{"id":1524,"date":"2008-09-13T19:38:20","date_gmt":"2008-09-13T17:38:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1524"},"modified":"2023-09-18T17:11:50","modified_gmt":"2023-09-18T15:11:50","slug":"come-svelare-i-misteri-della-cabala-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1524","title":{"rendered":"Come svelare i misteri della Cabala \/4"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=75\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Studi Biblici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/StudiBiblici.jpg\" alt=\"Studi Biblici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Studi Biblici\" src=\"images\/topics\/StudiBiblici.jpg\" alt=\"Studi Biblici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Non sappiamo quando nei testi originali attribuiti a Mos\u00e8, ebbero luogo degli inserimenti rabbinici, ma secondo alcuni intenditori, questi sono riconoscibili dal capitolo XII della Genesi. In seguito a questo, possiamo considerare che fino al capitolo undici, i riferimenti ad Abram hanno un significato, mentre le incorporazioni sacerdotali ci vogliono indicare alcuni segreti legati alla figura di Abram e la sua importanza come elemento della creazione.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Come svelare i misteri della Cabala \/4<\/h3>\n<p align=\"left\">di Anonimo &#8211; Traduzione da testo spagnolo a cura di Giuseppe Barbone<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Abram ed Abramo<\/h4>\n<p>Nell&#8217;estremo nord dell&#8217;antico Golfo Persico si trovava la citt\u00e0 di Ur, patria di Abram (senza acca) dove suo padre Terah lo gener\u00f2 insieme a Najor e Haran (Gene. XI. 26), qui suo padre fabbricava e vendeva idoli. L\u00ec Abram, si spos\u00f2 con Saray (senza acca) sua moglie. Abram non era di religione ebraica perch\u00e9 questa non esisteva ancora. Tuttavia, \u00e8 considerato il padre del giudaismo. Abram \u00e8 il nono discendente della geneologia di Sem (figlio di No\u00e8) bench\u00e9 in Esodo si indichi un&#8217;altra possibile discendenza.<\/p>\n<p>Non sappiamo quando nei testi originali attribuiti a Mos\u00e8, ebbero luogo degli inserimenti rabbinici, ma secondo alcuni intenditori, questi sono riconoscibili partendo dal capitolo XII della Genesi. In seguito a questo, possiamo considerare che fino al capitolo undici, i riferimenti ad Abram hanno un significato, mentre le incorporazioni sacerdotali ci vogliono indicare alcuni segreti legati alla figura di Abram e la sua importanza come elemento della creazione. Sembrerebbe un&#8217;allusione al viaggio dell&#8217;umanit\u00e0 dal cielo alla terra, attraverso un corridoio che Abram percorre. Lo stesso fatto che pi\u00f9 avanti nel Racconto, al nome \u00e8 stata aggiunta un&#8217;acca, come vedremo, sembra indicare che quello che \u00e8 chiuso, nascosto, deve aprirsi, manifestarsi, estendersi. La linea simbolica a partire dal capitolo XII \u00e8 molto ricca di significato. Su questo torneremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>Nel capitolo XIII, versetto 14, Dio chiede ad Abram che alzi i suoi occhi e guardi in tutte le direzioni: nord, sud, est, ovest, sopra e sotto, perch\u00e9 saranno tutte di Abram e della sua discendenza. Tutto l&#8217;universo ci \u00e8 dato in questo atto perch\u00e9 le sei direzioni formano le dimensioni dello spazio.<\/p>\n<p>Davanti ad Abram si presenta quello che possiamo chiamare il primo sacerdote biblico, Melchisedec. Egli gli offre pane e vino e lo benedice dicendo: &#8220;Benedetto sia Abram dal Dio Altissimo, creatore dei cieli e della terra&#8221;, (Gen. XIV, 19). \u00c8 da questo evento che Dio stabilisce una promessa di alleanza con Abram e che l&#8217;ortodossia ebraica completa con l&#8217;idea della circoncisione.<\/p>\n<p>Alcuni vogliono vedere in Melchisedec il trasmettitore della tradizione cabalistica. Tuttavia, la relazione del simbolismo dell&#8217;acca incorporata al nome di Abram con la creazione, non sembra stabilire nessun altro mistero in relazione a Melchisedec.<\/p>\n<p>Altre fonti come lo Yetzirah e lo Zohar stabiliscono un legame tra la figura di Abram e la creazione, e non menzionano per niente Melchisedec come colui che trasmette la tradizione o i segreti della cabala ad Abram eccetto che consideriamo gi\u00e0 come tradizionale qualcosa che non \u00e8 ancora successo.