoperta della Eresia dei Templari, istigati da Clemente V, procedettero anch&#8217;essi contro i cavalieri, perseguitati in tal modo per tutta l&#8217;Europa e fino nelle lontane isole del Mediterraneo; e tranne in alcuni paesi come l&#8217;Aragona e l&#8217;Inghilterra dove i templari avevano amichevoli relazioni con quei re, la persecuzione non conobbe piet\u00e0. Clemente V infatti che aveva convocato il Concilio di Vienna per giudicare l&#8217;Ordine del Tempio come corpo, aveva gran furia, e poich\u00e9 gli premeva di avere molto materiale da portare ai Concilio, eccitava i tribunali a procedere&nbsp;<em>etiam contra faris regulam.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ed i tribunali raddoppiavano di zelo; si torturavano di nuovo i poveri prigionieri, e si ardevano coloro che si rifiutavano di confermare le precedenti confessioni. Gli ufficiali ed i membri dell&#8217;Ordine erano oramai sparsi per le prigioni di Europa; pure il papa ebbe l&#8217;impudenza di citare l&#8217;Ordine a comparire dinanzi al Concilio mediante i suoi delegati e procuratori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il papa si riserbava di giudicare direttamente De Molay ed i principali ufficiali dell&#8217;Ordine; e si destreggi\u00f2 in modo da impedir loro di comparire dinanzi al Concilio. Gli altri cavalieri, dispersi, isolati, sbigottiti, abituati ad obbedire e non a prendere iniziative non seppero n\u00e9 poterono efficacemente difendere l&#8217;Ordine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Clemente, poich\u00e9 l&#8217;Ordine non aveva mandato i suoi capi e procuratori a difenderlo, ne propose senza altro la condanna. Fu nominata una commissione per discutere la cosa ed ascoltare i rapporti . degli inquisitori; ed ecco un giorno dinanzi a questa commissione si presentano sette templari offrendosi di difendere l&#8217;Ordine in nome di duemila cavalieri, erranti per le montagne del lionese. Invece di ascoltarli il papa li fa porre in prigione; alcuni giorni dopo due eroi compaiono a ripetere l&#8217;offerta, non sgomentati dalla sorte dei loro fratelli, ed anche questi Clemente fa imprigionare. Il Concilio esitava dinanzi all&#8217;infamia di una condanna senza difesa; senza le pressioni del papa e di Filippo non avrebbe forse condannato i templari; e l&#8217;essere scomparsi gli atti del Concilio di Vienna dagli archivi papali \u00e8 abbastanza significativo. Ma Filippo il Bello agitando lo spauracchio della questione della condanna di Bonifacio VIII per eresia, che portava naturalmente ad infirmare la validit\u00e0 delle nomine cardinalizie di Bonifacio e quindi anche la validit\u00e0 della stessa elezione di Clemente V, riusc\u00ec a fare prevalere la sua volont\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel marzo 1312 Clemente presentava ad un concistoro segreto di prelati e di cardinali una bolla, nella quale, dopo avere ammesso che le prove raccolte non giustificavano canonicamente la definitiva condanna dell&#8217;Ordine, invocava lo scandalo oramai caduto su di esso e la necessit\u00e0 di provvedere ai suoi possessi in Terra Santa per sopprimerlo provvisoriamente. Un mese dopo per altro, un&#8217;altra bolla con ordinanza apostolica aboliva provvisionalmente ed irrevocabilmente l&#8217;Ordine, lo poneva sotto perpetua inibizione, e scomunicava&nbsp;<em>ipso facto&nbsp;<\/em>chiunque avesse voluto entrare in esso e portarne l&#8217;abito. Le grandi propriet\u00e0 dell&#8217;Ordine del Tempio venivano trasferite a quello degli Ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme; ma fu eredit\u00e0 quasi nominale tanto larga breccia vi fecero colla violenza e colla frode Filippo ed altri principi. I cavalieri infine venivano rinviati al giudizio dei concilii provinciali, ad eccezione del Gran Maestro e dei capi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per investigare i procedimenti tenuti contro di essi, ed assolverli o condannarli Clemente nomin\u00f2 una commissione di tre cardinali, che, insieme ad altri prelati, emisero una sentenza di perpetua prigionia. Il 19 marzo 1314 Jacques De Molay, Hugues de Peraud, Visitatore di Francia, Geoffroi de Charney, e Godefroi de Gonneville furono tratti dalle prigioni dove avevano languito per quasi sette anni, e furono condotti sopra un palco eretto dinanzi a N\u00f3tre Dame per sentirsi leggere questa condanna. Tutto sembrava cos\u00ec finito, quando, tra la meraviglia della moltitudine raccolta all&#8217;intorno e lo sgomento dei prelati, De Molay e Geoffroi de Charney si alzarono. E si dichiararono colpevoli non dei delitti loro imputati, ma di non avere difeso l&#8217;Ordine per salvare la loro vita; l&#8217;Ordine era puro e santo, false le accuse, strappate le confessioni. Cosi dicendo, essi ben sapevamo quale sarebbe stata la inevitabile conseguenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Filippo seppe della inattesa novit\u00e0 and\u00f2 su tutte le furie; ma il caso era semplice, le leggi canoniche prescrivevano che un eretico relapso doveva bruciarsi senza neppure ascoltarlo; i fatti erano manifesti e non occorreva aspettare il giudizio formale di una commissione papale, bastava un breve consulto col suo concilio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso giorno, al tramonto, il rogo dislegava quelle due grandi anime da ogni nube di mortalit\u00e0. Manc\u00f2 agli altri due il coraggio di imitarli, accettarono la condanna e perirono miseramente in prigione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;eresia Templare&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>In questo modo cadeva il grande Ordine militare e contemplativo ad un tempo, che riuniva insieme i due caratteri che l&#8217;India aveva separato nei due ashramas dei Brahmani e degli Kshatria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Furono i templari veramente colpevoli di eresia? Ebbero essi in realt\u00e0 l&#8217;intenzione di formarsi un dominio temporale? Dopo sei secoli la questione non \u00e8 stata ancora risolta; ed anche il Lea, che pure trova nel fattore economico la spiegazione della tragedia templare, riconosce che essa promette di rimanere uno dei problemi insoluti della storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Che Filippo IV, indebitato coll&#8217;Ordine, finanziariamente rovinato al punto da battere moneta falsa, abbia agito per avidit\u00e0 non vi \u00e8 nessun dubbio; anche Dante, testimone autorevole, lo investe con tutta la sua potenza accusandolo di avere portato nel tempio le cupide vele; ma la verit\u00e0 di questo fatto non basta per escludere la loro eresia, e se la sola cupidigia avesse spinto Filippo, egli avrebbe forse rivolto le medesime accuse contro l&#8217;Ordine degli Ospitalieri, anche pi\u00f9 ricco di quello del Tempio. \u00c8 ben vero che a Filippo, tutto inteso a rafforzare ed estendere \u201cil suo dominio in Francia, doveva dare molta ombra la potenza dei templari, completamente indipendenti\u201d da lui ed anche dal papa, perch\u00e8 di fatto l&#8217;unica autorit\u00e0 temporale e spirituale era pei templari quella del loro Grande Maestro. E tanto pi\u00f9 doveva impensierirsi Filippo in quanto che De Molay aveva trasportato il quartiere generale dell&#8217;Ordine da Cipro in Parigi, cosa abbastanza strana per un Ordine avente l&#8217;unico scopo