{"id":1531,"date":"2008-08-25T09:03:20","date_gmt":"2008-08-25T07:03:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1531"},"modified":"2023-11-04T18:57:06","modified_gmt":"2023-11-04T17:57:06","slug":"socrate-a-confronto-la-lettura-di-hegel-e-nietzsche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1531","title":{"rendered":"Socrate a confronto: la lettura di Hegel e Nietzsche"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" title=\"Dialoghi Filosofici\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" title=\"Dialoghi Filosofici\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Mutuata dall&#8217;antichit\u00e0, attraverso la mediazione di diverse fonti, nella figura di Socrate, cos\u00ec complessa e carica di allusioni, ogni epoca della storia umana vi ha scoperto qualche aspetto distintivo che le apparteneva.<br>Ogni epoca ha ricostruito una propria immagine di Socrate, talvolta insistendo, come nel caso emblematico di Nietzsche, sulla complessit\u00e0 e sulle ombre che caratterizzano la sua figura.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Socrate a confronto: la lettura di Hegel e Nietzsche<\/h3>\n\n\n\n<p>di Riccardo Roni<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>:&nbsp;<a href=\"#p0\">Premessa<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p1\">1. Socrate, un modello di urbanit\u00e0 attica<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p2\">2. Due modelli di dialogo nell&#8217;alterit\u00e0: Socrate e Cristo<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p3\">3. Il momento del conflitto: lo spirito del popolo e la coscienza individuale<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p4\">4. La riconciliazione: condanna a morte e autocoscienza<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p5\">5. Il problema di Socrate: la critica di Friedrich Nietzsche<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p6\">6. La bruttezza fisica: il Socrate&nbsp;<em>d\u00e9cadent<\/em><\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p7\">7. La libert\u00e0 attraverso l&#8217;originalit\u00e0: il Socrate umano, troppo umano<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p0\"><a id=\"p0\"><\/a>Premessa&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Mutuata dall&#8217;antichit\u00e0, attraverso la mediazione di diverse fonti, nella figura di Socrate, cos\u00ec complessa e carica di allusioni, ogni epoca della storia umana vi ha scoperto qualche aspetto distintivo che le apparteneva. Cos\u00ec i primi scrittori cristiani videro in Socrate uno dei massimi esponenti di quella tradizione filosofica pagana, che pur ignorando il messaggio evangelico, pi\u00f9 si era avvicinata ad alcune verit\u00e0 fondamentali del Cristianesimo. L&#8217;Umanesimo e il Rinascimento videro in Socrate uno dei modelli pi\u00f9 alti di quella umanit\u00e0 ideale che era stata riscoperta nel mondo antico. Erasmo da Rotterdam, profondo conoscitore dei testi platonici era solito dire: &#8220;Santo Socrate, prega per noi&#8221;. Anche l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Illuminismo, ha visto in Socrate un suo precursore: il XVIII secolo fu detto il &#8220;secolo socratico&#8221;, giacch\u00e9 in quel periodo egli rappresent\u00f2 un mito di tolleranza e di libert\u00e0 di pensiero.\u00a0Ogni epoca ha dunque ricostruito una propria immagine di Socrate, talvolta insistendo, come nel caso emblematico di Nietzsche, sulla complessit\u00e0 e sulle ombre che caratterizzano la sua figura. Nel caso di Hegel, la storia dell&#8217;Occidente si configura come storia dello spirito che vive nella soggettivit\u00e0 cosciente; il passaggio dalla concezione orientale dello spirito a quella occidentale \u00e8 simboleggiato dal mito di Edipo e in particolare dalla figura di Socrate, che, con la sua indipendenza morale, rappresenta il ritorno dello spirito nell&#8217;interiorit\u00e0.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di queste premesse generali, articoler\u00f2 la presente discussione secondo due vettori di analisi: il primo, che, con la lettura di Hegel, partendo dall&#8217;esperienza di vita di Socrate, lo conduce di fronte al tribunale della propria coscienza (momento dell&#8217;autocoscienza), passando attraverso i due momenti, il primo, dell&#8217;autonomia nella relazione (dialogo maieutico &#8211; la tecnica socratica di \u00abfar partorire\u00bb gli spiriti ovvero di far s\u00ec che l&#8217;interlocutore porti alla luce la verit\u00e0 che egli ha in s\u00e9), successivamente, dell&#8217;aperto conflitto con il senso comune che sostiene le istituzioni; il secondo, invece, attraverso la lettura di Nietzsche, spinge Socrate, in quanto spirito debole vittima di eccessi istintivi, ad un nichilistico oblio di s\u00e9, che confluisce nella razionalit\u00e0 del fanatismo morale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p1\"><a id=\"p1\"><\/a>1. Socrate, un modello di urbanit\u00e0 attica&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Hegel coglie come, nella storia universale, la conquista dell&#8217;identit\u00e0 e dell&#8217;autonomia individuale sia vissuta in modo preponderante come il risultato di un conflitto, potremmo dire, fra il figlio e il padre, o, come per Socrate, fra la propria individualit\u00e0 di &#8220;figlio&#8221; dello Stato, e l&#8217;autorit\u00e0 della legge etica della&nbsp;<em>P\u00f2lis<\/em>. Il conflitto sorge nel momento in cui ci si appresta a dover circoscrivere un principio universale interno (in questo caso la legge morale della coscienza di Socrate) nell&#8217;effettiva limitatezza di una prospettiva individuale, e che, lasciata indisturbata nella sua privatezza, non dovrebbe neppure essere posta al vaglio dello Stato e del popolo. Questo per Hegel \u00e8 possibile soltanto a posteriori. Tuttavia, da buon partecipe dello spirito dell&#8217;et\u00e0 sua, Socrate, potremmo dire, \u00e8 restato autonomo nella relazione, cio\u00e8 ha formato una propria autonomia che, per potersi affermare, e dunque per liberarsi dal vincolo dell&#8217;autorit\u00e0 della consuetudine e del senso comune che la condiziona e la frena, non ha avuto bisogno di eliminare l&#8217;altro e di conseguenza non ha avuto bisogno di distruggere il modello di relazione che, nel contesto della&nbsp;<em>P\u00f2lis<\/em>, legava ciascun cittadino allo Stato, ma, al contrario, si \u00e8 realizzata all&#8217;interno di essa, trasformandola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sue&nbsp;<em>Lezioni di storia della filosofia<\/em>, Hegel presenta la grande figura di Socrate ponendo la questione dell&#8217;autonomia e della libert\u00e0 come un tratto distintivo che parte dall&#8217;individualit\u00e0 per giungere ad un superamento di tutti gli interessi e inclinazioni particolari, come testimonia in ultima analisi l&#8217;evento della morte di Socrate: il trionfo dell&#8217;universale spirituale. Ma veniamo al primo momento, in cui la dottrina di Socrate \u00e8 &#8220;individualmente&#8221; morale, in quanto vi predomina il lato soggettivo, il suo giudizio e la sua intenzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come racconta Cicerone, il merito pi\u00f9 speciale di Socrate consisteva nell&#8217;aver fatto scendere la filosofia dal cielo in terra, nelle case, nella vita quotidiana degli uomini, o come ricordano Diogene Laerzio e Senofonte (<em>Memorabili<\/em>), dialogando nel mercato, fra la gente comune.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"1\">Tuttavia queste vicende della sua vita costituiscono parte integrante con il suo principio, come durante le sue campagne militari, in cui viveva il momento della dura sensibilit\u00e0 con animo sereno e in ottima salute.