{"id":1474,"date":"2009-01-31T16:03:18","date_gmt":"2009-01-31T15:03:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1474"},"modified":"2023-09-18T17:09:28","modified_gmt":"2023-09-18T15:09:28","slug":"come-svelare-i-misteri-della-cabala-8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1474","title":{"rendered":"Come svelare i misteri della Cabala \/8"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=75\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Studi Biblici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/StudiBiblici.jpg\" alt=\"Studi Biblici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Studi Biblici\" src=\"images\/topics\/StudiBiblici.jpg\" alt=\"Studi Biblici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>La legge ed i suoi postulati si collocano in due grandi gruppi: uno riferito alla tradizione orale \u2013 non ubicabile nel tempo \u2013 indicato dal termine Midrash, la cui traduzione letterale potrebbe essere &#8220;investigazione&#8221;; l&#8217;altro concerne gli aspetti dottrinari relativamente ai primi testi, indicato dal termine Mishna. Questo ha il suo principio negli scritti di Mos\u00e8, i quali, oltre a descrivere la creazione, stabiliscono 613 precetti che l&#8217;ebreo deve compiere. Questi 613 precetti possono incorniciarsi in 14 categorie. Il tutto contiene le norme di un paese, delle relazioni del suo popolo e con Dio.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Come svelare i misteri della Cabala \/8<\/h3>\n<p align=\"left\">di Anonimo &#8211; Traduzione da testo spagnolo a cura di Giuseppe Barbone<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>La legge e la tradizione<\/h4>\n<p>La legge ed i suoi postulati si collocano in due grandi gruppi: uno riferito alla tradizione orale \u2013 non ubicabile nel tempo \u2013 indicato dal termine Midrash, la cui traduzione letterale potrebbe essere &#8220;investigazione&#8221;; l&#8217;altro concerne gli aspetti dottrinari relativamente ai primi testi, indicato dal termine Mishna. Questo ha il suo principio negli scritti di Mos\u00e8, i quali, oltre a descrivere la creazione, stabiliscono 613 precetti che l&#8217;ebreo deve compiere. Questi 613 precetti possono incorniciarsi in 14 categorie. Il tutto contiene le norme di un paese, delle relazioni del suo popolo e con Dio.<\/p>\n<p>Va ricordato che da quel tempo fino a pochi secoli fa, nuovi commenti sono stati incorporati sugli scritti esistenti. Prima era il Sinedrio l&#8217;autorit\u00e0 competente a definire il valore canonico di tali scritti, per determinare quali interpretazioni avevano carattere legale e\/o religioso e quali no.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile stabilire un criterio che ne accetti alcuni e non altri? Ai testi originali di Mos\u00e8 sono state incorporate successivamente delle relazioni rabbiniche, create in funzione della forma, come quelle spiegazioni mirate agli ebrei della diaspora. Come pu\u00f2 determinarsi che tali spiegazioni siano adeguate? Come si pu\u00f2 determinare se le spiegazioni, prese successivamente come valide, conservano una relazione col metodo strutturato dall&#8217;alfabeto, che spiega la creazione dell&#8217;universo?<\/p>\n<p>La tradizione cabalistica e la via ortodossa del giudaismo credono di aver risolto tali questioni basando l&#8217;elezione delle interpretazioni su quello che si conosce come &#8220;Masora&#8221;. Perci\u00f2 fu creato un comitato di esperti o grammatici religiosi conosciuti come masoreti. Essi sono quelli che, dopo molti studi ed applicazioni sull&#8217;oggetto della controversia, danno un carattere legale alle loro interpretazioni. Cos\u00ec, la tradizione arriva fino a noi; in quanto alle interpretazioni, esse sono cariche di aspetti aggiunti. Inoltre, lo studioso ebreo, non ferma la sua analisi fino a quando non riesce a pensare come i suoi maestri. Questo \u00e8 lo stesso metodo che difendeva Maimonide per arrivare alla verit\u00e0 attraverso la negazione e non l&#8217;affermazione, solo che in questo caso, non credo che si eserciti liberamente, ma in modo mediato.<\/p>\n<p>Possiamo cos\u00ec considerare la Torah come di due livelli: una Torah celeste ed una Torah terrestre. La prima stabilisce una serie di leggi naturali che sono l\u00ec per chi le vuole studiare. L&#8217;altra conserva gli aspetti dottrinari di un&#8217;ortodossia di un determinato gruppo. Ma il pi\u00f9 alto concetto della Torah non pu\u00f2 essere limitato ad un gruppo, ad alcune abitudini, ad una nazione o ad una religione istituzionale. La Torah celeste non pu\u00f2 essere rinchiusa nelle norme di un paese o razza o religione. Cosciente di ci\u00f2, la mistica ebraica utilizza il termine Torah in relazione con Israele e non agli ebrei, perch\u00e9 il nome Israele indica, non un gruppo, bens\u00ec l&#8217;umanit\u00e0 intera. Pertanto lo studio della Torah \u00e8 qualcosa che compete al mistico, e la sua realizzazione, all&#8217;esperienza dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Questo non esclude di studiare la Torah terrestre, perch\u00e9 anche i precetti di Mos\u00e8 ci obbligano a conoscere Dio e ad essere intelligenti. Seguendo solo questi due concetti, bisogna analizzare le leggi, utilizzare la ragione negli aspetti pi\u00f9 alti della vita ed applicare i suoi risultati alla pratica giornaliera. Questo \u00e8 un modo di studiare la Torah minore per raggiungere la Torah maggiore.