<\/p>\n<p>Lo Yetzirah incorpora Abramo nel suo testo solo alla fine delle sezioni, come se fosse pi\u00f9 di un obbligo, perch\u00e9 non allude al cambiamento del nome, ma gli conferisce le stesse qualit\u00e0 creative che attribuisce a Dio. Dal suo canto, lo Zohar, allude all&#8217;incorporazione dell&#8217;acca come un fatto rilevante e menziona, riguardo a questo, che il nome di Dio si completa grazie al nome umano di Abramo. Anche lo Zohar si riferisce all&#8217;incorporazione dell&#8217;acca nel nome di Sarah. C&#8217;\u00e8 un altro passo che paragona l&#8217;et\u00e0 di Abram al tempo di preparazione necessario per completare la creazione: &#8220;novanta anno&#8221; invece di &#8220;novanta anni&#8221; (al singolare: anno, invece del plurale anni). I rabbini dello Zohar interpretano che tutti gli anni anteriori ad Abram si raccontino come un solo anno e dicono: &#8220;Un unico anno e la vita non era la vita.&#8221;<\/p>\n<p>La H\u00e9 ebraica (h), come altre lettere, hanno da s\u00e9 stesse il suo significato simbolico. L&#8217;incorporazione delle due acca, quella di Abrham e quella di Sarah, unite, creano una &#8220;Yod&#8221; ebraica (i, j, y) ed \u00e8 come dire, Isaac.<\/p>\n<p>In vari versetti della Genesi assistiamo alla promessa che Dio fa ad Abram sulla sua numerosa discendenza. Abram gli dice che egli e sua moglie, Saray, sono gi\u00e0 vecchi per procreare. Dio fa uscire Abram e gli fa osservare le stelle del cielo. Gli promette che la sua discendenza sar\u00e0 numerosa come le stelle del firmamento. Il racconto continua tra promesse di Dio e lamenti di Abram, fino a che avendo Abram cento anni e Saray novanta, Dio gli dice che a partire da ora non si chiamer\u00e0 pi\u00f9 Abram bens\u00ec Abrham, mentre sua moglie Saray, non la chiamer\u00e0 pi\u00f9 cos\u00ec, ma Sarah con la acca. Bench\u00e9 sappiamo che con l&#8217;incorporazione di un&#8217;acca, fra l&#8217;altro in avanzata et\u00e0, non potrebbero procreare, nel loro caso, grazie a ci\u00f2, ebbero Isaac.<\/p>\n<p>La H indica &#8220;che ci\u00f2 che \u00e8 chiuso, si apra&#8221;. Pertanto, nel capitolo XVII della Genesi si narra il momento in cui il nostro buco nero cedette il passo al mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p>Il nome ebraico Saray significa principessa. Il nome ebraico Sarah significa madre di re. Abram significa chiuso, nascosto. Abramo (o Abrham) significa aperto, esteso.<\/p>\n<p>Fulcanelli d\u00e0 alla H il significato simbolico di posto dove si vede lo &#8220;Spirito&#8221;, ed allude al fatto che la forma di acca delle facciate delle cattedrali del secolo XVI ha questo significato.<\/p>\n<p>La prima volta che appare l&#8217;acca nella Genesi, come pronome, \u00e8 nel sesto giorno della creazione, cio\u00e8, nel momento che appare l&#8217;uomo sulla scena della creazione. L\u00ec appare come H\u00e9, il quale non si trova prima della creazione riferita all&#8217;uomo.<\/p>\n<p>L&#8217;acca appare doppiamente nel tetragranmat\u00f3n sacro, nome di quattro lettere: IHVH, che indicano il mondo di sopra ed il mondo di sotto.<\/p>\n<p>L&#8217;ortodossia ebraica colloca Abramo, suo figlio Isaac ed il figlio di questi, Jacob, come i tre genitori del giudaismo. Attualmente, quando si riferiscono a Dio, \u00e8 facile sentir dire, il Dio di Abramo, il Dio di Isaac ed il Dio di Jacob. A quest&#8217;ultimo, Dio gli cambia il nome con quello d&#8217;Israele. Ma l&#8217;I di Isaac, L&#8217;I d&#8217;Israele o la J di Jacob, \u00e8 la stessa lettera ebraica &#8220;YOD&#8221;, quella che nasce dall&#8217;unione delle due acca.<\/p>\n<p>Alcuni cabalisti, progettando l&#8217;albero della vita in forma columnaria, collocano Abramo in una colonna, ad Isaac in opposizione e Jacob in quella di mezzo.