&nbsp;<a id=\"1\"><\/a>La sua capacit\u00e0 di interiorizzazione della coscienza, lo conduceva in molte circostanze a strappare l&#8217;interno io astratto dall&#8217;esistenza esteriore, in quanto da un lato esisteva la sua coscienza che voleva, in s\u00e9 salda, il bene, e si rappresentava la realizzazione delle sue aspirazioni, la realt\u00e0 del suo concetto sia nella virt\u00f9 del proprio animo che nelle istituzioni, costumi e leggi, dall&#8217;altro di fronte all&#8217;esistenza come presente, di fronte alla reale vita politica del proprio tempo, la stessa coscienza si trovava in uno stato di effettiva opposizione fra interno soggettivo e realt\u00e0 esterna [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"2\"><a id=\"2\"><\/a>Socrate si sforzava di far assumere al proprio agire un valore universale, bench\u00e9 restasse, nel contesto della Grecia del suo tempo, fondamentalmente abbandonato a se stesso, come la sua stessa filosofia &#8220;\u00e8 rimasta agire individuale&#8221; [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"3\">Il punto di maggiore rilevanza per la sua figura consiste dunque nella sua &#8220;grande natura plastica&#8221; che trascorre la vita in mezzo ai suoi concittadini, bench\u00e9 nella sua relazione con gli altri sia restato sempre fedele a se stesso. Il suo proiettarsi nel contesto delle relazioni ha segnato cos\u00ec il passaggio fondamentale dalla sua pura interiorit\u00e0 astratta, che con il sapere filosofico poneva l&#8217;essenza nella coscienza individuale, come un qualcosa di universale, al riconoscimento pratico della reciproca autonomia fra Socrate stesso in qualit\u00e0 di maestro e i suoi allievi.&nbsp;<a id=\"3\"><\/a>Questa vita concreta ha permesso al maestro della maieutica, usando le parole di Hegel, di divenire ci\u00f2 che ha voluto essere, serbandosi tuttavia sempre fedele a se stesso [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]. Allo stesso modo, nel ritratto hegeliano, Socrate si \u00e8 dimostrato sempre padrone di se stesso anche in mezzo alle intemperanze e ai bisogni del corpo. Come ben esemplificano i dialoghi socratici di Senofonte o dello stesso Platone, la filosofia di Socrate non ha mai rappresentato un ritiro dall&#8217;esistenza e dal presente nella pura interiorit\u00e0 del pensiero, ma si \u00e8 sempre mantenuta in perfetta aderenza con la sua vita pratica, senza mai perdere i preziosi legami con la vita comune: un esempio formidabile di identit\u00e0 dialogica che si costruisce nelle piazze, nel mercato, a contatto diretto con la gente comune, inducendo ciascuno a riflettere sui propri doveri morali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"4\"><a id=\"4\"><\/a>&#8220;Egli non faceva melanconica morale. Essa non avrebbe potuto allignare fra gli Ateniesi e in mezzo all&#8217;urbanit\u00e0 attica, non essendo un libero razionale scambio di idee.&#8221; [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo metodo presenta due momenti fondamentali: da un lato cerca di trarre fuori l&#8217;universale dal caso concreto, portando alla luce il concetto, che \u00e8 potenzialmente presente in ogni coscienza; dall&#8217;altro scardina il senso comune generale delle rappresentazioni condivise, radicato e accettato immediatamente dalla coscienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p2\"><a id=\"p2\"><\/a>2. Due modelli di dialogo nell&#8217;alterit\u00e0: Socrate e Cristo&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;interpretazione hegeliana della figura di Socrate, l&#8217;assenza di arroganza come di sinistri intenti autoritari ha significato un aspetto di notevole interesse, che trova un precedente negli&nbsp;<em>Scritti teologici giovanili<\/em>. Tra il 1792 e il 1794 Hegel scrisse un saggio conosciuto con il titolo&nbsp;<em>Religione popolare e cristianesimo&nbsp;<\/em>in cui (come nel successivo&nbsp;<em>Positivit\u00e0 della religione cristiana<\/em>) Hegel pone in risalto il libero dialogare di Socrate, che si svolge secondo un atteggiamento di &#8220;fine urbanit\u00e0&#8221;, concentrandosi in particolare sul tema della dipendenza e della reciprocit\u00e0 attraverso un parallelo tracciato tra Ges\u00f9 e Socrate. Da Karl Rosenkranz, il biografo di Hegel, a Wilhelm Dilthey, il primo che pose la dovuta attenzione sugli scritti giovanili di Hegel, a Luk\u00e0cs, tutti hanno messo in rilievo l&#8217;importanza del confronto fra Ges\u00f9 e Socrate. Un confronto che in Hegel assume un rilievo tutto particolare. Sotto l&#8217;influenza della filosofia kantiana, Hegel riflette sul passaggio della religione cristiana dalla verit\u00e0 di Ges\u00f9 alla sua trasformazione in autorit\u00e0, culto, cerimonia, a ci\u00f2 che Kant, in&nbsp;<em>La religione entro i limiti della ragione<\/em>, aveva chiamato l&#8217;aspetto esteriore della religione, il feticismo, e che in&nbsp;<em>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;illuminismo?&nbsp;<\/em>era diventato l&#8217;oggetto di un esercizio ironico: &#8220;regole e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, osserva Kant, sono i ceppi di un&#8217;eterna minorit\u00e0&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"5\"><a id=\"5\"><\/a>Momento centrale del passaggio dalla verit\u00e0 all&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 il rapporto che Hegel istituisce tra Ges\u00f9 e i suoi discepoli, in cui questi &#8220;si sforzarono di divenire il pi\u00f9 possibile simili a lui in tutto e cercarono di impossessarsi, per tutto il tempo del suo insegnamento e del suo esempio vivente, del suo spirito&#8221; [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]. In particolare, egli mette in rilievo il tipo di comunicazione e il tipo di rapporto che si costituiscono in quella relazione di potere che si instaura fra maestro e allievi, come nel caso del rapporto fra Ges\u00f9 e i suoi discepoli, in cui &#8220;la libera imitazione del loro insegnante finisce ben presto in culto servile per il &#8216;Maestro&#8217;.&#8221; [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]. La trasformazione della religione cristiana in culto esteriore poteva essere ricondotta, secondo l&#8217;interpretazione di Hegel, sia a qualcosa che era gi\u00e0 implicito nella dottrina religiosa (la natura umana \u00e8 impotente di soddisfare certi bisogni, necessitando pertanto della misericordia di un estraneo) sia nel modo stesso in cui Ges\u00f9 comunicava la verit\u00e0 ai suoi discepoli, che, oltre a raccomandare una religione basata sulla virt\u00f9, fu costretto &#8220;a richiedere fede nella sua persona, della quale fede la sua religione razionale aveva bisogno solo per opporsi alla positivit\u00e0.&#8221; [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]. Secondo questa lettura, l&#8217;interiorit\u00e0 del Cristo fu compromessa in un evidente conflitto fra, da un lato, la propria libert\u00e0 originaria nell&#8217;autonoma e libera concezione della virt\u00f9, del suo intimo legame fra s\u00e9 e Dio, e dall&#8217;altro invece, in termini freudiani, lo scontro con il principio di realt\u00e0, che imponeva il ricorso ad un apparato autoritario (Ges\u00f9 nella veste del &#8220;Messia&#8221;) per ottenere, rispetto a contenuti fortemente rivoluzionari, efficacia comunicativa e consenso in particolare nei suoi discepoli, che in seguito alla sua morte contribuirono a fare della sua dottrina una setta vera e propria [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"9\"><a id=\"9\"><\/a>Socrate non cadde nella trappola di questa contraddizione, in quanto &#8220;ebbe scolari di tutt&#8217;altro genere&#8221; [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>], perch\u00e9 come osserva Wilhelm Dilthey, nei discepoli di Socrate &#8220;la condizione di liberi cittadini ateniesi e la cultura avevano sviluppato lo spirito d&#8217;autonomia; essi amavano il loro maestro per amore della verit\u00e0, non la verit\u00e0 per fedelt\u00e0 a Socrate.