<\/p>\n<p>\u00c8 da pi\u00f9 di millecinquecento anni che i rabbini tentano di interpretare le Scritture e le tradizioni che hanno ereditato. Il metodo di studio sviluppato \u00e8 quello che si conosce come esegesi, la quale contiene due aspetti: a) Midrash halacha e b) Midrash haggada.<\/p>\n<p>La <em>Halacha <\/em> si occupa di investigare gli aspetti che si riferiscono al punto di vista legale contenuto nelle Scritture. La <em>Hagada <\/em> si dedica allo studio delle parole, al senso delle frasi. Hagada si interpreta come narrare, contare le parole. Pertanto, la Midrash Hagada, raccoglie tutti i racconti e le spiegazioni della tradizione ebraica.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;anno 30 a.C. e due secoli dopo, si svilupparono le regole che servirono per l&#8217;interpretazione metodica della Torah. I maestri di quell&#8217;epoca l&#8217;avevano appresa dai loro predecessori e li trasmisero ai loro discendenti. Cos\u00ec facendo, le regole di interpretazione sono rimaste scritte nella tradizione e nella Torah.<\/p>\n<p>Dice il rabbino Safran, che la Torah \u00e8 un libro chiuso che non dice niente fino a che lo studente lo apre. \u00c8 comune che lo stesso testo, le stesse parole, non dicano la stessa cosa a uno studente novello e a un iniziato. Ma anche l&#8217;iniziato, trover\u00e0 che lo stesso testo per lui cambia studiandolo in tempi diversi. Quante volte abbiamo studiato un tema e ritornandoci sopra dopo alcuni mesi, abbiamo scoperto cose nuove che prima non avevamo considerato? Leggere, riflettere, meditare, tornare a leggere, etc., cambia il significato del testo. Non \u00e8 il testo che cambia, ma la nostra capacit\u00e0 di apprendimento che lo cambia ai nostri occhi. Il livello di coscienza di ognuno fa s\u00ec che le stesse lettere e parole cambino il loro significato. La combinazione tra l&#8217;interpretazione o nozione nella mente dello studente ed i contenuti della legge, sperimentati, \u00e8 ci\u00f2 che aggiorna la sua potenzialit\u00e0 divina e gli conferisce benevolenza per il mondo di tutti i giorni, nel proprio cuore e nella propria mente e nella sua relazione bidirezionale: con Dio e col suo prossimo.<\/p>\n<p>Anche lo Zohar considera la legge immobile, essa si vivifica quando studiata dallo studente o dall&#8217;iniziato. Nella tradizione, la legge ha stabilito il suo linguaggio attraverso i simboli mistici, e questi come quella, rimarranno immobili a meno che non li si investighi (ricorrendo al Midrash) o non li si metta in relazione con esperienza. Con tale dinamismo, si stabilisce una relazione tra il simbolo e noi, o tra la legge e lo studente. A partire da questa relazione, nuove idee sorgeranno alle nostre menti ed ai nostri cuori. Precisamente questo \u00e8 il valore intrinseco di alcuni rituali di creazione, realizzati alla Gloria del Grande Architetto dell&#8217;Universo che presiede con Saggezza, aiuta con la Sua forza ed adorna con la Sua bellezza.<\/p>\n<p>Gli atti dell&#8217;uomo, mentre si armonizzano col suo essere interno, saranno guidati dai principi provenienti dall&#8217;anima. Ma egli deve attrarre quei principi o dettati, leggi, fino al livello della ragione. Questo \u00e8 quello che lo fa cosciente della rivelazione. Quindi deve interpretarla, rifletterla, osservare il suo contenuto e tentare di stabilire una relazione coerente coi temi correnti. Deve perfezionare, levigare il suo specchio, per potere riuscire nell&#8217;intento che l&#8217;oggetto della ragione sia identico alla legge rivelata.<\/p>\n<p>Nella tradizione la legge (Halacha), procede dal racconto (Hagada). Questo equivale a dire che prima viene la rivelazione e dopo l&#8217;interpretazione. Posteriormente verr\u00e0 l&#8217;ordine e l&#8217;applicazione di detta rivelazione. Vuole anche dire che lo studio deve precedere l&#8217;applicazione e che questa deve adattarsi a quella. Entrambi gli aspetti costituiscono il Midrash stabilendo la relazione in quello che modernamente possiamo chiamare immaginazione e ragione. Entrambe devono fondersi.<\/p>\n<p>Come pratica ci consigliano di meditare, aspettare l&#8217;intuizione che apparir\u00e0 in un flash che arriva, corre, e va via. I maestri cabalisti consigliano di meditare sulle sephirot, aspettare la visione, correre dietro di esse (la visione) e dopo lasciarle andar via. Dopo deve diventare il mondo materiale cercando di applicare quello che si impara. In questo modo non solo si eleva l&#8217;apprendista, pi\u00f9 egli si eleva, trascende, pi\u00f9 si eleva anche il mondo che lo circonda.<\/p>\n<p>La Torah, come dicono i cabalisti, \u00e8 il cuore dell&#8217;esistenza. Questa idea che possiamo considerare religiosa o filosofica, \u00e8 sostenuta dal metodo della combinazione delle lettere ebraiche, cio\u00e8, combinando la prima e l&#8217;ultima lettera della Torah. La prima lettera della Torah \u00e8 la Bet di Berechit, il numero due; l&#8217;ultima \u00e8 la lettera Lamed di Israele che vale trenta. Trasponendo le due lettere si forma la parola Lev (questa <em>uve <\/em> \u00e8 la Bet sola che si mette con <em>uve <\/em> per indicare la sua pronuncia soave perch\u00e9 si tratta di una lettera doppia). La parola Lev significa cuore, in modo che dicendo che la Torah \u00e8 al cuore dell&#8217;esistenza che si sta alludendo alla prima e all&#8217;ultima lettera. D&#8217;altra parte, detta parola sommata vale trentadue, lo stesso numero di sentieri che ha la cabala: i dieci pre-numeri e le ventidue lettere dell&#8217;alfabeto.