<\/p>\n<p>Pertanto, da Ur a Jerusalem, deve viaggiare la Shej&#8217;nah, la presenza di Dio sulla terra, e concepire da l\u00ec l&#8217;idea di ritorno. Ur \u00e8 una radice che possiamo tradurre per luogo, posto o citt\u00e0. La troviamo in altre citt\u00e0 mesopotamiche come Uruk e Nipur. A prima vista quello che magari non notiamo \u00e8 che anche Ur si trova in Jerusalem, poich\u00e9 <em>castiglianizziamo <\/em> il suo nome ebraico: Ur-shalom, citt\u00e0 della pace. L&#8217;O di Ur, passando all&#8217;ebraico passa come una &#8220;YOD&#8221;, la quale traducendolo prende l&#8217;i lunga di Jerusalem.<\/p>\n<p>Per andare da Ur a Jerusalem, l&#8217;umanit\u00e0 deambula in tutte le direzioni: 1, la discendenza di Abram-Agar, gli ismaeliti, viaggiano verso l&#8217;Egitto. 2, la discendenza Esa\u00fa-Judit, gli edomiti, occuperanno le terre del Seir. 3, la discendenza di Abramo-Quetur\u00e1, una volta deceduta Sarah, viaggia verso oriente. 4, la discendenza di Abraham Sarah, attraverso Isaac-Rebeca e da questa quella di Jacob-Raquel e Bilha, vanno verso l&#8217;Egitto. 5, quella di Abramo-Sarah attraverso Isaac-Rebeca e di Jacob-avvolge anche Zilpa, viaggiando verso l&#8217;Egitto. Questi cinque rami sono l&#8217;umanit\u00e0 in esilio che pi\u00f9 avanti sar\u00e0 rappresentata dalla stella a cinque punte occultata da un velo e che \u00e8 collocata simbolicamente sull&#8217;altare del Tempio di Salomone.<\/p>\n<p>Pertanto, &#8220;lej leja&#8221;, sale tu, della tua terra, della tua parentela, verso la terra che io ti indicher\u00f2, \u00e8 un viaggio dal cielo alla terra che si conclude in Jerusalem. \u00c8 l&#8217;uscita dall&#8217;Ain che precede l&#8217;estensione creativa e che si trasforma in qualcosa di aperto attraverso la trasformazione del nome di Abramo. \u00c8 anche l&#8217;umanit\u00e0 in esilio che trova la sua rappresentazione nel Tempio di Salomone.<\/p>\n<p>Il Tempio di Salomone in Jerusalem, contiene il segreto per edificare giorno per giorno il nostro proprio tempio, attraverso la parola persa. L&#8217;arrivo a Jersualem, ci porta, coi profeti, il ricordo dell&#8217;alleanza eterna simbolizzata nel calice come atto di restaurazione. Quello che esce dal seno di Dio deve donarlo. Jerusalem \u00e8 il calice nel quale devono fondersi le nazioni.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20408%20298'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/abram_abraham.jpg\" width=\"408\" height=\"298\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/abram_abraham.jpg\" width=\"408\" height=\"298\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Abram \u00e8 chiuso, nascosto. Abramo \u00e8 aperto, scoperto. L&#8217;incorporazione dell&#8217;acca nel suo nome sta ad indicare &#8220;ci\u00f2 che \u00e8 nascosto si apra&#8221;. Con la fisica moderna possiamo intenderlo come il momento dell&#8217;esplosione o big-bang. Tra il non manifestato e la prima manifestazione c&#8217;\u00e8 un abisso che la letteratura chiama caos o nulla. La corona, Kether, \u00e8 il viso di profilo, vuole dire che una parte di essa \u00e8 ancora nel non manifeso. Questa apertura o big-ban la troviamo nella cabala tardiva corrispondente ad Isaac Louria, mentre nella Genesi \u00e8 contenuto nel simbolismo dell&#8217;acca del nome Abramo. Prima dell&#8217;acca non aveva discendenza con sua moglie Saray. Dopo l&#8217;acca in Abramo ed in Sarah, ebbero Isaac.<\/p>\n<p>Abbiamo l&#8217;idea che all&#8217;inizio tutto era caos, oscurit\u00e0, col risultato che si interpreti l&#8217;origine della creazione come &#8220;nulla&#8221;. Tuttavia, tra i cabalisti pi\u00f9 antichi si interpreta che la luce bianca e primitiva \u00e8 pertanto quella che \u00e8 invisibile, ad essa sarebbe attribuibile l&#8217;idea di nulla. Essi parlano del nome di Dio scritto in lettere di fuoco nero e di lettere di fuoco bianco. \u00c8 il contrasto della dualit\u00e0 quello che ci fa percepire qualcosa, ma nel Principio Dio era impresso nel fuoco bianco, per questo motivo era impercettibile.