{"id":1478,"date":"2009-01-14T18:43:19","date_gmt":"2009-01-14T17:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1478"},"modified":"2023-09-25T14:08:54","modified_gmt":"2023-09-25T12:08:54","slug":"per-una-cartografia-dellimmaginario-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1478","title":{"rendered":"Per una cartografia dell&#8217;immaginario \/2"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>La riscoperta delle immagini da parte della cultura occidentale \u00e8 recente. Soltanto nel XX secolo con la nascita delle nuove arti della fotografia e del cinema si costituisce la moderna civilt\u00e0 delle immagini. Come mostra Gilbert Durand, il percorso culturale che porta a questa rivalutazione \u00e8 lungo e tortuoso.<br \/>\nL&#8217;iconoclastia, il tab\u00f9 dell&#8217;immagine, si sviluppa a partire dal secondo comandamento della legge mosaica, anche se si deve ricordare come la stessa grecit\u00e0 \u2013 attraverso la filosofia platonica e quella aristotelica \u2013 ha soprattutto privilegiato la logica binaria e il processo razionale del conoscere.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Per una cartografia dell&#8217;immaginario \/2<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>La riscoperta delle immagini da parte della cultura occidentale \u00e8 recente. Soltanto nel XX secolo con la nascita delle nuove arti della fotografia e del cinema si costituisce la moderna civilt\u00e0 delle immagini. Come mostra Gilbert Durand (<em>L&#8217;immaginario<\/em>, Red edizioni, Como, 1996), il percorso culturale che porta a questa rivalutazione \u00e8 lungo e tortuoso.<\/p>\n<p>L&#8217;iconoclastia, il tab\u00f9 dell&#8217;immagine, si sviluppa a partire dal secondo comandamento della legge mosaica, anche se si deve ricordare come la stessa grecit\u00e0 \u2013 attraverso la filosofia platonica e quella aristotelica \u2013 ha soprattutto privilegiato la logica binaria e il processo razionale del conoscere. Tuttavia, Platone ha utilizzato ampiamente le immagini del mito come supporto e complemento alla dialettica, l\u00e0 dove la ragione non sarebbe potuta arrivare con le proprie forze. Inoltre nel <em>Simposio <\/em> e nel <em>Fedro<\/em>, l&#8217;eros platonico assume una dimensione mediana e mediatrice che permette all&#8217;anima di ascendere verso il sommo Bene (<em>Simposio<\/em>), oppure di ritrovare le ali per volare al seguito degli dei (<em>Fedro<\/em>). Altrove ho dimostrato come l&#8217;eros platonico sia speculare al <em>mundus imaginalis <\/em> della mistica islamica e della <em>Naturphilosophie <\/em> europea (Cfr. A. D&#8217;Alonzo <em>Genealogia dell&#8217;immaginazione<\/em>, edizioniLuz, Aprilia, 2008).<\/p>\n<p>La religione greca \u00e8 politeista: una sconfessione integralista delle immagini sarebbe stata tacciata di empiet\u00e0. I filosofi si preoccupavano soltanto di far prevalere il <em>l\u00f3gos <\/em>sul <em>m\u00fdthos<\/em>, non erano interessati a introdurre una vera e propria iconoclastia nell&#8217;\u00ea <em>thos <\/em> della <em>p\u00f3lis <\/em>. N el politeismo indoeuropeo era naturale associare la pluralit\u00e0 delle figure divine ai corsi d&#8217;acqua, agli alberi, alle rocce, ecc., al contrario del monoteismo semitico dove vigeva la legge del capobranco maschio fondata sull&#8217;archetipo del dio unico. Anche a Bisanzio, fino all&#8217;VIII secolo, gli imperatori si preoccupano di contrastare il culto delle immagini. \u00c8 con Giovanni Damasceno