<\/p>\n<h4>La tradizione primordiale<\/h4>\n<p>Ogni cosa che leggiamo, ascoltiamo o pensiamo passa attraverso un setaccio. Bisogna discutere ogni idea. Fra gli ebrei questa pratica esisteva da tempi remoti. Il dibattito costituisce un metodo in s\u00e9 stesso, ogni volta che qualsiasi interpretazione umana delle cose sacre, non contrastata, possa indurci a credere come vere le proiezioni della nostra mente, le nostre necessit\u00e0 dell&#8217;ego, gli inganni, la fabbricazione di tutto quello che nasce dalla ruota immaginativa che siamo. Un doppio atteggiamento, attivo e passivo, dal punto di vista della mente soggettiva, sarebbe la cosa pi\u00f9 adeguata. Entrare nel combattimento delle idee, attaccare e difendersi, cos\u00ec come facevano anticamente i dottori della legge, dimostra forse una maturit\u00e0 sufficiente per realizzare questo compito senza che ci si senta offesi quando la propria idea non \u00e8 quella che prevale.<\/p>\n<p>Lo studio della cabala \u00e8 qualcosa che non deve essere fatto da soli, perch\u00e9 se non facciamo parte di un gruppo che ci consenta di confrontare le idee o appianare i contrasti, scivoleremo facilmente in una realt\u00e0 che va bene solo per noi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec attrezzati possiamo cominciare lo studio delle parole ed affrontare gli opposti sperando di riuscire ad unirli perfettamente. A questo proposito, la dualit\u00e0, come abbiamo gi\u00e0 detto \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 esplicita e schiacciante che ci viene in mente, ma \u00e8 anche il pi\u00f9 grande di tutti gli inganni. Diciamo che nessuna realt\u00e0 esiste senza l&#8217;esistenza degli opposti, cio\u00e8, non sapremmo cos&#8217;\u00e8 il freddo se non avessimo il caldo, l&#8217;alto senza il basso, il dolce senza l&#8217;amaro etc. Tutto sembra esistere grazie alla dualit\u00e0. L&#8217;opposizione \u00e8 forte e costante. Tuttavia, nell&#8217;esperienza mistica dell&#8217;essere quando la nostra mente pensante ed immaginativa viene zittita, possiamo sperimentare il qui ed ora, non sperimentando la dualit\u00e0 in questo livello di coscienza.<\/p>\n<p>Alcune persone non condividono la discussione sul significato delle parole. Credendo che ci sia chi \u00e8 pi\u00f9 erudito di loro, non trovano interessante quello che hanno da dire. Nella controversia, come metodo cabalistico questo sarebbe un errore, l&#8217;erudizione si presenta in questo caso come l&#8217;uso della risorsa dialettica o il dominio di adornare con filigrane un&#8217;idea espressa verbalmente. Questo non \u00e8 quello che si cerca nella discussione sui significati delle parole con le quali si costruisce la creazione. Qui dobbiamo mettere a fuoco il tema sul fatto di &#8220;contare le parole&#8221;, le quali devono nascere dal nostro cuore ma anche dalla nostra mente.<\/p>\n<p>Esprimersi verbalmente avendo come origine il cuore e non le menzioni, vuol dire aggiungere i sentimenti che una parola sacra pu\u00f2 suggerirci. Non incentiviamo il sentimentalismo, l&#8217;emozione cattiva diretta; quello che stiamo indicando \u00e8 che una certa dose di conveniente emozione si trasformi in una forza speciale contando le parole. Le parole dette con senso ed emozione necessaria non hanno bisogno di fronzoli.<\/p>\n<p>Si vuole che la tradizione primordiale sia la prima parola scritta che si trasforma in qualcosa di fondamentale. Rappresenta inoltre il vincolo di unione tra diversi interlocutori: primo tra la nostra mente ed il nostro cuore e poi tra quest&#8217;ultimo e Dio che comprendiamo e sentiamo, mettendo ognuno di noi in comunicazione col resto del gruppo che si riunisce con lo stesso fine. Chi si riunisce con questo intento lo fa per avere presente il pi\u00f9 alto significato della Parola, avendo davanti il prologo del Vangelo di San Giovanni.<\/p>\n<p>San Giovanni d\u00e0 alla parola lo stesso significato che pi\u00f9 di mille anni prima gli diede Mos\u00e8. Non credo che sia pura coincidenza che i due autori, a pi\u00f9 di un millennio di distanza abbiano scelto per cominciare le loro opere lo stesso sostantivo: Principio (berechit).<\/p>\n<p>La parola nascosta e la parola raccontata, asse della tradizione primordiale, \u00e8 il <em>davar<\/em>, o <em>devar<\/em>, mentre la parte pi\u00f9 occulta del Tempio di Salomone \u00e8 il <em>devir<\/em>, il quale si presenta come un cubo perfetto di 20x20x20, nel quale si trovano due cherubini con le ali spiegate. Sotto la loro intersezione si trova l&#8217;arca che contiene i rotoli dalla Torah. L\u00ec la parola, \u00e8 la Parola di Dio, che \u00e8 anche presente in noi. In entrambi i tempi del discorso lo scritto nasce dalla voce del Santo.<\/p>\n<p>La prima parola \u00e8 luce, ma prima della luce ci fu il suono, perch\u00e9 &#8220;Dio disse: ci sia luce&#8221;. Dal punto di vista umano, il pensiero precede la parola, col risultato che nel livello divino concepiamo anche la creazione come un prodotto del pensiero di Dio. Nonostante, pensiero, parola (luce) ed opera, costituiscono il primo triangolo di creazione, bench\u00e9 li si concepisca separati, sono un solo ed unico atto.