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20665%20421'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Ur_Jerusalem.gif\" width=\"665\" height=\"421\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Ur_Jerusalem.gif\" width=\"665\" height=\"421\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Seguendo con la chiave che cerchiamo di svelare, possiamo dire che i nomi propri degli elementi del Genesi, hanno vari significati che dipendono dal livello di lettura che facciamo di essi. In realt\u00e0, tra i mistici ebrei tutta la tor\u00e0 ha quattro significati o livelli di lettura. Usano un acrostico di quattro lettere ebraiche che si leggerebbe &#8220;pardes&#8221; <em>castiglianizzandoli<\/em>: La P \u00e8 della parola &#8220;pesat&#8221; che va intesa nel senso letterale del testo. La R viene dalla parola &#8220;remez&#8221; che indica il senso allegorico della Torah. La D deriva da &#8220;derasa&#8221; che indica l&#8217;interpretazione talmudica o ag\u00e1dica. E la S viene da &#8220;sod&#8221; che manifesta il senso mistico della Torah. Chi legge la Bibbia rimane nei due primi stadi: il letterale e l&#8217;allegorico. Gli ebrei indottrinati includono quello dell&#8217;interpretazione talmudica. Mentre i mistici, siano ebrei o no, sono quelli che cercano il senso mistico del testo. In modo che dicendo Abram o Abramo, includono una differenza sostanziale relativamente al livello della creazione.<\/p>\n<p>Si dice che nel II sec, quattro anziani penetrarono nel senso della tor\u00e1 attraverso la speculazione sul &#8220;pardes&#8221;. Corsero distinta fortuna, usc\u00ec vivo solo quello che seppe trovare la chiave del significato delle lettere ebraiche. Le distinte discendenze di Abram ed Abramo, pi\u00f9 quelle di Jacob ed Esa\u00fa rappresentano cinque rami o prima umanit\u00e0 in esilio. Possiamo riferire questi cinque rami con le cinque punte della stella che si trova sull&#8217;altare del Tempio di Salomone, che \u00e8 velata da una tenda. Questa stella si trova fuori del &#8220;devir&#8221;, dal Santo dei Santi e rappresentano giustamente l&#8217;umanit\u00e0 in esilio.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20168%20341'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/adamo_sephirot.jpg\" width=\"168\" height=\"341\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/adamo_sephirot.jpg\" width=\"168\" height=\"341\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>L&#8217;Adam Kadmon e la distribuzione delle Sephirot <\/em><\/strong><\/p>\n<h4>L&#8217;uomo come centro della creazione<\/h4>\n<p>Come vedemmo in precedenza, l&#8217;uomo nella Genesi appare nel sesto giorno della creazione. Appare anche nel sesto giorno il pronome &#8220;egli&#8221;, che noi utilizziamo sia come articolo che come pronome. Questo pronome si riferisce all&#8217;uomo come alla cosa che dice il testo dicendo che Dio colloca l&#8217;uomo di fronte alla creazione affinch\u00e9 si impadronisca e stabilisca il nome a tutte le cose. La possibilit\u00e0 dell&#8217;uomo di dare un nome alle cose collegandolo a Dio.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20354%20211'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/zona_occulta.jpg\" width=\"354\" height=\"211\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/zona_occulta.jpg\" width=\"354\" height=\"211\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Le allusioni dello Yetzirah agli atti creativi dell&#8217;uomo sono numerose. Lo Yetzirah allude anche alla creazione dall&#8217;uomo universale attraverso le sephirot e le lettere ebraiche. Le sephirot, (al singolare sephira), sono una serie di emanazioni successive che in un totale di dieci formano lo schema dell&#8217;albero della vita. Relativamente all&#8217;uomo, esse si riferiscono ad aspetti della mente e del corpo.<\/p>\n<p>Da parte sua lo Zohar, bench\u00e9 il suo nome indichi splendore che \u00e8 un&#8217;allusione alla luce, colloca l&#8217;uomo come centro della creazione. La presenza dell&#8217;uomo in questo trattato di cinque volumi crea tutta una dottrina e la sua filosofia abbraccia vari aspetti ontologici.<\/p>\n<p>Abbiamo anche visto che il sostantivo uomo ha vari significati distinti in relazione al livello dell&#8217;uomo al quale ci riferiamo. Dicemmo che la prima idea \u00e8 l&#8217;Adam Kadmon o uomo primordiale il quale rappresenta l&#8217;archetipo dell&#8217;umanit\u00e0. Da questa idea si sviluppano le altre fino a raggiungere la realt\u00e0 dell&#8217;uomo perituro come si evince dall&#8217;espressione &#8220;figlio di donna&#8221;. C&#8217;\u00e8 tuttavia un&#8217;idea posteriore relazionata all&#8217;uomo realizzato o restituito che la letteratura mistica chiama il Messia.