designato di combattere in Terra Santa, e molto inquietante per il recente esempio dei cavalieri teutonici che si erano creati un dominio nella Germania settentrionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Egoisticamente e politicamente parlando, Filippo aveva tutte la ragioni per agire come fece; ma queste ragioni puramente economiche e politiche sufficienti a spiegare l&#8217;azione del re di Francia, non sono invece sufficienti ad escludere la possibilit\u00e0 dell&#8217;eresia templare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non intendiamo parlare di un&#8217;eresia meschina, come quella compendiata nelle ridicole accuse riferite pi\u00f9 innanzi, n\u00e9 di una semplice eterodossia formalistica, ma di una possibile eresia molto pi\u00f9 radicale, di una autonomia nei capi mentale e spirituale dall&#8217;autorit\u00e0 cattolica, e che base e risultante ad un tempo di una maturit\u00e0 interiore, si elevava senza altro al di sopra di ogni espressione in credi, formule, emblemi e cerimonie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Metafisicamente parlando \u00e8 fuori dubbio che la rigidit\u00e0 della disciplina e l&#8217;abdicazione della individualit\u00e0 doveva portare anche nei templari a quella superiorit\u00e0 spirituale che ne \u00e8 la naturale conseguenza, e che \u00e8 manifesta, per esempio, nei Gesuiti, un Ordine molto simile al templare per la ferrea disciplina, lo spirito gerarchico ed altri caratteri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi la falsit\u00e0 delle accuse di grossolane pratiche eretiche \u00e8 evidente; e cos\u00ec pure che le confessioni si dovettero soltanto alla tortura od alla paura della tortura; ma come la Massoneria \u00e8 profondamente anticristiana pur non essendo vera l&#8217;accusa fatta ai Massoni di sputare sopra le ostie consacrate o di trafiggerle col pugnale, cos\u00ec la questione della possibilit\u00e0 dell&#8217;eresia templare, intesa in un senso pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 serio rimane aperta, e noi vogliamo esaminarla un momento pure sapendo che il solo ausilio delle considerazioni storiche non pu\u00f2 condurre a deciderla definitivamente in un senso o nell&#8217;altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo lo sfondo storico della questione: la grande lotta tra la Chiesa e l&#8217;Impero, ricordiamo il pullulare delle eresie per tutta la Francia, l&#8217;Italia e gran parte dell&#8217;Europa, e la naturale simpatia degli eretici per i ghibellini. E consideriamo l&#8217;importanza che doveva avere agli occhi dei contendenti un Ordine possente, ricchissimo, indipendente e per giunta ravvolto nel segreto. Assolutamente autonomo per la bolla stessa di fondazione e poi brevi papali, impenetrabile agli estranei grazie al mistero, organicamente omogeneo ed obbediente alla autorit\u00e0 assoluta del Gran Maestro, esso costituiva un perfetto e temibile strumento di azione, uno strumento ideale per chi avesse voluto tentare un travolgimento sociale od anche soltanto isolarsi come in una medioevale fortezza dalle autorit\u00e0 e dalla societ\u00e0 di quel tempo. La mancanza di prove materiali non basta per escludere che dalla fondazione dell&#8217;Ordine od in seguito, la Grande Maestranza abbia potuto trovarsi nelle mani di uomini liberi da devozione verso la Santa Sede ed anche dalla credenza cristiana; che anzi, se gli intendimenti eretici vi furono, ogni prova materiale deve essere stata accuratamente evitata perch\u00e8 troppo pericolosa dato il fanatismo e la inquisizione, e perch\u00e8 ogni legame esteriore era superfluo in una societ\u00e0 che traeva la sua forza, non da una comunit\u00e0 di credenze ma dalla ferrea legge per la quale i fratelli dovevano obbedire passivamente agli ordini del loro capo. L&#8217;Ordine del Tempio, infine, era un ordine militante e non missionario, e, se eretico, non colla propaganda ma coll&#8217;azione doveva cercare di opporsi alla religione dominante (vedi&nbsp;<a href=\"News-file-categories-op-newindex-catid-24.html\"><em>L&#8217;Ordine monastico-combattente<\/em><\/a>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inutile dunque cercare negli archivi la prova dell&#8217;eresia templare; in mancanza di mezzi migliori solo l&#8217;analisi della loro attitudine ed il concetto tradizionale rimastone potranno illuminare la questione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E ci\u00f2 nonostante attraverso alla necessaria apparente ortodossia della stessa regola dell&#8217;Ordine si possono trovare degli indizi molto interessanti. Il paragrafo 12, per esempio, della&nbsp;<em>Regie du Tempie&nbsp;<\/em>pubblicata a cura di Henri de Curzon permette all&#8217;Ordine di cercarsi delle reclute tra i cavalieri scomunicati, aprendo cos\u00ec un comodissimo rifugio a tutti i perfetti, i catari, gli albigiesi, patarini ed eretici di ogni specie. Molto significativa \u00e8 anche la grande rassomiglianza tra l&#8217;Ordine del Tempio e l&#8217;Ordine degli Assassini, la potente contemporanea associazione orientale dipendente dalla autorit\u00e0 assoluta del Vecchio della Montagna. Simili nei due Ordini il segreto, le iniziazioni, i lavori, l&#8217;organizzazione, lo spirito di gerarchia e la disciplina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella lotta tra Chiesa ed Impero i templari non potevano apertamente manifestare le loro simpatie perch\u00e8 la funzione dell&#8217;Ordine era esplicitamente un&#8217;altra. Pure quando Urbano IV preparava una crociata contro Manfredi troviamo che Eti\u00e9nne de Sissy, maresciallo dell&#8217;Ordine e Precettore di Puglia, rifiut\u00f2 di dare al papa il suo aiuto; ed al papa che gli ordin\u00f2 di dimettersi dalla sua carica, rispose audacemente che nessun papa si era mai immischiato degli affari interni dell&#8217;Ordine, e che egli avrebbe rassegnato il suo ufficio solo al gran Maestro che glielo aveva conferito. Urbano lo scomunic\u00f2, e l&#8217;Ordine lo sostenne rimproverando al papa di volere distrarre per la crociata contro Manfredi le forze destinate per la guerra in Palestina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altra forte presunzione di eresia si pu\u00f2 trovare interpretando il canto&nbsp;<em>chiuso&nbsp;<\/em>dei poeti d&#8217;amore, ed il simbolismo della gaia scienza dei trovatori che prendevano tanto volentieri a soggetto delle loro canzoni il leggendario Ordine del Graal, di cui quello del Tempio pareva la reale manifestazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il posto che Dante d\u00e0 ai templari nella Divina Commedia mostra quale importanza avesse secondo lui l&#8217;Ordine nella vita politica del suo tempo. Dante, che ha attaccato cos\u00ec: fieramente i francescani ed i domenicani ed in generale i papi, la Chiesa ed il clero, non ha una sola parola contro i templari, anzi ne prende apertamente le difese; ed i templari, Filippo il Bello e Clemente V costituiscono grandissima parte della allegoria politica della Commedia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutto il poema li tiene sempre presenti; inveisce contro il papa e contro Filippo ogni volta che ne ha l&#8217;occasione, invoca la vendetta di Dio contro di loro e nella grande visione finale del Purgatorio raffigura nella meretrice la Chiesa e nel gigante che delinque in sua compagnia Filippo. Clemente V ha il suo posto bello e pronto tra i simoniaci perch\u00e8 agi per denaro contro i templari, e, per vendicare la morte di J. de Molay bruciato vivo col capo in alto, Clemente \u00e8 destinato ad andare a prendere il posto di Bonifacio e quindi a bruciare col capo all&#8217;ingi\u00f9:&nbsp;<em>e far\u00e0 quel d&#8217;Alagna esser pi\u00f9 giuso.