&#8221; [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]. A riprova di ci\u00f2, Hegel sottolinea come nel rapporto con Socrate &#8220;ognuno restava per s\u00e9 quello che era, e Socrate non viveva in loro, non era la testa da cui essi, come membri, traessero il suo succo vitale. Egli non aveva alcun modello secondo cui forgiare il loro carattere, nessuna regola secondo cui uniformare la loro diversit\u00e0; in tal caso sarebbero stati ai suoi comandi solo spiriti meschini, di cui prendersi cura; ma tali non furono certamente i suoi amici pi\u00f9 intimi. Egli non si era proposto di apparecchiare a sua guardia del corpo una piccola schiera di persone egualmente esercitate, con la stessa uniforme, ubbidienti alla stessa parola d&#8217;ordine e che fossero tutti insieme un solo spirito, e che per sempre avessero portato il suo nome. [\u2026] Ognuno dei suoi scolari fu maestro per s\u00e9.&#8221; [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"12\"><a id=\"12\"><\/a>I principi del socratismo (in particolare l&#8217;ironia e la maieutica) non invitano pertanto ad una mera credenza astratta, che \u00e8 una cosa infinitamente pi\u00f9 comoda che abituarsi a riflettere, ma intendono da un lato &#8220;ridurre tutto ad apparenza&#8221; [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>] (le rappresentazioni del senso comune) mediante l&#8217;agire comunicativo di una soggettivit\u00e0 che annulla le cose serie nello scherzo, dall&#8217;altro trarre dalla coscienza concreta irriflessa l&#8217;universalit\u00e0 del concreto, &#8220;ovvero da ci\u00f2 che \u00e8 posto universalmente il contrario, che vi \u00e8 gi\u00e0 contenuto&#8221; [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]. Come spiega Senofonte nel IV libro dei&nbsp;<em>Memorabili<\/em>, Socrate cercava di insegnare ai giovinetti il bene in modo chiaro e manifesto, senza intenti sinistri, mostrandolo &#8220;nel determinato al quale egli ritornava, non volendo fermarsi al puro e semplice astratto.&#8221; [<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"15\">Hegel osserva come i discepoli di Ges\u00f9 avendo rinunciato a tutti i loro interessi e avendo abbandonato tutto per seguire il Maestro, non dimostravano alcun interesse di carattere politico, come quelli del cittadino di una repubblica per la propria patria. Ogni loro interesse era ben saldato con la figura di Ges\u00f9. Gli amici di Socrate, contrariamente, avevano sviluppato fin dalla giovent\u00f9 le loro facolt\u00e0 in molteplici direzioni, avendo inoltre assorbito quello spirito repubblicano che d\u00e0 ad ogni individuo maggiore autonomia. In essi, come per Socrate, era dunque prevalente l&#8217;interesse politico. Socrate stesso aveva combattuto per la patria, adempiendo ad ogni dovere di libero cittadino, in guerra da valoroso soldato, in pace da giusto giudice.&nbsp;<a id=\"15\"><\/a>I suoi amici erano pertanto molto di pi\u00f9 che semplici scolari: &#8220;Essi erano infatti in grado di rielaborare nella propria testa quel che imparavano, di imprimervi lo stampo della propria originalit\u00e0; molti fondarono proprie scuole e furono nella loro autonomia grandi quanto Socrate.&#8221; [<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"16\">Tra Socrate e i suoi allievi non c&#8217;era dunque una relazione fondata sulla fedelt\u00e0 e sull&#8217;autorit\u00e0, in quanto i suoi allievi sviluppavano il loro apprendimento rielaborando in modo originale nella loro testa quel che imparavano. Quelle tra il maestro e i suoi discepoli, cos\u00ec come si configurano nella figura di Socrate descritta (e mitizzata da Hegel), sono relazioni di potere dove il riconoscimento dell&#8217;alterit\u00e0 sta alla base di un apprendimento fondato sull&#8217;autonomia. Il caso di Socrate spiega come in questo momento dell&#8217;alterit\u00e0, lo spirito, pur nel contesto di una dialettica dell&#8217;&nbsp;<em>ego&nbsp;<\/em>e dell&#8217;&nbsp;<em>alter<\/em>, resta autonomamente presso se stesso. Il riconoscimento della diversit\u00e0, in relazioni siffatte, \u00e8 in grado di produrre eguaglianza e aiuta a distinguere quest&#8217;ultima dall&#8217;omologazione e dal conformismo.&nbsp;<a id=\"16\"><\/a>Alterit\u00e0 dei membri del rapporto e reciproca autonomia non significa uguaglianza (che pu\u00f2 essere raggiunta proprio quando il compito del maestro nei confronti dell&#8217;allievo \u00e8 stato assolto); vuol dire che, seguendo un&#8217;indicazione di Michel Foucault, una relazione di potere non si \u00e8 trasformata in uno stato di dominio [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>]. Secondo questa lettura, una relazione di potere implica una condizione di reciprocit\u00e0 fra diseguali (del tipo maestro\/allievo). Il Socrate immaginato da Hegel sembra dunque corrispondere a un rapporto di tal genere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p3\"><a id=\"p3\"><\/a>3. Il momento del conflitto: lo spirito del popolo e la coscienza individuale&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"17\">Al tempo di Socrate, la vita dello Stato greco si era ridotta a mera apparenza mondana ed esteriore. Le leggi, il vero, il bene erano ridotti ad una assolutezza immediata, sostenuta da un sistema articolato di convenzioni. In questa fusione immediata dell&#8217;individuo con l&#8217;universalit\u00e0 della vita statale, il lato per cos\u00ec dire della peculiarit\u00e0 soggettiva di Socrate, con la sua particolarit\u00e0 privata, non era giunta ancora a piena affermazione, n\u00e9 poteva trovare una modalit\u00e0 che non danneggiasse il tutto.&nbsp;<a id=\"17\"><\/a>Entro questa libert\u00e0 crebbe il bisogno di una libert\u00e0 superiore del soggetto in se stesso, che avanzasse la pretesa di essere libero non solo nello Stato come tutto sostanziale, non solo nei costumi e nell&#8217;ordinamento giuridico dati, ma anche nel proprio interno, in quanto pretende di portare a riconoscimento da se stesso e a s\u00e9, nel suo sapere soggettivo, il bene e il giusto [<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"18\">Socrate, dunque, aspirando alla coscienza di essere in se stesso sostanziale (e di questo se ne fece maestro per i suoi allievi), svilupp\u00f2 intimamente una nuova discordia fra il fine dello Stato e quello di se stesso come individuo in s\u00e9 libero. Questo passaggio fondamentale, indotto dal clima di decadenza politica della Grecia al tempo dei Trenta Tiranni, determin\u00f2 in Socrate una scissione fra lo spirituale per s\u00e9 autonomo e l&#8217;esistenza ridotta ormai a fatto esteriore. Lo spirituale pertanto, in questa separazione dalla sua realt\u00e0, in cui non si riconosce pi\u00f9, diventa &#8220;lo spirituale astratto, ma non gi\u00e0 l&#8217;unico dio orientale, bens\u00ec il soggetto reale che si sa, che crea e fissa nella sua interiorit\u00e0 soggettiva ogni universale del pensiero, il vero, il bene, i costumi, ed in essa possiede non il sapere di una realt\u00e0 esistente ma solo i propri pensieri e le proprie convinzioni. [\u2026] Infatti da un lato c&#8217;\u00e8 una coscienza che vuole, in quanto in s\u00e9 salda, il bene, e si rappresenta la realizzazione delle sue aspirazioni, la realt\u00e0 del suo concetto nella virt\u00f9 del proprio animo cos\u00ec come negli antichi d\u00e8i, costumi e leggi. Al contempo, per\u00f2, di fronte all&#8217;esistenza come presente, di fronte alla reale vita politica del proprio tempo, di fronte alla dissoluzione dell&#8217;antico modo di sentire, dell&#8217;antico patriottismo e della saggezza politica, essa coscienza si trova in uno stato di irritazione ed \u00e8 quindi effettivamente in una opposizione fra interno soggettivo e realt\u00e0 esterna.