<\/p>\n<p>Dicono anche i testi recensiti che l&#8217;uomo \u00e8 il microcosmo, una rappresentazione in miniatura del macrocosmo. Cos\u00ec come stabilisce che le trecentosessantacinque ossa del corpo umano corrispondono ai giorni dell&#8217;anno, ed i duecentoquarantotto organi col numero di proibizioni della Torah.<\/p>\n<p>Dio, uomo e natura, sostantivi di significato letterale differenti, sono contemplati nei testi come sinonimi. La natura, la terra in s\u00e9, non solo \u00e8 l&#8217;ambiente nel quale ci districhiamo ma ambedue, uomo e terra, sono la stessa cosa.<\/p>\n<p>Cielo e terra appaiono come opposti, l&#8217;uomo \u00e8 tra tutti e due il mediatore. Questa idea di tesi, antitesi e sintesi, la troveremo in molte occasioni. Possiamo parlare anche di un uomo celeste ed un uomo terrestre ed il Messia che media tra i due.<\/p>\n<h4>Il suo primo habitat<\/h4>\n<p>L&#8217;uomo celeste vive nel Paradiso o Giardino dell&#8217;Eden. Nei termini e nel modo in cui li concepiamo torniamo a manifestare un problema di linguaggio. Per esempio, la parola giardino la uniamo con Eden, come se il giardino corrispondesse a qualche posto nello spazio chiamato Eden. Il significato ebraico di giardino (gan), indica, tuttavia, la fonte del corpo e dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Eden, da parte sua, indica la totalit\u00e0 dei poteri celestiali o forze che da l\u00ec fluiscono e dal quale emanano le leggi che sostentano tutto l&#8217;universo, il cielo come la terra. Un terzo aspetto \u00e8 la via o il mezzo per il quale tali forze si esprimono. Detta via \u00e8 il &#8220;fiume&#8221; che irriga il &#8220;giardino&#8221; dell'&#8221;Eden&#8221;. Notiamo che ogni sostantivo contiene in se stesso un&#8217;idea e, come la combinazione di essi contiene un&#8217;idea che supera l&#8217;interpretazione letterale del passaggio della Genesi che dice: &#8220;&#8230;Ed usc\u00ec un fiume dall&#8217;Eden per irrigare il giardino.&#8221;<\/p>\n<p>Diremo la stessa cosa usando il nostro linguaggio. C&#8217;\u00e8 un insieme di leggi che concepiamo in perfetto ordine ed armonia dal punto di vista umano che possiamo denominare la cosa Cosmica. Egli \u00e8 la fonte della vita, la fonte della luce e dell&#8217;amore. \u00c8 il centro dal quale emanano tutte le forze, quelle che sostentano la natura e quelle che fanno parte dell&#8217;uomo in tutti i suoi aspetti: fisico, mentale e spirituale. Perch\u00e9, quando lo Zohar si riferisce ai Poteri del Cosmo, alla fiamma dell&#8217;Eden, o quando si riferisce ad Esso come fonte del Nous che impregna tutto con la sua doppia energia, lo denomina giardino, e quando si riferisce alla via per mezzo della quale fluiscono dette energie, lo denomina fiume. Pertanto, l&#8217;espressione &#8220;il fiume che irriga il giardino dell&#8217;Eden&#8221;, fa allusione ai canali da dove fluiscono le forze del Padre, dal suo centro di potere. Questo \u00e8 il primo ecosistema nel quale si trovava l&#8217;uomo primordiale. Pertanto, Uomo, Cosmo o Dio, sono la stessa cosa.<\/p>\n<h4>L&#8217;uomo e gli uomini<\/h4>\n<p>Dal punto di vista della psicologia e da quello della comunicazione, l&#8217;uomo che affiora in noi \u00e8 uno delle dieci parti di cui siamo fatti. Solo un dieci per cento di noi stessi \u00e8 quello che ogni essere umano trattiene. Immagini Immaginate il grande depistaggio che questo crea nel momento di auto identificarci. Crediamo di essere solo una piccola parte di quello che siamo realmente. \u00c8 questa decima parte quella che ragiona, stabilisce giudizi, stabilisce valori, concepisce il bene ed il male e paragona. \u00c8 quella che vive sommersa nella dualit\u00e0 costante. Si trova prigioniera delle sue credenze, della sua educazione, delle relazioni sociali e gli avvenimenti che succedono alla sua periferia Pu\u00f2 un essere cos\u00ec, avere libero arbitrio?<\/p>\n<p>Se l&#8217;uomo in coscienza \u00e8 come un iceberg, la cui parte preponderante \u00e8 quella sommersa, perci\u00f2 nascosta, deve interpretare la propria vita e le espressioni di s\u00e9 stesso in prevalenza come un sonno, bench\u00e9 da un punto di vista mistico si dica che l\u00ec si trova la realt\u00e0 vera e che la chimera sia nella parte sensibile.