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E questo dice Dante dopo aver fatto pochi versi innanzi la glorificazione dell&#8217;imperatore e delle bianche stole, cio\u00e8 dei Templari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dante, infatti, ben sapendo che per la regola Temprare, inspirata da San Bernardo, l&#8217;abito bianco colla croce rossa era riservato ai soli templari, e ben conoscendo la bolla di Clemente V che scomunicava&nbsp;<em>ipso facto&nbsp;<\/em>chi avesse osato indossare l&#8217;abito dei templari, riveste della bianca stola i beati del Paradiso, approfittando abilmente del comodo riparo offerto da un passo dell&#8217;Apocalisse; ed \u00e8 S. Bernardo, anche egli rivestito dalla bianca stola (come Dante si prende cura di specificare) che lo scorta all&#8217;ultima visione. Cos\u00ec facendo egli sfidava deliberatamente la Chiesa; e questa apologia e glorificazione palese e coperta \u00e8 troppo calorosa ed insistente, il dolore e lo sdegno troppo possenti per non essere intimamente legati agli ideali pi\u00f9 cari a Dante; l&#8217;avere fatto della tragedia templare un elemento fondamentale dell&#8217;allegoria politica induce a ritenere che nel suo pensiero l&#8217;Ordine del Tempio era strettamente associato a quella sua Monarchia condannata per eresia dalla Chiesa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ortodossia cattolica dei templari, come quella di Dante, \u00e8 dunque pi\u00f9 che sospetta agli occhi dell&#8217;osservatore spregiudicato e non superficiale. E questa impressione si accorda perfettamente col concetto tradizionale dell&#8217;Ordine del Tempio trasmessoci dalle societ\u00e0 segrete posteriori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;eredit\u00e0 templare&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>La tradizione afferma intanto che l&#8217;Ordine continu\u00f2 ad esistere anche dopo e nonostante la condanna papale. In un libro raro e segreto \u2013&nbsp;<em>A Sketch of the History of the Knights Templars&nbsp;<\/em>\u2013 stampato a soli cento esemplari nel 1833, di cui \u00e8 autore James Burnes, Grande Officiale dell&#8217;Ordine del Tempio, si racconta che Jacques de Molay, prevedendo il suo martirio, nominasse a suo successore in potere e dignit\u00e0 Giovanni Marco Larmenio di Gerusalemme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E da allora sino ad oggi la linea dei Grandi Maestri si \u00e8 mantenuta regolare ed ininterrotta; l&#8217;originale della carta di trasmissione firmato da tutti i Grandi Maestri e che il Burnes riporta nel suo libro, si trova a Parigi, insieme agli antichi statuti, rituali, sigilli, ecc.; e nel convento generale dell&#8217;Ordine tenuto a Parigi nel 1810 venne esaminato da circa duecento cavalieri Templari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1811 Napoleone fece chiamare il Gran Maestro dell&#8217;Ordine, Bernard Raymond, e gli ordin\u00f2 che la celebrazione dell&#8217;anniversario del martirio di J. Molay si facesse pubblicamente con grande pompa religiosa e militare. Grandissimo fu lo stupore ed infiniti i commenti provocati da questa grande cerimonia pubblica; ben pochi arrivarono infatti a comprendere perch\u00e8 mai Napoleone potesse dare tanta importanza alla tragedia avvenuta cinque secoli prima; ma forse qualcuno dei nostri lettori avr\u00e0 intuito le profonde ragioni ideali dell&#8217;interesse imperiale, e legato in una visione sintetica gli uni agli altri gli avvenimenti dei due tempi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altri documenti e manoscritti che riferiscono la storia dell&#8217;Ordine prima e dopo la condanna si trovano negli archivi del Grand Prieur\u00e8 Ind\u00e9pendant d&#8217;Helv\u00e9tie (vedi&nbsp;<em><a href=\"News-file-article-sid-388.html\">Rituali Gran Priorato Indipendente Elvetico<\/a><\/em>), che \u00e8 oggi la quinta provincia dell&#8217;Ordine del Tempio. Secondo questi manoscritti, in armonia colla tradizione massonica, i Templari sfuggiti al disastro in Svezia, Norvegia, Irlanda e Scozia continuarono l&#8217;Ordine e per meglio sfuggire alle persecuzioni si nascosero entro la corporazione dei Liberi Muratori, continuando dentro di essa ed in segreto il loro Ordine. Si permise ai cavalieri di ammogliarsi per potere continuare l&#8217;Ordine nei loro figli; e per maggiore sicurezza per circa tre secoli nessun estraneo venne iniziato al grado di Maestro Scozzese, riserbando tale grado soltanto ai figli dell&#8217;Ordine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sopra i legami e la derivazione della Massoneria dall&#8217;Ordine del Tempio tutti gli autori massonici si trovano d&#8217;accordo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Senza addentrarci nelle complicatissime questioni di esegesi massonica ricordiamo come il rituale e conseguentemente i lavori del grado pi\u00f9 importante del rito Scozzese, il 30\u00b0 o Cavaliere Kadosh (vedi&nbsp;<em><a href=\"News-file-article-sid-819.html\">Rituale per il Sublime Areopago dei Cavalieri Kadosch<\/a><\/em>), si ispira unicamente al martirio di J. de Molay; e la parola di passo del grado pare tolta di peso dai versi nei quali Dante invoca la vendetta divina sopra Clemente V e Filippo il Bello. E poich\u00e9 lo spirito eretico, radicalmente anticristiano dell&#8217;Ordine massonico non discende certo dalle innocenti gilde e corporazioni medioevali di muratori, \u00e8 ben presumibile che in ultima analisi risalga proprio all&#8217;Ordine templare. In ogni modo \u00e8 certo che il grado politico del Rito Scozzese, il rito massonico pi\u00f9 diffuso, trae dai Templari la sua derivazione ideale; vendetta, vendetta, o Signore, grida anche oggi il cavaliere templare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E la vendetta si \u00e8 parzialmente compiuta per opera appunto della Massoneria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quasi a rendere evidente il carattere fatale della rivoluzione, la nemesi dei re di Francia li portava ad espiare il delitto di Filippo proprio nel quartiere generale dell&#8217;Ordine, divenuto per essi la prigione del Tempio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ivi su&#8217;l medio evo il secolare&nbsp;<br><\/em><em>Braccio discese di Filippo il Bello&nbsp;<br><\/em><em>Ivi scende de l&#8217;ultimo Templare&nbsp;<br><\/em><em>Su l&#8217;ultimo Capeto oggi l&#8217;appello.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 fama che il giorno della esecuzione di Luigi XVI, un gigante orribile e barbuto, una specie di genio diabolico della rivoluzione, sempre presente quando vi erano preti da strozzare, mont\u00f2 sul patibolo e, prendendo a piene mani il sangue reale, ne spruzz\u00f2 le teste all&#8217;intorno gridando:&nbsp;<em>Peuple francais, je te baptise au nom de Jacques et de la libert\u00e9.