che si sviluppa il culto delle icone sacre, caratteristico della chiesa ortodossa. L&#8217;icona \u00e8 una ieorofania che manifesta la discesa del <em>sacer <\/em> nello spazio sacro del <em>t\u00e9menos<\/em>, attraverso la sua contemplazione il fedele pu\u00f2 temporaneamente ascendere ad un Altrove: catabasi ed anabasi di evidente derivazione platonica, fondata sulla contrapposizione tra iperuranio e regno delle caducit\u00e0 materiali. L&#8217;iconodulia bizantina comprende Cristo, la Vergine Maria e tutti i santi: pregare davanti a questi ultimi permette l&#8217;accesso diretto al paradiso ed alla salvezza dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>In Occidente, con la riscoperta del pensiero aristotelico, la scolastica nei secoli XIII e XIV declassa le immagini a mero paganesimo. I principi aristotelici di non-contraddizione e del terzo escluso si contrappongono radicalmente all&#8217;idea di immaginario come proliferazione polisemica dei significanti; logica binaria a cui viene a dare presto manforte il nuovo metodo scientifico di Galileo e Descartes, basato sul meccanicismo dei corpi e sulle idee chiare e distinte: la <em>ratio <\/em> consolida il suo predominio come unico strumento capace d&#8217;indagare la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Fantasia ed immagini, al contrario, distolgono la mente dalle sue procedure e diventano, in campo scientifico, fonte di errori e dispersione. In campo religioso, addirittura, fonte di blasfemia diabolica e paganizzante. Ma la storia non \u00e8 un treno che viaggia inarrestabile in un&#8217;unica direzione: ogni spinta propulsiva contiene al suo interno punti di resistenza, stasi e digressioni. \u00c8 il caso del francescanesimo che, nel 1226, contribuisce alla riscoperta del valore sacrale delle immagini attraverso la creazione del presepio, la trasposizione visiva dei misteri della fede, delle quattordici stazioni della via crucis, delle tappe della vita del Redentore, ecc. \u00c8 il \u00abtempo delle cattedrali\u00bb e del gotico che si contrappone all&#8217;iconoclastia della scolastica, finch\u00e9 non \u00e8 la Riforma a fornire l&#8217;occasione alla chiesa cattolica per rivalutare, una volta per tutte, le immagini religiose, in particolare quelle legate alla Sacra Famiglia.<\/p>\n<p>Il Rinascimento italiano segna una riscoperta dell&#8217;immaginario ad opera degli umanisti fiorentini che si appropriano del corpus delle dottrine esoteriche lasciate vacanti dalla teologia scolastica. Successivamente \u00e8 soprattutto Paracelso a parlare apertamente di \u00abimmaginazione creatrice\u00bb: quest&#8217;ultima dottrina \u00e8 riplasmata dalla teosofia europea che comprende un periodo \u00abproto-teosofico\u00bb (prima met\u00e0 ed inizio seconda met\u00e0 del XVI secolo) con le opere di G\u00e9rard Dorn, Valentin Weigel, Johann Arndt, Heinrich Kunrath. Una prima \u00abet\u00e0 dell&#8217;oro\u00bb (seconda met\u00e0 del XVI &#8211; XVII secolo) con le opere di Jacob Boheme, Jane Leade, John Pordage, Quirinus Kuhlmann Johann Georg Gichtel. Una fase intermedia interrotta dall&#8217;opera di Emmanuel Swedenborg (1688-1772). Una seconda et\u00e0 dell&#8217;oro (fine XVIII secolo) con le opere di Martinez de Pasqually, Friedrich Cristoph Oetinger, Louis-Claude de Saint-Martin. Un periodo (XIX secolo) che va dalla <em>Naturphilosophie <\/em> romantica a Franz von Baader (D&#8217;Alonzo, ivi).