<\/p>\n<p>Un uomo che medita o sogna, in realt\u00e0 sta comunicando con la propria parte nascosta. Se \u00e8 capace di approfondire il proprio mondo interiore scoprir\u00e0 che in esso la coscienza \u00e8 unitaria. Quando esce dallo stato di meditazione, dopo aver raggiunto un livello profondo, ritorna alla coscienza della sua decima parte, ma ora avr\u00e0 un intendimento che tutto \u00e8 l&#8217;Essere o l&#8217;Assoluto che si manifesta in molte forme.<\/p>\n<p>Per Ibn Arabi ci sono due categorie di uomini, quelli che arrivano a catturare la cosa Assoluta e quelli che no. Riferendosi ai primi li colloca in un rango superiore rispetto alle altre creature ed elementi che formano il nostro universo, vale a dire, i minerali, i vegetali e gli animali. Quello sarebbe l&#8217;Uomo superiore. Ma se parla di un uomo individualizzato, lo colloca sotto i minerali, i vegetali e gli animali, perch\u00e9 la sua ragione, la sua educazione, i concetti che acquisisce ed il governo che d\u00e0 alla sua vita dovuto al suo proprio pensare, lo collocano sotto le altre specie, le quali, non avendo l&#8217;aspetto di auto coscienza, manifestano pi\u00f9 fedelmente le funzioni dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Quando ripetiamo l&#8217;espressione &#8220;Conosci te stesso&#8221; ci stiamo riferendo all&#8217;azione da intraprendere per riuscire a conoscere ci\u00f2 che siamo, nello studio si dice che per imparare bisogna disimparare tutti i concetti sbagliati che la nostra ragione ed educazione ci ha creato. Il profeta Maometto dice nel Corano che chi conosce s\u00e9 stesso conosce il Suo signore, con ci\u00f2 vuole dire, relativamente al signore, il fatto di arrivare ad avere l&#8217;esperienza dell&#8217;Uno stesso. Per questo motivo dobbiamo essere disciplinati col lavoro di sanctum e cercare tutti i giorni di agire per noi. Usiamo anche un&#8217;espressione la quale dice che quando il discepolo \u00e8 pronto il maestro appare. Interpreto che il maestro \u00e8 l&#8217;uno stesso nella sua pi\u00f9 estesa realizzazione, ma nonostante ci\u00f2 abbiamo bisogno dell&#8217;azione giornaliera.<\/p>\n<p>Come uomo sociale osserviamo tuttavia cose che vorremmo cambiare, potendo pur esercitare verso l&#8217;esterno un&#8217;azione minima che possa impregnarsi negli altri attraverso il nostro esempio. Non possiamo cambiare un giorno grigio, o che il vicino sia nervoso, o che il cielo sia nuvoloso o azzurro. Abbiamo, nonostante molte opportunit\u00e0 per cambiare il nostro mondo interno, la possibilit\u00e0, ogni giorno, di essere un po&#8217; meglio. Possiamo provare a cambiare con pazienza e con accortezza molte cose in noi. Il cambiamento della societ\u00e0 non pu\u00f2 avvenire senza il nostro cambiamento personale.<\/p>\n<p>A che cosa si riferisce il cambiamento nell&#8217;uno stesso? Magari possiamo indicarlo come l&#8217;abbandono dell&#8217;uomo individualizzato (gli uomini) ed il recupero del primo stato di coscienza, l&#8217;Uomo. Nel principio l&#8217;uomo primigenio aveva nel suo nome l&#8217;indicazione di Primo Stato: Adam Kadmon. Quindi questo uomo perse la corona, cio\u00e8, scese di livello fino ad arrivare all&#8217;individualizzazione. Ora vogliamo recuperare quello che siamo ancora, ma che a causa dell&#8217;uso della ragione e per l&#8217;educazione ricevuta, sembra abbiamo perso. Ibn Arabi propone come cambiamento personale, l&#8217;auto annichilazione, questo vuol dire cancellare in noi l&#8217;ego che individualizza. Mi piace l&#8217;espressione che usa Chuangz\u00ed come metodo per ottenerlo: &#8220;Sedersi sulla dimenticanza&#8221;. In scritti cristiani si dice che Adam disintegra e Ges\u00f9 il Cristo restituisce, perch\u00e9 tutto il ministero di Ges\u00f9 lo si trova negli insegnamenti volti al Padre.