<\/p>\n<p>Un altro aspetto della parola \u00e8 il silenzio. A questo ci siamo riferiti parlando dell&#8217;esperienza dell&#8217;essere attraverso il silenzio della mente ragionatrice. Se diciamo che dobbiamo pianificare la controversia e poi raccomandiamo il silenzio, sembra che ci stiamo contraddicendo, non \u00e8 cos\u00ec. Quello che proponiamo \u00e8 la pratica di entrambe le cose. Nell&#8217;aspetto del silenzio, oltre ad essere implicito il raggiungimento della meditazione, rimane ferma la necessit\u00e0 di auto-educarci nella pratica dell&#8217;ascolto. Ascoltare \u00e8 qualcosa che non equivale a quello che fanno a scuola gli studenti nonostante passino in classe molte ore prestando attenzione. Nell&#8217;ambito della pratica cabalistica, quello che vogliamo intendere \u00e8 la necessit\u00e0 di raffinare l&#8217;udito. Se da una parte dobbiamo ascoltare \u00e8 anche implicito che dobbiamo ascoltarci. Allo stesso modo, quando \u00e8 un altro che parla, dobbiamo ascoltarlo, perch\u00e9 egli si sta anche sforzando di utilizzare parole adeguate, che, prima di lui sono state dette. In questo modo il dibattito gira attorno all&#8217;ambiente appropriato, perch\u00e9 la forza vibratoria delle parole cos\u00ec enunciate, continua a penetrare in noi e si dirige verso livelli superiori. L&#8217;interruzione dell&#8217;interlocutore prima che termini l&#8217;espressione del suo pensiero, rompe l&#8217;equilibrio accennato. D&#8217;altra parte, lo sforzo di ascoltare i nostri interlocutori, si traduce nella pratica di ascoltare noi stessi. Ma ancora, se impariamo ad ascoltare il nostro essere interiore, subito si trasformer\u00e0 nella migliore guida per la nostra vita. Una pratica semplice \u00e8 fare attenzione in ci\u00f2 che si ascolta fino ad arrivare a percepire il silenzio, anche quando si ascolta. Dopo il silenzio c&#8217;\u00e8 un altro suono cosmico o voce del mondo. Un&#8217;altra pratica \u00e8 portare la nostra attenzione verso il centro del nostro petto e rimanere in silenzio fino a che sentiamo il sussurro del nostro essere interno. Fate attenzione che abbiamo proposto un esercizio per raggiungere la visione ed un altro per raggiungere l&#8217;audizione profetica.<\/p>\n<p>Man mano che ci autoeduchiamo nell&#8217;ascolto, continua a nascere in noi un senso di obbedienza che dobbiamo spiegare per non essere fraintesi. L&#8217;obbedienza non si riferisce a quegli aspetti del mondo nei quali ci sono due fazioni, i dominatori e i dominati. Quando menzioniamo la parola obbedienza, dal verbo ebraico &#8220;chamoa&#8221;, implica la sottomissione incondizionata di chi ascolta rispetto a colui che parla. Orbene, siccome ci stiamo riferendo ad un processo di interiorizzazione, la parte che ascolta \u00e8 il nostro io esterno, mentre quello che parla \u00e8 nostro io interno. Tuttavia, quando portiamo il tema dell&#8217;obbedienza sul piano del gruppo, implica il totale rispetto verso le idee di colui che parla, perch\u00e9 anche egli sta facendo sforzi per esprimere al meglio delle sue possibilit\u00e0. Quello che deve essere ben chiaro \u00e8 che lo studente di cabala deve cercare di essere intelligente, analizzare e ragionare, e raggiungere le sue proprie idee. Ma deve anche obbedire, cio\u00e8, essere attento o essere sempre cosciente della sacra luce che gli \u00e8 stata rivelata.<\/p>\n<p>Attraverso questo doppio lavoro, l&#8217;iniziato osserva la legge, la contrasta con la sua intelligenza e la medita. Con ci\u00f2, si trasforma in recettore e trasmettitore della propria legge. Cos\u00ec facendo si trasforma anche in un &#8220;possessore&#8221; della tradizione, perch\u00e9 il suo insegnamento, rappresenta la forma viva ed umana della tradizione passata e venerabile.<\/p>\n<p>Racconta il libro dei Re, (I) che la Regina di Saba aveva ascoltato la saggezza di Salomone, quindi decise di fargli visita per strappargli il segreto della costruzione del tempio. Si narra che il tempio fu costruito senza rumori di picconi e di pale o di altri oggetti taglienti. Come se le pietre usate nella costruzione fossero state intagliate prima. Noi siamo il tempio, che dobbiamo costruire e ricostruire tutti i giorni alla gloria del Grande Architetto dell&#8217;Universo.<\/p>\n<p>Ogni volta che l&#8217;iniziato riceve e trasmette la tradizione, sta costruendo. Il tempio che si costruisce e si ricostruisce, si erige e torna ad innalzarsi ogni volta che l&#8217;iniziato realizza lo studio delle parole, pratica il silenzio e l&#8217;obbedienza. L&#8217;atteggiamento di essere sempre cosciente della sacra luce, di ogni atto, dei gesti, parole e pensieri, oppure quando si affronta il significato di ogni cosa, quando si trasmette a Dio, dal nostro cuore, la giusta emozione, si rende onore alla Legge. La luce del Tempio \u00e8 la luce del mondo. L\u00ec, in mezzo al mezzo, sta la Shej&#8217;nah, nella nostra Gerusalemme particolare. Da l\u00ec l&#8217;iniziato erige il suo tempio con saggezza, poggiandolo con la sua forza ed adornandolo con la sua bellezza. Questi tre attributi si trovano ognuno in una colonna dell&#8217;albero della vita, come la tesi, l&#8217;antitesi e la sintesi, molto presente in varie sezioni del Sepher Yetzirah. Gli ebrei passano sei giorni della settimana ricostruendo il tempio, il settimo, lo shabat, non costruiscono, ma si trasformano nel tempio. Fuori dal devir, il resto del tempio prende il nome di &#8220;hekal&#8221;, parola che deriva da &#8220;kol&#8221; che vuole dire &#8220;tutto&#8221;. Quando lo studente oltrepassa la soglia ed entra nella casa del discorso e del lavoro con l&#8217;intenzione di restituire la luce, di ricostruire il tempio, affronta in primo luogo il combattimento, la lotta degli opposti, tra la luce e l&#8217;oscurit\u00e0, tra l&#8217;esterno e l&#8217;interno. Il debito ora \u00e8 di unificare gli opposti nella bellezza mediatrice. La sua coscienza deve alzarsi fino a realizzare la congiunzione degli opposti. Egli deve rappresentare il fedele della bilancia per annullare l&#8217;opposizione come realt\u00e0, perch\u00e9 cos\u00ec sperimenter\u00e0 la realt\u00e0 dell&#8217;Essere. Perci\u00f2 deve comunicare, andare dentro fino a raggiungere l&#8217;unit\u00e0. Questo \u00e8 il significato di tempio in ebraico, kol = tutto.