&nbsp;<a id=\"18\"><\/a>Infatti nel proprio interno la coscienza non trova pieno soddisfacimento in quelle mere rappresentazioni della vera eticit\u00e0 e si svolge cos\u00ec all&#8217;esterno, a cui si rapporta negativamente, ostilmente, con lo scopo di mutarlo.&#8221; [<a href=\"#_ftn18\">18<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"19\"><a id=\"19\"><\/a>La tendenza socratica a ricercare dentro s\u00e9, verso l&#8217;interiorit\u00e0, ci\u00f2 che \u00e8 giusto e buono, e a saperlo e determinarlo da s\u00e9, si manifesta nella storia durante un epoca in cui ci\u00f2 che ha valore di giusto e di buono nella realt\u00e0 e nell&#8217;&nbsp;<em>ethos&nbsp;<\/em>non \u00e8 pi\u00f9 in grado di appagare una volont\u00e0 migliore, quando, per riprendere le parole di Hegel nei&nbsp;<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, &#8220;il mondo esistente della Libert\u00e0 \u00e8 divenuto infido a tale volont\u00e0&#8221;, ragione per cui, &#8220;essa non si ritrova pi\u00f9 nei doveri vigenti, e deve cercare di riguadagnare soltanto nell&#8217;interiorit\u00e0 ideale l&#8217;armonia che ha perduto nella realt\u00e0&#8221; [<a href=\"#_ftn19\">19<\/a>]. L&#8217;eticit\u00e0 del popolo greco consisteva infatti in una forma di universalit\u00e0 gi\u00e0 data, in quanto effettivamente per esso l&#8217;eticit\u00e0 non aveva ancora la forma della convinzione dell&#8217;individuo nella sua coscienza singola, ma era una semplice assolutezza immediata [<a href=\"#_ftn20\">20<\/a>]. Nella lettura di Hegel, la coscienza di Socrate, &#8220;che da tutto ci\u00f2 che ha l&#8217;aspetto dell&#8217;esistenza immediata ritorna in s\u00e9, vuol capire, vuol sapere che quella \u00e8 stata anche in verit\u00e0 costituita come legge: vale a dire, esige di ritrovarsi in essa come coscienza.&#8221; [<a href=\"#_ftn21\">21<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"22\">Socrate si \u00e8 addossato cos\u00ec una responsabilit\u00e0 epocale anticipando la tendenza del popolo ateniese di compiere un ritorno in s\u00e9, mettendo fortemente in dubbio la certezza delle leggi esistenti in quanto esistenti e inaugurando la possibilit\u00e0 di una suprema libert\u00e0 autocosciente nei riguardi di ogni essere e di ogni valore. Ben oltre la pura e semplice fattualit\u00e0 del costume, la figura di Socrate ha introdotto la viva coscienza di esso, che mantenendo pur sempre lo stesso contenuto, come spirito si muove in esso liberamente.&nbsp;<a id=\"22\"><\/a>Lo Stato iniziava a perdere la sua forza, che consisteva nella continuit\u00e0 dello spirito generale non interrotta dai singoli individui, cos\u00ec che la coscienza individuale non conosceva altro contenuto all&#8217;infuori della legge e il costume perdeva in saldezza, diffondendosi la persuasione che l&#8217;individuo debba crearsi le sue massime speciali, cos\u00ec che Socrate dunque &#8220;provvide alla sua [eticit\u00e0] mediante coscienza e riflessione su di s\u00e9, col cercare nella propria coscienza lo spirito universale dileguatosi dalla realt\u00e0; e aiut\u00f2 gli altri a provvedere alla loro eticit\u00e0 col risvegliare in loro la coscienza d&#8217;avere nei loro pensieri il bene e il vero, vale a dire l&#8217;in s\u00e9 dell&#8217;azione e del sapere.&#8221; [<a href=\"#_ftn22\">22<\/a>]. Ricevere una conoscenza (pensata, universale) del mondo esteriore in cui vivevano, era questo l&#8217;invito che Socrate rivolse ai suoi concittadini. Vedremo nel prossimo paragrafo come Socrate si sia assunto la responsabilit\u00e0 epocale di unificare, attraverso la testimonianza della propria morte, la soggettivit\u00e0 delle coscienze dei singoli che decidono, per usare le parole di Hegel, dell&#8217;universale interno, con l&#8217;oggettivit\u00e0 universale delle leggi umane (<em>nomoi<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p4\"><a id=\"p4\"><\/a>4. La riconciliazione: condanna a morte e autocoscienza&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"23\"><a id=\"23\"><\/a>Una volta che l&#8217;interiorit\u00e0 di Socrate fu giunta a quella assoluta riflessione entro di s\u00e9, in tale riflessione l&#8217;autocoscienza sapendo se stessa &#8220;come qualcosa cui ogni determinazione data ed eventuale non pu\u00f2 n\u00e9 deve essere nociva&#8221; [<a href=\"#_ftn23\">23<\/a>], \u00e8 in grado di guardare in faccia anche alla morte. E cos\u00ec fu per Socrate. Con la forza speciale della sua libera autocoscienza, Socrate fu cos\u00ec capace sia di affrontare i suoi accusatori che &#8220;vedevano in lui l&#8217;uomo che scrollava nelle coscienze l&#8217;assolutezza di ci\u00f2 che aveva valore in s\u00e9 e per s\u00e9&#8221; [<a href=\"#_ftn24\">24<\/a>], sia contemporaneamente, come si \u00e8 visto, di stabilire un agire comunicativo fondato sull&#8217;autonomia nella relazione, che gli permise di entrare in contatto con l&#8217;intero popolo ateniese, con il suo spirito e di rispettarne pertanto le leggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"25\">Il secondo punto di maggiore rilevanza consiste nel rifiuto di Socrate di confessare la propria colpevolezza, rifiuto che Hegel considera prova di grandezza morale, in quanto avendolo gli Ateniesi giudicato colpevole, la prima prova di sottomissione (e dunque di servilismo morale) sarebbe stata per l&#8217;appunto di rispettare il giudizio e confessarsi colpevole. Condizione che, Socrate, come \u00e8 ben noto, fin dapprincipio non accett\u00f2.&nbsp;<a id=\"25\"><\/a>Con il suo intimo rispetto delle leggi, mantenendo sempre alto il livello della sua libert\u00e0 individuale, pur dimostrando profondo rispetto per il potere del popolo, fra il quale egli si elev\u00f2 e stabil\u00ec un agire comunicativo fondato sull&#8217;autonomia, &#8220;egli rifiut\u00f2 al contempo ogni sottomissione e umiliazione dinanzi al potere del popolo col suo diniego di pregare che gli venisse condonata la pena&#8221; [<a href=\"#_ftn25\">25<\/a>]:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"26\">&#8220;Per ci\u00f2 Socrate si d\u00e0 in braccio alla morte, che adunque non pu\u00f2 ritenersi punizione dei trascorsi, di cui fu ritenuto colpevole: giacch\u00e9 soltanto il fatto che non volle assegnarsi egli stesso la pena, sprezzando cos\u00ec il potere giudiziario del popolo, provoc\u00f2 la condanna a morte.&#8221; [<a href=\"#_ftn26\">26<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"27\"><a id=\"27\"><\/a>Colpendo Socrate come individuo singolo, il popolo greco secondo Hegel non riusc\u00ec tuttavia ad arrestare il principio (momento essenziale nello sviluppo dell&#8217;autocoscienza) che si era presentato soltanto come peculiarit\u00e0 individuale perch\u00e9 quest&#8217;ultimo &#8220;pi\u00f9 tardi si far\u00e0 strada, sebbene sotto altro aspetto, e si innalzer\u00e0 fino a diventare una forma dello spirito universale&#8221; [<a href=\"#_ftn27\">27<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"28\">Secondo questa lettura, Socrate fu capace di sedurre un principio latente nella coscienza del popolo greco, che gli Ateniesi, come ben esemplifica Hegel, non ritenevano essere &#8220;mera opinione e dottrina, ma fosse propriamente destinato a distruggere direttamente, da nemico, la realt\u00e0 dello spirito greco&#8221; [<a href=\"#_ftn28\">28<\/a>]. La coscienza del popolo greco odiava dunque la vera arte di Socrate perch\u00e9 da essa temeva la sua fine. Tuttavia non fu altrettanto per Socrate, che non temette neppure la morte, ma grazie ad essa prepar\u00f2 la coscienza