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La continuazione esteriore dell&#8217;Ordine del Tempio ed il concetto rimastone nell&#8217;Ordine massonico si accordano dunque nell&#8217;indicarci la profonda eterodossia del grande Ordine medioevale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La massoneria ed i numerosi ordini templari oggi esistenti sono gli eredi storici, esteriori dell&#8217;Ordine del Tempio. Ma la continuazione interiore, spirituale non pare oramai associata a questa esteriore derivazione. La Massoneria e gli Ordini da essa procedenti nei paesi anglosassoni si perdono quasi unicamente in&nbsp;<em>opere&nbsp;<\/em>di beneficenza ed in magnifiche cerimonie che sembrano fatte apposte per appagare la curiosa passione del&nbsp;<em>pageant<\/em>; e nei paesi latini la massoneria, rinnegato il suo patrimonio filosofico sociale per accattare un informe arsenale di ferri vecchi dai materialisti tedeschi ed un incoerente&nbsp;<em>bric \u00e0 brac&nbsp;<\/em>di luoghi comuni dai rigattieri della democrazia francese, si \u00e8 ridotta a fare da mezzana ai partiti politici democratici e da spaventapasseri per le animuccie cristiane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vano sperare da essa il compimento della vendetta templare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pure l&#8217;eredit\u00e0 templare non pu\u00f2 essere andata perduta, pure \u00e8 fatale che la vendetta si compia e che perisca di spada chi di spada ha ferito. Coloro che conoscono la immateriale indistruttibile natura degli esseri vedono nella perennit\u00e0 puramente spirituale delle individualit\u00e0 la base e la prova di una reale eredit\u00e0; e quando questa vi \u00e8, non \u00e8 questione che di tempo e di contingenze perch\u00e8 se ne veda la inesorabile manifestazione nel mondo degli uomini.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"_ftn1\"><a><\/a>* Brevi note su Arturo Reghini&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><em>Per gentile concessione della Prof.ssa Lidia Reghini di Pontremoli (www.reghini.net)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20196%20230'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" width=\"196\" height=\"230\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Arturo_Reghini.jpg\"><noscript><img decoding=\"async\" width=\"196\" height=\"230\" src=\"..\/img_art\/Arturo_Reghini.jpg\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c(\u2026)&nbsp;<em>Il matematico ed erudito fiorentino Arturo Reghini (1878-1946), alto dignitario della Massoneria prima del suo scioglimento ad opera del fascismo, fu il pi\u00f9 noto esponente del neo-pitagorismo del XX secolo e teorico dell&#8217;\u201cImperialismo Pagano\u201d.&nbsp;Fu amico di Giovanni Amendola e di Giuseppe Papini, personaggio di punta della scapigliatura fiorentina all&#8217;epoca delle riviste \u201cLeonardo\u201d, \u201cLacerba\u201d e \u201cLa Voce\u201d, fu a sua volta fondatore delle riviste \u201cAtan\u00f2r\u201d (1924). \u201cIgnis\u201d (1925) e \u2013 con Julius Evola \u2013 \u201cUr\u201d (1927-1928). Alla sua opera sono legate la riproduzione della \u201cmagia colta\u201d, neo-platonica e rinascimentale. Che contrappose al Cristianesimo come via d&#8217;accesso al divino, ed una critica radicale dell&#8217;occultismo e degli pseudo-esoterismi moderni. In collaborazione con Ren\u00e9 Gu\u00e9non, auspic\u00f2 la rinascita spirituale dell&#8217;Occidente attraverso la formazione di un&#8217;\u00e9lite iniziatica nel quadro di un processo di rigenerazione della Massoneria, in cui vedeva un residuo \u201cdeviato\u201d di un&#8217;antica organizzazione ermetico-pitagorica, d&#8217;origine pre-cristiana ed erede degli antichi Mestieri.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gi\u00e0 in vita, sul suo conto s&#8217;era formata una corposa leggenda di \u201cmago\u201de di facitore di prodigi, arricchitasi con il tempo di altre fantasiose aggiunte (\u2026)\u201d. &nbsp;&nbsp;<\/em>(da: N. M. di Luca,&nbsp;<em>Arturo Reghini<\/em>, cit.). (<a href=\"#su\">torna al testo<\/a>)&nbsp;<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia essenziale su Arturo Reghini&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Frosini E.,&nbsp;<em>Massoneria Italiana e Tradizione Iniziatica<\/em>, Pescara 1911;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soro V.,&nbsp;<em>Il Gran Libro della Natura. Opera Curiosa del Secolo XVIII<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Todi 1921;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soro V.,&nbsp;<em>Le Th\u00e9osophisme. Historie d&#8217;une pseudo-r\u00e9ligion<\/em>, ed.Nouvelle Librairie Nacional, Paris, 1921;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Monografia<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma 1922;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soro V.,&nbsp;<em>La Chiesa&nbsp;<\/em><em>del Paracleto. Studi su lo gnosticismo<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Todi, 1922;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Monografia<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rostagni A.,&nbsp;<em>Il verbo di Pitagora<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, n.4, a.I, Roma, aprile 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fermi [Benito Mussolini],&nbsp;<em>Cronache del pensiero religioso \u2013 un&#8217;altra gerarchia<\/em>, in \u2018Gerarchia&#8217;, ottobre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gu\u00e9non R.,&nbsp;<em>lettera ad Arturo Reghini&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bodrero E., con prefazione di,&nbsp;<em>Inchiesta sulla Massoneria<\/em>, ed. Mondatori, Milano, 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Schaerf S.,&nbsp;<em>I cognomi degli ebrei d&#8217;Italia con un&#8217;appendice sulle famiglie nobili ebree d&#8217;Italia<\/em>, ed. Israel, Firenze, 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gu\u00e9non R.,&nbsp;<em>L&#8217;esot\u00e9risme de Dante<\/em>, Ch. Bosse, Paris 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evola J.,&nbsp;<em>Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano<\/em>, ed.Atan\u00f2r, Roma-Todi, 1926;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del Massa A.,&nbsp;<em>Pagine esoteriche<\/em>, 1928;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rossi M.M.,&nbsp;<em>Lo spaccio dei Maghi<\/em>, ed. Doxa, Roma 1929;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evola J.,&nbsp;<em>Manovre di massoni<\/em>, in \u2018Roma fascista&#8217;, Roma, 3 marzo 1929 (in \u2018Patria&#8217;, gennaio 1929; rist. in \u2018Politica Romana&#8217;, a.IV, 1997)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rasena,&nbsp;<em>Imperialismo Pagano<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, n.1, a.II, 1929;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gu\u00e9non R.,&nbsp;<em>Comptes rendus<\/em>, in \u2018Le Voile d&#8217;Isis&#8217;, Paris, maggio 1935 (rist. da \u00c9dition Traditionelles, Paris 2000);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gu\u00e9non R.,&nbsp;<em>recensione del libro di Arturo Reghini, Le Faisceau de Licteurs et son symbolisme duod\u00e9cimal suivi de L&#8217;universalit\u00e9 romaine et celle du catholicisme et de la trag\u00e9die du Temple<\/em>, in \u2018 La Voile d&#8217;Isis&#8217;, Paris, maggio 1935;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E.Quadrelli,&nbsp;<em>Per la restituzione della geometria pitagorica&nbsp;<\/em>(rec.), in \u2018Mondo Occulto&#8217;, nn.39-40, nov.