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 fatto ad immagine e somiglianza di Dio, ma l&#8217;uomo individualizzato dista molto dal somigliare al Primo Stato. L\u00ec non ci sono dualit\u00e0 n\u00e9 punti di paragone. Nell&#8217;individualizzazione, la dualit\u00e0 \u00e8 sempre presente ed i paragoni proliferano. Quando l&#8217;anima dell&#8217;uomo viene percepita solo come la personalit\u00e0 individuale non ci sembra l&#8217;anima pura dell&#8217;Eden, non \u00e8 neanche Neshamah, l&#8217;Assoluto, Ruach o Compendio della vita interna che Dio insuffla nel naso dell&#8217;Uomo, e neanche riconosciamo nell&#8217;individualizzazione di Nephesh come Forza Vitale che ci dona impulsi per comunicare con l&#8217;ambiente. La divisione che rileviamo tra il Primo Stato e la coscienza che esibiamo \u00e8 quella chiamata peccato originale.<\/p>\n<p>La tradizione, sia per questo motivo, che per la cultura che la desidera, ci impone ad agire su noi stessi. In una scuola a noi vicina si dice che per non cadere nei suoi opposti in noi lavorano sette aspetti. Questi sette aspetti sono: Saggezza, Ricchezza, Seme (germinazione), Vita, Dominio, Pace e Grazia, questi sette aspetti sono rapportati con le sette lettere doppie dell&#8217;alfabeto ebraico.<\/p>\n<p>Rispetto al termine &#8220;somiglianza&#8221; (selem in ebraico) si riferisce al fatto che Dio crea l&#8217;uomo a sua immagine e somiglianza, dobbiamo ricorrere a Maim\u00f3nides ed alla sua &#8220;Guida Deviata&#8221; per capire l&#8217;intenzione del termine. Egli dice che se interpretiamo somiglianza come forma, possiamo pensare che Dio ha una determinata forma, ma non \u00e8 cos\u00ec. Il termine &#8220;somiglianza&#8221; (selem) si riferisce all&#8217;idea, in modo che &#8220;nell&#8217;uomo&#8221;, la forma o idea sia quell&#8217;elemento che gli concede una concezione umana, e, in ragione della sua percezione intellettuale, si impiega la parola &#8220;selem&#8221; nel versetto. In modo che fare l&#8217;uomo ad immagine e somiglianza di Dio si riferito alla sua parte interiore e non a quella esteriore. \u00c8 precisamente questa la capacit\u00e0 intellettiva dell&#8217;uomo nel suo Primo Stato, quello che poi perde, passando alla coscienza multipla.<\/p>\n<p>Il passaggio dall&#8217;Essere assoluto all&#8217;aggiornamento fenomenico Ibn Arabi lo descrive usando una parola araba che \u00e8 sinonimo di &#8220;emanazione&#8221; o manifestazione. Un suo seguace, Al Qasani, formula questo passaggio dalla cosa assoluta fino alla molteplicit\u00e0 attraverso una serie di strati. Trascriviamo prendendo come base l&#8217;opera di Toshihiko Izutsu, delle Edizioni Siruela, che ha per titolo &#8220;Sufismo e Taoismo&#8221;:<\/p>\n<p>L&#8217;Essere \u00e8 un&#8217;unica realt\u00e0 (ain) ed \u00e8 l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere nel <em>primo stato <\/em> continua ad essere libero dalle limitazioni, \u00e8 Adam. Per il momento non si produce nessuna manifestazione. L&#8217;Essere, continua ad essere l&#8217;Essenza assoluta, ma \u00e8 il punto di partenza di tutti gli stadi ontologici susseguenti. Non \u00e8 pi\u00f9 oramai per Lui l&#8217;essenza nella sua oscurit\u00e0 metafisica.<\/p>\n<p>Nel <em>secondo stato <\/em> l&#8217;Essere si risolve in una specie di determinazione globale. Si riferisce all&#8217;attivit\u00e0 e passivit\u00e0 degli aspetti divini dell&#8217;Essere. Ma in questa fase l&#8217;Uno continua ad essere Uno, non si \u00e8 ancora diviso nella molteplicit\u00e0, ma la cosa Assoluta \u00e8 potenzialmente articolata.<\/p>\n<p>Il <em>terzo stato <\/em> si trova nella fase dell&#8217;Unit\u00e0 divina. Qui, tutta l&#8217;auto-determinazione, attiva ed effettiva si realizza come insieme integrale.<\/p>\n<p>Il <em>quarto stato <\/em> \u00e8 la fase in cui l&#8217;Unit\u00e0 divina dallo stato anteriore si divide in auto-determinazione indipendente. \u00c8 in questa fase in cui assegniamo nomi a Dio.<\/p>\n<p>Il <em>quinto stato <\/em> include sotto forma di unit\u00e0 tutte le determinazioni di carattere passivo. Rappresenta l&#8217;unit\u00e0 delle cose create e possibili del mondo del divenire.<\/p>\n<p>Nel <em>sesto stato <\/em> l&#8217;unit\u00e0 dello stato anteriore si dissolve e si trasforma nelle cose e nelle propriet\u00e0 esistenti. \u00c8 lo stadio del mondo. Tutti i generi, specie, individui, parti, relazioni, etc., si attualizzano in questo stadio.<\/p>\n<p>Questo stato possiamo applicarlo anche all&#8217;Uomo che continua a passare da uno stadio ad un altro fino ad arrivare all&#8217;individualizzazione, gli uomini.