<\/p>\n<p>Nel Settecento, la filosofia dei Lumi segna un nuovo punto a favore della svalutazione delle immagini, anche se tra i <em>philosophes <\/em> si segnalano personalit\u00e0 come Diderot, la cui mente \u00e8 in grado di apprezzare e contestualizzare positivamente qualsiasi forma. Ma la vera e propria rivalutazione dell&#8217;immaginazione e del simbolico si ha soltanto con il romanticismo, preparato dal movimento preromantico germanico dello <em>Sturm und Drang <\/em> (Durand, ivi; D&#8217;Alonzo, ivi).<\/p>\n<p>Il romanticismo opera una vera e propria \u00abtrasvalutazione dei valori\u00bb mettendo al centro del paradigma e declinando alla stregua di sinonimi forme arcaiche \u2013 \u00abmito\u00bb, \u00abfantasia\u00bb, \u00abonirico\u00bb, \u00abinconscio\u00bb, \u00abr\u00eaverie\u00bb, ecc. \u2013 dell&#8217;autentico perturbante della cultura occidentale, l&#8217;immaginario. La \u00abrottura epistemologica\u00bb provocata dal romanticismo comporta la sostituzione del vecchio paradigma: dall&#8217;\u00aborologio\u00bb cosmico regolato con perfetta sincronia da un orologiaio divino, alla \u00abpianta\u00bb che cresce, fiorisce ed avvizzisce: esemplare allegoria di un universo non pi\u00f9 statico ed aperto al divenire. Se l&#8217;<em>Aufkl\u00e4rung <\/em>illuministico \u00e8 portato avanti soprattutto da filosofi, adesso gli eroi del nuovo paradigma sono soprattutto poeti. Alla <em>renaissance <\/em> dell&#8217;immaginario sancita dal romanticismo parteciper\u00e0 tutto il successivo XX secolo: dalle ideologie totalitarie alle avanguardie artistiche, fino all&#8217;arte contemporanea. Si prenda come esempio l&#8217;ambito di ricerca artistica del gruppo CoBrA (acronimo dei paesi d&#8217;origine dei fondatori: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam), che nel secondo dopoguerra \u2013 nella perdita generale di fiducia nella ragione rischiarante e progressista \u2013 cerca di operare un fondamentale recupero del mito, della magia e dell&#8217;onirico attraverso la tradizione ed il folklore nordico.<\/p>\n<p>Adesso, nessuno mette pi\u00f9 in discussione la forza propulsiva del <em>m\u00fdthos<\/em>, indispensabile non soltanto per reintegrare il rimosso, ma \u2013 elemento di radicale novit\u00e0 \u2013 a produrre il nuovo. Il XX secolo crea l&#8217;industria culturale ed utilizza l&#8217;immaginario per sobillare le masse: si prendano in considerazione le opere \u2013 per molti versi antitetiche \u2013 di Alfred Rosenberg, Adorno, Guy Debord. Nel nostro tempo si deve piuttosto usare la forza dell&#8217;immaginario per liberarci dalle <em>Weltanschauung <\/em> degli anni settanta (materialismo) ed ottanta (edonismo). Per superare la ricorsivit\u00e0 dei tentativi di oltrepassamento della metafisica (in termini foucaultiani, l&#8217;episteme strutturata sul potere-discorso), il meta-sistema che permette di uscire dal sistema a sua volta giustificato da un meta-meta-sistema (e cos\u00ec a scalare all&#8217;infinito), \u00e8 possibile adesso utilizzare la nozione, pi\u00f9 agile e meno ampollosa, di <em>vision tunnel<\/em>, mutuata dalla sociologia americana. Con questo termine s&#8217;intendono le gallerie mentali che la cultura d&#8217;appartenenza scava nella psiche individuale: l&#8217;insieme delle credenze, dei luoghi comuni, dei pregiudizi, dei comportamenti socialmente ritenuti \u00abbuoni\u00bb, \u00abonesti\u00bb o, al contrario, \u00abcattivi\u00bb e \u00abcriminali\u00bb dalla societ\u00e0. Il <em>vision tunnel <\/em>\u00e8 un termine speculare a