-dic. 1935;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A.Hermet ,&nbsp;<em>La ventura delle riviste (1903-1940),&nbsp;<\/em>ed. Vallecchi, Firenze 1941;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.P [Giulio Parise],&nbsp;<em>Colonna Funebre. Arturo Reghini. aGigante nel corpo e nello spirito<\/em>, in \u2018L&#8217;Acacia Massonica&#8217;, a.I, nn. 1-2, settembre 1947;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.Papini,&nbsp;<em>La Biblioteca Teosofica<\/em>, 1947;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.Papini,&nbsp;<em>Passato remoto 1885-1914<\/em>, Firenze 1948, pg. 129;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evola J.,&nbsp;<em>Il cammino del cinabro<\/em>, rist., ed. Schwiller, Milano, 1972, pg.15;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E.C. Agrippa,&nbsp;<em>La Filosofia Occulta&nbsp;<\/em><em>o la Magia<\/em>, ed. Mediterranee, Roma, 1972;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lisi N.,&nbsp;<em>Un filosofo matematico alla maniera degli antichi esempi<\/em>, sta in \u201cParlata alla finestra di casa\u201d, ed. Vallecchi, III ed., Firenze 1973, pp.112-113;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Capone A.,&nbsp;<em>Giovanni Amendola e la cultura italiana del Novecento (1899-1914). Alle origini della \u201cnuova democrazia\u201d,&nbsp;<\/em>ed. Elia, Roma, 1974;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gastone Ventura,&nbsp;<em>I Riti massonici di Misra\u00efm e Memphis<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma, 1975;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ibid.,&nbsp;<em>Storia del Martinismo&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Jesi F.,&nbsp;<em>Cultura di destra<\/em>, ed. Garzanti, Milano, 1979;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Andreani S.,&nbsp;<em>Un libretto di alchimia inciso su lamine di piombo nel XIV secolo<\/em>, ed. Mediterranee, Roma, 1979;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tomasi T.,&nbsp;<em>Massoneria e scuola dall&#8217;Unit\u00e0 ai giorni nostri<\/em>, ed.Vallecchi, Firenze 1980;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>S.Recupero [Vultur],&nbsp;<em>Ricordo di Arturo Reghini<\/em>, in \u201cLa Loggia\u201d, a.II, nn.9-10, Firenze 1980 (rist. in \u2018Amor&#8217;, ed. Funari, Messina, 1990)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Papini G.,&nbsp;<em>Diario 1900 e pagine autobiografiche sparse 1894-1902<\/em>, rist., ed.Vallecchi, Firenze 1981;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spadaro S.,&nbsp;<em>Massoneria Scozzese in Italia. Documenti storici<\/em>, ed. Bastogi, Foggia, 1983;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cordova F.,&nbsp;<em>Massoneria e politica in Italia 1892-1908<\/em>, ed. Laterza, Bari, 1985;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ren\u00e9 Gu\u00e9non,&nbsp;<em>Le Th\u00e9osophisme.Histoire d&#8217;une pseudo-religion<\/em>, \u00c9dition Traditionnelles, Parigi 1986;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.Amendola,&nbsp;<em>Carteggio 1897- 1909 , a cura di E. d&#8217;Auria, , Roma-Bari 1986;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bernard E. Jones,&nbsp;<em>Freemasons&#8217;Guide and Compendium<\/em>, Ed. Harrap, Londra 1986, pg. 204:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rossi M.,&nbsp;<em>L&#8217;interventismo politico-culturale delle riviste tradizionaliste negli anni venti. Atan\u00f2r (1924) e Ignis (1925&nbsp;<\/em>), in \u2018Storia Contemporanea&#8217;, a. XVII, giugno 1987;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>De Turris G.,&nbsp;<em>L&#8217;esoterismo italiano Anni Venti \u2013 Il gruppo di Ur, tra magia e superfascismo<\/em>, in \u2018Abstracta&#8217;, n. 6, 1987;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>De Giorgio G.,&nbsp;<em>La tradizione romana<\/em>, ed. Mediterranee, Roma 1989;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Introvigne M.,&nbsp;<em>Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo<\/em>, ed. SugarCo, Milano, 1990;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alvarez L\u00e0zaro P.,&nbsp;<em>Libero pensiero e Massoneria dalle origini alla grande guerra<\/em>, ed. Gangemi, Roma , 1990;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giovetti P.,&nbsp;<em>Helena Petrovna Blavatsky e la Societ\u00e0 Teosofica<\/em>, ed. Mediterranee, Roma 1991;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sestito R.,&nbsp;<em>Le basi pitagoriche dell&#8217;estasi filosofica<\/em>, in&#8217;.Ignis&#8217;, 21 giugno, 1991, pp.4-5;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sestito R.,&nbsp;<em>Arturo Reghini e la Scuola Occulta. Introduzione all&#8217;esoterismo<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.V (nuova serie), 1992;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E.Zolla,&nbsp;<em>Arturo Reghini. Uscite dal mondo<\/em>, Milano 1992, pp.443-447;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sestito R.,&nbsp;<em>Amedeo Armentano e la sua Scuola<\/em>, studio introduttivo ad Armentano A.R.,&nbsp;<em>Massime di scienza iniziatica<\/em>, ed. Ignis, Ancona 1992;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scarabeus,&nbsp;<em>Sugli errori di Julis Evola. I fasti dell&#8217;Autarca<\/em>, in \u2018Ignis'(nuova serie), a.V, 1992;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Simoni,&nbsp;<em>Bibliografia della Massoneria in Italia<\/em>, vol. I, ed. Bastogi, Foggia 1992;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mola A.A.,&nbsp;<em>Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni<\/em>, ed. Bompiani, Milano 1992;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di Vona P.,&nbsp;<em>Evola, Gu\u00e9non, De Giorgio<\/em>, ed. SeaR, Borzano (RE), 1993;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pruneti L.,&nbsp;<em>La Tradizione Massonica&nbsp;<\/em><em>Scozzese in Italia<\/em>, ed. Edimai, Roma 1994;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>P.R.,&nbsp;<em>recensione a Ignis. Rivista di studi iniziatici fondata da Arturo Reghini<\/em>, in \u2018Politica Romana&#8217;, a.I, 1994;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Papini G.,&nbsp;<em>Passato remoto, 1895-1914,&nbsp;<\/em>con prefazione di G.Luti, a cura di A.Casini Paszkowski, ed.Ponte delle Grazie, Firenze 1994;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Galli G.,&nbsp;<em>La politica e i maghi<\/em>, ed. Rizzoli, Milano 1995;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chacornac P,&nbsp;<em>La vie simple de Ren\u00e9 Gu\u00e9non<\/em>, \u00c9ditions Traditionnelles, Paris 1996;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Garin E.,&nbsp;<em>Intellettuali italiani del XX secolo<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1996;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Candeloro G.,&nbsp;<em>Storia dell&#8217;Italia moderna<\/em>, vol. VIII, cap. \u2018La prima guerra mondiale del dopoguerra. L&#8217;avvento del Fascismo, ed. Feltrinelli, Milano 1996;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scarabeus,&nbsp;<em>Sugli errori di Julis Evola<\/em>, in \u2018Politica Romana&#8217;, a.IV, 