del popolo greco ad una riconciliazione con le possibilit\u00e0 oggettive di cambiamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p5\"><a id=\"p5\"><\/a>5. Il problema di Socrate: la critica di Friedrich Nietzsche&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"29\"><a id=\"29\"><\/a>Nel ritratto compiuto da Nietzsche, Socrate rappresenta una svolta repressiva nella storia universale. Contrariamente alla lettura condotta da Hegel, Socrate figura come un caso clamoroso di eccesso di razionalit\u00e0, causato da un&#8217;etica, ovviamente quella Greca, &#8220;fondata sugli istinti e non giunta alla conoscenza di s\u00e9&#8221; [<a href=\"#_ftn29\">29<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"30\"><a id=\"30\"><\/a>Alla luce delle presenti condizioni di maturit\u00e0, il pensiero dell&#8217;uomo moderno che si guarda alle spalle, in una ricerca condotta alle ombre del&nbsp;<em>Logos&nbsp;<\/em>e di Dio, &#8220;ri-volgere&#8221; lo sguardo su Socrate, significa percepire un deforme ippopotamo, con occhi di fuoco e mascelle terribili [<a href=\"#_ftn30\">30<\/a>], il quale predica che &#8220;tutto dev&#8217;essere cosciente per essere buono&#8221; [<a href=\"#_ftn31\">31<\/a>]. Mai \u00e8 venuto in mente a Socrate di rivedere l&#8217;impostazione del problema che osservato dal punto di vista approfondito della coscienza tedesca, di cui si fa interprete Nietzsche, appare un mondo del tutto assurdo [<a href=\"#_ftn32\">32<\/a>]. Qual \u00e8 dunque il motivo di fondo per il quale Socrate si \u00e8 attirato la polemica di Nietzsche? Secondo il filosofo tedesco Socrate, per contrastare i suoi violenti eccessi interiori, ebbe bisogno di ricorrere alla ragione per non farsi sovrastare completamente. Il maestro della maieutica \u00e8 dunque un possente demone che ha cambiato il corso della storia in una direzione nichilistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi lavori filologici di Nietzsche non vi \u00e8 particolare interesse per la figura di Socrate, eccetto che in un breve scritto giovanile del 1864&nbsp;<em>La relazione del discorso di Alcibiade con gli altri discorsi del Simposio platonico<\/em>. Al centro di questo saggio Socrate rappresenta il lato astratto e teorico della consacrazione alla bellezza, quanto quella dello stesso Eros che attraversa, con forza crescente, tutti i discorsi illuminandoli di parziali verit\u00e0. Si pone poi un confronto tra Socrate e Alcibiade, in cui attraverso la loro opposizione viene in luce la doppia natura demonica di Eros stesso, in mezzo tra il divino e l&#8217;umano, lo spirito e i sensi. Cos\u00ec il discorso di Alcibiade, ispirato dal vino, agisce attraverso dati di fatto, quello di Socrate attraverso idee. A parte quest&#8217;opera giovanile dedicata al Simposio, la figura di Socrate (con la critica del socratismo dominante nel mondo &#8220;attuale&#8221;) emerge con la conferenza tenuta il 1 febbraio 1870&nbsp;<em>Socrate e la tragedia&nbsp;<\/em>: non la nascita ma la morte della tragedia \u00e8 al centro della riflessione di Nietzsche. Il filosofo greco, prototipo dell&#8217;uomo teoretico e ottimista, \u00e8 stato capace di distruggere una forma di vita la cui espressione pi\u00f9 alta appare l&#8217;equilibrio realizzato nella tragedia classica tra il principio dionisiaco (la musica) e apollineo (la bella forma, il limite, la parola):&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"33\">&#8220;Il socratismo disprezza l&#8217;istinto e quindi l&#8217;arte. Esso nega la sapienza proprio l\u00e0 dove si trova la sua sfera pi\u00f9 peculiare. [\u2026] La sapienza inconscia [demone], in quest&#8217;uomo del tutto abnorme, leva la sua voce per contrastare qua e l\u00e0,&nbsp;<em>ostacolandolo<\/em>, l&#8217;oggetto della coscienza.&nbsp;<a id=\"33\"><\/a>Anche qui si manifesta in che misura Socrate appartenesse realmente a un mondo assurdo e rovesciato. In tutte le nature produttive l&#8217;inconscio opera appunto creativamente e affermativamente, mentre la coscienza si comporta criticamente, e in modo dissuasivo. In lui l&#8217;istinto diventa critico, la coscienza diventa creativa.&#8221; [<a href=\"#_ftn33\">33<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"34\"><a id=\"34\"><\/a>Un Socrate&nbsp;<em>monstrum&nbsp;<\/em>e caricatura, ma anche sfuggente e ambiguo demone tentatore, che ha sedotto e seduce, rivelando e sottolineando aspetti della riflessione e della personalit\u00e0 di Nietzsche, ne accompagna, da questo momento, l&#8217;intero percorso filosofico : &#8220;Socrate \u2013 lo confesso \u2013 mi \u00e8 talmente vicino, che devo quasi sempre combattere contro di lui&#8221; [<a href=\"#_ftn34\">34<\/a>]; come scrive Ernst Bertram, &#8220;nell&#8217;odio-amore di Nietzsche per Socrate, odio e trasfigurazione di se stesso si incontrano in una straordinaria unit\u00e0&#8221; [<a href=\"#_ftn35\">35<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"36\"><a id=\"36\"><\/a>Sono molte dunque le tracce che confermano questo intenso rapporto in quanto, come si \u00e8 visto, le caratterizzazioni ambigue del filosofo greco valgono anche per Nietzsche. Come Socrate, per esempio, ha in s\u00e9 caverne e nascondigli, ed ha necessit\u00e0 di mascherare la propria realt\u00e0 per la comunicazione: &#8220;Credo di sentire che Socrate era profondo \u2013 la sua ironia era prima di tutto la necessit\u00e0 di&nbsp;<em>mostrarsi&nbsp;<\/em>superficiale per poter in genere aver rapporti con gli altri&#8221; [<a href=\"#_ftn36\">36<\/a>]. E Nietzsche per s\u00e9: &#8220;Tutto ci\u00f2 che \u00e8 profondo ama la maschera [\u2026] pi\u00f9 ancora, intorno ad ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cio\u00e8 superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli d\u00e0&#8221; [<a href=\"#_ftn37\">37<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p6\"><a id=\"p6\"><\/a>6. La bruttezza fisica: il Socrate&nbsp;<em>d\u00e9cadent&nbsp;<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p>Socrate secondo Nietzsche appartiene ad un mondo assurdo e rovesciato, in cui la coscienza lotta ostinatamente contro l&#8217;inconscio, fino ad un disprezzo manifesto dell&#8217;istinto e della stessa arte. Per una sorta di parallelismo con la propria condizione interna, Socrate \u00e8&nbsp;<em>monstrum&nbsp;<\/em>anche nella fisionomia, in quanto il suo corpo rimanda a quella naturalit\u00e0 istintiva, dionisiaca, da lui combattuta strenuamente con la riflessione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"38\"><a id=\"38\"><\/a>Il filosofo greco \u00e8 un vivente paradosso: &#8220;\u00e8&nbsp;<em>monstrum<\/em>, testa balzana, caricatura,&nbsp;<em>histrio&nbsp;<\/em>in quanto segna una diversit\u00e0 epocale rispetto al mondo in cui vive: \u00e8&nbsp;<em>monstrum&nbsp;<\/em>in quanto razionalista in un mondo dominato dall&#8217;istinto&#8221; [<a href=\"#_ftn38\">38<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nietzsche cerca dunque un senso e un significato a quel momento esteriore dell&#8217;approccio con la figura del filosofo greco, a quella bruttezza fisica, univocamente documentata dalle pi\u00f9 diverse testimonianze da Platone ad Aristofane, da Senofonte alla commedia greca, e che sembra rompere l&#8217;ideale di armonia tra bellezza fisica e bellezza interiore, il modello greco classico del&nbsp;<em>kal\u00f2n kai agath\u00f2n<\/em>. Il filosofo tedesco dimostra dunque un interesse costante per la fisionomia di Socrate, dando ad essa un diverso significato in contesti profondamente modificati (dalla metafisica dell&#8217;arte della&nbsp;<em>Nascita della tragedia&nbsp;<\/em>alla fisiologia della decadenza negli ultimi scritti).