<\/p>\n<p>Per Ibn Arabi l&#8217;Uomo \u00e8 il conoscitore (arif); stesso termine che usa Luria per descrivere la creazione dell&#8217;Uomo. Rispetto al divenire della cosa Assoluta, dice il sufi, che la prima tappa nella sua manifestazione \u00e8 la Sacra Emanazione, \u00e8 la fase in cui la cosa Assoluta si manifesta a s\u00e9 stesso. In termini moderni, \u00e8 l&#8217;apertura dell&#8217;autocoscienza dell&#8217;Assoluto. Come disse qualcuno &#8220;\u00e8 l&#8217;eterna manifestazione di s\u00e9 stesso, dell&#8217;Essenza.&#8221;<\/p>\n<p>Nella mistica sufi di Ibn Arabi, le leggi corrispondono e sono soggette ad archetipi stabili e determinati dal proprio Assoluto, in modo che Dio risponda ed agisca secondo questi archetipi. Allo stesso modo, l&#8217;uomo non pu\u00f2 contravvenire a ci\u00f2 che \u00e8 stato stabilito. In modo che tutte le nostre discussioni sul bene e sul male, viste all&#8217;improvviso all&#8217;interno della cornice degli archetipi stabiliti, spariscono. Se un uomo fa qualcosa di sconveniente non sta uscendo dagli archetipi prefissati e neanche sta contravvenendo a nessuna legge divina. Quando un uomo ottiene qualcosa di buono \u00e8 lui stesso che se la concede. Quindi, quando fa qualcosa di male \u00e8 lui stesso che decide la punizione da subire. \u00c8 come quanto conosciamo attraverso la legge del karma. Abbiamo detto sempre che il karma non \u00e8 altro che qualcosa di personale, una conseguenza della nostra realizzazione; ma sia la conseguenza, conveniente o sconveniente, \u00e8 sempre dentro la legge, cio\u00e8, si effettuer\u00e0 conseguentemente col nostro pensiero, parola ed opera. Pertanto, l&#8217;uomo, facendo il bene o facendo il male, agisce sempre nella legge, perch\u00e9 ella dar\u00e0 come effetto il risultato conseguente all&#8217;azione prodotta.<\/p>\n<p>Visto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto sopra, quello che l&#8217;Uomo ha attraversato nel suo Primo Stato per poi passare all&#8217;uomo individualizzato, quindi alla molteplicit\u00e0 e poi allo stato di errore dell&#8217;auto-identificazione, non ha in s\u00e9 alcuna forma di peccato, ma corrisponde al proprio divenire proveniente dall&#8217;Assoluto. Chi ha perseguito con ostinazione a diffondere la teoria del peccato originale, pare siano state proprio le religioni che devono controllare il proprio gregge. Esse hanno venduto l&#8217;idea del peccato originale senza capire che, sebbene non sia stato opportuno separarci da Dio, non c&#8217;era altro rimedio, perch\u00e9 questo passaggio \u00e8 qualcosa che \u00e8 dentro la legge, si \u00e8 prodotto dentro la propria legge. Ora dunque ci troviamo nella situazione di doverci nuovamente riconvertire in conoscitori (arif), cio\u00e8, di recuperare lo stato di coscienza pura che faremo sempre dentro la legge.<\/p>\n<p>La caduta dell&#8217;uomo lo Zohar la spiega come il divorzio tra Adam e la particella accusativa alef-tau, perch\u00e9 dal punto di vista ortodosso, ogni creazione al di fuori dell&#8217;alfabeto ebraico, \u00e8 peccato. Tuttavia, Nella visione di Ibn Arabi, la caduta appare come un fatto irrimediabile perch\u00e9 \u00e8 parte del divenire dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Ritornando ad Ibn Arabi, vediamo un&#8217;interpretazione pi\u00f9 profonda di questioni di questo tipo: &#8220;Tutte le cose &#8216;possibili&#8217; hanno la loro radice nell&#8217;inesistenza. Quello che normalmente si considera come \u2018esistenza&#8217; non \u00e8 altro che l&#8217;esistenza dell&#8217;Assoluto che appare nelle diverse forme dei modi di essere propri delle cose &#8216;possibili&#8217; in se e nella sua essenza. Grazie a ci\u00f2 capirai chi gode realmente e chi soffre realmente\u2026 Allo stesso modo capirai quindi qual \u00e8 la conseguenza reale di ogni stato o azione dell&#8217;uomo.&#8221; <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sappiamo quando nei testi originali attribuiti a Mos\u00e8, ebbero luogo degli inserimenti rabbinici, ma secondo alcuni intenditori, questi sono riconoscibili dal capitolo XII della Genesi. 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