1997;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Thomas Dana Lloyd,&nbsp;<em>Un pitagorico dei nostri tempi<\/em>, in \u2018Gnosis&#8217;, n.44, estate 1997 (trad. di G.Alvaro);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.Manghetti (a cura di),&nbsp;<em>A.Hermet. Sommario autobiografico<\/em>, Rimini 1997;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Iacovella A.,&nbsp;<em>Il Barone e il Pitagorico: Julis Evola e Arturo Reghini<\/em>, in \u2018Vie della Tradizione&#8217;, n. 110, aprile-giugno 1998;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lloyd Thomas D.,&nbsp;<em>Il Tempio assalito. Introduzione allo studio della campagna antiesoterica nell&#8217;Italia fascista<\/em>, in \u2018Politica Romana&#8217;, 1998-1999;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le Ceneri della Fenice: Evola e Reghini&nbsp;<\/em>in de Turris G. (a cura di), Studi Evoliani, Europa Libreria Editrice, Roma 1999;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>R.Sestito, Storia del Rito Filosofico Italiano e dell&#8217;Ordine Orientale antico e Primitivo di Memphis e Mizram, Ancona 2000, voll. I-II;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe Sulli-Rao,&nbsp;<em>Reghini, Arturo<\/em>, voce dell&#8217;&nbsp;<em>Encyclop\u00e9die de la Franc-Ma\u00e7onnerie<\/em>, a cura di E.Saunier), Librerie G\u00e9nerale Fran\u00e7aise, Parigi 2000;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Canosa R.,&nbsp;<em>I servizi segreti del Duce. I persecutori e le vittime&nbsp;<\/em>(v. Beghini \u00e8 Reghini\/Pietro Negri), ed.Mondadori, Milano 2000;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Luca N.M.,&nbsp;<em>La Massoneria. Storia&nbsp;<\/em><em>, riti e miti<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma 2001;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Beraldo M.,&nbsp;<em>Il movimento antroposofico italiano durante il regime fascista<\/em>, in \u2018Dimensioni e problemi della ricerca storica&#8217;, I, 2002;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Casini P.,&nbsp;<em>Alle origini del Novecento. \u201cLeonardo\u201d,. 1903-1907<\/em>, ed. Il Mulino, Bologna 2002;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Wehr G.,&nbsp;<em>Novecento occulto. I grandi maestri dell&#8217;esoterismo contemporaneo<\/em>, ed. Neri Pozza, Vicenza 2002;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Zolla E.,&nbsp;<em>Lo stupore infantile<\/em>, ed.Adelphi, Milano 2002;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alvi G.,&nbsp;<em>Reghini. Il massone pitagorico che amava la guerra<\/em>, in \u2018Corriere della Sera&#8217;, Milano, 18 agosto 2003;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arcella S.,&nbsp;<em>La grande orma<\/em>, in \u2018Hera Magazine&#8217;, suppl. a \u2018Hera&#8217;, a.IV, ottobre 2003 (\u201cEsoterismo e Fascismo\u201d);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sestito R., Il figlio del Sole. Vita e opere di Arturo Reghini filosofo e matematico, Ancona 2003;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dolcetta M.,&nbsp;<em>Nazionalsocialismo esoterico. Studi iniziatici e misticismo messianico nel regime hitleriano<\/em>, Cooper &amp; Castelvecchi, Roma, 2003;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bizzarri M. (a cura di), Gu\u00e9non R.,&nbsp;<em>Il risveglio della Tradizione occidentale. I testi pubblicati in Atan\u00f2r e Ignis<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma, 2003;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>di Luca N.M.,&nbsp;<em>Arturo Reghini. Un intellettuale neo-pitagorico tra Massoneria e fascismo<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Roma 2003;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A.Piscitelli,&nbsp;<em>Il risorgimento dello spirito.Vita, passioni, delusioni di Arturo Reghini, pitagorico del Novecento<\/em>, in \u2018Linea&#8217;, 14 gennaio 2004&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Atti del Convegno su Arturo Reghini<\/em>, organizzato dalla Serenissima Gran Loggia del Rito Simbolico Italiano, tenutasi a L&#8217;Umanitaria, Milano 8 maggio 2004&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>M.Neri,&nbsp;<em>A.Reghini. Per la restituzione della Massoneria Pitagorica Italiana&nbsp;<\/em>, Rimini 2005&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>P.Pantisano-F.Pedace-C.Palmieri, articoli su \u201cIl Crotonese\u201d, n.4, 25-27 ottobre 2005&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>AA.VV.,&nbsp;<em>Arturo Reghini. La sapienza pagana e pitagorica del \u2018900<\/em>, ed. I libri del Graal, Roma 2007;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>S. Consolato,&nbsp;<em>Il ritorno di Arturo Reghini&nbsp;<\/em>in ibid., Roma 2007, pp.3-8;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>S.Consolato,&nbsp;<em>Il Pitagorismo politico di Arturo Reghini<\/em>, in ibid., Roma 2007, pp. 11-123;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.D&#8217;Uva,&nbsp;<em>Pitagorismo magico ed iniziatici di Arturo Reghini<\/em>, in ibid., Roma 2007, pg.124-176;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>R. del Ponte,&nbsp;<em>Un&#8217;antica famiglia italiana. La stirpe dei Reghini<\/em>, in ibid., Roma 2007, pp. 177-186;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>G.D&#8217;Uva \u2013 L.Mancini &#8211; M.Foti (a cura di),&nbsp;<em>Stella Salutis: sulla continuit\u00e0 storica di Pentalfa<\/em>, in ibid., Roma 2007, pp. 187-196;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>M.Neri,&nbsp;<em>Di Arturo Reghini non immemori<\/em>, in ibid., Roma 2007, pp. 197-229;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>M.Foti,&nbsp;<em>La riscoperta di Arturo Reghini negli anni \u20188\u00b0. Da \u201cIl Ghibellino\u201d all&#8217;Associazione Pitagorica<\/em>, in ibid., Roma 2007, pp.230-240;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C.Scimiterna \u2013 S.Loretoni,&nbsp;<em>\u201cDei numeri Pitagorici\u201d: sicut erat in votis<\/em>, sta in ibid., Roma 2007, pp. 241-242.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A.Reghini, \u201cDei numeri pitagorici\u201d, voll. I-VII, rist. vol. Ia cura di C.Scimiterna &#8211; S.Loretoni,Ed. Arch\u00e8, ed. Pizeta, ottobre 2006&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inoltre:&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Del Ponte R.,&nbsp;<em>Evola e il magico \u201cgruppo di Ur\u201d&nbsp;<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evola J., [la direzione di Ur],&nbsp;<em>Diffida contro Ignis<\/em>, in \u2018Krur&#8217;, n.2, cit. in R. del Ponte , \u201cEvola e il magico gruppo di Ur\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>De Giorgio G.,&nbsp;<em>Lettere di R. Gu\u00e9non<\/em>, pubbl. in appendice a \u201cL&#8217;Istant et l&#8217;Eternit\u00e9\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scritti di Arturo Reghini (essenziale)&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., cfr. gli scritti su \u2018Il Leonardo&#8217;, a.III,-V, Firenze 1905-06;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [A.R.],&nbsp;<em>Giordano Bruno smentisce Rastignac<\/em>, in \u2018Leonardo&#8217;, a.IV, Firenze 1906;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Alaya],&nbsp;<em>Mors Osculi<\/em>, in \u2018Il Leonardo&#8217;, a.IV, 