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"39\"><a id=\"39\"><\/a>Come si \u00e8 accennato in precedenza, gi\u00e0 nella conferenza&nbsp;<em>Socrate e la tragedia<\/em>, il filosofo tedesco rievoca &#8220;quell&#8217;aspetto esterno di Sileno che era proprio di Socrate, i suoi occhi sporgenti, le sue labbra tumide, il suo ventre cascante&#8221; ed afferma: &#8220;\u00e8 significativo che Socrate fosse il primo grande Greco ad essere brutto&#8221; [<a href=\"#_ftn39\">39<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"40\">Questa caratterizzazione giunge al culmine nel&nbsp;<em>Crepuscolo degli idoli<\/em>: Socrate,&nbsp;<em>monstrum in fronte, monstrum in animo&nbsp;<\/em>[<a href=\"#_ftn40\">40<\/a>]. Il tema del rapporto fra fisionomia esteriore e realt\u00e0 interiore, si pone nel confronto fra Alcibiade e Socrate nel saggio giovanile sul Simposio in cui Nietzsche scrive: &#8220;Socrate \u00e8 l&#8217;amante del bello originario, ma anche Alcibiade \u00e8 amante del bello originario. Tuttavia, quale diversit\u00e0 delle nature: tanto moralmente sublime \u00e8 l&#8217;uno, quanto moralmente corrotto l&#8217;altro, tanto bello nel corpo l&#8217;uno, quanto brutto l&#8217;altro, tanto sobrio e padrone di s\u00e9 l&#8217;uno quanto ebbro e senza controllo l&#8217;altro&#8221;. In questo caso Nietzsche non sembra allontanarsi dall&#8217;interpretazione tradizionale del primato dell&#8217;interiorit\u00e0 e dell&#8217;autodominio. Gi\u00e0 in Hegel, la classicit\u00e0 di Socrate (la sua figura come statua monoblocco) \u00e8 frutto di un lungo esercizio di autoformazione e disciplina di s\u00e9 (<em>enkrateia<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"41\">Il filosofo si caratterizza per il dominio, attraverso la ragione e la conoscenza, degli impulsi sensibili di cui il corpo porta i segni (la bruttezza \u00e8 il simbolo di questa naturalit\u00e0).&nbsp;<a id=\"41\"><\/a>Scrive Hegel: &#8220;la piet\u00e0 del cuore, la religione dell&#8217;animo, possono abitare anche un corpo che, considerato per s\u00e9 nella forma semplicemente esteriore, \u00e8 brutto, cos\u00ec come la disposizione e l&#8217;attivit\u00e0 morale possono albergare nel volto da sileno di Socrate&#8221; [<a href=\"#_ftn41\">41<\/a>]. Nelle&nbsp;<em>Lezioni di storia della filosofia&nbsp;<\/em>chiarisce : &#8220;\u00c8 noto che il suo aspetto esteriore risvegliava l&#8217;idea di un temperamento in preda a passioni malvage e basse, ch&#8217;egli per\u00f2 ha saputo padroneggiare, come egli medesimo ci dice&#8221; [<a href=\"#_ftn42\">42<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"43\">Secondo l&#8217;interpretazione di Nietzsche, Socrate, rappresenta la degenerazione fisiologica (che il filosofo collega alla sua bruttezza) che invece di affermare il senso tragico dell&#8217;esistenza egli tenta di controllarlo e giustificarlo. Nel&nbsp;<em>Crepuscolo degli idoli&nbsp;<\/em>si esprime cos\u00ec: &#8220;La bruttezza \u00e8 abbastanza spesso l&#8217;espressione di uno sviluppo ibrido, ostacolato dall&#8217;incrocio. In altri casi appare come un&#8217;involuzione nello sviluppo. Gli antropologi che si interessano di criminologia ci dicono che il delinquente tipico \u00e8 brutto:&nbsp;<em>monstrum in fronte, monstrum in animo<\/em>. Ma il delinquente \u00e8 un&nbsp;<em>d\u00e9cadent<\/em>. Era Socrate un delinquente tipico? Per lo meno a ci\u00f2 non contraddice quel famoso giudizio fisionomico che aveva un suono cos\u00ec urtante per gli amici di Socrate.&nbsp;<a id=\"43\"><\/a>Uno straniero che si intendeva di facce, allorch\u00e9 venne ad Atene, disse in faccia a Socrate che egli&nbsp;<em>era&nbsp;<\/em>un&nbsp;<em>monstrum&nbsp;<\/em>\u2013 che nascondeva in s\u00e9 tutti i vizi e le bramosie peggiori. E Socrate si limit\u00f2 a rispondere: &#8220;Lei mi conosce, signore!&#8221; [<a href=\"#_ftn43\">43<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fisiologizzazione della decadenza investe anche il demone di Socrate, interpretato come una sorta di allucinazione acustica. &#8220;Non dimentichiamo nemmeno quelle allucinazioni acustiche che sono state interpretate in senso religioso, come il &#8216;demone socratico&#8217;&#8221;. Nietzsche prende pertanto sul serio e radicalmente il tema della bruttezza come segno di disgregazione e decadenza, come una sorta di anomalia tanto da vedere nel dominio della&nbsp;<em>ragione&nbsp;<\/em>e nell&#8217;&nbsp;<em>enkrateia&nbsp;<\/em>non un rimedio bens\u00ec l&#8217;espressione pi\u00f9 conseguente di un istinto degenerato. In questo significato, l&#8217;istinto \u00e8 qualcosa di primitivo, di &#8220;dato&#8221;, che la consapevolezza socratica (sviluppatasi sotto il dispotismo della&nbsp;<em>Civilization<\/em>) distrugge, portando alla rovina l&#8217;intera comunit\u00e0 estetica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"44\">Nietzsche pone in risalto l&#8217;importanza di un recupero di una dimensione profonda-istintuale, al di l\u00e0 del mondo delle convenzioni e dell&#8217;astrazione che caratterizzano la cultura moderna. Ogni pratica sociale \u00e8 dunque dipendente dalla parte oscura della coscienza collettiva, da un istinto che si rapporta immediatamente ad una saggezza dell&#8217;inconscio collettivo della volont\u00e0 ellenica.&nbsp;<a id=\"44\"><\/a>L&#8217;essenza del socratismo estetico, per cui &#8220;tutto deve essere razionale per essere bello&#8221;, pare essere una legittima difesa contro la verit\u00e0, ovvero contro il suo opposto inconscio (il brutto, l&#8217;amorfo, il&nbsp;<em>pathos<\/em>), una sorta di astuzia segreta che lotta contro il dionisiaco per correggere l&#8217;esistenza in direzione repressiva. In qualit\u00e0 di &#8220;artista raffinato&#8221;, Socrate, uomo teoretico [<a href=\"#_ftn44\">44<\/a>], &#8220;trova infinito appagamento in ci\u00f2 che esiste, come l&#8217;artista, ed \u00e8 come questi protetto da questo appagamento contro l&#8217;etica pratica del pessimismo [\u2026]. Se infatti l&#8217;artista a ogni disvelamento della verit\u00e0 rimane attaccato con sguardi estatici sempre e solo a ci\u00f2 che anche ora, dopo il disvelamento, rimane velo, l&#8217;uomo teoretico a sua volta gode e si appaga nel togliere il velo [\u2026]&#8221; [<a href=\"#_ftn45\">45<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p7\"><a id=\"p7\"><\/a>7. La libert\u00e0 attraverso l&#8217;originalit\u00e0: il Socrate umano, troppo umano&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Se il Nietzsche metafisico aveva visto nel razionalismo antico (Socrate ed Euripide) potenziato in quello moderno (Descartes) le forze negative capaci di distruggere la bella illusione legata alla vita istintuale, in&nbsp;<em>Umano, troppo umano<\/em>, ora si valorizza la libert\u00e0 e originalit\u00e0 rispetto alla pratica istintiva dei concittadini della&nbsp;<em>polis<\/em>. Si tratta di una chiara svolta in direzione antimetafisica. Lasciata alle spalle ogni ubriacatura romantica che aveva contraddistinto il periodo della&nbsp;<em>Nascita della tragedia<\/em>, a questo punto si segna un ritorno alle &#8220;cose prossime&#8221; garantito dalla scienza e dalla ragione critica, che sostengono una battaglia liberatrice all&#8217;insegna della libert\u00e0 individuale. Socrate rappresenta in questo momento l&#8217;emancipazione dell&#8217;individuo dai vincoli del costume e dagli organismi che, con la loro forza gregaria, si fanno eredi degli elementi di costrizione della comunit\u00e0 (in questo caso \u00e8 evidente la vicinanza alla lettura hegeliana). La tradizione (<em>Kultur<\/em>) diventa incorporazione passiva di costumi etici che spingono il singolo nella direzione del gregge.