<\/p>\n<p>Quando si menziona la parola comunione, la mente di ognuno l&#8217;associa a qualcosa. Abbiamo tre riferimenti o livelli:<\/p>\n<p>a. possiamo alludere alla riunione fraterna tra i vari studenti che si riuniscono per un fine comune. Per esempio, se ci riuniamo attorno alla Shej&#8217;nah per erigere insieme il tempio.<\/p>\n<p>b. possiamo alludere anche al vincolo cosciente che possiamo creare tra il nostro essere esterno ed il nostro essere interno.<\/p>\n<p>c. possiamo anche fare riferimento al livello che deriva dall&#8217;aspetto esteriore, una volta stabilito il nesso col nostro essere interno, sentire come questo ci porta fino all&#8217;esperienza pi\u00f9 sublime che un essere umano possa realizzare, come sperimentare l&#8217;essere o scorgere l&#8217;unit\u00e0 con Dio.<\/p>\n<p>Il Salmo 133 ci ricorda un livello di comunione col testo seguente: &#8220;Oh come \u00e8 buono e come \u00e8 dolce abitare insieme a tutti i fratelli! Come un unguento fine della testa che scende per la barba&#8221;. Tra alcuni ebrei, la testa \u00e8 il deposito della saggezza di Dio, ed i capelli penzoloni della testa e la barba sono la saggezza che adornano l&#8217;uomo.<\/p>\n<h4>L&#8217;Ain Soph la Saggezza infinita<\/h4>\n<p>Cercheremo di parlare di un tema in rapporto con la creazione, avvisando in anticipo che chi non vive una realt\u00e0 quotidiana con noi, avr\u00e0 in questo caso dei problemi rispetto al linguaggio abituale. Abbiamo oggi alcune spiegazioni della teoria fisica moderna che possono servirci da esempio per poter verbalizzare temi che vanno oltre il nostro ambiente. Il fisico Hawking \u00e8 uno che pu\u00f2 aiutarci a comprendere alcuni aspetti che si trovano nella cabala, resa in questa forma velata e pertanto meno comprensibile. Per una persona non molto esperta, alcune idee come la contrazione e dilatazione dell&#8217;universo possono presentare una certa difficolt\u00e0 di comprensione. Alcune di queste teorie furono formulate dal cabalista Louria ed introdotte nella cabala attorno al millecinquecento d.C.<\/p>\n<p>Non discuteremo se la creazione si realizza partendo da un Creatore o se questa \u00e8 indipendente da Lui. Nella cabala non c&#8217;\u00e8 un Dio creativo, ma la creazione sorge da Lui in emanazioni successive; nella religione, tuttavia, si parla di un Dio creativo. Causa prima o prima vibrazione, sono cose che la scienza conosce pi\u00f9 della gente comune, ma sulla creazione del cosmo, ci sar\u00e0 sempre qualcosa di inconoscibile per la mente umana. D&#8217;altra parte, se osservando l&#8217;universo siamo capaci di contemplare la presenza di una serie di leggi, che troviamo in altri sistemi ma nello stesso tempo vicine come pu\u00f2 essere il corpo umano, non solo potremo intuire l&#8217;esistenza di un terzo mondo o livello, ma la propria presa di coscienza dell&#8217;ordine stabilito, ci fa pensare ad una Legge che tutto dirige. Possiamo chiamare questa legge e quest&#8217;ordine in molti modi, cos\u00ec come possiamo usare lo stesso nome per ci\u00f2 che non conosciamo e che si trova aldil\u00e0 delle cose conosciute, anche delle menti pi\u00f9 eccelse. Pertanto, &#8220;Colui&#8221; che sta aldil\u00e0 di questa legge ed ordine, possiamo chiamarlo Cosmo o Dio, bench\u00e9 sia solo un prodotto della concezione della mente umana.<\/p>\n<p>Detto ci\u00f2, torniamo alla spiegazione cabalistica sulla creazione che nasce da Dio. La esamineremo da un attimo prima delle emanazioni ed ovviamente, fino alla fine della condensazione terrestre.<\/p>\n<p>Sia per il giudaismo ortodosso come per la mistica ebraica, esiste un livello inconoscibile dal quale, attraverso successive emanazioni non verbalizzabili, si arriva alla condensazione ostensibile. Sia prima delle emanazioni come nello studio di esse, osserviamo gi\u00e0 l&#8217;impronta triangolare esposta. La cosa curiosa \u00e8 che mentre la cabala lo contempla, l&#8217;ortodossia ebraica per ragioni storiche \u2013 cio\u00e8 di affermare l&#8217;idea di nazione ebraica, questo per far in modo che la sua gente passasse dall&#8217;idea di trib\u00f9 a quella di nazione \u2013 elimin\u00f2 l&#8217;idea trinitaria (ancora oggi si dice nelle sinagoghe: &#8220;Ascolta Israele, il nostro Dio \u00e8 Uno&#8221;). Anche lo Yetzirah aggiunge la menzione &#8220;Dio unico&#8221; dando rilevanza a &#8220;unico&#8221; per lasciare ben intendere che c&#8217;\u00e8 un solo Dio. Il caso vuole che questo Dio unico, proietta di s\u00e9 stesso una serie successive di emanazioni che possiamo triangolare. Un primo triangolo \u00e8 posizionato ad un livello denominato &#8220;nulla&#8221; nella legge mosaica. Per la nostra mente, il nulla non esiste, cio\u00e8, il nulla \u00e8 gi\u00e0 qualcosa, eccetto la negazione di s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Se ricordate i quattro livelli della creazione, \u00e8 chiaro che ci stiamo riferendo a qualcosa che non possiamo nominare a meno che non si ricorra ai simboli. Che cosa potremmo pensare dell&#8217;Atziluth o di una creazione del &#8220;nulla&#8221; dal nulla? Se ricorriamo alla spiegazione sui buchi neri, potremmo capire che la nostra terra fu in un momento x, parte di un buco nero dove tutto era intriso di una tremenda gravit\u00e0 che l&#8217;essere che la schiacciava, non lasciava uscire la luce. L\u00ec esisteva tutto quello che esiste ora, diciamo che \u00e8 come il seme di un gran rovere. Il seme non \u00e8 quel grande tronco che dopo vari anni esister\u00e0, n\u00e9 grandi rami, n\u00e9 foglie, n\u00e9 radici. Ma tutto quello che il grande rovere \u00e8 o sar\u00e0, lo fu molto tempo prima, quando era solo un piccolo seme. Allo stesso modo, tutte le cose che esistono esistevano nel buco nero. Se non vogliamo abbandonare le nostre idee religiose, possiamo dire che tutto esisteva nella mente di Dio.