1906;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Svasamdevana],&nbsp;<em>Istituzioni di scienza occulta<\/em>, in \u2018Leonardo&#8217;, a.IV, Firenze, 1906;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Il Fratello Terribile],&nbsp;<em>La Massoneria&nbsp;<\/em><em>come fattore intellettuale<\/em>, in \u2018Leonardo&#8217;, a.IV, 1906, pp. 297-310;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>La vita dello spirito<\/em>, conferenza, Biblioteca Filosofica, Firenze, 1907;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Il dominio dell&#8217;anima<\/em>, conferenza, 1907;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Il punto di vista dell&#8217;occultismo<\/em>, in \u2018Leonardo&#8217;, a.V, Firenze, aprile 1907, pg. 144&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>La vita dello Spirito<\/em>, conferenza alla Biblioteca Filosofica di Firenze, 1907;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Per una concezione spirituale della vita<\/em>, Biblioteca Filosofica, Firenze 1908;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Imperialismo pagano<\/em>, in \u2018Salamandra&#8217;, n.14, 1914;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>La Tradizione Italica<\/em>, in \u2018Ultra&#8217;, n.2, aprile 1914, pp.68-70;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>lettera<\/em>, in \u2018Ultra&#8217;, aprile 1914;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Due parole al dott. Frosini. La polemica su Zaratustra<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, &nbsp; nn.8-9-10, 1921;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi ed il massimo mistero massonico. Studio critico ed iniziatico<\/em>, ed. Atan\u00f2r, Todi 1922;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., traduzione del libro di Stevenson R&nbsp;<em>., Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde<\/em>, ed. Voghera, Roma 1923;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Notarelle iniziatiche: sull&#8217;origine del simbolismo muratorio<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, 1923;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>L&#8217;intolleranza cattolica e lo Stato<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, nn.8-9, 1923;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le basi spirituali della Massoneria<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, nn.8-9, 1923;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Libert\u00e0 e Gerarchia<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, n.11, 1923;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>L&#8217;iniziazione democratica<\/em>, in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, nn.1-2, 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Si pu\u00f2 dire Massoneria?,&nbsp;<\/em>in \u2018Rassegna Massonica&#8217;, 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>trad. del testo di R.Gu\u00e9non L&#8217;esot\u00e9risme du Dante<\/em>, in \u2018Atanor&#8217;, a.I, n.4, Roma 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Una rinascita pitagorica<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, I, gennaio-febbraio 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Tra libri e riviste \u2013 Elogi e critiche di Atan\u00f2r<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, I, Roma ottobre-novembre 1924, nn.10-11;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>recens. del libro di R.Gu\u00e9non, Orient et Occident<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, cit., Roma 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus] ,&nbsp;<em>Imperialismo Pagano<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, Roma 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Piccola Cronaca Marinista<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, nn.1-2, Roma gennaio-febbraio 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Campidoglio e Golgota<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a. I, n.5, maggio 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Massime di Scienza Iniziatica<\/em>, in \u2018Atanor&#8217;,a. I, n.5, maggio 1924, pp. 147-154;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Con le molle&nbsp;<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, n.6, Roma giugno 1924, pp.166-170;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Commento alle \u2018Massime di Scienza Iniziatica&#8217;di A.Armentano<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, n.6, Roma, giugno 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Nuvole nere<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, Roma, 7 luglio 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Una vittoria della parte guelfa<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, nn.8-9, Roma, agosto-settembre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>L&#8217;universalit\u00e0 romana e quella cattolica<\/em>, in \u2018Vita italiana&#8217;, agosto-settembre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Preti ed Impero<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, nn.10-11, Roma, ottobre-novembre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., [Il Vicario di Satana], in \u2018Atanor&#8217;, a. I, n.12,, Roma, dicembre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>A proposito di Gerarchia<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, n.12, Roma, dicembre 1924;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Il progetto di legge contro le societ\u00e0 segrete<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;,cit, gennaio-febbraio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Il fachiro Kir Tor Kal, Tahra Bey<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.1-2, gennaio-febbraio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Istituto Chavk per lo studio delle Scienze Orientali<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.1-2, gennaio-febbraio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Cagliostro in documenti inediti del Santo Uffizio<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.1-2, gennaio-febbraio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Una pagina ermetica e cabalistica di Osvaldo Crollio<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., gennaio-febbraio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Cagliostro in documenti inediti del Santo Uffizio<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.I, n.3, marzo 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Brevi note sul Cosmopolita ed i suoi scritti<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., marzo 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le Quarantene Spirituali della Massoneria Egiziana \u2013 Da documenti inediti del Santo Uffizio<\/em>,in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.4-5, aprile-maggio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Brevi note sul Cosmopolita e i suoi scritti<\/em>, in cit., aprile \u2013 maggio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Quarantene Spirituali della Massoneria Egiziana \u2013 Da Documenti inediti del Santo Uffizio<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.6-7, giugno-luglio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>recensione del libro di R.Gu\u00e9non, L&#8217;Homme et son divenir selon le V\u00ead\u00e2nta<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., giugno-luglio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A.R.