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"46\"><a id=\"46\"><\/a>Con Socrate nasce &#8220;la morale per gli individui,&nbsp;<em>nonostante&nbsp;<\/em>la comunit\u00e0 e i suoi principi&#8221; [<a href=\"#_ftn46\">46<\/a>]. Del filosofo greco si valorizza ora la libert\u00e0 ed originalit\u00e0 rispetto alla pratica istintiva dei concittadini della&nbsp;<em>polis&nbsp;<\/em>(quella che Hegel definiva il rispetto di una mera massima universale, alla quale mancava ancora il contributo dell&#8217;attivit\u00e0 individuale). Contro un pensiero &#8220;stregato dall&#8217;eticit\u00e0&#8221; [<a href=\"#_ftn47\">47<\/a>], in cui il pensare era un ripetere il &#8220;gi\u00e0 detto&#8221;, gli spiriti pi\u00f9 rari, pi\u00f9 eletti, pi\u00f9 originali come Socrate, che aprirono nuove possibilit\u00e0 per l&#8217;individuo, furono costretti a vivere sotto il peso della cattiva coscienza, in contrasto con &#8220;l&#8217;eticit\u00e0 del costume&#8221; [<a href=\"#_ftn48\">48<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chi sono coloro che, secondo Nietzsche, costituendo un&#8217;eccezione all&#8217;eticit\u00e0 del costume, percorrono una nova strada sciogliendosi dalla comunit\u00e0 di appartenenza?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"49\"><a id=\"49\"><\/a>&#8220;Uomini che sentivano in modo essenzialmente diverso la distanza, la luce, il colore, e cos\u00ec via, furono eliminati e difficilmente poterono riprodursi. Questo modo di sentire diversamente deve essere stato giudicato ed evitato per lunghi millenni come &#8216;la follia&#8217; [\u2026] si lasci\u00f2 che l&#8217; &#8216;eccezione&#8217;, isolata, perisse. Un&#8217;immane crudelt\u00e0 \u00e8 esistita fin dagli inizi di tutto il mondo organico, che ha escluso &#8216;ci\u00f2 che sentiva diversamente'&#8221; [<a href=\"#_ftn49\">49<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nietzsche affronta cos\u00ec la possibilit\u00e0 di sopravvivenza di un individuo la cui organizzazione pulsionale si discosta da quella specifica o gregaria, un individuo (come Socrate, appunto, che di fronte ai propri istinti tiranneggianti, fu costretto ad inventare un tiranno opposto pi\u00f9 forte, la ragione) che per questo si \u00e8 sempre mostrato &#8220;fisiologicamente&#8221; perdente nella sfida evolutiva in cui la specie tende ad avere sempre la meglio. Un individuo siffatto vuole, agisce e sente in modo diverso rispetto ad altri in cui domina la coalizione pulsionale specifica che d\u00e0 luogo ad azioni, volizioni e sensazioni di tipo gregario (il popolo greco, fedele cultore dell&#8217;eticit\u00e0). Si tratta di figure che tendono sempre a riemergere nel corso dell&#8217;evoluzione (Cristo, Lutero) nonostante il dominio della specie e la potenza del suo genio. Il loro modo di vita si discosta radicalmente da quello tipico della dimensione gregaria perch\u00e9 le pulsioni idiosincratiche hanno il sopravvento sul sistema pulsionale specifico: ci\u00f2 determina un rischio continuo per la loro sopravvivenza. Tuttavia \u00e8 proprio su questo terreno che si svilupper\u00e0 l&#8217;ipotesi del superuomo, che rappresenter\u00e0 per Nietzsche un tentativo di pensare un tipo idiosincratico dotato di un sistema pulsionale non specifico, eppure capace di sopravvivenza.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn1\">1. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Estetica<\/em>, ed. it. a cura di Nicolao Merker, Einaudi , Torino 1967, p. 574. (<a href=\"#1\">^<\/a>)\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn2\">2. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, trad. it. di E. Codignola e G. Sanna, vol. II, La Nuova Italia , Firenze 1992, p. 48. (<a href=\"#2\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn3\">3. Ivi, p. 49. (<a href=\"#3\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn4\">4. Ivi, p. 53. (<a href=\"#4\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn5\"><a id=\"_ftn5\"><\/a>5. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Religione popolare e cristianesimo\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Scritti teologici giovanili<\/em>, trad. it. di N. Vaccaro e E. Mirri, Guida, Napoli 1977, p. 62. (<a href=\"#5\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn6\">6. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>La positivit\u00e0 della religione cristiana\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Scritti teologici giovanili<\/em>, ed. cit., p. 232. (<a href=\"#5\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn7\">7. Ivi, p. 242. (<a href=\"#5\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn8\">8. Ivi, p. 245. (<a href=\"#5\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn9\"><a id=\"_ftn9\"><\/a>9. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Religione popolare e cristianesimo<\/em>, ed. cit., p.63. (<a href=\"#9\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn10\"><a id=\"_ftn10\"><\/a>10. W. DILTHEY,\u00a0<em>Storia della giovinezza di Hegel e Frammenti postumi<\/em>, a cura di G. Cacciatore e G. Cantillo, Guida, Napoli 1986, p. 47. (<a href=\"#9\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn11\"><a id=\"_ftn11\"><\/a>11. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Religione popolare e cristianesimo<\/em>, ed. cit., pp. 63-64. (<a href=\"#9\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn12\"><a id=\"_ftn12\"><\/a>12. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, ed. cit., p. 57. (<a href=\"#12\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn13\"><a id=\"_ftn13\"><\/a>13. Ivi, p. 59. (<a href=\"#12\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn14\"><a id=\"_ftn14\"><\/a>14. Ivi, p. 73. (<a href=\"#12\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn15\"><a id=\"_ftn15\"><\/a>15. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>La positivit\u00e0 della religione cristiana<\/em>, ed. cit., p. 247. (<a href=\"#15\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn16\"><a id=\"_ftn16\"><\/a>16. M. FOUCAULT,\u00a0<em>L&#8217;etica della cura di s\u00e9 come pratica della libert\u00e0<\/em>, in\u00a0<em>Archivio Foucault 3. 1976- 1985 , a cura di A. Pandolfi, Feltrinelli, Milano 1998.\u00a0<\/em>(<a href=\"#16\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn17\"><a id=\"_ftn17\"><\/a>17. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Estetica<\/em>, ed. cit., pp. 573-74. (<a href=\"#17\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn18\"><a id=\"_ftn18\"><\/a>18. Ivi, p. 574. (<a href=\"#18\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn19\"><a id=\"_ftn19\"><\/a>19. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, trad. it. di Vincenzo Cicero, Bompiani, Milano 2006, p. 265. (<a href=\"#19\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn20\"><a id=\"_ftn20\"><\/a>20. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, ed. cit., p. 65. (<a href=\"#19\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn21\"><a id=\"_ftn21\"><\/a>21. Ibid. (<a href=\"#19\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn22\"><a id=\"_ftn22\"><\/a>22. Ivi, p. 66. (<a href=\"#22\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn23\"><a id=\"_ftn23\"><\/a>23. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, ed. cit., p. 265. (<a href=\"#23\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn24\"><a id=\"_ftn24\"><\/a>24. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, ed. cit., p. 84. (<a href=\"#23\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn25\"><a id=\"_ftn25\"><\/a>25. Ivi, p. 101. (<a href=\"#25\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn26\"><a id=\"_ftn26\"><\/a>26. Ivi, p. 102. (<a href=\"#25\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn27\"><a id=\"_ftn27\"><\/a>27. Ivi, p. 104. (<a href=\"#27\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn28\"><a id=\"_ftn28\"><\/a>28. Ivi, p. 105. (<a href=\"#27\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn29\">29. D&#8217;ora in poi le opere citate di Friedrich Nietzsche fanno riferimento all&#8217;edizione italiana Colli-Montinari delle\u00a0<em>Opere<\/em>, Adelphi, Milano 1964 sgg. F. NIETZSCHE, frammento 7 [125] (fine 1870-aprile 1871). (<a href=\"#29\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn30\"><a id=\"_ftn30\"><\/a>30. F. NIETZSCHE, Frammento 7 [124] (fine 1870-aprile 1871). (<a href=\"#30\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn31\"><a id=\"_ftn31\"><\/a>31. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Socrate e la tragedia<\/em>, vol. III, tomo 2, \u00a0 p. 35. (<a href=\"#30\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn32\"><a id=\"_ftn32\"><\/a>32. Ivi, p. 36. (<a href=\"#30\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn33\"><a id=\"_ftn33\"><\/a>33. Ivi, p. 37. (<a href=\"#33\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn34\"><a id=\"_ftn34\"><\/a>34. F. NIETZSCHE, Frammento 6 [3], (1875-1876). (<a href=\"#34\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn35\"><a id=\"_ftn35\"><\/a>35. E. BERTRAM,\u00a0<em>Nietzsche \u2013 Per una mitologia<\/em>, trad. it., a cura di Lea Ritter Santini, Il Mulino, Bologna 1988, p. 393. (<a href=\"#34\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn36\"><a id=\"_ftn36\"><\/a>36. F. NIETZSCHE, Frammento 34 [148] (1885). (<a href=\"#36\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn37\"><a id=\"_ftn37\"><\/a>37. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Al di l\u00e0 del bene e del male<\/em>, 40. (<a href=\"#36\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn38\"><a id=\"_ftn38\"><\/a>38. G. CAMPIONI,\u00a0<em>Il Socrate monstrum di Friedrich Nietzsche<\/em>, in\u00a0<em>Socrate in Occidente<\/em>, a cura di Ettore Lojacono, Le Monnier, Firenze 2004, p. 242. (<a href=\"#38\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn39\"><a id=\"_ftn39\"><\/a>39. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Socrate e la tragedia<\/em>, pp. 39-40. (<a href=\"#39\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn40\"><a id=\"_ftn40\"><\/a>40. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Crepuscolo degli idoli<\/em>,\u00a0<em>Il problema di Socrate<\/em>, 3. (<a href=\"#39\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn41\"><a id=\"_ftn41\"><\/a>41. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Estetica<\/em>, ed. cit., pp. 963-64. (<a href=\"#41\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn42\"><a id=\"_ftn42\"><\/a>42. G.W.F. HEGEL,\u00a0<em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, ed. cit., p. 49. (<a href=\"#41\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn43\"><a id=\"_ftn43\"><\/a>43. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Crepuscolo degli idoli<\/em>,\u00a0<em>Il problema di Socrate<\/em>, 3. (<a href=\"#43\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn44\"><a id=\"_ftn44\"><\/a>44. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>La nascita della tragedia<\/em>, 15. (<a href=\"#44\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn45\"><a id=\"_ftn45\"><\/a>45. Ibid. (<a href=\"#44\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn46\"><a id=\"_ftn46\"><\/a>46. F. NIETZSCHE, Frammento 4 [77] (estate 1880). (<a href=\"#46\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn47\"><a id=\"_ftn47\"><\/a>47. F. NIETZSCHE,\u00a0<em>Aurora<\/em>, 544. (<a href=\"#46\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn48\"><a id=\"_ftn48\"><\/a>48. G. CAMPIONI,\u00a0<em>Il Socrate monstrum di Friedrich Nietzsche<\/em>, in\u00a0<em>Socrate in Occidente<\/em>, ed. cit., p. 246. (<a href=\"#46\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn49\"><a id=\"_ftn49\"><\/a>49. F. NIETZSCHE, Frammento 11 [152] (primavera-autunno 1881). (<a href=\"#49\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti bibliografici&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>BERTRAM E. (1918),&nbsp;<em>Nietzsche \u2013 Per una mitologia<\/em>, trad. it., a cura di Lea Ritter Santini, Il Mulino, Bologna 1988.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>DILTHEY W. (1905),&nbsp;<em>Storia della giovinezza di Hegel e Frammenti postumi<\/em>, a cura di G. Cacciatore e G. Cantillo, Guida, Napoli 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>FOUCAULT M. (1998) ,&nbsp;<em>Archivio Foucault 3. 1976- 1985 , a cura di A. Pandolfi, Feltrinelli, Milano.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>HEGEL G.W.F. (1793-94),&nbsp;<em>Religione popolare e cristianesimo<\/em>, in&nbsp;<em>Scritti teologici giovanili<\/em>, trad. it., di N. Vaccaro e E. Mirri, Guida, Napoli 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1796),&nbsp;<em>La positivit\u00e0 della religione cristiana&nbsp;<\/em>in&nbsp;<em>Scritti teologici giovanili<\/em>, trad. it. di N. Vaccaro e E. Mirri, Guida, Napoli 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1807),&nbsp;<em>Fenomenologia dello Spirito<\/em>, trad. it. di Vincenzo Cicero, Bompiani, Milano 2004.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1821),&nbsp;<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, trad. it. di Vincenzo Cicero, Bompiani, Milano 2006.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1833),&nbsp;<em>Lezioni di storia della filosofia<\/em>, trad. it. di E. Codignola e G. Sanna, La Nuova Italia , Firenze 1992.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1837),&nbsp;<em>Lezioni di filosofia della storia<\/em>, trad. it. di G. Bonacina e L. Sichirollo, Laterza, Roma-Bari 2003.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ID. (1842-43),&nbsp;<em>Estetica<\/em>, a cura di N. Merker, Einaudi, Torino 1967.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>LOJACONO E. (a cura di) (2004),&nbsp;<em>Socrate in Occidente<\/em>, Le Monnier, Firenze 2004.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>LUPO L. (2006),&nbsp;<em>Le colombe dello scettico<\/em>, ETS, Pisa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>NIETZSCHE F., (1964 sgg.),&nbsp;<em>Opere<\/em>, Adelphi, Milano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>WOTLING P.,&nbsp;<em>Il pensiero del sottosuolo<\/em>, trad. it. di Chiara Piazzesi, ETS, Pisa 2006.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-8333\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"44\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8333\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mutuata dall&#8217;antichit\u00e0, attraverso la mediazione di diverse fonti, nella figura di Socrate, cos\u00ec complessa e carica di allusioni, ogni epoca della storia umana vi ha scoperto qualche aspetto distintivo che le apparteneva.Ogni epoca ha ricostruito una propria immagine di Socrate, talvolta insistendo, come nel caso emblematico di Nietzsche, sulla complessit\u00e0 e sulle ombre che caratterizzano la sua figura. Socrate a confronto: la lettura di Hegel e Nietzsche di Riccardo Roni Sommario:&nbsp;Premessa&nbsp;&#8211;&nbsp;1. Socrate, un modello di urbanit\u00e0 attica&nbsp;&#8211;&nbsp;2. Due modelli di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10868,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1531","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1531","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1531"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10867,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1531\/revisions\/10867"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}