<\/p>\n<p>Possiamo ricorrere anche ai numeri per spiegare la stessa cosa. Abbiamo un punto zero con numeri positivi alla sua destra e numeri negativi alla sua sinistra:<\/p>\n<p align=\"center\">-5 \u00a0 -4 \u00a0 -3 \u00a0 -2 \u00a0 -1 \u00a0 0 \u00a0 +1 \u00a0 +2 \u00a0 +3 \u00a0 +4 \u00a0 +5<\/p>\n<p>Quando il Racconto dice che il mondo era sommerso dalle tenebre, oppure quando ci viene data l&#8217;idea di caos, possiamo dire ch&#8217;esso si riferisce al livello archetipico o al seme dell&#8217;esempio del rovere. \u00c8, insomma, un livello nel quale non esiste la forma. Le parole ebraiche &#8220;vuoto&#8221; e &#8220;informe&#8221;, sono &#8220;bohu&#8221; e &#8220;tohu&#8221;. In questo vuoto non esisteva la forma, nonostante l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Quando diciamo che l&#8217;Essere crea dalla cosa informe, o se preferiamo, quando si investe la gravit\u00e0 del buco nero, inizia una creazione che poi manifesta un ordine, un&#8217;eterna armonia, un eterno moto. Sia che lo vediamo dal punto di vista dell&#8217;accettazione di un Creatore o dall&#8217;esistenza naturale ed indipendente dell&#8217;universo, quell&#8217;armonia e quell&#8217;ordine viene chiamato Saggezza. Quello \u00e8 quello che si attribuisce al termine &#8220;Ain Soph&#8221;.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, i cabalisti usano come prima idea, quella che trasmette il termine &#8220;AIN&#8221;, che possiamo tradurre con &#8220;no&#8221; o con un -3 nel linguaggio dei numeri. Il seguente passo \u00e8 &#8220;Ain Soph&#8221;, che significa &#8220;non fine&#8221; o infinito, al quale gli \u00e8 attribuito l&#8217;idea di Saggezza. Il terzo passo di questa non creazione \u00e8 l&#8217; &#8220;Ain Soph Aur&#8221;, che tradotto vuol dire &#8211; fine &#8211; luce- (dall&#8217;ebraico &#8220;or&#8221;), o luce infinita che si applica anche alla Saggezza Infinita. In questo vuoto e relazione, i tre componenti della non creazione: -3 -2 -1, confluiscono in quell&#8217;attimo che oggi la teoria del big-bang chiama il momento zero della grande esplosione. Partendo da questo momento si manifesta la prima emanazione con l&#8217;azione del berechit, che i cabalisti raffigurano con una corona chiamata &#8220;Kether&#8221;. Il Sepher Yetzirah parla di dieci emanazioni, ma non gli d\u00e0 nomi. Essi sono il prodotto dei cabalisti.<\/p>\n<p>Kether o corona, \u00e8 l&#8217;uno positivo. Ma l&#8217;uno per noi non esiste fino a che non trova la sua espressione duale. Kether si simbolizza come l&#8217;anziano dei giorni. Normalmente si simbolizza anche con un viso di profilo. Questo ci suggerisce che una parte di questa sephira o emanazione, si trova ancora nel lato oscuro, come se stesse oltrepassando la soglia del buco nero. Una parte \u00e8 gi\u00e0 visibile, mentre l&#8217;altra si trova ancora nella non manifestazione.<\/p>\n<p>La vibrazione di una longitudine di una determinata onda, quando si incontra con un&#8217;altra distinta onda, ma complementare, insieme ne creano una terza, la quale, essendo &#8220;figlia&#8221; delle prime due, non \u00e8 uguale ad esse. Potremmo dire la stessa cosa se diciamo che una proiezione di Kether si condensa creando una seconda sephira, il cui nome ebraico tradotto \u00e8 saggezza. Questa saggezza era prima, \u00e8 ora e sar\u00e0 dopo. Vista cos\u00ec, la saggezza \u00e8 Ain Soph. Tuttavia, anche la seconda sephira porta questo nome, bench\u00e9 l&#8217;attributo di saggezza impregni tutto. I cabalisti chiamano la saggezza Chokmah. Fin qui abbiamo descritto implicitamente quello che il Genesi dice col suo linguaggio: &#8220;Dio nel principio cre\u00f2 il cielo e la terra (at). Quando la saggezza (Chokmah) si proietta, appare il tre del primo triangolo di manifestazione: l&#8217;intelligenza (Binah) che si riferisce al tre positivo. Questa \u00e8 la prima triade o Triade Suprema del mondo dell&#8217;emanazione o Atziluth. La corona come la testa, saggezza come il Padre e intelliganza come la Madre.<\/p>\n<p>Partendo dall&#8217;autoproiezione di Binah si crea forza (Chesed), chiamata anche clemenza (Geburah), che \u00e8 il primo giorno della creazione, perch\u00e9 la creazione, bench\u00e9 provenga dalla Prima Trinit\u00e0, non fuoriesce da lei, bens\u00ec da quello che potremmo considerare il quattro positivo.<\/p>\n<p>Da Chesed si crea Geburah (rigore), chiamato anche <em>din <\/em> (giudizio) e da questa Tiphereth (la bellezza). Chesed, Geburah e Tiphereth, formano un secondo triangolo che bench\u00e9 appartenga ad un livello intangibile, possiamo chiamare mondo o livello della creazione. Questi tre sono il 4, il 5 ed il 6 positivi. Tuttavia, corrispondono al primo, secondo e terzo giorno della creazione del Genesi (l&#8217;uomo non esiste ancora, bench\u00e9 la Saggezza Infinita lo crea seguendo lo stesso procedimento). In Tiphereth si pu\u00f2 scorgere un viso di fronte che rappresenta il figlio, mentre Chesed e Geburah sono chiamati in alcuni testi &#8220;lampade che formano il trono reale.