[eghini],&nbsp;<em>Saggi sull&#8217;Idealismo magico<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, , nn.6-7giugno-luglio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>La legge contro le societ\u00e0 segrete<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., giugno \u2013 luglio 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Una pagina esoterica di Cagliostro<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;,a.I, nn..8-9, agosto-settembre 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Ex-Imo<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., agosto-settembre 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Un&#8217;ode alchemica di Fra Marcantonio Crassellame Chinese<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le Proposizioni del Rituale della Massoneria Egiziana censurata dal Tribunale del Sant&#8217;Uffizio (da documenti inediti del Sant&#8217;Uffizio),&nbsp;<\/em>in \u2018Ignis&#8217;, a.I, n.10, ottobre 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Maximus],&nbsp;<em>Eccessi di parte Guelfa<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, cit., ottobre 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., in \u2018Ignis&#8217;, a.I, nn.11-12, novembre-dicembre 1925;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Papus],&nbsp;<em>lettera prefazione al libro di Lenain L.R., La scienza cabalistica o l&#8217;arte di conoscere i genii benefici<\/em>, ed. Fidi, Milano 1926;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., traduzione I ed. it.&nbsp;<em>R.Guen\u00f2n, Le Roi du Monde&nbsp;<\/em>con note di Reghini A., Ed. Fidi, Milano, 1927;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Trascendenza di spazio e di tempo<\/em>, in \u2018Mondo Occulto&#8217;, a.VI, n.2, marzo-aprile 1926;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia<\/em>, in \u201cEnrico Cornelio Agrippa.La Filosofia Occulta o la Magia\u201d, ed. Fidi, Milano 1927, vol.3;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Ai lettori<\/em>, in \u2018Ignis&#8217;, n.1, gennaio 1929;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Il Vicario di Satana],&nbsp;<em>E&#8217;plagio o non \u00e8 plagio? Ovvero sia: Zam e il suo scongiuro,&nbsp;<\/em>in \u2018Ignis&#8217;, n.1, gennaio 1929;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>I fasti dell&#8217;Autarca<\/em>, in \u2018Patria&#8217;, aprile 1929;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>in \u2018Docens&#8217;<\/em>, nn.10-11, 1934 (rist. Il Basilico, Genova 1981)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Per la restituzione della geometria pitagorica<\/em>, ed. Ignis, Roma 1935;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>I numeri sacri nella tradizione pitagorica e massonica<\/em>, ed. Ignis, Roma 1991&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Sub specie interioritatis&nbsp;<\/em>(vol.I);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Conoscenza del simbolo&nbsp;<\/em>(vol.lI);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., [Pietro Negri],&nbsp;<em>Avventure e disavventure in magia&nbsp;<\/em>(vol.I);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., [Pietro Negri],&nbsp;<em>Sulla tradizione occidentale&nbsp;<\/em>(vol.II);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., [Pietro Negri],&nbsp;<em>Il linguaggio segreto dei \u201cfedeli d&#8217;Amore\u201d&nbsp;<\/em>(vol.II);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Piero Negri], note e commento di&nbsp;<em>Apathanasthimos, (Rituale mithriaco del \u201cGran Papiro Magico di Parigi- Introduzione alla Magia&#8217;&nbsp;<\/em>(collezioni di \u2018Ur&#8217;e \u2018Krur&#8217;)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Sub specie interioritatis&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A, [Pietro Negri],&nbsp;<em>Conoscenza del simbolo&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A., [Pietro Negri]&nbsp;<em>L&#8217;androgine ermetico e un codice plumbeo alchemico italiano,&nbsp;<\/em>ripubblicato in appendice in \u2018Un libretto di alchimia inciso su lamine di piombo nel secolo XIV&#8217;, a cura di S.Andreani, cit., Roma, 1979;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Sulla tradizione occidentale&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Il linguaggio segreto dei \u201cFedeli d&#8217;Amore\u201d&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Dell&#8217;opposizione contingente allo sviluppo spirituale&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Dei numeri Pitagorici. Prologo<\/em>, Roma 1936;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Lettera di Arturo Reghini a Moretto Mori<\/em>, 29 settembre 1942;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Commento alle \u2018Massime di scienza iniziatica&#8217;di A.Armentano<\/em>, in \u2018Atan\u00f2r&#8217;, a.I, giugno 1946;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Considerazioni sul Rituale dell&#8217;apprendista libero muratore con una nota sulla vita e l&#8217;attivit\u00e0 massonica dell&#8217;Autore di Giulio Parise<\/em>, Edizioni di Studi Iniziatici, Napoli, s.d. [1946?]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>I numeri sacri nella tradizione pitagorica e massonica<\/em>, Casa Editrice.Ignis, Roma, 1947;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le Nombres Sacr\u00e9s dans&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A. [Pietro Negri],&nbsp;<em>Avventure e disavventure in magia. Il gruppo di Ur. Introduzione alla magia<\/em>, rist.,vol. I, ed. Mediterranee, Roma 1978, pg. 388;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi ed il massimo mistero massonico<\/em>, rist., ed. Atanor, Roma 1981;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Paganesimo, Pitagorismo, Massoneria,&nbsp;<\/em>rist.&nbsp;<em>,&nbsp;<\/em>Societ\u00e0 Editrice Mantinea, Funari (Messina) 1986;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Le Faisceau de Licteurs et son symbolisme duod\u00e9cimal suivi de L&#8217;Universalit\u00e9 romaine et celle du catholicisme et de La trag\u00e9die du Temple<\/em>, rist., ed. Arch\u00e9, Milano 1987;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>I Numeri Sacri nella Tradizione Pitagorica Massonica&nbsp;<\/em>, Roma 1988 (rist.);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Dei numeri pitagorici (Prologo&nbsp;<\/em>), rist., ed. Ignis, Ancona 1991;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Reghini A.,&nbsp;<em>Aritmosofia<\/em>, rist., ed. Arch\u00e8-Edizioni Pi-Zeta, San Donato (Milano) 2000;&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La redazione di Esonet.it \u00e8 lieta di presentare, in anteprima assoluta per internet, un documento assai raro di Arturo Reghini. Si tratta del saggio&nbsp;\u201cla Tragedia del Tempio\u201d, estratto dalla rivista \u201cSalamandra\u201d N. 2. ANNO I. del 20 marzo 1914 La Tragedia del Tempio di Arturo Reghini * (vedi&nbsp;Brevi note su Arturo Reghini)a cura di Fabio Gasparri La redazione di Esonet.it \u00e8 lieta di presentare, in anteprima assoluta per internet, un documento assai raro di Arturo Reghini. 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