quelli di <em>Weltanschauung <\/em> e di episteme, ma rispetto a questi ultimi comprende la possibilit\u00e0 di oltrepassare il determinismo culturale del percorso sociologico e di ricreare in nuce un <em>vision tunnel <\/em> soggettivo e personale: di nicchia. Il <em>Weltanschauung <\/em>e l&#8217;episteme per essere superate richiedono spinte rivoluzionarie (<em>Kampf <\/em> um die <em> Weltanschauung<\/em>) o rotture epistemiche, cambiamenti spontanei del paradigma, secondo Michel Foucault. Il concetto del <em>vision tunnel<\/em>, al contrario, contiene in s\u00e9 stesso la possibilit\u00e0 dell&#8217;autosuperamento, ed in fondo \u00e8 quello che qualsiasi <em>bildung <\/em>o <em>cura sui <\/em> dovrebbe assicurare. Emancipazione o uscita dal \u00abpensiero del gregge\u00bb che \u00e8 prerogativa di qualsiasi, <em>Aufkl\u00e4rung<\/em>, anche se quest&#8217;ultimo termine possiede una tensione teleologica gravida di grandi promesse: la societ\u00e0 egualitaria e rischiarata dalle conquiste della scienza contro le superstizioni e le fedi irrazionali. Il <em>vision tunnel <\/em> non possiede nessuna aspettativa pseudo-millenaristica: dai pregiudizi e dalle convinzioni del proprio tempo si pu\u00f2 uscire subito, da soli, senza aspettare nessun nuovo avvento.<\/p>\n<p>Nel Novecento le scienze umane hanno riscoperto la forza del <em>m\u00fdthos <\/em>e dell&#8217;immaginario. Si pensi ai contributi della psicoanalisi e della psicologia del profondo, alla riflessologia della Scuola di Leningrado, allo strutturalismo antropologico di Claude L\u00e9vi-Strauss, al post-strutturalismo francese, all&#8217;opera del sociologo Roger Bastide, agli studi africanistici di Marcel Griaule. Oltre ai grandi studi dei \u00absoliti noti\u00bb, tra i quali si devono annoverare Henry Corbin, Mircea Eliade, Jung, Zimmer, Campbell, Ries, ecc., compaiono opere fondamentali, anche se, purtroppo, poco conosciute in ambito non specialistico: \u00e8 il caso di <em>Le Mythe et l&#8217;homme <\/em>di Roger Caillois o <em>Il diritto di sognare <\/em>di Gaston Bachelard. Ma \u00e8 soprattutto con l&#8217;antropologia dell&#8217;immaginario di Gilbert Durand che quest&#8217;ambito di ricerche acquista lo statuto di vera e propria scienza umana. Senza entrare nello specifico del metodo antropologico di Durand (che comunque \u00e8 un filosofo d&#8217;estrazione), in questa sede m&#8217;interessa presentare un approccio filosofico all&#8217;immaginario.<\/p>\n<p>In altre parole, pi\u00f9 che indagare l&#8217;immaginario collettivo con il metodo proprio dell&#8217;antropologia o della psicoanalisi, mi propongo di usare un&#8217;ermeneutica dell&#8217;immaginario per ridefinire le grandi questioni del pensiero filosofico. Naturalmente, un&#8217;ermeneutica o una cartografia dell&#8217;immaginario proprio per il suo carattere sincronico, polisemico ed olografico, non pu\u00f2 limitarsi alla sola tradizione occidentale e deve \u00abaprire\u00bb non soltanto alla letteratura e filosofia orientale, al mondo sciamanico e \u00abprimitivo\u00bb, ma anche all&#8217;arte contemporanea ed alla \u00ablow culture\u00bb (come gi\u00e0 ebbe modo di scrivere anni fa Umberto Eco, in <em>Apocalittici ed integrati<\/em>). <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"right\">2-continua<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riscoperta delle immagini da parte della cultura occidentale \u00e8 recente. 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