&#8221;<\/p>\n<p>La terza triade \u00e8 formata da Nezach (vittoria), Hod (gloria) e Yesod (fondamento o fondazione). Bench\u00e9 siamo ad un livello non tangibile, a questa triade possiamo applicargli l&#8217;idea di formazione (Yetzirah). I cabalisti dicono che tutte le forze provengono dalla sua natura. Esse sono il 7, l&#8217;8 ed il 9 positivi, riferiti ai giorni della creazione, il quarto, quinto ed il sesto. Nel sesto giorno appare il pronome &#8220;il&#8221;, (in ebraico <em>he<\/em>, che \u00e8 legato all&#8217;uomo).<\/p>\n<p>Tutte le sephirot descritte (famose nei testi come i nove palazzi) normalmente mettono a parte la decima condensazione denominata Malkuth che ha molte caratteristiche: il regno, la terra, il trono, la fidanzata, la regina, l&#8217;armonia, la matrona, la sorella, etc. Rappresenta la residenza di Dio, il tempio, la Sua casa, la Sua presenza. Pertanto, la Shej&#8217;nah. La sua fine \u00e8 unirsi al marito. Che Dio e la terra siano uno. \u00c8 il numero 10, che \u00e8 lo stesso uno seguito da uno zero.<\/p>\n<p>Seguendo la struttura delle lettere-numeri ebraici, l&#8217;1, il 10 ed il 100, sono la stessa idea espressa in tre livelli distinti: l&#8217;archetipico, quello della formazione ed il cosmico. La numerazione pertanto, come ricorderemo, va dall&#8217;1 al 9, quindi dal 10 al 90 ed infine dal 100 al 900 includendo nelle 22 lettere basilari le cinque finali.<\/p>\n<p>Una spiegazione semplificativa di questa disposizione potrebbe essere quella che abbiamo raccontato prima quando ci riferivamo al padre. Se parliamo del capo di una famiglia patriarcale, il padre, diciamo che \u00e8 l\u2019uno. Se ha un figlio e vogliamo riferirci alla parte o presenza del padre nel figlio diciamo dieci. Se ci riferiamo al padre in relazione alla famiglia diciamo 100. Questo ha un perch\u00e9. Nella mentalit\u00e0 ebraica, la costruzione del linguaggio segue alcune regole che l\u2019obbligano a non modificare l\u2019individuo, cosa che non succede nella nostra mentalit\u00e0. L\u00ec una cosa \u00e8 una cosa e non pu\u00f2 essere un\u2019altra, pertanto, il linguaggio non pu\u00f2 distruggere n\u00e9 modificare la cosa, n\u00e9 pu\u00f2 essere pi\u00f9 di una cosa. Facciamo un esempio: un re x \u00e8 un re, non c\u2019\u00e8 una parte di re, n\u00e9 ci sono due o tre, re. Se qualcosa proviene dal re, per esempio, se egli parla, noi diremmo \u201cparola reale\u201d, cos\u00ec dicendo abbiamo distrutto col linguaggio il re. L\u2019ebraico non permette questa costruzione verbale, egli dice sempre: parola di re.<\/p>\n<p>Allo stesso modo non si pu\u00f2 avere pi\u00f9 di un Dio, n\u00e9 parti di Lui. Questo non toglie che Egli possa manifestarsi in distinti livelli. I numeri sono allora strutturati in modo che possano esprimere la stessa cosa della quale si parla nei distinti livelli di creazione. Dio \u00e8 l\u20191 e l\u2019Unico, lo dice chiaramente il Sepher Yetzirah, ma Egli pu\u00f2 manifestarsi come 1, come 10, o come 100. Se parliamo della materia e la simbolizziamo col 4, staremo parlando del seme del rovere, cio\u00e8, dell\u2019archetipo della materia. O nel linguaggio della fisica, gli elettroni che formeranno pi\u00f9 avanti gli atomi, che possiamo simbolizzare col 40, dopo si trasformeranno in molecole che tocchiamo e che possiamo rappresentare con il 400. In questo modo sono costruite la maggioranza delle spiegazioni relative alla creazione. Ma tornando alla nostra lingua e mentalit\u00e0, perdiamo di vista questo concetto. Per capire alcuni aspetti nascosti della creazione, velati nel linguaggio della cabala, dovremmo ricordare sempre i quattro livelli di cui abbiamo parlato inizialmente.<\/p>\n<p>Per approfondire meglio questo tema e svelare un\u2019altra questione, ci riferiremo ad una comune confusione che fanno coloro che si iniziano nella cabala. Intendiamo dire che <em>aleph<\/em> \u00e8 la prima lettera, pertanto, deve essere quella che indica il principio. Quindi sentiamo o leggiamo che siccome l\u2019unit\u00e0 non \u201cconta nulla\u201d, si ha bisogno del due, pertanto, la creazione comincia dal due, la lettera <em>bet<\/em>. Ma dopo ci dicono che tutte le lettere partono della pi\u00f9 piccola di tutte che \u00e8 la <em>yod<\/em>, il numero 10. Qual \u00e8 quindi il principio? Se ritorniamo ai quattro livelli, capiremo subito. In un testo appare un\u2019allegoria delle lettere. Queste si presentano davanti a Dio chiedendogli che inizi la creazione da ognuna di esse. Quindi si presentano in ordine inverso, che vuol dire, dall\u2019ultima, la <em>tau<\/em>, alla prima, l\u2019<em>aleph<\/em>. Ognuna argomenta le sue ragioni, ma Egli continua a scartarle fino a che arriva il turno della \u201c<em>bet<\/em>\u201d (o il numero 2), e Dio gli promette che con essa inizier\u00e0 la creazione.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la creazione comincia con la \u201c<em>bet<\/em>\u201d (equivalente alla nostra b e v, la prima nel principio della parola e la seconda in mezzo, come la \u201cb\u201d di berechit e la \u201cv\u201d di Geburah rispettivamente. In entrambi i casi la lettera ebraica \u00e8 la \u201c<em>bet<\/em>\u201d), il principio del Genesi, cio\u00e8, la prima lettera della prima parola del primo versetto del primo capitolo del primo libro della Bibbia, \u00e8, precisamente, la \u201c<em>bet<\/em>\u201d di berechit. Questa lettera appare due volte nel primo versetto, perch\u00e9 si trova anche in \u201cbara\u201d che significa \u201cper\u201d l\u2019azione di.<\/p>\n<p>Continuando con l\u2019allegoria delle lettere, Dio si dirige verso l\u2019<em>aleph<\/em> domandandosi perch\u00e9 non si presenta davanti a Lui con le sue richieste, come le altre, le quali chiedono che la creazione inizi con una di loro. <em>Aleph<\/em> gli dice che sapeva gi\u00e0 che quell\u2019onore sarebbe stato concesso a <em>bet<\/em>. Quindi Dio gli risponde che bench\u00e9 Egli avrebbe cominciato la creazione con <em>bet<\/em>, ella, l\u2019<em>aleph<\/em>, sar\u00e0 sempre in capo alla creazione. Questo lo possiamo vedere anche nel primo versetto del Genesi dove oltre ad apparire due parole che cominciano con <em>bet<\/em>, ce ne sono altre due che cominciano con <em>aleph<\/em>. Il versetto in questione dice cos\u00ec: \u201cBerechit bara Elohim at hashmain vet herez\u201d. Le due <em>aleph<\/em> sono la \u201ce\u201d di Elohim e la \u201ca\u201d di \u201cat\u201d, particella della quale abbiamo gi\u00e0 parlato ampiamente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questa organizzazione di lettere nella spiegazione del primo momento della creazione? La risposta si trova nell\u2019uno, la mente ragionatrice non apprezza niente. \u00c8 col due, con la dualit\u00e0 o la presenza del paio di opposti che possiamo percepire la realt\u00e0 relativa alla mente soggettiva. L\u2019<em>aleph<\/em> \u00e8 l\u2019uno, la <em>bet<\/em> il due. Tuttavia, prima della creazione manifesta, ostensibile, c\u2019\u00e8 una creazione muta. Anche quella \u00e8 rappresentata dall\u2019<em>aleph<\/em>, mutamento, e dalla <em>bet<\/em>, ostensibile. Una similitudine la troviamo nella parola pronunciata e nella parola silenziosa, questa precede quella. Parlando, chiamiamo parola il suono della nostra voce, ma senza l\u2019aria invisibile che ispiriamo prima di parlare e l\u2019adattamento muscolare della bocca, anche la smorfia che precede la voce, \u00e8 voce e parola, perch\u00e9 senza ci\u00f2 non esisterebbe l\u2019altra cosa. Tutto quello che suona si produce con l\u2019azione di quello che non suona.<\/p>\n<p>Le tre lettere madri dalle quali si formano tutte le cose, sono <em>aleph<\/em>, <em>mem<\/em> e <em>shin<\/em>: aria, acqua e fuoco. In altri linguaggi si aggiunge la terra come quarto elemento, ma nella spiegazione ebraica, la terra si forma partendo dall\u2019acqua.<\/p>\n<p>Detto questo riprendiamo il tema dove facevamo menzione dell\u2019usuale confusione di alcuni studenti che vedono a volte il principio rappresentato da una lettera e a volte da un\u2019altra. Se ci riferiamo al principio non manifesto lo rappresenteremo con la lettera <em>aleph<\/em>, l\u20191, il quale non ci d\u00e0 idea di qualcosa, \u00e8 come dire freddo senza sapere che cos\u2019\u00e8 il caldo. L\u2019Uno senza l\u2019altro non sono una realt\u00e0. La lettera <em>aleph<\/em> \u00e8 l\u2019inizio della parola \u201cAtziluth\u201d, livello di emanazione o della non manifestazione. Se ci riferiamo all\u2019inizio del livello che abbiamo denominato \u201ccreazione\u201d, la lettera che si simbolizza \u00e8 la <em>bet<\/em>, il 2, come beriyah o briah (creazione). Principio o inizio, si simbolizza anche col numero 10 che \u00e8 lo stesso 1 su un altro livello. Questo \u00e8 il principio del mondo Yetzir\u00e1tico, e come \u00e8 ovvio, la lettera simbolica di questo livello denominata \u201cformazione\u201d, \u00e8 la lettera <em>yod<\/em>, curiosamente questa lettera \u00e8 un punto esteso, come una virgola, ed \u00e8 la pi\u00f9 piccola di tutte le lettere. Un\u2019<em>aleph<\/em> \u00e8 una linea obliqua da destra verso sinistra con due <em>yod<\/em> incorporate, una di esse \u00e8 invertita e forma la base della lettera. Tutte le lettere ebraiche partono da <em>yod<\/em>, cio\u00e8, dal punto esteso abbiamo tutte le lettere ebraiche.<\/p>\n<p>Nel quarto livello, nel mondo della realizzazione, l\u2019Assiah, non si prende come inizio, ma come effetto. Nonostante, potremmo osservare che l\u2019idea dell\u20191 seguito da tre zeri, quattro livelli, pu\u00f2 essere rappresentato dalla lettera <em>ayin<\/em>, una lettera che indica anche mutamento. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20300%20287'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load size-medium wp-image-9395 aligncenter\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/schema_sephirot2-300x287.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"287\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-9395 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/schema_sephirot2-300x287.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/schema_sephirot2-300x287.gif 300w, https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/schema_sephirot2-293x280.gif 293w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La legge ed i suoi postulati si collocano in due grandi gruppi: uno riferito alla tradizione orale \u2013 non ubicabile nel tempo \u2013 indicato dal termine Midrash, la cui traduzione letterale potrebbe essere &#8220;investigazione&#8221;; l&#8217;altro concerne gli aspetti dottrinari relativamente ai primi testi, indicato dal termine Mishna. 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